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Full text of "Redia"

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NALE DIaGEbNTOMOREOGIA 


PUBBLICATO 


DALLA R. STAZIONE DI ENTOMOLOGIA AGRARIA 


EN ESEREBNZE 


VIA ROMANA, 19 


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STERRATA A IA 


FIRENZE 


TIPOGRAFIA DI MARIANO RICCI 
Via San Gallo, N.° 31 


1917 





Il presente volume è stato pubblicato il 25 Aprile 1917. 


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INDICE DEL VOLUME XII DEL « REDIA » 


Berlese Antonio, — Aspidiotiphagus How. e Prospaltella Ashm, 


(con*3: fig. nel’testo) © i tri ar RN SO ND SRO Ri 

“2. Centuria:prima di Acarinuovi.; Y%}3X SAS ORTO 

= Centuria-séconda di Acari muoviti: a i E SARA A 

—.' Scwtellista gigantea Berl. n sp. Vie. TION A Vi VALI 

— «Centuria terza: di ’Acdari* muovi ci: RN, RR 2a i BOO 


—_. Leopoldo. Chinaglia (con ritratto)... |. .. ib... . a Dna SL 


Cavazza F. — Seconda serie di esperienze interno all’ influenza 
di alcuni agenti chimici sul Bombyx morì . ..° ... +0 » 70 


Chinaglia Leopoldo. — Revisione del genere Hydrozetes Berl. 
(con 7 fig. nel testo)  .. . . IRA RARE NOE LT 


Del Guercio Giacomo. — Contribuzione alla conoscenza degli 
Afidi (Tav. Il, II WV) REI 


Giglio Tos Ermanno. — Ortotteri raccolti nella Somalia ita- 
liana meridionale ">. rl e I E rr Mt 2 


Malenotti Ettore. — Sopra un caso di endofagia dell’ Aspidio- 
tiphagus citrinus (Craw.) How. sul Chrysomphalus dictyospermi 


(Morg.) Leon. DARCI RE ANI STARE TEOLO AES LINO RI SCRIPTA 
— Sulle pretese varietà del Chrysomphalus dictyospermi (Morg.) Leon. | 
desi (con-6 fig. ‘nel testo)» è “by i GEL N TR Pr 
== ISigniphora: Merceti'Malen. n. sp... 0 TRARNE IR 
e Nuovi ‘diaspità (Tav. Do. vito lo PO ERI ea 


— Prospaltella fasciata Malen. n. sp. (con 1 fig. nel testo). . . . » 195 
— Metalaptus torquatus n. gen. e n. sp. di Calcidite (Tav. V) . . » 339 












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FIRENZE 


TIPOGRAFIA DI MARIANO RICCI 
Via San Gallo, N.° 31 


1917 








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INDICE DEL VOLUME XII DEL « REDIA » ) 1 


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Cavazza F. — Seconda serie di esperienze intorno all’ intluenza La 
di alcuni agenti chimici sul Bombyxr mori... . . 70 È 
Chinaglia Leopoldo. — Revisione del genere Hydrozetes Berl. i vi ci 
al (con 7 fig. nel testo) . . . e i e ao +4) RI 
| Del Guercio Giacomo. — Contribuzione alla conoscenza degli i 
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Giglio Tos Ermanno. — Ortotteri raccolti nella Somalia ita- e 
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Malenotti Ettore. — Sopra un caso di endofagia dell’ Aspidio- : ted 
tiphagus citrinus (Craw.) How. sul Chrysomphalus dictyospermi "Mg 
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Sulle pretese varietà del Chrysomphalus dictyospermi (Morg.) Leon. fi” 
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Via ROMANA, 19 — Firenze 


Aspidiotiphagus How. e Prospaltella Ashm. 


È noto che l Howard istituì, nel 1894, i due generi Aspidioti- 
phagus e° Prospalta a spese del gen. Coccophagus Westw. (1833) 
distinguendoli dal gen. Encarsia Foerst. (1878), ed è noto ancora 
che, essendo il nome Prospalta preoccupato per un genere di Le- 
pidotteri, ’Ashmead proponeva, nel 1904, di sostituirlo con quello 
di Prospaltella. 

Tipo degli Aspidiotiphagus è il Coccophagus citrinus del Craw 
(1891); della Prospaltella la Prospalta murtfeldtii How. (1894). 

Le differenze fra il gen. Prospaltella ed i Coccophagus sono tut- 
tavia sotto discussione, come quelle, del resto, fra Aspidiotiphagus 
e Prospaltella, ma, per queste ultime, esse tendono ad esser con- 
siderate per totalmente ingiustificabili. 

Infatti, per quanto sia stato tentato di invocarne più d’ una e 
desunte da organi diversi, pure coll’ affacciarsi di numerose ecce- 
zioni non sembra rimanere che il carattere differenziale della mag- 
giore o minore ampiezza del disco alare, intendasi delle ali del 
primo paio. 

« Repito — dice il Garcia Mercet (1912, p. 177) — que entre 
uno y otro genero no existe otro caracter diferencial que la an- 
chura de las alas, y ya hemos dicho cuan variable suele er ésta 
en las Prospaltella. Ni por la forma del pterostigma ni por las 
proporciones relativas de los nervios submarginal y marginal, hay 


« Redia n, 1916. 1 


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ANTONIO BERLESE 


medio de separar debidamente Prospaltella de Aspidiotiphagus. 
tealmente, a quel nombre deberia desaparecer 6 conservarse para 
algan limitado nîimero de especies, pues la mayoria de las Pro- 
spaltella hoy conocidas podrian entrar a formar parte del género 
Aspidiotiphagus. Los entomdlogos italianos Sres. Masi y Silvestri 
me han comunicado en carta particular su opinion sobre esto 
asunto y creen que Prospaltella y Aspidiotiphagus son una misma 
cosa >». 

Con ciò il gen. Prospaltella minaccerebbe seriamente di scompa- 
rire, di fronte al precedente Aspidiotiphagus, mentre altre specie 
potrebbero essere rivendicate dal genere Coccophagus. 

Ma il solo carattere della maggiore o minore strettezza delle ali 
anteriori è veramente così incerto ed indefinibile da non poter 
sostenere esso solo la separazione generica fra gli Aspidiotiphagus 
e Prospaltella? 

Ecco la domanda a cui tende rispondere la presente nota. 

Considerata anche la specie più recentemente illustrata e che è 
la Prospaltella lounsburyi Berl. et Paoli, parassita del Chrysompha- 
lus dictyospermi a Madera, si vede che possono essere distinti, ap- 
punto in grazia della forma e proporzioni delle ali anteriori, due 
gruppi, sia pure diversamente numerosi e cioè, l’uno, di cui è tipo 
l’Aspidiotiphagus citrinus (Craw.) e comprende anche la Prospal- 
tella lounsburyi sopradetta (nè altre specie, per ora) ha le ali an- 
teriori strette; Valtro, con ali anteriori più o meno larghe, com- 
prende tutte le altre specie di Prospaltella e può avere per tipo 
la P. murtfeldii sopracitata. 

I termini di strette e larghe, assegnati alle ali anteriori non sono 
per nulla relativi, quando si possa meglio fissarli e ciò, in questo 
caso, è possibile. 

Noi vediamo infatti che nell’ A. citrinus, la massima larghezza 
dell’ ala anteriore cade su una linea (perpendicolare all’ asse mag- 
giore dell’ ala), che si diparte dal pterostigma ; possiamo cioè dire 
che la larghezza massima del disco alare è appunto nella regione 
dlel pterostigma. Così è anche nell’ Aspidiotiphagus lounsburyi 
(fie. 1, B). 

Invece, in tutte le altre specie di Prospaltella (come, del resto 
anche nei Coccophagus finora noti), qualunque siano le proporzioni 











‘« ASPIDIOTIPHAGUS » HOW. E « PROSPALTELLA » ASHM. 3 


della massima lunghezza dell’ala rispetto alla sua larghezza mas- 
sima, si può affermare, intanto, che questa ultima misura non cade 
mai nella regione del pterostigma, ma più o meno distalmente, nella 
porzione distale del disco, che succede a questa regione, quella 
parte della lamina alare, cioè, dove non sono nervature e, che, per 
intendersi, si potrebbe chiamare metadisco (fig. 1, A). 





Fig. 1. — Ali anteriori: A, di Prospaltella (filicornis Mere.); B, di Aspidiotiphagus 
lounsburyiî, per mostrare in a la posizione della loro massima larghezza. 


Meno preciso è il carattere, che si può desumere dalla lunghezza 
delle setole componenti la frangia dell’ala anteriore, rispetto alla 
‘arghezza di questa. È noto che, in generale, tali proporzioni sono 
inverse, mentre la larghezza della frangia è inversamente propor- 
zionale a quella del disco dell’ ala ed alla statura stessa dell’ in- 
setto, ma non è facile fissare un limite preciso, così da offrire un 
buon carattere di differenza generica. 

Contuttociò, per quanto mostrano le specie attualmente cono- 
sciute dell’ uno e dell’ altro genere, può dirsi che negli Aspidioti- 
phagus la larghezza della frangia delle ali anteriori supera la 
larghezza massima loro, mentre nella Prospaltella non raggiunge 
tale misura. 

Anche in base a questo carattere la Prospaltella lounsburyi 
rientra negli Aspidiotiphagus. 

Per dimostrare quanto si afferma, anche a proposito dell’ aumento 
della larghezza della frangia dell’ ala anteriore, «direttamente pro- 





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4 ANTONIO BERLESE 


porzionale alla diminuzione della superficie del disco alare, si veda 
che, mentre nelle Prospaltella propriamente dette, le setole della 


frangia, come si è avvertito, non raggiungono mai la larghezza 


della lamina alare, invece, nell’ Aspidiotiphagus citrinus, ad un’ ala 
anteriore lunga 610 p. e larga 140 p.. corrisponde una frangia di 
larghezza massima di 180 p..; nell’ A. citrinus var. agilior, l ala 
anteriore è lunga 430 p.., larga 95 p.. ed ha una frangia larga, 


al massimo, 150 p.. Nell A. lounsburyi Vala è lunga 255 p.., larga 


50 p.. e le setole maggiori della frangia misurano 95 |. 

In conclusione per VA. citrinus tipico la larghezza dell’ ala sta 
a quella massima della frangia come 2 a 2,5; nell’A. citrinus var. 
agilior, come 2 a 3; nell A. lounsburyi come 2 a 4. 

Perciò possiamo affermare che gli Aspidiotiphagus sono dei Coc- 
cophagus o Prospaltella, così piccoli che le loro ali hanno ormai 
ridottissima la superficie del disco mentre, in proporzione inversa, 
è aumentata la larghezza della frangia. 

Infatti nessuna delle specie di Prospaltella e Coccophagus veri, ad 
ali larghe, finora noti, scende alla piccolezza della statura dei due 
Aspidiotiphagus, che, certo, sono i più piccoli Afelinini finora noti e 
VA. lounsburyi è anche più piccolo della specie tipica del genere. 

Le dimensioni, infatti, sono le seguenti: per A. citrinus ho sot- 
t'occhio esemplari di diversa provenienza, sebbene tutti italiani ; 
li indico volta a volta e si vedrà che differiscono di poco, per la 
statura, dalle cifre indicate da altri per la medesima specie, in 
altre regioni. 

Cito inoltre una varietà, molto cospicua, dell’ A. citrinus (che 
chiamo erilior), la quale è comunissima nelle Chionaspis evonymi, 
in Firenze. 


Aspidiotiphagus citrinus (Craw.). 


FEMMINA. 


— Howard (1894), da 14 femmine di California, sviluppatesi dal 
Chrysomphalus aurantii Mask., var. citrinus della stessa loca- 
lità dei tipici... 0... : 


Lunghezza del corpo 580 p., apertura d’ali 1160 p.. 








<« ASPIDIOTIPHAGUS » HOW. E « PROSPALTELLA » ASHM. 5 


— Garcia Mercet (1912), Spagna, varie località (da Aspidiotus 
IE O EAST MIRRO) I UTI 
«+... + +. + + Lunghezza del corpo, da 480 a 580 p. 

— (Berlese) Italia (Firenze). Esemplari ottenuti dall’ Aspidiotus 
hederae. Lunghezza del corpo 600 p., apertura d’ali 1400 p.. 

—- (Berlese) Corsica. Esemplari ottenuti dalla Leucaspis signoreti 
Targ. Lunghezza del corpo 550 p.., apertura d’ ali 1290 p. 


Aspidiotiphagus citrinus Craw. var. agilior Berl. n. var. 


FEMMINA. 


— (Berlese) Italia (Firenze). Esemplari ottenuti dalla Chionaspis 
Re nio LI LIT I 
Lunghezza del corpo da 500 a 540 p.., apertura dali 1128 p.. 


Aspidiotiphagus lounsburyi Berl. et Paoli. 


FEMMINA. 


Esemplari tipici dal Chrysomphalus dictyospermi Morg. di Madera. 
Lungh. del corpo da 380 a 470 w.. (1), apertura delle ali 790 p.. 


Le Prospaltella propriamente dette hanno una statura media, che 
si aggira intorno ai 700 p.. di lunghezza del corpo. La specie mas- 
sima, finora nota, cioè la P. maculata How. della China, è lunga 
1 mill., con una larghezza massima dell’ala anteriore di 310 w..; 
la specie più piccola è la P. lutea Masi, italiana, che misura 520 pp. 
di lunghezza e di cui la larghezza dell’ala anteriore non è indi- 
cata; ma un’altra specie, di poco maggiore, la P. lahorensis How., 
lunga 540 p.., ha le ali anteriori larghe 250 p. 


(1) Non credo che questa ultima dimensione sia normale, perchè essa è de- 
sunta da esemplari ad addome e rimanente corpo molto dilatato nella prepara- 
zione al liquido Faure ed anche abbastanza compresso. Ritengo che la dimen- 
sione media normale si aggiri intorno ai 400 p. di lunghezza, escluso 1’ apice 
dell’oviscapto che, del resto, sporge anche meno che nell’A. citrinus. 


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ANTONIO BERLESE 


I caratteri differenziali dei generi Aspidiotiphagus e Prospaltella 
possono dunque essere brevemente indicati così: 

Aspidiotiphagus How. Massima larghezza delle ali anteriori cadente 
in corrispondenza del pterostigma. Nella frangia si trovano setole 
lunghe almeno una volta e mezzo la larghezza massima dellala. 

Prospaltella Ashm. Massima larghezza delte ali anteriori cadente 
nella lamina alare al di tà della regione del pterostigma. La frangia 
non è mai più larga della lamina alare. 


Specie del genere Aspidiotiphaghus How. finora note. 


Esse sono due (con una varietà) e sarà bene indicarne qui le 
differenze specifiche. 


Aspidiotiphagus citrinus (Craw.) How. 


Coccophagus citrinus Craw. « Destructive Insectes », Sacramento, 1891. 
Aspidiotiphagus citrinus Howard, « Insect Life », vol. VII, 1894. 
_ 2. —  « Rev. Aphel. North. Amer. », 1895. 
_ -- Schmiedeknecht, « Gen. Ins. », 97 Fasc., 1909. 
_ — Garcia Mercet, « Los Aphelinos », Madrid, p. 173. 


La specie si è incontrata agli Stati Uniti, Brasile, Ceylon, Ita- 
lia, Spagna ed è comune su molte specie di Diaspiti, come ad es. : 
Aspidiotus auranti var. citrinus 3 Aonidiella perniciosa ;  Chrysom- 
phalus ficus (Nord America); Diaspis rosae ; Diaspis pentagona. 

In Italia ho trovato molto comune la specie vivente a spese 
dell’ Aspidiotus hederae, e la ho pure ottenuta dalla Leucaspis st- 
gnoreti V pia ., proveniente da Aiaccio. 

Colore. Capo di color terreo-fuligineo, con occhi neri. Pronoto 
ed addome di tinta molto oscura, fuliginosa ed appena più chiari 
sono i pezzi ascellari. Il rimanente dorso del torace è giallo-pal- 
lido e di tale tinta sono pure le zampe, meno che le coscie del 
terzo paio, le quali, specialmente ne! mezzo, sono più oscure. An- 
tenne di color giallastro-fuligineo. Ali ialine, incolori; le anteriori 
con una larga fascia trasversa, abbastanza oseura, che abbraccia 
tutto lo spazio tra la nervatura marginale ed il tratto indurito 
dell’ orlo posteriore dell’ ala stessa. 


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« ASPIDIOTIPHAGUS » HOW. E « PROSPALTELLA » ASHM. i 


Caratteri morfologici. Capo appena più stretto del torace (cioè 
largo dall’ una all’altra cornea dell’occhio composto nella massima 
convessità, da 220 a 250 p..). Cornee degli occhi composti con 
cigli bene visibili. 

Antenne (fig. 2, 2) lunghe e leggermente inecurvate, col funicolo 
claviforme e coll’ ultimo segmento all’ apice acuto. Scapo lungo 
poco più dei primi tre articoli del funicolo presi insieme (che mi- 
surano insieme 100 p..), cioè 130 p. Antenna, escluso lo scapo, 
(cioè pedicello 4 funicolo + clava) Innga 300-310. Pedicello più 





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Fig. 2. — Antenne di Aspidiotiphagus: A, B, di A. lounsburyi, due esemplari di 
diversa grandezza (massimo e minimo); €, di A. citrîinus var. agilior; D, di 
A. citrinus. Tutte egualmente ingrandite, cioè 170 diam. e colle dimensioni 
dei singoli articoli 6 gruppi di articoli. 


grosso dei primi segmenti del funicolo, cioè lungo 45-50 p.. ; largo © 


21-25 p.., obconico. I primi tre articoli del flagello sono fra loro 
di lunghezza presso a poco eguale, cioè, ciascuno circa 30 pw. ; 
ma la larghezza del 1.° articolo è di 15 p.., mentre quella del 
terzo è di 21 p.. 

I tre articoli della clava sono lunghi, insieme, 160 u.., cioè 43 p. 
il primo; 46 p.. il secondo ; 70 p.. il terzo e tutti sono larghi circa 
22 p.. Da ciò si vede che il primo articolo della clava è pressochè 








S ANTONIO BERLESE 





lungo quanto il secondo, cioè più corto di una quantità percetti- 
bile solo alle più rigorose misure. 


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L'ala anteriore (fig. 3, A) è lunga, senza la frangia, da 450 p. 
(in un esemplare piccolissimo, in cui essa è larga 80 p..) sino a 610 
i negli individui più grandi e più comuni, ed in questi è larga 140 p. 
A La frangia è larga, nel suo massimo 180 p.. (setole dell’ orlo po- 

on steriore del disco, presso 1’ apice) negli esemplari più grandi e 
È più comuni; mentre è di 110 in quello piccolissimo suddetto. 





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Vw Fig. 3. — Ali anteriori di Aspidiotiphagus: A, di A. citrinus; B, di A. citrinus 
d var. agilior; C, di A. lounsburyi. Tutte egualmente ingrandite (125 diam.). 
da: 
wi Il metadisco è limitato da orli (anteriore e posteriore) che leg- 
$ . 
di germente convergono, fino a concorrere in un angolo acuto. Questa 
"e : i . x 
ir è maniera di terminare dell’ ala, come la sua forma di mandorla 
È molto allungata, sono caratteristiche della specie. 
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È Sull orlo libero della nervatura marginale sì contano circa 
9 S setole di mediocre lunghezza (lunghe circa 40 p..) e fra di loro 
$ eguali. 
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« ASPIDIOTIPHAGUS » HOW. E « PROSPALTELLA » ASHM. 9 


Quanto alle setole della frangia, contandole tutte, anche le più 
piccole all’origine della frangia stessa, esse sono in numero di 28, 
dal pterostigma all’ apice acuto distale del disco e 36 da questo 
apice all’inizio della frangia nell’ orlo posteriore. Queste sono cifre 
che ho desunto, pressochè invariate, da gran numero di esem- 
plari. 

(Nell individuo piccolissimo più volte citato, le setole dell’ orlo 
anteriore sono invece 26 e quelle dell’ orlo posteriore 532). 

Una larga area, di forma presso a poco ovale, si vede nel disco 
alare, tutta nuda di peli, ed è situata subito dopo il pterostigma 
e dietro a questo. Sul disco stesso si contano, oltre ai piccoli peli 
paralleli alla inserzione delle setole della frangia, si contano, ri- 
peto, un centinaio di piccoli peli, dei quali una metà circa nella 
zona più infoscata del disco alare, cioè sotto la nervatura margi- 
nale, e gli altri nel metadisco. 

Le ali posteriori sono incolori, ma con una leggerissima e quasi 
impercettibile sfumatura brunastra nella regione sotto la nerva- 
tura. Queste ali sono assai strette, poichè misurano 55 p. (esem- 
plari maggiori, mentre sono di 45 nell’esemplare minimo più volte 
ricordato) di larghezza massima, che cade nella regione ove finisce 
la nervatura, su una lunghezza di 520 p.. (esemplari più grandi, 
e di 370 nell’ individuo minimo). Negli individui maggiori le setole 
massime della frangia sono lunghe 110 p. circa. Si contano otto 
setole brevissime (12 p..) sull’ orlo libero della nervatura; 15 com- 
pongono la frangia anteriore, cioè sono sul margine anteriore 
dell’ala e sono brevi, per quanto vadano crescendo in lunghezza, 
avvicinandosi all’apice acuto dell’ ala stessa. Di qui in poi, lungo 
orlo posteriore dell’ala, sta la frangia posteriore, che è molto più 
larga (se ne è detto la misura massima) e si compone di circa 
27 setole. 

Il torace, dall’ orlo anteriore del pronoto, a quello posteriore del 
pseudometatorace, è lungo 230 p., su una larghezza massima di 
240 p.. (ciò negli esemplari maggiori; in quello minimo il torace 
misura 180 X 200). L’ endofragma è molto allungato, poichè misura 
220 p.. di lunghezza (dalla sutura dello scudo del metatorace e lo 
scutello, fino all’ apice posteriore del detto endofragma) per una 
larghezza massima (alla base) di 160 (questa è la larghezza dello 











10 ANTONIO BERLESE 


seutello); l endofragma è cioè quasi una volta e mezza più lungo. 
che largo; esso, posteriormente, finisce rotondato-acuto. 

Le zampe del secondo paio misurano : femore lungo 150 p.., largo 
30, cilindrico ; tibia lunga 200 p.., larga, al massimo, 20; metatarso 
lungo 50 p..; 1.° e 2.° articoli del tarso insieme lunghi 40 p. — 
Zampe posteriori: femore lungo 140 p.. (nell’esemplare minimo 80 p..), 
largo 40 (circa 3,5 volte più lungo che largo), fusiforme ; tibia 
lunga 200 p.. (nell individuo minimo 140 4...) ; metatarso 67 |.; 1.° e 
2.° artie. tarsali, insieme 60 p.. 

Addome largo 230 p.. ed in individui dove è normalmente di- 
steso, misura circa 300 p.. di lunghezza (non compreso I apice del- 
I’ ovopositore). Ovopositore lungo 200 p.. 

Dimensioni. L’ individuo più piccolo che io abbia osservato tra 
grandissimo numero d’ altri di dimensioni molto maggiori, ed è 
quello da cui ho desunto via via le misure minime di taluni or- 
gani, è lungo circa 500 p.., ma la media di tutti gli altri è di 600 p.., 
dall’ orlo degli occhi semplici a quello posteriore dell’ ultimo arti- 
colo dell’ addome (1). 


Aspidiotiphagus citrinus (Craw.), var. agilior Berl. n. var. 


Dalla Chionaspis evonimi dell Evonymus japonica, ho ottenuto, 
qui in Firenze, da più anni, ed in numero grandissimo, un Aspi- 
diotiphagus, che, pur dovendosi ascrivere all’ A. citrinus, pei suoi 
‘aratteri più salienti, come sono ad es. la forma, struttura e pro- 
porzione degli arti, ne differisce abbastanza per talune secondarie 
modalità, sopratutto per le dimensioni dei singoli organi, colorito ecc. 
tanto che parmi il caso di istituire una particolare varietà, che 
chiamo appunto agilior per le sue più snelle proporzioni. 

Espongo qui sotto i caratteri e le differenze risulteranno col 


(1) Alcune dimensioni date dal Garcia Mercet non mi sembrano esatte. An- 
zitutto esemplari di 480 u. di lunghezza, se pure esistono, sono rarissimi ed 
anormali. Inoltre la massima larghezza dell’ ala anteriore è data, dal suddetto 
Autore, di 90 4. nè io ho mai veduta ala così stretta; anche la frangia dell’ala 
posteriore, indicata per 140 di larghezza massima, mi sembra molto eccessiva, 








« ASPIDIOTIPHAGUS » HOW. E « PROSPALTELLA » ASHM. 1l 


confronto di quelli indicati in antecedenza per la forma tipica 
A. citrinus Craw., secondo gli individui italiani. 

Colore tutto più pallido del tipo. 

Dimensioni. Lunghezza massima (desunta dagli esemplari maggiori 
e meglio distesi) di 550 p.., mai oltre; su una larghezza massima 
(del torace) di 180 p.. Testa più larga del torace, perchè misura 
200 p.. dall’ orlo libero di una cornea dell’ occhio composto all’ altra. 

Caratteri morfologici. Antenne (fig. 2, C) collo scapo lungo 110 p.., 
cioè lungo poco più dei primi tre articoli del funicolo presi in- 
sieme (90 p..). Clava lunga 150 p.., cioè 1.° articolo 50 p..; 2.° 50 L..; 
3.° 60 p..; il 2.° articolo misura 25 p.. di larghezza ed è il più 
largo di tutti. Pedicello funicolo e clava, lunghi insieme 280 p.. 

Ala anteriore (fig. 3, 5) della caratteristica forma di mandorla 
molto allungata, che ha nel tipo, trasparente e colla macchia sfu- 
mata, brunastra, sotto la nervatura marginale appena sensibile. 
Lunghezza dell’ ala 430 p..; larghezza massima 95; massima lar- 
ghezza della frangia 150 p.. Sull orlo libero della nervatura mar- 
ginale si contano 6 setole; mentre se ne noverano 26 pertinenti 
alla frangia anteriore e 34 in quella posteriore. Meno numerosi 
sono i peli sul disco; infatti se ne contano (escluse le serie sub- 
marginali) 35 nella regione sotto la nervatura marginale e 40 circa 
nel rimanente disco. La area nuda ovale sotto il pterostigma è 
come nel tipo. 

Ali posteriori lunghe 430 p..; su una larghezza massima di 
40 p..; con frangia posteriore della larghezza massima di 100 yy. 
e composta di circa 30 setole, dall’ apice libero dell’ ala a quasi un 
terzo dalla sua origine. 

Il torace è lungo 180 p.., su una larghezza massima di altret- 
tanto. Endofragma lungo 180 per 150 circa, proporzionatamente 
molto più corto che non nel tipo. 

Zampe del secondo paio col femore lungo 110 p.., largo 25 p., 
quasi cilindrico; tibia lunga 160 p..; metatarso lungo 40 p..; 1.° 
e 2.° articoli del tarso, insieme lunghi 50 p.. 

Zampe del 3.° paio; femore lungo 100 p.; largo 35, (quindi 
circa tre volte più lungo che largo); fusiforme ; tibia lunga 135 tb. ; 
metatarso lungo 40 p..; 1.° + 2.° articoli tarsali lunghi insieme 30 jr. 
Addome, normalmente disteso, lungo 250 p.; largo 190 p. 








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12 ANTONIO BERLESE 


Questa forma non solo è distinta, adunque, per la minore sta- 
tura, e pel colorito meno intenso, ma, sopratutto, per la sua mag- 
giore snellezza, come si rileva dal fatto che il torace è molto più 
stretto del capo, mentre nella forma tipica le condizioni sono 


affatto inverse. 


Aspidiotiphagus lounsburyi Berl. et Paoli. 


Prospaltella lounsburyi Berlese e Paoli. Un endofago esotico ecc. ; (« Redia > 
vol. XI, fase. I, p. 305,-1916). 


Molto diversa è questa specie dall’ A. citrinus, non solo per le 
dimensioni notevolmente minori, ma per le proporzioni e la forma 
degli arti. | 

Colore più oscuro che non nell’ A. citrinus, anche sul dorso del to- 
race. Certamente il capo e le zampe sono di tinta più fuliginosa (1). 

Testa larga quanto il torace ; cioè 180 u. a 190 p.. Cornea degli 
occhi composti senza peli. 

Antenne (fig. 2, A, B) brevi, più sensibilmente clavate che non 
nel A. citrinus e tutte molto oscure, quasi fuliginee. Scapo breve 
e fusiforme, lungo 68-80 p.. su una larghezza di 15; esso è tanto 
Inngo quanto i tre articoli del funicolo presi assieme. 

Il restante della antenna (cioè pedicello + funicolo +4 seapo) misura 
da 160 a 190 p.. Articolo 1.° del funicolo circa tanto largo che 
lungo (circa 12 p..); gli altri due sono poco diversamente lunghi, 
ma dal 2.° al 3.° vanno crescendo di larghezza, in modo che. pe 
sto ultimo è più largo (13 p..) che lungo. fi 

Oltre che per le dimensioni, che sono quasi metà di quelle det: 
l'antenna dell’ A. citrinus tipico, questo organo nell’ A. lounsburyi 
si differenzia dal corrispondente dell’ A. citrinus tipico e della sua 
varietà erilior anche per la grossezza del pedicello, che è molto 
maggiore in A. lounsburyi (proporzionatamente), che non nelle 
altre due forme e per la grandezza del primo articolo della clava. 
Infatti, mentre nell’ A. citrinus e nella sua varietà il 1.° articolo 
della clava è di pochissimo, cioè insensibilmente, più corto del 2.°, 


(1) Molto di più non posso dire circa il colorito di questa specie, perchè non 
ho esemplari freschi e possiedo solo quelli tipici preparati in liquido Faure. 


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« ASPIDIOTIPHAGUS » HOW. E « PROSPALTELLA » ASHM. 15 


invece, nell’ A. lounsburyi esso raggiunge, in lunghezza, la metà o 
poco più di quella del secondo articolo; perciò la sna maggior 
brevità salta subito all’ occhio. 

Clava lunga circa 90 p. per 20 di larghezza. Il primo articolo 
è molto breve ; in taluni esemplari più largo che lungo ; il 2.° ed il 
terzo sono fra loro di dimensioni pressochè eguali; 1’ ultimo però 
è conico-acuto. Il pedicello è molto grosso, subgloboso, lungo 
quasi quanto i primi articoli del funicolo presi assieme. 

Il torace è largo 190 p.. e lungo presso a poco altrettanto. 
L’endofragma è pressochè in forma di triangolo equilatero, acuto 
posteriormente, lungo 140 p.. e largo altrettanto. 

Caratteristica è la forma delle ali anteriori (fig. 3, ©). Infatti 
l orlo posteriore, subito dopo la parte ispessita, fa un arco in 
avanti, di guisa che viene a riescire parallelo o quasi all’orlo ante- 
riore. Così V ala non ha la forma di mandorla molto allungata, 
ma piuttosto quella di un piede e 1’ apice dell’ ala non fa un an- 
golo acuto, ma è rotondato. 

L’ala è lunga 225 p.., larga, al massimo, 50 p.. La massima lun- 
ghezza delle setole della frangia è di 95 pp. 

Si contano 16 setole nella frangia anteriore ed altrettante in 
quella posteriore, dunque circa la metà di quante se ne trovano, 
invece, nell’ A. citrinus. Anche i piccoli peli sul disco sono in numero 
di neppure la metà di quanti se ne trovano sulla lamina alare del- 
VA. citrinus. Oltre a ciò, la zona glabra non ha forma ovale ma è mal 
definita, più estesa ed occupa quasi tutta la larghezza dell’ ala. 

Ali posteriori strettissime; sono lunghe 300 p.. e larghe, al mas- 
simo, nella regione degli uncini, 25 p. Le setole più Innghe che 
sono nella frangia misurano 80 p. 

Zampe del 2.° paio col femore lungo 56 .., largo 18; la tibia 
lunga 80 p.. (90 negli esemplari maggiori); metatarso lungo 20-25 u..; 
1.° e 2.° articoli tarsali lunghi 22-30 y.. 

Zampe del 3.° paio col femore lungo 45 p.. e largo 20, cioè poco 
più di due volte più lungo che largo; colla tibia lunga 75 p.. e 
larga 17; il metatarso lungo 25 p.. ed il 1.° e 2.° articoli tarsali, 
presi insieme, lunghi 20 p.. circa. Ovopositore lungo 100 p.. 


Firenze, Marzo 1916. 





Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 28 Aprile 1916. 


ii De 


ne e I 








ETTORE MALENOTTI 
(Via Romana, 19 — Firenze) 


SOPRA UN CASO DI ENDOFAGIA 
DELL’ “ ASPIDIOTIPHAGUS CITRINUS ,, (Craw.) How. 


SUL 


“ CHRYSOMPHALUS DICTYOSPERMI ,, (Morg.) Leon. 


Aleuni giorni or sono ebbi occasione di osservare, mentre rac- 
‘eoglievo cocciniglie sulle piante delle serre della R. Scuola di Po- 
mologia delle Cascine e su quelle dell’ Istituto Agricolo Coloniale 
Italiano, un interessante caso di endofagia dell’ Aspidiotiphagus 
citrinus (Craw.) How. sul Chrysomphalus dictyospermi (Morg.) Leon. 

Questo endofago, che schiude di frequente dall’ Aspidiotus hederae, 
A. betulae, e da tante altre specie di Diaspiti, non era mai stato 
indicato da noi come parassita non del tutto accidentale del Chry- 
somphalus dictyospermi. 

Soltanto H. E. Hodgkiss (1) lo ricorda, in America, per il 
Chrysomphalus dictyospermi, sulle palme delle grandi serre di W. 
R. Pierson a Cromwell, nel Connecticut; e perciò questo da me 
osservato sarebbe il secondo caso. 

Il grado di inquinamento del suddetto crisonfalo per opera del- 
VP A. citrinus risultò fortissimo. 


Dì 121 femmine osservate su due foglie, ve ne erano : 


morte naturalmente Di IO e | 
barassiizzabe  .. . ..'. .... 97 
SANCITA I n, 1° 


(1) The Life-history and treatment of a Common Palm Scale. Rep. of the Mas- 
sach. Agr. Boll. Boston, april 1904. 


* af. 


I] 
LI 








16 ETTORE MALENOTTI 


Sulle altre foglie della stessa pianta la parassitizzazione della 
cocciniglia era pure in misura altissima. 

Le osservazioni da me compiute sull’ argomento permettono ora 
di stabilire nettamente le : 

Differenze tra la maniera di comportarsi dell’Aspidiotiphagus citri- 
nus (Craw.) How. in confronto dell’Aspidiotiphagus lounsburyi 
Berl. et Paoli (1) rispetto al medesimo ospite. 

Queste differenze dipendono, in parte dalle dimensioni degli 
adulti dei due endofagi, notevolmente minori per lA. lounsburyi ; 
in parte dalla diversa azione patologica che essi esercitano sulle 
loro vittime. 


IL’ A. lounsburyi : 


1.9) Schiude tanto dalle adulte che dalle ninfe femminili, però 
con una sensibile maggior proporzione da queste ultime. 

2.9) Lascia inalterati forma e colore delle vittime, tanto se si 
tratta di adulte quanto di ninfe. Soltanto, le femmine inquinate 
acquistano una maggior trasparenza e fragilità; e se talvolta si 
osservano ninfe colorate più intensamente di altre, ciò devesi alle 
due diverse forme che il Chrys. dictyospermi presenta sovente as- 
sociate sulla stessa foglia, forme di cui mi sto occupando in altra 
nota. 

3.°) Pratica al dorso della vittima.e del suo scudo un foro 
d’ uscita lungo 140-180 p.. e largo 580-100 p.. 


L’ A. citrinus, al contrario : 


1.°) Schiude generalmente dalle adulte, e solo di rado (5 °/ 
circa) dalle ninfe. 

2.°) Fa assumere alle adulte infette per lo più una forma pen- 
tagonale allungata, intermedia tra quella della ninfa e quella della 


(1) Vedere su questa specie: BERLESE A. e PaoLI G., Un endofago esotico 
efficace contro il « Chrysomphalus dictyospermi Morg. », « Redia », Vol. XI, fa- 
scicolo I, p. 305-307. Firenze, Ricci 1916. — BERLESE A., Aspidiotiphagus How. 
e Prospaltella Ashm., « Redia », Vol. XII, fase. I, p. 1-14, Firenze, Ricci, 1916. 





UN CASO DI ENDOFAGIA DELL’ASPIDIOTIPHAGUS CITRINUS 17 


femmina ovigera sana, ed ai loro anelli addominali un margine più 
spiccatamente lobato che nelle sane. Inoltre, 1’ epidermide delle 
femmine inquinate si ispessisce notevolmente ai margini del corpo, 
ì quali si presentano altresì colorati in rosso-mattone. Ispessi- 
mento e colorazione diminuiscono invece gradatamente verso il 
centro del corpo, dove 1 epidermide appare sottile e di color 
giallo-bruno oppure paglierino. Per le ninfe non si ha cambia- 


mento di forma, ma soltanto di colore, divenendo esse di un color 


rosso mattone ai margini, e di un giallo bruno o rossastro, più 
intenso che nelle sane, al centro. 

3.0) Si apre un foro dorsale di uscita lungo 170-250 p.. e largo 
105-190 p. 

Differenze queste, come si vede, profonde, e tali da potersi in 
gran parte rilevare con la semplice lente anche dagli agricoltori. 

Il materiale di Chrysomphalus dictyospermi così fortemente attae- 
cato dall’ A. citrinus fu da me raccolto sovra ie foglie carnose di 
una pianticella a fibra tessile della famiglia delle Haemodoraceae, 
la Sanseviera arborescens. 

Questa pianta si trova nelle serre dell’ Istituto Agricolo Colo- 
niale di Firenze già da circa tre anni. 

Essa fu importata dal « Musée d’histoire naturelle » di Parigi, 
ed è originaria, come le altre specie congeneri, dell’ Africa tropi- 
cale e delle Indie orientali. 

Insieme ad altre piante delle medesime serre, essa venne esposta 
all’ aria libera tutti gli anni durante i tre mesi dell’ estate. 

Difficile quindi riesce di sapere, se con il Ckrysomphalus dictyo- 
spermi, che, a detta del personale sorvegliante, è sempre stato 
veduto sulla suddetta pianta di Nanseviera, venne pure il suo en- 
dofago, o se questo proviene dalla forma nostrale, adattatasi alla 
cocciniglia importata. La quale, qui a Firenze, manca aftatto sugli 
agrumi delle stesse serre, mentre, d’ altra parte, io ne ho raccolto 
esemplari su Cymbidium tracyanum, su Aralia reginae, su Kentia sp. 
e su Arenga Sp., per quanto in piecola quantità ed anch’ essì più 
o meno attaccati dallo stesso endofago. 

Una tale efficace endofagia non si ripete, purtroppo, sugli 
agrumi in piena coltivazione infetti dalla Bianca-rossa. L’ inte- 
ressante caso da me osservato potrebbe quindi trovare una spie- 


« Redia », 1916. 2 








18 ETTORE MALENOTTI 


gazione nelle condizioni di mitezza e di quiete affatto particolari 
agli ambienti delle serre, e nel fatto che questo endofago-polifago 
(o, più propriamente, polissenico) è stato costretto, per diverse ge- 
nerazioni di seguito durante |’ anno, @ deporrè le sue uova in vit- 
time, relativamente non troppo numerose, dello stesso diaspite. 


| Firenze, R. Stazione di Entomologia Agraria, 
8 maggio 1916. 


Gli estratti di questa Nota furono pubblicati il 22 Maggio 1916. 








ANTRONEO BERLESE 
Via Romana, 19 — Firenze 


Centuria prima di Acari nuovi 


Fra gli Acari che ho ricevuto, per istudio, da varie parti del 
mondo e cioè dall’ Africa orientale (Allaud ed Jeannel); dalla Etio- 
pia, (Rothschild); dalla Somalia italiana (Paoli); dalla N. Cale- 
donia (Sarrasin e Roux); dalla Repubblica Argentina (Bruck, 
Spegazzini) e da altre parti, nonchè fra gli italiani, che vado sem- 
pre raccogliendo e determinando, ho trovato un grandissimo nu- 
mero di specie nuove, che mi accingo a descrivere con una breve 
diagnosi, mentre mi riserbo di illustrarle più tardi, anche colle 
opportune figure. 

Per ora pubblico la prima centuria di specie nuove e non pochi 
generi e sottogeneri, non per anco stabiliti da altri. 


PROSTIGMATA. 


1. Microtrombidium (Enemothrombium) bipapillatum Berl. 
n. sp. — Cinnabarinum (?), elongatum, sive duplo longius quam 
latum, totum densissime papillis indutum. Papillae incolores, du- 
plici fabrica distinetae, sive nonnullae, rariores (tamen in extremo 
corpore frequentiores), lanceolatae, longitudinaliter striatae, serie- 
bus longitudinalibus villoruam ornatae, ad 40-50 p. long. Inter 
has plurimae sunt multo humiliores, sed inconsuetae fabricae, quod 


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20 ANTONIO BERLESE 


subglobosae sint et secundum lineam aequatorialem mucronibus 
sex, apice plumigeris sint ornatae et in summa parte duobus con- 
formibus mucronibus sint auctae; hac re, in prospectu, sive su- 
perne visae, figuram sexlobatam praebent. Oculi omnino sexiles 
et difficilius conspicui. Tarsus primi paris percrassus, amigdali- 
formis, e latere visus 220 u. long.; 120 p.. lat. Ad 1200 p.. long.; 
600 1.. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla collecta in Africa orientale a 
CI. Allaud et Jeannel. 


2. Microtrombidium (Enemothrombium) clavodigitatum 
Berl. n. sp. — Rubrum, sat corpulentum. Truncus totus papillis 
leniter clavatis, subvillosis, apice dilatato-digitatis (digitis conicis, 
acutis) nec diaphragmate interruptis, totus dense indutus. 

Papillae istae non vacuae videntur; sunt retrorsus leniter incur- 
ae, omnes intersese statura et fabrica pares, ad 40 p.. long. Pedes 
pilis conicis, robustis, barbatulis induti. Tarsi antici elongate ovales, 
tibia multo crassiores, ad 230 p.. long.; 90 p.. lat. Ad 1400 p.. long. ; 
700 p. lat. 

Habitat raro in muscis agri Tridentini (« Tiarno »). 


OSSERVAZIONI. La specie è affine al M. E. denstpapillum Berl., ma ha le pa- 
pille molto meno fitte e diversamente conformate (senza il diaframma; all’ apice 
terminate da molti prolungamenti conico-digitiformi, robusti ecc.). 


3. Microtrombidium (Enemothrombium) carduigerum Berl. 
n. sp. — Cinnabarinum. Papillae trunci (ad dorsum) densiores, 
duplici fabrica intersese diversae, sive maiores curte clavatae, 
in medio diaphragmate divisae, villosulae, parte basali cinnabarina, 
dimidia apicali incolore, ad 40 p.. long. ; coeterae, inter praedictas 
dissitae, subdiscoidales, dermati corporis appressae, basi rubrican- 
tes (vel non), superne albido-hyalinae, totae barbulatae. Pedes pilis 
conicis, barbulatis dense induti. Venter papillis maioribus super- 
dictis destitutus usque ad anum ; post foramen anale sicut in dorso 
vestitus. Ad 2200 p.. long.; 1450 p. lat. 

Habitat. Unum vidi exemplum collectum a Cl. Allaud et Jean- 
nel in Africa orientali. 











CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 921 


4. Microtrombidium (Enemothrombium) strobiligerum Berl. 
n. Sp. — Abdomine saturatius atro-sanguineo, tamen inter hu- 
meros macula late reetangula rubra; cephalothorace vix pallidiori; 
pedibus cinnabarinis, segmentis mediis sanguineis. Palpi externe 
articulo quarto spinis tribus armato, perrobustis, ex quibus dista- 
lis validior, caeterae statura decrescentes; tentaculo elongate cy- 
lindrico. Pectina duplicia. Tarsus primi paris plus duplo longius 
quam latus (long. 360; lat. 160), subeylindricus. Papillae corporis 
duplici fabrica et colore; omnes alto tuberculo truneo-conico, 
basi circine chitineo cireumdato sustentae. Papillae maiores colore 
atro-purpureo, praecipue secundum lineam aequatorialem sunt 
insignitae, curtae, subglobosae, breviori pedunculo sustentae, in 
parte infera longitudinaliter striatae et villosae, in parte superna 
reticulatae et curtissime (vix conspicue) barbatulae ; haec papillae 
sunt longae circiter 40 p. et diam. 30 p. gaudent. Papillae mi- 
nores incolores, breviter foliiformes, villosulae. Pedes et palpi 
dense papillis foliiformibus, villosis indutae. Ad 1650 p. long.; 
1200 n. lat. 

Habitat. Plura collegerunt exempla Cll. Allaud et Jeannel in 
Africa orientali. 


OSssERVAZIONI, La specie è affine al M. £. cruentatum Berl. (tipico) di Giava, 


ma le papille maggiori sono certamente molto diverse. Anche il colore è dif- 
ferente. 


5. Microtrombidium plicifrons Berl. n. sp. — Cinnaba- 
rinum, pedibus rostroque miniaceis. Corpus peculiaris fabricae, 
quod non suleo nec linea cephalothorax ab abdomine sit distin- 
ctus, sed inter humeros plica transversa recta stat, quae, tamen 
in exemplis valde repletis evanescit. Truncus subeylindricus, hume- 
ris parum prominulis, totus papillis densis, perfecte aequedissitis 
et retrorsus omnibus pariter directis elegantissime ornatus. Papil- 
lae omnes intersese conformes et statura pares sunt, lanceolatae, 
erassiusculae, leniter incurvae, latere dorsuali duplici linea villo- 
rum cinnabarinorum signatae, villisque conformibus marginatae ; 
subtus nudae; hace re rubro tristriatae adparent. Tarsi antici ceor- 
dati, basi lati, sive ad 150 L.. long.; 95 p. lat. Ad 1100 p.. long.; 
660 pu. lat. 





FaPetag ast 


i A i ii di. 





32 ANTONIO BERLESE 


Habitat. Austro-America, Nonnulla exeémpla huius pulcherrimae 
speciei collegit CI. Bruck ad. « La Plata ». 


6. Microtrombidium 13-maculatum Berl. n. sp. — Cinnaba- 
rinum, capitethorace, rostro pedibusque roseo-miniaceis. Dorsum 
abdominis maculis rotundis usque ad 13 numero, albicantibus 
ornatus, quibus una in medio antico abdomine; altera in medio 
dorso, minor, alia postica sat magna; adsunt etiam utrinque ma- 
culae eiusdem coloris, variae magnitudinis quinque, seriem mar- 
gini laterali parallelam efticientes. Corpus sat elongatum; pedes 
longi et exiles. Papillae omnes conformes, sive elongate conicae, 
barbulis longis ornatae, sat erassae, statura pares, sed nonnullae 
incolores (in maculis), caeterae laete cinnabarinae, ad 40 p.. long. 
Tarsus primi paris elongate ovalis, fere triplo longior quam latus 
(340 p.. long.; 140 p.. lat.). Palpus articulo quarto externe spina 
sat valida ad unguem aucto ; interne pectine 8-9 spinigero; tenta- 
culo sat brevi, cylindro-conico. Exempla juniora maculis numero 
paucioribus gaundent. Ad 1800 p.. long.; 950 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla exempla collegit Cl. Bruck ad « La Plata ». 
(Am. Austr.) 


. 
4 


7. Diplothrombium eximium Berl. var. insignius n. var. — 
Rubrum, pedibus vix pallidioribus. Diftert a typico praecipue (sta- 
tura ?) pilis tranci basi alto tuberculo sustentis; tarsis anticis 
multo elongatioribus (700 p. long.; 210 p.. lat. in exemplo magno), 
sive amplius triplo longioribus quam latis (in typico minus triplo 
sunt longi) et claviformibus. In exemplis junioribus, sive statura 
D. eximii typici, tarsi antici elongatiores sunt, subeylindrici. Ad 
2650 p.. long.; 1850 p.. lat. (Exempla maiora ad 3 mill. long.). 

Habitat. Plura exempla collegi in mense septemb. inter folia 
emortua et in muscis ad Vallombrosa. 

OSSERVAZIONI. Può essere che l’esemplare tipico del D. eximium (Germania) 
non sia adulto e perciò non insisto sulla differenza di statura tra la specie 
tipica e la presente varietà. Però ho confrontato la specie tipica con individui 
della varietà di eguale statura e veggo che gli altri caratteri differenziali, sopra 
indicati, rimangono invariati in tutti gli individui italiani, in confronto di 
quello germanico. Può essere si tratti veramente di una specie diversa anzi- 
chè di semplice varietà, ma i caratteri della cresta metopica e dei palpi sono 
conformi. 


Mico. OA 





ZE [ERETTI apra trge Ma EI 





CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI di 


8. Smaridia pulcherrima Berl. n. sp. — S. rubro quadrima- 
culata, quod dorsum (et pedes) squamis latis nigris sint obtecta, 
exceptis maculis dorsualibus quatuor, sive una antica verticem 
late occupanti; duabus lateralibus, subhumeralibus, denique una 
postica in medio extremo dorso, quae maculae squamis struetura 
conformibus, sed hyalinis sunt obtectae. Sunt etiam duae maculae 
(utrinque una) ad oculos, minores, elongate ovales. Squamae sunt 
trunci magnae, subovales, tamen apice subacutae, inferne concavae, 
superne convexae, costula media robustiori carinatae, totae dense 
aciculis scabratae. In squamis nigricantibus, costula et acienlae 
nigerrimae sunt; in hyalinis hyalinae. Squamae omnes dirciter 
30 p.. sunt longae. In pedibus et palpis squamae omnes nigrae 
sunt, elongatiores, sive lanceolatae, caeterum trunci conformes. 
Pedes perlongi. Ad 950 p.. long.; 600 p.. lat. Pedes antici ad 1500 
p.. long. 

Habitat in Africa orientale. Collegerunt CI, Alland et Jeannel. 


9. Smaris exculpta Berl. n. sp. — S. rubra, sculptura der- 
matis totius ut in S. caelata Jabae, sell papillis omnibus confor- 
mibus, sive clavato-lanceolatis, retrorsus recurvis, nullo pilo sim- 
plici interposito. In dorso utrinque foveae tredecim numero sunt 
ubi dermatis plicae radiatim concurrunt ad glandulare foramen, 
nullo pilo ornatae. 

Alia conformis fovea impar est inter oculos. Tarsi antici elli- 
psoidei fere duplo et dimidio longiores quam lati. Ad 2500 p.. long. ; 
1550 pw. lat. 

Habitat in Atrica orientali. Coll. CI. Alland et Jeannel. 


MESOSTIGMATA. 


SUBGEN. CYLLIBULA BERL. N. SUBGEN. 
Ex gen. Oyllibano (Uropodidae). Typus: €. €. infumata Berl. 


10. Cyllibano (Cyllubula) infumata Berl. n. sp. — Satu- 
rate badio-fusca, lateribus etiam infumate fuscioribus, perfeete 
ovata, antice angulata, perconvexa, nitidissima, pilis simplicibus, 





riolo 
cd 


tipi ci ni 


24 ANTONIO BERLESE 


percurtis in dorso (non tamen ad margines) rectis, ornata. Epi- 
stoma rotundato-trimucronatum, saturate badio-piceum. Margo 
postieus prope lineam mediam utrinque tuberculis minimis, qua- 
tuor numero, non piligeris ornatus. Stigma inter tertias et quartas 
coxas apertum, peritrematis ramulo descendenti ad tertias coxas 
oblique decurrenti; ramo ascendenti arcuatim extrorsus plicato. 
Foem. epyginio lanceolato, magno, usque post quartas coxas pro- 
ducto. Ad 560 p.. long.; 440 p.. lat. Mas foramine genitali rotundo, 
inter quartas coxas aperto. Ad 520 p.. long.; 410 p.. lat. 

Habitat in nidis formicae: Acromyrmex lundi. Quamplurima 
exempla collegit CI. Bruck ad « La Plata » et mecum benignis- 
sime communicavit. 


11. Discopoma coronata Berl. n. sp. — Testaceo-fuliginea, 
pyriformis (quod ovata sit, sed antice valde attenuato-producta), 
summo vertice rotundato. Dorsum in medio carina alta et lata ele- 
vatum. Margo totus papillis curtiuseulis, crassis, acutulis et in- 
curvis ornatus. Scutum medium sat magnam dorsi partem nudam 
ad lateres et postice relinquens, in quo dermate molli seutula 22 
sunt, aeque distributa, quasi scutulo medio coronam sistentia et 
quodque seutulum spinulam brevem gerit. Spinulae conformes sunt 
etiam in scuto medio, quod areolato-scabratum est, postice mu- 
crone insignitum. Epigynium ferri equini instar, elongati, fabrica- 
tum. Foem. ad 460 p.. long.; 330 p. lat. Mas scutulis marginali- 
bus obsoletioribus. Ad 440 p. long.; 290 p. lat. 

Habitat. Plura collegit exempla Cl. Bruck ad « La Plata », in 
nidis formicae : Acromyrmea lundi. 


SUBGEN. OLOUROPODA BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Uropoda Latr. Characeteres generis (sensu strieto), sed 
linea metapodica nulla, sive scutum ventrale totum integrum. Spe- 
cies typica UV. 0. nitidissima Berl. 


12. Uropoda (Olouropoda) nitidissima Berl. n. sp. — Mas 
testaceo-badius, perfecte obovalis, postice acutus, nitidissimus ; 
pilis ad marginem rarioribus, exilioribus, curtis. Peritrema striete 





ig ii 





CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 25 


uniplicatum, ramulo inferno vix arcuato. Scutum dorsuale inte- 
grum. Maris foramen genitale (ovale) inter tertias coxas insitum. 
Dorsum et venter subglabra. Ad 660 p. long.; 430 p.. lat. 

Habitat. Mares duos (duasque nymphas omeom.) vidi collectos a 
Cl. Allaud et Jeannel in Africa orientali. 


13. Uropoda coronata Berl. n. sp. — Badia. Facies nostratis 
U. obscurae, sed vix posterius minus acuta. Vertex in laminam 
valde produetus, cuins margo apicalis antieus subrotundato-trun- 
catus, in dentes, tres, incisura duplici, in qua pilus sat longus api- 
calis est insitus, seulptus est. Metapodium angulatim attennatum. 
Peritrema ramulo ascendenti toto oblique ad marginem (corporis) 
decurrenti et undulato. Epigynium amigdaliforme, anterius angn- 
latim rotundatum. Margines corporis et dorsum pilis aequedis- 
sitis, simplicibus, sat longis, fere ut in UV. obseura, ornati. Seutum 
dorsuale integrnm. Ad 1000 pu. long. ; 680 p.. lat. 
| Habitat. Mares foeminasque plures nec non nymphas omeomor- 
phas (et larvam hexapodam) vidi colleetos in Somalia a C1. Prof. 
G. Paoli, in lignis putrescentibus, ad foces Jubae. 


+EN. URODIASPIS BERL. N. GEN. 


Ex Fam. Uropodidae. Typus: U. tecta Berlese ex Kram: Adde: 
Uropoda foraminifera Trig. (quae minor. est. An satis diversa ?). 

Urodiaspis tecta Berl. n. sp. (= Uropoda tecta Berl. ex Kramer, 
A. M. Sc. it. XLI-10). 

Videas fig. et descript. in A. M. Se. it., sed (quod ibi non dixi) 
dorsum in medio alte et subito quasi in carinam longitudinalem 
elevatum est. Ad 750-770 p.. long.; 600 u. lat. (melins mensa). 

Habitat haud rara in muscis, praecipue altioram montium Ita- 
liae centralis et septentrion. 


14. Urodinychus retrobarbatulus Berl. n. sp. — Mas badio- 
castaneus, ellipticus, postice rotundatus. Sentum dorsuale medium 
convexum, nulla impressione signatum, dermate scabro, pilis sat 
densis, mediocribas totum indutum. Sentum marginale non bene, in 














VISRNI Sert Pi, LIMI Aia die As 


26 + ANTONIO BERLESE 


margine interno, dentieulato-incisum. Pili in margine corporis mi- 
nimi, sat rari, tamen in margine extremo, aliquanto densiores; 
quamvis curtuli. Linea metapodica obliqua ad margines decurrens. 
Foramen genitale rotundum, inter tertias et quartas coxas insitum, 
easque fere attingens. Peritrema unci stricti more plicatum, non 
margines corporis attingens, sed a marginibus iisdem sat remo- 
tum. Ad 530 p.. long.; 480 p. lat. 

Habitat. Collegerunt exemplum unum CIl. Allaud et Jeannel in 
Africa orientali. 


15. Urodinychus hieroglyphicus Berl. n. sp. — Mas testaceo- 
fuligineus, sat elongate ellipticus, lateribus subparallelis, postice 
subacutus, subimpilus, tamen in margine pilis aliquot percurtis, 
simplicibus, aequedissitis vix ornatus. Derma totum sat crasse areo- 
latum. Scutum dorsuale medium non impressum. Linea metapodica 
oblique ad margines decurrens. Foramen genitale magnum, subcir- 
culare, inter tertias coxas apertum. Peritrema insolite complicatum, 
quod primitus figuram late S-formem constituat, denique, ramo 
superno supradictae litterae, marginem fere attingat eique paral- 
leliter decurrat, sed, denique interius plicetur et supra secundas 
coxas procedat. Ad 700 p.. long.; 420 p. lat. 

Habitat in Africa orientali; collectus est a CII. Allaud et Jeannel. 


16. Urodinychus terrosus Berl. n. sp. — U. testaceo-fuligi- 
neus, totus terra et quisquiliis sordidus, ovalis, marginibus  pilis 
crassis apice late-spatulatis, subbarbatulis, deorsus et retrorsus 
inflexis, magnis ornatus. Dorsum convexum, tamen impressionibus 
linearibus, longitudinalibns duabus in dimidio postico seuto si- 
gnatum, coronam strictam intersese occludentibus pilis cylindricis 
et appendicibus remiformibus supradictae fabricae indutum. Derma 
totum (exceptis lineis profundis supradictis, ubi derma laeve est) 
reticulatum. Linea metapodica subrecte ad margines excurrens, 
sat a postico pede remota, Epigynium stricte amigdaliforme, usque 
ad summas quartas coxas productum, anterius acute rotundatum. 
Peritremata primitus ad marginem arcuatim decurrentia, denique 
ad coxas secundas recurrentia. Ad 600 u. Jong.; 470 p. lat. 

Habitat. Exempla nonnulla utriusque sexus et pullos vidi colleeta 
ad « La Plata » a CI. Bruck, in nidis formicae: Acromyrmex lundi. 











CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 


LS) 
-1 


SUBGEN. DIURODINYCHUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Urodinychus. Typus: U, D. rectangulovatus n. sp. 


17. Urodinychus (Diurodinychus) rectangulovatus Berl. n. 
sp. — Foem. testacea, marginibus subparallelis, postice rotundata. 
Scutum dorsuale scabratum, sive punctis pellucidulis sat crebre 
signatum, pilis sat raris, curtis simplicibus auetum. Margines cor- 
poris ad humeros tenui squama aucti et pilis curtis, simplicibus, 
aequedissitis, parvo tuberenlo sustentis praediti, Linea metapodiea 
valde oblique ad margines laterales excurrens. Fovea postpedalis 
nulla. Epigynium amygdaliforme, magnum, postice truncatum et 
usque ad extremas coxas quartas productum, anterius rotundato- 
acutum. Scuti dorsualis marginalis margo interior ad humeros sen- 
sim ut in Urodinychis crenulato-incisus. Dorsum postice valde de- 
pressum, ita ut linea inter scutum dorsuale medium et posticum 
profundior in dorso sit et lateri ventrali fere contigua adpareat. 
Peritrema unei lati et rotundati more inflexum. Ad 530 u. long.; 
350 1. lat. 

Habitat raro in muscis, ad « Vallombrosa ». Mas ignotus. 


18. Uroobovella interrupta Berl. n. sp. — Saturate badia, 
ovata, antice et postice aeque rotundata, convexa, nitidissima. Pili 
sunt minimi submarginales, aequedissiti, non ultra ceorporis mar- 


‘ ginem produceti. Dorsum pilis minutis, aequedissitis vestitum. Epi- 


stoma fuscobadium, obtuso-mucronatum, utrinque linea longitudi- 
nali divergenti quasi in areas tres divisum. Scutum ventrale fissura 
arcuata, perconspicua, minime interrupta ab anale seiunetum. Fo- 
veolae pedales posticae in angulum acutum, iineae corporis longi- 
tudinali mediae subparallelum desinent. Peritremata curvam per- 
stricte rotundatam extrorsus conficiunt, valde a margine corporis 
remotam. Foem.; seuto genitali ovato, amygdaliformi, inter quartas 
coxas subito aliquanto constrieto et subimpresso, postice subrotun- 
dato, a summa coxa secunda, ad extremam quartam extenso. Ad 
480 p. long.; 380 p. lat. 





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25 ANTONIO BERLESE 


Habitat in nidis formicae : Acromyrmex lundi, ad « La Plata ». 
Plurima utriusque sexus et pullorum exempla collegit et mihi misit 
CI. Bruck. 


SUBGEN. CALOTRACHYTES BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Polyaspis Berl. — Typus: 7rachynotus selerophyllus Mich. 
(« N. Zelanda »). Adde: 7rachynotus fimbriatipes Mich. (« N. Ze- 
landa »). 


GEN. DISCOTRACHYTES BERL. N. GEN. 


(Ex Fam. Uropodidae ; trib.: Polyaspidini). Characteres gen. 
Eutrachytes, sed pedes antici ambulaero destituti. Species typica: 
1). splendidiformis Berl. 


19. Discotrachytes splendidiformis Berl. n. sp. — Mas te- 
staceo—fuligineus. Facies Discopomae splendidae. Seuta omnia crasse 
reticulato-foveolata. Corpus pyriforme, ad margines pilis raris, 
aequedissitis, minutis, deorsum inflexis vix anetum. Ad 900 p.. long. ; 
650 u.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Colleg. CI. Allaud et Jeannel. 


20. Discotrachytes spinosissimus Berl. n. sp. — Mas testaceo- 
fuligineus, trigono-pyriformis, depressus. Seuta dorsualia sublaevia. 
Margo corporis pilis perlongis et densis ornatus, ex quibus antici, 
molles, retrorsus incurvi sunt, denique, ad quartos pedes recti, 
primitus debiliores, gradatim, marginem posticum versus robustiores 
et longiores ; postremi maximi et crassiores, tertiam cireiter partem 
totius corporis longitudines aequantes, omnes autem alto et robu- 
stiori tuberculo sustenti. In margine postico, ad ventrem, sunt etiam 
pili longiores, sed minus crassi, introrsus recurvi, utrinque numero 
quatuor, basi latissimi, subito autem attenuati. Pili recti, dorsuales 
marginis posterioris sunt utrinque numero 9. Ad 570 p. long.; 
450 1. lat. 

Habitat. Unum marem collegerunt in Africa orientali Cl. Allaud 
et Jeannel. 





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CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 29 


21. Euzercon jeanneli Berl. n. sp. — Badius, ellipticus, sat 
latus, pilis curtis in marginibus corporis auetus, nullo postico 
caeteris longioribus. Mas sterni margine anteriore processubus tu- 
bereuliformibus duobus, apice rotundatis, ineisura angulata basi 
seiunetis, magnis ornato. Foemina sterni margine anteriori vix 
antrorsus arcuato; margine anteriori foraminis genitalis (quare 
etiam postico sterni) non nimis antrorsus arcuato. Mas ad 850 I. 
long.; 600 p.. lat.; Foem. 920 p.. long.; 690 1. lat. 

Habitat. Plura utriusque sexus collegerunt exempla CIl. Allaud 
et Jeannel, cui speciem reverentissime dicatam volui, in Africa 
orientali. 


SUBGEN. LEPTANTENNUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Messoracarus Silv., cuius valde affine, tamen sterni et 
seuti postanalis fabrica, aliisque characteribus (foemineis) diversum. 

Corpus transverse ovale, pilis conicis aequedissitis, radiantibus 
ad margines ornatum, supra convexum, nitidum. Sternum frustu- 
lis tribus (praeter jugularia) compositum, sive primum transverse 
rectangulo-ovale ; secundum transverse vittiforme, tertium obtri- 
gonum, anterius rectum, postice angulo profunde inter valvas ge- 
nitales (magnas, subtrigonas, longiores quam latiores, intersese 
angulo interne subeontiguas) penetrans. Seutum epigastrieo-anale 
late ampulliforme : scutum postanale transverse vittiforme, plus 
minusve cum marginale concretum. Pedes antici femure basi stri- 
ctiori peduneulo cum trochantere articulato. Coetera sat sicut in 
gen. Messoracarus Silv. Species typica: M. (L.) pendulipes Berl. 


22. Messoracarus (Leptantennus) pendulipes Berl. n. sp. — 
Foem. testacea, transverse elliptica, ad dorsum sat convexa, pi- 
lis dorsualibus mediocribus, exilibus, aequedissitis ornata; pilis 
marginalibus (cuius series ad humeros exoritur) utrinque 29-30 
elongate lanceolatis, aequidissitis (post tertios pedes tamen vix 
densioribus), ad 50 p.. long. praedita. Pedes antici femure basi 
exillimo ita ut caeter terminalis pes fere pendulus e trochantere 
adpareat. Ad 450 p.. long.; 510 p. lat. 

Habitat. Collegerunt unam foeminam Cl. Alland et Jeannel in 
Africa orientali. Species myrmecophila mihi videtur. 


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50 ANTONIO BERLESE 


GEN. PSEUDOL ZZLAPS BERL. nom. nov. 


Badii. Maris pedes omnes inermes. Epistoma duriusculum, ante- 
rius spinosum ut in Pergamasis. Foem. scutum hypogastricum maius, 
usque ad scutum anale trigonum produetum. Scuta peritrematica 
cum parapodicis confusa, valde post quartas coxas producta, ut in 
Pachylaelaptinis. Scutum dorsunale totum dorsum ocenpans, inte- 
grum, aliquando sat in ventre inflexnm. Species typica: Laelaps 
(Hoplolaelaps) doderoi Berl. 


NoTA. Per questa specie e per l’affinissima L. H. paulseni Berl., ho istituito 
altra volta (« Redia », vol. VI, 1910, p. 259) il sottogenere Hoplolaelaps, fra i 
Laelaps. Ma io avevo già usato tale nome (« Zool. Anzeig. » 1903, Bd. XXVII, 
n. 1) per quei Lelaptidi pei quali 1'Oudemans aveva già fatto il genere Pseudo- 
parasitus per cui il nome Hoplolaelaps.è da abbandonarsi per questi e per quelli, 
ed ora lo muto in Pseudolaelaps ed ho anche trovato il maschio. La sinonimia, 
adunque, è la seguente: Pseudoparasitus Oud. = Hoplolaelaps Berl. 1903; Hoplo- 
laelaps Berl. 1910= Pseudolaelaps Berl. 1916. 


GEN. LAELANTENNUS BERL. N. GEN. 


(Ex fam. Laelaptidae, trib. Laelaptini). Facies Myrmonyssi anten- 
nophoroidis, sed pedes antici ambulacro destituti. Mandibulae fixae, 
curtulae, apice papilla molli, subeonico-rotundata terminatae(Foem.). 
Senta ventralia ut in Myrmonyssis supradictis. Mas ignotus. Certe 
insecticoli; an myrmecophili ? Species typica L. lagena Berl. 


25. Laelantennus lagena Berl. n. sp. — Foem. testacea, bur- 
siformis, valde corpulenta, seuto dorsuali totum dorsum occupante. 
Epigastrinm (cum epigynio confusum) latum, marginibus erosis. 
Pili corporis breves, rari, simplices. Ad 530 p.. long.; 540 p. lat. 

Habitat in Africa orientali. Colleg. CII. Allaud et Jeannel. 


24. Eviphis magnificus Berl. — Foem. saturate rubro-te- 
staceus, rotundus, pilis robustis et sat longis, aequedissitis ad 
margines auctus. Scuta ectopodica cum sceuto peritrematico confusa. 


noi 








CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 51 


Scutum peritrematicum (cum metapodico coneretum) usque ad seu- 
tum anale, latius, trigonum, productum idque attingens. Seutum 
epigastricum angulato-lagenaeforme, totum spatium inter metapo- 
dia et scutum anale occupans. Ad 460 p.. long.; 390 p. lat. 
Habitat in Africa orientali, collegerunt C11. Alland et Jeanne]. 


OSSERVAZIONE, Il carattere degli scudetti ectopodici (del 3.° e 4.° paio) sal- 
dati collo scudo peritrematico-metapodico avrebbe valore, a mio eredere, di so- 
stenere un sottogenere, che potrebbe chiamarsi Oloiphis. 


GEN. JTULOLAELAPS BERL. N. GEN. 


Characteres gen. Hypoaspis, sed corpus robustius et melius chi- 
tineum. Ambulacra omnia ungue omnino destituta, ad cursum su- 
per laeves et nitidas superficies tantum apta. Species typica : 
Julolaelaps dispar Berl. 


(Animaleula haec super Julidas agilissime currunt nee non super laeviores 
superficies, sed super asperas nulla ope incedere possunt. Species tres infrade- 
seriptae in « Somalia italiana » super Julidas maiores sunt inventae a C1. Paoli). 


25. Julolaelaps dispar Berl. n. sp. — Badius, ovatus, mas a 
foemina sua statura minore, corpore elongatiori valde diversus. 
Foem. ovalis, posterius rotundata, pilis sat densis et sat  validis 
tota ad dorsum et ad margines induta. Pedes secundi paris cae- 
teris vix erassiores, nulla spina robusta armati. Metapodia minima, 
rotunda. Epigyninm cum seuto ventrali confusum, lagenaeforme. 
Scutum anale elongatius trigonum. Ad 1500 p.. long. ; 1000 uv. lat. 

Mas testaceo-badius, elongate elliptieus, totus pilis densis, ro- 
bustis et, praecipue in corpore postico, longioribus indutus. Coxae 
quarti paris intersese valde appressae. Pedes secundi paris caete- 
ris vix crassiores, inermes. Mandibulae chela digitis ambobus cul 
triformibus, edentatis, subrectis, subhyalinis, caleari eultriformi, 
digitis iisdlem duplo longiori et lato, vix ad $S ineurvo, multo 
ultra digitos antrorsus porrecto. Ad 1120 u. long.; 650 p.. lat. 

Habitat super Julidem quemdam, statura maiore, in « Somalia 
italiana (Goriei) ». Coll. plura exempla €C1. Paoli. 





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32 ANTONIO BERLESE 


26. Julolaelaps rotundatus Berl. n. sp. — Mas ignotus. Foem. 
badia, sat late ovato-rotundata, valde convexa, pilis curtioribus 
induta. Pedes secundi paris caeteris crassitie subpares, nulla vali 
diori spina vestiti. Epigynium (cum scuto ventrali confusum) valde 
ultra quartas coxas (intersese valde remotas) productum. Scutum 
anale subtrigonum, postice attenuatum, non vel vix longius quam 
latum. Metapodia perparvula, ovalia. Ad 1150 p.. long. ; 850 p. lat. 

Habitat. Plura exempla (foeminea) coll. CI. Paoli in « Somalia ita- 
liana (EI Ualac)», super maiorem Julidem quemdamagillime currentia. 


27. Julolaelaps luctator Berl. n. sp. — Mas ignotus. Foem. 
saturate badia; rectangulo-ovalis, lateribus parallelis, postice ro- 
tundata, pilis minutissimis parce induta. Pedes secundi paris cae- 
teris crassiores et spinis curtis, validioribus inferne et ad apicem 
ornati (in femure spinae sunt tres; in genu et tibia duae; in tarso 
duae, aliaeque duae apicales). Etiam caeteri pedes inferne et ad 
apicem spinosi. Epigastrium strictum, parum post quartas coxas 
produetum. Scutum anale regulariter trigonum. Metapodia magna, 
transverse late semilunaria. Ad 1500 pu. long.; 950 p. lat. 

Habitat in « Somalia italiana », super Julides maiores velocis- 
sime eurrens. CI. Paoli unum exemplum collegit ad « El Ualac », 
cum J. dispari ; aliud ad « Goriei ». 


GEN. AMEROSEIUS BERTI. 1904. 


Ho fondato il genere pel Seius echinatus del Koch, che si deve considerare si- 
nonimo del $S. hirsutus dello stesso Autore. Al gruppo ho ritenuto altra volta 
che si dovesse aggiungere il Seius muricatus K.; il mio S. unguiculatus ed altri. 
Inoltre (Acarotheca italica, p. 12) ho ritenuto che il genere Ameroseius dovesse 
rientrare, col gen. Seius Koch (tipo : $S. togatus), in una stessa tribù (Seiini) della 
famiglia Seiidae, la quale sarebbe stata distinta dalla fam. Zerconidae. 

Oggi, dopo aver ristudiato tutti questi generi e le loro specie mi sono con- 
vinto di quanto segue : 

Il gen. Seius K. (tipo : S. togatus) abbraccia poche specie e, per la posizione 
dell’ apertura genitale del maschio, come per lo scudo dorsale diviso, può rien- 
trare nella stessa famiglia coi Zercon ed altri generi da me già iscritti nella 
famiglia Zerconidae e bisognerà, vedere se vi potranno aver luogo anche i ge- 
neri Atacoseius Berl. (di cui non si conoscono gli adulti) ed Epicroseius Berl. (di 
cui non sono noti i maschi); certo vi deve entrare il gen. Deraiophorus Can. 
sebbene forse in una tribù distinta. 





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CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 35 


‘Invece, la tribù dei /odocinini si deve ascrivere alla famiglia Laelaptidae e 
comprenderà i generi : Podocinum Berl.; Ameroseius Berl.; Asternoseius Ber], ; 
Epicriopsis n. gen.; Iphidozercon Berl.; Amblyseius Berl.; Iphiseius Berl. e con- 
verrà discutere come e quanto si può differenziare dalla tribù dei Phytoseiini. 

Quanto poi al gen. Ameroseius ho trovato alcune nuove specie congeneri del- 
VA. echinatus K. e con caratteri comuni tali da permettere che questo genere 
venga distinto da quello di cui è tipo il Seius muricatus (A. M. Sc. italiani. 
XLI, 6), da me illustrato, richiamandomi alla specie del Koch. Questo ultimo 
genere io chiamo ora Lasioseius e suddivido in parecchi sottogeneri e vi com- 
prendo anche i miei Epicrius corniger ; E laelaptoides ; E. glaber di altri tempi. 

Riguardo al gen. Paraseius Triig. fondato pel Gamasus mollis Kram. esso, 
come dirò innanzi, è da discutersi. Io stabilisco qui un nuovo genere Epicriopsis 
(pel Gamasus horridus del Kramer), con un sottogenere (Actinoseius), di cui è tipo 
una bellissima nuova specie sudamericana (£. A. tferrificans). 

A questi generi e sottogeneri va probabilmente aggiunto il gen. Hoploseius 
Berl., della cui posizione però saremo certi dopo il rinvenimento del maschio 
(Vedi « Redia », vol. X, fasc, I, p. 136). 

Ecco come possono essere distribuite, nei vari generi e sottogeneri, le specie 
î di Podocinini, dei generi Ameroseius, Lasioseius, Epicriopsis finora note, con quelle 
; che qui si descriveranno. 

1 Gen. Lasioscius n. gen. typus Seius muricatus Berl. ex Koch. 

a) Subgen. Lasioseius (s. str.), species: L. muricatus Berl. ex K.; Gamasus 
tricornis Kram. (non abbastanza bene descritto per poterlo identiticare); Epicrius 
glaber Berl.; E. corniger Berl. ; E. laelaptoides Berl. (1887, non Ameroseius lae- 
laptoides Berl. 1904, che forse non è neppure di questo genere); Hypoaspis neo- 
corniger Oudem. ; Ameroseius italicus Berl. ; A. borealis Berl. ; A. flagellatus Berl. ; 
A. jacobsoni Berl. ; A. bispinosus Berl. ; Paraseius glaber var. minor Trig.; Seiulus 
novaeguineae Oudem.; Paraseius serratus Halb.; P. tenuipes Halb. ; Hypoaspis scu- 
talis Banks; Lasioseius grandis n. sp.; L. parapodicus n. sp.; L. similis n. sp. ; 
L. parvulus n. sp.; L. mutilus n. sp.; L. fissuratus n. sp. (et. var.); L. brevi- 
sternus n. sp.: L. conviva n. sp. (et var.); L. consocius n, sp.; L. pusillus n. sp.; 
L. listrophorus n. sp. 

b) Subgen. Cheiroseius n. ; typus: Seius unguiculatus Berl. Adde ; L. Ch, al- 
pestris n. sp. 

c) Subgen. Zygoseius n, ; typus: L. Z. furciger n. Sp. 

d) Subgen. Platyscius n. ; typus: L. P. capillatus n. sp. Adde: Hypoaspis 
subglabra Oudem.; L. P. mollicomus n. sp. 





e) Subgen. Zercoseius n. ; typus: Seius spathuliger Leon. Adde : Gamasus re- » 
di miger Kram. ; Hypoaspis ometes Oudem. ; Ameroseius rveticulatus Berl.; L. Z., paliger 4 
n. Sp.; ZL. Z. podocinoides n. sp.; L. Z. penicilliger n. sp. (et var.); L. Z. sub- È 
laevis n. sp. a 
_ Sf) Subgen. “Leioseius n, ; typus Ameroseius minusculus Berl. Adde: A. favosus È 
Berl. ; A. crassipes Berl.; L. L. venustulus n. sp.; L. L. setosulus n. sp. 
2. Gen. Ameroseius Berl.; typus Seius hirsutus Berl. ex K. Adde: Seiulus 
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« Redia », 1916. 3 
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34 ANTONIO BERLESE 


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plumosus Oud.; A. geometricus Berl.; A. epicrioides n. sp.; A. sculptilis n. sp. 


A. tenellus n. Sp. 


3. Gen. Epicriopsis Berl. n. gen. Typus Gamasus horridus Kram. Adde: 
E. horrida, var. sicula n. var. 
a) Subgen. Actinoseius n. ; typus P. A. terrificans n. sp. 
4. Hoploscius Berl.; typus Zercon cometa Berl. 


GEN. LASIOSEIUS BERL. N. GEN. 
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Typus: Seius mugicatus Berl. ex Koch. 


Lasioseius italicus Berl. (= Ameroseius italicus Berl., « Redia », vol. II, 
fase. 2.9, p. 234). — Mas ad 480 pw. long. ; 300 p. lat. Calcar mandibulae mirae 
longitudinis, flagelliforme, in tertia parte apicali inflexum et extra rostrum ad 
eius basim transverse productum, totum eirciter 200 u. long. Cum foemina, ad 
« Udine » inter folia putria. 

Lasioseius borealis Berl. (« Redia », vol. I, fasc. 2.°%, p. 259). — Deserip- 
tioni ibi praeditae adde : Scutum peritrematicum post quartos pedes parum pro- 
ductum, rotundatum. Canaliculus inferior peritrematis foveolae pedis quartis 
valde adpressus et parallelus et in eodem margine postero-interiori foveolae 
eiusdem desinens. Tarsus primi paris ad 140 p. long. 

Exemplum typicum vidi collectum in Norvegia, sed alia typico conformia 
ipse collegi in septentrionalis Italiae altiorum montium muscis. 


8. Lasioseius borealis Berl. var. temperatus Berl. n. var. — 
Typico etiam statura persimilis; differt propter scutulorum  peri- 
trematicorum fabricam; quae scuta post quartos pedes angulato— 
rotundatim sunt valde producta et canaliculus posticus peritrematis 
in medio margine interiori seuti peritrematici, post quartos pedes 
desinet. Tarsus anticus ad 130 p.. long. 

Habitat in muscis, ad « Palermo ». 


29. Lasioseius grandis Berl. n. sp. — Foem. Testaceo-fusca, 
ovalis. Dorsum scabratum, pleramque terra quisquiliisque valde 
conspurcatum, pilis simplicibus, curtioribus vestitum. Etiam pili 
postici sunt curtiores. Epistoma trispinum, spina media longa, 
apice bifurca, caeteris acutis. Pedes antici longi, tarso perlongo ; 
omnes setulis simplicibus ornati. Ambulacra ut L. italico. Jugularia 
nulla. Sternum angulis anticis valde extrorsus productis; posticis 
subrotundatis, margine antico undulato; postico recte truncato. 











CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 35 


Adsunt costulae duae chitineae, sat bene conspienae, longitudina- 
les, a margine antico sterni procedentes, denique evanescentes, valde 
intersese appressae et parallelae. Scutum genito-ventrale minimum, 
subrectangulum. Seutum anale subtrigono-rotundatum, mediocre 
vel sat parvum; anterius recte truncatum. Inter seutum genito- 
ventrale et anale tantum scutula duo, minima sunt conspicna. 
Metapodia seutulo rotundo, minimo dubie significata. Scutua pe- 
ritrematica sat lateraliter et post quartos pedes rotundatim pro- 
dueta; ramulo descendenti perimetratis margini externo seuti para- 
podicì omnino contiguo, sat strieto, vix introrsus ineurvo, a pedis 
quarti basi remoto. Ad 670 p. long.: 450 p.. lat. 

Habitat. Collegi exempla in muscis et inter folia putria ad 
« Maccarese, (Roma) » ad « Casalmonferrato (Piemonte) », in Agro 
Veneto alibique. 


30. Lasioseius parapodicus Berl. n. sp. — Foem. ochra- 
cea, consuetae figurae, sat L. italico similis, pilis eurtioribus in 
truneo induta, dorso sat asperato. Epistomatis spinulae apice 
bicuspides. Pedes longiores, antici esiliores et longissimi, ambula- 
ero subsexili et perparvulo armati. Ambulacra caetera spinis ad 
latera unguinum setiformibus, perlongis (magis quam in caeteris 
omnibus speciebus longis); membranula interunguiculari triloba, 
lobo medio elongatissime lanceolato, lateralibus uneiformibus, lon- 
gioribus. Sternum subquadratum. Seutum genito-ventrale mini- 
mum, rectangulum, valde a sterno et a seuto anali remotum. Seutum 
anale parvum, rotundate pentagonum, fere aeque longum ae latum. 
Seuta iugularia et metapodica nulla. Seuta parapodica magna, 
longe quam in coeteris speciebus post quartos pedes magis dila- 
tata et producta; peritrematis ramo poststigmatico latissimo, bene 
post quartas coxas arcuato. Ad 480 p.. long.; 320 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla collegit exempla ©. Jacobson in insula 
« Giava », super Dipterum parvulum ex fam. Tipulidae (non tamen 
cum Diptero hospite Lasioseii jacobsoni confundendum). 


31. Lasioseius similis Berl. n. sp. — Foem. sat L. italico 
similis, sed statura aliisque characteribus optime diversa. Auran- 
tiacea, elongate ovalis. Dorsum retienlo bene conspieno (areola- 





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536 ANTONIO BERLESE 


rum marginibus plerumque denticulatis) setisque percurtis tenuibus 
ornatum; seta humerali nulla, verticalibus perparvis. Epistoma, 
hypostoma, pedes, ambulacra ut in L. italico. Scutum dorsuale mar- 
ginibus subserrulatis, mucrone postico et linea chitinea duriori 
nullis. Iugularia nulla. Sternum multo longius quam latum, postice 
arcuato-excavatum : scutum genito-ventrale elongate rectangulum, 
inter quod et anale scutula minima sex sunt, ex quibus quatuor 
in serie transversa, duo lateralia parvula. Metapodia minima, valde 
postremo scuto peritrematico adpressa, subcontigua. Scutum anale 
magnum, parum latius quam longum, subpentagono-circulare, po- 
stice rotundatum. Scuta peritrematica maxima, post quartos pedes 
(cuius coxam partim externe amplexant) valde producta; peritre- 
matis ramo postico sat a coxa quarta remoto, lato, tenuiter inflexo. 
Ad 440 p. long.; 270 p. lat. 

Habitat. Plurima collegi exempla ad « Castions di Strada, Udine », 
inter folia putrescentia, ad paludes alibique in agro Veneto, Etru- 
sco, Pedemontano. 


Questa specie è certamente molto affine al L. serratus dell’ Halbert (Para- 
seius serratus Halb., 1915), ma le eccellenti figure (bellissime fra quante io ho 
veduto di Acari), che ne dà 1’ Halbert stesso mi permettono di rilevare qualche 


differenza notevole, come la forma dello sterno, che nel serratus è breve, cogli 


angoli fra il 2° e 3° paio di zampe rotondati, mentre nella presente forma (sì- 


milis) essi sono acuti e tutto lo sterno è più lungo. Inoltre il L. similis ha sei 
scudetti fra lo scudo genito-ventrale e 1° anale, mentre il serratus ne mostra 
due soli. Anche lo scudo anale è alquanto diverso. I miei esemplari sono di 
diverse parti d’ Italia, cioè Veneto, Piemonte, Toscana e tutti fra loro perfet- 
tamente eguali. Può, essere, del resto, che si tratti di una semplice varietà. 


32. Lasioseius parvulus Berl. n. sp. — Foem. ovata, consue- 
tae figurae, dilute aurantiaca. Dorsum totum robusto reticulo 
scabratum, excepta area ovali, sat magna in dimidia postica scuti 
parte. Pili subspiniformes, curtiores, scuto arete appressi, e tuber- 
culo parvo exorti sunt in dorso et in marginibus. Pedes curtuli 
(primi paris 300 p.. long.) subspinosuli, ambulaero antico subsexili, 
caeteris seta ad basim unguium sat magna, lobulis membranulae 
parum productis. Epistoma videre nequeo in unico exemplo,. quod 
supinum est in praeparatione. Sternum elongate rectangulum, mar- 
gine antico in medio excavato, postico sat arcuatim posterius pro- 


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LA 





CENT URIA PRIMA DI ACARI NUOVI 37 


ducto, tamen in medio arcnato-impressum. Sculptura reticulata 
tenuis est in medio sterno. Sceutula inter seutum genito-ventrale et, 
anale sex numero, minima. Scutum anale latum, vix latius quam 
longum, subsemidiscoidale, anterius rotundatum, totum retienlo sat 
conspieno exharatum. Iugularia nulla; metapodia minima. Scuta 
peritrematica maxima, posterius valde produceta, magis quam in 
congeneribus speciebus angulatim ad marginem desinentia; ramulo 
postico peritrematis latiori, recte ad angulum seuti externum de- 
sinenti, nec inflexo. Vertex fere ut in L. cornigero ornatus. Ad 
360 pu. long.; 230 wu. lat. Inter subgeneris sui species, minima. 
Habitat in Insula « Giava ». Collegit C1. Jacobson. 


33. Lasioseius mutilus Berl. n. sp. — Foem. Aurantiaca, valde 
L. serrato vel L. simili aut L. italico similis, sed iisdem diversa 
precipue pedum anticorum characteribus. Scutum dorsuale scabra- 
tum, pilis perparvulis indutum. Epistoma spinis tribus, apice bifur- 
cis terminatum. Pedes antici mediocres (450 pu. long.); tibia lon- 
giori quam tarsus (tibia 90 p. long.; tarsus 70 p. long.), qui 
character in nulla alia generis specie est. Ambulacra ut in L. ita- 
lico. Scuta ventralia ut in L. serrato Halbert. Scutum anale 
subcirculare-obpentagonum (160 u. long.; 140 p.. lat.). Ad 490 p. 
long. ; 320 up. lat. 

Habitat in muscis Etruriae; collegi prope Florentiam et in 
« Chianti ». 


34. Lasioseius fissuratus Berl. n. sp. — Foem. aurantiaceo— 
subbadia, elongate ovalis, dorso sublaevi. Setulae omnes par- 
vulae, simplices, exceptis quatuor posticis (ex quibus duae sunt 
marginales, aliae in extremo dorso) caeteris aliquanto longiores. 
Pedes omnes longi; antici erassiusculi, setis simplicibus undique 
ornati (in femure postico, ad dorsum sunt tamen setae spinifor- 
mes duae, sursum erectae). Ambulacra longa; antica longo et exili 
peduneulo, articulato sustenta. Hypostoma corniculis parvis, strietis, 
subhyalinis, cuius ad basim spina robusta et curta oritur. Sternum 
anterius areuato-productum, utrinque impressum, trapezinum ; po- 
stice arcuatum, excavatum. Scutum anale stricte et elongate hexa- 
gonum, multo longius quam latum. Character insignis est fissura 
hyalina humeralis strieta, e margine procedens et valde medium dor- 





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35 ANTONIO BERLESE i i 


sum versus oblique excurrens, quae multo magis in hac specie quam 
in congeneribus est lata et conspicua. Ad 450 p.. long. ; 260 p.. lat. 
Habitat. « La Plata ». Collegit Cl. Bruck. 


35. Lasioseius fissuratus Berl. var. nostras Berl. n. var. 
— Foem. Differt a typico statura vix minore ; sterno in margine 
postico arcuatim producto (margine tamen eodem angulatim utrin- 
que plicato); scuto peritrematico strictiori et ad quarti paris coxas, 
in medio margine exteriore foveclae pedalis angulatim desinenti ; 
pedunculo ambulacrorum anticorum breviori ; stylis ad basim exter- 
nam unguium caeterorum ambulacrorum aliquanto longioribus. 
Etiam patria valde diversa, quod species typica est in Austro-A me- 
rica collecta. Ad 400 p.. long.; 250 p.. lat. 

Habitat. Florentiae, in muscis. 


36. Lasioseius brevisternus Berl. n. sp. — Foem. ochracea, 
ovalis. Setae dorsi longae, exiles, nec barbatulae, molles (posticae 
ad 70 p.. long.). Sternum pereurtum, quod ad extremas secundas 
coxas non est productum, tantum quadripilum. Seutum genito- 
ventrale perlongum et strietum; anale magnum, fere aeque lon- 
gum ac latum. Scutum peritrematicum non post quartas coxas 
expansum, sed lineare, perexile. Ambulacra membranula rotundata, 





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spinis ad latera uncorum subinconspicuis; antica pedunculo sat 
brevi sustenta. Hypostomatis cornicula parvula, acuta, intersese 
valde appressa, quorum ad basim seta perparvula, exilior oritur. 
Ad 450 p. long.; 270 p.. lat. 

Habitat in « Somalia italiana », in lignis putribus, ad foces 
Jubae. Collegit Cl. Paoli. 


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37. Lasioseius conviva Berl. n. sp. — Foem. pallidius terrea, 
ovato-rectangula. Truncus setis mediocribus vestitus, posticis ta- 
men vix longioribus (ad 50 p.. long.) subspiniformibus. Pedes longi 
et exiles, setis simplicibus aucti; ambulacris spinis ad latera 
uncorum, quantum video, nullis. Ad eorniculoram hypostomatis 
basim pilus sat longus (sed non spiniformis) oritur. Sternum ma- 
gnum, peculiari sculptura insignitum, quod lineis longitudinalibus 


POSTA NERE VELI SILE 


duabus, intersese valde appressis sit sculptum, ex quibus utrinque 
lineae plures oblique divergunt, et inter dnas lineas longitudinales 











CENTURIA PRIMA DIU ACARI NUOVI 39 


duplex series est areolarum subrectangularium. Seutum anale par- 
vum, sive longius quam latum, sat seuto genito-ventrali adpressum 
(70 p.. long.; 60 p.. lat.), ovato-trapezinum. Metapodia, iugularia et 
seuta inter anale et genito-ventrale nulla. Scutum peritrematicum 
minime cireum coxam quarti paris inflexum, sed angulatim parum 
ultra stigma produetum. Ad 350 p. long. ; 230 p. lat. 

Habitat. Plura vidi exempla collecta ad « Giava », super 
Gryllus. sp., ad basim alarum, a CI. Jacobson. 


38. Lasioseius conviva Berl. var. laevisternus Berl. n. var. 
— Foem. typico similior eodemque colore depicta, a quo tamen 
differt propter sternum non peculiari (typici) sculptura exharatum ; 
setis ad corniculorum hypostomatis robustioribus, curtis, vere spi- 
niformibus ; scuto peritrematico etiam minus post stigma producto ; 
setis trunci curtioribus et exilioribus (posticae sunt longae 40 p..). 
Statura speciei typicae. 

Habitat super tuberculos plantae: Hypomaea batatus, ad « Bni- 
tenzorg, Giava ». Collegit et mecum benignissime communicavit 
CI. Lammerman. 


39. Lasioseius consocius Berl. n. sp. — Pallide terreus, ova- 
tus. Foem. dorsi seuto laevi, pilis simplicibus, sat longis induto 
(postici, caeteris longiores; sunt. longi 35 |.) Epistoma spinis 
acutis et sat longis, tribus terminatum. Pedes sat longi, omnes 
setosuli. Ambulacra antica pedunculo biarticulato, longiuseulo ; 
omnia membranula lobulis rotundatis, setis ad basim unguium per- 
curtis. Scutum sternale laeve, postice vix productum, trunceato- 
escavatum ; margine antico subevanido. Iugularia non video. Scu- 
tum genito-ventrale sat magnum, postice rotundatum. Scutum 
anale perparvum, ovatum, pilis cireumdatum (setae, quibus ornatur 
sunt tantum adanalia minima et postica longiuseula). Metapodia 
minimo scutulo, rotundo significata. Scuta peritrematica stricta, 
acute desinentia, partim externe coxam quartam amplexantia. Ra- 
mulus descendens peritrematis nullus. Mas foemina sua minor, 
strictior, setulis vix longioribus ornatus. Mandibulae eurtiores, 
calcari insolitae figurae, quod perlongum sit, vix incurvum, sub 
apicem attenuatum et acntum, in medio margine interno lata ap- 


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pendicula squamiformi, hyalina ornatum. Foem. ad 370 p. long. ; 
220 n. lat.; mas ad 310 vu. long.; 170 p.. lat. 

Habitat. Innumera exempla mecum benignissime communicavit Cl. 
Bruck, in nidis formicae: Acromyrmex lundi ad « La Plata » collecta. 


40. Lasioseius pusillus Berl. n. sp. — Foem. flavido-auran- 
tiaca, elongate ovata. Derma dorsi sat laeve; pili. dorsi perpar- 
vuli, vix conspicui, exceptis duobus posticis, qui sunt 35 p.. longi 
et exiles. Epistoma videre nequeo. Hypostoma ceorniculis perexi- 
libus, longis, spiniformibus, valde intersese apice appressis. Pedes 
mediocres, ambulacris ut in L. muricato. Iugularia nulla. Sternum 
trapezinum, utrinque fere angulatim constritum, denique dilatatum, 
bene postice angulatum, margine posteriori recto. Scutum genito— 
ventrale valde longum, postice recte truncatum, vix a scuto anali 
seiunetum. Scutum anale sat magnum, cordiforme, certe bene lon- 
gius quam latum, postice subacutum. Metapodia videre nequeo. Scuta 
peritrematica postice attenuata; ramulo descendenti peritrematis 
nullo; ut in L. muricato conformata. Ad 360 u.. long. ; 200 p.. lat. 

Habitat in ligno putri, ad « Tiarno », in agro Tridentino. 


41. Lasioseius listrophorus Berl. n. sp. — An huius subge- 
neris? Tantum mas mihi notus. Testaceus, ovalis. Dorsum vix in 
extrema parte scabratulum, pilis subspiniformibus, sat longis, utrin- 
que quatuor in margine lateropostico, post quartos pedes conspi- 
euis. Adsunt utrinque, prope marginem lateralem (inter secundos 
et tertios pedes) setae spiniformes, magnae tres, retrorsus directae. 
Epistoma spinis tribus, apice bifurcis, longis terminatum. Pedes 
mediocres, spinosi. Ambulacra antica longe peduneulata; coetera 
membranula (quantum video) rotundato-lobata, setis ad basim 
unguium sat curtis. Palporum articulus primus inferne spinis cur- 
tis, duabus, validis. Calcar mandibulae sat breve, securiforme, 
tenuiter pedunculatum. Scuta peritrematica bene non video in 
unico exemplo. Ad 600 p.. long. ; 400 pu. lat. 

Habitat in Norvegia. 


SUBGENUS CHEIROSEIUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Lasioseius Berl. Typus Seius unguiculatus Berl. Adde 
speciem sequentem. 








CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 41 


42. Lasioseius (Cheiroseius) alpestris Berl. n. sp. — Foem. 
sat late ovata, saturate badia. Differt ab L. 0. unguiculatus Berl. 
characteribus pluribus, qui sunt: Statura maior et magis lata. 
Pedes antici minus crassi nec spinis ad tarsum internis armati, 
sed pilis simplicibus mollibus. Derma dorsi areolis sat magnis, co- 
lore clariori conspicuis, exharatum (quae areolae in L. 0. ungui- 
culato non sunt). Sternum brevius, vere trapezinum. Scutum anale 
maius et latins (est 230 Xx 300; in L. C. unguiculato est 150 Xx 200). 
Peritrematis ramulus descendens ad apicem leniter introrsus ineur- 
vus. Ad 600 p.. long. ; 450 p.. lat. 

Habitat super altos montes, in muscis. Collegit CI. Paoli, ad 
« Sondrio », prope « Lago Palù », ad 1300 m. 


SUBGENUS ZYGOSEIUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Lasioseius Berl. Foeminae scutula metasternalia eum 
endopodicis confusa. Typus L. Z. furciger n. sp. 


45. Lasioseius (Zygoseius) furciger Berl. n. sp. — Foem. 
badiuscula, ovata. Dorsum sublaeve, pilis curtioribus vestitum, ad 
marginem posticum vix longioribus et runcatim incurvis, parum 
vel vix e margine productis. Epistoma in spinas duas perlongas 
et exiles desinens. Pedes mediocres, ambulacris basi inflatis, stylis 
ad basim uncorum minimis, vix conspieuis; membranula lobulis 
rotundatis magnis. Sternum, margine antico bimueronato, muero- 
nibus rectangularibus, margine postico valde arcuatim produceto 
(seuta metasternalia nulla, qui character subgen. est). Scutum 
genito-ventrale areolis pellucidulis sex, in seriebus binis longitudi- 
nalibus distributis, in medio signatum. Seutum anale praecedenti 
subeontiguum, latius, obtrigonum, vix ad latera impressum, maio- 
rem ventris partem occupans, ano ad apicem posticum aperto. 
lugularia et metapodia nulla. Endopodia maiora, ad latera epigynii 
et basis sterni conspicua, unipila. Scuta peritrematica sat lata, 
posterius latiora et angulatim post quartas coxas, ad marginem 
corporis producta. Ad 400 p.. long.; 270 p. lat. 

Habitat. Collegit Cl. Bruck ad « Olavaria », prope « Buenos 
Aires » aliaque exempla ad « La Plata », in nidis formicarum. 


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SUBGENUS PLATYSEIUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Lasioseius Berl. Typus: L. P. capillatus n. sp. 


44. Lasioseius (Platyseius) capillatus Berl. n. sp. — Foem. 
laete aurantiaca, trigono-bursiformis, latior; aliquando quisquiliis 


terreis dense induta. Scutum dorsuale subnitidum, pilis longis, 


(maiores ad 150-170 p.. sunt longi), mollibus ad margines induta ; 
in medio pilo raro et eurto vestita. Pili verticales minimi, molles ; 
humerales nulli. Epistoma trispinum, spinis longis, media apice 
bifurca, lateralibus apice pluridenticulatis. Pedes omnes longiores 
(antici 600 p..; tarsis 170 p..; postici tarsi 310 p.. long.); primi 
paris femure genuque spinis validis, curtis armati; caeteri toti 
spinis multis aucti. Ambulacra setis ad latera unguium perlongis, 
membranula in laciniis tribus longis divisa; ambulacra antica sub- 
sexilia. Mentum perlonga seta duplici, barbatissima terminatum. 
Scuta iugularia in scutulis utrinque 4 numero fracta, ex quibus 
interiora transverse subrectangula, coetera circularia, punctiformia. 


Scuta metapodica nulla. Scutum anale latissimum, obsemicirculare, . 


totum ventrem posticum occupans, longipilum. Seuta peritrema- 
tica latissima, postice truncata; peritremate lato, partim quartas 
coxas amplexantia. Ad 550 p.. long.; 460 p.. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla inter folia putria, ad paludes, 
prope « Castions di Strada; Udine ». 


45. Lasioseius (Platyseius) mollicomus Berl. n. sp. — Foem. 
aurantiaca, late trigono-bursiformis. Derma dorsi sublaeve, in me- 
dio nudum (exceptis pilis aliquot parvis et exilibus, duobusque in 
tertia dorsi parte antica longioribus); ad latera pilis criniformibus 
longioribus, mollibus dense indutum, ex quibus postico-laterales 
caeteris maiores, sunt longi 180-200 p.. Pili postici medii e tu- 
bereuio exorti, coeteris posticis duplo curtiores sed crassiores, apice 
runcatim deorsum incurvi. Pedes longiores (antici 700 p.. long.) 
tarsis elongatioribus (antici 200 p.; postiei 300 p..), antici genu 
tibiaque ad latera spinis validis et sat longis armati; caeteri 
segmentis omnibus, usque ad extremum tarsum, spinosis. Iugularia 







atte der * | di 


— die 




















CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 45 


in seutulis subrotundis utrinque tribus fracta, minimis. Sentum 
anale latissimum (duplo latius quam longum), totum extremum ven- 
trem occupans, sublaeve, excepta stria transversa margini antico 
subparallela et adpressa. Metapodia transverse late ovalia, senti 
peritrematici margini extremo arcte adnexa. Scuta peritrematica 
latissima, multo quam in caeteris totius generis latiora, post quar- 
tas coxas arcuatim inflexa, denique in ventre evanescentia. Peri- 
trema latissimum, truneatim et valde late ad marginem posticum 
seuti desinens. Ad 580 p.. long. ; 480 p.. lat. 
Habitat in insula « Giava ». Coll. C1. Jacobson. 


SUBGEN. ZERCOSEIUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Lastoseius. Pili trunci plus minusve penicillati, vel di- 
latati. Typus L. Z. spathuliger Leon. 


46. Lasioseius (Zercoseius) paliger Berl. n. sp. — Foem. 
testacea, sat elongate-ovata. Setulae posticae saltem duplo (60 ..) 
caeteri trunci longiores, tuberculo sat alto sustentae. Sceuta me- 
tapodica magna, trigono-rotundata. Adsunt scutula quatuor mi- 
nima inter genito-ventrale et anale. Hoc late trigono-rotundatum 
est. Sternum magnum, latum. Scutum peritrematicum non post 
quartas coxas productum, easque tantum partim marginans, post 
stigma vix expansum. Derma dorsi scabrato-areolatum, in dimidio 
dorso minus asperatum. Ad 440 p. long. ; 270 p. lat. 

Habitat. Nonnulla collegit exempla in muscis ad « Filettino, 
Lazio », CI. Dodero. 


47. Lasioseius (Zercoseius) podocinoides Berl. n. sp. — Foem. 
testaceo-badio-subfuliginea, bursiformis. Truneus pilis sat longis, 
eylindricis, crassiusculis, apice vix lenissime subbarbatulis vesti- 
tus; verticis longi. Scutnum dorsuale reticulo uniformi sat crasso 
seulptum ; anale reticulo areolis transversis, sat magnis exharato. 


 Rostri basis utrinque singulari impressione semicireulari, ad mar- 


gines excavata. Pedes antici mira longitudine, sive corpore sesqui 
longiores (900-950 p.. long.) ; tarso eylindrico, elongatissimo (310- 
315 p.. long.): ambulaero longo pedunculo, artieulato praedito. 





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d4 ANTONIO BERLESE 


Scuta iugularia maiora, transverse late trigona; scuta metapodica 
duplicia, superiori minimo semicirculari, posteriori rotundo, prae- 
cedenti valde appresso. Scutum anale latissimum, totam latitudi- 
nem corporis occupans, semicirculare. Scuta peritrematica ad di- 
midiam quartam coxam oblique truneata, ramulo inferno peritre- 
matis nullo. Epistoma quadrispinum, spinis duabus mediis eurtio- 
ribus et acutioribus quam externae. Ad 520-600 p. long. ; 340- 
400 p.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt Cl. Allaud et Jeannel. 


48. Lasioseius (Zercoseius) penicilliger Berl. n. sp. — Ter- 
reus, ovatus, sat L. paligero aftinis, sed tamen characteribus istis 
distinetus. Epistoma subrecte truncatum, spina utrinque laterali 
vix maiori, caetero margine inter spinas denticulis subaequalibus 
inciso. Derma dorsi scabratum. Pili eorporis eylindrici, apice acuti, 
vix sub apicem tenui barbula ornati ; postici (caeteris maiores) ad 
60 p. sunt longi. Pedes nt in L. Z. paligero. Foem. Sternum 
strictius et longius quam in L. Z. paligero, sed antice et postice 
pariter conformato. Scutaum genito-ventrale valde anali appressum, 
inter quae seuta non scutula minora sunt, sed tantum linea trans- 
versa, durior. Scutum anale late trigonum, certe latius quam in 
L. Z. paligero et utrinque in margine laterali profunde excavato— 
impressum, transversis lineis bene exharatum. Seuta peritrematica 
et peritrema ut in L. Z. paligero. Ad 550 p.. long.; 330 p.. lat. 
Mas mandibulae calcari antrorsus porrecto, lineari, vix undulato, 
apice truncato, obsolete tridentulo. Ad 400 p.. long.; 240 p.. lat. 

Habitat in agro patavino, sub lignis putribus, ad terram. 


49. Lasioseius (Zercoseius) penicilliger Berl. var. floriden- 
sis Berl. n. var. — Differt a typico statura aliquanto minori, me- 
tapodiis (foeminae) utrinque dupliei seutulo constitutis, setis dorsi 
(praecipue) postici, melius barbulatis. Mas ad 320 p.. long.; 170 p. 
lat.; foem. 450 p.. long. 290 p.. lat. (vel 440 X 300). 

Habitat. Plurima vidi exempla collecta in muscis, ad « Lake 
City, Florida ». 


50. Lasioseius (Zercoseius) sublaevis Ber]. n. sp. — Foem. sat 
lata, zerconiformis, pallidius terrea, subhyalina. Dorsum rugis ali- 


din 





= date = * 





CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 45 


quot, reticulum incertum formantibus, exharatum, tamen in dimidio 
postico dorso utrinque linea, retrorsus arcuata signatum. Pili corpo- 
ris cylindrici, haud barbulati, statura a vertice ad marginem po- 
sticum crescentibus ; postici longi, introrsus arcuatim ineurvi, ad 
70 p. long. Epistoma in mueronem serrulato-denticulatum desi- 
nens. Pedes breves, subspinosi, ambulacris membranula rotundato— 
quadriloba ; setis ad basim unguium inconspicuis. Sternum margine 
antico subrotundato (tamen in medio impresso), peculiari linea chi- 
tinea arcuata, utrinque ad menti basim connexo; margine postico 
leniter excavato. Scutum anale magnum, semidiscoidale, anterius 
leniter, posterius semicirculariter rotundatum, totum striis concen- 
tricis (circa anum) exharatum. Metapodia utrinque duplici seutulo, 
subrotundo significata. Seutum peritrematicum exile, post tertios 
pedes subito ceonstrietum et vitta exili chitinea, foveas pedales 
quartas partim circumdans, terminatum. Ad 300 p.. long. ; 220 p.. lat. 
Habitat. Plura exempla collegit CI. Jacobson in insula « Giava », 
super Dipterum quodam, quod ex fam. Tipulidae mihi videtur. 


SUBGEN. LEIOSEIUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Lasioseius. Pedes breves et robusti. Truneus elongatus, 
lateribus subparallelis. Typus: ZL. L. minusceulus Berl. 


51. Lasioseius (Leioseius) venustulus Berl. n. sp. — Foem. 
pallide terrea, pedibus anticis, praecipue tarsis, vix obseurioribus; 
elongate ovalis, lateribus parallelis. Scutum dorsuale in quarta 
parte antica transverse striatum reticulatumque, denique tenuis- 
sime reticulatum, punctis clarioribus in reticuli lineis iisdem or- 
natum. Pili dorsi et marginis postici brevissimi, difficilius conspi- 
cui. Epistoma spinis tribus, subaequalibus, longis, peracutis (in 
L. L. minusculo, quae species affinis est, sunt apice tenuiter bifidi) 
desinens. Pedes mediocres, tarsi antici sat longi, sive 100 p.. (in 
L. L. minusculo sunt 60 p.. long.), ambulacris anticis biarticulatis, 
sat elongate pedunculatis; caetera ambulacra setis ad basim un- 
guium sat longis, membranula triloba, lobulis rotundatis. Iugularia 
magna. Sternum sat elongatum, post secundos pedes bene pro- 








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40; ANTONIO BERLESE 


ductum, postice truncatum. Sceuta metasternalia nulla. Scutum 
genito-ventrale perstrictom, non pilis in marginis lateralis medio 
ornatum. Scutum anale parvulum, rotundato-trigonum, longius 
quam latum, valde ab epigastrico remotum (est long. 75 p.; 
lat. 70 p..; in L. L. minusculo et multo maius, sive 120 X 120). 
Scuta peritrematica sensim, sed parum, a L. L. minusculi diversa. 
Ad 420 1. long. ; 230 p.. lat. Mas mandibularum calcari subrecto, 
brevi, apice bimucronato-truncato. Ad 300 p.. long.; 200 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla exempla collegit (cum Rhyzoglypho quodam 
commixta) CI. Paoli, in myceliis Roselliniae, ad « Figline », in 
Etruria et mecum benignissime communicavit. Inveni etiam in 
agro Panormitano nec non ad « Vallombrosa », in muscis. 


52. Lasioseius (Leioseius) setosulus Berl. n. sp. — Foem. 
pallide terrea, elongate ovata, lateribus subparallelis. Scutum dor- 
suale sublaeve, tantum in medio reticulo evanescenti vix signa- 
tum. Pili dorsi mediocres, postici longiusculi (40 p..), exiles, recti. 
Epistoma tantum bispinum, spinis rectis, acutis, sat longis. Pe- 
des mediocres ; antici tarso eylindrico, ad 100 p.. long. ; ambulaero 
pedunculo biarticulato, sat brevi. Ambulacra caetera membranula 
triloba, lobulis strietis; setis ad basim unguium parvulis. Iugu- 
laria cum sterno confusa. Sternum elongate rectangulum, non an- 
gulis anticis, nec inter tertios et quartos pedes angulatum. Seuta 
metasternalia nulla. Secutum genito-ventrale, anale et peritremati- 
cum ut in L. L. venustulo. Scutum anale 60 X< 60. Ad 340 w. 
long.; 180 p. lat. 

Habitat. Plura inveni exempla in muscis, ad « Lake City, Flo- 
rida » collecta. 


GENUS AMEROSEIUS BERL., 1904. 


55. Ameroseius epicrioides Berl. n. sp. — Foem. elongate 
ovata, dilute fuliginea, reticulo scuti dorsualis vix obseuriore. Scu- 
tum dorsuale reticulo irregulariter polygonales, latas areolas oc- 
cludenti totum ornatum nec non pilis longis, vix barbatulis, incur- 
vis, ad latera cirriformibus praeditum. Pili postieci sunt longi 











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CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 47 


70-80 p.. Pili summi verticis duo sunt, sat exiles, parvi, externe 
barbula brevi ornati. Epistoma angulum obtusum conficiens, mar- 
ginibus integris. Sternum obtrapezinum ; seutum genito-ventrale 
sat magnum, postice subrotundatum. Seutum anale late trigonum, 
latius quam longum (sive 130 X 80 b..). Ad 440 p.. long. ; 280 . lat. 

Habitat. Plura collegit exempla CI. Bruek ad « Rio Santiago, 
La Plata », sub arborum emortnorum cortice. 


54. Ameroseius sculptilis Berl. n. sp. — Foem. pallide te- 
stacea, consuetae figurae. Dorsum areolis erassis ut in A. hirsuto 
sculptum. Setulae verticis latae, serrulato-plumosae. Setulae dorsi 
parvulae, lateraliter vix e margine produetae ; etiam posticae bre- 
ves, ad 40 p.. long.; omnes crassae, serrulato-plumosae, ineurvae. 
Pedes omnes mediocres, segmentis coneoloribus. Epistoma angu- 
latim vix produetum, marginibus subserrulatis. Sternum obtrape- 
zinum, angulis rotundatis, dermate subnitido. Seutum anale qua- 
drato-rotundatum, margine antico recte truncato, postico rotun- 
dato, utrinque impressioni parva, angulari signatum, totum areolis 
magnis, reticulo crasso et obscuriori sculptum. Ad 420 L. long.; 
290 p. lat. 

Habitat in muscis montium altiorum Etruriae (Vallombrosa). 


55. Ameroseius tenellus Berl. n. sp. — Foem. pallide terrea, 
subhyalina, ovata. Dorsi seulptura haec est.: In medio maxima pars 
seuti dorsualis sulcis exilibus est reticulata; ad lateres, praecipue 
anterius et usque ad quartos pedes, latae areolae sunt, fere bise- 
riatae. Sternum et scutum anale snleulis exilibus, reticulam difti- 
cilius conspicuam efficientibus, sunt exharata. Pili verticis late 
utrinque barbatuli, plumiformes ; caeteri conici, robusti, longi, vix 
aliqua barbula ornati, incurvi, radiatim e margine corporis proce- 
dentes, statura a vertice ad marginem posticum crescentes; po- 
stici ad 100 p.. long. Epistoma angulatum, spina media acuta, 
armatum. Sternum subquadratum, angulis rotundatis. Scuta hy- 
posternalia nulla. Scutum anale subcircolare, aeque longum ac 
latum (160 Xx 170). Adsunt scuta metapodica sat magna, elongate 
amygdaliformia. Scutum peritrematieum latum, bene post quartas 
coxas arcuatum, sed parum retrorsus produetum. Ad 460 p.. long. ; 











48 ANTONIO BERLESE 


320 |. lat. Tarsus anticus hyalinus, caeteri pedis concolor, tibia 
genuque simul sumptis longitudine par, sive 110 p. 

Habitat. Florentiae; in agri Panormitani, muscis et in agro 
Tridentino (« Tiarno »), in detritis foeni obvius. 


GEN. EPICRIOPSIS BERI.. N. GEN. 


Inter Laelaptidas, Podocininos. Typus: Gamasus horridus Kram. 
(= Epicrius mollis Berl. ex Kram.). i 


Il Gamasus mollis del Kramer è una forma sprovveduta di ambulacri al 1.° paio 
di zampe. L’ Haller, riportando senza più la diagnosi del Kramer, introduce 
questa specie (che nessuno più mai vide dopo lo scopritore) nel genere Epicrius. 
Il Berlese (A. M. Se. it., fase, XL, fig. 9) chiama Epicrius mollis quello che è 
invece il Gamasus horridus del Kramer. L’ Oudemans, attenendosi a questo ul- 
timo erroneo modo di vedere, riconosce che quest’ ultima specie non può entrare 
fra gli Epicrius, per la posizione dell’ apertura sessuale maschile e la considera 
per Hypoaspis. Il Trigardth prende a tipo il Gamasus mollis del Kramer, per 
farne un genere a sè, che chiama Paraseius. Ora, mentre questo ultimo genere 
potrà o meno essere valido, il che si giudicherà allorquando potrà essere meglio 
noto il Gamasus mollis vero del Kramer, pel Gamasus horridus dello stesso Au- 
tore conviene adunque fare un genere a sè, perchè non può essere introdotto fra 
i gruppi di Podocinini sinora stabiliti. Questo genere io chiamo Epicriopsis. 

La sinonimia dei due generi Paraseius ed Epicriopsis e delle due specie tipiche 
è la seguente : 


Gen. Paraseius Trigardh 1910 (typus: Gamasus mollis Kram.). Paraseius 
mollis (Kram.) Trig. (= Epicrius mollis Hall.: non syn. Epierius mollis Berl.). 


Gen. Epicriopsis Berl. 1916 (typus: Gamasus horridus Kram.). Epicropsis 
horrida (Kram.) Berl. (= Epicrius mollis Berlese : = Hypoaspis mollis Qud.). 





56. Epicriopsis horrida (Kram.) var. sicula Berl. n. var. — 
Differt a typico statura aliquanto minore ; tuberculis dorsi minus 
numerosis ; setis parvulis dorsi omnibus saltem triplo lorgioribus 
quam in typico (setis magnis tamen eadem statura quam in typico). 
Foem. ad 310 p.. long.; 220 p.. lat. i 

Habitat in muscis agri Panormitani. 


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CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 49 


SUBGEN. ACTINOSEIUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Epicriopsis Berl. Typus /. A. terrificans. Berl. 

57. Epicriopsis (Actinoseius) terrificans Berl. n. sp. — 
i Foem. pallide testacea, subovalis, tamen postice latiuscula, ante- 
rius subtruncata, tota pilis styliformibus perlongis, vix retror- 
È sus incurvis, radiatim e marginibus eorporis procedentibus, alto 
et robusto tuberculo sustentis, mire ornata. Styli isti corporis 
Ni dimidia latitudine sunt vix longiores vel vix curtiores. In margine 
antico duo stili sunt antrorsum directi, quatuorque in vertice ; 
«_—@einde, de humero usque ad dimidium marginem postieum, utrinque 
undecim styli, fabricae supradictae, in margine.e latere corporis 
procedunt, aeque dissiti. In medio dorso series duplex est longi- 
 tudinalis stylorum conformium, numero utrinque sex et inter sex- 
tum huius seriei et margines adest etiam stylus caeteris vix mi- 
nor. Pedes antici corpore multo longiores. Derma dorsi seabratum. 

i Ad 400 p.. long.; 300 p.. lat. (Stylus posticus 150 p.. long.). 
Habitat. Collegit exemplum huius pulcherrimae speciei ad « La 
Plata » CI. Bruck. 


È CRYPTOSTIGMATA IL 


tr GEN. PELOPS K. 


Ho studiato le specie di questo genere più diligentemente di quello che finora 

Ka sia stato fatto. Esse sono tutte ad epidermide del tronco liscia, ma sono rivestite 
_ —di una pellicola (tunica) tutta complicata di rughe e spesso imbrattata di terra 

| o d’altro. Da ciò un aspetto ben diverso dall’ animale pulito a quello sudicio. 
È Ritengo che, col solo studio dell’ animale rivestito di dette quisquilie, non sia 
d | possibile definire bene le diverse specie e differenziarle fra loro, mentre ciò 
i riesce ottimamente sugli individui puliti. 
I caratteri specifici si desumono dalla lunghezza e distribuzione delle setole 


Ci x 


È del dorso (l’ annessa figura è abbastanza esplicativa per ciò); dalla statura, e 
h dalla forma degli organi pseudostigmatici. Non danno caratteri utili le appen- 
È dici spatolate del capotorace, nè le pseudoali, nè le zampe ecc. 


« Redia », 1916. 4 














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50 ANTONIO BERLESE 3, 


In seguito a così fatta più minuta indagine sulle specie nostrali ho dovuto 
persuadermi che le specie del Koch, deljNicolet e di altri, fondate sopratutto 
su individui coperti dalla tunica, non sono affatto bene precisate e debbono con- 
siderarsi per nominali. Lo stesso P. acromios Herm. è dall’ Antore medesimo 


ene SÉries cnileriof 
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a LESSE peli intra lamellares 
z . limellze 
% --___ organa pseudosle. 
ia sguama nelogastre 
VIZI 






troppo insufficentemente illustrato per potere esser certi che esso corrisponda 
a quelli, che, sotto questo nome, sono stati indicati dal Nicolet, da Canestrini e 
Fanzago, dal Michael, da me stesso e da altri; perciò propongo per questa spe- 
cie (che vive sulle piante ed è sola nel genere con tali abitudini) il nome nuovo 
di P. phytophilus. 


Pelops phytophilus Berl. n. sp. Idest. Pelops acromios M i - 
chael (Brit. Orib., I, p. 280); Canestrini et Fanzago, 
(Ac. it., p. 10); Berlese (A. M. Sc. it. XV, 6). Valde dubie: 
Hermann, (Mém. Apt., p. 91; pl. IV, fig. 1). Non syn. Koch. 
(C. M. A. Deutschl., 30-9,10), Nicolet: (Ac. env. Paris, p. 425, 
tab. III, fig. 1). Variat longitudine pilorum notogastri, et organo- 
rum pseudostigm., quae in nonnullis exemplis sunt curtiora, cras- 
sius clavata et in aliis exemplis sunt longiora, exilius clavata 
(var. longipilus ?). Sunt exempla intermedia. Ad 700 p.. long., 550 
v.. lat.; usque ad 820 p.. long.; 600 p. lat. 

Habitat in tota Italia alibique (Corfù, 700 X< 500, curtipilus), 
etiam in montibus altioribus; frequentior aestate, super plantas 
varias, rarior in muscis, vel inter folia putria, aut in humo ece. 








CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 


53. Pelops hirtus Berl. n. sp. — Nigerrimus. P. simplici sat 
similis, sed vix maior. Seta quarta seriei lateralis fere in serie 
media ineurrens. Setae omnes notogastri longiores quam in P. sim- 
plici (posticae sunt 200 w.. long.), cylindricae. Foramen genitale 
sesqui longius et latius quam anale et diametro suo sesqui ab ano 
remotum. Organa pseudostigm. sat longa, leniter fusiformia. Ad 
900 (usque ad 950) p. long.; 750 (usque ad 780 p.. lat.).. Inter 
congeneres species (enropaeas) mihi notas haec est maxima. 
Habitat communis in muscis agri Tridentini nec non in Etru- 
riae montium altiorum (« Monte della Verna; Vallombrosa »). 


59. Pelops simplex Berl. n. sp. — P. duplici sat similis, sed 
aliqnanto maior ; organis psendostigmaticis vix fusiformibus, setis 
notogastri longioribus (posticae sunt 160 p.. long.). Setae notogastri 
sunt simplices. Seta secunda seriei interioris et tertia seriei late- 
ralis sunt valde ad insertionem intersese discretae, ut communius 
est in speciebus huius generis et seta 4.* seriei lateralis sat a 
serie interiori remota est. Foramen genitale vix anale maius et 
duplo diametro suo ab ano remotum. Ad 850 p. long.; 680 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla colleeta in muscis, ad « Vallom- 
brosa, Firenze ». 


60. Pelops subexutus Berl. n. sp. — Castaneus vel nigrescens, 
pilis notogastri omnibus elavato-ciliatis, subeonformibus ; 1.° et 2.° 
marginalibus praesentibus. Tunica punetulata adest pertenuis, ita 
ut animal granulis minimis obsitum videatur et subnudum. Organa 
pseudostigm. sat elongate claviformia. Squama anterior notogastri 
profundius excavato-sinuata. Ad 720 u. long. 640 p.. lat. 

Habitat in Sardinia (« Bosa »), in muscis. 


61. Pelops absalom Berl. n. sp. — Castaneo-niger; tunica sat 
erassa indutus. Pili notogastri omnes longissimi, eylindrici, postici 
dimidiam corporis latitudinem aequantes (250 pu. long.). Pilus se- 
eundus seriei interioris et tertius seriei lateralis ad insertionem 
contigui. Organa pseudostigmatica brevissime clavato-pyriformia, 
nigra. Squama notogastri media anterius rectilinea. Ad 800 p.. long.; 
570 1. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt C11. Alland et .Jeannel. 


3 








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52 ANTONIO BERLESE 


;}2. Pelops duplex Berl. n. sp. — Castaneo-niger, subcircularis. 
Notogastrum pilis leniter clavatis, sat longis ornatum. (Setae po- 
sticae sunt longae 100 p..)., Organa pseudostigmatica longiora, À 
eylindrica (vel vix sensim sub apicem crassiora), scabrata. Tarsus i 
secundi paris ad dorsum, sub apicem, appendicula lanceolata orna- 
tus. Area porosa ad insertionem setae primae serieis interioris 
rotunda, sat magna. Seta tertia seriei lateralis valde proxime in- 
sertioni setae secundae seriei interioris insita (character insignis 
speciei), inter quas horum pilorum insertiones area porosa rotunda 
minor stat. Ad 680 p.. long.; 560 lat. 

Habitat frequens in muscis Italiae centralis (« Vallombrosa, Fi- 
renze » alibique) nec non in Germania (Amburgo, coll. C1. Strand) 
et in Bohemia (coll. CI. Roubal). 


— iii 


fiano © 


65. Pelops geminus Berl. n. sp. — Castaneus, valde P. du- 
plici similis, praecipue propter pilorum notogastri (secundo seriei 
interioris in insertione tertio seriei lateralis contiguo) disposi- 
tione et fabrica, sed statura valde P. duplicis minore, organisque 
pseudostigmaticis sat late foliaceo-fusiformibus. Ad 510 uv. long. ; 

440 p. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla ad mare, prope Pisas («San 

Vincenzo »), in pinetis. 





64. Pelops subuliger Berl. n. sp. — Castaneus, late rotunda- 
tus, tenui tunica indutus. Notogastrum pilis subulatis, sat curtis 
(postici sunt longi 80-100 p..) ornatum. Adest pilus marginalis pri- 
mus. Pilus quartus seriei lateralis sat seriei interiori adpressus. 
Areae porosae omnes tantum puncto minimo significatae. Organa 
pseudostigmatica longa, acutissime subuliformia. Foramen genitale 
110 p. long.; 130 p.. lat.; foramen anale 90 p.. long.; 110 p.. lat. 
Genitalia ab ano 190 p.. sunt discreta. Vitta chitinea anterius fo- 
ramen genitale marginans sat conspicua, tamen non lateraliter pro- 
ducta. Ad 850 p.. long.; 690 p. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla collecta ad Sondrio, super mon- 
tes, ad 2300 m. (« Giacciaio dei Fornai »). 


pe " o se VOTE 


e, 295 


( PO 


65. Pelops subulatus Berl. n. sp. — Exempla exuta. Casta- 
ci . ai‘a = Po . 
é neus, ovalis, subnitidus. Vertex valde anterius attenuatus, quasi 








dati , 
Di resin tic c) Pini 





CENTURIA PRIMA: DI AGARI NUOVI 53 


in subulam peracutam productus. Pili notogastri longi, vix apice 
attenuati. Organa pseudostigm. elongate claviformia. Vitta perige- 
nitalis (sive vitta obscurior, pontiformis, antrorsus areuata, fora- 
men genitale anterius marginans) perconspicua, usque ad quartas 
coxas producta. Foramen genitale fere diametro suo longitudinali 
a foramine anale diseretum. Ad 610 p.. long.; 450 p. lat. 

Habitat in Norvegia. Nonnulla vidi exempla collecta a CI. Thor, 
ad « Jomfriiland ». 


66. Pelops claviger Berl. n. sp. — Castaneus, tenui tunica 
indutus, subovalis. Notogastrum pilis curtis, subulatis ornatum 
(postici sunt longi 50 p..). Mihi videtur adesse pilus primus mar- 
ginalis. Areae porosae nullae ad insertionem primi pili seriei inte- 
rioris, nec non ad tertii, sed ad insertionem pili secundi adest area 
porosa rotunda, sat magna. Pilus tertius seriei lateralis bene a se- 
rie interiori remotus. Organa pseudostigmatica sat brevia et crasse 
clavata. Ad 650 p. long.; 470 yu. lat. 

Habitat ad « Sondrio », in muscis altioram montium (« Ghiae- 
ciaio dei Fornai », ad 2300 m.). 


67. Pelops siculus Berl. n. sp. — Castaneo-niger, ovalis vel 
sat latus. Notogastri pili omnes erassi, exceptis adalaribus (sive 
1.° et secundo seriei lateralis) qui eylindrici sunt; caeteri omnes 
clavati et longi. Pili postici 90 p.. long. Pili 1," et 2.5 margina- 
les, nulli. Pili tertii seriei interioris caeteris omnibus maiores et 
magis clavati, ad 110 p.. sunt longi. Pili 3." et 4," seriel latera- 
lis intersese basi sat appressi; pilus quartus huius seriei valde 
a serie interiori remotus. Area porosa ad pilum primum seriei 
interioris nulla. Foramen genitale non anali maius. Organa pseu- 
dostigmatica magna, introrsus arcuata, sat crasse fusiformia. Ad 
650 p.. long.; 490 p. lat. (exempla subovalia); 590 p. long. ; 
430 p.. lat. exempla latiora. Animal tunica sat crassa indutum. 

Habitat. Plura collegi exempla in muscis, ad « Palermo ». 


68. Pelops affinis Berl. n. sp. — P. castaneo-niger, tunica 
crassa indutus. P. sieulo affinis propter pilos 1.° et 2.° seriei mar- 
ginalis nullis, sed statura aliisque characteribus bene distinetus. 








IRE CAI GgAASE RR LEI AE AO SA LARE (PPPEGERI A RIE LARE 





& 


+ ANTONIO BERLESE 


Pili omnes clavati, sat longi; postici 40 p. long.; tertii seriei 
interioris sat magni ad 50 p. long. Adest area porosa puncti- 
formis, sat ad latus insertionis pili primi seriei interioris remota. 3 
Pilus 3." et 4." seriei lateralis intersese sat remoti. Organa pseu- 
dostigmatica sat elongate clavato-fusiformia. Foramen genitale 
maius quam anale. Ad 590 p.. long.; 410 p. lat. 

Habitat frequens in muscis, « Vallombrosa ». 


69. Pelops similis Berl. n. sp. — P. castaneo-niger, cerassa 3 
tunica indutus; valde P. affini similis, sed tamen characteribus i 


nonnullis diversus. Tunica indutus et nisi bene expolitus, pilis È 
posticis carens videtur et tantum tertiis seriei interioris ornatus i 
adparet. Area adest porosa ad insertionem pili primi seriei inte- 
rioris, insertioni eidem valde appressa. Organa pseudostigmatica 
elongatius et exilius fusiformia quam in P. affini. Ad 530-570 p.. 
long.; 400-450 p.. lat. 

Habitat sat frequens in Etruriae altioram montium muscis i 
(« Vallombrosa »). 


70. Pelops pulchellus Berl. n. sp. — Castaneus, ovalis, tunica 
sat erassa indutus. Area porosa ad 1." pilum seriei intermediae 
punctiformis valde insertioni eidem pili adpressa; adest area porosa 
similis ad insertionem pili secundi eiusdem seriei. Pili omnes no- 
togastri curtuli, subclavati, omnibus maiores sunt tertii seriei in- 
terioris (ad 40 p.. long.). Pili primus et secundus seriei marginalis 
nulli. Organa pseudostigmatica sat elongate fusiformia. Ad 460 p.. 
long.; 350 p. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla inter folia emortua, ad Romam 
(« Maccarese »). 


4 
| 


71. Pelops nepotulus Berl. n. sp. — P. castaneo-niger, rotun- 
datus, tunica crassa indutus. Pili 1." et 2.55 seriei marginalis 
nulli. Pilus secundus seriei interioris et tertius seriei marginalis 
intersese ad insertionem arcte appressi, tantum perparvula areola 
porosa, punctiformi interposita. Ad insertionem pili primi seriei 
intermediae est area porosa rotunda, punetulata, sat parva; ad 
insertionem tertii pili eiusdem seriei est minimum punetum pellu- 








A 


+ 


rr i stà PRI A IT IE OR ITEM SII telifenicà eli 





CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 55 


cidum. Pili omnes notogastri sat curtuli; tertii seriei intermediae 
melius clavati et caeteris longiores (ad 40 L.. long.) et soli in 
exemplis tunica indutis adparent. Organa pseudostigmatica sat 
elongate fusiformia. Ad 450-470 p.. long.; 370-380 p.. lat. 

Habitat in muscis, pluries collectus ad « Città di Castello, Um- 
bria » et ad « Vallombrosa, Toscana ». 


72. Pelops curtipilus Berl. n. sp. (= P. auritus Berl. ex Koch. 
A. M. Sc. it., XXXV-8; non syn. P. auritus Koch. C. M. A. Deut- 
schl. 30, 11). — Castaneus ovalis, tunica sat crassa indutus. Pili 
notogastri omnes perparvuli, simplices, breviores. Pili primi et 
secundi seriei marginalis nulli. Ad insertionem pilorum 1,5, 2,5, 
3.5 seriei interioris area porosa stat perparvula, punctiformis. 
Organa pseudostigmatica sat erassa, fusiformia. Ad 440 p.. long. ; 
290 p. lat. 

Habitat in muscis, ad « Vallombrosa ». 


73. Pelops curtipilus Berl. var. somalicus Berl. — Diftert a 
typico statura vix maiore et pilis notogastri vix longioribus, 
omnibus magnitudine intersese paribus. Ad 480 p.. long. ; 350 
p. lat. 

Habitat. Plura vidi exempla collecta in « Somalia italiana », in 
lignis putribus, ad foces Jubae. Coll. CI. Paoli. 


74. Pelops depilatus Berl. n. sp. — Castaneus, rotundatus. 
Exempla nuda tantum possideo. Pili notogastri et areae porosae 
nulli; adsunt tantum pili tertii seriei intermediae, qui perparvuli 
sunt et maioris amplificationis ope tantum conspicui. Organa pseu- 
dostigmatica claviformia, sat longa. Ad 430 p.. long.: 330 p. lat. 

Habitat in muscis agri Panormitani. 


75. Oribates maximus Berl. n. sp. — Niger, in medio dorso 
pallidior, leniter ovatus, linea cephalothoracem ab abdomine seiun- 
genti sat conspicua; setis interlamellaribus exilioribus et curtiu- 
sculis. Organa pseudostigmatica setiformia, exiliora, longa, barbu- 
lata, retrorsus directa. Pteromorphae non bene dimidiatae, rugis 
interruptis linearibus, sat brevibus totae aeque signatae. Vertex 








56 ANTONIO BERLESE 


obtusus. Areae porosae adalares rotundae, sat magnae; mesono- 
ticae anteriores et posteriores rotundae, sat magnae; posteriores 
videre nequeo ; an nullae ? Derma nitidissimum. Ad 1100 p.. long. ; 
800 p. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla colleeta a CI. Alland et Jean- 
nel in Africa orientali. 


76. Oribates ovatus Berl. n. sp. — Inter longipilos, integros. 
Piceus, concolor, ovatus, sive sat longiusculus. Organa pseudosti- 
gmatica longa, exiliora, barbatula, retrorsus directa. Areae adala- 
res snbevanidae (videre bene in unico exemplo nequeo). Adest ta- 
men adalaris una rotunda, a margine corporis remota magis quam 
in caeteris huius generis speciebus ; caeterae notogastricae rotun- 
dae, sat magnae; posticas non video. Derma nitidum. Vertex 
obtusus. Pteromorphas in plano videre nequeo, sed tantum vittis 
obsoletis infamatae esse videntur. Fabrica corporis ovali inter con- 
generes insolitae figurae. Ad 590 p.. long.; 380 p.. lat. 

Habitat. Unicum vidi exemplum colleetum a CII. Allaud et Jean- 
nel in Africa orientali. 


77. Oribates ovatus Berl. var. somalicus n. var. — Typico 
maior et minus ovatus. Ad 700 p.. long.; 500 pu. lat. 

Habitat. Plura exempla vidi collecta in Somalia a CI. Paoli, in 
lignis putribus, ad foces Jubae. 


78. Oribates parvus Berl. n. sp. — Niger, rotundatus, lon- 
gipilus, integer. Organa pseudostigmatica sat elongate et sat 
crasse clavata. Areae porosae adalares vix in longitudine ovales ; 
area porosa mesonotica anterior mediocris, vel parva (in nonnullis 
exemplis subpunetiformis), rotunda, caeterae transverse ovales, 
parvae. Lamellae antrorsus ne dente ullo significatae. Pteromor- 
phae undique concolores, nec sensim striatae. Ad 420 w. long. ; 
320 p. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla in muscis, in Umbria (« Città di 
Castello »). 


79. Oribates difficilis Berl. n. sp. — Inter curtipilos dimi- 
diatos. Castaneo-fuligineus, nitidus, subrotundatus. Organa pseudo- 








CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI DT 


stigmatica sat longa et sat crasse elavata, antrorsus directa. La- 
mellae minime elevatae, nec anterius prominentes. Pteromorphae 
parte postica rugis aliquot parvis exharata. Areas porosas in dorso 
abdominis non video, nisi dubie, in pluribus exemplis quae possi- 
deo. Ad 320 p.. long. ; 230 pu. lat. 

Habitat. Plura exempla collegit CI. Paoli in « Somalia italiana », 
ad foces Jubae, in lignis putribus. 


SUBGENUS STICTOZETES N. SUBGEN. 


Ex gen. Oribates (s. str.). Derma totum punetulis minimis sca- 
bratum, etiam in pteromorphis. (Mihi videtur adesse pellicula qua- 
dam punetulata, hyalina, perexilis, totum animal induens, valde 
tenaciter dermati (nitido ?) adherens. Caetera ut in gen. Oribates 
(Ss. str.). Typus: Oribates (Stictozetes) scaber Berl. 


80. Oribates (Stictozetes) scaber Berl. n. sp. — Inter curti- 
pilos integros. Castaneo-fuligineus, subrotundatus. Derma minutis- 
simis puncetis, aeque dissitis totum exharatum. Organa pseudosti- 
gmatica sat crasse lanceolato-clavata. Areas porosas adalares non 
video, nisi perparvulas duas (utrinque unam) sat ab alis remotas. 
Area porosa mesonotica anterior perparvula rotunda; posteriores 
eadem magnitudine. Margo posticus abdominis utrinque impres- 
sione angulari vix signatus. Ad 320 p.. long. ; 220 p.. long. 

Habitat. Exempla plura vidi collecta a CI. Paoli ad foces Jubae, 
in lignis putribus, in « Somalia italiana ». 


81. Oribates (Stictozetes) fuscus Berl. n. sp. — Inter curti- 
pilos dimidiatos. Saturate castaneo-fuscus. Setae lamellares  per- 
parvulae, difficilius conspicuae. Organa pseudostigmatica erasse 
clavata, apice acuta, nigra, vix barbulata. Areas porosas anterio- 
res non video. Areae porosae adalares (difficiliter conspicuae) ma- 
gnae, transverse ovales; mesonoticae anteriores magnae, rotundae. 
Caeteras notogastri non video. Pteromorphae in margine laterali 
profundius sinuato—incisae. Ad 330 p.. long. ; 240 p. lat. 

Habitat. Plura vidi exempla colleeta a CI. Paoli in lignis putri- 
bus, ad foces Jubae, in « Somalia italiana ». 














58 | —ANTONIO BERLESE 


GEN. GALUMNELLA BERL. N. GEN. 


Inter Pterogasterinas (Oribatid.). Facies gen. Ordbates (s. str.), sed 
pteromorphis retrorsus ut in gen. Peloptulus conformatis, non di- 
midiatis, in margine libero profundius sinuato-incisis anterius si- 
cut in Oribates (s. str.) productis. Cephalothorax ut in gen. Ori- 
bates (s. str.) conformatus et armatus, sed pilis interlamellaribus 
nullis. Derma scabratum. Areae porosae nullae. Pedes omnes ungue 
unico, sat magno apice armati. Mandibulae attenuatae ut in gen. 
Pelops ; non chela, sed stylo terminatae. 

Species typica: G. paradora Berl. 


82. Galumnella paradoxa Berl. n. sp. — Saturate castaneo- 
fusca, anterius acuta, glabra. Derma notogastri totum crebre et 
aeque punctis pallidioribus scabratum ; cephalithoracis punetis mi- 
noribus, densis. Setae lamellares inconspicuae. Organa pseudostig- 
matica longa, vix clavato-fusiformia, apice acuta. Ad 310 p.. long.; 
220 p. lat. 

Habitat. Plura vidi exempla collecta a CI. Paoli in lignis putri- 
bus, ad foces Jubae, « Somalia italiana ». 


SUBGEN. ACHIPTERINA BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Achipteria, inter Pterogasterinas (Oribat.). Characteres 
generis Achipteria, sed pedum uncus unicus. 

Species typica: A. A. oribatelloides Berl. Adde: Achipteria mi- 
nuscula Berl. 


83. Achipteria (Achipterina) oribatelloides Berl. n. sp. — 
Dilute castanea, ovata, glabra. Pteromorphae anterius latae, in 
angulum acutum desinentes. Lamellae spinis duabus longis (inte- 
rior longior) specierum gen. Oribatella more anterius terminatae, 
apice inter sese sat remotae. Organa pseudostigm. clavato—fusi- 
formia, sat longa, apice acuta. Ad 290 p.. long.; 180 p. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla colleeta in lignis putribus, ad 
foces Jubae, in « Somalia italiana » (Coll. CI. Paoli). 





! 


Ti diddeil 


CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 59 


$4. Podoribates latissimus Berl. n. sp. — P. saturate fuligineus, 
latissimus, quod abdomen latior sit quam longus (950 p.. long. :; 
1000 p.. lat.). Pteromorphae margine antico extrorsus parum de- 
flexo ita ut animal pteromorphis angulatis et angulo vix extrorsus 
inflexo videatur. Linea interlamellaris obsoleta, sive plica tantum 
significata. Lamellae ad apicem vix obtuso-dentatae. Organa pseu- 
dostigmatica sat breviter claviformia. Areae porosae nonnullae, 
parvae subrotundatae, lineam antrorsus arcuatam, sat margini 
antico notogastri adpressam simul costituunt, utrinque 3-4 numero, 
vel amplius. Caeterae areae porosae (adalares, posticae) linea in- 
certa limitatae, tamen subovales ; mesonoticae et posticae utrinque 
duplices. Ad 1150 p.. long.; 1000 n. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla collecta in Africa orientale a 
CI. Allaud et Jeannel. 


85. Podoribates longipes Berl. var. platensis Berl. n. var. — 
P. saturate castaneo-fuligineus. Characteres omnes sat iisdem no- 
stratis P. longipes conformes, sed statura multo insignior, sive : ad 
750 p.. long.; 560 p. lat. 

Habitat. Plurima vidi exempla collecta ad « La Plata », a Cl. 
Bruck. 


OssERVAZIONI. La differenza di statura è così grande tra questa forma ed 
il P. longipes d’ Italia (che è lungo 570 p. e largo 450), che, non ostante la con- 
formità dei caratteri desunti dalle aree porose, dagli organi pseudostigmatici ecc. 
potrebbe essere che si trattasse di una vera specie a sè, 


86. Podoribates elamellatus Berl. n. sp. — P. castaneus, 
latus (quod abdomen latior sit quam longus, sive 610 p.. long. ; 
650 p.. lat.). Areae porosae plurimae, sed parvae, rotundae. Harum 
adest linea arcuata antrorsus directa, sat a margine antico noto- 
gastri disereta, numero vario arearum composita, sive utrinque 6-7. 
Aliae areae conformes sunt in notogastro dispositae, praecipue 
posticae. Organa pseudostigmatica longissima (220 p.), exiliora, 
setiformia, arcuatim extrorsus et retrorsus directa. Cephalothorax 
latior, praecipue basi, lamellis vix linea marginali chitinea signi- 
ficatis, intersese apice valde diseretis, linea tantum interlamellari 








alate 
9a. 
et 





60 ANTONIO BERLESE 


obsoleta. Pedes magni et longiores; primi paris fere corporis la- 
titudinem aequantes. Ad 750 pu. long.; 650 p. lat. 
Habitat. Collegerunt in Africa orientali Cl. Allaud et Jeannel. 


87. Peloribates conspicuus Berl. n. sp. — P. saturate fuli- 
gineus, scabrato-areolatus, pilis cylindricis, sat longis, (postici sunt 
longi 85 w.) indutus. Organa pseudostigmatica sat breviter, sed 
erasse clavata. Lamellae intersese valde remotae, vix linea chi- 
tinea interlamellari coniunetae, vix elevatae et in dentem obsole- 
tum anterius productae. Ad 760 p.. long.; 580 p. lat. 

Habitat. Nonnulla collegerant exempla Cl. Allaud et Jeannel, 
in Africa orientali. 


88. Liacarus nigerrimus Berl. n. sp. — Nigerrimus, nitidis- 
simus, elongate obovatus, postice acutus, glaberrimus. Organa 
pseudostigmatica brevissime clavato—pyriformia, apice subrecte 
truncata. Lamellae apice bidentes, dente exteriori minimo, interiori 
multo longiore, denteque interlamellari acuto, fere dimidio breviore 
quam dens interior lamellae. Ad 1250 p. long.; 760 p. lat. 

Habitat in Africa orientale. Collegerunt Cll. Allaud et Jeannel. 


GEN. POLYPTEROZETES BERL. N. GEN. 


Trib. Damoceosomini, inter Oribatidas. Facies Damoesomatis, sed 
lamellae maxime antrorsus productae (verticem multo superantes) 
et utrinque in laminam hyalinam, latam expansae, denique sub api- 
cem pilum gerentes. Foramina pseudostigmatica quoque lamina 
hyalina laterali aucta. Pedes uniunguiculati. Animalia exuviis plu- 
ribus et quisquiliis terreis tota (etiam super femura) induta, tantum 
caetero pede nudo. Species typica P. cherubin Berl. 


89. Polypterozetes cherubin Berl. n. sp. — Castaneus. Ab- 
domen subsphaericus, nitidus, vix seta longa, humerali, antrorsus 
directa ornatus aliisque minoribus in margine antico. Organa pseu- 
dostigmatica fere totius abdominis latitudinem aequantia, cylindrica, 
sub apieem denticulato-barbata. Vertex setis duabus robustis, 








CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 61 


nigris, antrorsus porrectis et parallelis ornatus. Lamellae alifor- 
mes, maximae, antrorsus et deorsus ultra verticem multo porrectae, 
forcipis modo inter sese arcuatae, in medio costula chitinea obscu- 
riori fultae, ad latera hyalinae, latius expansae et pilum nigrum 
mediocre sub apicem gerentes insignem animaleuli huic figuram 
praestant. Sub lamellis istis expansio stat aliformis, angulata e 
cephalithoracis margine laterali procedens, minus bene conspicua. 
Margo foraminis organi pseudostigmatici lateraliter squamula ali- 
formi, sat lata ornatus. Pedes omnes femure incrassato. Animal 
hoc exuviis reticulatis, hyalinis et quisquiliis alte obtectum est. 
Exuviae a capitethorace aegre removentur, quod ab appendicibus 
supradietis arete detineantur; super abdomen vero, facilius tollun- 
tur. Etiam femura omnia pellicula sunt induta. Ad 400 p.. long. ; 
230 p.. lat. (nudus). 

Habitat. Plura collegi exempla inter folia emortua, ad « Val- 
lombrosa, Firenze ». 


GEN. EUPTEROTEGAEUS BERI.. N. GEN. 


Ex fam. Tegeaeocranidae, inter Oribatidas (s. 1... Unei pedum 
terni. Lamellae maximae, valde antrorsus ultra rostrum produetae. 
Notogastrum vitta chitinea, figuram ovalem sistenti, marginibus 
omnibus subparallelam signatum nec non, ad humeros, in squamam 
subpellucidam, etiam in parte anteriori marginis lateralis extensam 
dilatatum. Cephalothorax, ad latera, prope verticem utrinque in 
squamam chitineam late expansus. Animalvula pelliculis et qui- 
squiliis tota induta. Species typica Tegeocranus ornatissimus Berl. 


90. Eupterotegaeus ornatissimus Berl. (Tegeocranus ornatis- 
simus Berl. : « Redia » 1908, p.9; — Scutovertex ornatissimus Berl. 
« Redia », vol. VI, fasc. 2, p. 227, fig. 81). 


Non possedevo che due esemplari, 1’ uno di Vallombrosa, l altro del Monte 
della Verna (Toscana), ma non ero riescito, come ho detto nella seconda nota 
a pag. 228, a pulirli dall’ involucro di sudicio, che avvolge questo acaro. Ora 
ne ho trovati molti esemplari a Vallombrosa ed a Tiarno (Trentino) ed ho po- 
tuto ripulirne alcuni perfettamente. Ne è riescito un mirabile animaletto, che 








"CRI pa) RIO Tan 





62 ANTONIO BERLESE 


non può essere ascritto nè al gen, Tegeocranus (anche per le tre unghie dei piedi); 
nè al gen. Seutoverter. Ecco la descrizione di questo acaro, come apparisce li- 
berato dalla pruina larvale, che lo protegge. 

« Vertex trimucronatus, mucrone medio acuto, sursum recurvo, caeteris bre- 
viter piliferis longiori. Lamellae, quae verticem multo superant, basi latae, de- 
nique attenuatae, apice pedis humani instar conformatae, in angulo externo, quasi 
pedis calcaneo, pilo introrsus recurvo praeditae, intersese forcipis more incurvae. 
Laminae ad latera cephalithoracis apicalis apice truncato, serrulatae. Notogastri 
laminae humero-laterales antrorsus angulatae, usque in medio margine laterali 
porreetae, Notogastrum in medio dermate nitido, postice tuberculis brevibus et 
corte piligeris utrinque sex, aequidissitis (3.° et 4.° tamen intersese magis quam 
caeteri adpressi) ornatum. Color saturate castaneo-fuligineus. Ad 680 w. long. ; 
330 p, lat. ». 


GEN. EUTEGAEUS N. GEN. 


Typus: Oribata Bostocki Mich. (N. Zelanda). 


SUBGEN. MICROTEGEUS BERL. N. SUBGEN. 


Rx gen. Tegeocranus. Species minores. Vitta marginalis notoga- 
stri subnulla. Mandibulae exiles et elongatae, parum minus quam 
in gen. Pelops, chela perparvula. Caetera sat ut in gen. Tegeocra- 
nus. Species typica 7. M. undulatus Berl. 


91. Tegeocranus (Microtegeus) undulatus Berl. n. sp. — Pal- 
lide castaneus, abdomine subrotundato, anterius truncato, dermate 
notogastri glabro, sublaevi, sed toto mammillato-undulato, areis 
subrotundis, vix elevatis (numero sex), dermate obscuriori circum- 
datis, duabus posticis praecipue caeteris magis conspicuis. Derma 
cephalithoracis inter lamellas rugis aliquot ramosis, exilibus et 
magis obscuris signatum. Organa pseudostigm. sat breviter clavi- 
formia, tenuiter inerassata. Ad 330 p.. long.; 230 p.. lat. 

Habitat in « Somalia italiana », in lignis putribus, ad foces Jubae. 
Unum vidi exemplum collectum a C1. Paoli. 


TRIBUS Zetorchestini. 


Generibus Zetorchestes et Zetorchella tribus haec constituitur et 
inter genera Oribatidarum lamellis aneta est inserenda. 









ao è - 





CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 63 


GEN. ZETORCHELLA N. GEN. 


Characteres et facies gen. Zetorchestes Berl., sed pedes omnes 
triunguiculati, membranula subungueali nulla. Species typica: Z. pe- 
destris Berl. (Adde: Z. latior Berl., sub nomine: Oppia latior de- 
seripta et fig. in « Redia », vol. IX, pag. 89, tab. VI, fig. 59, ex 
« Giava »). 


92. Zetorchella pedestris Berl. n. sp. — Castanea, ventricosa, 
abdomine subsphaerico, dermate sensim areolato. Setae noto- 
gastri mediocres, omnes crassae, sive dilatato-plumatae. Organa 
pseudostigmatica claviformia, mediocria. Setae interlamellares cae- 
teris conformes, erectae. Pedes postici caeteris vix robustiores, 
calcaribus (tibiali et tarsalibus) nullis. Genitalia in summo ventre 
aperta, ab ano valde remota. Ad 500 p.. long.; 400 p. lat. 

Habitat. Plura vidi exempla collecta ad foces Jubae, in Somalia, 
a C1. Paoli, in lignis putribus. 


93. Zetorchestes trituberculatus Berl. n. sp. — Castaneus, sub- 
globosus. Notogastrum subrotundum, postice magno tuberculo ro- 
tundato, ad humeros utrinque tubereulo truneato aunetus, dermate 
subnitido, glabro. Cephalothorax dermate minutissime punctulato, 
setis interlamellaribus parvis et exilibus ; lamellis parum elevatis. 
Tubereuli antici sat alti, et valde summo vertici appressi, appendice 
spiniformi, apice acuta, deorsum inflexa ornati. Organa pseudo- 
stigmatica ut in Z. micronycho. Pedes quarti paris tarso longiori 
quam in Z. miecronycho calcaribusque sicut in hac specie, sed de- 
bilioribus. Ad 570 p.. long.; 420 p. lat. 

Habitat. Unum vidi exemplum colleetum in Africa orientali, a 
Ci. Allaud et Jeannell. 


94. Scutovertex spinipes Berl. n. sp. — Castaneo-fuscus, ma- 


xula pallidiori in notogastro antico; ovalis; notogastro convexo, 


glabro, vix, tenuissime in medio margine postico inciso; dermate 
sublaevi; humeris vix in angulum prominulis. Cephalothorax lamel- 
lis bene altis, anterius rotundatis, dermate dorsi cephalothoracis 
et lamellarum areolato-punetato. Organa pseudostigmatica sat 





tr e tà n a rai ei ava 











64 ANTONIO BERLESE 


longe et sat crasse claviformia, retrorsus et extrorsus arcuata, ni- 
gra. Pedum omnium tarsus superne ad apicem in dentem produ- 
ctus, spinaque robustiori, nigrescenti, aspera armatus. Ad 450 p.. 
long.; 270 p. lat. 

Habitat in « Somalia italiana », in lignis putribus, ad foces 
Jubae. Coll. CI. Paoli. 


95. Eremaeus columbianus Berl. n. sp. — +. oblongo vix 
minor, pallidior et paulo latior. Derma notogastri nitidum. Femura 
omnia (etiam 1.' et 2. paris) lata squama inferne aucta. Tibiae 
1. et 2. paris basi supra genu partim inferne productae, brevis- 
simae, latae. Coxae 3. et 4. paris ad dorsum spina apicali robu- 
stiori armatae. Dentes chitinei ad basim capitisthoracis, inter fora- 
mina pseudostigmatica, conici, robusti. Caetera sat ut in E. oblongo. 
Ad 410 p. long.; 240 p. lat. 

Habitat in Columbia. 


Exemplum possideo, coeteris vix minor, dentibus chitineis inter foramina 
pseudostigm obsoletis. Cum caeteris. 


96. Platyeremaeus laminipes Berl. n. sp. — P. saturate ca- 
staneo—fuligineus, abdomine obscuriori. Abdomen rotundatus, dorso 
reticula subnigra, areolas polygonales occludenti sculpto, pilis ra- 
ris, sat longis ornato. Pedes omnes femoribus utrinque lata lamina 
chitinea, pallidiori ornatis, caeteris articulis lamina tantum in parte 
dorsuali praeditis (genubus tantum ad dorsum mueronatis). Tarsi 
omnes in bacillum exilem et perlongum, subito attenuati, ungues 
apice gerentem. Organa pseudostigmatiea cylindrica, exilia, longa, 
retrorsus et extrorsus incurva. Animal totum et pedes sunt obte- 
cta pellicula subhyalina, punetis nigris dense signata. Ad 650 p.. 
long.; 420 1. lat. 

Habitat in muscis, ad « Vallombrosa ». Nonnulla collegi exempla. 


GEN. HALOZETES N. GEN. 


Typus: Notaspis marina Lohmann. (= N. antaretica Mich.). Adde 
Notaspis belgicae Mich. 








CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 65 


97. Gymnodamoeus cephalotes Berl. n. sp. — G. castaneo— 
fuligineus, nudus. Statura G. femorati. Abdomen perfecte discoida- 
lis, postice vix mucronatus, utrinque pilo clavato, extrorsus dire- 
ceto, sat longo auctus. Notogastrum convexum (tamen tenuissimo 
margine plano) in medio lata carina longitudinali (costulas utrin- 
que duas marginem versus transverse emittenti), sat elevata orna- 
tum; dermate undique minute reticulato. Cephalothorax latior, den- 
tibus duobus altis prope marginem anticum notogastri, tuberculisque, 
in medio, pilos gerentibus duobus. Organa pseudostigmatica eylin- 
drica (quamvis quisquiliis ad apicem obtecta, leniter clavata adpa- 
reant), perlonga, sive cephalitoracis latitudinem subequantia. Ad 
770 p. long.; 530 1. lat. 

Habitat. Collegerunt in Africa orientali CII. Alland et Jeannel. 


98. Gymnodamoeus italicus Berl. — G. fuligineus, nudus. 
Notogastrum rotundatum, «depressiusculum, in medio sieut G. bi- 
costati impressum, pilis posticis duobus mediis sursum recurvis, 
duobus vix lateralibus extrorsus incurvis, denique, utrinque, in 
margine postico, pili sunt bini vel terni, longiusculi, sed deorsus 
subito ineurvi, qua re vix conspicui. Organa pseudostigmatica cla- 
vata, longa, nec depressa, sub apicem spinoso-barbata. Cephalo- 
thorax, in medio, longitudinaliter elevatus, nec peculiariter impres- 
sus. Venter multo a G. bicostati diversus. Ad 530 p.. long.;310 p.. lat. 

Habitat. Collectus est, hieme, sub cortiee Platanorum, in horto 
« Boboli », Florentiae. 


SUBGEN. ACRONOTHRUS BERI. N. SUBGEN. 


Ex gen. Nothrus. Typus: Nothrus cophinarius Mich. (N. Zelanda); 
adde Neoliodes americanus Berl. 


SUBGEN. PHYLLHERMANNIA BERI. N. SUBGEN. 
Ex gen. Hermannia. Typus: Hermannia phyllophora Mich. (N. 
Zelanda). 
SUBGEN. PROTOTRITIA BERI. N. SUBGEN. 
Ex gen. Arthroplophora, inter Hoplophoridas. Unci pedum terni. 
Typus: A. P. armadillo Berl. 


u Redia », 1916 5 


Ai 











di DA 9 us N x pa vi yi dà Lat è E 
è vita) 
A: 
66 ANTONIO BERLESE 


99. Arthroplophora (Prototritia) armadillo Berl. n. sp. — 
Terreo-badia, clausa subsphaerica est. Segmentum secundum basi 
setis aliquot, aequedissitis, totam longitudinem segmenti eiusdem 
aequantibus, nec superantibus, segmentoque eodem adpressis orna- 
tum. Segmentum tertium et venter glabra. Organa pseudostigma- 
tica longa, setiformia. Unci pedum longi, tarsum longitudine 
aequantes. Ad 320 u. long. (aperta); 240 p.. alta; clansa et su- 
pina, 240 p.. long.; 210 p. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla collecta a Cl. Paoli, in lignis 
putribus, ad foces Jubae, in « Somalia italiana ». 


100. Arthroplophora (Prototritia) vulpes Berl. n. sp. — 
Testacea; clanusa subsphaerica est. Segmentum notogastri secun- 
dum duplici serie setarum perlongarum transverse ornatum. Ven- 
ter, praecipue postice, densius villosus. Ungues pedum longissimi, 
tarso longiores. Tarsi, praecipue postici, setis longissimis ornati. 
Organa pseudostigmatica sat longa, setiformia. Ad 270 p.. long. (e 
latere visa et clausa); 220 p. alta (cum cephalothorace ventri 
adpresso). 

Habitat. Unum exemplum possideo collectam cum praecedente 
specie, in « Somalia italiana ». 











CENTURIA PRIMA DI ACARI NUOVI 


SYNONYMA. 





Typhlothrombium Oudemans (1 Nov. 1910) non est  7’yphlo- 
thrombium Berl. ($ Jul. 1910). 

Sebaia palmata Oudemans (1 Sept. 1904) = Alychus (Monaly- 
chus) arboriger Berlese (18 Aug. 1904). 


Oplitis Berlese 1884 (recte Hoplitis) = Uroplitella Berlese 1904. 


L’Oundemans (Entomol. bericht n. 73, 1913, p. 37) mi rimprovera per aver 
mutato il nome primitivo del 1884 in quello del 1904, sopraddetto. Ma il nome 
Hoplitis era preoccupato (pei Lepidotteri) fino dal 1822 (Hiibner). La critica 
dell’ Oudemans non ha, dunque, ragione di essere. 


Liroaspis Banks 1902 = Seius Koch. 
Thinozercon Halbert (1915) = Iphidinychus Berlese (1913). 


Trachyuropoda triecuspis Banks (1914, Brazil) = Antennurella 
trouessarti Berlese (1904, Para) (negli Antenophoridae, Fedrizzini), 

Gamasus hortivagus Berl. = G. spinipes Koch. 

Macrocheles siculus Oudemans 1905 = Holostaspis vernalis Ber- 
lese 1887. 

Hypoaspis laevis var. pilifer Oudemans (1912); Amndrolaelaps pi- 
lifer Oud. 1912, 1914 (nei nidi di 7a/pa) = Laelaps (Androlaclaps) 
sardous Berlese (1911, nei nidi di Mus sylraticus). 

Eviphis mullani Oudem.; E. rufus Oudem. sono da collocarsi 
nel mio genere Copriphis. 

Copriphis (Pelethiphis) crinitus Berl. (= Iphis crinitus Berl. 1886), 
var. curtipilus Berl. 1911 = Eviphis siculus Oud. 1905. 

Laelaps versteegii Qudemans ($ Jul. 1904), mi sembra lo stesso 
di Laelaps maximus Berlese (10 Apr. 1904). 

Pelops minnesotensis Ewing appartiene al gen. Punetoribates, fra 
gli Oribatini. 

Oribata banksi Ewing mi sembra il Peloribates peloptoides Berl. 
(Austro-America). 

Arthronothrus biunguiculatus Triig. (30 Jun. 1910) = Lohmannia 
(Eulohmannia) ribagai Berlese (9 Febr. 1910). 








Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 12 Giugno 1916. 


ta 








Sa "TER. » 





REA VTAZZA 





SECONDA SERIE DI ESPERIENZE 


INTORNO ALL’ INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI 
SUL BOMBYX MORI 


I. Introduzione e metodo. — II. Raftronti dei risultati ottenuti nelle diverse 
esperienze : 1.° Modificazioni di peso delle larve; 2.° Modificazioni nel ciclo 
evolutivo ; 3.° Modificazioni nel peso dei bozzoli con crisalide; 4.° Modifica- 
zioni nel peso dell’imago; 5.° Modificazioni nel numero e peso di uova pro- 
dotte. — III. Conclusioni. — IV. Lavori citati. 


I. — Introduzione e metodo. 


Già in un mio primo lavoro intorno all’infinenza di agenti chi- 
mici sul B. mori (2) esposi le ragioni che da principio mi hanno 
spinto alla ricerca, e siccome quanto verrò esponendo in questo 
seritto non è che un completamento di quelle mie prime espe- 
rienze, così credo sarebbe superfluo ripetere le cose già dette. 

A quel primo lavoro ne feci seguire due altri, uno intorno al- 
l’azione dei fattori chimici sulla fecondità e sul sesso delle uova 
prodotte (3) e un secondo intorno ail’ereditarietà dei caratteri acqui- 
siti sotto l’azione dei diversi agenti (4); entrambi si riferivano 
sempre a quella prima serie di esperienze. 

Ora in tali miei lavori ebbi occasione di dire che : per uno stu- 
dio ordinato e completo sarebbe necessario provare Vazione dei suc- 
citati agenti somministrandoli in dosi gradatamente diverse, ma per 
le esperienze preliminari importava invece a me di stabilire quale è la 
dose massima sopportata dalla specie su cui opero, e vedere così quali 
sono le diversità d’azione a quel limite massimo. Una volta stabilito 














70 F. CAVAZZA 


il massimo sopportato d’ogni sostanza, potrò poi negli anni seguenti 
far le prove intorno alla diversa azione di uno stesso agente secondo 
la sua concentrazione 0 quantità. 

Infatti nell’estate scorsa, 1918, ho ripetute le esperienze con 
diversi degli agenti già sperimentati e con alcuni altri, e siccome 
nel 1912 avevo stabilite, per parecchie sostanze, le massime con- 
centrazioni sopportate dal B. mori, così ho potuto fare la prova 
intorno alla diversità d’azione di una stessa sostanza secondo la 
quantità in cui essa veniva somministrata. 

È ormai noto, essendo stato provato da eminenti ricercatori, 
primo fra i quali il Loeb (8-9), che tutti i sali sono velenosi, 
anche quelli più comunemente ritenuti innocui; questo poteva far 
credere che una parte delle modificazioni da me osservate nel 
B. mori durante le esperienze del 1912, fosse prodotta da uno sti- 
molo dovuto alla tossicità stessa delle sostanze somministrate. Ho 
discusso intorno a ciò in due lavori dimostrando la poca probabi- 
lità di una simile azione della tossicità (2, pag. 322, 342, 354, 357; 
3, pag. 145) ma non avevo un fatto probante che solo poteva de- 
rivare dalle esperienze intorno all’azione di uno stesso fattore in 
diversa quantità. 

Molti autori (D-14-15) stabilirono che alcune sostanze agenti 
sopra una data forma animale hanno un ottimo di concentrazione, 
ottimo che rappresenta la dose che fa maggior effetto sopra gli 
individui pazienti. Accertati questi importanti fatti, si credette da 
aleuni di poterli generalizzare ammettendo che per ogni specie 
animale o vegetale vi dovesse essere, di ogni sostanza agente, una 
dose ottima prima della quale e dopo la quale Vinfluenza del fat- 
tore chimico produce una minore reazione nell’organismo. Talvolta 
la dose ottima potrà coincidere colla massima. 

L’influenza delle diverse dosi di un agente chimico sopra un dato 
carattere di una specie animale si potrebbe secondo tal modo di 
vedere, rappresentare quasi sempre con un diagramma regolare, 
che avrebbe un apice unico e mediano, corrispondente alla dose 
ottima. Nel caso che dose ottima e massima coincidano si avrebbe 
solo una metà della curva. 

Parecchi dei dati da me ottenuti nel 1912 come molti osservati 
in lavori di autori diversi, pare si oppongano chiaramente a que- 





——> 








INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 71 


sto modo di vedere. Infatti, occupandomi specialmente della fecon- 
dità, concludevo nel 1912: « alcuni fatti dimostrano che Vaumento 
o la diminuzione della fecondità è collegata a certe proprietà degli 
agenti sperimentati, ma che non è dipendente dal grado di nocevo- 
lezza di ciascun agente. Penso, continuavo, che rispetto ad una data 
specie, si trovino sostanze che la stimolano all'aumento della fecon- 
dità, ed altre che la stimolano ad una diminuzione ; colle prime so- 
stanze il grado di fecondità aumenterebbe man mano che aumenta la 
dose somministrata, cioè fino a che si sia raggiunto quel massimo di 
dose oltre il quale l’agente diviene tossico mortale per tutti gli esem- 
plari di essa specie; colle seconde sostanze invece, il grado di fecon- 
dità potrebbe essere gradatamente diminuito finchè può essere aumen- 
tata la dose somministrata, il che vale a dire, finchè si sia raggiunta 
una dose oltre la quale l’agente è tossico mortale. Ciò non esclude 
che vi siano altre sostanze ancora che di fronte alla fecondità di una 
data specie presentino un OTTIMO (non corrispondente alla dose mas- 
sima) oltre il quale la loro azione diminuisce d'intensità ». Quanto 
dissi parlando della fecondità si sarebbe potuto applicare pure a 
tutte le altre modificazioni osservabili nello sviluppo e nei carat- 
teri somatici. 

Ma anche per ciò era necessario avere una riconferma di quanto 
traspariva dai risultati delle prime ricerche. 

Alcuni autori occupandosi specialmente dell’ influenza di certe 
sostanze sulla riproduzione, chiamarono benefica (14) V azione di 
quelle dosi di una data sostanza che stimolano una specie a fecon- 
dità maggiore, ed altri credettero di poter asserire, parlando d’in- 
setti, che le sostanze dannose alla salute delle larve e crisalidi 
producono una diminuzione della fecondità. 

A tali asserti opposi già i dati ottenuti nelle esperienze del 1912, 
confrontando il grado di fecondità colla mortalità dei diversi gruppi. 
Nondimeno quelli erano confronti fra due azioni diverse di un'unica 
dose massima somministrata o fra azioni di sostanze diverse, men- 
tre mancavano le osservazioni intorno all’ azione di una stessa 
sostanza somministrata a diverse dosi. Si poteva pertanto obbiet- 
tare che l’aumento di fecondità da me ottenuto non ostante una 
grande nocevolezza della dose di sostanza somministrata, non era 
l’ottimo d’azione di quella data sostanza e che ad nna concentra- 








a 


12 F. CAVAZZA 





zione minore, non tossica, avrei avuto un aumento ancora supe- 
riore della fecondità. 

A tali critiche possibili potevano solo rispondere esperienze in- 
torno alla diversa azione di una stessa sostanza rispettivamente 
alla sua quantità. 

Queste brevemente le ragioni che mi spinsero alla seconda serie 
di esperienze sul B. mori, le quali non debbono solamente essere 
la riprova di quelle fatte. nel 1912, ma debbono esporre alcuni 
dati intorno al valore della quantità della sostanza agente indi- 
pendentemente dalla sua qualità. 

Non farò quasi alcuna discussione lungo il lavoro limitandomi 
ad esporre i più importanti dati osservati, i quali da loro stessi 
porteranno a conclusioni (parziali, naturalmente) se verranno con- 
frontati con quelli esposti nel primo lavoro. 


Delle cinque sostanze da me scelte per gli esperimenti del 1913, 
tre sono di quelle provate già nel 1912, Potassa caustica, Acido 
cloridrico, Solfato ferroso, e due sono nuove, Cloruro di potassio 
e Sublimato. 

Il cloruro di potassio è stato da me aggiunto perchè esso è il 
composto dei due primi agenti sperimentati, e il cloruro di mer- 
curio perchè, provato da alcuni autori sopra diverse specie (5-14), 
le ha stimolate a modificazioni grandissime anche a soluzioni mi- 
nime. Tutti questi agenti presentano le qualità di cui dissi nel 1912 
esponendo le ragioni che mi avevano spinto a scegliere certe so- 
stanze per le esperienze. 

Per ogni sostanza feci tre soluzioni a diversa concentrazione 
partendo circa da quelle che sapevo, per le esperienze del 1912, 
essere le massime concentrazioni possibili. Ciò vale per la potassa, 
per l’acido cloridrico e pel solfato ferroso già esperimentati l’anno 
precedente ; per le soluzioni massime del cloruro di potassio e del 
sublimato mi sono dovuto regolare sopra i dati di antori che spe- 
rimentarono l’azione di questi sali su di alcune specie animali. 

Le soluzioni più forti delle esperienze di quest'anno furono te- 
nute a concentrazione un po’ minore delle soluzioni massime pos- 








AL e 7 ae 





INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 73 


sibili già stabilite l’anno scorso. Generalmente per ogni sostanza 
feci tre soluzioni partendo da una prima a maggiore concentra- 
zione e dividendola quindi per /0 e per /00; pel solfato ferroso 
invece che è sopportato a dosi piuttosto concentrate e che nondi- 
meno pareva dovesse avere una evidente azione anche a dosi mi- 
nime, divisi la concentrazione maggiore per 100 e per 1000 e pel 
cloruro di potassio divisi la concentrazione maggiore per 10 e per 50. 

Avrei voluto aumentare per ogni sostanza il numero delle solu- 
zioni sperimentate e anche provare un maggior numero di agenti, 
ma questo mi è stato reso impossibile dalla quantità di lavoro che 
richiedeva la continua osservazione di ben 20 gruppi di larve (*). 

Le soluzioni sperimentate per ogni sostanza agente furono le 
seguenti : 

16 16 16 


o x Re CAI x i « a 3 
lepibohassantcamsbica: (AO): go 109000 * Los 00 ( 


normale in litri 35,0987-350,987-3509,87); 


soluzione 











IO Nt TA ERO TT) (** 1 L LEO 
2. Acido cloridrico (HC1) (*) a: 10000 Tonon (Soluzione 
normale in litri 96,000-960,0-9600); 
Da REA . 320 dl è Si 5) 3 “ hi 
3.° Cloruro di potassio (KC1) a 0%: 30.000 (Soluzione 
normale in litri 24,5666-248,666-1243,53); 
125 125 125 





40 ri "APr 7) v() Hi 9) ear 
4.° Solfato ferroso (Fe SO, T H.0) 7000 > La 
(soluzione normale di Fe SO, in litri 222,457-22245,7-222457); 
zo Cialtale 2 2 2 
5.° Sublimato (Hg08,) To! iMUO0 * 1000,000 
male in litri 1354,50-13545,0-135450). 
Il metodo fu assolutamente lo stesso di quello seguito già nelle 





(soluzione nor- 


esperienze del 1912. 
La foglia adoperata per cibare le larve era degli stessi alberi 
dai quali l’avevo colta per cibare gli allevamenti dell’anno prima. 
Preparata una soluzione della sostanza vi tenevo immerse le fo- 
glie di gelso per 8 ore, dopo le foglie venivano stese su di un can- 
niecio in ambiente arieggiato e fresco, finchè non fossero asciutte; 





(*) Quindici gruppi contenevano le larve delle suesposte esperienze, quattro 
quelle derivanti dai genitori sui quali si era agito nel 1912, e uno gli esem- 
plari normali di confronto. 

(#*) Mi riferisco al solito acido cloridrico concentrato del commercio che ha 
38°/, HCl. 








74 i F. CAVAZZA 


solo allora venivano somministrate alle larve. Le soluzioni ven- 
nero sempre rifatte ogni due giorni senza che la concentrazione 
venisse mai mutata. 

La temperatura della bacheria fu in media assai più calda che 
nel 1912, e ciò in causa del calore insolito della seconda quindi- 
cina di maggio e della prima di giugno. 

Tutti i bachi sui quali ho sperimentato come quelli normalmente 
allevati per confronto, derivavano da uova di esemplari di un unico 
allevamento normale le quali hanno tutte trascorso l’inverno nelle 
stesse condizioni e sono state poste nell’ incubatrice nello stesso 
momento.. 

Ognuno dei /6 gruppi era formato di /00 larve all’ inizio del- 
l'esperimento. 

Cominciai (come nel 1912) a somministrare alle larve la foglia 
stata nelle diverse soluzioni, solamente dopo la 1.* muta (7-8 giorni 
dopo la schiusura dell’uovo), e ciò per la grandissima difficoltà che 
ho riscontrata a cibare le larve da poco schiuse con cibo diverso 
dal normale. 

Le condizioni di spazio, temperatura, arieggiamento e quantità 
di cibo furono identiche per tutti i diversi gruppi. 

Per l’accoppiamento lasciai sempre che le 9 si unissero ai gf 
sui quali avevo operato collo stesso agente, e che l’accoppiamento 
fosse illimitato (*). 

Del metodo seguito nel fare le diverse osservazioni dirò volta 
per volta parlando dei fatti osservati. 

Per brevità ometto di pubblicare per esteso il giornale di ogni 
allevamento e metto le citazioni bibliografiche dei soli lavori men- 
zionati nel testo. 


II. — Raffronto dei fatti osservati nei diversi gruppi. 


1.° Modificazioni di peso durante la vita larvale. 
Pesai le larve d’ ogni gruppo tanto due giorni dopo la quarta 
muta, quanto subito prima che giungessero a maturità. Ciò feci 


(*) Sono da escludere alcuni esemplari che accoppiai con altri normalmente 
allevati onde verificare 1’ azione sul sesso delle uova. 





PLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 75 


si 7A 

per meglio controllare l’ osservazione fatta nel 1912 intorno alla 
dl | maggiore azione di alcuni fattori ingeriti durante la quinta età. 
phi .Nella seguente tabella pongo i pesi medi ricavati da ciascun 
| gruppo, nei due citati momenti dello sviluppo e l’anmento medio 


RI di peso delle larve durante la quinta età. 


+ 


3 I. — Tabella del peso medio dei bachi. 


Subito prima Aumento 
di di peso 
giungere durante 

a maturità la 5.4 età (*) 


Due giorni 
dopo 
la 4.8 muta 


N gr. gr. gr. 
a Normali Sl PTC ROAEA SATIN INI VINO TARA 1,03 3,93 2,90 
| Potassa 0,71 2,28 s1;57 
0,87 3,315 2,44 
0,99 3,455 2,46 
‘ 0,502 1,20 0,69 
0,715 2,60 1,88 
0,91 3,15 2,24 
0,835 2,25 1,41 
0,915 3,01 2,09 
0,97 da 96 2,39 
0,76 2,36 1,60 
0,93 2,91 1,98 
0,992 3,21 mal 
0,57 0,98 0,41 
0,85 ‘. 1,89 1,04 
0,92 2,95 2,03 


» 

» 

_ Acido cloridrico 
Deo » 

» » 


Cloruro di potassio 


DOO HO vw N Ei OwWv ND HH 


» » 
» »d 
. Solfato ferroso . 


» » 


o Er 0 


» » 
Sublimato 


» 


DN Pi 


» 


Confrontando fra loro i pesi medi dei bachi, a maturità, di quei 
gruppi sui quali agimmo colle soluzioni più concentrate, vediamo 
che la diminuzione di peso è assai diversa da fattore a fattore, e 


(*) L'aumento di peso si riferisce non a tutta la durata della 5.* età e ciò 
perchè il primo peso fu sempre preso due giorni dopo la 4.* muta. 








76 F. CAVAZZA 


se mettiamo questi cinque gruppi in ordine di decrescenza secondo 
il peso medio delle larve, abbiamo 1 ordinamento che segue : 

I) solfato ferroso n. 1; II) potassa n. 1; III) cloruro di po- 
tassio n. 1; IV) acido cloridrico n. 1; V) cloruro di mercurio n. 1. 

Se confrontiamo questo ordinamento a quello ottenuto osser- 
vando il peso delle larve nelle esperienze del 1912 vediamo che 
esso è diverso, perchè mentre allora era assai più forte la dimi- 
nuzione di peso prodotta dal solfato ferroso che non quella pro- 
dotta dalla potassa caustica, ora invece è più forte di un poco 
la diminuzione prodotta dalla potassa caustica. Ho voluto rilevare 
questo fatto perchè ad una superficiale osservazione esso potrebbe 
apparire in contrasto con quello ottenuto 1 anno scorso. 

La spiegazione sta nel grado di concentrazione delle soluzioni 
adoperate nel 1912 e nel 19183. Le massime del 1912 furono per 
la potassa 2 "/, e pel solfato ferroso (*) 1,60 °/,, mentre in quest'anno 
le concentrazioni maggiori erano per la potassa 1,60 °/, e pel sol- 
fato ferroso 1,25 °/ Si vede facilmente da ciò che le due solu- 
zioni sono state così modificate da non essere più, le loro diverse 
azioni nello stesso rapporto che nelle esperienze del 1912, dove 
entrambe rappresentavano le azioni della concentrazione massima 
possibile per le larve del B. mori. 

‘oncorda perfettamente con quanto rilevai 1’ anno scorso, la 
maggiore azione dei cloruri e dell’ acido. 

Prima di passare ad osservare la diversa azione di ciascun fat- 
tore in rapporto alla sua concentrazione, espongo nella seguente 
tabella il peso medio dei bachi d’ ogni gruppo (a maturità) rela- 
tivo al peso medio dei bachi normalmente allevati. 

Di fronte al peso relativo dei bachi d’ ogni gruppo ho posta la 
percentuale di mortalità osservata nello stesso gruppo e ciò per 
dimostrare colla massima evidenza che non esiste un vero legame 
fra la diminuzione del peso delle larve e la nocevolezza degli agenti 
ingeriti. 


(*) Quando parlo di solfato ferroso senza mettere la formula, mi riferisco al 
sale Fe SO, 7 H,0. 





" pi Bei ì v ni x 
STRIP VIDE. IVI RIO Ti 






INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 77 


II. — Tabella del peso medio dei bachi di ciascun gruppo 
relativo al peso medio dei normali e percentuale di mortalità. 











Peso relativo Mortalità 

dei bachi % 
i 

pra e an a. 100 3 
È AR e e ene È 57,9 70 
a » a e 7 84,2 57 
È » ART IAA PR 87,7 42 
Acidolielorid mico e nn e i 30,4 82 
» » A RA N 66,0 59 
» » MA 80,0 45 
i Cloruro''di potassio — .' . . . . n.1 97,1 27 
» » {i ESA ea SRO 76,4 17 
» » AR i PS: 85,3 8 
Aallalni orso ii en e 58,9 78 
» » n. 2 73,8 46 
» » PA AV oe MPI I ME DINA (PIO, 81,5 22 
SHblinatoMNe Rete est EN iL 24,8 100 
» SOMMA e ad 48,0 73 
» e ere È 75,0 30 


Osserviamo ora le diverse modificazioni di peso prodotte nelle 
larve adulte dalle differenti soluzioni di uno stesso agente. 

La potassa caustica all’ 1,60 °/,, ha prodotto una diminuzione del 
peso medio delle larve adulte di 42,1 centesimi del peso medio nor- 
3 male. La seconda soluzione della potassa allo 0,16 °/,,} cioè dieci 

volte più debole, ha prodotta una diminuzione di 15,8 centesimi del 
peso medio normale; e la terza soluzione, cento volte più debole 
della prima, 0,016 °/,,, ha prodotto una diminuzione di 12,3 cen- 
È tesimi del peso medio normale. 





tti illa tà 
3 I Di ° 


) F. CAVAZZA 


=I 


La soluzione più concentrata, 1%/,, dell’ acido cloridrico (*) ha 
prodotta una diminuzione del peso medio delle larve adulte, di 
(9,6 centesimi del peso medio normale. Nelle esperienze del 1912 
I 
/ 


los tMa diminuzione del 


peso delle larve adulte di 78 centesimi del peso medio normale, 
ma la mortalità fu tale che una sola giunse allo stato d’ imago. La 
seconda delle soluzioni provata quest’ anno, 0,10 °/,, cioè dieci volte 
più debole che la prima, ha prodotto una diminuzione di 34 cen- 


ottenni con la soluzione massima, 1,50 ® 


tesimi del peso medio normale, e la terza, 0,01 °/, cento volte più 
diluita della prima, una diminuzione di 20 centesimi del peso me- 
dio normale. 


» 0 


Il cloruro di potassio al 3» ha prodotto una diminuzione nel 
peso medio delle larve adulte di 42,9 centesimi del peso medio 
lo, dieci volte 


più debole della prima, ha prodotto una diminuzione di 23,6 cen- 


normale ; la seconda soluzione di questo sale, 0,30 ° 


tesimi del peso medio normale, e la terza soluzione, 0,06 °/» cin- 
quanta volte più debole delia prima, una diminuzione di cente- 
simi 14,7. 

LF, S0,7H,0 all 1,25%» ha agito sulle larve facendo sì che 
esse raggiungessero un peso minore di 41,1 centesimi del peso 
medio normale; la seconda soluzione di questo sale di ferro che 
era cento volte più diluita, 0,0125 °/ ha prodotto una diminu- 
zione di ben 26,2 centesimi del peso medio normale. Questa  so- 
luzione è controntabile colle terze soluzioni degli altri agenti, eccet- 
tuato il AC, essendo 100 volte più diluita della prima. La terza 
soluzione di questo sale, che è mille volte più debole della 
prima, produsse una diminuzione di 18,5 centesimi del peso medio 
normale. 

La prima soluzione del sublimato 0,20 ‘/,,} che ho potuto stabi- 
lire essere anche la soluzione massima, ha prodotto una diminu- 
zione nel peso raggiunto dalle larve di 75,2 centesimi del peso 
medio normale; la seconda soluzione, dieci volte più debole, ha 
prodotta una diminuzione di 52 centesimi del peso normale e la 


(°) Mi riferisco sempre all’ acido eloridrico commerciale sicchè le soluzioni di 


cui parlo corrispondono a HCl? 0,38 "vr 0038 "n ® 0,0038 “o 

















INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 79 


terza, 0,002 ‘lo; Cento volte più diluita che la prima, una dimi- 
nuzione di 25 centesimi. 

Dalla osservazione dei dati sopra esposti appare che tutte le 
soluzioni sperimentate di tutti cinque gli agenti, hanno avuto una 
azione sopra il peso massimo raggiunto dalle larve e che tale azione 
è stata sempre di diminuirlo. 

Di fronte all’ azione sul peso delle larve se posso quindi dire 
di aver trovate, meno che pel ACI, le soluzioni massime possibili 
(che sono pure sempre le ottime, cioè quelle che producono la mag- 
giore variazione), non posso dire di aver trovato le soluzioni limite, 
quelle cioè che sono le più concentrate fra le soluzioni che non 
producono ancora alcuna modificazione. 

Non di meno se osserviamo le modificazioni prodotte dalle solu- 
zioni più diluite sperimentate (soluzioni n. 3) vedremo subito come 
sia diversa per ciascuna sostanza la concentrazione della soluzione 
limite. L’ azione delle soluzioni n. 3 del cloruro di potassio e della 
potassa caustica, sul peso delle larve, dimostra infatti che esse 
soluzioni sono assai vicine alle soluzioni limite, mentre le modifi- 
cazioni prodotte dalle soluzioni n. 3 dell’ acido cloridrico, del sol- 
fato ferroso e del cloruro di mercurio, ci mostrano che le tre so- 
luzioni sono assai più lontane dalle limite non ostante che la solu- 
zione n. 3 dell’acido cloridrico sia quasi 16 volte più diluita di quella 
del AC! e di 4 volte di quella della KOM, che la soluzione n. 5 
del Fe SO, sia quasi 88 volte più diluita di quella del KC? e 
circa 23 volte più della soluzione n. 3. della OH, e che la so- 
luzione n. 3 del Hy02, sia 30 volte più diluita di quella del AC? 
e 8 volte più di quella del KOH. 

Da ciò vediamo che alcuni agenti producono modificazioni nel 
peso delle larve anche a concentrazioni diluitissime. Il fattore che 
produce variazioni in minore quantità è il solfato ferroso, dopo 
vengono il cloruro di mercurio e 1’ acido cloridrico. La potassa cau- 
stica invece agisce solo ad un grado molto superiore di concen- 
trazione e il cloruro di potassio ad un grado quasi quattro volte 
superiore a quello della potassa caustica. 

Tali osservazioni concordano con quelle di altri autori che eb- 
bero a constatare che i sali di ferro e di mercurio agiscono su 
alcuni animali in dosi infinitamente piccole. Se pensiamo in- 


S0 F. CAVAZZA 


fatti alla minima parte del sale che si è deposto sulle foglie di 


6,83 
10.000.000 


cora che, della quantità deposta, è stata ingerita da ogni baco, ci 
sembrerà incredibile che un animale possa essere sensibile, ed evi- 
dentemente, ad una quantità quasi inconcepibilmente piccola di 
una data sostanza. 

Si è spesso detto che le sostanze le quali agiscono sopra i ca- 
ratteri somatici degli esemplari di una data specie anche a dosi 
piccolissime, che hanno cioè una soluzione limite bassissima, hanno 
pure una soluzione massima poco elevata. Secondo questo modo 
di vedere vi sarebbe una netta ed elementare relazione fra la solu- 
zione limite e la massima per tutte le sostanze di fronte alla specie 
sulla quale si agisce. Questa idea erronea è generata dal fatto di 
credere che l ampiezza del.e variazioni somatiche prodotte, sia le- 
gata intimamente al grado di tossicità della sostanza agente. Basta 
infatti confrontare le soluzioni massime da me trovate, colle minori 
sperimentate (non sono le limite), per vedere come sia diverso, per 
ciascuna sostanza, il campo d’ azione secondo le quantità. 

Il solfato ferroso che ha una soluzione massima non molto 
diluita agisce aneora, ed evidentemente, ad una soluzione 1280 
volte più diluita della massima ; il cloruro di mercurio che ha una 
soluzione massima molto diluita (3 volte e mezza più debole che la 
massima del Fe SO,) non agisce più ad una soluzione 500 volte più 
debole della massima; l’acido eloridrico ad una soluzione 150 volte 
più debole della massima agisce come la minore soluzione del Fe SO, 
che è 1280 volte più diluita della massima ; e la potassa caustica 


gelso nella soluzione di Fe SO, e alla minima parte an- 


1000 
agisce più che molto debolmente ad una soluzione 100 volte mi- 


nore di concentrazione. 





che ha una soluzione massima molto concentrata (più di ) non 


Ciò dimostra chiaramente che mentre la massima dose possibile 
è per ogni sostanza fissata dal suo.grado di tossicità (relativo alla 
specie su cui opera) indipendentemente dalle modificazioni soma- 
tiche prodotte, la soluzione limite invece è dovuta all’ azione spe- 
cifica di ciascun agente in rapporto al carattere modificabile e 
quasi sempre indipendentemente dalla nocevolezza o tossicità del 
fattore stesso. 





| 











INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI $1 


Già nella prima memoria (2) discussi intorno al sostenuto rap- 
porto fra la tossicità dell’ agente ingerito e la diminuzione di peso 
delle larve o dei bozzoli con crisalide, dimostrando che i dati ot- 
tenuti contraddicevano l’ esistenza di un tal rapporto. I dati qua 
sopra esposti dimostrano la stessa cosa con evidenza molto mag- 
giore. Basta per convincersene confrontare la percentuale di mor- 
talità osservata in alcuni gruppi colle modificazioni del peso me- 
dio delle larve ottenute negli stessi gruppi. 

La soluzione n. 1 della potassa ha prodotto una diminuzione di 
peso di 42 centesimi del peso normale come la soluzione n. 1 del 
cloruro di potassio, e la soluzione n. 1 del solfato ferroso una di- 
minuzione che si può dire simile alle due precedenti, 41 centesimi ; 
orbene queste tre soluzioni che produssero effetti simili sul peso 
delle larve, furono causa delle mortalità seguenti : la potassa n. 1, 
del 70 °/,-, il cloruro di potassio n. 1 del 27 °/, e il solfato ferroso 
n. 1 del 78 °/,. Così la soluzione n. 3 del cloruro di potassio che 
ha dato solo una mortalità dell’ 8 °/,, ha prodotto una diminuzione 
di quasi 15 centesimi, mentre la soluzione n. 3 della potassa che 
ha dato una mortalità del 42 °/, ha prodotto una diminuzione di 
soli 12 centesimi! E non faccio altri raftronti perchè mi sembrano 
bastanti i suesposti e perchè il lettore potrà facilmente vedere gli 
altri osservando la tabella II. 

Da questo punto di vista sono assai importanti i risultati otte- 
nuti col cloruro di potassio il quale si mostrò molto poco dannoso 
pur causando delle evidentissime modificazioni nel peso della larva 
adulta. 

Le modificazioni quindi del peso delle larve non sono dovute 
alla nocevolezza o alla tossicità degli agenti, nocevolezza e tossiì- 
cità dalla quale dipende invece pienamente la dose massima pos- 
sibile. 

Non parlo delle modificazioni di colorito delle larve giacchè solo 
nel gruppo solfato ferroso n. 1 potei osservare, e assai più tenui, 
le cose già viste nel 1912. 


2.° Modificazioni nel ciclo evolutivo. 


Nella prima memoria mi occupai a lungo della relazione cor- 
rente fra le sostanze ingerite dalle larve e la durata dello sviluppo 


« Redia », 1916. 6 


Potediio, dl rai 


52 F. CAVAZZA 


larvale e ninfale ; riferii pure molte osservazioni precedentemente 
fatte da diversi autori. Per brevità non ripeto quanto già ebbi 
ad esporre limitandomi a citare quei lavori che allora non cono- 
scevo e discutendo solo di quelli i quali parlano di cose che spe- 
cialmente interessano aleuni fatti osservati nelle esperienze 1913. 
Fra le modificazioni prodotte nello sviluppo rilevai in special modo 
quella ottenuta dal Pietet (12) che era riuscito ad aumentare il 
numero normale delle mute della Lastocampa quercus ; non mi era 
noto che si fosse mai avverato un simile fatto nello sviluppo del 
Bombyx mori prima che io lo avessi ad osservare sugli esemplari 
cibati con aggiunta di acido cloridrico, di acido acetico e di clo- 
ruro di cobalto. 

Ora da un lavoro del Quajat (15) pubblicato nell « Annuario 
della R. Stazione Bacologica di Padova », e uscito dopo che io 
avevo scritto la mia prima memoria, apprendo che il Quajat aveva 
osservati esemplari a muta sopranumeraria in allevamenti fatti 
fuori dell’ epoca normale (novembre-dicembre) e con foglia raccolta 
in ottobre e novembre e tenuta per più d’ un mese in frigorifero. 
Dall’ esposizione del Quajat si deduce che solamente una parte 
degli esemplari di B. mori sottoposti alle suaccennate azioni subi- 
rono una muta sopranumeraria, come ebbi già ad osservare che 
si era avverato nelle esperienze del Pietet sulla L. quercus. 

Il Quajat così dice parlando della muta sopranumeraria nel 
B. mori : « Il fenomeno della comparsa di bachi a 5 mute, fu per 
noi del tutto nuovo, in nessun libro ne vien fatto cenno, nè mai ne 
avevamo sentito parlare dai numerosi bacologi che in 40 anni abbiamo 
avuto occasione di avvicinare ». 

Ma pare che in Giappone questo fenomeno sia meno raro che 
in Europa sebbene la prima pubblicazione che ne parli sia quella 
del sig. Kato che è uscita alla fine del 1911 (6). Anche dalle os- 
servazioni del sig. Kato si vede che solo alcuni esemplari di di- 
versi allevamenti presentano il fenomeno della muta sopranume- 
raria. Questo autore cerca le cause che possono aver prodotto 0 
stimolato la 5.* muta negli esemplari da lui osservati e ne espone 
tre: I’ alimentazione con foglia contenente ceneri vulcaniche, la 
bassa temperatura durante |’ allevamento, e la deficienza di nutri- 
mento. Da quanto potei vedere credo che la seconda di tali cause 








INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 83 


possibili non ispiegherebbe che il solo caso del sig. Kato visto 
che gli altri osservati si avverarono senza che la temperatura fosse 
diversa dalla normale. 

Venendo alle modificazioni osservate nello sviluppo dei bachi 
nelle mie ultime esperienze, comincierò coll’esporre quello che mi 
fu dato vedere intorno alla muta sopranumeraria. 

Dei quindici gruppi osservati solamente il n. 1 dell’ acido clo- 
ridrico presentò degli esemplari a muta sopranumeraria. Nelle espe- 
rienze del 1912 la muta supplementare avvenne in tutti gli esem- 
plari sottoposti all’azione dell’acido cloridrico del commercio (1350/00); 
dell’acido acetico (2 °/,,) e del cloruro cobaltoso (1 °/,,), € gli esem- 
plari che non ebbero la 5.* muta morirono prima di giungere a 
maturità. 

Quest’ anno invece nel gruppo n. 1 acido cloridrico solo 20 esem- 
plari sopra 100 presentarono il carattere della muta supplementare. 
Questa diversità fra 1’ azione dell’ acido cloridrico nel 1912 e nel 
1913 deriva dalla diversa concentrazione. Nel 1912 provai la so- 
luzione massima possibile di acido cloridrico commerciale che è 
0.57 
1000 ? 
maturità dovettero avere 5 mute; nel 1913 la soluzione n. 1 del 


“AI te LA O Fe hate 
acido cloridrico era all’ 1°, uguale a-7707 Foo: € SOpra 100 esem- 


plari solo 20 presentarono la muta supplementare. Delle 35 larve 





di 1,50 °/, uguale a HCl e tutti gli esemplari che giunsero a 


giunte allo stato di crisalide 15 avevano avuto la muta sopranu- 
meraria e 20 no. 

La diversità di modificazione da esemplare ad esemplare sì spiega 
tanto colla diversa sensibilità e reazione individuale, quanto colla 
maggiore quantità di cibo (e quindi di sostanza agente) ingerito 
da alcuni esemplari. 

Appare da quanto ho finora esposto che di fronte alla modifi- 








cazione aumento di mute — la soluzione HCt allo 0,57%, © 1a 
3 Pe 0,88, Mak gt eg 
massima, mentre la soluzione allo Gg è assai vicina alla limite. 


Già nel 1912 potei stabilire che tanto la scarsa nutrizione, 
quanto la tossicità o nocevolezza degli agenti non erano da porsi 
fra le cause della muta supplementare ; almeno nei casi da me os- 
servati. 

Infatti nei gruppi in cui osservai la muta supplementare tanto 














S4 F. CAVAZZA 


nel 1912 come nel 1913, ebbi le mortalità seguenti: H ISSa Tri 


UE OE 2A oe: mentre in altri gruppi dove la muta di più 
non ebbe mai ad osservarsi, la mortalità giunse a Pa ea 1° co- 
me nel gruppo sublimato n. 1. 

Le numerosissime prove di diversi autori che tentarono di dare 
cibi dannosi alle larve di lepidotteri e che ne procurarono spesso 
la morte, ma mai (escluso il caso del Pictet) l anmento di muta, 
dicono chiaro come sia giusto quello che appare dalle succitate 
osservazioni. 

Osserviamo ora la durata complessiva del periodo larvale e la 
sua relazione colla durata della ninfosi. 


III. — Tabella della durata dei periodi larvale e ninfale. 








Periodo larvale | Periodo ninfale 


_rTrr_———rrrrtélt)melimmioff\Vitteg{i{[{«a)  ;à;|e)]e]) )]>?*YO\Y 


giorni giorni 
NOLI ICT RE I e n Pn 31-34 17-25 . 
Polissg to Nt inn I 29-32 18-26 
» Rod UT RIE A e 30-33 17-25 
» Dal RENZO 1 OR ER toto RO 51-34 17-24 
AGICO ICIOLICATI COMME N Delnt 38-43 25-28 
» » DNA: E 33-35 19-26 
» » NERE E VR RT 31-34 18-23 
Clorure 01) potassio. Grip li ant 31-34 18-25 
» » Di, 32 30-34 18-25 
» » n. 3 31-34 18-25 
Solfato ferroso = CS Ie 34-38 17-24 
» » Re 31-84 17-24 
» » a 3 ay Mg SR SN IR 30-34 18-23 
Sublumatiod® 3 vega RI 28 — 
» Lista LAO 29-33 
» ATE EC DO 32-38 


attenzioni LEE 





reiitattntrroa io viper 








INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 85 


Confrontiamo ora fra loro le durate del periodo larvale riferen- 
» tisi ai gruppi sui quali si agì colle soluzioni più concentrate (n. 1). 

La vita larvale fu abbreviata in media di 2 giorni dall’ azione 
della potassa caustica e di 4 giorni da quella del sublimato, fu 
allungata in media di 8 giorni dall’azione dell’acido cloridrico e di 
3 giorni da quella del solfato ferroso, e non fu per nulla modifi- 
cata dall’azione del cloruro di potassio. 

Dei 5 agenti sperimentati, 2 accelerano lo sviluppo, 2 lo rallen- 
tano ed uno non produce alcuna modificazione. Sull azione però 
della soluzione n. 1 del cloruro di potassio non v è da fare con- 
clusioni giacchè la concentrazione è lungi dall’essere la massima 
possibile. 

Nell’esperienze del 1912 avevamo già stabilito, colle dosi massime, 
che la potassa abbrevia leggermente la durata del periodo larvale 
(come la soda caustica), che l’acido cloridrico lo allunga di molto 
(come acido acetico) e che il solfato ferroso lo allunga sebbene 
meno degli acidi (come il solfato rameico). Si vede che le modifi- 
cazioni osservate nelle ultime esperienze coincidono assolutamente 
con quelle già ottenute nel 1912. 

Le soluzioni più diluite (soluzioni n. 3) dei cinque agenti spe- 
rimentati sono ciascuna inferiore alla limite relativamente  al- 
l’azione sulla durata della vita larvale e non producono quindi 
alcuna modificazione. 

Le soluzioni n. 2 della potassa e del solfato ferroso sono an- 
ch’ esse inferiori alla limite, e le soluzioni n. 2 dell’ acido clori- 
drico e del cloruro di mercurio si mostrano assai vicine alla limite 
producendo variazioni molto lievi. 

Fra gli agenti sperimentati si vede che quello che può produrre 
le maggiori modificazioni nella durata del periodo larvale è l'acido 
cloridrico al quale si può aggiungere l’acido acetico che nelle espe- 
rienze del 1912 produsse gli stessi effetti. 

I dati sopra esposti, osservati in relazione alla mortalità nei 
diversi gruppi, ci dimostrano colla massima evidenza che non vi 
è alcuna relazione fra la tossicità e nocevolezza degli agenti e le 
modificazioni prodotte nella durata della vita larvale. Osserviamo 
ora gli effetti avuti dai diversi fattori sulla durata della ninfosi, 

Delle soluzioni n. 1 allungarono un po’ la durata di ninfosi, quella 


S6 F. CAVAZZA 


della potassa (di 1 giorno in media), e quella dell’acido cloridrico 
(di 5 giorni), mentre le soluzioni n. 1 del cloruro di potassio e del 
solfato ferroso non produssero alcuna modificazione. 

Fra le soluzioni n. 2 è appena sensibile l’azione dell’acido clo- 
ridrico (5) che allunga in media di 1 giorno ed è più evidente 
quella del cloruro di mercurio che allunga di 3 giorni in media. 

Le soluzioni n. 5 non producono mai aleun effetto. 

Le durate dei periodi larvale e ninfale in rapporto alla durata 
normale di tali periodi, sono le seguenti nei gruppi sui quali spe- 
rimentai le soluzioni più concentrate (n. 1): 


Periodo 
_==ano: — 

LARVALE NINFALE 

giorni giorni 
Polassa! Sa e ere i IE — 2 +1 
Acido cloridrico . : + $ +5 
Cloruro di potasstot nea ann = = 
Solfato ferroso +3 a 
Gloruro diimerearioo e — 4 manca 


e le seguenti nei gruppi sui quali si agì colle soluzioni n. 2: 


Periodo 

— n n 

LARVALE NINFALE 

giorni giorni 
Potassa SRI RARI NAPPO AVOTSI ETTI = = 
Acido "CIOLIATICO I e +1 +1 
Solfato ferroso di ROME I PARI, = _- 
CIOruro CA iMNerCLIO e al +3 


Già nel 1912 avevamo osservato che la potassa caustica (come 
la soda caustica) abbreviava la vita larvale aumentando invece la 
durata della ninfosi, che l’ acido cloridrico (come 1° acido acetico) 
allungava entrambi gli stadì e che il solfato ferroso (come il sol 
fato rameico) allungava la vita larvale senza modificare la ninfosi. 

Il cloruro di mercurio diminuisce la durata del periodo larvale 
ed aumenta quella della ninfosi mentre, nelle esperienze del 1912, 
vedemmo che il eloruro cobaltoso produce il caso opposto allun- 
gando il periodo larvale ed abbreviando quello ninfale. 

Il cloruro di potassio che produce importanti modificazioni so- 
matiche, non ha aleuna azione sulla durata dei periodi larvale e 


ninfale. 
















bi; | INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 87 


Mas 







ì L’unica deduzione che si possa fare da quanto osservammo sul 
@ rapporto della durata reciproca dei due stadi si è che se vi sono 
| agenti i quali modificano il rapporto di durata fra gli stadì senza 
modificare la durata dell’intero ciclo evolutivo, ve ne sono altri che 
li allungano o li abbreviano entrambi, come altri che modificano 
solo la durata della vita larvale senza produrre variazioni in quella 
della ninfosi. 









3.° Modificazioni nel peso dei bozzoli con crisalide. 


I bozzoli con crisalide di ciascun gruppo furono pesati 10-12 
giorni dopo la loro formazione. 








IV. — Tabella del peso medio dei bozzoli con crisalide 
e del loro rapporto al peso medio normale (12 giorni dopo il loro principio) 


























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IO eg REL ET ec Ù x PAR RT MR 


SS F. CAVAZZA 


Se confrontiamo fra loro ì pesi medi dei bozzoli con cerisalide 
dei gruppi sui quali agimmo colle soluzioni più concentrate (solu- 
zioni n. 1) osserviamo che tutti gli agenti hanno prodotta una 
diminuzione di peso, ma che tale diminuzione è assai diversa da 
fattore a fattore. Il solfato ferroso produsse una diminuzione di 
51 centesimi del peso medio normale, la potassa caustica, di 52 
centesimi, il cloruro di potassio di 55 centesimi, l’acido cloridrico 
di 68 centesimi e il cloruro di mercurio di 74.7 centesimi. L’ordi- 
namento secondo l’ampiezza delle modificazioni prodotte è assoluta- 
mente uguale a quello osservato pel peso delle larve a maturità; e ciò 
nonostante che la perdita di peso dallo stato di larva adulta a quello 
di bozzolo con crisalide sia stata diversa da gruppo a gruppo. 

Non faccio il confronto fra i risultati ottenuti nel 1912 e nel 
1913 giacchè dovrei ripetere le cose già dette facendo tale con- 
fronto riguardo al peso medio delle larve adulte. 

Passo pertanto ad osservare le diverse modificazioni del peso 
dei bozzoli con cerisalide prodotte dalle diverse soluzioni di ciascun 
agente. 

La potassa caustica all’1,60 *, 


/ 


fio Da prodotta una diminuzione del 
peso medio dei bozzoli con cerisalide di 52 centesimi del peso me- 
dio normale ; la seconda soluzione della potassa allo 0,16 °/,, dieci 
volte più diluità della prima, ha prodotta una diminuzione di 44 
centesimi; e la terza soluzione, cento volte più diluita della prima, 
0,016 °/,> Da prodotta una diminuzione di 28 centesimi. 


La soluzione più concentrata, 1 


dell’acido cloridrico com- 
merciale ha prodotta una diminuzione di 68 centesimi del peso 
medio normale; la seconda soluzione, dieci volte più diluita, ha 
prodotta una diminuzione di 48 centesimi, e la terza, cento volte 
più diluita della prima, una diminuzione di 531 centesimi del peso 
medio normale. 

20) 


Il cloruro di potassio al 3 ‘/so 
55 centesimi del peso medio normale, lo stesso sale dieci volte più 


ha prodotto una diminuzione di 


diluito, ha prodotta una diminuzione di 38 centesimi, e cinquanta 


» 0 


volte più diluito, 0,06 ha prodotta una diminuzione di 31 cen- 


/00° 
tesimi. 

La prima soluzione di Fe SO, 7 H,0, 1,25%, ha prodotta una 
diminuzione di 51 centesimi del peso medio normale, la seconda 








i 
- 








INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI S9 


soluzione di questo sale cento volte più diluita della prima, 0,0125 yi 
ha prodotta una diminuzione di ben 40 centesimi, e la terza solu- 
zione mille volte più diluita della prima 0,00125 °/,,, ha prodotto 
una diminuzione di 11 centesimi del peso medio normale. 

La soluzione più concentrata del cloruro di mercurio, 0,20 %, 
che è anche la massima, ha diminuito il peso di 75 centesimi del 
peso medio normale; la seconda soluzione di questo sale, dieci 
volte più diluita, 0,02 °/, ha prodotta una diminuzione di 47 cen- 
tesimi; e la terza cento volte più debole della massima, 0,002 ° 
una diminuzione di 15 centesimi del peso medio normale. 


/00? 


Tutte dunque le soluzioni sperimentate dei cinque agenti hanno 
prodotto una diminuzione di peso dei bozzoli con cerisalide. 

Debbo quindi ripetere quanto già dissi a proposito dei pesi delle 
larve; che ho potuto stabilire (colle esperienze delle due annate 
1912-13) le soluzioni massime di quasi tutti gli agenti (meno che pel 
KCt), ma che non ho trovate le soluzioni limite di ogni agente, 
quelle cioè che sono le più concentrate fra le soluzioni che non 
producono ancora nessun effetto sul peso del bozzolo con crisalide. 

Confrontiamo brevemente tra loro le modificazioni prodotte da 
soluzioni molto dilnite. 

L’ azione del cloruro di potassio allo 0,06 "/, (soluzione n. 3) 
fa di diminuire il peso medio di 30,6 centesimi del peso medio 
normale, fu cioè simile all’ azione della soluzione n. 3 dell’ acido 
cloridrico, soluzione che era quasi 16 volte più diluita ; la seconda 
soluzione del solfato ferroso produsse una diminuzione di 40,4 
centesimi sebbene fosse quasi nove volte più diluita di quella 
del cloruro di potassio, il cloruro di mereurio nella soluzione n. 2 
produsse una variazione di 46,6 centesimi sebbene fosse tre volte 
più diluita che non il cloruro di potassio. E simili confronti potreb- 
bero venire fatti pigliando come unità ciascuna delle soluzioni 
diluite da me sperimentate. 

Vediamo quindi, come già pel peso delle larve, che alcuni agenti 
agiscono sul peso dei bozzoli con crisalide anche a concentrazioni 
diluitissime. Però è assai importante l’osservare che ciaseuna so- 
luzione sperimentata non produce sul peso dei bozzoli eon crisa- 
lide modificazioni della stessa entità di quelle da essa prodotte 
sulle larve. 


RATTI 


SI ge. 


» L'A ber « 
PE SRL 





90 F. CAVAZZA 


Lo specchietto seguente dove pongo la diminuzione relativa 
prodotta da ciascuna delle soluzioni n. 2 e n. 3 sul peso delle 
larve adulte di fronte alla diminuzione relativa prodotta dalle 
stesse soluzioni sul peso dei bozzoli con cerisalide dà una idea 
chiara di tale diversità. 

















SOLUZIONI N. 2 SOLUZIONI N, 3 

Azione Azione Azione Azione 

sul peso sul peso sul peso sul peso 

delle larve dei bozzoli delle larve dei bozzoli 
POSSA e dI 15,8 44, d 12,3 28,4 
Acido cloridrico. . . 34,1 48,7 20 30,6 
Cloruro di potassio. . 23,6 37,7 14,7 30,6 
Solfato ferroso . . . 26,2 40,4 18,5 ED 
Cloruro di mercurio . 52,6 46,6 25 15,1 








| 


Vediamo infatti che mentre ciascuna delle soluzioni n. 1 ha 
prodotto una variazione nel peso dei bozzoli con cerisalide poco 
diversa da quella prodotta nel peso delle larve adulte, le solu- 
zioni n. 2 della potassa, dell’ acido cloridrico; del cloruro di po- 
tassio e del solfato ferroso hanno invece prodotte variazioni molto 
più grandi nel peso dei bozzoli con crisalide che non nel peso 
delle larve. La soluzione n. 2 del cloruro di mercurio fa eccezione 
avendo prodotto una variazione maggiore (di poco) nel peso delle 
larve. 

Se osserviamo poi i gruppi sui quali agirmmo colle soluzioni 
più diluite (n. 3) vediamo che la potassa, 1 acido cloridrico e il 
cloruro di potassio, agirono molto più fortemente sul peso dei 
bozzoli con erisalide che non su quello delle larve, mentre il sol- 
fato ferroso e il cloruro di mercurio agirono molto più fortemente 
sul peso delle larve che non su quello dei bozzoli con crisalide. 

Tutto ciò dimostra che le soluzioni limite di ciascun agente in 
relazione al peso dei bozzoli con crisalide, sono diverse dalle so- 
luzioni limite degli stessi agenti in relazione al peso delle larve. 

Inoltre se facessimo per ogni agente la curva dell’ entità delle 
variazioni prodotte in funzione della concentrazione, vedremmo 





RA RL af le» bn * af » sv he "> bi © 6 TO, Let. A a de a E 


vi 


POTE O gine fe Ro. 





INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 91 


che la curva delle variazioni prodotte nel peso dei bozzoli sarebbe 
molto diversa da quella delle variazioni prodotte nel peso delle 
larve dallo stesso agente. 

Dai dati sopra esposti si capisce però che la diversità fra una 


curva e l’ altra sarebbe molto più sensibile ed evidente per aleuni % 
agenti che non per altri. A 

Osservando poi Vl ampiezza del campo d’ azione (distanza fra la È 
soluzione massima e la limite) di ogni agente relativamente al Ri; 
peso dei bozzoli con crisalide, veniamo alle stesse conclusioni k 
esposte parlando delle larve ; che cioè non esista una vera rela- È 
zione fra la dose massima possibile e la limite di un dato agente } 
perchè mentre la limite è stabilita solo dall’ azione specifica del- 5 
l’ agente in rapporto al carattere che modifica, la massima invece p: 
è fissata per ogni sostanza dal suo grado di tossicità relativo alla 
specie su cui opera. 3 

E non sto a ripetere i dati (già sopra esposti) che ci portano 7 
a tale conclusione. 

In quanto alla relazione che si potrebbe credere esistesse fra : 
la tossicità degli agenti ingeriti e le variazioni da essi agenti o 
prodotte nel peso dei bozzoli con cerisalide, invece di ripetere d 
quanto già ebbi a dire per le larve, espongo nel seguente spec- A 


chietto alcuni dati riferentisi alla entità delle modificazioni e li 3008 
metto di fronte alla percentuale di mortalità osservata nei me- 
desimi gruppi. 











i 
Hi 00 ra 
Entità Percentuale i 
della di 
modificazione mortalità 
Cloruro di potassio . . . . (soluzione n. 3) 31 8 | 
Aeidogcloridricotni: |. .. °°. .° (soluzione n. 3) 31 45 
Solfato ferroso . . . . . (soluzione n. 8) 11 22 
Cloruro di mercurio . . . . (soluzione n. 3) 15 30 
Cloruro di potassio . . . . (soluzione n. 1) 55 27 
Cloruro di mercurio . . . . (soluzione n. 2) 46 73 





Bastano tali esempi per dimostrare che il grado di tossicità e 








92 F. CAVAZZA 
di nocevolezza di un agente non ha nulla a che vedere colle mo- I 


dificazioni prodotte dall’ agente stesso sul peso dei bozzoli con 
crisalide. 
4.° Modificazioni nel peso dell’ imago. 


Pesai le farfalle sempre poco dopo la schiusura del bozzolo, 4 
come nel 1912, e dal peso delle 9 poi detrassi il peso delle uova 
da esse prodotte. 

Per ogni gruppo pesai 10 y' e 10 9 e dal peso complessivo 
estrassi la media. 

Pei gruppi acido cloridrico n. 1, solfato ferroso n. 1 e subli- 
mato n. 2 essendo il numero dei rappresentanti di uno dei due i 
sessi inferiore a 10, dedussi la media da un numero uguale di Y' 

e di 9 (variante da 7 a 9). 
V. — Tabella dei pesi medi delle farfalle e del loro rapporto 
al peso medio delle normali. 























ida tica live 
gr. 

ie fora GIRI e DO PAS DER E e 0,353 100 3 
POLASSRIA OR RE rag: 0,486 15/79 70 

» St e i ra SED RIS 0,41 116,0 57 

» Pale ice i cao e vo 0,38 107,5 42 
AGdogelordrico Rei 0,25 70,7 82 

» » RP CI 0,284 80,5 59 

» » ROL ae A) 0,325 92,0 45 È 
Cloruro edi potassio de. ec 0,271 76,6 2° 

» » Era RE 0,29 82,0 al 

» » id i e 0,341 96,6 8 
Solfatoferroso:, ho anita 0,4d 124,5 78 i 

» » SAL rt la a 0,367 103,8 46 

» » A PARETO] lia Ae) 0,349 98,7 22 
SUDLIMAtO Me dee 0a n n 0,296 83,7 73 


» DIECI Nessa E 0,336 95,0 30 








PRIA CA LAP eo Pid Las ml ed ai 





INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 98 


Se confrontiamo ora fra loro le modificazioni prodotte dalle so- 
luzioni più concentrate (soluzione n. 1) vediamo che la potassa ha 
aumentato il peso medio della farfalla di 37 centesimi del peso 
medio normale, che il solfato ferroso lo ha pure aumentato di 24 
centesimi, mentre | acido eloridrico ha diminuito il peso medio 
della farfalla di 29 centesimi del peso medio normale, il cloruro 
di potassio lo ha diminuito di 23 centesimi, e il cloruro di mer- 
curio al 0,02 °/, (soluzione n. 2) lo ha diminuito di 16 centesimi. 

Raftrontando questi risultati a quelli ottenuti colle esperienze 
del 1912 vediamo che essi li riconfermano pienamente. Infatti an- 
che allora avemmo ad osservare che la potassa caustica ed il sol- 
fato ferroso aumentano il peso medio delle farfalle mentre l acido 
cloridrico lo diminuisce. 

Ma, possono logicamente osservare taluni, la diminuzione del 
peso delle farfalle di alcuni gruppi è conseguenza della troppo 
forte concentrazione delle soluzioni somministrate, soluzioni che 
possono di gran lunga aver sorpassato il grado della soluzione 
ottima ed avere quindi una azione più come tossici che come agenti 
specifici. 

A tali difficoltà rispondono i fatti che verremo esponendo col- 
l’ osservare le diverse modificazioni prodotte da ciascun agente 
secondo la sua concentrazione nelle soluzioni somministrate. 

Per brevità pongo i dati in ordine per ogni agente, mettendo 
davanti ad ognuno di essi il segno + o — secondo che esso si- 
gnifica aumento o diminuzione in rapporto al peso medio nor- 
male ridotto a 100. 

ep. E CANNSI 0,016 














TASSI ei = Sos —— + 16; 7,9 
Ca 1000 1 57° TE 1000 1 °° 
i 0,38 0,038 0,0038 
_ Acido cloridrico (*) 7 1000 — 29,3; 1000 2A90 uao — 8 
3 0,3 0,06 
GI di tassi E —— — 23,4; eo AISE 
oi a 1000 1000 1000 ©’ 
s da Ve RIA L1 111 0,000683 
Solfato ferroso ( ) Ò 1000. + 24,5 i “uo + 3,3 È "1000 so 
2 0,002 
Cloruro di mercurio 0.8 2a 5; 
1000 1000 





(*) Mi riferisco in questo caso al HC7 e non alla soluzione commerciale. 
(**) Mi riferisco al solfato ferroso anidro. 





94 F. CAVAZZA 


0.000683 
1000 
non è stata assolutamente sensibile giacchè la differenza che si 


trova è talmente piccola da dover esser ritenuta nulla più che una 


Faccio osservare che | azione del solfato ferroso anidro al 


oscillazione normale. 

Dai dati sopra esposti si vede dunque che vi sono agenti che, 
quando la dose è superiore alla limite, anmentano sempre il peso 
dell’ imago, e che ve ne sono altri che la diminuiscono sempre. 

Fra gli agenti da me provati nel 1912 e 1915 aumentano il 
peso dell’ imago : la potassa, la soda, il solfato ferroso e il solfato 
rameico ; lo diminuiscono : V acido eloridrieo, 1 acido acetico, il 
cloraro di potassio, il cloruro ferroso, il cloruro di mercurio e il 
cloruro cobaltoso. Vedremo più oltre come tale diversità derivi 
specialmente dalla grande azione avuta, dagli agenti che diminui- 
scono il peso dell’ #mago, sopra il peso delle larve. 

Osservando i dati ottenuti nelle due annate 1912 e 19153 pos- 
siamo, anche per quanto si riferisce al peso delle farfalle, asserire 
che abbiamo trovato le soluzioni massime (meno che pel #02) e 
che tali soluzioni si sono pur sempre dimostrate le ottime cioè quelle 
che producono la variazione maggiore la quale è sempre omologa 
alle più tenui prodotte dalle soluzioni più diluite. 

Non abbiamo invece potuto stabilire le soluzioni limite che pel 
solfato ferroso giacchè le soluzioni più diluite di tutti gli altri 
agenti produssero sempre una modificazione sensibile del peso 
medio delle farfalle. 

Dall’ osservazione dei dati suesposti appare che fra le azioni 
dei diversi agenti a soluzioni molto diluite, sul peso delle farfalle, 
vi è minor differenza che non fra le azioni degli stessi agenti (alle 
stesse concentrazioni) sul peso delle larve e dei bozzoli. 

Le dosi limite cioè dei differenti agenti relative all’ azione sul 
peso delle farfalle, saranno meno diverse fra loro di quanto non 
lo siano le dosi limite degli stessi agenti relative all’ azione sul 
peso delle larve e dei bozzoli. 

Tutto quanto abbiamo osservato deriva da un fatto reso chiaro 
dai dati della seguente tabella in cui pongo la diminuzione media 
di peso subìta in ogni gruppo nel passare dallo stato di bozzolo 
con crisalide a quello di mago. 












LU n “ 


INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 95 


VI. — Tabella della diminuzione media di peso dal bozzolo con crisalide 
alla farfalla, espressa, per ogni gruppo, in centesimi del peso medio 
dei bozzoli. 














ME I nn o Le 84,3 
E e Sn dl 55,0 
MM n i Md 67,2 

» È dI EER 3 76,4 
i an pat 65,1 
» » DI SCSI AI SIINO TRA 2 : 19,9 
» » O TIRI I Da 79,2 
DlOrRUrOEdporassionie n a n Dt 73,2 
» » Di A ORE: TA SA 79,3 

» » Dea 18,2 
Solfato ferroso mel 60,0 
» » n. 2 1(218 | 

» » DR. 82,5 
SOM Rat Ae Re e ie e) 75,4 
» PR en ero 82,5 


Si vede infatti che tutti gli agenti indistintamente diminuiscono 
la perdita di peso che l individuo normalmente ha durante la 
ninfosi. 

E si osserva che quanto è maggiore la concentrazione dell’ agente 
somministrato tanto minore è la perdita avvenuta. 

Questo fatto già osservato nelle esperienze 1912 (2) e da me 
descritto, si mostra con grande evidenza in quanto ora ho esposto. 

Esso dimostra che gli agenti i più disparati hanno una azione 
omologa su alcune funzioni fisiologiche della crisalide (respirazione? 
traspirazione ?), azione che fa perdere meno peso durante la vita 
ninfale. | 

Relativamente al peso dei bozzoli (pesati 10 o 12 giorni dopo 


la formazione) dai quali esse sono schiuse, le farfalle derivanti 


dalle larve trattate con tutti i diversi agenti e con quasi tutte le 





96 F. CAVAZZA 


soluzioni, sono più pesanti che le farfalle normali. Solamente pei 
gruppi solfato ferroso n. 3 e cloruro di mercurio n. 3 possiamo dire 
di aver trovata la soluzione limite relativamente a questo fenomeno 
giacchè le differenze riscontrate sono assolutamente trascurabili. 

Discussi già in altro lavoro intorno alle cause della perdita mi- 
nore di peso ed ora come allora debbo dire che Panmento relativo del 
peso della farfalla non avviene che in minima parte a detrimento 
del peso della seta, e solo in certi gruppi e in grado piccolissimo 
a detrimento della produzione di uova. i 

Per quanto si riferisce al rapporto che si è trovato da alcuni 
esistere normalmente fra la durata della ninfosi e il peso degli 
insetti perfetti, possiamo dire, dopo un breve confronto di dati, 
che nel Bombyx mori, quando lallungamento o abbreviamento della 
ninfosi è prodotto per mezzo di agenti chimici, non si verifica il 
fatto della relazione costante fra la durata di ninfosi e la perdita 
di peso. Per non far troppi esempi, confronto solo l esperienza 
dell’ acido cloridrico, soluzione n. 1, che allungò di 5 giorni la 
ninfosi con una perdita di peso di 65 centesimi del peso del boz- 
zolo, con l’esperienza del solfato ferroso, soluzione n. 3, che non 
modificò la durata di ninfosi ma presentò una perdita di 79 cen- 
tesimi del peso del bozzolo. 

In quanto poi alla relazione esistente fra la tossicità o nocevo- 
lezza degli agenti e il peso della farfalla, basta che noi osserviamo 
la mortalità nei diversi gruppi e la confrontiamo al peso delle far- 
falle per vedere come tale relazione non si osservi assolutamente 
nei casi da me studiati. 

Nel gruppo solfato ferroso n. 1 vi è una mortalità del 78 per 
cento ed un aumento del peso della farfalla di 24 centesimi del 
peso medio normale, mentre nel gruppo cloruro di potassio n. 1 
dove è una mortalità del 27 °/, si osserva una diminuzione del peso 
della farfalla di 24 centesimi del peso medio normale. 

Possiamo quindi ripetere quanto dicemmo nel 1912, che il mag- 
giore o minore peso delle farfalle deriva esclusivamente  dal- 
l’azione diretta e specifica della sostanza somministrata e non dal 
grado di tossicità o nocevolezza di essa sostanza. 








iii > CRE dl 
|’ INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 97 


#5 5.° Modificazioni nel numero e peso d’uova prodotte. 
Le uova deposte dalle 9 più quelle estratte dal corpo dopo la 
deposizione furono pesate un mese dopo la deposizione stessa. 
Durante questo periodo rimasero in ambiente normale a tempera- 
‘tura variante da 19 a 24 cgr. 
Per ogni gruppo furono pesate le deposizioni di 10 9 meno che 
pei gruppi acido cloridrico n. 1 e sublimato n. 2 dove le 9 erano 
rispettivamente 8 e 9. 


VII. — Tabella della produzione media di uova di una Q 


per ciascun gruppo. i 
Numero | Peso medio 
di di 


1 
uova un uovo 








i mgr. 
i dà 0,280 0,70 
Potassa 0,398 0,76 

» 0,321 5) 0,72 
» 0,280 0,69 


Acido cloridrico 0,157 0,69 


nel 
sz 
09. 
al 
DE 


» » 


0,215 0,70 
» » 0,245 0,69 
Wiornro! di potassio 0,215 0,69 
0,265 0,70 
0,281 0,70 
Solfato ferroso . 0,335 0,75 
> È 0,315 0,72 
0,278 Ò 0,70 
0,145 0,73 


0,199 284 0,70 


» » 


SibliràlbofRe te do Rn 


vo O Wo N Ho vw N Ho 


» . . . . . . . n, 


Tanto il peso medio di un uovo come il numero delle uova de- 
poste da una 9 normale sono identici a quelli osservati pei ge- 
nitori nel 1912 (allora il numero medio era 407 ed ora è 402). 


« Redia n, 1916. 7 





(PTT REI RENEE OS ORE 





98 F. CAVAZZA 


Perchè siano resi molto più facili i confronti, pongo una seconda : 
tabella in cui sono esposti i rapporti fra la fecondità delle 9 di 
ciascun gruppo e quella delle 9 normali ridotta uguale a 100. 


VIII. — Tabella del rapporto fra il numero medio di uova deposte da 
una Q d’ogni gruppo e quello medio deposto da una Q normalmente 
cibata e confronto colla percentuale di mortalità. 

















È Rapporto Mortalità 
9 

È i Normalea:l a Wiesetta ga e e, 100 3 

È PotassaW T:0-2RI a 1 139,4 70 

P » PAPER RI A a 110,6 57 

1 » RALE OO 100,7 42 

o ‘Acido dlatifiniog 04, MESS MEo e 56,7 82 

» » Me 76,3 59 

È » » DSS 88,5 45 

i) Cloruro di potassio . Megl 77,6 27 

» » n. 2 94,0 17 

; » » n. 3 99,5 $ 

; Solfato ferroso Deo Thai 78 

4 » » n. 2 108,6 46 
È » » Luo 99,0 22 

J Spolimatio: Bag 4 e RO 50,0 73 

; » RATTI SI RO 70,6 30 

| 

Osserviamo dapprima le modificazioni prodotte dalle soluzioni 


più concentrate sulla fecondità. 

La potassa aumenta il numero medio delle uova deposte del 
39%, Pacido cloridrico lo diminuisce del 43 °/,, il cloruro di potas- 
sio lo diminuisce del 22 °/,, il solfato ferroso lo aumenta dell’11 °/,, 
e il cloruro di mercurio (soluzione n. 2) lo diminuisce del 50 No: 

Questi evidenti risultati riconfermano in tutto quelli ottenuti 


nel 1912 (2-3). La potassa al 2%, produsse allora un aumento 


e 


CAT Pe 


00 





be 








INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 99 


del 46 ‘/,, il solfato ferroso Fe SO, 74,0 all’ 1,50 °/, un aumento del 
15°, e V acido cloridrico del commercio all’ 1,50 */,, una diminu- 
zione del 50 °/,. 

Anche nelle esperienze del 1913 non si trovò nessun nesso e 
legame regolare e costante fra le modificazioni somatiche e di svi- 
luppo e quelle della fecondità. Non sto a portare esempi che tutti 
possono dedurre dall’osservazione e dal confronto dei diversi dati 
esposti. 

Ciò che potrei dire intorno ai risultati ottenuti sulla fecondità 
collo sperimentare le soluzioni più concentrate (soluzioni n. 1) non 
è assolutamente diverso da quanto esposi discutendo intorno ai 
risultati ottenuti nel 1912. 

Ho già detto nell’introduzione delle questioni principali riguar- 
danti la fecondità che non venivano risolte dalle esperienze con 
le massime dosi e che richiedevano l’esperienza con diverse quan- 
tità di ciascun agente. 

Se osserviamo i dati ottenuti colle ultime esperienze, vedremo 
che essi danno modo di rispondere a tutte le questioni, per quanto 
sì riferisce all’azione degli agenti sperimentati. 

Per brevità pongo i dati in ordine secondo lagente e metto da- 
vanti ad ognuno di essi dati uno dei segni + o a seconda che 
il numero significa aumento o diminuzione del numero d’ uova in 
rapporto al numero medio deposto dalle % normali. Quando il 
numero non sarebbe diverso dal normale pongo il segno =. 


























Potasan int it 00” 
Acido cloridrico . = — 43; = — 24 Sl = 
Cloruro di potassio. . oO — 22; i — 6; si = 
Solfato ferroso (Fe SO). so +11; a +9; Sii = 
Cloruro di mercurio. ss — 50; So 201 


Da questi dati apparirebbe che vi sono sostanze che, quando la 
dose è superiore alla soluzione limite, aumentano sempre la fecon- 
dità e che ve ne sono altre che la diminuiscono sempre. 








100 F. CAVAZZA 


Fra gli agenti sperimentati negli anni 1912 e 13 aumentano la 
fecondità : la potassa, la soda, il solfato ferroso, il solfato rameico 
e il cloruro ferroso ; la diminuiscono : l’acido cloridrico, il cloruro 
di potassio, il cloruro di mercurio e il cloruro cobaltoso. 

Riunendo complessivamente i dati ottenuti tanto nel 1912 che 
nel 1913, possiamo dire di aver trovate le soluzioni massime (meno 
che pel £C7) e che anche per l’azione sul grado di fecondità ab- 
biamo sempre trovato che esse sono pure le ottime cioè quelle che 
producono il maggiore differenziamento dal grado normale di fecon- 
dità (sia in aumento, sia in diminuzione). 

Le soluzioni limite relative all’azione sulla fecondità le abbiamo 
0,06 


Sa : | 0.016 METAL : 
potute stabilire per la potassa (To) pel cloruro di potassio (a 





1 0,00125 ; 
e pel solfato ferroso (Fe SO, 7H:0 = Te che corrisponde a Fe SO, 
ano 

1000 | 


Le soluzioni più diluite sperimentate per l’acido cloridrico (401 
sn e pel cloruro di mercurio (10) producono ancora una evi- 
dente variazione della fecondità. 

Da tutto ciò vediamo che alcuni agenti producono modificazioni 
del grado di fecondità anche a concentrazioni diluitissime. I fat- 
tori che producono variazioni sensibili assai in quantità minime 
sono, per primo il sublimato, poi l'acido cloridrico e dopo il solfato 
ferroso. Le altre sostanze sperimentate agiscono solamente a con- 
centrazioni molto maggiori. 

Se confrontiamo le soluzioni massime trovate colle minori speri- 
mentate, vediamo facilmente come non vi sia alcuna relazione co- 
stante fra le soluzioni limite e le massime dei diversi agenti e 
quindi come sia diverso per ogni agente il campo d’azione relati- 








vamente alla quantità. 
Osserviamo ora brevemente quale legame vi sia fra la tossicità 
e nocevolezza e il grado di fecondità. 
Nei seguenti gruppi la mortalità giunse ad esser fortissima : 
Acido cloridrico (n. 1) 82 °/,, solfato ferroso (n. 1) 78 °/,, cloruro 


di mercurio (n. 2) 73 °/,, potassa (n. 1) 70 °/,. Ebbene in due di 
questi gruppi la fecondità fu aumentata e in due fu diminuita. 
liò dimostra chiaramente che la tossicità e nocevolezza non è col- 
legata in ispecial modo all’ aumento o alla diminuzione della fe- 


condità. 















CINE DIN Ep PIRA GU 1 © sl rd | x = 


Gi 206 


INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 101 


Ma alcuni potrebbero obbiettare che anche le sostanze le quali 
diminuiscono la fecondità se somministrate in data quantità, forse 
produrrebbero 1’ effetto opposto qualora venissero somministrate 
in soluzione più debole e non tossica. 

Ciò è evidentemente negato dai dati sopra esposti dai quali si 
vede che tutte le diverse soluzioni diluite da me provate non pro- 
ducono che delle variazioni omologhe a quelle prodotte dalla con- 
centrazione massima della stessa sostanza e ciò senza nessun rap- 
porto colla mortalità. 

Se confrontiamo fra loro i gruppi potassa n. 3, cloruro di po- 
tassio n. 3 e solfato ferroso n. 3 che non hanno presentato nes- 
suna variazione nella produzione di nova, vediamo che esse hanno 
rispettivamente le mortalità ben diverse del 42 °/,; dell’ 8°, €@ 
del 22 °/,- 

Se osserviamo tre gruppi in cui la variazione di fecondità fu 
in senso di diminuzione e fu quasi di ugual grado, acido  clori- 
drico n. 2, cloruro di potassio n. 1, cloruro di mercurio n. 3, tro- 
viamo le seguenti percentuali di mortalità ben diverse l una dal- 
altra: 59 °/,27 e 30°. Se da ultimo prendiamo due gruppi 
in cui la fecondità fu aumentata e in cui la mortalità fu poco di- 
versa e fortissima, potassa n. 1, solfato ferroso n. 1, vediamo che 
il grado d’ aumentata fecondità, ogni 100 uova di 9 normale, fu 
pel primo -- 39 e pel secondo + 11. 

Parmi che questi esempi bastino per dimostrare che tanto 1’ au- 
mento e diminuzione della fecondità come il grado di questo au- 
mento o diminuzione, sono assolutamente indipendenti dalla tossi- 
cità e nocevolezza della sostanza agente. 

Il chiamare benefiche e quindi non tossiche le soluzioni che au- 
mentano il grado di fecondità è un modo d’ esprimersi non solo 
impreciso ma erroneo e tale che dimostra ben poca conoscenza 
dei rapporti che esistono fra 1 azione degli agenti chimici e il 
grado di fecondità degli esemplari pazienti. 

Si poteva da alcuni pensare che i gradi d’ aumentata fecondità 
da me ottenuti colle esperienze del 1912 non ostante le fortissime 
mortalità, non fossero gli aumenti maggiori possibili per quelle 
sostanze, e che a concentrazioni minori e meno tossiche 1’ aumento 
sarebbe stato ancor maggiore. Le esperienze del 1913 dimostrano 


di LA Le 


102 F. CAVAZZA 


chiaramente che tale supposizione era falsa e che le soluzioni ot- 
time sono sempre le massime possibili e quindi le più tossiche. 

Naturalmente io parlo esclusivamente del Bombyx mori e dei 
nove agenti da me sperimentati. 

È degno di nota però che sopra parecchie sostanze diversissime 
fra loro, (acidi, alcali, sali di ferro, di rame, di cobalto e di mer- 
curio) non mi sia mai stato dato trovarne alcuna che agisca di- 
versamente, che presenti cioè un’ azione ottima (o in aumento © 
in diminuzione) a soluzione diversa dalla massima. 

Per altre specie animali, per esempio pel Cycelops macrurus (14), 
è stato dimostrato che molti sali non solo agiscono sulla fecon- 
dità ma che presentano una soluzione ottima intermedia fra la 
limite e la massima. Alcuni altri agenti però anche su questo cero- 
staceo producono l azione ottima a soluzione massima. 

Tali differenze derivano evidentemente dalla diversità di rea- 
zione di ciascun organismo sicchè sarebbe erroneo voler fare delle 
deduzioni d’ indole generale. 

Forse vi sono specie che risentono maggiormente l’ azione di 
date quantità, mentre ve ne sono altre che reagiscono sempre più 
man mano che lo stimolo aumenta coll’ aumentare della quantità 
somministrata. 

Certo si è che non mi consta che si sia da alcuno trovato che 
una stessa sostanza produca sulla fecondità di una data specie 
fenomeni opposti (aumento, diminuzione) secondo la sua concentra- 
zione. 

Vi son dunque sostanze che aumentano e sostanze che diminui- 
scono la fecondità e tali sostanze hanno azioni diverse e talvolta 
opposte secondo la specie animale su cui agiscono. 

Troppo pochi sono a mio avviso gli agenti da me sperimentati 
per dedurne con sicurezza quali elementi chimici possano avere 
un’ azione positiva (aumento) e quali una negativa (diminuzione) 
sulla fecondità del B. mori. Nondimeno osservando i dati ottenuti, 
pare che aumentino la fecondità, il potassio, il sodio, il ferro, il 
‘ame e forse lo zolfo. Pare invece che la diminuiscano il cloro, il 
mercurio e il cobalto. 

Infatti mentre la potassa caustica aumenta la fecondità il clo- 
ruro di potassio la diminnisce sebbene assai meno dell’ acido clo- 




















 ridrico. Tutti i sali di ferro provati, aumentano la tecondità ma 
(il cloruro di ferro molto meno degli altri. I cloruri poi di cobalto 
e di mercurio diminuiscono la fecondità ancor più che 1’ acido clo- DI 
ridrico stesso. E; 
. Ma intorno a ciò non mi sento di far deduzioni o ipotesi. "a i 


IX. — Tabella della percentuale di mortalità. 
















allo allo Esemplari 
a 
; allo stato 

stato larvale|stato, ninfale d'imago 


Normali . 









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Solfato ferroso . . . . . . ml 52 26 22 
» DIRITTI n 32 14 54 

» DI MIAO pl ARE RR RT O E. 16 6 78 
O 93 Ti DU) 
» ARTI O E; 58 20 27 

» i n. 5 18 12 70 


III. — Conclusioni. 


Se per conclusioni si volessero intendere delle deduzioni gene- 
rali riguardanti le cause singole e il meccanismo delle variazioni 
da noi osservate nel soma, nello sviluppo e nella fecondità del 


104 F. CAVAZZA 


Bombyx mori, allora io mi asterrei dallo serivere conclusione al- 
cuna. E ciò non perchè i fatti osservati manchino di un grande 
valore generale o siano da ritenersi esclusivi per la specie sulla 
quale operammo e per gli agenti provati, ma perchè ben altro nu- 
mero di dati e di ricerche è necessario prima di fare una sintesi 
che ‘assurga a problemi generali. 

In quanto alle ipotesi che appaiono (per ora) logicamente deri- 
vanti dai fatti accertati, mi dispenso dall’esporle, visto che esse 
appariranno a chi osservi i fatti stessi e li confronti con quelli 
ottenuti da altri ricercatori. 

Mi limito quindi ad esporre in riassunto i fatti più importanti e 
le conclusioni parziali che positivamente ne derivano. 


RIASSUNTO DEI FATTI OSSERVATI E DELLE CONCLUSIONI PARZIALI. 


I. — Generali. 


1.° Tutte le soluzioni (che producono variazioni somatiche, di 
sviluppo e di fecondità) di ciascuno degli agenti sperimentati, eser- 
citano un’ influenza dannosa sulla vita del Bombya mori. 

2.° Pei fattori sperimentati, le soluzioni ottime (che produssero 
cioè la maggiore variazione) furono sempre le massime possibili. 

3.° Le diverse dosi di ciascuna sostanza agente aumentano 0 
diminuiscono l’entità della variazione producibile (tanto somatica 
quanto di sviluppo e di fecondità) ma non producono mai altro che 
variazioni omologhe a quella prodotta dalla dose massima della stessa 
sostanza. 

4.° La massima dose possibile è fissata, per ogni sostanza, dal 
suo grado di tossicità (relativo alla specie paziente) senza alcun le- 
game colle modificazioni somatiche, di sviluppo e di fecondità pro- 
dotte; la soluzione limite invece è dovuta all’azione specifica di 
ciascun agente in rapporto al carattere modificabile e sempre indi- 
pendentemente dalla nocevolezza 0 tossicità del fattore stesso. 

5.° Le modificazioni ottenute, tanto le somatiche quanto quelle 
di sviluppo e di fecondità, non sono mai dovute alla nocevolezza 0 
tossicità degli agenti bensì unicamente all’azione specifica di cia- 
scun agente in rapporto al carattere da modificare. 








Ma 





Vigo ali miei Me 
DATA 





INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 105 


II. — Sulle larve. 


1.° Tutti gli agenti sperimentati produssero unicamente la di- 
minuzione del peso e della statura delle larve in rapporto al peso e 
statura delle larve normali di uguale età. 

2.° Alcuni agenti producono modificazioni del peso delle larve 
anche a soluzioni diluitissime ; è fattori che producono variazioni 
a minor dose sono, primo, il solfato ferroso, secondo, il cloruro di 
mercurio, terzo, Vl acido cloridrico ; la potassa agisce solo in dose 
molto superiore e il cloruro di potassio in quantità ancor molto 
maggiore. 


III. — Sul numero di mute. 


1.° Solo alcuni agenti (acido cloridrico, acido acetico, cloruro 
di cobalto ece.) possono produrre Vaumento del numero di mute ed 
anche questi lo producono solo a soluzioni molto concentrate. (La 
soluzione dell’ acido cloridrico HCL all’ 0,38 °/, appare essere assai 
vicina alla soluzione limite). 


IV. — Sulla durata dello sviluppo. 


1.° Fra gli agenti sperimentati, gli acidi sono quelli che pro- 
ducono le maggiori modificazioni nella durata della vita larvale (acido 
cloridrico esp. 1913, acido acetico esp. 1912). 

2.° L’allungamento o l’abbreviamento della vita larvale come 
della ninfale appaiono indipendenti dalle modificazioni somatiche che 
l’agente ha prodotte in tutti i diversi stadi. 

3.° La durata del periodo di ninfosi sì mostrò sempre meno 
facilmente modificabile dall’azione di agenti che la durata del pe- 
riodo larvale; presenta cioè soluzioni limite sempre più concen- 
trate. 

4.° Vi sono agenti che modificano il rapporto di durata dei 
due stadi senza modificare la durata complessiva dello sviluppo, 
ve ne sono altri che li allungano o abbreviano entrambi e ve ne 
sono altri ancora che modificano solo la durata della vita larvale 
senza produrre variazioni in quella della ninfosi. 


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RETE ITA TAR DICI IO SC RERORPU A DERRATE 


106 F. CAVAZZA 


V. — Sul peso dei bozzoli con crisalide. 


1.° Tutti gli agenti sperimentati a qualunque soluzione supe- 
riore alla limite producono unicamente la diminuzione del peso dei 
bozzoli con crisalide in rapporto al peso normale. 

2.° Le soluzioni limite di ciascun agente in relazione al peso 
dei bozzoli con crisalide, sono diverse dalle soluzioni limite degli 
stessi agenti in relazione al peso delle larve. 


VI. — Sul peso delle farfalle. 


1.° Vi sono agenti che, quando la dose è superiore alla  ?i- 
mite, aumentano sempre il peso dell’îmago e ve ne sono altri che 
lo diminuiscono sempre. 

2.° Le dosi limite dei diversi agenti relative all’azione sul peso 
delle farfalle sono meno diverse fra loro di quanto lo siano le dosi 
limite degli stessi agenti relative all’azione sul peso delle larve o 
dei bozzoli. 

3.° Tutti gli agenti diminuiscono, sebbene in grado diverso, la 
perdita di peso che normalmente si osserva durante la ninfosi ; e 
quanto maggiore è la concentrazione dell’ agente somministrato 
tanto minore è la perdita subita. 

4.° Nel B. mori, quando lV’allungamento o abbreviamento della 
ninfosi è prodotto per mezzo di agenti chimici, non si verifica il 
fatto della relazione costante fra la durata di ninfosi e la perdita 
di peso. 


VII. — Sulla fecondità. 


1.° Fra gli agenti sperimentati negli anni 1912-13 aumentano 
la fecondità la potassa, la soda, il solfato ferroso, il solfato rameico 
e il eloruro ferroso ; la diminuiscono Vacido cloridrico, il cloruro di 
potassio, il cloruro di mercurio e il cloruro cobaltoso. 

2.° Non si trova nessun nesso 0 legame regolare e costante fra 
le modificazioni somatiche e di sviluppo prodotte da un agente e 
quelle da lui prodotte sulla fecondità. 


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Pi rn n 


A e 














INFLUENZA DI ALCUNI AGENTI CHIMICI SUL BOMBIX MORI 107 


3.° Alcuni agenti producono modificazioni del grado di fecon- 
dità anche se somministrati in dosi minime. Il cloruro di mercurio 
è la sostanza (fra quelle sperimentate) che produce variazioni sen- 
sibili in minor dose, vengono poi l’acido cloridrico e il solfato fer- 
r0s0 ; le altre sostanze agiscono solo a concentrazioni molto mag- 
giori. 

4.° Non vi è alcuna relazione costante fra le soluzioni limite 
relative all’azione sulla fecondità e le soluzioni massime possibili. 

5.° Nessuna delle sostanze (diversissime fra loro) sperimentate 
sul B. morì ha mai presentato la sua azione maggiore sulla fecon- 
dità (sia d’aumento, sia di diminuzione) a soluzioni diverse dalla 
massima possibile. 

6.° Le soluzioni che producono il maggior aumento di fecon- 
dità sono sempre le più dannose, alla vita e ailo sviluppo delle 
larve e crisalidi, fra le soluzioni di quegli agenti che hanno la 
proprietà di stimolare il B. mori a maggior fecondità. 

7.° Ciascuna sostanza agente pare possa produrre reazioni di- 
verse e talvolta opposte della fecondità secondo la specie animale 
su cui opera. 


Bologna, 29 Luglio 1914. 





EANWNOKt GIETA-TI 


1. BacAaMETIEW P. (1907). Erperimentelle Entomologische Studien vom physikalisch 
— chemischen standpunkt aus. Staatsdruckerei, Sophia. 
2. Cavazza F. (1913). Influenza di agenti chimici sullo sviluppo, metamorfosi e 
riproduzione del « Bombyx mori ». Prima nota : « Bios, Riv. Biol. 
Gen. Sperim. », Vol. 1, Fasc. 4, p. 315. 
CAvAZza F. (1913). Influenza di alcuni agenti chimici sulla fecondità del « Bom- 
byx mori » e sul sesso delle uova prodotte. « Redia », Vol. 9, Fase. 2, 
pag. 139. 
4. CAVAZZA F. (1914). Modificazioni riscontrate in esemplari di « Bombyxr mori » 
derivanti da genitori gui quali si è agito con diversi fattori chimici. 
« Archiv. Zool. Ital. », Vol. 7, pag. 313. 


vo 





PESO Su 


108 F. CAVAZZA 





(bi | 


. ENRIQUES P. (1909). La coniugazione e il differenziamento sessuale negli infu- 
sori. Parte III : Azione dei sali sull’ epidemia di coniugazione net 
« Cryptochilum migricans ». « Atti R. Accademia Scienze », Bo- 
logna. 


Sì 


KATO (1911). (Studio sui bachi a 5 mute e sulle cause che possono determinarle). 
« Bull. Assoc. Seric. du Japon », Tokyo (1). 

7. LINDEN M. v, (1899). Versuche iiber den Einfluss iiusserer Verhiiltnisse auf die 
Gestaltung der Schmetterlinge. « Illust. Zeitschr. fiir Entom. », Vo- 
lume 4, N. 15, 17, 21, 22, 24. 

. LOEB J. (1900). Further experiments on artificial Parthenogenesis and the nature 
of the process of fertilisalion. « Americ. Journ. Physiol. », Vol. 4, 
pag. 178. 

9. LoEB J. (1906). Untersuchungen iber Kiinetliche Parthenogenese. Leipzig. 

10. PICTET A. (1905). Influence de Valimentation et de Uhumidité sur la variation 

des papillons. « Mem. Soc. phys. et hist. nat. de Génève ». Vol. 35, 

fasc. 1. 


Do 


11. PicTET A. (1906). Des diapauses embryonnaires, larvaires et nymphales chez 
les Insectes Lépidoptères. « Bull. Soc, Lépidoptèrologique de Ge- 
nève », N. di dicembre. 

12 PICTET A. (1911). Z'echerches sur le nombre des mues subies par les chenilles de 
« Lasiocampa quercus L. ». « Bull. Soc. Lépidoptérologique de 
Genéve », Vol. 2, Fasc. 2, p. 80. 

13. QUAJAT E. (1913). AMevamento mel cuore dell’ inverno. « Annuario R. Sta- 
zione Bacol, Padova », Vol. 39, 40, pag. 147. 

14. URBINATI R. (1913). L'influenza di alcune soluzioni saline sulla riproduzione 
degli entomostrachi. « Bios, Riv. Biol. gener. sperim. ». Vol. 1, 
fase. 2-3. 

15. ZWEIBAUM G. (1912). Les conditions nécessaires et suffisantes pour la conju- 
gaison du « Paramaecium caudatum ». « Archiv. fiir Protisyenkunde », 
Vol. 26, p. 275. 


(1) Mancano notizie bibliogratiche più precise. 








Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 3 Agosto 1916. 











ETTORE MALENOTTI 
(Via Romana, 19 — Firenze) 


Sulle pretese varietà del “Cheysomphalus dietyospermi ,, (More:): Leon 


Il valore delle diverse varietà, che si sono via via considerate 
appartenenti a questa specie di Cocciniglia, non fu e non è tenuto 
nello stesso conto dagli entomologi dei vari paesi. 

Taluno cita la sinonimia, che vi si riferisce, in modo inesatto : 
V'è chi tiene distinte quasi tutte le varietà e chi invece inelude 
nella specie-tipo altre specie, anche italiane, che nulla hanno a 
che fare con essa. Ciò basterebbe, mi sembra, a giustificare la pre- 
sente nota sull’argomento. Ma la grande importanza agraria che 
il Chrysomphalus dictyospermi ha assunto da vari anni nel bacino 
del Mediterraneo, minacciando di distruggere una delle più belle 
e ricche coltivazioni d’ Italia, quella degli Agrumi, impone ancor 
più la precisa conoscenza del nemico dei nostri agrumeti, e quindi 
della validità o meno delle varietà considerate nella specie a cui 
esso appartiene. 

Non era ancora trascorso un anno da quando Albert C. F. Mor- 
gan descrisse per il primo Vl’ Aspidiotus (Chrysomphalus) dictyospermi 
su Dictyospermum album raccolto a Demerara (Guiana inglese) (1) 
che W. M. Maskell faceva conoscere la sua Diaspis pinnulifera su 
pianta indeterminata proveniente dalle Isole Viti o Figi (2). 


(1) Observations on Coccidae (n.° 5), The Entomologist’s Montly Magazine, 
Vol. XXV, p. 352, pl. V, fig. 2. August 1889. 

(2) Purther Coccid Notes : with Descriptions of New Species from New Zealand, 
Australia and Fiji. New Zealand Transactions, Vol. XXIII, p. 4, pl. I, figure 
13-16, 1890. 





LC PRSIY A, SAS rt re - let. 





110 PRETESE VARIETÀ DEL CHRYSOMPHALUS DICTYOSPERMI 


I due suddetti autori illustrarono con figure la descrizione delle 
rispettive specie; e fu così che T. D. A. Cockerell (1) potè osser- 
vare, che la femmina della D. pinnulifera Mask. presenta una so- 
miglianza straordinaria con quella dell’ A. (Chrysomphalus) dictyo- 
spermi Morg., senza peraltro inferire che si trattasse della stessa 
cosa, anzi, aggiungendo che la forma del follicolo maschile, come 
è descritto dal Maskell, separa subito questo da qualsiasi Aspi- 
diotus. 

Infatti, il Maskell, parlando del follicolo maschile della sua 
D. pinnulifera, dice che esso è « allungato, bianco, distintamente 
carenato », e che perciò la specie, per quanto nello scudo fem- 
minile somigli all’ Aspidiotus (Aonidiella) aurantii (Comst.), deve 
rientrare nel genere Diaspis. 

Se si osservano le figure con cui egli illustra la sua specie, e 
che qui sotto riportiamo, si vede in realtà che il follicolo maschile 





WMM delt ad nat. COCCIDA CHP. Lith 


Fig. 1. — Chrysomphalus dictyospermi (Morg.) Leon. — Figure fornite da W. M. 
Maskell ad illustrazione della sua Diaspis pinnulifera: 13, scadetti maschili 
e femminili su toglia; 14, follicolo maschile e scudetti femminili; 25, pigidio 
di femmina; 16, processi piumiformi del margine pigidiale. (N. Zeal. Trans., 
Vol. XXIII, pag. 4, PI. 1, figg. 13-16, 1590). 


indicato dal n.° 14 della fig. 1 non può rientrare nel gruppo degli 


Aspidioti, mentre andrebbe bene per una Diaspîs. E nemmeno i 
due scudi femminili, indicati dallo stesso n.° 14, possono riferirsi 
a specie del gruppo degli Aspidioti, perchè in questi la spoglia 


(1) Notes on some Scale-Insects of the sub-family Diaspinae. 'The Canadian 
Entomologist, Vol. XXVI, p. 129, 1894. 








Dl de e Die ne | at 





ETTORE MALENOTTI INDI 


larvale è sempre contenuta entro il contorno della ninfale, e non 
già sporgente per un buon tratto al di fuori di essa, come si ha 
invece per le Diaspis. 

Sin qui, parrebbe che la specie del Maskell fosse valida. Egli 
certo restò di tale avviso, dopo aver letta la citata osservazione 
del Cockerell e le descrizioni dell’ A. (Ckrysomphalus) dietyospermi 
fatte dal Morgan e poi da R. Newstead (1); e nel 1894 egli scri- 
veva: <«.... È probabile dunque, che in A. dictyospermi il follicolo 
maschile sia bianeo-grigiastro (Morgan) o rossastro o bruno-aran- 
ciato (Cockerell). Ma quello della Diaspis pinnulifera è del tutto 
nettamente bianchissimo e non è affatto simile a quello di un ma- 
schio di Aspidiotus, essendo cilindrico e carenato come in Diaspis 
rosae 0d anche come in molte specie di Ohionaspis ». E prosegue : 
« Secondo Morgan, i due « lunghi pettini » da ciascun Jato dell’ ad- 
dome della femmina sono « seghettati » in Asp. dictyospermi. Io 
non riesco affatto a scoprire seghettature di sorta nei « processi 
pinniformi » della D. pinnulifera » (2). 

Nonostante, però, tutte queste recise affermazioni dell’ illustre 
entomologo della Nuova Zelanda, già scomparso, purtroppo, da 
anni, il Cockerell per il primo passò in sinonimia la Diaspis pin- 
nulifera Mask. col Chrysomphalus dictyospermi Morg., limitandosi 
a fare della prima una varietà di quest’ultima (3). 

Purtroppo, la diagnosi fornita dal Maskell della sua D. pinnu- 
lifera non è sufficientemente chiara laddove accenna ad uno dei 
caratteri che distinguono subito gli Aspidiotus s. 1. dalle Diaspis, 
e cioè alle appendici esistenti fra le palette del pigidio della fem- 
mina. La denominazione che egli dà di « sealy hairs » a queste 
ultime, è usata talvolta, tanto per indicare i pettini degli Aspi- 
diotus come i peli-filiere delle Diaspis e quindi non serve a risol- 
vere la questione. 


(1) Observations on Coccidae (n.° 5). The Ent. Mont. Magaz. Vol. XXIX, 
p. 185, August 1893. 

(2) Furter Coccid Notes : with Descriptions of New Species: from New Zealand, 
Australia, Sandwich Islands and elsewhere, and Remarks upon many Species already 
reported. N. Z. Trans. Vol. XXVII, p. 44, 1894. 

(3) Notes on Chrysomphalus dictyospermi, a Scale-Insect from Cannes. The Ent. 
Mont. Mag. Vol. XXXVI, p. 157, July, 1900. 





112 PRETESE VARIETÀ DEL CHRYSOMPHALUS DICTYOSPERMI 


A me pare, piuttosto, in mancanza dei cotipi, che il disegno 
dato dal Maskell del pigidio della femmina di D. pinnulifera, per 
quanto schematico, non lasci cader dubbio sulla vera natura del 
genere a cuni esso appartiene. Dall esame del disegno infatti, ri- 
sulta che la facies di un tal pigidio è propriamente quella di un 
vero Chrysomphalus, per la presenza contemporanea di dischi ciri- 
pari perivulvari, di tre pettini oltre la terza paletta e sopratutto 
di lunghe parafisi, mentre le Diaspis non sono mai provviste di 
parafisi lunghe. 

Il disaccordo esistente tra i follicoli dei due sessi ed il pigidio 
della femmina di D. pinnulifera Mask., è stato già in parte notato 
dal Cockerell (1) il quale dice in proposito che « il follicolo ma- 
schile » — ed io aggiungerei « il femminile » — « riferito a que- 
st’insetto appartiene a qualche altro ». 

Non sarà poi superfluo notare, che il Maskell stesso ricevette 
proprio da Demerara dei campioni di cocciniglie che da lui furono 
riconosciuti appartenenti chiaramente alla sua D. pinnulifera (2-3). 

I fatti sinora considerati lascian supporre, quindi, che il Ma- 
skell, per quanto in buona fede, fosse in errore, nel considerare 
forse appartenenti alla stessa specie follicoli diversi trovati sulla 
stessa foglia. 

Queste le ragioni per le quali la D. pinnulifera Mask. è passata 
parzialmente in sinonimia con il Ohrysomphalus dictyospermi (Morg.) 
Leon. 

Vedremo poi, perchè essa dovrebbe considerarsi del tutto sino- 
nima di quest’ultimo, 

Frattanto è d’uopo ricordare che Newstead, su foglie di Areca 
triandra provenienti dal Giardino Botanico di Demerara, trovò e 
descrisse nel 1893 una forma di Aspidiotus (Chrysomphalus) dietyo- 


(1) V. pag. 111, op. citata. 

(2) Further Coccid Notes : with Descriptions of New Species from Australia, In- 
dia, Sandwich Islands, Demerara and South Pacific. N, Z. Trans. Vol. XXV, 
p. 208, 1892. 

(3) Synoptical List of Coccidae reported from Australasia and the Pacific Islands 
up to December, 1894. N. Z. Trans. Vol. XXVII, p. 5, 1894, 








ul Li a 
La È 





ETTORE MALENOTTI 115 


spermi che egli staccò dalla tipica per formarne la nuova e prima 
varietà arecae Newst. (1). 

Essa si distinguerebbe dalla specie-tipo unicamente per la forma 
ed il colore dello sendo femminile che, ovale-allungato e bianco- 
grigiastro nella specie-tipo, sarebbe invece pressochè circolare e 
di color arancio-bruno nella varietà arecae. Inoltre, esternamente 
alla prima spoglia larvale, si avrebbe una depressione circondata 
da un grosso anello circolare. Il suddetto autore, però soggiunge : 
« in quanto all’ assettamento delle appendici marginali del pigidio 
ed ai dischi ciripari perivulvari della femmina, esso si accorda in 
tutti sensi, tanto con la descrizione, quanto con la figura, date 
dal Morgan ». 

Ma il Leonardi, che ebbe occasione di osservare scerupolosa- 
mente esemplari tanto della forma tipica quanto della varietà 
arecae, assicura di non averli potuti differenziare in modo assoluto 
e chiaro, ed attribuisce le minime differenze al diverso habitat (2). 

Anche a questa R. Stazione pervennero, tempo fa, cortesemente 
prestati dal Newstead, esemplari di Clrysomphalus dictyospermi 
tipico e della sua varietà arecae. Del primo, v'era il preparato 
microscopico di una femmina, senza lo scudo; della seconda, tanto 
preparati microscopici che esemplari conservati a secco, sun foglie 
di Coelogyne cristata. In verità, nemmeno noi potemmo riconoscere 
differenze apprezzabili fra i pigidii di femmina delle due forme, e 
perciò facciamo anche nostre le conclusioni suesposte del Leonardi. - 

Un’ altra varietà della stessa specie, la v. jamaicensis, fu de- 
scritta nel 1894 da Cockerell su Cycas e Rosa della Giamaica. 
Questo autore raggruppò allora le supposte varietà del C4rysom- 
phalus dictyospermi nel seguente modo (3) : 

« Scudo ovale-allungato bianco-grigiastro = dictyospermi Morg. 

— circolareo quasi; rossastro o bruno- 
QUEL IO RR e O” 

(1) Observations on Coccidae (n.° 5). The Ent. Mont. Mag. Vol. XXIX, p. 185, 
August 1893. 

(2) Generi e specie di Diaspiti. Saggio di Sistematica degli Aspidiotus, p. 174. 
Riv. Pat. Veg. Vol. VI-VIII, 1900. 

(3) Notes on some Scale-Insects of the sub-fumily Diaspinae. "he Canadian 
Entomologist Vol. XXVI, p. 129, 1894. 


«u Redia »n, 1916. e) 


ST "n RISE 5 2 ai vete. Apr Nor 


114 PRETESE VARIETÀ DEL CHRYSOMPHALUS DICTYOSPERMI 


2 Ombelico circondato da una depressione 
oltre la quale v'è un grosso 


anello circolare. . . . . . = /@maîcensis CKll. 
— non circondato nè da depressione 
nè: da anello. . . . . . . @recae Newst:>. 
E soggiunge : 


« Nell’esaminare la forma jamaicensis si possono vedere i carat- 
teri che, se molto più sviluppati, darebbero origine alla varietà 
arecae ; e non vi può esser dubbio che, se fosse possibile derivare 
due specie dalle forme surricordate, esse sarebbero: dietyospermi 
ed arecae con jamaicensis come varietà di quest’ultima ». 

Ma la varietà jamaicensis fa poi trovato esser fondata su carat- 
teri incostanti, e quindi non valida. Infatti il Newstead, nel de- 
serivere poi lo scudo dell’ A. (0%hrys.) dictyospermi var. arecae, parla 
di femmine provviste del grosso anello allo seudo e di altre che 
ne sono sprovviste e dà anche le figure dell’uno e dell’altro tipo, 
distruggendo così implicitamente la varietà istituita dal Co- 
ckerell (1). 

Non si comprende però come egli assegni al follicolo maschile 
forma circolare con esuvia centrale, mentre esso è allungato e con 
la spoglia larvale presso ad una delle estremità ; tuttavia, l’osser- 
razione, per la stessa forma di Chrysomphalus dictyospermi, di scudi 
femminili con depressione ed anello circolare, e di altri privi di 
questi caratteri, è giusta, e noi possiamo riscontrarla osservando 
alla lente gli sendetti femminili della nostra comune Bianca-rossa 
situati, ad es.: sulla stessa foglia di Arancio. 

Cosiechè, tanto la varietà arecae quanto la jamaicensis non ci 
sembrano fondate a sufficienza per poterle accettare. 

Di conseguenza, la var. pinnulifera, essendo già stata ritenuta 
sinonima della jamatcensis dallo stesso Cockerell (2) viene anch'essa, 
con quest’ ultima, a perdere il suo valore. 

In quanto al Chrysomphalus minor Berlese (3) ritenuto poi sino- 





(1) Monograph of the Coccidae of the British Isles. Vol, I, p. 107, pl. IX. Lon- 
don, 1901. 

(2) V. pag. 111, op. citata. 

(3) BERLESE A. e LEONARDI G., Diagnosì di cocciniglie nuove. Rivista di 
Patol. Veget. Anno IV, nn. 7-12, 1895. 











a i e € IR sa ra e) cc veni 


ETTORE MALENOTTI 115 





nimo delle varietà jamaicensis e pinnulifera dal Cockerell, esso fn 
trovato in Italia nel 1895, quando cioè, pur essendo note le pub- 
blicazioni di Maskell, Morgan, Cockerell e Newstead su quella spe- 
cie che altro non era se non Chrys. dictyospermi Morgan, non si 
avevano però in proposito nè descrizioni sufficientemente chiare 
nè buoni disegni. Vedansi a tal uopo il disegno, già riportato, del 
Maskell, e quello, che si riporta ora, del Morgan. {Cockerell non 


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Fig. 2. — Chrysomphalus dictyospermi (Morg.) Leon. — Disegno del pigidio di 
femmina, molto inzrandito, fornito da A. C. F. Morgan. (Ent. Mont. Magaz, 
Vol. XXV, Tav. V, fig. 2, August 1889. London). 


credo che ne abbia pubblicati e i disegni di Newstead si hanno 
soltanto, a quanto io mi sappia, nel 1901). 

Il Maskell, — lo abbiamo già veduto — non è chiaro nella 
diagnosi della specie per ciò che riguarda caratteri generici impor- 
tantissimi. Il Morgan disegna soltanto dune appendici — le mag- 
giori -— oltre la terza paletta; e nella descrizione sua come in 
quella del Maskell è del tutto taciuta la presenza di una terza 
appendice, pvre visibilissima, fino talvolta a raggiungere la gran- 
dezza delle altre due. 

In tali condizioni, ed al solo esame delle descrizioni e dei dise- 
gni fino allora noti, nessuno avrebbe potuto confondere la specie 
di Berlese nè col Ckrysomphalus dictyospermi Morg. nè colla Lia- 
spis pinnulifera Mask. 

Io ho avuto occasione di confrontare però gli esemplari del 
Chrys. dictyospermi var. arecae con quelli di Chrys. minor; ed, a 
mio giudizio, non vi ho saputo trovare differenze tali, da doverli 
considerare nemmeno due diverse varietà della stessa specie. 

Riporto qui appresso i disegni di due pigidi di femmine: il primo 
è stato tratto da preparato microscopico inviato gentilmente a que- 
sta R. Stazione dal Newstead, su insetti raccolti sopra Coelogyne 


116 PRETESE VARIETÀ DEL CHRYSOMPHALUS DICTYOSPERMI 


cristata delle serre ; il secondo si riferisce ad insetti da me rac- 
colti su Pandanus graminifolia nelle serre dell’ Orto Botanico di 
Firenze, e quindi a cotipi di quelli descritti dal Berlese. 





Fig. 3. — Chrysomphalus dictyospermi (Morg.) Leon. — Pigidi di femmine: A, su 
Coelogyne cristata delle serre di Londra (Chrys dict. var. arecae Newst.); B, su 
Pandanus graminifolia delle serre di Firenze (Chrys. minor Berl.) (1) 


Il pigidio del C%rys. minor ha forma alquanto più larga e più 
trapezoidale dell’ altro, con i processi eultriformi più corti e più 
nettamente seghettati al lato esterno. 

Tuttavia, queste piccole differenze possono spiegarsi col diverso 
habitat. Intatti, il Chrys. minor (= dictyospermi) che vive sui nostri 
agrumi all’aperto anzichè nelle serre, presenta il pigidio femmi- 
nile non del tutto conforme a quello dei cotipi raccolti sul Pan- 
danus, dai quali si distacca non meno, certo, di quelli raccolti da 
Newstead su Coelogyne. Vedansi le tre figure della pagina seguente, 
tutte riferentisi ad insetti raccolti su Arancio della Sicilia. I pro- 
cessi cultriformi sono qui notevolmente più sviluppati, e più fran- 
giati e larghi sono tutti i pettini situati fra le palette. 

Resta ora da considerare un’ ultima varietà del C4hrys. dictyo- 
spermi, la var. mangifere Cockerell. Il suddetto autore così sì 











ETTORE MALENOTTI LL 


esprime, parlandone (1): « Asp. (Chrys.) mangifere Ckll. della 
. Giamaica, ha scudo pallido, più pallido del tipico dictyospermi : la 
sua affinità col dictyospermi è evidente, ed io non resterei sorpreso, 





Fig. 4. — Chrysomphalus dic'yospermi (Morg.) Leon. — Pigidi di femmine cre- 
sciute su Arancio in Sicilia e mostranti leggiere variazioni AREA 
sopratutto nella forma dei pettini (da Del Guercio e Malenotti) (PI 


pi 
se in ultimo fosse necessario includerlo sotto quella specie come 
una varietà ». 
Egli ne dà, infatti, i seguenti caratteri (2): « Scudo femminile 
(1) Vedi a p. 113, op. citata. 


(2) The San José Scale and Its nearest allies. Ball. U. S. Dep. of Agrie, n.° 6, 
p. 24, 1897. 





11S PRETESE VARIETÀ DEL CHRYSOMPHALUS DICTYOSPERMI 


circolare, piatto, con esuvie centrali, coperte, ombelicate e rossa- 
stre. Le palette mediane sono le più grandi, quelle del secondo 
paio sono grandi quasi quanto le prime; (quelle) del terzo paio, 
strette; del quarto, rudimentali ; un paio di grandissimi pettini 
spiniformi fra la terza e la quarta paletta ».. 

La presenza di un quarto paio di palette, sia pure rudimentali, 
affermata da Cockerell per la sua varietà mangiferae, non si ri- 
scontra mai, nemmeno accidentalmente, nelle altre forme del C%rys. 
dictyospermi, e perciò questa varietà parrebbe doversi considerare 
distinta dalla specie-tipo. Senonchè, anche su questa pretesa va- 
rietà ho potuto fare osservazioni dirette, le quali mi sembrano 
togliere ogni valore alla istituzione della varietà medesima. 

Sopra foglie di Mangifera indica provenienti da Madera ed in- 
viate a questa R. Stazione dal Sig. Adolpho Cesar de Noronha 
nel giugno decorso, riscontrai una forma di C4krysomphalus dictyo- 
spermi avente molti degli sendetti femminili di colore più pallido 
dell’ordinario, alcuni però del solito colore ocraceo. Il pigidio delle 
femmine, però non presenta affatto differenze, in confronto a quello 
della forma nostrale, e tanto meno, poi, è provvisto di un quarto 
paio di palette. Identici risultati ho avuto esaminando forme di 
Uhrys. dictyospermi cresciute, invece che sulle foglie, sui rami di 
Mangifera indica, provenienti dalle Indie Occidentali (Porto Rico) 
ed inviate a questa R. Stazione dal Sig. H. Van Zwalwenburg. 

To credo che il Cockerell abbia scambiato per una quarta pa- 
letta rudimentale il primo tratto di orlo chitinizzato trovantesi 
oltre i processi cultriformi in tutte le forme di Chrys. dietyospermi 
ma non in tutte egualmente sviluppato e conformato. Questo primo 
tratto termina posteriormente in un grosso dente triangolare, la 
cui separazione dall’ultimo pettine del pigidio non apparisce sem- 
pre in modo evidente, ed anteriormente è limitato da una inci- 
sura incompleta, più 0 meno rotondata, od acuta, che lo separa 
dai tratti più anteriori della cresta. Ma questa incisura non esi- 
ste in tutti gli individui costantemente. 

Mi sembra quindi, che anche la varietà mangiferae Ckll. non 
possa reggersi, per il solo fatto di avere, e non costantemente, 
scudetti più pallidi dell’ ordinario. 

Il Leonardi, nell’ esporre la tabella dicotomica delle specie del 














ETTORE MALENOTTI 119 


genere Chkrysomphalus (1) fa del mangiferae Ckll. una specie di- 
stinta dal dictyospermi e porta come carattere differenziale del 
primo in confronto al secondo la mancanza di incisure nel mar- 
gine del pigidio oltre la terza paletta, mancanza che egli dice 
esser comune al C4%rys. minor Berlese, mentre ciò, in realtà, non 
si osserva. Contrariamente, poi, a quanto asserisce il Cockerell, 
il Leonardi, tanto nella descrizione che nella figurazione da lui 
fatte del pigidio del O7%rys. mangiferae non accenna affatto ad un 
quarto paio di palette. 

Queste sono invece rappresentate nel disegno che il Leonardi 
dà del Chrys. dictyospermi a pag. 174 del succitato suo lavoro; e 
nello stesso disegno mancano i processi cultriformi, caratteristici, 
oltre la terza paletta. Per cui credo che in ciò debba esservi stato 
errore. 

Io credo, che nell’ istituire le diverse varietà di questa specie, 
non si sia tenuta nel debito conto la oscillazione dei caratteri 
individuali compatibili entro la stessa unità specifica. 

Meglio ha fatto Harold E. Hodgkiss, il quale, nel descrivere la 
forma di Chrys. dictyospermi da lui studiata nel 1904 (2) osserva 
che essa differisce alquanto, tanto dal tipo come dalle varietà note: 
ma tenuto conto delle variazioni derivanti dal clima, la include 
senz’ altro nel Chrys. dictyospermi Morg. 

D’ altra parte, seguendo ceriterì diversi dal Cockerell e dal New- 
stead, il Lindinger passa addirittura in sinonimia col Chrysompha- 
lus dictyospermi (Morg.) Leon. il Chrys. degeneratus Leon. (3). Ma 
ciò non è esatto. Il disegno del pigidio di questa specie, fornito 
da Leonardi, corrisponde molto bene al vero, come ho potuto os- 
servare io stesso, con l’ esame degli esemplari di questa specie 
i quali si conservano nella Chermotheca italica Berlese et Leonardi. 
Esso non si può aftatto confondere, nemmeno ad un esame super- 
ficiale, con quello del dictyospermi, sia per la mancanza dei pro- 

(1) Generi e Specie di Diaspiti, Saggio di Sistematica degli Aspidiotus, pp. 155- 
156. Riv. Pat. Veg. Vol. VI-VIII, 1900. 

(2) The Life-history and treatment of a Common Palm Scale (Chrysomphalus 
dictyospermi Morg.) April 1904. ‘The Report of the Massachusetts Agrie, Col 
lege. Boston. 

(3) Die Coccidae Europas, Nordafrikas etc. pp. 109 e 362. Stuttgart, 1912. 





120 PRETESE VARIETÀ DEL CHRYSOMPHALUS DICTYOSPERMI 


cessi cultriformi, sia per la forma della terza paletta, cortissima, 
dentiforme, diritta, sia per la grande brevità delle parafisi, per la 
quale, forse, la Fernald ha passato la specie negli Aspidiotus str. s. 





Fig. 5. — Chrysomphalus degenera'tus Leon. 
Pigidio di femmina, molto ingrandito (da Leonardi). 


Non dirò molto della proposta fatta recentemente dal De-Gre- 
gorio (1), di considerare cioè la Bianca-rossa di Palermo come una 
nuova specie del genere Aspidiotus, 1’ Asp. agrumincola De Greg. 

Se, a sua stessa confessione ed armato 1 occhio di un micero- 
scopio, egli non riesce a vedere nè dischi ciripari perivulvari, nè 
parafisi, nè vulva e nè ano nel pigidio della femmina; se dall’aver 
trovato molti follicoli maschili vuoti, anzichè pensare logicamente 
che i maschi mancano perchè sono fuggiti o caduti vittima di pa- 
rassiti prima di arrivare al loro pieno sviluppo, esce con la strana 
ipotesi della vita indipendente dei follicoli, come è possibile pren- 
dere sul serio le osservazioni che egli fa al riguardo ? 

E mi sia permesso, infine, di riportare aleune mie altre osserva- 
zioni in fatto di varietà del Cl%rys. dietyospermi (Morg.) Leon. 

Già nel decorso anno, Chas. P. Lounsbury inviò a questa R. Sta- 
zione dei campioni di Chrys. dictyospermi raccolti a Durban (Natal) 
su foglie di una palma. Gli esemplari corrispondevano per la mas- 
sima parte a quelli della nostra Bianca-rossa. 

Alcuni pochi follicoli femminili, però, invece di essere del solito 


(1) DE GreGORIO March. ANTONIO, Caratteri e biologia del Chrys. dictyospermi 
(Morg.) Leon. eee. Il Naturalista Siciliano. Vol. XXII, p. 125, Giugno-Decem- 
bre 1914, Palermo, Virzì, 1915. 











ETTORE MALENOTTI 121 


colore rosso-bruno si presentavano nerastri, con orlo più chiaro 
e con esuvie di un rosso-aranciato vivace, e le femmine rispettive 
mostravano il pigidio con i due processi ceultriformi a margine 
esterno affatto integro, e notevolmente più sviluppati di quelli 
delle femmine a seudo rossastro. 

Nel gennaio del corrente anno lo stesso Lounsbury spedì nuo- 
vamente a questa R. Stazione esemplari di Chrys. dietyospermi, 
‘accolti a Madera, ed i quali si rivelarono fortemente attaccati 
da un endofago calcidite nuovo, l Aspidiotiphagus lounsburyi Ber- 
lese et Paoli. 

Molte femmine di questa cocciniglia eran coperte dal solito scudo 
rosso-bruno, ma moltissime altre, questa volta in proporzione molto 
più forte, con lo scudo così nerastro, da ricordare molto da vicino 
quello del O%krysomphalus aonidum (L.) 0 Chrys. ficus Riley. Anche 
su questi campioni ho potuto accertare quanto avevo già veduto 
su quelli provenienti dal Natal, che cioè él pigidio di femmine a 
scudo nerastro possiede processi cultriformi più sviluppati e più lisci 
che non quello delle femmine a scudo rosso-bruno. 





A B 


Fig. 6 — Chrysomphalus dictyospermi (Morg.) Leon. — Diversi aspetti dei processi 
cultriformi in pigidi di femmine provenienti: A, da Durban (Natal); 5, da 


Madera ed aventi: 7, scudetto rossastro; n, scudetto nerastro (T) 


Per mettere in rilievo queste differenze pigidiali, riporto le fi- 
gure dei processi cultriformi delle due diverse forme di cocciniglie. 
Queste diverse forme, tanto per i campioni del Natal come per 





122 PRETESE VARIETÀ DEL CHRYSOMPHALUS DICTYOSPERMI 


quelli di Madera, furono osservate rispettivamente sulla stess: 
foglia. E allora, debbono esse considerarsi varietà distinte, oppur 
no? A questa domanda darebbe una risposta decisiva e sicura 
lo studio della biologia di queste forme, singolarmente unite nello 
stesso ospite, ma io non ho potuto osservare, purtroppo, che in- 
setti morti. 

Tenuto conto del colore del follicolo femminile, mi sembra che 
nessuno ne abbia messo in vista sinora uno così nereggiante per 
il Chrys. dictyospermi. Ecco i colori riportati in proposito da au- 
torì diversi : 

« greyish-white », Morgan ; « reddish-brown », Maskell; « red- 
brown », Cockerell; « usually rich orange brown, but sometimes 
ochreous brown, or dark castaneus », Newstead; « badio », Ber- 
lese, Leonardi ; « gialliecio », De Stefani; « cinzenta branquinha 
até pardo-clara », Hempel; « ocraceo, rojo sucio 6 rojo amaril- 
lento en su cara esterna » Mercet; « ochreous brown to casta- 
neus and in older specimens often whitish », Hodgkiss; « rotlich 
bis dunkelbraun, mit oft hellerem Rand, oft schwach durchschei- 
nend », Lindinger: « rosso-cuoio, avana », Del Guercio e Male- 
notti; « rouge », Trabut, ecc. 

Tuttavia, in mancanza di osservazioni biologiche, non mi sem- 
bra prudente considerare la nuova forma da me osservata come 
una varietà, distinta dalla nostra Bianca-rossa sopratutto per il 
colore del follicolo, potendo essa egualmente spiegarsi con le va- 
riazioni individuali. Inoltre, il carattere differenziale del pigidio 
sì attenua in un gran numero di forme intermedie, sviluppantesi 
rariando il clima e la pianta-ospite. Così, ad es., la Bianca-rossa 
dei nostri agrumeti somiglia alla surricordata forma esotica a seu- 
detto nerastro, per ciò che riguarda il pigidio, ed alla forma 
esotica a scudetto rossastro, per quanto si riferisce al follicolo 
femminile. Se poi si accettasse questa nuova forma per varietà, 
dovremmo anche logicamente accettare la varietà jamaicensis Ckll. 
che Newstead ha implicitamente, e giustamente, rifiutata, essendo 
fondata su caratteristiche che sono soltanto individuali. 

Riassumendo, dirò che, a mio parere, non esistono vere varietà 
tra le forme sinora note del Clhrysomphalus dictyospermi ; ricorderò 
piuttosto, che esso attacca piante appartenenti almeno ad un’ottan- 











STTORE MALENOTTI 123 


tina di specie distribuite in circa venticinque delle più disparate 
famiglie, tanto dei paesi tropicali che di quelli a clima mite; esso 
è distribuito in una zona vasta per latitudine e vastissima per 
longitudine, ed infetta tanto le piante delle serre (Londra, Firenze, 
Stati Uniti d’ America ecc.) quanto le coltivazioni all’ aperto (A1- 
geria, Sicilia, Liguria, Costa Azzurra, Spagna ecec.). 

È molto probabile, poi, che questa specie di così grande inte- 
resse pratico possegga più spiccatamente di molte altre la ten- 
denza a variare a dirla col Lamark, oppure, escludendo, con Dar- 
win, questo concetto metafisico del naturalista francese, la sensi 
bilità alle mutazioni di ambiente. Così questa sensibilità, insieme 
al grande cosmopolitismo ed alla vasta polifagia di questa specie, 
ci spiegano sufficientemente la presenza di molteplici sue forme 
locali, che per la facile alterabilità dei loro caratteri, non possono 
esser considerate dal sistematico quali gruppi costituenti le varietà. 


Dalla R. Stazione di Entomologia Agraria 
Firenze, 30 giugno 1916. 








Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 28 Luglio 1916. 


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AN TONTO BERLESE 


Via Romana, 19 — Firenze 


Centuria seconda di Acari nuovi 


Alle collezioni di Acari ricordate nella prima Centuria, dalle 
quali ho tratto molta messe di specie nuove, si sono aggiunti ora 
gli invii di musco dei boschi di Mendon, presso Parigi (i luoghi 
classici, che hanno fornito al Nicolet i materiali pei suoi Acariens 
des environs de Paris, 1855), fattimi, con grandissima cortesia dai 
Chh. Sigg. Proft. Bordage; H. Lecomte; Dr. Camus; ed inoltre la 
spedizione di abbondante crivellatura dei muschi di Longny (Orne), 
che il Ch. Sign. Cordier E., farmacista del luogo e molto apprez- 
zato studioso di Entomologia, mi ha inviato. 

Da così fatto materiale io ho ottenuto moltissime belle specie 
di Acari, fra le quali talune nuove, che qui, con altre, deserivo 
brevemente. 


PROSTIGMATA. 


101. Smaris spegazzinii Berl. n. sp. — Rubra, consuetae figu- 
rae, quamvis sat elongata, Dorsum (subplanum) foveis rotundis 
(in quibus nullus pilus est), quatuor in lineam rectam, transver- 
sam, inter humeros decurrentem aequedissitis. Propter foveas 
istas depressio linearis, recta, transversa in supradieta regione 
perconspicua est. Quatuor foveae conformes, sed minus bene con- 
spicuae sunt in linea, antrorsus arcuata, subhumerali, intersese 


1) (DI ANTONIO BERLESE 


magis distantes, ita ut extremae margini eidem corporis sint valde 
propinquae. Sunt etiam foveae duae, valde obsoletae, in dimidio 
dorso, duaeque bene conspicuae, latae, in parte postica corporis, 
intersese sat appressae, a margine postico tamen valde remotae. 
Sculptura dermatis corporis haec est: Sunt pili simplices, breves, 
conici, robusti, intersese sat discreti, aequedissiti ; retrorsus spec- 
tantes ; quisque pilus e glandula sphaerica oritur, obseurior, sub 
dermate conspicua, ita ut corpus totum maculis rotundis aeque- 
dissitis, fuscioribus (circiter 20 p.. diam.) maculatum adpareat. 
Circa pilum autem derma tenuissime striatum est et lineae poly- 
gona concentrica circa pilum quemque conficiunt, undulis lineari- 
bus, radiatim e pilo divergentibus obsoletis. Ad 1400 w. long. ; 
S70 p. lat. (Forsitan exemplum immaturum est). 

Habitat. Collegit ad « La Plata » CI. Bruck. Speciem pulcher- 
rimam, CI. Carolo Spegazzini, cuius nomen apud omnes rei natu- 
ralis cultores celebratissimum, qui plures mihi species acarorum 
austro-americanas benignissime misit, summae reverentiae signo, 
dicatam volui. 


102. Abrolophus spectabilis Berl. n. sp. — Latior, facie A. 
nemorum, sed aliquanto maior. Corpus nulla macula albicanti insi- 
gnitum, totum sat infuscatum. Pili dorsi brevissimi (20 p..), vix 
antici aliquanto longiores, omnes conici, ad apicem valde attenuati 
et barbulis exilioribus, suberectis, longioribus (quod fere latitudi- 
nem eiusdem papillae attingant), undique dense vestiti. In pedi- 
bus et palpis pili lanceolati sunt, sed pariter late barbulati. Ori- 
sta metopica sat magna, antice valde a vertice remota, postice 
fere ad constrietionem posthumeralem produeta. Pedes sat robu- 
sti, omnes sat infuscati, tarsis anticis vix pallidioribus, magnis 
(600 X 250), elongatius ovalibus, tibia (620 p..) vix curtioribus, du- 
plo et dimidio (2,6) longioribus quam lati. Tibia postica tarso sesqui 
longior (in A. nemorum est duplo longior). Papillaram ceorporis 
fabrica, tarsi antici magnitudine, statura, aliisque characteribus 
bene ab A. nemorum Europae diversus. Ad 2350 p. long.:; 
1700 1. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla colleeta a CII. Alluaud et Jean- 


nel, in Africa orientali. 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 137 





105. Abrolophus albidoinfumatus Berl. n. sp. — Latus; 
dorsum maculis albis humeralibus iuxta margines corporis retror- 
sus valde productis duabusque (una utrinque) ad marginem late- 
ralem, prope corpus extremum, albis, maculis autem omnibus istis 
gradatim cum caetero brunneo dersi colore infumatis, quod pili 
hyalini in maculis albis sint et gradatim obscurantur, denique in 
medio corpore et ad margines extremos subfuliginei sunt. Pili 
omnes elongate fusiformes, consuetae fabricae, ad 40 p.. long., pe- 
racuti, eademque statura et fabrica super pedes et palpos. sunt, 
ubi undique mediocriter brunnei; in tarsis primis pallidiores. Cri- 
sta metopica sat longa, fere usque ad constrietionem posthume- 
ralem producta. Tarsi antici magni, elongate amygdaliformes, apice 
acuti, ultra triplo (3,15) longiores quam latiores. Pedes sat exiles, 
mediocriter longi. Ad 2400 u.. long.; 1700 p.. lat. (Parsus primi 
paris 580 u. long.). 

Habitat. Nonnulla vidi exempla colleeta a CI1. Alluaud et Jean- 
nel, in Africa orientali. 


104. Abrolophus simplex Berl. n. sp. — Immaculatus, sat 
latus. Pili corporis longi (50 p..), exiles et sensim fusiformes, bar- 
batuli, nigri; pedum conici, acutiores, aliquanto longiores(70-S0 p..): 
tactilesque pedum sat numerosi praecipue in tibia antica, exiles, 
ad 100 u.. long. Crista metopica sat longa, usque post humeros 
producta. Pedes graciles et sat longi. Primi paris tarsus elongate 
ovalis 400 u.. long.; 130 p.. lat., sive circiter triplo longior quam 
latior. Ad 1900 p. long.; 1000 pu. lat. 

Habitat in Aethiopia meridionale (« Kounhi »). Collegit CI. Roth- 
schild. 


105. Abrolophus magnificus Berl. n. sp. — A. saturate fuli- 
gineus, maculis albis in dorso elegantissime depictus. Maeulae sunt: 
frontalis, subquadrata, sat lata, totum verticem occupans; hume- 
rales (utrinque una), subrombicae, obliquae, intersese late disere- 
tae, magnae; dorsualis media elongatius ovato-trapezina, magnam 
partem dorsi medii occupans, impar; analis subrectangula, impar, 
in extremo postico dorso, usque ad marginem producta. Etiam eri- 
stae metopicae apex, in medio dorso, tenui macula alba est signi- 


ie ini AR A) 


125 ANTONIO BERLESE 


ficatus. Palporum articuli secundi apex artieulique tertius. et quar- 
tus papillis nigricantibus ornati. Pedes basi carnei, denique toti, 
etiam tarsi, nigricantes. Tarsus anticus duplo longius quam latus 
(400 X 200). Papillae corporis ut in A. trimaculatus. Corpus valde 
elongatum, sive plus quam duplo longius quam latius. Ad 2300 p. 
long.; 1050 p.. lat. 

Forma junior (1250 u.. long.; 700 p.. lat.) maculis humeralibus 
et media dorsi confluentibus. Caeterum omnino ut in adulto. 

Habitat. Communis ad « La Plata ». Collegit C1. Bruck. 


OssERVAZzIONI. La specie difterisce dall’ A. quinquemaculatus St6ll. (Trombid. 
>-macul.) del Guatemala, per la macchia bianca frontale; pei tarsi e la metà 
apicale dei palpi coperti di peli neri. 


106. Abrolophus incanescens Berl. n. sp. — Sat latus, fu- 
seus, macula (pilis albis ornata) dorsi albida, frontali (rectangula), 
humeralibus et postica mediocribus, bene definitis. Adsunt etiam 
maculae parvulae aliquot laterales (inter humeralem et posticam) 
margini corporis sat appressae, plures, variae numero et figura, 
aliquando simul confusae et vittam sat latam longitudinalem sis- 
tentes. Palpi carnei, sive nullo pilo nigricanti ornati. Pedes sat 
crassi et robusti, omnes nigricantes, etiam tarsis fumosis. Tarsi 
antici sat elongati, sive 2,7 longiores quam lati (e. gr. 320 p.. long. : 
120 w.. lat.). Papillae corporis brevissimae (circiter 20 p.. long.) 
aliquot tamen prope cristam metopicam (quod est etiam in caete- 
ris omnibus speciebus huius generis) vix longiores, nigerrimae, 
consuetae fabricae. Papillae albido-hyalinae sunt in maculis albis, 
caeteris conformes. Super pedes sunt papillae duplo vel triplo 
longiores et robustae. Ad 1300 p. long.; 780 p. lat. 

Habitat. Plurima mihi misit exempla CI. Bruck, collecta ad « La 
Plata ». 


107. Abrolophus trinotatus Berl. n. sp. — A. trimaculato 
Europae, primo visu similis, sed diversus. Corpus mediocriter elon- 
gatum. Crista metopica brevissima; vix post humeros producta. 
Dorsum macula bina humerali, subrectangula, sat magna, macula- 
que postica mediocri, impari, usque ad extremum marginem corporis 
producta, pilis marginalibus ad maculam eamdem hyalinis (in A. 











teli 





CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 129 


trimaculato macula postica a margine extremo sat remota est). 
Palpi toti pilis hyalinis induti. Pedum omnium segmentum primum 
(subspheroidale) pilis omnibus hyalinis ornatum (in A. trimacu- 
lato, saltem primi paris pilis nigris obsitum). Pili corporis vel bre- 
vissimi, amygdaliformes, vel paulo longiores, non densissimi; pe- 
dum duplo vel triplo longiores, sat crassi. Pili tactiles erecti in 
pedibus omnibus nulli; tantum in tibia primi paris duo sunt (in 
A. trimaculato plures sunt in omnibus pedibus). Pedes longi et 
exiles; primi paris tarso valde elongato et ceylindrico, sive ultra 
triplo (3,30) longiore quam latiore; (in A. trimaenlato tarsi antici 
sunt minus triplo longiores quam latiores, sive 2,70), apice pallido. 
Ad 1500 p.. long.; 900 p.. lat. 

Habitat. Plura vidi exempla colleeta ad « La Plata », a CI. 
Brucek. 


108. Abrolophus setipapillus Berl. n. sp. — Mediocriter elon- 
gatus. Corpus papillis peculiaris fabricae vestitum, quod sint lon- 
gae (80 |.) sed parte media basali non nimis erassa, tota barbulis 
longis dense vestita; pars media apicalis, setae more simplicis, 
attenuatissima. Pedes papillis elongate fusiformibus, dense barbu- 
latis induti. Papillae haec omnes sunt nigerrimae, exceptis aliquot 
ad oculos, usque ad marginem summum humerorum, quae sunt 
hyalinae, quare animal maculis duabus parvis, albicantibus in 
supradicta regione est insignitum. Pedes sat crassi et longi, pa- 
pillis non densis obtecti, basi pallidis vel incoloribus, caeteram 
nigris, inter quas plures setae tactiles erectae, scabratae sunt. 
Tarsi antici parvi, sed elongati, quod circiter triplo sint longiores 
quam latiores (300 p. Xx 100 tw.) Palpi papillis, pedum confor- 
mibus, sed hyalinis, induti. Crista metopica, fere usque in medio 
dorso producta. Ad 1300 p.. long.; 800 p. lat. 

Habitat. Nonnulla collegit exempla CI. Bruck, ad « La Plata ». 


109. Achorolophus brachiosus Berl. n. sp. — Ruber, elon- 
gate ovalis, parum humeratus. Vertex in conum subhyalinum, lon- 
gum, pilisque magnis basi obsitum productus. Crista metopica 
parum post secundos pedes producta. Pili corporis non densi, longi 


u Redia n, 1916 9 


150 ANTONIO BERLESE 


(60 p..), subspiniformes, vix tenui et curtiori barbula ornati, sub- 
erecti. Pedes omnes robusti et longi, sed primi paris validissimi, 
‘aeteris et corpore longiores et crassitie saltem duplo ceaeteros 
pedes superantes. Pedes primi paris sunt enim longi: 2300 p.. et 
eorum articulus tertius (femur), caeteris crassior, est 190 p. lat. 
Tarsus circiter 300 p.. long. Pedes caeteri non ultra 100 p. sunt 
erassi. Ad 1550 u. long.; 600 p. lat. 

Habitat. Plurima huius speciei exempla (variae staturae, sed 
maximum est quod descripsi) vidi collecta ad « La Plata » a Cl 


Bruck. 


110. Achorolophus humeratus Berl. n. sp. — Cinnabarinus, 
sat curte ovatus, valde humeratus, pedibus anticis et posticis cor- 
pore multo longioribus, ita ut pedes subelavati adpareant. Crista 
metopica areola antica in muerunem conicum, longiusculum pro- 
dueta. Pili corporis barbatulo-plumosi, variae magnitudinis, quod 
plures sint minores, inter quos, aequedissiti et minus numerosi, 
alii sunt, supradietis saltem triplo longiores et robustiores. Ad 
1500 p. long.; 850 p.. lat. 

Habitat « Kounhi; Onotchocha », in Africa orientali. Collegit 
CI. Rothschild. 


111. Bdella anomalicornis Berl. n. sp. — Rubra, abdomine 
infuscato, subglabra : Rostrum valde longum (fere ut in 5. longicor- 
nis Europae). Palpi longiores, fere articulo toto postremo haustellum 
superantes. Praecipuus huius speciei, inter congeneres, character 
est longitudo articuli quarti palporum. Articulus iste enim triplo lon- 
gior est quam articulus quartus et dimidiam longitudinem postremi 
aequat. Longitudo segmentorum 2-5 in exemplo quod describo est: 
art. 2.9— 270; 3."= 40; 4. —= 110; 5." = 220 p... Latitudo seg- 
mentorum omnium circiter 530 p. Rostrum 420 p.. long.. Palporum 
articulus postremus setis intersese longitudine subaequalibus, nec 
articulo 5.° longioribus, sive 220 p. auetus. Ad 1250 p. long.; 
130 n. lat. 

Habitat. Plura vidi exempla colleeta ad « La Plata », a CI. 
Bruck. 














GCENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 151 


SUBGEN. DACTYLOSCIRUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Scirus. Differt propter tarsos omnes non apice atte- 
nuatos et peculiari papilla digitiformi utrinque ad apicem armatos: 
quae papillae, valviformes, ambulacrum partim oceludere possunt. 
Species typica S. /. eupaloides n. sp. 


112. Scirus (Dactyloscirus) eupaloides Berl. n. sp. — Ruber, 
pedibus rostroque saturatius cinnabarinis. Corporis pedum rostri- 
que fabrica sat Eupalis vel Sciris similis. Palpi mediocres, arti- 
culis duobus postremis apicem haustelli superantes; artienlo tertio 
inferne in carinam, peraltam, securis lamam simulantem attenuato. 
Articulus postremus sat breviter falciformis. Spinula est in dorso 
articuli secundi et tertii; caeter palpus inermis. Seutum dorsuale 
cephalithoracis sat breve, trapeziforme. Scutum adest quoque ad 
margines corporis, super coxas tertias, humeros obtegens, in dorso 
non productum. Caeterum dorsum scuto obsoleto incerte praeditum. 
Ad 500 y.. long. (sine rostro); 300 u. lat. 

Habitat ad « La Plata ». Collegit Cl. Bruck. 


GEN. COLEOSCIRUS BERL. N. GEN. 


Ex fam. Bdellidae. Characteres gen. Scirus et Scirula, sed cor- 
pus sceutis duris, fere ut in Halacaris protectum. Species typica : 
C. halacaroides n. sp. (Adde €. corniculatus n. sp.). 


113. Coleoscirus halacaroides Berl. n. sp. — Ruber. Palpi 
breves (160 p..), articulo secundo cum tertio confuso. Articulus 
quintus in medio vix tuberculo parvulo armatus. Venter seuto 
thoracali usque ad lineam coxarum quarti paris producto; seuta 
lateralia intersese, cum seuto thoracale et cum genitalibus valvis 
contigua, qua re nulla pars ventris nuda est. Papillae genitales 
sub valvis non conspiciuntur. Ad 390 p.. long. 215 p.. lat. 

Habitat. Collegit C1. Jacobson, ad « Samarang, Giava ». 





152 ; ANTONIO BERLESE 


114. Coleoscirus corniculatus Berl. n. sp. — Ruber. Palpi 
breves (160 u..), articulo secundo bene a tertio distineto ; articulo 
postremo inferne tuberculum gerenti, ex quo cornicalus curtus exo- 
ritur. Tarsi primi et secundi paris superne, prope basim appendi- 
cula tactili, eylindrica, hyalina et delicatula ornati. Venter seuto 
thoracali usque ad lineam tertiarum coxarum producto ; scuta la- 
teralia intersese in medio ventre non bene contigua et inter se et 
valvas genitales spatium triangulare, nudum, sat magnum relinquen- 
tia. Sub valva genitali tres conspiciuntur papillae, rotundae. Ad 
490 p.. long.; 270 p. lat. 

Habitat ad « La Plata ». Collegit Cl. Bruck. 


115. Seirus dorcas Berl. n. sp. — Rufus. Rostrum sat breve, 
palpis mediocribus, tantum summo quarto segmento apicem rostri 
superantibus ; artieulo secundo cum tertio concreto, vix linea obso- 
leta articulationem, quae in caeteris speciebus est, significanti, si- 
gnato. Ad apicem segmenti tertii, in dorso, spinula stat eurta et 
acutula; inferne tuberculus quidam sat magnus, ex quo spina 
crassa, pellucida latitudinem articuli longitudine sua aequans, apice 
acuta oritur. Inferne, ad apicem quarti articuli tuberculus parvus 
stat, pellucidulus. Segmentum quintum longum, leniter incurvum, 
apice minimo unguiculo, vix conspicuo terminatum. Ad 500 w. 
long. : 330 p. lat. Rostrum (sine palpis) 210 p. long.: palpus 
160 p.. long. 

Habitat. Collegit ad « La Plata » CI. Bruck. 


116. Scirus setirostris (Herm.), var. gazella Berl. n. var. — 
Diftert a typico palpis aliquanto longioribus et setis spiniformibus 
duabus longis in extremo articulo armatis, ex quibus spinis robu- 
stior est anterior. Ad 450 p.. long. ; 220 p.. lat. Palpus 250 p.. long. 

Habitat in « Somalia italiana ». Collegit ad fauces Jubae, in li- 
gnis putribus CI. Paoli. 


117. Cryptognathus cucurbita Berl. n. sp. — Cinnabarinus, 
facie C. lagenae, sed bene diversus. Lamina hypostomatica (sive 
partem inferam tubuli oralis conficiens) sat. magna, areolata. re- 
trorsus in angulum producta (usque ad epimera prima). Pedes 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 133 


omnes aliquanto crassiores quam in C. lagena et segmentis magis 
inflatis, ita ut multo melius moniliformes adpareant. Derma durius 
quam in ©. lagena; in dorso reticulo obsoleto et tenuissimo tan- 
tum ad latera, totum punetis crassiusculis aeque dissitum, in 
medio dorso vitta lata, longitudinalis est, quae retieulo caret et tan- 
tum (ut scutum ventrale totum) est sat crasse punctulata. Ad 300 p.. 
long.; 161 pu. lat.. (Pes primi paris 210 p.. long.). Ergo C. lagena 
aliquanto statura minor. 

Habitat. Collegi plura exempla in muscis, in Sardinia, ad «Bosa ». 


118. Cryptognathus cucurbita Berl. var. subnitidus n. var. 
— Differt a typico propter sceulpturam dermatis, quod tenuissimo 
reticulo, vix conspicuo est exaratum, punetisque subevanidis. 
Sculptura haec cum eadem €. lagenae convenit, sed multo obsole- 
tior. Propter pedes, laminam inferam tubuli rostralis, optime con- 
venit. Typico minor. Ad 265 uv. long. ; 145 p.. lat. Pes primi paris 
161 u.. long. 

Habitat. Collegit ad fancees Jubae, in « Somalia italiana » CI. 
Paoli. 


MESOSTIGMATA. 


119. Polyaspis platensis Berl. n. sp. — Foem. colore et facie 
sat. P. patavino similis, sed seutis genitalis fabrica aliisque cha- 
‘acteribus bene diversa. Scutum genitale ovale, laeve, sed in 
medio alte elevatum, quasi tuber, adsit qui ad margines laterales 
seuti extenditur et anterius est, subrecte truncatus et marginibus 
bene chitineis, seuti einsdem lateribus parallelis; qui margines 
denique in scuto eodem evanescunt, qua re tuberi supradicti 
margo posticus abest. Dimidia pars antica tuberi linea recta a 
postica separatur et tota est dermate duriusculo, bene chitineo, 
reticulato-foveolato sculpta. Sculptura tamen prope lineam dimi- 
lliam partem anticam tuberi a postica laevi separantem, evanescit. 
Ad 720 p.. long.; 460 p. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla collecta a CI. Bruck in nidis for- 
micae: Acromyrmex lundii, ad « La Plata ». 


ci tei nica 


134 ANTONIO BERLESE 


GENUS POLYASPINUS BERL. N. GEN. 


Facies gen. Polyaspis, sed pedes antici unguibus binis armati ; 
scutum dorsuale medium in partes 4 divisum, ex quibus anterior 
maxima, ovalis, posteriores tres in seriem trausversam sunt di- 
spositae, laterales sat magnae; media minor. Scutum marginale 
in seutulis minimis, piligeris plurimis ut in Polyaspis fractum. 
Venter seuto unico (sive non ceonspicue in scutula plura divisum, 


nisi seulptura diversa areae aliquot magnae — ventralis, metapo- 
dica, analis — distinguantur). Pedes omnes laciniati (ut in Polya- 


spis). Mandibulae ut in Polyaspis patavinus conformatae. Typus : 
P. cilindricus n. sp. 


120. Polyaspinus cylindricus Berl. n. sp. — Foem. Testacea, 
quisquiliis sat conspureata, striete cilindrica, in dorso complanata. 
Scutum dorsuale anticum in medio laeve, ad lateres rugoso-aspe- 
ratum. Scuta dorsnalia postica obtrigona, quasi in tuberculum 
rotundatum et piliferum desinentia, stricte scutum posticum me- 
dium, elongate trapezinum et multo minus anplexantia. Pili trunci 
omnes pedumque simplices, curti, vix ineurvi, sat robusti. Venter 
areis, scuta significantibus, laevibus, dermaque inter areas istas 
rugoso-scabratum. Epigynium subtrigono rotundatum, ferri equini 
instar fere conformatum, sed antice angulato-rotundatum, postice 
latius et recte truncatum, dermate laevi obtectum. Margo anticus 
sterni, prope medium, utrinque leniter productum, quasi in dentem 
late trancatum et parum elevatum. Genu, tibiae tarsique pedum 
omnium margo posticus ventralis in dentes plures, pectinis instar, 
incisus. Femura prima et secunda, inferne, spina robustiori et curta, 
calcariformi armata. Rostrum perparvum. Epistoma et mandibulae 
ut in /olyaspis patavinus. Ad 670 p. long.; 300 p. lat. 

Habitat. Plures foeminas inveni in muscis et detritis vegetali- 
bus, prope « Longny (Orne) », in Gallia ceollectis a CI. E. Cordier 
et mihi benignissime missis. 





“e 








CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 155 


GEN. METADINYCUS BERL. N. GEN. 


Ex Uropodidis, Dinychinis. Characteres gen. Paradinychus, sed 
rostrum inferum; metapodia ut in Uropodis. Mas pedibus se- 
cundi paris incrassatis et calearibus validioribus, nt in Gamasis, 
armatis (in femure, tibia tarsoque). 

Species typica: M. argasiformis n. sp. 


121. Metadinychus argasiformis Berl. n. sp. — Testaceus. 
Corpus perfecte oviforme e. g. ut in Argas reflexus, sed supra con- 
vexum. Dorsum seuto medio ovali, etiam anterius bene a marginali 
discreto, convexo, toto areolis rotundis, densis, vix pallidioribus 
exaratum et pilis simplicibus, sat longis et sat crebris induto. 
Sculptura supradicta prope extremum scuti marginem est inter- 
rupta vitta lata, minutissime punetulata. Scutum marginale dorsi 
strietum, de regione humerali usque ad quartas coxas dentibus 
crassis et acutis bene serrulatum. In angulo ad basim cuiusque 
dentis pilus oritur simplex, sat brevis, introrsus incurvus. Pili 
isti, post quartos pedes, sunt longiores et rariores. Vertex lamini- 
formis, coronam simulans, denticulis circiter 12 numero ornatam. 
Venter metapodiis, in angulum obtusum desinentibus, percospi- 
cuis, ad angulum serrulato-denticulatis. Adest post metapodia, 
in ventre, linea transversa perconspicua, serrulata, aliaeque an- 
teriores obsoletae. Mas foramine genitali subrotundo, inter extre- 
mas quartas coxas aperto. Pedes secundi paris femure calcari 
validissimo, digitiformi; genu inermi; tibia processu inferno crasse 
spiniformi, acuto; tarso ineurvo, ad basim inferne processu tibiae 
conformi, sed aliquanto debiliori; apice validius spinoso. Foem. 
corona verticis obsoletiori. Epigynium amygdaliforme, postice usque 
ad dimidias quartas coxas productum et sat rotundatum, antice, 
de dimidia secunda coxa usque ad camerostomatis marginem in 
spinam longissimam attenuatum. Pedes secundi paris tantum femure 
tuberculigero. Ad 590 p.. long.; 350 p. lat. (etiam mas eadem 
statura). 

Nympha lata lacinia hyalina marginata. 


} Ati 


156 ANTONIO BERLESE 


Habitat. Collegit  Clariss. Bruck super truncum palmae cuiu- 
sdam emortuum, ad « Santos, Brasil ». 


GEN. PHAULODINYCHUS BERL. 1904. 


(« Redia », vol. I, fase. 2, 1903, p. 269). Characteribus loc. cit. 
praeditis adde : 

Peritremata ramulo a stigmate procedenti extrorsus directa, 
nec undulata, sed juxta costulam, quae inter secundos et tertios 
pedes est, obliqua decurrentia, deinde in summo margine corporis 
seulpta et costulam, quae inter secundos et tertios pedes est, at- 
tingentia et juxta hane costulam introrsus angulo recto decurren- 
tia (Ph. orchestiidarum foem.); vel in eodem margine corporis 
desinentia, nec costulam anteriorem supradietam attingentia (Ph. or- 
chestiidarum mas), vel in apice costulae eiusdem desinentia (Ph. re- 
pletus ; Ph. lagena). Maris femur secundi paris caleari valido, conico 
armatum. Linea metapodica manifestissima (P%. orchestiidarum ; 
Ph. repletus), aut obsoleta (P%. mitis), vel obsoletior, subnulla 
(Ph. lagena). 


Paulodinychus lagena Berl. (Berlese, Uropoda lagena A. M. Ne. it., 
LXX, 14). La descrizione data al luogo citato è troppo breve e per la scar- 
sezza di esemplari anche incompleta. Merita rifarla sul materiale nuovo, che mi 
sono procurato. Non conosco però ancora la femmina. — Mas testaceo-terreus, 
bursiformis, sat latus. Scutum dorsuale medium reticulo polygonali totum aeque 
sculptum. Derma circa scutum hoc tenuissime striatum, scutulis aliquot (utrinque 
sex marginalibus, sex posticis) ovalibus vel rotundis, parvis, pilum gerentibus 
ornatum. Pili marginales, parvi, breves, simplices, sat rari. Pedes secundi paris 
femure calcari valido, spiniformi armati; femura omnia appendicula laminiformi 
inferne armata. Foramen genitale subquadrato-rotundatum, vere inter quartas 
coxas apertum. Peritrema primitus oblique ad margines decurrens, deinde in co- 
stula, qua inter tertios et secundos pedes est, leniter plicatum, denique in margine 
corporis desinens, a costula, quae inter secundum et tertium pedem est, sat remo- 
tum. Venter area sternali elongata (lineis duabus ad pedum coxas longitudina- 
liter decurrentibus occlusa) dermate reticulato et in areolis punetulato ornata ; 
ventre post quartos pedes toto retieulo simplici, ut in scuto dorsuali, exarato. 
Metapodia omnino nulla, ne linea ulla significata. Ad 610 pu. long. ; 450 p. long. 

Habitat raro in muscis, ad « Vallombrosa ». 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI Ta 


SUBGEN. HETERODINYCHUS BERL. X. SUBGEN. 


Ex gen. Phaulodinychus. Characteres generis Phaulodinychus, 
sed foemina ambulacris anticis nullis. Species typica : Uropoda 
orchestiidarum Berl. et Troness. ex Barrois. 


SUBGEN. DINYCHOPSIS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Phaulodinychus. Characteres generis, sed adest seutum 
dorsuale marginale, quod etiam postice medium cireumdat. Peri- 
tremata tantum in costula, quae inter secundos et tertios pedes 
est striete runcatim inflexa, non margines corporis attingentia. 
Pedes in utroque sexun ambulacrati et pariter squama ad femura 
omnia inferne armati. Species typica Ph. D. fractus n. sp. 


122. Phaulodinychus (Dinychopsis) fractus Berl. n. sp. — 
Testaceo-badius ; facies Prodinychi cniusdam. Corpus sat elongate 
ovale. Scutum dorsuale medium punetis et areolis quibusdam 
asperatum, arete marginali adnexum. Hoc in regione postica fis- 
suris septem parvis est fractum, ita ut in scutula minora, intersese 
bene contigua, divisum videatur. Pili simplices, rari, curtuli sunt 
in dorso et ad margines. Metapodia linea perconspicua, oblique 
valde ad margines deeurrenti sunt significata. Pedes omnes fe- 
mure inferne squamula armato, in utroque sexu omnino pariter. 
Mas foramine genitali rotundo, inter quartas coxas aperto. Foem. 
epigynio ferri equini, valde elongati, instar fabricato, de summis 
quartis coxis ad summas secundas productum, sat a margine antico 
sterni remotum. Mas ad 350 p.. long. ; 240 w.. lat. Foem. ad 400 u.. 
long.; 250 p.. lat. 

Habitat in humo. Collectus est ad « Maccarese », prope Romam. 


SUBGEN. MICROCYLLIBA BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Cyllibano. Scutam dorsuale unum, totum dorsum oceu- 
pans, ad margines inflexam, nitidum, convexum. Venter sceuto 
unico, anum amplexanti, non margines corporis attingenti protec- 





155 ANTONIO BERLESE 





tum. Adest linea metapodica bene conspicua. Peritremata (ut in 
Phaulodinychus) partim in margine eodem corporis excurrentia. Mas 
ignotus. Species typica: Cyllibano (Microcylliba) misella n. sp. 
OSssERVAZIONI. Il sottogenere differisce dagli Heterodinychus per avere lo scudo 
dorsale intero ed unico fino agli orli del corpo. Siccome non si conosce il ma- 
schio così non si può affermare che gli ambulacri anteriori manchino in ambe- 
due i sessi, Per ora, dal solo esame della femmina non si può ascrivere questo 
sottogenere (che differisce dalle CyMNibano — e suoi sottogeneri — per lo scudo 
ventrale, che non giunge all’orlo posteriore del corpo) se non al genere Cylli- 


bano medesimo. 


125. Cyllibano (Microcylliba) misella Berl. n. sp. — Foem. 
Testacea, pyriformis, latiuscula, bene convexa, nitidissima, pilis 
raris, curtis induta. Seutum ventrale postice utrinque profunde 
sinuato-incisum. Linea metapodica angulum rectum ad foveae 
pedalis apicem conficiens. Peritremata fere transverse primitus ad 
margines decurrentia, deinde longo spatio in margine eodem seul- 
pta; denique, leniter, introrsus inflexa. Epigynium elongate ovale, 
antice et postice pariter et bene rotundatum, dermate punctis sat 
magnis, pseudoforaminiformibus, aequidissitis sculpto. Caeteri cor- 
poris totius derma nitidissimum. Ad 370 p.. long.; 310 p. lat. 

Nympha omeom. ad 400 p.. long. ; 310 p.. lat. (adulto vix maior 
et magis ovalis). 

Habitat. Foeminas duas nymphasque plures inveni in muscis 
collectis prope Parisios (« Bois de Meudon »). 


GEN. URODISCUS BERL. N. GEN. 


Ex Uropodidis, Cyllibaninis. Characteres generis Urodynichus, sed 
pedes antici ambulacro destituti. Typus: UV. obesus n. sp. 


124. Urodiscus obesus Berl. n. sp. — Foem. fuliginea, perfe- 
cte et curte ovalis, bene in dorso convexa. Scutum dorsuale me- 
dium totum punetulis rotundatis, aequedissitis, pallidioribus .eri- 
bratum, excepta linea V-formi in dimidio dorso postico, exiliori, 
laevi. Pili sunt simplices et sat rari, longiùsceuli in dorso. Scutum 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 159 


marginale arete medio adnexum, bene interne, ut in Urodinychis 
crenulatum, externe pilis simplicibus sat longis, exilibus, retrorsus 
deflexis, leniter introrsus incurvis, sat densis ornatum. In medio 
margine postico, tamen, pili minores vel evanidi sunt, et ad ver- 
ticem nulli. Seutum genitale ferri equini instar, valde elongati et 
postice latioris (margine postico recte truncato) conformatum : 
antice, in medio, processu spiniformi sat longo, exili, acuto arma. 
tum; usque ad extremas quartas coxas productum, dermate laevi. 
Derma ventris ut in dorso sculptum. Linea metapodica sat a fora- 
mine coxae quartae remota, interne angulum rectum fere confi- 
ciens, denique transverse ad marginem decurrens. Ad 500 |. 
long; 620 p.. lat. 
Habitat ad « La Plata ». Collegit CI. Bruck. 


125. Discopoma bordagei Berl. n. sp. — Foem. Testaceo- 
fuliginea, ovata. Dorsum seuto medio pseudoforaminibus sat raris, 
quamvis mediocribus, toto impresso; duplici serie pilorum, curte 
stiliformium, longitudinali ornato. In dimidia parte postica scuti 
dorsualis adest gibber, late tuberiformis, sat elevatus et sat retror- 
sus productus. Scutum dorsuale marginale integrum, sive undique 
continuum, sublaeve, nullo pilo ornatum, nisi ad margines. Sunt 
enim pili marginales densi, curti, simplices, retrorsus directi. Ante 
humeros margo impilus est. Pedes femure, genn, tibiaque inferno 
margine apicali in squamam hyalinam, rotundatam dilatato. Epi 
gynium campaniforme, valde posticum, quod non ultra extimas 
coxas tertias est anterius productum; postice truncatum, valde 
post quartas coxas desinit; dermate psendoperforato ornatum. 
Linea metapodica transverse ad margines decurrens. Peritrema 
primitus ad costulam, quae est inter tertios et secundos pedes 
ramulo suo descendenti, oblique introrsus et antrorsus directo 
procedit ; deinde juxta costulam supradietam, margines versus 
excurrit, denique runcatim, breviter introrsus deflectitur, margine 
corporis non attacto. Ad 660 p.. long. ; 450 u. lat. 

Habitat in muscis, ad « Bois de Meudon, Paris ». Speciem 
hanc perpulechram CI. Bordage, rei entomologicae cultori eximio, 
qui muscos mihi mittendos propre Parisios collectos curavit, re- 
verentissime dico. 


> a 


140) ANTONIO BERLESE 


126. Uroplitella calceolata Berl. n. sp. — Mas badius, late 
ovalis, parce et curte villosulus, parte antica corporis fere in lami- 
nam pallidiorem subexpansa. Peritrema unam tantum plicam externe 
conficiens, sat latam, denique oblique antrorsus exeurrens. Pedes 
crassi ; antici ambulacro percurto et crasso; secundi et tertii 
paris subtus peculiari et paradoxa laminula, soleae instar, sub am- 
bulaero disposita aucti; quarti paris obsoletiori vel nulla. Pedes 
secundi et tertii paris tibiae apice et tarso, robustis processibus 
spinuliformibus vel corniculiformibus armatis. Seutum perigenitale 
antice latius et sexdentienlatum, postice strietius et quinqueden- 
ticulatum. Ad 550 p. long.; 450 p. lat. 

Habitat. Collegit Cl. Jacobson, ad « Samarang, Giava ». 


127. Uropoda bruckii Berl. n. sp. — Species primo visu 
U. anchor Trt.; U. brasiliensis Berl. et UV. consanguineae Berl. 
similis, sed bene distineta. Seutum dorsuale integram. Saturate 
badia, ovalis, antice et postice pariter rotundata, nitida, setulis 
dorsualibus parvis, non e margine productis. Dorsum nitidum, 
sed totum aeque pilis curtioribus, crassis, acutis vestitum, cuius 
ad basim, posterius, punetum clarius stat. Scutum ventrale, ante 
anum, transverse fractum, quasi sì anus in sceuto suo sit apertus. 
Metapodia primitus oblique marginem versus divergentia, denique 
subrecta et subtransverse truncata et marginem corporis attin- 
gentia. Epistoma obseurum, alte trapeziforme, in margine ante- 
riore ter vel quater inciso-lobulatum. Peritremata ramulo postico 
ascendenti rectilineo, obliquo; discendenti (antico) subrectilineo, 
tamen aliquanto antrorsus plicato. Mas sterno inter secundas coxas 
perstrieto, inter tertias latiori, deinde rursus sat constricto. Ad 
920 p.. long.; 700 p.. lat. Foem. epigynio amygdaliforme, tamen 
marginibus, concurrentibus, subr ectilineis, antrorsus striete rotun- 
dato, postice truncato. Ad 1000 p.. long.; 750 DU. lat: 

Habitat. Innumera mihi exempla, cum nymphis suis et larvis, 
misit pluries merito laudatus CI. Bruck, ad « La Plata » collecta, 
in nidis formicae: Acromyrmer lundii. 


12S. Uropoda digitulifera Berl. n. sp. — Foem. Saturatius 
sanguineo-badia, fascescens, fabrica corporis U. obseurae persimilis, 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 141 





quamvis caeteris characteribus valde diversa. Dorsum pilis raris 
et perparvulis nec non pseudoforaminibus aequidissitis et perpau- 
cis subsculptum. Margo corporis, postice, pilis aliquot perparvulis 
auetus. Epigyninm magnum, subamygdaliforme, postice (ad extre- 
mas quartas coxas) truneatum, antice (ad summum sternum) ro- 
tundatum. Peritremata ut in U. obscura. Foveae pedales sube- 
vanidae. Linea metapodica valde pedi quarto adpropinquata, vix 
arcuatim ad margines transverse decurrens. In apice tarsi antici 
. adest pilus tactilis crassus, digitiformis, rubro-fusco depictus, 
subincurvus et perconspicuus (unde speciei nomen). Ad 730 p. 
long.; 520 1. lat. 

Habitat. Invenit in trunco emortuo palmae CI, Brucek, ad « San- 
tos, Brasile ». 


129. Uropoda productior Berl. n. sp. — Foem. Badia, ovalis, 
sed postice et magis antice acuta. Pars antica corporis enim, de 
peritrematis angulo, antrorsus in verticem pallidiorem productum, 
valde in angulum acutiorem, rotundatum magis quam in omnibus 
congeneribus hucusque notis speciebus desinens. Dorsum pilis ra- 
rioribus, parvulis hic et illic ornatum; margines pilis raris et 
parvis aucti. Scutum dorsuale medium duplex ut in U. obscura, 
sed linea scutum maius (medium) a postico separans densius chi- 
tinea et quasi in eristam transversam fusciorem elevata. Peritre- 
matis ramulus descendens angulum conficit rectum cum parte sua 
transversa. Epigynium amygdaliforme, elongate subpentagonum, 
quamvis angulis valde et apice acuto, parum rotundato; postice 
(ad dimidias circiter quartas coxas) recte truncatum, appendicula 
subeylindrica, perbrevi, in sterni antici incisuram penetranti, an- 
terius armatum. Metapodia non multo a pedibus quartis remota: 
oblique ad margines decurrentia. Non sunt lineae nec cristae ullae 
fovoas pedales significantes. Ad 700 p.. long.; 425 n. lat. 

Habitat in nidis formicae Camponotus ligniperdus, ad « S. Vin- 
cenzo », prope Pisas. 


130. Uropoda latina Berl. n. sp. — Mas. Testaceo-badius, 
bene obovatus, postice subacuto-rotundatus. Dorsum nitidissimum, 
pilis perparvis et rarioribus; margo corporis pilis paucis et mi- 


142 ANTONIO BERLESE 





nutis anetus. Peritremata ut in caeteris Uropodis, sed ramulo de- 
scendenti ad stigma leniter extrorsus plicato. Foramen genitale 
minutum, ovale, aliquanto magis marginem postieum versus aper- 
tum quam non in U. campomolendina, cuius species haec est af- 
finis (praecipue peritrematis fabrica), quod linea transversa, quae 
extremas tertias coxas intersese conjungeret, per dimidium transit 
foramen genitale. Linea metapodica ut in U. campomolendina. 
Species haec (latina) est maior, melius obovata, sive postice attenua- 
tior (cum mare U. campomolendinae comparata). Ad 580 p. 
long.; 400 p.. lat. (Mas U. campomolendinae ex exemplis typicis 
aliisque agri Veneti est 480 X 340). 

Habitat. Unum collegit exemplum in humo CI. Dodero, ad « Fi- 
lettino, Lazio », prope Romam. 


SUBGEN. TRICHOUROPODA BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Uropoda Latr. (s. str.). Characteres generis, sed corpus 
setis longioribus ornatum. Typus: Uropoda longiseta Berl. 


SUBGEN. CENTROUROPODA BEPERLI. N. SUBGEN. 


Ex gen. Uropoda (s. str.).. Mas pedibus, praecipue secundi paris 
ad apicem calearibus validioribus armatis. Derma dorsi secabrum, 
setis penicillatis ornatum. Species typica: Uropoda rhombogyna Berl. 


SUBGEN. CALUROPODA BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Cropoda (s. str.). Typus: Uropoda pergibba Berl.. Adde : 
U. aemulans Berl. 


151. Urodinychus parallelepipedus Berl. n. sp. — Saturate 
badius, valde elongate ovalis, lateribus parallelis.. Dorsum seuto 
medio sublaevi, haud impresso, densius pilis mediocribus, simplici- 
bus induto. Seutum marginale interne sat bene erenulato-incisum, 
margine externo pilis simplicibus, mediocribus densius ornato. Cor- 
pus posterius rotundatum ; anterins sat angulatum, ad verticem 
bene declive ibique vix excavatum. Foveae tertii (secundique) pa- 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 145 


ris externe apertae; quarti paris in ventre maxime attenuatae et 
productae ad perlongam ambulacrum accipiendaum. Venter totus 
aeque pilis parvulis (lateraliter et postice vix longioribus) sat dense 
vestitus.. Peritremata stricte uniplicata, in margine eodem  plicae 
apice inflexo, subtransverse directa. Linea metapodica undulata, 
antrorsus (non retrorsus) oblique ad marginem decurrens. Foemina 
epigynio subrotundo, parvo, nitido et impilo non summas secundas 
coxas, neque tertias extremas attingens. Ad 1030 p.. long. ; 640 wu. 
lat. Mas foramine genitali rotundo, perparvulo, vix post extremas 
secundas coxas aperto. Statura foeminae snae. 

Habitat. Nonnulla huius singularis speciei exempla collegit C1. 
Bruck, ad « La Plata », in nidis formicae : Dorymyrmex steigeri. 


152. Urodinychus maneus Berl. n. sp. — Statura et facies 
U. patavini, etiam propter pilos sat curtos, clavatos marginales 
et dorsi. Sed pili isti marginales longe minus numerosi sunt quam 
in U. patavino et aliquanto longiores et robustiores (fere 30 pu. 
long.). Utrinque e margine 13 numero pili claviformes (sive apice 
dense penicillati) supradicti prostant duoque verticales, nec non 
duo postici, sat a lateralibus remoti. In ventre, post quartos pedes, 
decem pili conformes sunt et aliquot (circiter 80) in dorso. Derma 
subnitidum. Epigyninm amygdaliforme, postice recte truncatum 
(ad dimidias quartas coxas), antice in spinam longam, acutissimam, 
per canaliculum in margine antico sterni inerassato exeurrentem 
terminatum. Ambulacra primi paris omnino sexilia. Foem. et mas 
ad 490 p.. long.; 370 p. lat. 

Habitat. Plura collegit exempla, cum pullis, in nidis formicae : 
Acromyrmex lundi, ad « La Plata » Cl. Bruck et mecum summa 
benevolentia communicavit. 


133. Urodinychus pictor Berl. n. sp. — Foem. Badia, ovata, 
bene ad humeros angulata, ad quartas coxas latior, postice pro- 
ducto-rotundata. Scutum dorsuale medium vix lineis obsoletis lon- 
gitudinalibus duabus, intersese subparallelis et sat appressis exa- 
ratnm, totum sublaeve. In parte postica scuti huius plica chitinea 
transversa est, quae, fere ut in Diurodinychis, scutum parvum li. 
mitat. In dorso pili sunt aliquot mediocres, eylindrici. Margines 


144 ANTONIO BERLESE 


pilis peculiaribus, sive sat longis (60 p..), penicillatis ornantur, ex 
quibus penicillis duo, intersese valde appressi, fere contigui sunt 
verticales; duo subverticales, tres utrinque humerales, aequedis- 
siti; unus impar posticus, duoque (unus utrinque) in margine po- 
stico-laterali. Linea metapodica inconspicua. Peritremata bis unci 
instar stricte plicata. Epigynium sat late amygdaliforme, postice 
late trauncatum, de dimidiis quartis ceoxis, usque ad dimidias se- 
cundas productum. Ad 750 p. long.; 530 n. lat. 
Habitat in muscis, ad Caput Bonae Spei. 


154. Urodinychus faber Berl. n. sp. — Testaceus, perfecte 
ovalis, sat CU. patavino et U. janeti, prima facie, similis, sed valde 
diversus. Scutum dorsuale medium convexum, nee impressum, nisi 
in extremo postico aream sabtrigonam perparvam, sensim depres- 
siorem ostendens. Derma seuti huius areolis rotundis aequedissitis, 
sed non densis, cuius ad marginem posticum seta brevis, simplex 
oritur, pallidioribus sculptum. Ventris derma nitidum. Seutum 
marginale bene cerenulatum, strietum. Scutula quatuor pilifer: 
estremi dorsi, quae in U. janeti sunt, in hac specie deficiunt. 
Margo corporis pilis minimis, simplicibus, aequedissitis ornatus. 
In utroque sexu femura, inferne, lata squama, rotundata, elegan- 
ter serrulata armata. Peritremata ramulo ascendenti et descen- 
denti, bene S-formibus. Foem. epigynio amigdaliformi, magno, 
antice peracuto et usque in margine camerostomatis (ibi inter- 
rupto) producto, postice (post quartas coxas) recte truncato. Li- 
nea metapodica valde oblique ad marginem decurrens, subrecta. 
Ad 450 p.. long. ; 330 p.. lat. Mas vix strietior, foramine genitali 
rotundo, perparvulo, inter tertias coxas aperto. 

Habitat. « Giava ». Collegit CI. Jacobson. 


135. Urodinychus elegans Kram. var. gallicus Berl. n. var. 
— Mas. Terreo-fuligineus, sat elongate ovalis. Varietas haec sat 
typico affinis, sed tamen bene diversa mihi videtur. Cum typico 
convenit praecipue dorsi sculptura, sed pluribus aliis characteribus 
diversa ; elongatior et aliquanto minor. Im medio dorso areolae 
duae parvae, anterior subrotunda, minor ; posterior transverse ova- 
lis dermate nitido et clariori significatae. Scutum dorsi marginale 














CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 145 


bene crenulatum est ut in caeteris speciebus huius generis. Mar- 
gines corporis duplici serie pilorum ornati, qui pili sat longi sunt, 
cylindrici (nec clavati), omnes intersese fabrica et statura pares, 
retrorsus ineurvi, aequedissiti. Pili conformes sunt, aequedissiti in 
seuto dorsuali medio. Venter ut dorsum sculptus. Foramen geni- 
tale inter tertias et quartas coxas apertum. Ad 650 v.. long.: 
420 p.. lat. | 

Habitat. Collegi in muscis, quos mihi misit benignissime CI, Cor- 
dier, ad « Longny (Francia) » collectis. 


SUBGEN. TRICHODINYCHUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Urodinychus ? Typus: Uropoda rulpina Berl.. Adde: Uro- 
poda caputmedusae Berl. 


136. Trachyuropoda (Urojanetia) tetragonoides Berl. n. sp. 
— Mas badius, rectangulo-pyriformis, antice valde attenuato-pro- 
ductus, humeratus, postice arcuato-truncatus. Margines pilis cur- 
tulis, simplicibus dense induti. Derma dorsi scabratulum. Dorsum 
nullo gibbere, aut impressione sculptum. Margo internus seuti 
externi dorsi, post tertios pedes, bene crenulato-incisus. Venter in 
medio laevis, post quartos pedes et ante anum foveolis foramini- 
formibus parvis, rotundis, late dissitis sculptus nec non pilis sim- 
plicibus ornatus. Costula lateris camerostomatis, inter secundos et 
tertios pedes non marginem corporis attingens, sed tantum muerone 
significata. Foramen genitale inter summas tertias coxas apertum. 


. Ad 700 p.. long.; 530 p.. lat. 


Habitat in « Nuova Caledonia ». Collegerunt CIl. Sarrasin et 
Roux et mecum benignissime communicaverunt. 


137. Trachyuropoda (Dinychura) cordieri Berl. n. sp. — 
Mas. Sat elongate ovalis, anterius in conum strictum attenuatus, 
sed squamis lJateralibus dilatatulus. Scutum dorsuale medium in 
medio carinula longitudinali, sublaevi auctum, caetero dermate 
scabro, obsolete areolis sat latis, subevanidis impresso. Scutum 
dorsuale marginale fere ut in Urodinycho eleganti fabricatum. Cae- 
ter dorsi margo posticus seutis rotundis, sat magnis, in medio pilum 


« Redia n, 1916. 10 


# edo Masa per 





146 ANTONIO BERLESE 


robustum, simplicem gerentibns ornatus. Seuta haee in seriem du- 
plicem sunt disposita, sive anterioris seriei numero sex; posteriora 
cum praecedentibus alternata eademque magnitudine numero sunt 
octo et in extremo margine insita. Linea transversa scutum dor- 
suale medium in partes duas sejungens nulla, nec impressione ulla 
significata. Margo corporis serrulato-undulatus, pilis simplicibus, 
crassiusculis, retrorsus spectanetibus ornatus. Venter et margines 
sterni crasse areolati. Sterni pars media laevis. Foramen genitale 
inter quartas coxas apertus. Ad 540 pu. long.: 350 p. lat. 

Habitat. « Longny », in Gallia. — Speciem eximiam CI. E. Cor- 
dier, Farmacopolae ad « Longny (Orne) », rei entomologicae bene- 
meritissimo cultori, qui muscos, ad inveniendos acaros, mihi beni- 
gnissime misit, grato animo dico. 


GEN. UROLAELAPS BERL. N. GEN. 


Ex fam. Uropodidae? Nympha. Rostrum inferum, fere in came- 
rostomate cum pedibus anticis infossum. Pedes antici ambulacrati, 
sed Uropodidarum more configurati et producti. Stigmata inter se- 
eundos et primos pedes aperta. Peritremata ad marginem oblique 
plicata, ibique deeurrentia ut in Uropodidis. Pedes omnes magni, ita 
ut animal gamasiforme adpareat. Metapodium magnum, ut in Uropo- 
dis. Seutum anale late trigono-subdiscoidale, a sterno sat remotum. 
Scuta ventris sunt ergo ut in Uropodinorum nymphis omeomorphis. 
Scutum dorsuale integrum. Species typica: UV. macropi Berl. 

OssERVAZIONI. Istituisco questo genere con riserva, perchè non conosco che 
le ninfe. Ma esso non conviene con alcuno di quelli già noti e sembra stare 
in mezzo fra gli Uropodidi, di cui ha i caratteri principali, ed i Lelaptidi, coi 
quali si raccorda per la grandezza dei piedi, per cui non sembra certo un Uro- 
podino. Lo studio degli adulti, quando si troveranno, risolverà la questione. 


138. Urolaelaps macropi Berl. n. sp. — Nympha secunda. 
Saturate testacea, ovalis, antice acutior quam postice, tota pilis 
longissimis (usque ad 260 py.. long.), robustioribus, simplicibus, 
erectis et radiatim dispositis ornata. Scutum dorsuale medium fere 
totum dorsum occupat:; marginale, autem, in seutulis perparvulis, 
rectangulis, intersese appressis totum fractum : haec seutula in ven- 











CENTURIA SECONDA DI AGCARI NUOVI 147 





tris margine sunt conspicua. Pedum anticorum femur inferne squa- 
mula subrectangula, parva ornatum. Peritrema in margine corporis, 
ad humeros parvum ‘tubereulum conficit, denique parum (100 U..) 
in eodem margine corporis antrorsus procedit et ante apicem eius- 
dem peritrematis margo corporis in squamam tenuem, hyalinam, 
strietam, sed sat longam (60 y..) est dilatatus. Sentum ano-ventrale 
transverse late ovale (150 X 430 p..). Pedes postici basi intersese 
valde appressi. Ad 900 pu. long.; 620 u. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla super Macropus longimanus (Co- 
leopt. Longic.), « Brasile ». 

OSSERVAZIONI. Ai suddescritti trovo mescolati individui alquanto diversi, 
cioè più grandi (1150 X 790) e forniti di quattro lunghissime setole nell’ orlo 
posteriore del corpo (lunghe da 600 a 700 w.). È forse altra specie (U. longi- 
setus ?). Inoltre trovo individui col ventre coperto da uno seudo unico, più 
piceoli dei descritti e forniti di setole spiniformi, non lunghe (60,70), regolar- 
mente distanziate sull’orlo del corpo e con due setole lunghissime a metà del- 
l’orlo laterale e 4 su quello posteriore. Queste e quelle finiscono esilissime. 
tanto che è difticile seguirle e sono più lunghe assai del corpo, cioè raggiun- 
gono e sorpassano il millimetro, mentre 1° animale è lungo 850 u. Può essere 
si tratti della prima ninfa dell’ U. macropi. 


159. Celaenopsis angulata Berl. n. sp. — Mas saturate ba- 
dius, late ovalis, setis simplicibus, rectis, sat longis, radiatim ad 
margines ornatus. Sterni margo anterior sat profunde arcuatim 
excavatus, qua re in mucrones rotundatos duos ad angula antica 
est productus, in quo mucrone seta sat robusta, antrorsus directa 
oritur. Cornicula labialia exillima, bacilliformia, in medio margine 
interno setis plumosulis duabus, simul exortis, sat longis ornata. 
Pedes omnes inermes. Derma pseudoforaminibus rotundis, passim 
dissitis signatum etiam in ventre. Ad 750 p.. long.; 580 u. lat. 

Habitat ad « Samarang », in insula Jaba. Collegit CI. Jacobson. 


140. Megistanus coronatus Berl. n. sp. — Mas badius, sat 
latus, postice late rotundatus. Dorsum seuto sat lato, subovali, 
postice non linea duriori et obscuriori transversa marginatum, 
totum areolis subevanidis rotundis pallidioribus ornatum, glaber- 
rimum, sed in antico margine corona pilorum longorum, radiatim 
extrorsus perrectorum (usque ad secundas coxas) ornatum. Ueter 


145 ANTONIO BERLESE 





margo trunci omnino impilus. Scutum perstriectum sternale vix 
ultra quarti pedis lineam dilatatulum, sat a scuto anali, late tra- 
pezino-rotundato remotum. Scuta parapodica tantum usque ad 
lineam marginis anterioris seuti analis producta. Ad 2200-2500 p. 
long.; 1650-1800 p.. lat. Foem. ignota. 

Habitat. Mares tres vidi collectos in « Nuova Caledonia, (De- 
launey) ». 

141. Megistanus sarrasini Berl. n. sp. — Foem. Badia, elon- 
gate ovalis, postice vix latior quam antice. Dorsum sceuto elon- 
gate ovali protectum, totum pilis densioribus, perparvulis, aeque- 
dissitis obteetum. Tamen in extremo postico scuto pili sunt longissimi 
aliquot, simul quasi candam conficientes, fere tertiam partem lati- 
tudinis corporis aequantes. Sunt etiam in parte antica trunci pili 
aliquot longi, antrorsnm, extrorsum producti vel erecti. Margo cor- 
poris pilis parvulis dense indutus. Scutum dorsuale postice nulla 
linea chitinea duriori et obscuriori anctum. Scutum sternale post 
quartos pedes constrictum, vix sub apice dilatatum. Scutum anale 
longe trapezoideum, bene longius quam latius, anterius strictum, 
postice valde dilatato-rotundatum. Scuta parapodica usque ad di- 
midium scutum anale producta. Femura quarti paris inferne tritu- 
berculata, superne quadrilongisetigera. Ad 1900 w.. long. ; 1160 p. 
lat. (exemplum latius); vel 2250 p.. long.; 1400 p.. lat. 

Habitat. Foeminas duas collegerunt Cl. Sarrasin et Roux in 
« Nnova Caledonia, foresta di Ignambi » ad 700-800 m. altit. 
Speciem Clarissimo Doct. F. Sarrasin, summa reverentia, dico. 


CELAENOGAMASUS BERL. 1901 
e CERCOMEGISTUSBERL. 1914. 


Nel 1901 (Zool. Anzeig., Bd. XXV, N. 659) ho istituito il gen. Celaenoga- 
masus, per una specie (C. hirtellus) raccolta nel Sud America e più precisamente 
a S.t Vincente (Chili) e non ne conoscevo che la sola femmina. Ho indicato 
fino da allora la somiglianza della apertura sessuale in questa specie con quella 
delle Celaenopsis in genere. 

Nel 1914 (« Redia », vol. X, fasc. 1.°) ho istituito il gen. Cercomegistus, di 


cui conobbi ambedue i sessi e riferii alla famiglia Megistanidae. Avverto subito 














CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 149 


che, nella diagnosi di questo genere, sono incorso in un singolare errore, che 
non so spiegarmi, pensando che in tutta la famiglia le zampe anteriori sono 
prive di ambulacri. Pel gen. Cercomegistus ho detto (p. 145): Pedes.... omnes 
ambulacrati, mentre, invece, gli arti anteriori sono senza ambulaero ; dovevo 
dire : antici ambulacro destituti, come ho bene indicato, invece, nella fig. 298, a 
tav. II.® della stessa memoria. 

Quanto alle affinità fra i due generi, se si considerano le sole femmine non 
vi ha dubbio che la differenza fra i due gruppi sarebbe difficile a stabilirsi, e 
forse essa non esiste. Ma il principale carattere del genere Cercomegistus, per 
cui esso è unico fra gli Acari, si è quello della presenza di cerci tubuliformi 
nell’estremo dorso del maschio. Perciò, fino a che non si potrà conoscere il 
maschio del Celaenogamasus non si potrà essere certi della sua identità o meno 
coi Cercomegistus. Questo io dico perchè possiedo un maschio, raccolto a « La 
Plata », il quale è molto simile. al maschio del Cercomegistus bruckianus, in 
tutto, ma non possiede i caratteristici cerci, nè alcuna traccia di tali organi. 
Questo Acaro rientra probabilmente fra i Celaenogamasus ed anzi, provvisoria- 
mente in questo gruppo lo inserisco e lo descrivo ora. 

Oggidì, le cose, rispetto a questi due generi ed a questa specie (Celaenoga- 
masus? discutendus), sono gravate di tutti questi dubbi. Per ora credo che con- 
venga offrire una particolareggiata diagnosi della specie Celaenogamasus  hirtel- 
lus Berl. 


Celaenogamasus hirtellus Berl. (Zool. Anzeig., Bd. XXV, N, 659, p. 13). 
Facies Cercomegisti bruchiani, sed seuta dorsnalia aliquanto strietiora. Epistoma 
in spinis filiformibus tribus apice terminatum. Sentum genito-ventrale valde post 
quartos pedes productum et sensim attennatum, postice rotundato-truncatum, 
Scuta metapodica maiora, rectangula, usque in medio ventre posterius produ- 
cta, angulo rotundato terminata. Scutum anale sat parvum, obtrigono-ovale, 
in dimidia ventris parte postica insitum, margine suo antico non ultra metapo- 
diorum marginem postieum excedens, post anum pilo sat longo ornatum. Epi- 
gynium linea U-formi, magna, obscuriori signatum. In quaque valva est area 
scutuliformis, obamygdaliformis, quae lineolis curtis est tota sculpta. Areola 
similis impar, sed multo minor, est ad basim valvarum. Sternum nullum, sed 
scutulis utrinque duobus, in medio longum pilum gerentibus significatum. Cae- 
tera omnia ut in Cercomegistus bruckianus Berl. Ad 750 w. long. : (melius men- 
sus); 470 p. lat. 

Habitat. « S.t Vincente, Chile ». 


142. Celaenogamasus (?) discutendus Berl. n. sp. — Mas. 
Characteres omnes et facies Cercomegisti bruckiani maris, sed 
cerci postico-dorsuales nulli, ne vestigio quidem ullo significati. 
Sternum aliquanto latius quam in Cercomeg. bruckiano. Ad 700 p. 
long; 450 n. lat. 

Habitat. Marem vidi colleetum ad « La Plata », a CI. Bruck. 


150 ANTONIO BERLESE 


145. Seius paricornis Berl. n. sp. (— Seius acanthurus Berl. ex 
Can., Acari Austro-Americ., p. 28). — Foem. pallide terrea, scutis 
saturate testaceis ; subeylindrica, sive marginibus lateralibus inter- 
sese subparallelis.  Scuta dorsualia (quatuor) inter anticum et 
posticum perparvula, anteriora transverse rectangula, posteriora 
rotundata. Cornua postica quatuor numero, intersese statura fere 
paria; externa seta perlonga: interna seta mediocri aucta. Trun- 
cus totuns setis crassis, post quartos pedes longioribus, omnibus 
parte externa dense et elegantissime barbulata. Ad 700 (750) p. 
long. (cum cornibus posticis, exceptis tamen eorum setis apicali- 
bus); 400 (450) Di lat. 

Habitat. Cl. Bruek collegit exempla (ovigera) huius speciei super 
Diloboderus abderus, ad « Buenos Aires », aliaque ibidem sub arbo- 
rum cortice. 


144. Seius italicus Berl. n. sp. — Mas saturate testaceus, sat 
ovatus, cornibus posticis et seutis dorsualibus ut in S. togato, sed 
sternum latius, inter tertios pedes maxima latitudine ; foramine 
genitali in summo sterno antico aperto, rotundo. Ad 970 1. long. 
(cum cornibus posticis, exceptis tamen setis), 560 p.. lat. 

Habitat. Collegi inter folia putria. in horto « Boboli », ad Flo- 
rentiam. 

OssERVAZIONI. Non possiedo la femmina di questa specie, che è certo straor- 
dinariamente rara nella località indicata. Ma il maschio è assai diverso, per la 
posizione dell’apertura sessnale e per la forma dello sterno da quello del $. to- 
gatus, secondo disegna il Kramer (Arch. f. Naturgh., 1882, tab. XX, tig. 23), 
dove è indicata l apertura genitale fra le anche del 3.° paio. cioè in mezzo 
circa della placca sternale, che è anche più allungata e cogli angoli, fra le anche, 
rotondati. 


GEN. EPICRIUS C. et F. 
e GEN. PARASEIUS TRAG. 


Ho espresso, nella Centuria prima (pag. 48), alcuni dubbi sul gen. /'araseius, 
che il Triigardh ha istituito prendendo a tipo il Gamasus mollis del Kramer. 
Ora ho studiato le forme giovani dell’ Epicrius geometricus C. et F. ed ho ve- 
duto che i caratteristici tuberculi epidermici dello scudo dorsale si presentano 


solo nell’ adulto, perciò ho dovuto convincermi che il detto Gamasus mollis non 




















CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 151 


è altro se non che una ninfa, molto avanzata, di Epicrius geometricus e i due segni 
discoidali, che l'Autore indica ciascuno ad un lato del corpo, sono le prime 
traccie dei caratteristici cornetti dorsolaterali dell’ £, geometricus. Perciò il gen. 
Paraseius è veramente da considerarsi per sinonimo di Epicrius, ed il Gamasus 
mollis Kram. (1877), è sinonimo di £Epicrius geometricus C. et F. (1873). 


145. Epicrius cirratus Berl. n. sp. — Aurantiacus. Dorsum 
areolis numerosioribus (quare aliquanto minoribus) quam in E. geo- 
metrico. In media areola quaque pilus est insitus. Pili isti sunt 
omnes intersese statura pares, (vix postici longiores) arcuati, alta 
barbula utrinque ornati, saltem dimidio curtiores (50 wu.) quam 
in E. geometrico. Corniculus dorso—lateralis ad quartos pedes 
nullus. Tarsi antici, interne seta una transversa, longa, apice 
sphaerula minima aucta, unaque minori infera. Foem. sterno in 
partes duas laterales fracto; quaeque pars autem fissura trans- 
versa plus minusve bene in scutulis duobus rotundis, in medio 
piliferis divisa. Seutum anale stricte et elongate trapezinum, quin- 
quepilum. Ad 440 pu. long.; 300 p.. lat. Mas aliquanto minor. 

Habitat sat frequens in muscis montium Etruriae (« Chianti, 
Pontedera »). Marem inveni etiam in muscis prope Genuam. 


146. Epicrius washingtonianus Berl. n. sp. — Species hanc 
describere bene non possum, quod tantum seutum dorsuale unum 
possideo. Tamen a caeteris hucusque notis est diversum, quod cor- 
niculis dorso-lateralibus (ad quartos pedes) caret et areolis minus 
numerosis quam in E. cirrato gaudet. Pili dorsi (qui adhne persi- 
stunt) breves, nulla barbula ornati, simplices, forsitan omnes inter- 
sese statura subaequales (ad 50 p.. long.). Tubereuli dorsi plerumque 
bilobi, rarius trilobi. Ad 600 p.. long.; 420 p.. lat. Caeteris lucus, 
que notis speciebus maior. 

Habitat. Inveni in muscis ad « Washington » collectis. 


SUBGEN. DIEPICRIUS N. SUBGEN. 


Ex gen. Epicrius. Differt a genere Epicrius quod mas seuto 
gaudet ventrali (magno) inter sternale et anale insito. {Foeminam 
non dignosco). Species typica: Z. D. parisiensis n. Sp. 


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152 ANTONIO BERLESE 


147. Epicrius (Diepicrius) parisiensis Berl. n. sp. — Mas. 
Facies Epierii geometrici, a quo in dorso non dissimilis est. Seu- 
tum ventrale rectangulum, vix obtrapezinum, latum, seutis ster- 
nali et anali contigunm. Jugularia punetulata (non denticulis aspe- 
rata ut in E. geom.). Ad 480-500 p.. long.; 320-330 p.. lat. 

Habitat in muscis nemoris « Meudon », prope Parisios. Quinque 





mares vidi. 


GEN. PACHYLAELLAÀA BERL. N. GEN. 


Ex Pachylaelaptinis. Characteres generum tribus supradietae, sed 
foeminae sceuta genito-ventralia et anale sat ut in gen. Hypoaspis 
configurata. Sentum peritrematieum non ad latera et post quartos 
pedes expansum. Typus: /. robustissima n. sp. 


14S. Pachylaella robustissima Berl. n. sp. — Aurantiaca. 
Foem. lata, sat humerata, postice rotundata, pilis curtis et raris 
induta, spinis brevibus duabus ad verticem. Epistoma vix antror- 
sus arcuatum, margine spinuloso, in. medio spina brevi armatum. 
Sternum late fere quadratum, quamvis sit hexagonale, postice recte 
truncatum. PRpigynium anterius rotundatum et cum scuto ventrali 
frustulum unum sistens, postice rotundatum, elongate trapezinum, 
sat post quartas coxas produetum. Adsunt scutula metasternalia, 
ut in gen. Lastoseius. Scutum anale parvum, sat a praecedenti re- 
motum, rotundato-trapezinum (120 tu. long. et lat.). Metapodia 
parvo seutulo ovato (antice angulato) significata. Seutum  peritre- 
maticum strictum et quartas coxas amplexans. Peritrema ad sti- 
gma concameratum, sive quasi in 5 cameras imbricatim divisum, 
denique tubuliforme, vix ultra primas coxas produetum. Pedes 
omnes eurti et crassi; secundi paris vix caeteris crassiores, apice 
spinis ternis robustis et curtis armati. Ad 520 p. long.; 340 w. 
lat. Mas bene humeratus, brevis, postice subaento-rotundatus. 
Sternum cum seuto ventre-anali confusum, ad quartas coxas per- 
strictum. Pedes secundi paris mire inerassati, coxa et trochantere 
latissimis; femure basi ad dorsum inerassato, tuberculoque rotun- 
dato ancto ; inferne calcari brevi, incurvo, conico ; tarsis ut in foem. 





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CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI lid 


Maxima pedum latitudo est ad basim femuris, Ad 440 4, long. : 
250 p.. lat. | 

Habitat ad collum Scaraboei cuinsdam, ad « La Plata ». Collegit 
CI. Spegazzini et mecum benignissime commmmnicavit. 


149. Neopodocinum afrum Berl. n. sp. — Foem. subrectan- 
gulo-ovata, sat elongata; pilis in ventre circa anum pancioribus. 
Spinae pedum et seutuloram ventralium (praecipue tarsi secundi 
paris dorsuales et apicales) minus robustae quam in N. jaspersi. 

Ad 1350 p.. long.; 900 p. lat. 

Habitat in « Lesammise Rendilé », in Africa orientali Anglica. 
Collegit CI. Rothschild. 


150. Holocaeleno magna Berl. var. jugulans Berl. n. var. — 
Differt a typico praecipue propter seuti ano-ventralis fabricam, 
quod seutum hoc sit subtetragonum, sive margine anteriori angu- 
lato-rotundato, cum lateralibus angulo obtuso concurrenti. Seutum 
dorsuale valde strietius et melius acnutum quam in typico. Femura 
quarti paris non ad dorsum  pilis erassis, duobus, subealearifor- 
mibus armata ut sunt in typico. Pedes postici tarsus magis atte- 
nuatus et setis spiniformibus perlongis, erectis valde hirtus. Foem. 
ad 1070 p.. long.; 830 p.. lat. Maris femura secundi paris calcari va- 
lido, runcato, armata. Calcar mandibulae leniter ad S incurvum, 
chela eadem sesqui longius. Tarsi postremi longi, spinis longioribus 
pluribus hirti. Ad 650 p. long.; 400 1. lat. 

Habitat. Inveni arete adfixum ad collum Phanaei cuiusdam, ad 
<« La Plata » collecti a CI. Bruck. 


151. Holocaeleno magna Berl. var. hvpocrita Berl. n. var. — 
Diftert a typico statura minore, epigynio non bene in partes tres 
fracto, scuto medio subrotundo ; seuto anali maiori quam in typico, 
obtrigono, non anterius optime rotundato nt est in typico, sed 
angulato-rotundato. Foemina ad 880 p.. long.; 540 p. lat. Mas 
foemina sua multo minor; femure inferne calcari valido, eylin- 
drico armato; caleari mandibulae stylum simulante, chela eadem 
fere duplo longiore. Tarsi postici crassi, sat breves, spinis brevis- 
simis armati. Ad 660 p.. long.; 410 1. lat. 


154 ANTONIO BERLESE 





Habitat absconditus sub elitris eniusdam Phanaei, « La Plata ». 
Coll. CI. Bruck. 

Holocaeleno mitis Berl. — (« Redia », vol, VI, fase. 2.°, p. 249). De- 
scriptioni foeminae adde: Sternum postice mediocriter arcuatim excavatum, 
linea bene conspicua, sat margini antico propinqua, arcuata aliisque, post hanc, 
rectis, obsoletis sculptum. Epigynii pars media non nimis attenuata, valde a 


lateralibus remota. Scntum anale laeve. 


152. Holocelaeno mitis Berl. var. phanaei Berl. n. var. — Foem. 
differt a typico propter sternum curtius et latius, linea arcuata, an- 
tico margini subparallela, in medio late interrupta, post quam linea 
recta in medio sternum signans vix antrorsus arcuata est, percon- 
spicua, tenuiter serrulata. Coeterum laeve. Epyginii pars media 
valde attenuata, antrorsus evanescens. Scutum anale striis tran- 
sversis, aequedissitis optime exaratum. Ad 620 p.. long.; 320 p.. lat. 
(typico strictior). 

Habitat super Phanaeus perspicillatus ; « Equador ». 

153. Halocaeleno mitis Berl., var. fuscata Berl. n. var. — 
Foem. Diftert a typico (et a var. phandei) propter pedum secundi, 
tertii quartique paris femoribus bene infuscatis. Sternum postice 
profunde arcuatim excavatum ; linea arcuata, margini antico sub- 
parallela nulla, linea media transversa recta, non serrulata, quam 
maxime conspicua; caetero dermate nitido. Epigynium parte media 
lata, fere aeque longa ac lata, trapezino-rotundata. Seutum anale 
sublaeve. Ad 610 u.. long.; 420 p. lat. (Exemplum minus video 
520 X 330). 

Habitat super Scarabeum quemdam, sat Atheuco similem, ad 
« La Plata ». Collegit CI. Spegazzini mecumque benignissime com- 
municavit. 


154. Holostaspella spinosissima Berl. n. sp. — Foem. testa. 
ceo-fusca, facies H. erispae, sed humeris pedibusque spinis multo 
validioribus armatis. Pili corporis spiniformes, longi sunt, omnes 
deorsus runcatim inflexi et barbula regulariter utrinque disposita 
plumosuli; omnes autem tuberculo plus minusve longo sustenti. 
Appendices haec maiores sunt ad Dbumeros, introrsus runcatae, 
altiori tuberculo fultae. Aliquanto debiliores sunt in dermate molli, 











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CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI do 


circa scutum dorsuale, quod sublaeve est et elongate cordatum, 
postice rotundatum. Pedes spinosi, spinis trunei conformibus, sed 
minoribus, tuberculisque sustentis ornati. Appendices verticales 
duae sunt, late tfoliiformes, utrinque serrulatae et ad latera pilo 
fabricae supradictae adpressae. Sternum totum areolatum, areolis 
eleganter punctulatis, polygonalibus. Epigynium latum, areolis ma- 
gnis et minus bene delineatis sculptum. Scutum anale obtrapezinum, 
antice et postice rotundatum, obsolete lineis ano concentricis 
exaratum. Terra et quisquiliis induta. Ad 600 p.. long.; 380 n. lat. 

Habitat. Collegit duas foeminas CI. Bruck super Coleopterum La- 
mellicornem quemdam, ad Rio Cuarto-Cordoba (« Rep. Argentina »). 


155. Holostaspella spectabilis Berl. n. sp. — Foem. badia. 
Scutum dorsuale margine alte serrulato, dentibus maioribus ante 
quos tres vel quatuor minores sunt, setisque crassis, clavato- 
barbatis, incurvis et sat longis aucetus. Pili verticales conformes, 
sed aliquanto melius barbati. Margo corporis ultra scutum pilis 
supradictae fabricae regulariter ornatus. Pedes secundi paris fe- 
mure non calcarato nec tubereulato, sed tarso apice spinis curtis 
et crassis, validissimis armato. Secutum dorsuale in media parte 
antica areolis parvis et punctis ornatum, denique, praecipue po- 
stice. areolis maioribus, ad margines maximis et apertis, scul- 
ptum. Sternum areolis magnis polygonalibus, intersese statura 
subparibus exaratam:; scutam ano-ventrale latum, ovale, latius 
quam longius (370 X 4850), totum areolis polygonalibus, plerumque 
subtetragonis, intersese magnitudine subparibus sculptum. Seu- 
tum genitale subsemicirculare, anterius areolis sat magnis et pun- 
ctis, in media parte postica areis duabus permagnis ornatum. 
Ad 1150 p.. long.; 750 p.. lat. 

Habitat. Collegit exempla foeminea duo CI. Brnek ad « La Plata », 
in nidis formicae : Acromyrmer lundii. 


156. Holostaspella micrarrhena Ber]. n. sp. — Foem. tuli 
gineo-badia; mas fuligineo terreus: granulis terreis et quisquiliis 
induti. Foem. ovalis. Dorsum scuto subnitido, pilis. conicis, sat 
longis, in parte antica corporis, praecipue ad hmmeros, maioribus 
(50 \..), retrorsus incurvis, denique dorsum posticum versus sta. 


Melli 


1506 ANTONIO BERLESE 


tura minoribus, inferne delicatissima barbula vestitis, sat raris 
ornatum. Vertex papillis late lanceolatis et barbatis, intersese 
valde appressis et contiguis, breviter auctus. Sternum seulptura 
tenui et obsoleta ornatum, quae foveis aliquot est  significata. 
Epyginium non bene seulptum. Scutum ano-ventrale sat late cor- 
diforme, aeque Ilongum ac latum (200 p.. X 200 p..), totum lineis, ano 
concentricis, aliquot areolisque obsoletis exaratum. Ad 650 p. 
long; 380 p. lat. Mas foemina sua multo minor, quamvis statura 
varius, ceordiformis, bene humeratus. Dorsum totum dermate re- 
ticulo polygonali robuste signatum:; in areis derma punctulatum 
est ; pilis mediocribus, conicis, barbulatis ornatum. Vertex papil- 
lis ut in foemina auetus. Venter scuto unico, cuius derma areis 
polygonalibus non bene punetulis definitis, cirea anum concentri- 
cis et melius sceulptis exaratum. Femura secundi paris inferne 
brevi tuberculo armata. Ceteri pedes inermes. Mandibulae cal- 
cari flagelliformi, primitus transverse, denique deorsus inflexo ar- 
matae. Ad 350-570 u.. long. ; 220-230 p. lat. 

Habitat. Innumera exempla vidi colleeta a CI. Bruck, in nidis 
formicae : Acromyrmex lundii, ad « La Plata ». 


Ologamasus inornatus Berl. — (A. Berlese: Monogr. gen. Gamasus, 
« Redia », vol. III, fasc. 1.°, 1905, p. 257). Non conoscevo che la femmina di 
questa bella specie. Ora ho avuto molte femmine e molti maschi, trovati nei 
muschi, presso Parigi. Perciò presento qui la descrizione del maschio, che tino 
ad ora era ignoto. — Mas sterno reticulo perconspicuo exarato, nec non lineis 
concurrentibus ab extrema quarta coxa usque in medio signato. Lineae haec ad 
coxam «quartam angulum durius chitineum et obscuriorem ceonficiunt. Sunt 
autem lineae duae inter coxam secundam et quartam exortae, fere ad summum 
sternum coneurrentes. Linea valde retrorsus arcuata circa foramen genitale 
conspicitur. Femura secundi paris fere ut in O. calcarato armata, sed calcari 
et tuberculo axillari statura intersese subparibus. Foemina sterno in partes 
duas bene sejunetas, fissura lata longitudinali fractum. Character iste in exem- 
plis typicis Germaniae hand nimis bene manifestus; in gallicis, autem, percon- 
spicuus. Nullam aliam discrepantiam invenio, 

Mas ad 570 pw. long. ; 400 w. lat. — Foem. 640 L. long.; 500 p. lat. 


ommunis in muscis, ad « Bois de Mendon, Paris ». 
C l B le Mend E 


157. Gamasus lanians Berl. n. sp. — Terreus, ovalis, setis 
mediocribus, subspiniformibus totus indutus, verticis, humera- 
libus et quatnor seuti dorsi antici duplo (humeralibus triplo) cae- 














RAZZA 


CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI TOT 





teris longioribus. Epistoma trispinum (aliquando tamen bispinum) 
spinis curtis, latiusculis, subaequalibus, acutis. Mas femure inferne 
calcare longiusculo, polliciformi, recto ; axillari subclavato. Genu 
calcari nullo, nec tuberculo ullo significato; tibia calcari leniter 
claviformi, mediocri. Palporum articulus primus inferne inconsuete 
armatus, quod tuberculo magno, spinam crassam, validiorem, per- 
acutam, runcatim retrorsus intlexam gerenti sit praeditus. Ad 780 U.. 
long.; 400 p.. lat. Foem. scutis dorsi bene manifestis, epigynio 
late trigono, lateribus incurvis, apice peracuto ; endogynio nulla 
peculiari figura insignito. Ad 1000 p. long.: 580 p.. lat. Nympha 
coleoptr. scuto dorsi postico trigono-subrotundato, multo latiori 
quam longiori (240 p.. long.; 400 w.. lat.); setis subspiniformibus ut 
in adulto in dorso induta, duabus posticis senti dorsuali poste- 
rioris caeteris duplo longioribus. Ad 820 p. long.: 420 p. lat. 

Habitat. Plura collegerunt exempla Cl. Alluand et Jeannel, in 
Africa orientali. 


158. Gamasus anacentrus Berl. n. sp. — Terreus, sat elon- 
gate ovalis, setis curtissimis et subspiniformibus in dorso et ad 
margines corporis indutns, tamen setis verticis, quatuor dorsi 
seuti antici, et praecipue humeralibus magnis et crassiusculis. 
Epistoma spinis tribus longioribus, peracutis, lateralibus tamen 
media vix longioribus. Mas palporum articulo primo inferne spina 
validiori subbiarticulata, peracuta armatus. Pedes secundi paris fe- 
mure inferne tuberculis duobus minimis, intersese valde discretis, 
calcaria femurale et axillare significantia armati, genu tibiaque 
tuberculis omnino destitutis. Pili pedum omnium robusti, subspi- 
niformes. Ad 1100 p.. long.; 570 p.. lat. Foem. scuto ano-ventrale 
setis robustioribus sex (in series binas, longitudin. dispositis) ar- 
mato. Epigynium sat late trigonum, peracutum, nulla peculiari 
endogynii figura insignitum. Ad 1330 u.. long.: 750 p.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CI. Alluand et Jeannel. 


159. Gamasus lunaris Berl. var. brevipilus Berl. n. var. — 
Foem. differt a typico praecipue epigynii fabrica. Epigynium enim 
non subito attenuatum est in longam spinam ut in typico, sed 
acute triangulare, lateribus subrectilineis, sive sensim in spinam 
attenuatur. Ad 940 w.. long. ; 580 p.. lat. 


billion 


158 ANTONIO BERLESE 


Nympha coleoptrata eidem typici sat similis, sed pilis omnibus 
scutorum dorsnalium et caeteri dorsi multo curtioribus. Scutum 
dorsuale posticum margine posteriori non aeque rotundato, sed 
utrinque arcuatim impresso. Ad 770 wu. long.; 450 u. lat. 

Habitat in Atrica orientali. Collegerunt C11. Alluand et Jeannel. 


160. Cyrtolaelaps bouvieri Berl. n. sp. — Laete aurantiacus 
elongate ovatus, setis parvis et curtis obsitus. Epistoma in squa- 
mam subrectangulam productum, anterius . excavatam, cuius ad 
angulos utrinque spinae duae validae et sat longae oriuntur, inte- 
riores maiores, intersese subparallelae, externae divergentes. Ap- 
pendix media nulla est. Mandibulae chela perparva, nam foeminae 
ad 70 p. est longa; maris autem 60 pu. Foeminae dorsum setis 
humeralibus, duabus interioribus in linea humerorum, verticalibus, 
duabusque in medio dorso caeteris duplo maioribus. Scutum dor- 
suale duplex, quod linea in medio retrorsus arcuata (ut in caete- 
ris generis speciebus) est bene signatum. sed pars sceuti antica 
(cephalothoracica) tantum lateraliter est fissura a postica sejuneta, 
in medio verum, quamvis linea arcuata distineta, tamen cum po- 
stica conjuncta est. Sternum trapezinum, margine postico profunda 
excavatione trapeziformi incisam. Epigynii (pellucidioris) signum 
medium rotundum, parvum. Pars epigynii post quartas coxas maior, 
a scuto ventrali obtrapezino undique disereta. Organa punetifor- 
mia ad marginem lateralem sceuti genitalis (post quartas coxas) 
nulla. Metapodia scuto mediocri significata. Scutum anale trans- 
verse ovale. Digiti chelae tantum denticulo obsoleto sub apicem 
armati, interne membranula hyalina marginati. Mas setis dorsi ut 
in foemina. Scutum dorsuale linea transversa, recta signatum. 
Pedes secundi paris femure inferne calcari subspiniformi et pro- 
cessu axillari subfungiformi : genu tuberculo minimo conico; tibia 
processu digitiformi, valde articulo adpresso, sat longo armati. 
Chelae digiti dentieulo subapicali tantum praediti, calcari tran- 
sverso, flagelliformi, 60 u.. long., apice acuto, sub apicem inferne 
squamula securiformi armato. Mas ad 530 u.. long. : 310 p.. lat. Foem. 
640 p.. long.: 390 yu. lat. 

Habitat. Plurima utriusqne sexus inveni exempla in muscis col. 
leetis prope Parisios (« bois de Meudon »). Speciem hane, ibi 




















CENTURIA: SECONDA DI ACARI NUOVI 159 


obviam et pulcherrimam, summa reverentia Cl. Bounvier, Musei 
Entomologici parisiensis laudatissimo Recetori, summa reverentia 
dicatam volo. 


161. Gamasolaelaps cerviformis Berl. n. sp. — Aurantiacus 
vel subbadius, ovalis. Dorsum scutis ut in Cyrtolaelapte cervo con- 
formatis, pilis tamen aliquanto eurtioribus. Epistoma spathuliforme, 
quod primitus strietum, deinde paulo dilatatum, margine antico 
excavato-truncato, sed ad angulos utrinque dente spiniforme 
externo, cuius ad radicem spina longa exoritur, apice bifida. Epi- 
stoma ergo bifureum est. Foeminae epigynium anterius angulatim 
peracutum, peculiari macula brunnea sub apice depietum, perbrevi, 
postice cum seuto ventrali perparvulo, subrotundo et valde ab 
ano remoto connatum. Seutaum anale fere aequilatere trigono-rotun- 
datum. Secundus palporum artieulus inferne appendienla securi- 
formi, sat magna, margine incisivo erenulato armatus. Hoc est 
etiam in mare. Ad 720 u.. long.; 430 p.. lat. Mas foemina minor 
(pedibus secundis inermibus), seuto epigastrico fere ut in foemina, 
sed melius trigono-rotundatum. Ad 550 pu. long.; 330 u. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CII. Alluaud et Jeannell. 


162. Gamasiphis (Periphis) conciliator Berl. n. sp. — Foem. 
saturate badia, late ovata, perconvexa, antice et postice subangu- 
lato-rotundata, nitidissima. In parte antica dorsi sunt pili aliquot 
(verticales, subverticales, humerales etc.) exiliores, Iongiuseuli. Cae- 
terum trunci glabram. Jugularia 4 numero. Epigynium marginibus 
parallelis, postice recte truncatum, antice semicirculariter rotun- 
datum, longius quam latins. Seutum peritrematieum a parapodico 
fissurà lata sejunetum (qui character subgen. est), sed post stigma 
valde triangulariter dilatatum, ita ut totum spatium inter scutum 
epigastrieum et dorsuale, nt in speciebus gen. Gamasiphis s. str., 
occupet. Hoc charactere inter utraque subgenera species haec est 
intermedia. Epistoma anterius subtruneatum, sed spina apice tri- 
furca, longiuseula in medio armatum. Caetera ut in gen. Gamast- 
phis. Ad 900 pu. long.; 670 p. lat. 

Habitat in « Nuova Caledonia »; super montem « Paniè » col- 
legerunt Cll. Sarrasin et Roux mecumque benignissime communi- 
caverunt. 





PEA EI, DENON TT AO RETE 
ei 


160 ANTONIO BERLESE 
1653. Gamasellus succinctus Berl. n. sp. — Foem. Sat. pal- 


lide badia, ovato-elongata, postice rotundata, pilis simplicibus 
mediocribus in dorso et ad margines corporis ornata. Epistoma 
rotundatum, serrulatum. Scutum dorsuale punctis chitineis percon- 
spicuis quatuor, sat prope marginem posticum scuti, in lineam 
leniter antrorsus arcuatam dispositis, ornatum. Margo corporis ad 
divisionem dorsualem utrinque sat impresso incisus. Scutum dorsi 
posticum magnum, transverse striis subparallelis et aequedissitis 
exaratum. Jugularia intersese discreta. Sternum rectangulum, angu- 
lis posticis non prominulis, margine postico recte truncato, ali. 
quanto longius quam latius, dimidia parte antica et parum amplius 
lateraliter striis et areolis bene sculptum. Epigynium elongate cam- 
paniforme, sat bene striis longitudinalibus sculptum, non areolis 
clarioribus ornatum. Seutum ano-ventrale elongate cordiforme, ad 
latera spatium latum ventris nudum relinquens, transverse stria- 
tum, multo longius quam latius (sive 250 p.. long.; 220 p.. lat.) 
Pedes antici fere longitudinem corporis aequantes, caeteris cras- 
siores, ambulacro sat bene pedunculato aneti. Ad 600. p.. long. ; 
320. p.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CI. Alluand et Jeannell. 


164. Gamasellus quadrisigillatus Berl. n. sp. — Foem. ba- 
dia, elongate ovalis, postice rotundata, in dorso et ad margines cor- 
poris pilis parvis, simplicibus, sat raris ornata. Epistoma angula- 
tum, in mucronem acutum desinens. Senutum dorsuale anticum 
angulis. postico-lateralibus ad margines quasi in dentem (piliferum) 
prominulis et prope marginem suum posticaum peculiari nota si- 
gnatum, quod sint quatuor tuberculi chitinei rotundi, in lineam 
margini eidem subparallelam dispositi, medii intersese magis ad- 
pressi quam laterales, et, per paria, linea obscuriori chitinea 
V-formi exteriores cum mediis coniuneti. Scutum dorsuale posti- 
cum nitidum, sed striis transversis, intersese subparallelis et aeque- 
dissitis, tenniter exaratum. Jugularia sat intersese in medio di- 
secreta (sive tota menti latitudine). Sternum rectangulum, sesqui 
longius ac latius, in medio sublaeve, sed ad latera et antice lato 
spatio striis et areolis. bene seulpto, postice undulato-excavatum, 
angulis posticis retrorsus prominulis. Epigynium campaniforme, to- 




















CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 161 


tum striato-areolatum, areolis quatuor in seriem transversam, prope 
marginem postieum ornatum. Scutum ano-ventrale late cordiforme, 
tamen non usque ad margines productum, sed a marginibus late- 
ralibus sat remotum, fere aeque longum ac latum (sive 230 WU. 
long. ;.220 p.. lat.). Scuta postperitrematica, quae in G. tetrastigma 
sunt sat magna, in specie hac nulla, sive minimo punctulo chi- 
tineo, rotundo significata. Ambulacra antica subsexilia. AA 630 1. 
long.; 350 p. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CII. Alluand et Jeannell. 


165. Gamasellus tetrastigma Berl. n. sp. — Foem. Saturate 
fusco-badia, ovalis, ad dorsum perlaevis et convexa, postice suba- 
cuto-rotundata, tota ad dorsum et ad margines setis simplicibus, 
exilibus, capilliformibus ornata. Jugularia longa, intersese sub mento 
contigua. Sternum fere aeque longum ac latum, dermate nitido et 
laevi, posterius arcuatum et cum endopodiis confusum. Epigynium 
trapezinum, anterius rotundatum, margine antico evanescenti, 
areolis quatuor (longitudinaliter biseriatis) pallidioribus signatum. 
Scutum ano-ventrale late cordiforme, totum ventrem post quartos 
pedes occupans, lineis transversis in dimidia parte antica exa- 
ratum, fere aeque longum ac latum (230 p. long.; 240 p. lat.) 
Post scutum peritrematicum, inter ani-ventralis angulum anticum 
et scutum dorsuale, scutulum quoddam stat, subtrigonum, sat ma- 
gnum et signo rotundo, quasi stigma, stigmatis veri magnitudine, 
notatum, qua re animal hoc quatuor stigmatibus praeditum vide- 
tur. Epistoma in mucronem longum spiniformem desinens, peracu- 
tum, cuius ad basim denticuli duo minimi, acuti sunt. Scutum 
dorsuale anticum sat prope marginem suum posteriorem, signis 
quatuor, transverse stricte ellipticis, in lineam margini eidem 
subparallelam dispositis notatum. Ambulacra antica crassa, sexilia. 
Ad 500 p.. long.; 320 p. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CHI. Alluaud et Jeannell, 


166. Gamasellus pyriformis Berl. n. sp. — Foem. Saturate 
badia, pyriformis, sive sat lata; hoc charactere praecipue a no- 
strati G. falcigero, cuius affinis, optime distineta. Margines cor- 
poris setis brevibus, retrorsus deflexis vestiti. Adsunt in margine 


« Redia », 1916. 11 


162 ANTONIO BERLESE 


postico setae duae, caeteris saltem duplo longiores, rectae, barba- 
tulae, apice in squamulam hyalinam, rotundatam desinentes. Scu- 
tum anale maximum, totum ventrem post quartos pedes occupans, 
multo latius quam longius, sive 240 p.. long.; 380 pu. lat. (in G. 
falcigero scutum hoc est 180 X 200). Dorsum pilis simplicibus, sat 
longis, indutum. Epistoma in spinam longam, basi vix denticula- 
tam desinens. In medio dorso, ad marginem posticum sceuti antici, 
sunt vittulae chitineae aliquot, in lineam margini eidem parallelam 
dispositae, quasi callositates transversae. Terra et quisquiliis sunt 
exempla aliquando induta. Ad 520 wu. long.; 440 p. lat. (G. fal- 
ciger foem. est: 440 X 260). 

Habitat in Atrica orientali. Collegerunt CII. Alluand et Jeannell. 


GEN. OLOGAMASELLUS BERL. 1914. 


Fra i caratteri del genere ho indicato anche la fusione dello scudo ventrale 
della femmina col dorsale, nella sua parte posteriore, Così, nell’O. aberrans (tipo 
del genere) e nell’O. simplicior lo seudo ventrale è separato solo sui lati, dal 
dorsale, mercè una fessura, che va perdendosi alquanto dopo le zampe del 4.° 
paio, dopo essersi ripiegata verso la linea mediana longitudinale. Ma nell’ 0. 
coleoptratus (Hypoaspis coleoptratus Berl.) la separazione laterale fra lo scudo 
ventrale e quello del dorso si prolunga fino al margine posteriore, e solo lungo 
detto margine, in alcuni individui, lo seudo ventrale è fuso col dorsale, ma in 
altre femmine essi sono separati da una sottile linea, che però non si vede, 
stando essa sull’orlo posteriore medesimo. Così questi individui aberrerebbero un 
poco dal genere, il quale però si differenzia dai Sessiluncus, in cui tenderebbe 
ad incorrere, per molti altri caratteri, non fosse altro che quelli presentati dagli 
seudi ventrali del maschio. Anche in altre specie (0. striolatus) che descrivo 
ora, lo scudo ventrale di talune femmine è più o meno fuso col dorsale, anche 
nell’estremo ventre, mentre in altre la fessura, che divide questi scudi, si pro- 
lunga fino all’orlo posteriore del corpo, ma però lungo questo lo scudo ven- 


trale è fuso col dorsale. 


Ologamasellus coleoptratus Berl. (= Hypoaspis coleoptratus Berl. Acari 
Austro-Americ. « Bull. Soc. Ent. ital. », 1888, estr. p. 28, tab. 1X, fig. 5, foem.). 
— Mas, hucusque ignotus, ovatus. Pedes secundi paris femuris caleari nee non 
genu et tibiae fere ut in O. simplicior armatis, sed tibia in latere interno, ad 
apicem dentibus validis duobus gaudet, ex quibus supernus rotundatus, introrsus 
valde erectus, inferior acutus, minus erectus. Tarsus basi, interne et superne, sin- 
gulari processu praedito, sive squamis duabus fere valvas molluscorum bivalvium 
simulantibus, Mandibulae calear subrectum, prope basim digiti mobilis proce- 














CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 165 


dens, apice acutum, digito eidem subparallelum et sat adpressum. Sternum to- 
tum reticulo sat lato ut in foemina impressum. Ad 650 wu. long. ; 440 p. lat. 
Foemina scuto sternali et genitali totis reticulo sat lato bene exaratis. Melius 
mensa, 710 p. long. ; 500 w. lat. 

Habitat. Primitus descripta exempla sunt collecta a C1. Balzan, ad « Buenos 
Aires », sub arborum cortice ; denique, recentius a Cl. Spegazzini, ad « La 
Plata » et ad « Montevideo », plurimaque utriusque sexus et pulli a C1. 
Bruck, ad « Buenos Aires », sub petris et ad « La Plata », in nidis formicae : 
Acromyrmex lundi. 

167. Ologamasellus striolatus Berl. n. sp. — Badius, sat 
elongate ovalis, O. coleoptrato sat similis, sed statura aliisque cha- 
‘acteribus (praecipue facilius videnda est seulptura sterni et epi- 
gynii ut in O. simpliciore) pedum secundorum maris calearibus ete. 
bene distinetus. Elongatius ovalis et pilis (simplicibus) longioribus 
quam in O. coleoptrato. Epistoma in spinam validam, obscuram, 
longiorem, apice bifidam, basi nullo denticulo auctam desinens. 
Foem. sterno et epigynio magis strietis quam in supradicta specie 
et sterni partis mediae, epigynii totius derma exillimis striis ad- 
pressis, parallelis, longitudinalibus exaratum. Scutum. ano-ven- 
trale obtrapezinum, lateraliter parum a seuto dorsuali sejunetum, 
postice, sive in extremo corporis margine, cum sento supradicto 
concretum. Ad 840 p.. long. 460 u.. lat. Mas seuto sternali tenuis- 
sime striolato ut in foemina. Mandibulae calcari ut in 0. coleo- 
ptrato, sed non apicem digiti mobilis attingenti. Pedes secundi paris 
femure calcare polliciformi, longo, apice rotundato et radula aucto ; 
*aleari spiniformi, curto et valido, prope apicem eiusdem segmenti 
(inferne); genu processu vix elevato, obsolete bituberculato: tibia 
tantum calcari infero breviter conico ; tarso processu nullo. Ad 
120 p.- long.; 440 u.. lat. 

Habitat. Nonnulla utriusque sexus et pullos collegit CI. Bruck, 
ad « La Plata » et ad « Olavaria, Buenos Aires », sub petris. 


GEN. PSEUDOPARASITUS 0UDEM. 


168. Pseudoparasitus meridionalis (. et R. Can. var. stri- 
etior n. var. — P. testaceus. Foem. typico pallidior, elongatior, 
vix minor, scuto epigastrico magis elongato. Ad 540 pv. long.; 
500 1. lat. 

Habitat. Plura exempla collegi in muscis, ad « Palermo ». 


a 


“ 


164 ANTONIO BERLESE | 


169. Pseudoparasitus maior Berl. n. sp. — Saturate badius, 
Foem. P. meridionali maior et vix elongatior; scuto sternali po- 
sterius minus producto et rotundato; scuto hypogastrico elongatiori, 
tantum lateraliter striis sublongitudinalibus, areas elongatas con- 
ficientibus exarato; scuto anali longius trigono; seuto epipodico 
posterius ultra quartas coxas minus producto. Mas ignotus. Foem. 
ad 830 1. long.; 480 u.. lat. 

Habitat. Plura mihi misit exempla huius speciei CI. Bruck, ad 
« La Plata » collecta. 


170. Pseudoparasitus angulatus Berl. n. sp. — P. saturate 
testaceus. Foem. seuto sternali sat ut in P. meridionali, Scutum 
hypogastricum strietius quam in P. meridionali, posterius recte 
truncatum, striis marginibus lateralibus subparallelis, denique in 
medio transverse exaratum. Scutum epipodicum post quartas coxas 
in angulum peracutum productum, metapodio lineari valde adpres- 
sum. Mas ignotus. Ad 650 p. long.; 410 p. lat. 


Habitat in Umbria (« Città di Castello »). Nonnulla vidi exem- 
pla collecta in muscis. 


171. Pseudoparasitus obsoletus Berl. n. sp. — P. badius. 
Foem. scuto sternali subtrapezino, vix ad dimidias tertias coxas 
posterius productum, margine posteriori subrecte truncato. Scutum 
hypogastricum posterius subrotundatum. Scutum epipodicum poste- 
rius vix angulatim productum, a metapodiis linearibus sat disere- 
tum. Sculptura sterni areolas polygonales delineans: hypogastri tan- 
tum ad margines laterales conspicua, in medio subevanida; scutum 
anale sublaeve. Differt a P. meridionali Europae et a P. glabrato 
(sive Zaelaps glabratus Berl.) Austro-Americae praecipue sterni fa- 
brica; seuto peripodiale posterius minus producto, nec non statura. 
Ad 500 p.. long.; 290 p. lat. 

Habitat. Unam foeminam possideo, collectam in « Columbia. 
U. S.A. »,. in muscis. 


172. Pseudoparasitus juvencus Berl. n. sp. — P. testaceus. 
l'oem. scuto sternali trapezino, vix ad summas tertias coxas pro- 


ducto, margine postico caeteris latiori et sat arcuatim excavato. Seu- 














CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 165 


tum hypogastrieum strietinsculum, posterius rotundato-truncatum ; 
anterius (epigynium) minute et bene longitudinaliter striolatum, 
margine antico evanescenti. Scutum ectopodicum vitta exillima, 
coxas posticas marginante significatum, a metapodiis valde remo- 
tum. Scuta omnia subnitida. Mas ignotus. Ad 450 pb. long.; 
250 pu. lat. 

Habitat. Nonnulla collegi exempla ad « Bosa », in Sardinia, in 
muscis. 


175. Pseudoparasitus puellus Berl. n. sp. — Foemina testa- 
cea, consuetae figurae. Epistoma anterius vix arcuatum. Sternum 
latum, postice bene arcuato-excavatum. Scutum genito-ventrale 
ampulliforme, magnum, lineis transversis. subparallelis (retrorsus 
angulatis) lineaque media longitudinali leniter exaratum. Scuta 
parapodica post quartos pedes stricte vittiformia, coxam quartam 
partim amplexantia, minime retrorsus producta. Metapodia sat 
elongate bacilliformia. Ad 530 yu. long. ; 300 p.. lat. 

Habitat ad « Olavaria », prope « Buenos Aires ». Collegit CI. 
Bruek et mihi benignissime misit. 


SUBGEN. PSEUDOPACHYS X. SUBGEN. 


Ex gen. Pseudoparasitus. Facies gen. Pseudoparasitus, sed seuta 
peritrematica eum parapodicis confusa. Pedes secundi paris (in foe- 
mina) crassiusculi, apice tarsì ungue valido, ut in Pachylaelaptinis, 
armati. Species typica: P. /P. parasitizans n. sp. 


174. Pseudoparasitus (Pseudopachys) parasitizans Berl. n. 
sp. — Foem. saturate aurantiaco-subbadia. Facies et statura 
Pseudoparasiti meridionalis. Epistoma recte truncatum, margine vix 
denticulis minimis aneto, in medio spina exili et sat longa, seti- 
formi ornatum. Dorsum nitidum, pilis perparvis et sat paucis nu- 
mero indutnuim. Pedes antici magni et robusti, corpore sensim lon- 
giores; secundi paris crassi, tantum pilis simplicibus ornati, at 
in summo apice corniculis binis robustioribus, sed brevibus, armati. 
Sterni margo posticus rotundato-angulatus. Seutum genito-ventrale 











166 ANTONIO BERLESE 


elongate ampulliforme, lateribus rectilineis et intersese parallelis, 
posterius recte truncatum et scuto anali trigono arcte contiguum. 
Scuta peritrematica post quartas coxas valde angulatim producta, 
sed a scuto genito-ventrali sat discreta. Metapodia bacilliformia, 
a seutis caeteris bene remota. Ad 530 p. long. ; 300 p.. lat. 

Habitat. Collegi super Talpam europaeam, Patavii. 

CU ì 

175. Ololaelaps platensis Berl. n. sp. — Foem. O. veneto 
alde similis, sed scutulorum fabrica diversa. Sternum extremam 
tertiam coxam attingens, nitidum. Scutum peritrematicum ad extre- 
mas quartas coxas desinens, a scuti genito-ventralis angulo antico 
remotum, sed seutum metapodicum lineare perlongum adest, ad 
angulum seuti parapodici incipiens et juxta angulum supradietum 
seuti genito-ventralis longe retrorsus decurrens. Scutum genito- 
ventrale subnitidum. Ad 650 p.. long. ; 490 1. lat. 

Habitat ad « La Plata ». Collegit CI. Bruck. 


SUBGEN. CYPHOLAELAPS BERI. N. SUBGEN. 


Ex gen. Ololaelaps Ber]. Generis characteres, sed scutum genito— 
ventrale ab anale sejunetum (quamvis contigunm). Typus: 0. €. 
haemisphaericus n. sp. 


176. Ololaelaps (Cypholaelaps) haemisphaericus Berl. n. 
sp. — Foem. saturatins badia, nitidissima, breviter ovalis, dorso 
quam maxime convexo, ita ut animal fere haemisphaericum sit. 
Scutum dorsuale valde in ventre lateraliter inflexum, pilis aliquot 
exilioribus, sed sat longis, raris, simplicibus ornatum, non e mar- 
gine protrusis, nisi extremis duobus. Epistoma in mucronem sat 
magnum in medio productum, edentulum. Scutum anale perfecte 
obtriangulare. Scutum genito-ventrale in ventre transverse stria- 
tum, anterius (in regione epigynii) utrinque signo late ovali, inferne 
interrupto. Sternum cum endopodiis continuum, pilo posteriori 
longo, plumosulo, introrsus recurvo. Ad 730 vu. long.; 550 p. lat. 

Habitat. Collegit CI. Bruek ad « La Plata ». 














CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 167 


177. Eulaelaps brucki Berl. n. sp. — Foem. testaceo—-badia. 
Diftert a caeteris speciebus hucusque notis praecipue sento genito- 
ventrali aliquanto strictiori; sceuto anali perfecte trianguli aequi- 
lateri forma ; metapodiis obtrigono-ovatis, multo minoribus quam 
in caeteris hucusque notis speciebus. Epistoma antrorsus produetum, 
Spinulis altis et densis ornatum. Ad 1120 p.. long.; 700 p. lat. 

Habitat ad « La Plata ». Collegit CI. Bruck, cui speciem reve- 
rentissime dicatam volui. 


178. Hypoaspis tripodiger Berl. n. sp. — Foem. testacea, 
valde elongata, pilis aliquot sat longis dorsualibus. Seutum dor- 
suale strietius cordiforme, postice angulatim peracutum, sat cur- 
tum. Scutum sternale fere ampulliforme, quod post secundos pedes 
sit aliquanto latius et rotundatum. Seutaum genito-ventrale per- 
strictum, sagittiforme, parum post quartos pedes produetum et vix 
dilatatum, valde (sive tota longitudine sua) a seuto anale perpar- 
vulo, elongate ovali, remotum. Jugularia seuto unico pallidiori, sub- 
evanido, transverse pluries striato significata. Epistoma transverse 
truncatum, vix arcuatum, tenuissime denticulato-serrulatum. Pedes 
secundi paris caeteris multo crassiores; femure inferne spina va- 
lidiori, conica, acuta, recta armato; genu ungue singulo, sat debili ; 
tibia inferne spinis robustis, sat longis, peracutis duabus; tarso 
spinis validis inferis duabus, dorsuali una, apicalibusque tribus 
perrobustis, leniter incurvis, calcariformibus, quasi tripodem circa 
ambulacrum sistentibus validius armato. Pedes 3" et 4' paris 
spinosissimi, fere ut in Hypoaspis aculeifer. AA 600 p.. long.; 
230 p.. lat. 

Habitat. Duo collegit exempla Cl. Bruck, ad « La Plata », in 
nidis formicae: Acromyrmex lundi. 


179. Hypoaspis atomarius Berl. n. sp. — Foem. testacea, 
elongate ovato-cordiformis, bene humerata. Scutum dorsuale elon- 
gatum, usque ad. extremum abdomen productum, posterius rotun- 
datum, ad latera, post humeros, tenuiter excavatum. Pili simplices 
mediocres in dorso et in ventre sunt. Epistoma antrorsus rotun- 
datum, totum denticulis minimis serrulatum. Pedes secundi paris 
saeteris vix crassiores (quartos crassitie aequantes), femure inferne 
spina validiori armato, genu spina una vix pilis crassiore ; tibia 





165 ANTONIO BERLESE 


spinis gracilibus duabus; tarso, praecipue sub apicem, spinoso. 
Sternum magnum, minutissime punctulatum, ad extremas tertias 
coxas undulatim truncatum. Seutum genito-ventrale vix inter 
quartas coxas strietius, valde posterius produetum et rotundatum, 
ab ano sat remotum. Scutum anale mediocre, obtrigono-rotunda- 
tum. Ad 400 p. long. ; 190 L. lat. 

Habitat. Plura exempla collegit CI. Paoli ad « Mogadiscio », in 
« Somalia italiana », super Coleoptera. 


SUBGEN. STRATIOLAELAPS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Hypoaspis. 'Typus : Laelaps (Iphis) miles Berl.. Adde : 
Laelaps (Hypoaspis) grylotalpae Berl.; H. S. rugosissimus n. Sp. ; 
H. N. cardiophorus n. Sp. 


150. Hypoaspis (Stratiolaelaps) gryllotalpae Berl. var. afer 
Berl. m. var. — “Cum specie typica convenit praecipue seuti dor- 
sualis fabrica setarumque trunci (quae sunt piliformes, sed inferne 
spinula una in medio auctae); parum differt seuto genito—ventrale 
vix latiori quam in typico eademque statura. Epistoma antrorsus 
angulatim valde productum, alte denticulato-serrulatum. Foem. ad 
1050 u. long.; 600 p.. lat. 

Habitat. Collegerunt CI. Alluaud et Jeannel, in Africa orientali. 


151. Hypoaspis (Stratiolaelaps) fuscus Ber. n. sp. — Foem. 
testaceo-fusca, ovalis. Scutum dorsuale cordiforme, vix ad latera 
(ad quartos pedes) sensim sinuato-impressum, postice angulato— 
rotundatum, totum reticulo bene conspicuo exaratum. Pili trunci 
curti, crassiusculi, sed Simplices, apice acuti, verticis perlongi 
(duplo caeteris longiores). Epistoma recte truncatmum denticula- 
tumque, sed in medio, in mueronem spiniformem, longum, acutum 
desinens. Sternum trapezinum, vix post secundas coxas produ- 
ctum, postice arcuato-excavatum, reticulo sculptum. Seutum ge- 
nito-ventrale ampulliforme, sat post quartos pedes productum, 
lineis longitudinalibus in parte stricta, denique lineis circularibus, 
in lata, bene exaratum. Scutum anale parvum, transverse ovale. 
Pedes robusti, fusci, dermate areolato, rugosi. Coxa primi paris, 























CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 169 


ad apicem, interne unidentata. Mandibulae chela picea, magna 
(ad 200 p.. long.). Ad 1000 wu. long.; 630 u.. lat. 
Habitat. Collegerunt in Africa orientali CI. Alluand et Jeannel. 


182. Hypoaspis (Stratiolaelaps) rugosissimus Berl. n. sp. 
— Foem. testaceo-fuliginea, ovalis, sat lata, bene humerata. Seu- 
tum dorsuale sat late obtrigono-cordiforme, totum elegantissime 
et sat crasse reticulatum. Pili corporis sat brevinsculi, omnes parum 
dilatato-remiformes, vel folinm sat striete lanceolatum imitantes, 
apice spinula acuta terminati, leniter introrsus ineurvi, intersese 
statura pares, sed verticis. aliquanto longiores. Derma dorsi et 
ventris secuta cireumdans, totum transverse rugis et plicis cras- 
siuseulis, inconsuete et mire seulptum. Sternum magnum, trape- 
zinum, longius quam latius, postice rotundato-truncatum, reticulo 
crasso ornatum. Scutum genito-ventrale subovale, vix post quar- 
tos pedes latius, postice rotundatum, crassa sculptura impressum. 
Sentum anale cordiforme, perparvum, rotundatum, rugis foramini 
anali concentricis crasse signatum. Rostrum superne striis trans- 
versis serrulatis, retrorsus arcuatis, tribus, ad basim signatum. 
Epistoma linea recta, transversa terminatum. Ad 700 yu. long.; 
440 pn. lat. 

Habitat in insula « Giava ». Collegit CI. Jacobson. 


183. Hypoaspis (Stratiolaelaps) cardiophorus Berl. n. sp. 
— Foem. Pallide terreo-fusca, ovalis, post humeros dilatatula, 
humerata. H. S. rugosissimo sat similis propter seuti dorsualis et 
ventralium sculpturam, piloram corporis fabrica, sed tamen diversa 
praecipue propter derma circa seuta non rugosum, sed lineolis mi- 
nimis consuetae dermatis nudi sculpturae signatum. Seutum dor- 
suale aliquanto strietins trigonum et minus crasse reticulatum. Ster- 
num ut in H. S. rugosissimo, sed in media parte postica sublaeve. 
Seutum genito-ventrale post quartos pedes magis dilatatum, qua 
ve subampulliforme est. Epistoma in mueronem aeutum, longum et 
fortem, basi utrinque denticulatum, desinens. Rostri basis, ad dor- 
sum, lineis subreticulata ; sed lineae non bene transversae sunt, 
nec serrulatae. Ad 670 pu. long.; 450 u.. lat. 

Habitat. Unum exemplum collegit CI. Bruck, ad « La Plata », 
in nidis formicae: Acromyrmexr lundi. An casu ibi occurrens ? 


170 ANTONIO BERLESE 





SUBGEN. GYMNOLAELAPS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Hypoaspis Can. Typus: Laelaps myrmecopnilus Berl. 
— Adde: omnes fere species myrmecophilas. a 


184. Hypoaspis (Gymnolaelaps) caudicomatus Berl. n. sp. 
— Testaceo, badiuseulus, valde elongate ovalis (foemina tamen post 
humeros gradatim strictior), postice rotundatus. Pili marginis et 
dorsi simplices, exiliores, post quartos pedes longiores, in margine 
postico sat longi, duo medii maiores, ad 120 p. in foemina longi, 
in mare numerosiores. Epistoma subrecte trancatum, margine serru- 
lato, vix aliquando in medio denticulo caeteris maiori ancto. Pedes 
secundi paris genu validius interne unispino ; tibia spinis binis 
robustioribus ; tarso spinis conformibus pluribus; tertii paris spinis 
aliquanto minus robustis; quarti subdebilibus. Foemina mare minus 
bene ovalis et elongatior. Sternum circiter sesqui longius quam 
latum, postice recte truncatum, subnitidum. Seutum genito-ven- 
trale strictum et elongatissime ovale, usque ad seutum anale trian- 
guli regularis (angulis rotundatis) forma, produetum ibique rotun- 
datum. Metapodia scutulo minimo interiori subrotundo, alioque 
externo bacilliformi, sat longo significata. Ad 780 p.. long. ; 410 p.. 
lat. Mas melius ovalis, ad 650 p. long.; 370 p. lat. 

Habitat. Marem unum foeminasque duas collegit CI. Bruck, in 
nidis formicae Acromyrmexr lundi, ad « La Plata ». 


185. Hypoaspis (Haemolaelaps) phialiger Berl. n. sp. — 
lF'oem. sat pallide testacea, ovalis, dorso setis mediocribus (posticis 
longiusculis), robustulis induto. Spinae in pede secundi paris sat 
debiles et in quarto (secundum subgen. characterem) sat robustae. 
Vitta gularis spinulis seriatis armata. Sternum late trapezinum, 
margine postico irregulariter undulato-excavato. Scutum genito- 
ventrale sat magnum, ad quartas coxas strietum, post quas eodem 
spatio, quo a sterno separatur, est productum, margine postico ro- 
tundato, valde a seuto anali obtrigono, parvo, postice acuto sepa- 
ratum. Mandibulae appendicula sat magna, hyalina, primitus ovata, 











<é 





CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI 171 


deinde constricta et rursus aliquanto globose inflatula, denique 
attenuata et acutissime desinens, parte ista subtiliori retrorsus 
inflexa,*quasi phialae vitreae more configurata. Ad 730 v.. long. ; 
400 p.. lat. i 
Habitat. Unum invenit exemplum CI. Bruck, in nidis formicae: 
Acromyrmex lundi, ad « La Plata » ; an casu ibi oceurrens ? 


186. Hypoaspis (Haemolaelaps) callosus Berl. n. sp. — Foem. 
Testacea, ovalis, setis spiniformibus, mediocribus, praecipue postice, 
ornata. Pedum anticorum femur inferne callo subrotundo, chitineo, 
tuberiformi, sat obscuro auetum. Vitta gularis obsolete spinuligera. 
Chela digitis curtis et robustis:; appendicula foliiformi basi lata, 
sub apice retrorsus, juxta digitun mobilem detlexa. Ad 640 p. 
long.; 410 p. lat. 

Habitat super Lophuromys zena, in Africa orientali. Collegit C1. 
Rothschild. 


187. Myrmonyssus titan Berl. n. sp. — Foem. subalbida, 
seutis, rostro pedibusque sat bene terreo-fuligineis; pyriformis, 
sat elongata, postice subacuta. Scutum dorsuale late rhombicum, 
tantum dimidium dorsum anticum obtegens, margine postico ere- 
nulato. Epistoma in squamam angulato-rotundatam prodnetum, 
hyalinum. Sternum breviter trapezinum, non ultra secundas coxas 
productum, margine postico cerenulato. Scutum genito-ventrale 
parvum, strietum, antice striato-evanescens, postice acutum, pa- 
rum post quartas coxas productum, fere in medio ventre desinens, 
qua re a seuto anali apicali, minimo, subrotundo (utrinque pilo 
cylindrico, apice papilliformi, mediocri ornato) quam maxime re- 
motum. Peritremata marginalia, usque ad secundas coxas producta. 
Corpus subglabrum. Species inter congeneres longe maxima. Ad 
1350 p.. long.; 950 p. lat. 

Habitat. Speciem hane, certe myrmecophilam, collegerunt CI. Al 
luaud et Jeannel, in Africa orientali. 


188. Ameroseius serruliger Berl. n. sp. — Albido-hyalinus, 
tarsis anticis incoloribus. Facies A. tenelli, sed aliquanto elongatior 





172 ANTONIO BERLESE 


pilisque corporis curtioribus (nam postici 60 p.. sunt longi). Derma 
dlorsi totum tenuissimo reticulo seulptum, vix ceonspicuo. Pili 
dorsi duoque ventris ad marginem postienum arenati, costula du- 
riori, lateraliter fulti, interne membranula serrulata dilatati, ita 
ut parvulos cultros serrulatos simulent. Pili verticales late plu- 
mosì, parvi. Sternum quadratum, margine anteriori linea chiti- 
nea, antrorsus valde arcuata, duriori praeditum, postice subtrun- 
catum, angulis rotundatis. Epigynium sat elongate rectangulum, 
leniter trapezinum. Sceutula duo transversa, vittiformia sunt inter 
epigynium et seutum ano-ventrale. Hoc magnum, subreetangulum, 
antice leniter excavatum, postice rotundatum, totum reticulo seuti 
dorsnalis simili tenuiter  sculptum, longius quam latius, sive 
156 X 120 p..). Ad 400-420 p.. long.; 230-260 p.. lat. 

Habitat. Foeminas innumeras vidi collectas a CI. Bruck ad « La 
Plata ». 


159. Amblyseius fraterculus Berl. n. sp. — Bene badius, 
subhemisphaerieus, perconvexus. Foem. Seutum sternale sat breve, 
anterius incisum ; posterius late arcuatim excavatum, reticulo bene 
sculptum, multo latius quam longius (60 X 100). Scutum genitale 
in medio ad marginem anticum spina (an figura spiniformi ?) pera- 
cuta auctum, in medio laeve, ad margines lineis convergentibus 
subreticulato-striatum ; linea margini laterali subparallela bene 
exaratum ; late trapezinum (110 X 130), areolis vix pallidioribus 
utrinque tribus, in lineas sublongitudinales, sed antrorsus conver- 
gentes dispositis, subovalibus vel rotundis, antrorsus statura decre- 
scentibus signatum. Scutum ano-ventrale late obtrigono-rotunda- 
tum, postice angulatum, multo latius quam longius (130 X 150). 
Setae corporis sat longae, quod posticae fere corporis dimidiam 
aequent latitudinem (120 u.. long.). Ad 420 p.. long.; 330 p.. lat. 
Mas. Calcar mandibulae digito mobili longius, transversum, cireiter 
in medio angulo subreceto plicatum, in angulo laminula trigona vix 
expansum, apice subrotundatum. Foemina sua vix minor et magis 
ovalis, melius humeratus et setis posticis vix curtioribus. Ad 
550 u.. long.; 220 u.. lat. 

Habitat communior ad « La Plata » et « Bnenos Aires », 


etiam in nidis formicarum (Acromyrmer lundi). Innumera exempla 





MS, è » | e ia» e Te 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI luo 


utriusque sexus collegerunt et mihi miserunt CI. Bruck et Spe- 
gazzini. 


190. Amblyseius hexagonus Berl. n. sp. — Foem. Testacea 
vel badia, ovato-hexagona. Scutum sternale sat breve, anterius 
subarcuatum, posterius leniter arcuato-excavatum, multo latius 
quam longius (70 Xx 110). Scutum genitale campaniforme, in medio 
prope marginem anticum vix vitta parva, transversa, obscuriori 
signatum ; in medio laeve, nulla area pallidiori ornatum, vix lineis 
convergentibus prope lineam mediam, longitudinalibus impressum 
(140 X 125). Scutum ano-ventrale mediocre, subobtrigono-rotun- 
datum, postice subacutum, paulo latius quam longius (120 X 145). 
Pili corporis curti; postici tantum 70 p.. long.; sive quartam par- 
tem corporis latitudinis non aequantes:; caeteri curtiores. Pedes 
antici magni, caeteris longiores (480 u..) et crassiores, corpore 
eodem multo longiores. Ad 420 tu. long.; 300 p.. lat. 

Habitat sat communis ad « La Plata », cum A. fraterculo. Coll. 
CI. Bruck. 


191. Amblyseius perlongisetus Berl. n. sp. — Pallide ter- 
reus, rubro variegatus (propter intestina figuram ut depinxit Koch 
pro Zercon festivus, C. M. A. Deutschl. 27,8 praebentia). Pedes 
concolores, tamen apicem versus vix fusciores. Foem. seutis 
omnibus difficilius conspicuis, quia corpori concoloribus, laevibus. 
Sternum sensim trapezinum, anterius tenuiter incisum, poste- 
rius vix arcuatim excavatum, parum latius quam longius, (sive 
80 p.. Xx 120 p..).. Epigynium in margine antico figuram chitineam 
late A-formem, in medio, praebens, campaniforme, postice trunca- 
tum, aeque longum ac latum (100 p. Xx 100 p.). Scutum ano—ven- 
trale ab epigynio valde remotum, multo longius quam latius, 
subrectangulum, vix post anum rotundato-angulatum. Metapodia 
utrinque duo, interins minus, ambo elongate amygdaliformia. Setae 
peculiares huius generis valde longiores quam in omnibus conge- 
neribus speciebus, sive (Videas « Redia », vol. X, fasc. I, p. 145, 
144), seta A, 135 p.. long.; P,:400 p.; Ly 200 p..; seta genualis 
4° paris 200 p.. long.; humeralis 180. Ad 500 p. long. ; 320 p. lat. 

Habitat. Plura collegit exempla Cl. Bruck, ad « La Plata ». 








174 ANTONIO BERLESE 


CRYPTOSTIGMATA II. 


192. Sphaerozetes (Trichoribates) glaber Berl. n. sp. — 
Fuliginens, ovato-orbicularis, abdomine perfecte glabro. In dorso 
adsunt area porosa adalaris magna, rotunda vel vix ovata; duae 
sunt mesonoticae, vix post lineam mediam transversam (utrin- 
que una); dubie duae aliae rotundae, magnae sunt prope mar- 
ginem postiecum (singula utrinque). Lamellae magnae, ad marginem 
cephalithoracis decurrentes, antice parum porrectae, bidentes, 
dente externo vix interiori maior, intersese sat discretae et tenui 
ponte, undulato conjunetae. Organa pseudostigmatica sat longa, 
clavato-truncata, transverse extrorsus porrecta. Setae interlamella- 
res, lamellares et genuales magnae. Ad 1020 p.. long.; 760 p. lat. 

Habitat in « Nuova Caledonia ». Collegerant exemplum Cl. 
Sarrasin et Roux, ad « Hienghiene », sub petris. 


1953. Oribatella trichoptera Berl. —- Nigra, triunguis, capitetho- 
‘ace badio-fusco. Statura 0. deecumanae, quamvis minus lata. La- 
mellae fuligineae, profundius antice incisae, interne ramulum chiti- 
nemn ad basim cephalithoracis emittentes, qui ramuli intersese 
concurrunt, sed non attinguntur. Vertex peracutus. Organa pseudo- 
stigmatica eylindrica, spinulis minimis. asperata. Notogastrum 
pilis medioeribus ad lateres, praecipue postice ornatum. Adest seta 
perlonga, robustior, scabrata, nigrescens, caeteris notogastri pilis 
circiter triplo longior et robustior, ad basim alarum, prope margi- 
nem anticum. Areae porosae utrinque quatuor, in serie margini 
laterali et postico parallela sunt in dorso distributae, rotundae, 
sat parvae, anticae tamen caeteris duplo maiores. Ad 600 u.. long. ; 
400 U. lat. 

Habitat ad « La Plata ». Coll. Cl. Bruck. 


194. Nothrus (Acronothrus) alluaudi Berl. n. sp. — Fuligi- 
neus, consuetae figurae specieram huius subgeneris; aliquanto 
latior quam N. A. rothschildi, a quo dittert praecipue propter tu- 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI LD 


berculorum posticorum distributionem. Tubereuli isti sunt enim 
statura ut in N. A. rothschildi, sed omnes intersese basi valde 
appressì et contigui, ita ut brevissimo spatio simul e apice abdo- 
minis utrinque exoriantur. Margo abdominis antiens tuberenlis 
minimis, curtissime piligeris, quatuor ornatus. Cephalothorax et 
pedes ut in N. A. rothschildi armati. Ad 1400 p.. long. ; 650 p.. lat. 

Habitat. Unum collegerunt exemplum CII., Alluaud et Jeannel, in 
Africa orientali. 


195. Nothrus (Acronothrus) rothschildi Berl. n. sp. — Fu- 
ligineus, consuetae figurae in speciebus huius subgeneris. Tuber- 
culi piligeri extremi abdominis (sive lateralis extremus; postico— 


, 


intimus et postico medius) omnes intersese statura subpares, vix 
duplo longiores. quam latiores et intersese spatio longitudinem 
cuiusdam aequanti separati nec non pilis curtis undulatis, vix duplo 
tuberculo eodem longioribus, praediti. Pedes tuberculis  piliferis 
minimis, vix conspicuis; quarti paris tubereulis subnullis. Abdo- 
minis maxima latitudo ad quartas coxas. Cephalothorax praeter 
tuberculos verticales, piligeros, maiores, etiam tuberculo minori, 
longe setigero ad primas coxas, alioque vix ante stigma utrinque 
est ornatus. Ad 1700 p.. long.; 600 p.. lat. 

Habitat. Unum vidi exemplum colleetum a Cl. Rothschild, eni 
reverentissime speciem perpulehram dicatam volui, in Abyssinia. 


196. Heminothrus robustior Berl. n. sp. — Fuligineus. Fa- 
cies H. palliati, sed statura valde maiore, pilis corporis aliquanto 
eurtioribus ; organis pseudostigmaticis eylindricis. Dorsum abdo- 
minis subcomplanatum, aliquando excavatum. Ad 1050 u. long.; 
600 n. lat. 

. Habitat. Plurima vidi exempla collecta a Cl. Bruck, ad « La 
Plata ». 


FAMILIA MALACONOTHRIDAE. 


In confronto della famiglia Hypochthoniidae, questa, che stabilisco ora, dei Ma- 
laconothridae è caratterizzata dall’addome indiviso, sebbene una distinta traccia 
di segmentazione multipla si possa vedere nel notogastro di talune specie, ad 


es.: di Lohmannia murcioides, ma una vera e propria segmentazione non esiste. 


176 ANTONIO BERLESE 


La famiglia Malaconothridae, certo la più bassa fra gli Oribatidi, si può di- 
videre in due tribù, cioè : 


— Foramen pseudostigmaticum nullum o... . .. +. +. Malaconothrini. 
— Foramen pseudostigmaticum conspicuum . . . . . . . Zohmamini. 


Quest’ ultima tribù comprende i generi: Lohmannia Mich. : Perlohmannia 
Berl., Epilohmannia Berl., Malacoangelia Berl., Eulohmannia Berl. 


GEN. PERLOHMANNIA BERL. N. GEN. 


Typus: ZLohmannia insignis Berl. Hibernia. (Adde : L. dissimilis 
Hewing, Anglia: P. erimia Berl. Amer. bor.). 


GEN. EPILOHMANNIA BERL. N. GEN. 


Typus: Zohmannia cylindrica Berl. Italia. (Adde: species hic 
descriptas). 


GEN. LOHMANNIA MICH. 


Typus: Michaelia paradora Hall. Germania. (Adde : L. murcioides 
Berl., Italia; Hypockthonius teranus Banks. Texas; L. aciculata Berl., 
Italia; L. rubescens Can., N. Guinea; L. parallela Berl., Somalia). 


197. Epilohmannia ovalis Berl. n. sp. — Saturate badio- 
castanea:; abdomine subovato, ad latera valde undulato-impresso, 
anterius sat stricto, pilis longis ornato. E. eylindricae Berl. Euro- 
pae sat similis, sed maior, et  supradictis characteribus aliisque 
distineta. Ad 670 p.. long.: 300 p.. lat. 

Habitat ad « La Plata ». Coll. CI. Bruck. 


198. Epilohmannia puella Berl. n. sp. —. Testaceo-badia. 
Sat E. cylindricae subsimilis, sed marginibus cephalithoracis haud 
dentatis, vix undulatis, pilisque corporis curtioribus, nec non sta- 
tura minore. Abdomen subeylindricum, vix cephalotorace anterius 
latior. Ad 440 p. long.: 170 p. lat. 

Habitat in « Florida (Lake City.) ». 











CENTURIA SECONDA DI ACARI NUOVI arri 


199. Epilohmannia amygdaliformis Berl. n. sp. — E. testa- 
ceo-badia. Abdomen perfecte amygdaliformis, sive elongate ovalis, 
minime ad humeros impressus, totus pilis sat longis, sed exilli- 
mis, aequedissitis ornatus. Derma totum, etiam cephalithoracis, 
punctis pallidioribus, maioribus et minus intersese appressis quam 
in E. eylindrica sculptum. In cephalothorace unum tantum par 
pilorum video, ante foramina pseudostigmatica insitum, aliud in 
aliis speciebus oceurrens nulla ope hic conspicere possum. Pedes 
omnes undique dermate areolato-scabrato. Cephalothorax non den- 
tibus lateralibus ad pedum originem auetus. Ad 530 p. long.; 
240 p.. lat. 

Habitat. Collegerunt CIl. Alluaud et Jeannel in Africa orientali. 


200. Lohmannia parallela Berl. n. sp. — Testacea, M. mur- 
cioidi Berl. valde similis, sed multo minor, pallidior, lateribus corpo- 
ris intersese perfecte parallelis ; setis omnibus longioribus; organis 
pseudostigmaticis densius barbulato-ramosis (ramulis numero cir- 
citer 17). Ad 450 p.. long.; 210 p. lat. 

Habitat. Plura exempla huius speciei vidi collecta in lignis pu- 
tribus, ad fauces Jubae, in « Somalia italiana », a CI. Paoli. 


SYNONYMA. 


Il sottogenere Discourella, da me fondato altra volta (« Redia », vol. VI, 
fase. 2.°, p. 378, 1910) come sottogenere di Trackyuropoda parmi debba piutto- 
sto rientrare fra i Polyaspidini e fare genere a sè, distinto dal gen. Trachytes, 
che gli è il più vicino, col quale concorda anche per la spoglia giovanile per- 
sistente, che avvolge gli adulti, per lo scudo ventrale intero anche nelle femmine. 
La specie tipica e la mia Trachyuropoda (Discourella) discopomoides (loc. cit.), 
che però è sinonimo della Celaeno modesta Leon. ; ciò che ho riconosciuto col 
confronto coi tipi del Leonardi. La sinonimia di questa specie è complessa, 
perchè io la ho descritta due volte sotto nomi diversi, tratto in errore dalle 
parvenze della tunica e delle differenze tra animali nudi e vestiti. Ora però, 
dietro nuovo esame delle mie specie, trovo che la sinonimia è la seguente : 

Celaeno modesta Leon., 1899. = Trachyuropoda (Janetiella) bella Berl. (Firenze) 
1905; = Trachyuropoda (Discourella) discopomoides Berl. (Piemonte) 1910. 








Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 23 Agosto 1916. 
« Redia », 1916. 12 











ANTONIO BERLESE 
Via RomaNA, 19 — Firenze 


“SCUTELLISTA GIGANTEA ,, Berl., n. sp. 


Caput, pronotum, mesonotum et metascutellum peculiariter im- 
pressa, sive tuberculis rotundatis (hemisphaericis) pluribus, aeque- 
dissitis, sat intersese discretis, parvis, inter quos derma minute 
et complicate striolatum est ornata. Scutellum maximum, ultra 
triplo longius quam mesonotum, margine postico subtruncato, le- 
nissime incavato. Eius derma ad margines striolis longitudinalibus 
obsoletis et perexilibus exaratum, iuxta marginem posticum tamen 
derma in vitta quadam sat lata tuberculis caret et striis exilio- 
ribus, margini eidem subparallelis, pluribus est sculptum.. 

Axillae, ad marginem lateralem, striolis aliquot, valde exilioribus 
quam in S. cyanea, exaratae. 

Mesopleurae in parte superna et postica dimidia totae dense 
striis complicatis sculptae ; in parte antico-infera reticulatae, re- 
ticulo densiori quam in S. cyanea. 

Alae quartam circiter abdominis apicalis partem nudam relin- 
quunt, leniter terreo infuscatae, anticae (in foem.). 2500 p.. long. 

Abdomen vere conicum. 

Antennae leniter apicem versus incrassatae. 

Foem. ad 4 mill. long.; alis apertis 6500 p.. lat. 

Color corporis totus niger, vix atro cyaneo iridescens. Antennae 
ochraceo-castaneae, funiculo tamen obscuriori, castaneo-fusco. 

Pedes omnes villosi, coxa, trochantere femureque nigris; tarsis 
ochraceo-castaneis, summo apice distali articuli primi vix fusciori, 





180 1 ANTONIO BERLESE 


extremo articulo castaneo-brunneo ; tibiis anticis ochraceo-badiis, 
ad dorsum et inferne tamen aliquanto fuscioribus, secundi et tertii 
paris fere totis nigro-castaneis, summo apice ad tarsum, tamen, 
ochraceo-badio. 

Mas foemina minor, sive 2500 p.. long. ; alis extremum abdomen 
obtegentibus. Totus niger, antennis pedibusque piceo-nigris, tar- 
sis, tamen, castaneo-fuscis. 

Habitat. Collegit Cl. Doctor Petrus Guicciardini in « Eritrea », 
e Ceroplastes mimosae Sign. (= Cl. africanus Green) exortam et 
mecum benignissime communicavit. 





(li estratti di questa Nota furono pubblicati il 13 Settembre 1916. 














Dorr. ETTORE MALENOTTI 
Assistente nella R. Stazione di Entomologia Agraria 
(Via ROMANA, 19 — Firenze) 


“ SIGNIPHORA MERCETI ,, Malen. n. sp. 


Nigrescens, concolor, capite vix pallidiori, antennis brunneis. 
Pedis coxis, trochanteribus, femoribus (posticis tamen vix  palli- 
dioribus) tibiisque nigrescentibus ; tarsis fuscis, anticis aliquanto 
saturatioribus. 

Alae anticae fuscae, lineolis pallidioribus subpolygonaliter  si- 
gnatae, nec non plicas aliquot, lineares, varie directas praebentes; 
area basali subovali, pallidiori, hyalina. Setae marginales lamina 
alari bene longiores. Seta discalis (discal dristle) praesens. Vena 
stigmatica brevi seta aucta; marginalis setis duabus conformibus, 
in dimidia parte distali insitis; vena submarginalis stigmatica et 
marginali simul sumptis aliquanto longior, basi seta una ; sub api- 
cem tribus aequedissitis ornata. 

Alae posticae vittiformes, setis marginalibus duplo latitudinem 
alae superantibus. 

Pedes medii tibia externe trispina, spina basali breviori, caete- 
ris tibiae latitudine bene longioribus, calcari interne tridenti ; fe- 
moribus spinis aliquot armatis, sive apicalibus tribus sat magnis, 
ad dorsum nonnullis minoribus, in series tres longitudinales dispo- 


sitis. 





152 ETTORE MALENOTTI 


Foem. ad 660 p.. long.; 340 p. lat. Lamina alaris antica ad 
510 pu. long.; 110 lat. — Mas ignotus. 

Habitat in Hispania. E Okrysomphalus dietyospermi Morg. exorta 
tria exempla vidi. C1. entomologo Richardo Garcia Mercet reveren- 
tissime dicata. 


OssERVAZIONE. Diftferisce dalla S. maculata Girault, che è la specie fra tutte 
del genere più affine alla presente, per il colore più eupo del corpo, per la pre- 
senza della setola discale alla base delle ali anteriori, per la maggior lunghezza 
della frangia alare, per la presenza di due pliche oblique anzichè di una (oblique 
streak) e di altre pliche sottili (una diecina) inerociantisi sulla lamina delle alì 
anteriori, in tutti i sensi, ma secondo un disegno costante per tutti gli .indi- 
vidui da me veduti. 





Gli estratti di questa Nota farono pubblicati il 21 Settembre 1916. 

















Dorr. ETTORE MALENOTTI 
Assistente nella R. Stazione di Entomologia Agraria 


(VIA ROMANA, 19. — Firenze). 


NUOVI DIASPITI 


Lepidosaphes tuberculata Malen. n. sp. 


Femmina. Non molto allungata, misurando, se ovigera, 1080 p.. 
di lunghezza per 625 di larghezza. Anteriormente ristretta a guisa 
di cono, va allargandosi gradatamente all’ indietro, raggiungendo 
la larghezza massima al terzo anello pre-pigidiale, dopo di che 
si restringe rapidamente verso il pigidio, che al margine libero è 
trapezoidale. Il contorno del corpo, anteriormente liscio, si va 
facendo lobato agli anelli dell’ addome; ma i lobi che ne resul- 
tano, per quanto ben marcati, non sono mai molto sporgenti. I tre 
ultimi di questi lobi si presentano armati ciascuno di alcuni grossi 
peli-filiere, più lunghi nel primo anello pre-pigidiale, più corti 
negli altri due (v. Tav. I; fig. 1). 

Questi stessi lobi presentano, inoltre, presso il loro margine 
anteriore, tubercoli corti e tozzi, e che ritengo caratteristici. Essi 
sono in numero di uno per lato e per ciascuno dei tre lobi pre- 
pigidiali. Sono. conformati a capezzolo, con parete chitinizzata 
come quella degli anelli, che lo è discretamente, e non debbono 
confondersi nè con i tubercoli della Chionaspis unilateralis Nwst. 
nè con i denti triangolari acuti che si osservano ad es., nella 
Lepidosaphes citricola (Pack.) (v. Tav. I, fig. 2). 

Gli stigmi anteriori hanno sette od otto dischi ciripari bene 
sviluppati; i posteriori invece ne sono sprovvisti. 


1584 ; ETTORE MALENOTTI 


Il pigidio, trapezoidale, presenta 5 gruppi di dischi ciripari 
perivulvari, di cui riporto esempi di formole : 


5 12 
12-9 19-21 
14-12 18-20 


In quanto alle appendici pigidiali, la figura che ne riporto 
(v. Tav. I, fig. 3) mostra a sufficienza la loro straordinaria so- 
miglianza con quelle delle due specie congeneri comunissime da 
noi, cioè: L. citricola Pack. e L. pomorum Bouché. Si hanno cioè 
tre paia di palette, di cui il secondo ed il terzo contigui, e con 
i lati interni delle palette mediane paralleli, oltre ai soliti peli- 
filiere, così disposti: due fra le palette mediane; due fra queste 
ed il secondo paio, due subito oltre il terzo; due in una successiva 
larga insenatura, e due o tre più esterni e più distanziati dai 
precedenti che non questi dai loro più interni. I peli-filiere più 
piccoli sono quelli più interni, eccetto i mediani, che sono svilup- 
pati almeno quanto quelli del terzo paio laterale. 

Per la grandezza, il pigidio di questa specie corrisponde presso 
a poco a quello della L. citricola Pack., e quindi è più piecolo 
di quello della L. pomorum Bouché. 

Follicolo femminile. Mitilaspiforme, posteriormente allargato, di- 
ritto o leggermente ricurvo, a contorno laterale talvolta ondulato, 
e posteriormente ad angolo ottuso smussato. Misura 2400 X 1330 p.. 
Ha seudo dorsale piuttosto convesso, di consistenza dura, opaco 
e di color bruno-rossastro, eccetto agli orli, dove è biancastro e 
sottile. La faccia esterna è lucida, talvolta segnata da leggieri 
solchi concentrici. La faccia interna è dello stesso color bruno- 
rossastro, ma non lucida. Il velo ventrale è biancastro incompleto. 
Le spoglie sono nude, situate ad un’estremità ed inclinate rispetto 
all’asse del follicolo. La prima spoglia, carenata, è di color paglie- 
rino; la seconda, solo leggermente carenata, di color bruno-aran- 
ciato, col pigidio più decisamente rosso (v. Tav. I, fig. 4). 

Follicolo maschile. È molto più piccolo del femminile; stretto e 
lungo, a lati paralleli o leggermente divergenti verso 1’ indietro. 
Misura 1440 X 375 t.. Ha superficie cilindrica, ed è di consistenza 
sottile, liscio, translucido e di color bruno-paglierino, più intenso 














NUOVI DIASPITI 185 


presso agli orli. Spoglia molto allungata, sporgente per metà oltre 
l'estremità del follicolo e di color paglierino (v. Tav. I, fig. 5). 

Habitat. Ho trovato abbondanti esemplari, tanto femminili che 
maschili, di questa specie su entrambe le pagine di alcune foglie 
di Cymbidium tracyanum nelle serre della KR. Scuola di Pomologia 
delle Cascine a Firenze, il 3 maggio 1916. Sovra alcuni punti 
delle foglie gli scudetti erano ammassati e sovrapposti in gran 
numero. Molti follicoli femminili si presentavano forati da paras- 
siti, di cui furon trovate ninfe di caleidide nere e libere sotto 
altri scudetti. Si tratta quindi di specie ectofaga. I follicoli ma- 
schili, invece, si presentavano tutti integri. | 


Lepisodaphes diaspidiformis Malen. n. sp. 


Femmina. La femmina di questa cocciniglia si distacca notevol- 
mente, per la sua forma, dalla maggior parte delle specie conge- 
neri. Essa si presenta, infatti, molto larga nella regione anteriore, 
dove il protilo è quasi semicircolare. 

Mentre in esemplari rimasti con sole poche uova i lati del 
cefalo-torace divergono verso l indietro (v. Tav. I, fig. 6) in al- 
tri, distesi completamente e rimasti tali anche da morti per ef- 
fetto dell’ invasione di un fungo, il cefalo-torace rigonfiato è largo 
quasi quanto l’addome e dà all’animale più l’aspetto di una Dia- 
spis che quello di una Lepidosaphes, e da ciò il suo nome (v. 
Pavedo. ig: 1). 

Nel primo caso, il corpo misura 830 X 670 p.; nel secondo 
1260 X 880. 

Il contorno del corpo è liscio anteriormente, ma gli anelli del. 
l'addome sporgono a guisa di lobi, però non molto protratti nè 
acuti, anzi piuttosto rotondati. I lobi dei primi due anelli pre- 
pigidiali soltanto, sono forniti di peli-filiere piuttosto numerosi, 
ma molto corti, molto più corti di quelli della specie precedente. 
I lobi anteriori, invece, non hanno peli-filiere. 

Stigmi anteriori con 4-5 dischi ciripari; stigmi posteriori senza 
dischi. 

Il pigidio della femmina è grande, largo e munito di cinque 


paia di palette, di cui quelle del 1.°, 2.°, e 4.° paio più sviluppate 


1586 ETTORE MALENOTTI 


e più chitinizzate di quelle del 3.° e del 5.°. Quelle mediane sono 
le più grandi, tra loro. parallele, tanto larghe che lunghe, con i 
due lati leggermente concavi e divergenti, col margine posteriore 
conformato a ventaglio, rotondato e crenulato, mentre alla base 
sono appena più ristrette. Anteriormente, ciascuna di queste pa- 
lette è provvista, al dorso, di due grosse plaeche chitinose, corte 
larghe e rotondate; ed al ventre di due parafisi lunghe e sottili, 
poco bene visibili. Queste palette sono situate in una profonda 
insenatura centrale del contorno del pigidio, sì che il loro mar- 
gine posteriore non raggiunge o raggiunge appena la retta con- 
giungente i margini posteriori delle palette del secondo paio. Le 
palette mediane non si toccano, ma tra di esse intercede uno spa- 
zio grande quanto la loro larghezza ed occupato in parte da due 
grossi peli-filiere, i quali sono tra loro saldati per un certo tratto 
verso la base. 

Successivamente a ciascuna paletta mediana sone situati: un 
grosso pelo-filiera non molto lungo, in forma di triangolo acuto 
parzialmente chitinizzato ed a contorno leggermente ondulato ; 
lo sbocco di una grossa ghiandola dorsale; una seconda paletta 
più lunga che larga, rettangolare, con gli angoli smussati, diritta 
o leggermente rivolta verso Vasse del pigidio, a contorno liscio e 
provvista anteriormente di due piccole parafisi; una terza paletta 
più piccola e meno chitinizzata della precedente e di forma tra- 
pezoidale o triangolare, con gli angoli rotondati; un altro pelo— 
filiera conformato come il precedente; un altro sbocco di ghian- 
dola e poi la 4.* e la 5.* paletta, di poco diftormi rispettivamente 
dalla 2." e dalla 3.*. Segue un terzo pelo-filiera, conformato come 
Sopra; poi una insenatura larga e poco profonda, seguita da un 
pelo-filiera molto più piecolo e più corto dei precedenti, e tal- 
volta biforcato all’ apice. I peli semplici sono sottili e lunghi; i 
più interni più lunghi, i più esterni meno lunghi. Al dorso, se 
ne hanno due tra le palette mediane; uno nel mezzo della terza 
ed uno nel mezzo della quinta paletta, ed uno presso il piccolo 
pelo- filiera più esterno. Al ventre si riscontrano in egual numero 
ma disposti però più esternamente di quelli corrispondenti del 
dorso (v. Tav. I, fig. 8). 

L’ apertura anale, al dorso, e quella sessuale, al ventre, sono 

















NUOVI DIASPITI 1587 


situate alla stessa altezza, non molto distanti dall’estremo poste- 
riore del pigidio. Attorno alla vulva si hanno 5 gruppi di dischi 
ciripari variamente disposti e di eni riporto una formola : 

10 


15-14 


15-9 


Follicolo femminile. È molto largo, misurando 2080 u. di lun- 
ghezza per 1600 di larghezza. È appuntito all’estremità anteriore, 
da dove si dilata all’ indietro con margini pressochè rettilinei, e 
posteriormente dilatato e rotondato (v. Tav. I, fig. 9). Lo seudo 
dorsale è opaco, alquanto convesso presso le spoglie larvali, de- 
presso invece ai lati e posteriormente. Alle due facce, esterna ed 
interna, è di color bruno-violaceo cupo, ma più spiccatamente vio- 
laceo alla faccia interna, la quale, inoltre, è liscia per quanto non 
lucida, mentre 1’ esterna è alquanto sceabrosa. 

Le due spoglie, situate all’ estremità del follicolo, sono carenate 
e di color bruno; ma, coperte come sono da un velo grigia- 
stro, che cuopre la faccia esterna del follicolo, si distinguono ma- 
lamente da questo, eccetto la parte anteriore della spoglia larvale, 
che è nuda. Scudo ventrale incompleto, giallo-bruno, molto con- 
sistente agli orli e nella regione anteriore. 

Follicolo maschile. È molto più piccolo, più stretto e più pallido 
del femminile e misura 1240 X 370 p.. Ha lati pressochè paralleli, 
ma non è carenato, avendo la superficie liscia e cilindrica (v. 
Tav. I, fig. 10). La spoglia è terminale, rosso-bruna, mentre la 
parte tessuta del follicolo è bruna, e verso l’estremità posteriore 
gradatamente più chiara, fino a diventare quasi paglicrina all'orlo 
posteriore. 

Habitat. Femmine e maschi abbondanti alla pagina superiore 
di due foglie di Mirceujenia planipes Berg. raccolti nella provincia 
di Llanquihue (Chilì) dal Prof. Marcial Espinosa Bustos del Museo 
Nazionale di Santiago ed inviati cortesemente a questa R. Sta- 
zione il 29 maggio del corrente anno. 

Alcune femmine di questa specie erano attaccate da un fungo 
che ne riempiva tutto il corpo col suo minuto e fitto stroma. Esse 
si presentavano con gli anelli distesi e di color rosso-bruno cupo al 
cefalo-torace, mentre erano di color bruno-rosa al’addome. L’alte- 


, e fot clan MEN di 
» n 


La 
9 0) 
©) 


ETTORE MALENOTTI 


razione prodotta dal fungo era piuttosto profonda, sì da aver di- 
strutte in gran parte le caratteristiche dell’ epidermide. 


Dinaspis annae Malen. n. sp. 


Femmina. Allungata, alquanto ristretta anteriormente, con 1’ ad- 
dome più largo, ma non molto. Anelli del cefalo-torace molto svi- 
luppati, a margini glabri, non ondulati e tra loro pressochè paralleli 
nella regione posteriore. Gli anelli addominali, invece, lobati ai 
margini e gli ultimi tre pre—pigidiali provvisti di peli-filiere piut- 
tosto lunghi e numerosi (v. Tav. I, fig. 11). 

La chitinizzazione del cefalo-torace nella femmina ovigera ma- 
tura è in grado maggiore di quella degli anelli dell’ addome, ma 
non così forte come in altre specie congeneri. Gli anelli dell’ ad- 
dome, però, rientrano assai bene entro 1 astuccio formato dal 
cefalo-torace, e prima ancora che la femmina abbia terminato la 
deposizione delle larve (1), anche una buona parte del pigidio può 
esser coperta, al dorso, dagli anelli del torace. Il margine poste- 
riore della zona chitinizzata si presenta, dalla parte del dorso, 
rettilineo e nettamente marcato; e così l’animale, visto dal dorso 
nelle preparazioni microscopiche, ricorda, nel profilo, quello di una 
campana allungata. Allora esso misura 1350 X 550 p. 

Veduto direttamente, quando è morto e disseccato, si presenta 
di color giallo-bruno intenso, scaglioso, fortemente. carenato al 
dorso e coi bordì laterali arriceiati, come mostra la sezione sche- 
matica indicata dalla fig. 12 della Tav. IL: 

Nessuna particolarità degna di nota presentano le antenne. 
Presso gli stigmi anteriori si contano 8-10 dischi ciripari ; presso 
quelli posteriori se ne hanno 4-5. 

Il pigidio della femmina è piuttosto grande, a margine anteriore 
trapezoidale ed a margine posteriore largamente arcuato a guisa 
di semicerchio. Esso. presenta cinque paia di, palette, tutte longi- 
tudinalmente striate. Quelle mediane sono le più sviluppate, più 
lunghe che larghe, conformate a ventaglio, appena divergenti e 


(1) Ritengo che la specie sia vivipara, perchè ho trovato addirittura delle 


larve nel corpo della femmina. 











NUOVI DIASPITI 159 


molto accostate tra loro. Il loro contorno libero è largamente ro- 
tondato. I margini laterali presentano spesso 4-5 erennlazioni; ma 
se ne hanno talvolta in numero minore, e non di rado, invece 
delle crenulazioni si hanno dei veri denti ad angolo retto. Il mar- 
gine posteriore, invece, è più spesso senza incisioni. Il contorno 
anteriore è provvisto di una corta e sottile parafisi al lato esterno, 
che è divergente, mentre i lati interni sono diretti irregolarmente 
secondo l’asse del pigidio. Presso il margine anteriore delle palette 
si osservano due piecoli tubercoli tondeggianti. Tra le palette me- 
diane non si nota appendice alcuna (v. Tav. I, fig. 18). 

All esterno di ciascuna paletta mediana sono successivamente» 
situati: un pelo-filiera piuttosto piccolo e corto — il minore di 
tutti —; lo sbocco, in forma di triangolo smussato, di una grossa 
ghiandola dorsale; poi altre due palette contigue tra loro. Esse 
sono di forma rettangolare, col margine posteriore in tutto od in 
parte crenulato e diritto, oppure liscio e rotondato, e coi margini 
laterali diritti. Le palette del secondo paio, più grandi di quelle 
del terzo, sono diritte o leggermente rivolte all’indentro ; più lar- 
ghe che lunghe, con la base più stretta, col margine posteriore 
talvolta tagliato da profonda e stretta incisione e con una piccola 
parafisi al margine interno. Le palette del terzo paio sono invece 
rivolte all’ infuori, più lunghe che larghe e senza parafisi. Se- 
guono : un secondo pelo-filiera più sviluppato del primo, lo sbocco 
di altra ghiandola conformato come il precedente, e poi, accostate 
tra loro, la quarta e la quinta paletta, poco diverse per forma e 
dimensioni dalle rispettive due precedenti. La chitinizzazione delle 
palette varia notevolmente ; però, più spesso, lo sono maggiormente 
quelle mediane, mentre le altre restano quasi ialine. Seguono an- 
cora : un terzo pelo-filiera, pure bene sviluppato; lo sbocco di 
altra ghiandola; poi tre denti molto larghi e poco sporgenti, ai 
quali corrispondono gli sbocchi della 4.*, 5.* e 6.° ghiandola dor- 
sale; indi un 4.° pelo-filiera. Oltre di questo, si ha infine un altro 
dente largo, di solito più sviluppato dei precedenti, sotto lo sbocco 
di altra ghiandola. Peli semplici grossetti si hanno al margine 
esterno delle palette mediane, del secondo e terzo gruppo di pa- 
lette e presso - il 4.° pelo-filiera. Al dorso del pigidio, le ghian- 
dole dorsali sono grandi e poco numerose. L’ apertura anale è 





190 ETTORE MALENOTTI 


situata molto all’ innanzi. Al ventre, Vl apertura sessuale è pure 
situata molto all’innanzi, a differenza di tutte le altre specie conge- 
neri, eccetto la D. permutans (Green) e la sua varietà verecunda 
(Green) le quali V hanno situata più all’ indietro, verso il centro 
dell’area pigidiale. Mancano i dischi ciripari perivulvari. 

Follicolo femminile. Molto allungato, con i lati per i primi due 
terzi rettilinei ed alquanto divergenti all’indietro, e con l'estremità 
posteriore ottusa. Misura 2040 X< 570 p.. Ha seudo dorsale oscuro, 
grigio-bruno da entrambe le facce, denso, ma con Vestremità più 
sottile e sfumata in chiaro. Molto convesso, con carena abbastanza 
ben visibile verso il terzo posteriore. Scudo ventrale biancastro, 
denso, pressochè completo. Spoglie all’estremità anteriore del fol- 
licolo: la prima spoglia, di color paglierino; la seconda, giallo— 
bruna; ma, per la tessitura del sottostante follicolo, poco ben 
distinta dal colore di questo (v. Tav. I, fig. 14). 

Follicolo maschile. Candido, con i lati paralleli e con la estremità 
posteriore ad angolo aperto, smussato. È provvisto di una larga ca- 
rena mediana a superficie cilindrica, limitata da due profondi sol- 
chi laterali, e di dune carene marginali. I margini del follicolo non 
sono rettilinei, ma qua e là slabbrati, sì da ricordare quelli del 
follicolo maschile della D. permutans (Green). Spoglia larvale di 
color grigio-bruno. Dimensioni: 1050 x 345 p.. (v. Tav. I, fig. 15). 

Habitat. Abbondantissimi follicoli femminili e maschili su rami 
di Citrus medica acida, insieme a Lepidosaphes citricola Pack. e ad 
Aonidiella aurantii (Mask.) raccolti all’ Isola Barbados dal Prof. 
H. A. Ballou ed inviatici da lui cortesemente il 4 luglio del cor- 
rente anno. 

Questa specie somiglia molto alla D. permutans (Green) ma se 
ne distingue per il follicolo femminile decisamente opaco, oscuro 
e carenato, anzichè trasparente e chiaro; per il colore della fem- 
mina, non mai violaceo, ma bruno-cupo, per il maggior numero 
di dischi ciripari peristigmatici e per le palette mediane più spor- 
genti delle altre anzichè meno sporgenti ecc. 

Essa porta così, se non erro, a 15 il numero delle specie e sot- 
tospecie del genere Dinaspis Leon. Non sarà male perciò ch’ io 
esponga qui sotto un primo tentativo di raggruppamento delle 
medesime, in forma di chiave dicotomica, il eui valore, giova ri- 











NUOVI DIASPITI 191 


cordare, è relativo alle cognizioni attuali circa il numero delle 
specie sinora note di questo genere, ben lungi dall’essere al com- 
pleto. Mi pare opportuno considerare qui, che per una gran parte 
di queste specie non si sono descritti i follicoli maschili, non solo; 
ma i caratteri di essi non figurano nemmeno nella definizione del 
genere, data da Leonardi, che lo istituì. 

Nella descrizione delle singole specie, VA. non descrive il  fol- 
licolo maschile altro che per la D. giffurdi Leon. di cuni dice che 
è « simile al femminile, però coi margini laterali quasi paralleli 
tra loro » (1) essendo il femminile abbastanza consistente e bianco 
niveò. Io invece, delle quattro specie da me istituite, ho trovato 
sempre in abbondanza i follicoli maschili, i quali sono 0 paglierini 
(D. berlesei) o nivei (D. reticulata, retic. var. minor, annae Malen.). 
Nivei sono pure quelli della /D. permutans (Green) e della sua var. 
verecunda (Green). Gli uni e gli altri, sempre più o meno carenati. 
Per le specie di questo gruppo adunque, il genere Dinaspis si ac- 
costa al genere Chionaspis (2) anzichè al sottogenere Coccomytilus 
delle Lepidosaphes, ciò che, dal punto di vista sistematico, non mi 
sembra trascurabile. Se anche le altre specie mostrassero gli stessi 
caratteri, il genere Dinaspis potrebbe trovare la sua vera posi. 
zione nel gruppo dei Diaspides, ed acquistare, con un carattere 
di più, maggiore stabilità. 

Mancandomi dunque le notizie al riguardo, non ho potuto tener 
conto dei follicoli maschili che in via secondaria e per poche spe- 
cie; tuttavia mi è stato possibile il raggruppamento nell’ ordine 
che segue; riportando, prima, per maggior chiarezza, i caratteri 
del genere forniti da Leonardi : (3) 

« Femmina. Corpo stretto, assai allungato, coi segmenti del to- 
race, specie col secondo, lunghissimo in paragone di quanto osser- 
vasi nelle forme congeneri. 


(1) LeoNnARDI G., Contributo alla conoscenza delle Cocciniglie dell’ Africa occi- 
dentale e meridionale. Portici, Della Torre, 1914, pag. 216. 

(2) Il genere Chionaspis, com’è definito da vari autori, comprenderebbe specie 
con femmine sempre provviste di dischi ciripari perivulvari; ma la C%. denti 
lobis e la Ch. substriata Nwst. sono sprovviste di tali dischi. 

(3) LEONARDI G., Contributo alla conoscenza delle Cocciniglie della Repubblica 
Argentina, pag. 282. Portici, Della Torre, 1911. 








192 ETTORE MALENOTTI 


Regione cefalo-toracica, quando l’insetto raggiunge la maturità, 
fortemente chitinizzata così da costituire un robusto astuecio entro 
cui vien ritirata completamente la regione addominale, la quale 
conserva, al contrario, l'epidermide molle e pieghevole. Pigidio con 
palette e peli-filiere ; lobi dei segmenti addominali con peli-filiere. 
Mancano i dischi ciripari perivulvari. 

Follicolo femminile. Mitilaspiforme, allungato, colle esuvie situate 
ad un’estremità. Velo ventrale robusto, completo o quasi ». 


Epidermide della femmina ovigera, eccetto agli ultimi anelli del. 
l’addome, suddivisa alla faccia interna in numerose aree poli- 
gonali da fossette sottili, formanti un reticolato. . . . 1. 


— — — — senza reticolazione ... .......;. 2 
|. Pigidio con due paia di palette ; follicolo maschile con carena 
incompleta ed appena marcata . . . D. reticulata Malen. 
_ con tre paia di palette; follicolo maschile leggermente 
tricarenato . .00%- | st9 0 D. ret var. miror: MalenlX(b: 
2: Pividio Con ‘cinque paia di palette leo 0 
_ con meno -di cinque paia di palette... .. .. . i. Cb. 

3. Pigidio con due peli-filiere tra le palette mediane . . . . 
eine I A ni DI Po 
RR A 
4. Follicolo femminile opaco, molto scuro, grigio-bruno, con ac- 
cenno: di carena: +0 a lat an DI eno MM aloni 


n _ trasparente, ocraceo-pallido, non carenato . 5. 


_ senza peli-filiere tra le medesime . . . . 


5. Follicolo femminile e femmina conformati normalmente 


RI e E 
— _ — — di solito contratti e notevolmente 
contorti, semi-nascosti alle ascelle delle vene fogliari 5 
. + D. permutans var. verecunda (Green). 
ARE 


SF25 a biango=nived: 0,10 SOS Rea: 


6. Follicolo femminile bianco-sporco oppure scuro 


(1) Le differenze tra questa varietà e la specie-tipo sono talmente forti, che 
forse è meglio considerare la prima come una specie a sè, 








NUOVI DIASPITI 193 


7. Follicolo femminile nero-verdastro (1); pigidio con tre paia di 
palette e con due peli-filiere tra le palette mediane ; 
MEN e o. Dierichesvi Teo 
— — bianco-sporco ; pigidio con due paia di palette 
e senza peli-filiere tra le palette mediane. D. distinta Leon. 

8. Pigidio con due peli-filiere tra le palette mediane. aa 

D. lahillei Leon. 
— sprovvisto di peli-filiere tra le medesime . . . 9. 


9. Pigidio con un sol paio di palette — le mediane — grandis- 
sime, oltre le quali non vi sono che rudimenti di palette, ap- 
POBSSVISEDIlI., } o 03 ea a De gifardi Leon. 


— con tre paia di palette, tutte ben visibili, e di cui 
quelle del terzo: paio dentiformi.. .- . . ..... 10. 


10. Stigmi anteriori con 4-5 dischi ciripari. D. berlesei Malen. (2) 
DO — senza-disebi ‘ciripanio vi asl. ele. 004 


II. Follicolo femminile piuttosto espanso, romboidale. . . ; 
I ce ee e la a ADI lounadburyi Lieod. 


— ts molto lungo e stretto, a lati quasi paralleli. 
alla a ha ae a Da pseudomorpha Leon. 


Firenze, R. Stazione di Entomologia Agraria, 
12 settembre 1916. 


(1) Il Leonardi, dalle cui descrizioni e figure ho tratto gli elementi per la 
classificazione delle sue specie di Dinaspis, parlando della D. ichesii dice essere 
il follicolo femminile di color « atro-vireo » ; ma forse questa parola, che non 
esiste in italiano, vuole esprimere il concetto della parola latina atro-virens, 
che va tradotta nero-verdastro ; e perciò ho creduto opportuno sostituirla con 
quest’ultima. 

(2) L’epidermide del secondo e terzo anello toracale di questa cocciniglia 
mostra, dal lato ventrale, piccole e numerose papille coniche, chitinizzate alla 
sommità, di diverse grandezze e con l’ asse rivolto all’ indietro, Esse sono di- 
sposte lungo le pieghe trasversali dell’ epidermide ; talvolta sono solitarie, più 
spesso raccolte in serie di due, tre, sei ed anche più, ma le serie più nume- 
rose sono formate dalle papille più piccole. Queste papille mancano verso i 
lati del corpo, mentre abbondano nella parte centrale, specialmente attorno 
agli stigmi posteriori. Si distinguono bene schiarendo gli insetti con soda bol- 
lente (v. tav. I, fig. 16). 


« Redia », 1916. 13 





ETTORE MALENOTTI 


ARRIVO 





SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA I 


194 

ie 
» 2. » 
» d. » 
» 4, » 
» 5. » 
» 6. » 
» UO » 
» 8. » 
» 9. » 
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î È 4l 
» 11. Dinaspis annae Malen. Femmina ovigera, dal dorso (7) 


DIVDI2, » » 
st IE » » 
D'UId, » » 
bi La » » 


. Lepidosaphes tuberculata Malen. Femmina ovigera, dal ventre (7) 


» 


diaspidiformis Malen. Femmina ovigera, dal ventre (1) 


» 


1 
» Margine lobato dei tre anelli pre-pigi- 
diali della 9, con i caratteristici 


tubercoli (7) . 


» Pigidio della 9, dal dorso CP) 


» Follicolo femminile, dal dorso 


16 


» » maschile dal dorso (È 


» » con gli anelli distesi 


» Pigidio della Q, dal dorso (7) 
» Follicolo femminile, dal dorso (FP) 


» » maschile, dal dorso (È) 


1 
Sezione trasversale schematica della Q morta e 
disseccata naturalmente (7) . 
1) 


Pigidio della Q, dal dorso (*° 


Follicolo femminile, dal dorso (È) 


» maschile, dal dorso (1) 


» 16, Dinaspis berlesei Malen. Papille dell'epidermide ventrale della Q, presso 


n ee .__: (460 
gli stigmi posteriori (F) 





1 


Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 12 Ottobre 1916. 














Dorr. ETTORE MALENOTTI 


Assistente nella R. Stazione di Entomologia Agraria 


(VIA RoMmaANA, 19 — Firenze) 


PROSPALTELLA FASCIATA Malen. n. sp. 


Foem. Caput subaurantiaceum, superne nigricans, oculis rufo- 
brunneis, antennis subfuligineis. Thorax pallide flavidus, pronoto 
fusco, mesonoto tantum in parte antica fuscescenti, axillis, tegu- 
lis, pleuris et metanoto fusco-subnigris. Pedes subpallidi; alae 
hyalinae. Abdomen basi fuscus, caeterum pallide flavidus, segmen- 
tis 4-7 ad latera fuscescentibus. Oviscaptum nigricans. 





Fig. 1. — Ala anteriore di Prospaltella fasciata Malen. 
ingrandita 125 volte. 


Caput vix thorace latius, fronte oculisque villosis. Antennae 
scapo vix fusiformi; pediculo sensim clava latiori. Clava orga- 
nis sensoriis praedita, segmentis intersese statura subaequalibus. 


196 ETTORE MALENOTTI 


Corpus crassiusculum et robustum. Pronotum setis aliquot mar- 
ginalibus ornatum. Seutum reticulo tenui exaratum, tantum qua- 
dripilum. Seutellam obsoletius reticulatum, quadrisetum. Tegulae 
et scapulae exillime striatae; axillis et pleuris reticulatis. 

Alae anticae amygdaliformes, setis marginalibus vix latitudine 
alae curtioribus (sive circites = latitud. alae aequant.). Pili diseum 
obtegentes longiuseuli. Vena marginalis submarginali longior et 
margine postico basi in plicam exilem attenuato, quae plica alam 
obliquae signat. Vena stigmatica acute desinens, angulum valde 
obtusum cum marginali sistens. i 

Calcar tibiae anticae bifidum. 

Long. corporis 625 p.. Lat., alis apertis, 1290 p.. 

Mas ignotus. 

Habitat. Plura exempla collegi parasita Chrysomphali dictyo- 
spermi (super Sanseviera arborescens), in calidariis, Florentiae. 


OSSERVAZIONE. La specie ricorda assai da vicino la P. lutea Masi; ma se 
ne distingue per la clava mal distinta dal funicolo, per due setole di meno 
sullo seudo e per differenze nella colorazione. 








Gli estratti di questa Nota furono pubblicati il 25 Ottobre 1916. 














GIACOMO DEL GUERCIO 


Gontribuzione alla conoscenza degli Afidi 


Sotto questo titolo presentiamo all’osservazione varie note sugli 
Afidi, dei quali alenni sono della fauna italiana, o di altri paesi 
d’ Europa, e le rimanenti sono del continente africano, o di America. 

Delle specie, che nelle diverse note si trovano esaminate, non 
poche hanno notevole, o grande importanza economica, e le altre 
meritano di essere conosciute solo come nuove, o perchè non ancora 
figurate, o descritte insufficientemente. 

Delle une e delle altre ci pare di aver qui detto abbastanza, per 
ora, per porle in vista. In seguito ne estenderemo anche meglio 
le notizie necessarie, per avversarne efficacemente la diffusione. E 
a quest’ultimo intento, che è sempre il principale nel genere dei 
nostri lavori, giova ricordare che, anche la semplice denunzia della 
presenza di specie nocive, su piante degli altri paesi, può essere 
talvolta sufficiente, per evitare nuovi guai di invasioni da noi. 

La qual cosa giova ricordare particolarmente per gli amatori ed 
importatori di nuove e note piante, giacchè con queste ci perven- 
gono spesso anche gli insetti ospiti, che anche quando appariscono 
innocui nel loro paese di origine, possono riuscire gravemente mo- 
lesti nel luogo di importazione. 


I. — Intorno ad un nuovo nemico delle Rose. 


1. Francoa elegans. 
(Tav. II, figg. 12). 


Si tratta di una specie di Afidide mai notata fin qui e che, per 
vivere sopra piante a portata di mano e diffusissime per tutto, ci 





198 GIACOMO DEL GUERCIO 


sorprende non poco che possa essere sfuggita a quasi mezzo secolo 
di ricerche reiterate. Le quali furono condotte per opera del Pas- 
serini, prima, del Ferrari e del Macchiati, e poi a tutte le nostre, 
fino alla prima decade del Giugno decorso, quando l’abbiamo rin- 
venuta sulle foglie delle piante coltivate, nel parco del Bobolino, 
ai viali dei Colli. 

I rosai di questa città e dei dintorni sono stati visitati da noi 
da quasi venti anni; quelli del Bobolino li vediamo poco meno 
che di continuo, ma le osservazioni non si sono mai imbattute in 
forme come quelle, che formano l'oggetto di questa breve nota. 

Sulle Rose, prima d’ora, erano stati rinvenuti Afidi dei generi 
Hyalopterus, Lachnus, Myzus e Siphonophora (1). Quello trovato da 
noi non appartiene a questi generi, e nettampoco ad altri della 
famiglia. Diamo la descrizione delle femmine partenogeniche attere 
per sistemarle nel modo più conveniente desiderato. 

Le forme adulte dell’ Afide in esame sono di un bel verdognolo 
pallido, assai delicato, abbastanza uniforme. 

Il loro corpo, per altro, è piriforme, tanto allungato che appare 
quasi a contorno ellittico, essendo appena più largo nella parte 
posteriore. 

Tutto il corpo pvi è sul dorso, non liscio, ma scabrosetto, a 
causa di una piccolissima foveolatura, formata di fossettine picco- 
lissime, ovali e trasverse, ben distinte a notevoli ingrandimenti, in 
modo particolare sui somiti dell’addome. 

Il capo è piccolo, del colore del corpo ed a contorno quasi tra- 
pezoidale, con l’altezza eguale alla metà della sua base maggiore. Il 
suo margine frontale è ornato agli estremi di molto larghi tuber- 
coli antenniferi, distinti, ma non molto rilevati, col lato interno 
ornato di ur pelo capitato, a capitazione asimmetrica, conformata 
a testa di uccello, o quasi. 

Il margine della fronte, compreso fra i due tubercoli indicati, è 
leggiermente convesso; ma, invece di essere libero, come in tutte 
le specie dei generi della famiglia, indicati, e in quasi tutti gli al- 
tri, è occupato pressochè del tutto da una sporgenza trasversale, a 


(1) Vedasi: LICHTENSTEIN I., Les Pucerons (Catalogo), pag. 113. Montpel- 
lier, 1885. 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 199 


contorno fra il trapezoidale ed il rettangolare, distintamente mar- 
ginata, appena retusa anteriormente, e verso la sommità dei lati 
ornata di un pelo capitato per parte, simile a quello riscontrato 
sul lato interno dei tubercoli antenniferi sopraindicati. 

La sporgenza descritta è poco meno di due volte più corta che 
larga e sporge sulla froute poco più dei tubercoli antenniferi. 

Le antenne sono corte, ma distintamente setiformi, col primo 
articolo molto grosso ed asimmetrico ; il secondo quasi cilindrico, 
per un terzo almeno più sottile e non distintamente più corto del 
precedente ; il terzo è abbastanza lungo, striato evidentemente di 
trasverso, e subeguale al doppio del quarto; questo è cilindrico 
anch’ esso e subeguale al seguente, che è striato al pari dei due 
precedenti ed il seguente, con l’appendice ; il quinto però è quasi 
clavato, essendo notevolmente ristretto verso la base; porta 
un’ area sensoria orbicolare, ed è della lunghezza e della forma 
del sesto; questo porta un’ appendice cilindroide o filiforme, poco 
più lunga di esso. Le antenne con la loro estremità raggiungono 
il margine posteriore del mesonoto, ed il rapporto lineare fra i 
loro diversi articoli è il seguente : 

O O IA 


Di E IRA 
FAP ICI 1: SANI i "VIIDI (BET 

Il rostro è del colore del corpo, tranne che nella estremità del- 
l’ultimo articolo, il quale arriva al margine posteriore del meso- 
sterno. Dei tre articoli che lo compongono il primo è il più lungo 
di tutti, segue il terzo, ed il secondo è il più corto; tutti e tre 
eguagliano insieme la somma del terzo e del quarto articolo delle 
antenne. 

Gli occhi sono grandi, ma non molto rilevati, e di color vinoso 
intenso. 

Il torace è foveolato come il capo e V addome, col pronoto a 
contorno distintamente trapezoidale e con la base bene incassata 
nel mesotorace, che è arrotondato negli angoli anteriori nel modo 
indicato dalla figura, che mostra anche i rilievi di cui il pronoto 
è ornato. 

Non vi sono sporgenze nei lati dei rimanenti somiti, cosicchè 
le loro linee ne formano come una sola, fino quasi alla estremità 
dell'addome, dove è l'attacco della codetta. 


LI, 


200 GIACOMO DEL GUERCIO 


Le stesse divisioni fra i somiti, pure essendo sensibili, non sono 
assai accentuate e si presentano nelle giunture come è indicato 
dalle strie trasversali della figura riportata. 

Le zampe sono di media lunghezza e di robustezza corrispon- 
dente. Sono per altro del colore del corpo ed appena ispidule, per 
quanto i tarsi volgano leggiermente al bruniccio. È 

Nella figura le tibie anteriori sono presentate di scorcio, e per 
ciò sembrano molto più corte delle medie, mentre in realtà sono 


È . ». - 84 o, ira 
uguali, e le une e le altre corrispondenti ai -+ delle posteriori, 
45 


le quali sono invece i -7 della lunghezza delle antenne. I femori 
sono gradatamente crescenti dal primo al terzo paio, mentre dei 
tarsi quelli delle prime due paia resultano per un quinto circa 
più corti di quelli posteriori. Le tibie delle zampe posteriori si 
trovano disegnate in modo da rappresentarle nella loro reale lun- 
ghezza, e però da esse si possono desumere quelle delle altre 
zampe, servendosi delle notizie indicate. 

La forma dell’ addome non ha bisogno di essere descritta, perchè 
corrispondente a quella del disegno presentato. Di esso il decimo 
somite, nel suo arco dorsale è rappresentato da un pezzo trian- 
golare isoscele molto trasverso. 

Sull’ arco del sesto segmento addominale sono i sifoni, inseriti 
nell’incavo di un piccolo argine, conformato a semicerchio. 

I sifoni sono clavati, ma larghi all’origine, poi più oltre i due 
terzi inarcati dalla base, e volti quasi in fuori, con la sommità 
rigonfiata, dalla quale si scorgono poco le piccole aperture, che 
sono orbicolari, e non evidentemente slargate, nè con i margini 
sporgenti distintamente intorno ad esse. Di questo dà una idea 
precisa la figura riportata. 

La lunghezza dei sifoni è mediocre, ma sono per forma e posi- 
zione molto eleganti ed ornamentali per 1° Afide. 

La codetta è notevolmente più corta dei sifoni, dei quali è circa 
la metà. È ispidula, robusta e ornata di rari peli. 

Quando ora si voglia trovar posto per la specie fra quelle della 
famiglia descritte, bisogna cercare fra i generi dei Macrosifonidi 
(Macrosiphonides nob.) e con particolare riguardo fra quelle del 
gen. Rhopalosiphon Koch, nel quale, meno quelli ad essa proprî, 
si riseontrano le caratteristiche descritte: tubercoli frontali di- 














CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 201 


stanti, evidentemente rilevati, fronte convessa, sifoni clavati, co- 
detta distinta. 

A differenza, però, dei Rhopalosiphon, la specie in esame, come 
è stato detto, presenta una grossa sporgenza medio frontale, che 
non si riscontra in nessuno di essi. Inoltre, il corpo foveolato non 
era stato ricordato fin ora che per le specie del gen. Siphocoryne 
Pass., dalle quali distingue la presenza dei tubercoli frontali. 

Siamo costretti per tanto ad istituire un nuovo genere, che 
riassuma questi caratteri a confronto dei due altri ricordati, e que- 
sto facciamo limitandoli nel modo seguente : 


A. Tubercoli frontali distintamente rilevati. 


B. Margine frontale compreso fra i tubercoli, libero . . . . 
teen aa e n Me, A Nopalosiphnon. -Koek. 


BB. Margine frontale occupato da una grossa sporgenza unica, 
di forma diversa . . . . . . . Gen. Francoa n. 9g. 


AA. Tubercoli frontali nulli, non rilevati. Gen. Siphocoryne Pass. 


Il genere Francoa deriva il suo nome da quello di un beneme- 
rito dell’ insegnamento, il chiarissimo Prof. Franco, Preside del. 
l’Istituto Tecnico di Napoli; mentre alla specie diamo il nome 
di Francoa elegans. 

La Francoa elegans vive, come abbiamo detto, nella pagina in- 
feriore delle foglie delle Rose e alla estremità dei germogli di 
queste piante, al pari dei Macrosiphon, dei Myzus e delle specie 
di Hyalopterus a suo luogo ricordate. 

Nel mese di Giugno, quando V abbiamo raccolta, ci è parso di 
vedere che gli effetti della sua presenza, sugli organi della pianta 
indicati, si appalesano con gravità maggiore di quella, che si attri- 
buisce certamente al Macrosiphon rosae De Geer. ed al My2zus ro- 
sarum Kalt. 

Quanto alla difesa, ancora non abbiamo avuto modo di occupar- 
cene, ma riteniamo che i mezzi stessi escogitati contro le due al- 
tre specie ora indicate, servano ugualmente ad aver ragione di 
quella nuova, introdotta probabilmente con le stesse piante da noi, 


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GIACOMO DEL GUERCIO 


II. — Due altre specie di Afidi nocivi al Pesco. 
2. Anuraphis persicae niger (Smith). — 3. Aphis sp. 


Occorre che i frutticultori europei si preoccupino di ostacolare 
la diffusione di altri due Afidi nocivi alla pianta del Pesco, giac- 
chè, per quanto di regioni assai lontane, uno di essi si trova già 
sul continente europeo, e se non vi è ancora arrivato, prima 0 
poi vi comparirà anche l’altro. 

La prima delle due specie, che segnaliamo all’ attenzione dei 
frutticultori, è V Aphis persicae niger Smith, degli Stati Uniti di 
America, dove i pratici la conoscono col nome di Black peack 
Aphis, o Afide nero del Pesco. 

La specie, da comprendersi anch’ essa nel nostro gen. Anuraphis, 
è prossima ai comune ed antico Afide nero del Pesco, o Anura- 
phis persicae (Boyer). 

Noi l'abbiamo rinvenuta da poco in Italia: la prima volta ne 
scorgemmo, casualmente, la traccia soltanto, sopra radici di piante, 
che, presso il ponte di Valle Crosia, ci dissero venute di Francia, 
nel 1912. Due anni più tardi l’ abbiamo trovata in Toscana; 
ne abbiamo esaminato le femmine vivipare attere, e possiamo 
essere certi della determinazione indicata. 

Le radici delle giovanissime piante di Pesco infette non sono di 
forme nostrali, ma di varietà americane abbastanza diffuse fra noi. 

Ad ogni modo, esse, in corrispondenza delle parti occupate dal- 
l’insetto, presentano delle zone irregolari nere più o meno estese, 
e la colorazione è talmente persistente, che rimane pur dopo che 
quello ha lasciato le radici, per l’intristimento successivo e la 
morte della pianta. 

Quando le famiglie dell’ Afide sono ben numerose, si colora anche 
la terra, che è a contatto delle radici, e la caratteristica colora- 
zione pone allora anche in maggiore evidenza la presenza del. 
l’ insetto, o il suo passaggio. 

Data, per altro, la tinta nera anche dell’Afide e le sue piccole 
dimensioni, non è facile scorgerlo, senza attenta ricerca, nelle 
zone ugualmente colorate delle radici da esso occupate. 











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; CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 203 


Giova ricordare tuttavia che a differenza della specie nostrale, 
questa vive sui rami del fusto, e non sulle radici; sicchè quando 
le parti sotterranee delle piantine di Pesco si trovano infette, 
l’ Afide è certamente quello d’ America. 

Il Black peach Aphis degli Americani è stato notato da molti 
anni in America, e gli Entomologi americani, che di recente se 
ne sono occupati, ritengono probabile che vi sia stato importato 
dall’ Asia. 

Da una parte o dall’ altra, il certo è che esso arreca nel Colo- 
rado danni gravi, e che con gli stessi effetti si è appalesato da 
noi sulle poche piante esaminate. 

Attualmente le piantine infette sono ancora assai rare e, che 
si sappia, tutte di varietà americane, con le quali V’Afide è ve- 
nuto fino a noi. 

Quelli dei frutticulturi, che non acquistano le piantine in Ame- 
rica, ma nei nostri mercati, possono avere la infezione con le 
femmine attere dell’Afide, il quale con le femmine alate passe- 
rebbe ad infettare le piantine degli altri stabilimenti vicini, che 
ottengono le piante dai semi, senza importarne di fuori. Dagli 
Stati Uniti però è più probabile che l insetto arrivi in Europa 
allo stato di uovo. 

L’ altra specie di Afide, nociva al Pesco in India, non è stata 
sufficientemente descritta ed è restata indeterminata. Ma sono 
stati indicati chiaramente, invece, i tristi effetti, che la presenza 
dell’ insetto porta sulle piante. Da quanto si conosce al riguardo 
quest’Afide rappresenta una vera peste per il Pesco. 

Esso, come si rileva dall’ « Indian Museum Notes » vol. VI, n. 1, 
p. 70-71, ricopre completamente le estremità dei nuovi germogli 
e le foglie dei giovani alberi, e succhiandone gli umori i germo- 
gli abortiscono completamente. 

I giovani alberi attaccati presentano tutte le punte dei rami 
infetti contorte a spira, i giovani germogli restano nani, avvizziti 
e bruni, della lunghezza di alcuni pollici, invece di due piedi, 
determinando così un rapido arresto di tutto l’ accrescimento della 
pianta. Il fogliame svoltosi durante la infezione, nella primavera, 
si increspa, mentre si irrigidisce, prendendo la tinta bruna sopra- 
indicata, e muore. Nelle pieghe delle foglie così deformate, finchè 


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Eater 


204 GIACOMO DEL GUERCIO 





queste non muoiono, si trovano tutte le forme dell’ Afide, dalle 
più piccole larve agli adulti atteri ed alati. 

Uno degli alberi giovani esaminati presentava tutto il fogliame 
alterato nel modo indicato e morì evidentemente per causa della 
infezione. 

La specie fu trovata sopra alcuni alberi di Pesco dell’ Eastern 
Dun, nel North India, dove dall’ 11 al 15 Maggio si trovarono tutti 
gli stadî dell’ Afide, che vi si moltiplica rapidamente. 


PER OSTACOLARE LA DIFFUSIONE DEI DUE AFIDI. 


Il primo provvedimento inteso a questo scopo consiste nella im- 
munizzazione di tutte le piante di Pesco, che da qualunque altro 
paese si importano da noi, adottando metodo e mezzi proprì al 
conseguimento dell’effetto indicato. 

Ove si trattasse di distruggere la infezione sopra piantine in 
riposo, e quella fosse rappresentata da uova, per liberarne le piante 
introdotte si operi nel modo seguente. 

In una botticella delle dimensioni di una comune bordolese, o 
in un grosso barile ad un sol fondo (secondo il numero delle piante 
da difendere) si prepara una miscela alcalina di olio pesante di 
catrame, 0 di petrolio nero, con le quantità dei diversi ingredienti 
appresso indicati. 


Ollo *ditcatrameniti e a a SUS TORI 
Soda del commercio (Na C0* . . . . Kg. 4 
AGIO NES SIRO CO DELIA MELATO 


Si pone lVolio di catrame nel fondo della botte ; sì sciolgono î 4 
Kg. di Soda in 10 litri di acqua bollente; si versa la soluzione 
sull’olio di catrame e si mescola il tutto convenientemente ; poi 
continuando ad agitare la massa liquida formatasi, vi sì uniscono 
gli altri 80 litri d’ acqua per arrivare a 90, e nel liquido si immer- 
gono le piantine di Pesco, che si vogliono liberare dalla infe- 
zione. 

Dieci minuti di immersione sono sufficienti per la distruzione 
delle uova di tutti gli Afidi viventi sulle piante coltivate. 

La immersione delle piante deve essere completa, perchè tutte 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 205 


le loro parti restino, pel tempo indicato e di poi, esposte ugual- 
mente all’ azione del liquido insetticida; e perchè così avvenga 
basta imprimere un leggiero movimento al fascio delle piantine 
immerse; ciò che serve ngualmente a tenere sospesa per tutta la 
massa liquida la stessa quantità di materia attiva, per conseguire 
il massimo effetto nocivo eontro l insetto. 

Dopo i dieci minuti di immersione il fascio delle piantine si 
tira fuori, per lasciarle asciugare così come si trovano e poi si 
portano a destinazione. 

Ove invece le piante ricevute fossero da tempo già poste a 
destinazione, conviene adoprare altri liquidi, per conseguire lo 
stesso effetto, senza danno per le piante. 

AI? uopo, in 10 litri d’ acqua, nella quale sia stata posta una 
manata di cenere bene stacciata, si diluisce un Kg. e mezzo di 
estratto di Tabaeco e la soluzione si allunga con altri 80 litri 
d’ acqua. 

A parte si scioglie un Kg. e mezzo di sapone in 10 litri di 
acqua bollente. 

Si versa la soluzione di sapone in quella all’ estratto di Ta- 
bacco e con il liquido che ne resulta si irrorano largamente le 
piantine che si vogliono liberare dai due Afidi. 

Dopo una settimana si ripete Vl operazione per sopprimere quelle 
piccole famiglie degli insetti, che potrebbero essere sfuggite nella 
prima difesa. 

Ma ove le piante fossero attaccate dall’ Afide americano, che si 
annida anche sulle parti sotterranee dei piccoli peschi, le ope- 
razioni indicate non sarebbero sufficienti per sopprimervi l’ insetto. 
Per colpirlo anche nel terreno, al momento della difesa della 
parte \fuori terra del Pesco, se ne mettono allo scoperto le radici, 
e poi si procede alla difesa di tutta la pianta, compreso il fittone, 
conseguendo una economia notevole di mano d’opera e di liquido 
insetticida non indifferente. Le piante si rincalzano di poi mano 
a mano che vengono difese. 

Per la difesa delle piccole piantine può riuscire economico an- 
che l’ impiego dell’estratto di tabacco preparato nel modo indicato. 
Per piante più grandi converrà meglio V uso del miscuglio all’olio 
di catrame surriferito, diluito nella ragione del 3 al 4 °/, di ma- 





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206 GIACOMO DEL GUERCIO 


teria attiva, invece che al 7-10 °/,, che è stato ivi consigliato per 
distruggere anche 1’ uovo dell’ insetto. 


III. — Una nuova divisione del gen. Aphis ed una nuova specie 
di Afide del Colorado. 


4. Hayhurstia deformans sp. n. 
(Tav. II, figg. 3-5). 


Già altra volta, per rendere meno laboriosa e più sicura la de- 
terminazione delle specie numerosissime dell’antico gen. Aphis L. 
le abbiamo raccolte in divisioni generiche diverse, fra le quali una 
fu indicata col nome di Uraphis. 

Questa divisione è caratterizzata essenzialmente dall’ avere la 
codetta distintamente più lunga dei nettarî o sifoni. Sicchè essa 
ha verso il genere Aphis L. quella stessa consistenza che ha il 
genere Hyalopterus, rispetto al genere Myzus. 

Ora, nel genere Uraphis si trovano tanto specie con sifoni cilin- 
drici, quanto specie con sifoni clavati. Queste ultime le distin- 
guiamo dalle altre e le raggruppiamo sotto la denominazione di 
Hayhurstia, dal nome del distinto entomologo americano, che ci 
ha comunicato la specie qui in esame. 

La specie tipica, per caratterizzare il nuovo genere, si trova sui 
‘henopodium e sulle Atriplex del Colorado; e ne diamo i caratteri 
morfologici e le figure relative, per meglio fissare le differenze non 
pure fra il nuovo genere e il gen. Anuraphis, ma anche col genere 
Aphis L., ex part., per dare ragione di tutte e due le divisioni 
indicate. 

L’afide in esame ha la femmina attera alquanto polverulenta, 
quasi ovata, piuttosto allungata, poco più ristretta davanti, col 
capo a tubercoli antenniferi appena bene accennati dal lato ante- 
riore od interno, e da questa parte più corti della metà del margine 
frontale compreso fra essi, il quale è distintamente convesso. 

Le antenne sono subeguali alla metà della lunghezza del corpo, 
con i due primi articoli quasi uguali in lunghezza, ma uno note- 
volmente più grosso dell’ altro e così lungo che largo, mentre il 








CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 207 


secondo è più allungato e tendente al vescicoloso nella metà ter- 
minale; il terzo è molto lungo, più della somma del quarto e del 
quinto, ma meno di quella del quarto, del quinto e del sesto; il 
quarto è appena più corto del quinto, il sesto è poco più corto 
del quarto, e l’appendice del sesto è per un undicesimo più corta 
della somma del quinto e del sesto articolo. Sicchè, mettendo di 
fronte le lunghezze dei diversi segmenti delle antenne si ha: 


1 2 3 4 5 6 a 


‘13° 18° ‘ar. 095° ‘ip. do. do 


Esse, per altro, sono scabre per sensibili strie trasversali, corri- 
spondenti, sul lato anteriore particolarmente, a tante piccole spor- 
genze, e presentano la estremità del terzo al quinto articolo sen- 
sibilmente ingrossata ed arrotondata, e lungo gli stessi articoli 
delle restrizioni che sembrano strozzature. 

Gli occhi sono mediocri e volgono al rossiccio. 

Il rostro è robusto, ma assai vario, perchè ora è corto così da 
non oltrepassare con l’apice il segmento anteriore del mesosterno, 
e però resta molto distante dalla linea basale del secondo paio di 
zampe; ora è più lungo. Nel primo caso esso resulta formato di 
tre segmenti distinti: il basilare appena più stretto del secondo, 
che però è appena più corto, il terzo assai stretto e poco meno 
della somma dei due precedenti. Quando è più lungo ed arriva 
con l’ apice fra la base del secondo e quella del terzo paio di 
zampe, muta notevolmente il rapporto fra i tre articoli, che lo 
compongono, i quali nel rostro più corto sono fra loro secondo la 
serie delle espressioni 


e nel rostro più lungo secondo i rapporti della serie 
si e IR, 
De ine Ra 
Tanto le femmine attere a rostro corto, quanto quelle a rostro 
lungo sono perfettamente adulte; e di questa differenza, che non 
era stata fin ora ricordata nella specie, bisogna tener conto. 
Le zampe sono robuste, con la tibia per tutto molto più lunga 
del femore; il tarso assai bene sviluppato, col primo articolo poco 
più distinto dell’ordinario. 





cio Aaa 


208 GIACOMO DEL &UERCIO 


I sifoni sono clavati, notevolmente più rigonfi dal lato interno, 
e brevi tanto da restare molto indietro, con l'apice, dalla linea di 
inserzione della codetta. 

Questa è robustissima, tre volte circa più larga alla base, e 
per un terzo cirea, 7, più iunga dei sifoni. 

La femmina alata ha la parte della fronte compresa fra le an- 
tenne quasi piana, e non presenta tubercoli antenniferi; il terzo 
articolo delle antenne ‘presenta una fila di aree sensorie situata 
dal suo lato posteriore ; il quarto articolo è appena per + più 
lungo del quinto, che è per i più lungo del sesto, la. cui ap- 
pendice è i due terzi della lunghezza del terzo articolo, ed appena 
più lunga, o uguale alla somma del quinto e del sesto articolo. 
Sicchè si ha: 





Il rostro è meno robusto, e relativamente alquanto più lungo, 
col primo articolo più lungo di tutti, il secondo il più largo e 
più corto, e l’ultimo a lati assai concorrenti: sicchè si ha: 


1 2 3 
20 15 35 





La zampe sono più spinolose che nelle femmine attere. 

Le ali sono grandi, con la cubitale avente il tratto basale sub- 
eguale al ramo anteriore della forcA terminale, ed il piede della 
seconda forca poco più corto del ramo posteriore della prima, della 
quale fa parte; la corda della vena pterostigmatica è subeguale 
ai due quinti della lunghezza dello pterostigma. 

I sifoni sono anche più clavati che nelle femmine attere, per- 
chè sono molto più ristretti alla base ed appariscono perciò più 
larghi alla sommità. 

La codetta è quasi due volte più lunga dei sifoni, sicchè questi 
restano relativamente anche più corti che nella femmina attera. 

Nella femmina alata, per tanto, il carattere generico, posto in- 
nanzi, per la distinzione delle forme delle Hayhurstia, è anche 
più esagerato che nelle femmine attere. Succede per siffatta guisa 
il contrario di quello che ha luogo nel genere Anuraphis, in cui le 
femmine attere hanno eodetta brevissima, che è meno breve nelle 
femmine alate. 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 209 


Mettendo ora in vista i diversi caratteri del gen. Aphis, nel 
senso stretto attualmente considerato e degli altri due generi, che 
a sue spese ne sono derivati, si ha: 


Codetta, nelle femmine partenogeniche attere, indistinta, verruciforme 
o quasi, così corta che larga, mai distintamente conica, e del 
tutto o quasi del tutto nascosta dalla estremità dell’ addome. . 


cn. . + + +. Gen. Anuraphis Del Guere. 
— Codetta, tanto nat femmine attere quanto nelle alate, ben 
distinta. 


Codetta più corta dei sifoni ; sifoni cilindrici. . . . 
a Ed ACI AMS Mr (0 AL) 

aa. Codetta più lunga dei sifoni. 
b. Sifoni cilindrici. . . Gen. Uraphis Del Guerc. 
bb. Sifoni clavati . . . Gen. Hayhurstia Del Guere. 


Quanto ora alla natura della specie, essa non fa parte, di certo, 
della sezione con sifoni più lunghi della codetta, ma dell’ altra 
nella quale la lunghezza dei sifoni è al più uguale, o più corta 
della codetta. In questa sezione bisogna scartare il gruppo con 
sifoni e codetta così lunghi che larghi, e scegliere l altra invece 
con queste parti del corpo almeno due volte più lunghe che lar- 
ghe, e con particolare riguardo le specie a codetta più lunga dei 
sifoni, come quelle del genere Uraphis. 

Ma da queste specie quella descritta si distingue senz’ altro per 
la natura dei sifoni, che sono in esse cilindrici e non clavati. 

Prossime a quella in esame sono, per altro, 1) Aphis atriplicis L. 
o A. chenopodii Schrank, e VAphis cucubali Pass. Ma di esse, a mal- 
grado la simiglianza della forma generale del corpo, e del colore 
giallo verdognolo, mascherato da polvere cerosa bianca, la prima 
ha la codetta della lunghezza dei sifoni; e la seconda ha la fem- 
mina attera con le cosce nere, i sifoni e la codetta  foschi, non 
del colore del corpo, e la femmina alata con capo e torace neri, 
laddove in quella in esame sono del colore del resto del corpo. 

Per ciò la specie descritta deve essere distinta, e le diamo 
il nome di Hayhurstia deformans, dagli effetti che l’ insetto pro- 
duce sulle foglie delle Chenopodiacee, che restano profondamente 
alterate. 


«Redia », 1916. 14 





210 GIACOMO DEL GUERCIO 


IV. — Contribuzione alla fauna afidologica dell’ Eritrea. 


In questa nota si trovano più o meno sommariamente descritte 
ed illustrate diverse specie di Afidini. 

Esse furono raccolte da due miei carissimi amici e colleghi, il 
chiarissimo sig. Capitano Andreini, delle RR. truppe d’ Africa, e 
l’egregio Prof. Nello Beccari. Ad entrambi vadano, con affettuosi 
saluti, le più distinte azioni di grazie. 

Le specie studiate, che qui si presentano all’osservazione fanno 
parte di generi diversi in tribù differenti. 

Si troverà notata per prima una Macchiatiella, dal nome di uno 
dei primissimi Afidologi d’ Italia, Prof. L. Macchiati, la quale si 
può ritenere come tipica del genere. 

Fanno seguito varie specie del gen. Aphis, nel senso stretto da 
noi considerato ; un Uraphis ; una bella varietà del .Macrosiphon 
sonchi ; ed una varietà di Toroptera aurantii, che ha dato occa- 
sione a riportare figure non note delle varie altre Towoptera, da 
noi studiate per la fauna mediterranea. 

Abbiamo così materiale per la formazione dell’elenco seguente: 


Macchiatiella trifolii sp. n. 
Aphis isabellina sp. n. 
»  helianthi sp. n. 
»  dbeccarv sp. n. 
>»  andreinii sp. n. 
» tavaresii Del Guercio. 
Uraphis sorghi (Theob.). 
Macrosiphon sonchi var. flavomarginata v. n. 
Toxoptera aurantiù var. limonii v. n. 


5. Macchiatiella trifolii sp. n. 
(Tav. II, figg. 6-8). 


Di quest’ Afide ho avuto la partenogenica attera soltanto, che 
è piuttosto snella e di color verde giallognolo. È piriforme allun- 
gata, con capo piuttosto piccolo a margine frontale tra le antenne 
appena convesso ; tubercoli antenniferi, abbastanza distinti, ben 








’ 
% 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI ZII 


distanti fra loro, quasi quanto la lunghezza del loro lato interno. 
Le antenne sono sottili, e lunghe quasi quanto la lunghezza del 
corpo, e di color pallido chiaro. Il loro primo articolo è appena 
più grande del secondo e presso a poco della stessa Innghezza 
del lato indicato del tubercolo ; il terzo articolo è piuttosto corto, 
appena più lungo del quarto, che è quasi della lunghezza del 
quinto ; il sesto è clavato e quasi della metà più corto del pre- 
cedente, con un’appendice, che eguaglia presso a poco la lunghezza 
del terzo e del quarto articolo sommati insieme. 

Gli occhi sono ben rilevati. 

Il rostro è robustissimo, col primo segmento alquanto più lungo 
del terzo e questo per altrettanto quasi più lungo del secondo, che 
è il più largo, mentre ’ apice arriva poco oltre il secondo paio 
di zampe. 

Le zampe sono lunghe e robuste, ispidule, con le tibie del 
primo quasi della stessa lunghezza di quelle del secondo paio, e 
quelle del terzo per un terzo circa più lunghe delle une e delle altre. 

I sifoni sono lunghi, successivamente più stretti dalla base al- 
l’apice. 

La codetta è verruciforme e pare che manchi quasi affatto, 
come nella figura riportata. 

L’ insetto è stato raccolto ad Adi Caiè il 18 Aprile del 1902, 
sulle piante di Trifoglio, e va compreso fra gli Afidini del genere 
Anuraphis, sezione a sifoni lunghi (Macchiatiella). 

In questo genere esso si avvicina all’ Anuraphis viridescens, an- 
cora inedito, dal quale si distingue anzi tutto perchè è sprovvisto 
di setole, e poi perchè non ha materia pruinosa sul dorso, il 
terzo articolo delle antenne non è molto più lungo del quarto, 
appendice del sesto non è quasi uguale a quella del terzo arti- 
colo, i sifoni non sono neri, ecc. Distinguendolo dalle altre specie 
gli abbiamo dato il nome di M. trifolit, dal nome della pianta, che 
lo ospita, nella zona dell’ Africa ricordata. 


6. Aphis isabellina sp. n. 
(Tav. lI, fig. 9). 


È rappresentata da femmine attere partenogeniche soltanto, che 
sono di color marrone bruno, piriformi, piuttosto raccorciate, note- 





TERE Re SVGA a | 
i, A Ra 

% 

4 


212 GIACOMO DEL GUERCIO 


volmente più larghe verso la estremità che nella regione del capo 
e del protorace, e poco convesse nel mezzo dei lati, dalla parte 
posteriore del torace alla linea dei sifoni. 

Il capo è piuttosto grande; le antenne impiantate direttamente 
sulla fronte, che è appena convessa fra esse, e sono piuttosto 
robuste, arrivanti quasi alla base dei sifoni. Il loro terzo articolo 
è abbastanza più lungo del quarto, che è appena più lungo del 
quinto ; il sesto è poco più lungo della metà del precedente, con 
l’appendice ugnale alla somma del quarto e del quinto articolo. 

Gli occhi sono grandi. 

Il protorace è notevolmente più stretto del meso e del metato- 
race, con un piccolo tubercolo conico nel mezzo dei lati; la lar- 
ghezza dei due somiti toracici indicati è uguale a quella dei primi 
cinque somiti addominali. 

Le zampe sono notevolmente più robuste delle antenne ed ispidule. 

I sifoni sono corti, alquanto più larghi alla base ed appena più 
lunghi della codetta. 

Sifoni e codetta sono appena meno del doppio più lunghi dei 
tarsi posteriori. 

È stata raccolta sulle piante di Trifoglio ad Adi Caiè, il 
18 Aprile del 1902. 


7. Aphis helianthi sp. n. 
(Tav. 1I, figg. 10-11). 


Di quest’ Afide non conosco che le femmine partenogeniche 
attere, che sono distintamente piriformi, flavescenti, con qualche 
riflesso verdastro in alcune, e tutte con antenne glabre, sube- 
guali alla metà della lunghezza del corpo, del quale sono di 
color molto più chiaro, alquanto brunastre nel primo, e bruno- 
seure dalla seconda metà del quinto articolo alla estremità. 

I due primi articoli delle antenne sono subeguali in lunghezza; 
il terzo è abbastanza più corto della somma del quarto e del 
quinto, o del quinto e del sesto, questi tre ultimi articoli essendo 
quasi uguali fra loro; mentre ’ appendice del sesto resulta un 
poco più lunga del terzo articolo e quasi eguale alla somma del 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 213 


sesto e del quinto, o di questo e del quarto, così come si può 
vedere dalla serie delle espressioni numeriche seguenti: 


Gli occhi sono neri a riflesso vinoso e con il tubercolo per 
l’occhio supplementare ben distinto. 

Il rostro è del colore del corpo, con 1’ apice del succhiatoio 
nerastro, arrivante fra la base del secondo e quella del terzo paio 
di zampe. 

Pronoto con un tubercolo conico sui lati, molto più distinto di 
quelli, che si scorgono sui lati del primo e del nono segmento 
addominali. 

Le zampe sono appena setolose e del colore. del corpo, con il 
terzo terminale delle tibie ed i tarsi di colore bruno-scuro. 

I sifoni sono scuri, alquanto più larghi verso la base e per ‘/,. 
più lunghi della codetta, che è flava ed anch’ essa alquanto allar- 
gata alla base ed ottusa alla sommità, mentre i sifoni sono eguali 
in lunghezza: ai femori anteriori. 

La: piega anale è bruniccia, come quella sottogenitale. 

Quest’Afide è prossimo all’ Aphis helianthemi Ferr., dal quale si 
differisce per la forma generale del corpo, che non è ovato allnn- 
gato, il rapporto in lunghezza dei femori delle zampe anteriori @ 
quella dei sifoni, quello fra questi e la codetta, senza contare le 
differenze nelle antenne, delle quali non è detto a sufticienza per 
PA. helianthemi Ferr., sebbene l'A. ne abbia dato per la femmina 
alata, nella quale il terzo articolo sarebbe eguale alla lunghezza 
del quinto e del sesto sommati insieme. Per ciò distinguo la spe- 
cie descritta col nome di Aphis helianthi nel modo seguente : 


Codetta gialla, allungata, oltrepassante la metà della lunghezza dei 


sifoni. 
Sifoni eguali in lunghezza ai femori delle zampe anteriori. . . +. 
e Aphis hotianthi "sp. n. 
Sifoni appena più lunghi della metà dei femori anteriori. . . . + 


0a 00/4 0,» Aphis. helianthemi.. Ferr. 


Re 


214 GIACOMO DEL GUERCIO | 


L'Aphis helianthi provoca la formazione di un cecidio floreale, 
piegando 1’ apice delle corolle della pianta indicata, sulle quali in 
piccolissime famiglie vive. 

Una certa alterazione produce anche sulle appendici bratteali 
della infiorescenza, avendone visto diverse infette e piegate come 
le appendici corolline. 

Ove la specie si diffondesse e fosse necessario di combatterla, 
potrebbero riuscire utili le soluzioni di estratto di tabacco neu- 
tralizzato, preparato a parti uguali col sapone. 


8. Aphis beccarii sp. ». 
(Tav. II, figg. 12-14). 


È rappresentato dalla femmina partenogenica attera, che è di 
color atro rubiginoso, notevolmente piriforme raccorciata. 

Ha capo piccolo, con margine ‘frontale compreso fra le antenne 
convesso, ed i processi frontali antenniferi piccoli, col lato interno 
notevolmente più corto della metà del margine frontale indicato. 

Le antenne sono giallognole chiare quasi della lunghezza del 
corpo, con i primi due articoli, l apice del quinto e la seconda 
metà del sesto, con Vappendice, di color brunastro. Il primo arti- 
colo è per un terzo circa più lungo del secondo, e per ciò presso 
a poco come il terzo sta al quarto articolo, che è appena più 
lungo del quinto, mentre questo è quasi il doppio del sesto, il 
quale corrisponde alla metà del quarto articolo. L’ appendice è 
poco più corta del terzo articolo. Sicchè per le antenne si hanno 
i rapporti lineari seguenti : 


2 3 4 5 6 a 


1 
14” 10%? 58 40° sn 20 53 








Gli occhi sono neri e poco rilevati. 

Il rostro è presso a poco del colore del corpo, con l'apice arri- 
vante fra la base del secondo e del terzo paio di zampe. 

Il protorace porta una sporgenza conica ai lati, ben distinta. 

Le zampe sono gialliece di lunghezza media, ma robuste, info- 
scate nella seconda metà dei femori, e nere per breve tratto al- 
l’ apice delle tibie e nei tarsi. 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 215 


Ai lati del primo somite addominale vi è un tubercolo conico, 
che si assomiglia all’ altro ricordato per il protorace. 

I sìifoni sono neri, cilindrici, leggermente più ingrossati alla base. 

La codetta è del colore dei sifoni, per quanto meno scura; è 
cilindrica ed uguaglia la metà della lunghezza dei sifoni. 

Le pieghe anale e genitale sono brune. 

Quest’ afide si trova piuttosto numeroso sulle piante di fave, 
Vicia faba, coltivate in Eritrea, dove fu raccolto dall’ egregio 
Prof. N. Beccari. 

Si distingue facilmente dal comune afide delle fave per la 
forma, il colore del corpo e per varîì degli altri caratteri in- 
dicati. Si avvicina di più all’ Aphis silybi Pass., dal quale si 
distingue perchè non è ovale, ma piriforme e tanto raccorciato 
che sembra quasi orbicolare; nè è olivastro scuro, ma scuro ru- 
biginoso, ed i sifoni non sono corti, così come la parte posteriore 
dell’ addome, alla lente, non appare pelosa. 

La specie è dedicata in omaggio al Prof. Nello Beccari, e da 
quello del quale essa prende nome. 


9, Aphis andreinii sp. n. 
(Tav. II, figg. 15-21). 


La sua femmina partenogenica attera è piriforme allungata, di 
color atro verdastro. 

Il capo è due volte circa più corto che largo, con tubercoli 
antenniferi rudimentali, più scuri del corpo, ed il margine frontale 
fra le antenne è abbastanza convesso. 

Le antenne sono eguali alla metà della lunghezza del corpo. Il 
loro colore è bruno seuro, più chiaro alla base del terzo articolo, 
del quarto e del quinto ; il primo articolo è più largo, ma quasi 
della lunghezza del secondo ; il terzo è poco più lungo del quarto; 
questo è appena più lungo del quinto, che è clavato, come il 
sesto, del quale è poco più di ‘/, più lungo, e l’appendice del sesto 
è molto più lunga dell’ articolo che la porta, ed uguale al terzo 
articolo. Il rapporto lineare fra i diversi articoli delle antenne è 
così indicabile : 





216 GIACOMO DEL GUERCIO 


Gli occhi sono neri, grandi, a riflesso vinoso. 

Il rostro arriva con l apice al secondo paio di zampe ed è 
molto più chiaro del corpo. 

Ai lati del protorace si trovano i soliti tubercoletti conici. 

I solchi dei somiti addominali sono assai distinti. 

Le zampe sono lunghe e abbastanza robuste, con la seconda 
metà dei femori e per non breve tratto, alla estremità delle tibie, 
nere; mentre i tarsi sono anch’ essi del colore del corpo. 

I sifoni sono scuri a riflesso verdastro, come la codetta, che è 
poco meno corta della metà dei sifoni. 

La piega anale e quella genitale sono nere, ed ispidule come la 
codetta. 

La femmina alata è assai più snella della femmina attera e 
anch’ essa di color verde scuro. 

Il capo è nero, alquanto lucente, con antenne bruno scure, senza 
peli, come nelle femmine attere, ma abbastanza più lunghe della 
metà del corpo. Il primo articolo è per ‘/, circa più lungo del se- 
condo, e di questo notevolmente più grosso; il terzo è per */, circa 
più lungo del quarto, ed è ornato di una linea di sette aree sen- 
sorie orbicolari, sparse quasi dalla base alla sommità; il quarto 
articolo è scabro, come il precedente, e leggermente clavato; il 
quinto articolo è uguale al quarto; il sesto è uguale a °/, della 
lunghezza del’ precedente, ed è fornito di un’ appendice appena 
più corta del terzo articolo, o della stessa lunghezza. 

I rapporto lineare fra i diversi articoli delle antenne nelle 
alate è il seguente : 





= 
[S) 
(SO) 

AS 
Si 
(eh 
a 


Il rostro è come nelle femmine attere e con lo stesso rapporto 
rispetto alla lunghezza del corpo. 

Il torace è nero, verde nella giuntura del protorace col capo. 

I tubercoli ai lati del protorace sono bene evidenti; le emi- 
nenze toraciche (mesotergiti) sono lucenti al pari del postscuto o 
metatergite. i 

Le zampe sono atro verdastre, con la seconda metà dei femori 
nera, come nel tratto terminale delle tibie e nei tarsi. 

Le ali sono strette e lunghe; le anteriori sono un terzo circa 

















CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 317 


più lunghe del corpo, a pterostigma di color giallo aureo e la 
nervatura giallo infossata. 

L’ addome è atroverdastro, con quattro grosse macchie nere ai 
margini, una delle quali è situata dietro alla inserzione dei sifoni, 
mentre la parte mediana del dorso è in corrispondenza delle dette 
macchie come marmorata di scuro. 

I sifoni e la codetta sono come nella femmina attera. 

Le ninfe presentano due linee parallele di punti seuri ai mar- 
gini addominali. i 

La specie è stata raccolta sulle Coreopsis di Eritrea, dove fu 
trovata in famiglie innumerevoli dal Dott. Andreini dal quale de- 
riva il nome. 


10, Aphis tavaresi Del Guerc. 
(Tav. II, figg. 22-27). 

Di questa specie, dovuta alla cortesia del chiarissimo Prof. Ta- 
Vvares, che la raccolse sugli Agrumi dello Zambese, non avevamo 
dato che una diagnosi, dedicando la specie a chi | aveva rac- 
colta (1). Conveniva per tanto offrirne più larga notizia tanto più 
che fra gli esemplari delle femmine attere esistono diversità ‘di 
forme che merita conto di mettere in vista. 

La specie è rappresentata oltre che da femmine vivipare attere, 
da partenogeniche alate, dalle ninfe di queste e da qualche larva. 

Delle femmine vivipare attere taluna è assai più rigonfia ed 
appare come piriforme raccorciata, simile a quella riportata nella 
fisura 1 della tav. XVI del lavoro ricordato ; altre sono piriformi 
allungate, ma, come le precedenti, arrotondate dalla parte poste- 
riore ; ed altre, infine, sono anch’ esse allungate, ma dalla parte po- 
steriore distintamente coniche, così come si vede dalla figura, che al 
riguardo viene ora da noi riportata. È perciò che le antenne ora 
appariscono della lunghezza del corpo, ed ora più corte, come è 
stato altra volta indicato. 

Sempre però queste femmine sono nere e abbastanza lucenti, 
con capo piccolo, a margine frontale, compreso fra le antenne, 


(1) Broteria, vol. VII, pag. 1483, Cecidologia regionis Zambeziae, del 1908, 








215 GIACOMO DEL GUERCIO 


assai largo e quasi piano, e tubercoli antenniferi piccoli ma ben 
visibili. 

Le antenne, piuttosto robuste, sono nere nei due primi articoli 
e dalla metà del quinto in poi; nel rimanente sono brunastre. Il 
primo articolo è poco più del doppio del tubercolo antennifero, 
misurato questo nel suo lato interno ; il secondo articolo è cilin- 
drico, poco più corto del primo ; il terzo è almeno quattro volte 
più lungo del precedente è più lungo del quarto articolo ; il 
quinto è per un terzo circa più corto del quarto; il sesto è la 
metà circa del quinto, e la sua appendice è molto più lunga del 
terzo articolo, superandolo di un quarto circa. Sicchè si ha 


tf. 1 2 3 4 5 6 a 


low (220006517 65 57 47 20 80 





e però una somma di 318 mier. su 360, che rappresentano la lun- 
ghezza del corpo, misurata dal margine frontale all’ apice della 
codetta (+ Kor.). 

In altre femmine Ila serie dei rapporti indicata si muta nell’ altra 


tf. 1 2 3 4 5 6 a 
10 22 17 TA IGO TEO ZO T00 





che è quella alla quale conviene tenere di più, perchè è delle 
forme più intensamente colorate e ci sembrano perciò meno sot- 
toposte ad ulteriori variazioni. 

Il rostro è abbastanza robusto, meno seuro del corpo e con 
l’ apice arrivante poco oltre la base del terzo paio di zampe. Il 
suo primo articolo è quattro volte la lunghezza del secondo; que- 
sto è appena più della metà del terzo, che è più stretto e poco 
meno della metà del primo, come resulta dalla serie dei rapporti 
lineari seguenti : 





Gli occhi sono distintamente rilevati e vinoso scuri. 

Il protorace presenta un distinto tubercolo conico sui lati. 

Le zampe sono molto robuste, nere, alquanto meno intensamente 
colorate nella prima metà delle tibie, che sono per breve tratto 
più larghe alla sommità e così lunghe che dalle prime a quelle del 
terzo paio stanno fra loro come 40, 55, 75 (-Kor.). 





IVI 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 219 


Come in tutte le specie africane da noi osservate, il tarso è 

molto corto, giacchè resulta uguale al primo articolo delle antenne, 
MER cd. 6 Lo, ; 
e però di "0° #5 #5 delle tibie relative. 

I sifoni sono di media lunghezza, successivamente più stretti 
verso la sommità, e per tutto del colore del corpo. 

La codetta è del colore dei sifoni e metà circa della loro lun- 
ghezza. 

La femmina alata è pressochè delle stesse dimensioni di quella 
attera e per 5 settantesimi soltanto meno larga e corpulenta. Il 
capo però è anche più corto, perchè misura un terzo circa della 
sua larghezza e non la metà. Le antenne resultano anch’ esse 
relativamente alquanto più lunghe, sopra tubercoli antenniferi 
meno grossi. Il terzo articolo delle antenne poi è quasi nero, come 
i due precedenti e fusiforme, non cilindrico, nè bruno scuro; di 
guisa che il quarto articolo ed il quinto sono quelli più scoloriti, 
brunastri. 

Il primo articolo delle antenne è poco più del doppio più lungo 
del suo tubercolo, e per un quarto circa più lungo del secondo, 
come nelle femmine attere; ma nelle alate appare meno cilindrico; 
il terzo presenta due file di aree sensorie, o con queste sparse sol- 
tanto dalla parte posteriore o esterna di esso, e non sono più di 
una diecina ad una dozzina in tutto, mentre per la lunghezza esso 
resulta più corto del quarto articolo e poco più lungo del quinto ; 
il sesto resulta all’ incirea assai meno della metà del precedente, 
con un’ appendice lunghissima, come nelle femmine attere. Sic- 
chè si ha: 


I STR) MSI SR RE UT TORI SNO, 
Io” “Ra .d6. (Go 98, Mo o 10 





oppure 





8 24 15 60 67 46 20 100 


nella quale il rapporto fra il terzo ed il quarto articolo mostra 
che la differenza è anche più sensibile a favore del quarto. 

Le ali sono lunghe ed ampie, a nervatura robusta, ma chiara, 
col pterostigma molto più corto della corda della sua vena; la 
prima vena obliqua è più corta del tratto della sottocostale, che 
va dalla sua origine alla base dell’ala; che è uguale invece alla 


220 GIACOMO DEL GUERCIO 





seconda vena obliqua; la terza ramifica dalla sua metà; così che il 
ramo anteriore della prima forca resulta uguale al piede di essa, 
poco più corto del ramo posteriore, mentre i rami della seconda 
forca stanno per la lunghezza in ragione inversa a quella notata 
per la prima. 

Le ali posteriori sono assai strette e lunghe, arrivando con l’apice 
alla metà della seconda vena obliqua delle anteriori, come appare 
dalla figura indicata. . 

Le zampe sono poco più lunghe che nelle femmine attere, come 
nelle quali, però, i femori sono neri; le tibie sono nere alla base e 
per un certo tratto alla sommità e brunicce nel mezzo. 

I sifoni e la codetta sono quasi come nelle femmine attere, giace- 
chè i sifoni superano di poco il doppio dell’altra. 

La ninfa con V insieme del corpo rassomiglia più alle femmine 
attere, posteriormente coniche, che alle alate, delle quali invece 
ha la forma delle appendici, sebbene alquanto più ridotte, come 
le antenne i sifoni e la codetta; mentre le zampe appariscono as- 
sai più robuste. 

La larva; quando è ancora piccola, ha rostro ed antenne quasi 
della stessa lunghezza; zampe assai robuste,  sifoni. larghi poco 
meno di due volte più lunghi che larghi e codetta verrueiforme. 
Tutto il corpo è ornato di peli relativamente più lunghi che nelle 
forme adulte. 

Quanto ‘ora a distinguere fra loro quelle descritte dalle altre 
notate per le piante degli Agrumi, coltivate nei diversi paesi del 
mondo, presentiamo il quadro seguente : 

I. Tubercoli frontali subeguali in lunghezza al primo articolo delle 
antenne, che è due volte più lungo del secondo; fronte sca- 
nalata.; gifoni e ‘codetta lunghissimi >. RT 

«+++ +++ + «+ Macrosiphon citrifolii (Aslm.). 

II. Tubercoli frontali assai più corti del primo articolo delle an- 
tenne, che è poco più lungo del secondo ; fronte piana o con- 
vessa, non scanalata. 

a. Vena cubitale una sola volta forcuta. . . . . . . + 
sip ia tnl ei eteri FOROpiera 0 QUPAniA: A non 


aa. Vena cubitale due volte forcuta. 





CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 221 


di hd 


b. Corpo cosparso di fiocchi cerosi; numerose aree sen- 
sorie nel terzo articolo delle antenne, scarse nel 
quarto e nel quinto . . . . Aphis cookii ssig. 

bb. Corpo sprovvisto di fiocchi cerosi. 


c. Codetta verruciforme . lio A Me) ae 
- + + + +» Anuraphis erratica Del Guerc. 
ce. Codetta più o meno allungata. 


d. Terzo articolo delle antenne nelle alate con 
una dozzina circa di aree sensorie distri- 
buite su due file, o sparse lungo il suo lato 
posteriore. . . Aphis tavaresi Del Guerc. 

dd. Non. 


e. Femmine attere partenogeniche con sifoni 
lunghi, tre volte circa più lunghi della 
codetta. . Aphis citricola Del Guere. 


ee. Femmine partenogeniche attere con si- 
foni corti, poco più lunghi della co- 
detta . . . . Aphis papaveris Fab. 


11. Uraphis sorghi (7heod.). 
(Tav. III, figg. 2°-35). 


Quest’Afide è rappresentato da femmine partenogeniche attere 
ed alate, da forme ninfali e giovani a vario grado di sviluppo. 

Le vivipare attere sono piriformi, di color bruno scuro volgente 
al giallo legno. Hanno il capo quasi come nella femmina alata, 
ma con le antenne più corte, giallognole fino al terzo articolo com- 
preso, e nel rimanente nerastre. Il terzo articolo è quasi uguale 


< n 3 4 
al quarto ; questo è per 7 più lungo del quinto; il quale è per 


+ più lungo del sesto, la cui appendice è tre volte più lunga 


di esso. 
Gli occhi sono piuttosto piccoli, ma ben rilevati. 


Il rostro arriva quasi ad oltrepassare con l’apice il secondo paio 
di zampe. x 





222 GIACOMO DEL GUERCIO 


Le zampe sono mediocri, giallo chiare, appena ispidule, nelle 
tibie più che altrove. Femori e tibie sono successivamente più 
lunghi. 

I sifoni sono bruni, notevolmente più ingrossati verso la base, 
ristretti verso la sommità, ad apertura leggiermente evasata. 

La codetta è conica, alquanto più lunga dei sifoni. 

Le vivipare alate sono ovato allungate, di color castaneo bruna- 
stro. Hanno capo due volte più corto che largo, con margine poco 
più lungo del doppio del lato interno dei tubercoli antenniferi ; 
antenne notevolmente più lunghe della metà del corpo, arrivando 
quasi alla base dei sifoni; il loro primo articolo è alquanto più 
lungo del secondo, che è quasi così lungo che largo; il terzo è 
appena più lungo del quarto, che è quasi uguale al quinto; sie. 
chè a prima vista questi tre articoli sembrano della stessa lun- 
ghezza; il quinto è due volte più lungo del sesto, che è ‘quasi 
cilindrico e molto più corto della sua appendice, che è per un 
quinto circa più lunga della somma del quarto e del quinto arti- 
colo. Le antenne sono quasi glabre, ma scabre, ed ornate di grosse 
aree sensorie, abbastanza numerose nel terzo articolo, ma scarse 
e rade nel quarto. 

Gli occhi sono più grandi che nelle femmine attere, molto ri- 
levati. 

Il rostro è corto. 

Il torace è bruno nerastro, con } acro protergite isoscele rac- 
corciata, le mesotergiti poco più lunghe che larghe, più scure di 
tutto il torace. 

Le ali sono grandi, le anteriori con nervatura grossa e scura, 
pterostigma verso il margine costale più chiaro; prima, seconda e 
terza vena obliqua quasi equidistanti alla base e poco divergenti 
nel resto fino al margine posteriore; la cubitale presenta la prima 
forca a metà della sua lunghezza, col ramo interno parallelo allo 
pterostigma, e termina colla estremità all’ apice dell’ ala. 

Le zampe sono piuttosto lunghe, flavescenti, appena ispide, a 
femori bruni, come alla estremità delle tibie, ma non dei tarsi, che 
sono più chiari. 

I sifoni sono cilindrici, nerastri, assai più stretti che nelle attere 
alla base. 





I 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 223 


La codetta è gialla, conica, ispidula, appena più lunga dei 
sifoni. 

Le forme giovani sono di color giallo legno. 

In base a questi caratteri la specie si deve riferire all’ Aphis 
sorghi Theobald, che si approssima all’ Aphis genistae Scop., all A. 
euphorbiae Kalt., all’ A. serpilti Koch., all’ A. tormentillae Pass., e 
ad altri. 

Quanto alla importanza economica, l’ insetto, secondo le notizie 
del Prof. N. Beccari, che l’ha raccolto, riesce infesto per la pianta 
del Dura, così d’altronde come abbiamo potuto rilevare dall'esame 
dei campioni che il giovane ed egregio naturalista ci ha dato in 
esame; e infesta, dice pure che è la specie, il Sig. Theobald, ri- 
ferendosi ad un rapporto del Sig. A. Balfour, per il Sorghum vwl- 
gare di Kassala, Sennar e Bahr-el-Ghazal (1). 

Per la difesa il Sig. Balfour, sopra lodato, pensa che, in una 
contrada come il Sudan, l’ impiego conveniente dei mezzi preven- 
tivi di difesa sia difficilissimo. Ritiene invece di efficacia sicura 
le aspersioni insetticide a base di petrolio, naftalina ed acqua di 
quassio, sebbene richiedano molta cura e particolari polverizza- 
tori; afferma la utilità di bruciare le piante infette; accenna al 
mezzo delle piante di Ricino, da coltivarsi intorno ai campi di 
Dura, salvo a completare la difesa con la irrorazione delle piante, 
per quanto per questa via non crede che siavi da aspettarsi 
molto; dà notizie relative alla utilità delle Coccinelle afidofaghe, 
come la Chilomenes vicina Muls. e la Coccinella 11 punetata, e 
raccomanda la diffusione dell’ Entomophtora aphidis nella distra- 
zione dell’ insetto. 

Per conto nostro non riteniamo necessario di dimostrare che 
non è economicamente possibile procedere alla difesa delle gra- 
minacee con gli insetticidi. 

Poco o nulla di utile vi è da aspettarsi anche dalla coltiva- 
zione delle piante di Ricino; ed in ogni modo qualunque altra 
pianta, che largamente coltivata, interrompa le comunicazioni di- 
rette fra l’Afide ed il suo ospite, è al caso di fare altrettanto. 


(1) First Report of the Wellcome research laboratories at the Gordon memorial 
college. Khartoum, 1904, p. 43. 





224 GIACOMO DEL GUERCIO 


La distruzione delle piante infette può riuscire di giovamento, 
ma alla condizione che l’Afide viva sul Dura soltanto e deponga le 
sue uova sulla stessa pianta, e non passi per questo sulle piante 
spontanee, erbacee, della stessa famiglia o di altre, o sopra piante 
legnose, come fanno molte specie dei comuni pidocchi delle piante. 

Per quello che riguarda 1 impiego delle Coccinelle e moltipli- 
carle è cosa più facile a dirsi che ad effettuarla; ed eftettuandola 
sappiamo per esperienza che, con siffatti predatori si può aver 
ragione degli Afidi quando questi vengano colpiti allo stato di 
uovo, dall’autunno inoltrato alla fine dell’ inverno. 

E di tutto ciò bisogna bene assicurarsi, prima di invitare la 
pratica ad operare, per trarne l’ utile desiderato. 

Quanto infine alla diffusione delle Entomoftere, ci è stato dato 
di sovente vedere intere famiglie di Afidi distrutte, nei prati; 
ma nei campi, pur avendo notato spesso questa causa naturale di 
distruzione, non abbiamo mai potuto veder coltivazioni liberate 
dagli Afidi a causa della loro dittusione. 

Volendo poi preparare colture di Entomoftere, a questo scopo, 
noi sappiamo che è assai difficile, così come ostacolo grande si 
trova nelle condizioni dell’ ambiente ; e ciò bisogna veder di cono- 
scere prima di quando realmente bisogna operare, per aver ragione 
della invasione degli A fidi. 


12. Macrosiphon sonchi var. fflavomarginata v. n. 
(Tav. IlI, tigg. 36, 31). 


Descriviamo sotto questo nome alcune femmine partenogeniche 
attere ed alate raccolte dal prelodato prof. Beccari N. sulle foglie 
del Carciofo, coltivato dai nostri coloni in Eritrea; e ne diamo 
notizia non pure per la stazione nuova occupata dall’ insetto e la 
variazione che vi presenta, ma particolarmente perchè la specie 
riesce nociva in quella località, mentre è passata e passa tuttavia 
inosservata da noi, dal punto di vista economico. 

La femmina vivipara attera è piriforme allungata, posterior- 
mente conica, dopo la linea dei sifoni, e guernita sul dorso di pic- 
coli tubercoli, raccolti in serie trasversali, sormontati da corti 
peli setolosi. 








CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 225 


Il colore generale è giallo castaneo seuro, non uniforme ed in 
qualche parte nerastro. 

Il capo è per un quarto circa più corto che largo, nero ed a 
fronte, fra îi tubercoli antenniferi, canalicolata; i tubercoli sono 
assai distinti, notevolmente più grossi del primo articolo delle 
antenne. 

Le antenne sono molto più lunghe del corpo, oltrepassando 
notevolmente l’apice della codetta. Esse sono del colore del capo 
ed ispide per piccoli peli setolosi, brevi, piuttosto radi, che si tro- 
vano anche sul sesto articolo. 

Il loro primo articolo è assai più lungo ed ingrossato del se- 
condo ; il terzo è alquanto più corto della somma del quarto e 
del quinto, dei quali questo è appena più corto di quello ; il sesto 
è clavato e quasi uguale alla metà del precedente, mentre l’appen- 
dice è molto più lunga della somma del terzo e del quarto arti- 
colo, o poco più corta di tutti e tre gli articoli ora indicati. 

Gli occhi sono grandi, molto rilevati e di color vinoso scuro. 

Il rostro è del colore del corpo, bruno scuro alla sommità, con 
la quale oltrepassa di poco la base del secondo paio di zampe. 

Del torace il pronoto è nero, ed il rimanente è del colore del 
corpo. 

Le zampe sono robuste e lunghe, nerastre, ornate di brevi se- 
tole sparse; la metà basilare dei femori e delle tibie però è di 
color castaneo brunastro. 

I sifoni sono neri, cilindrici, arrivanti quasi all’ apice della 
codetta. 

La codetta è conica, del colore degli ultimi somiti addominali, 
ed uguale, in lunghezza, alla metà dei sifoni. 

La piega genitale è nera. 

Nella femmina partenogenica alata il corpo è più snello ed 
allungato che nella femmina attera, di colore parte nero e parte 
giallo castaneo, e pel resto cosparso di piccoli tubercoli piliferi 
come in quello dell’ altra forma ricordata. 

Il capo è quasi per un terzo più corto che largo, con tubercoli 
antenniferi della lunghezza del primo articolo delle antenne. Que- 
ste sono del colore del capo, col terzo articolo ornato uniforme- 
mente di verruche orbicolari, ben rilevate; il quarto ha rare aree 


« Redia », 1916. 15 


226 GIACOMO DEL GUERCIO 


sensorie, ed il quinto è quasi tre volte più lungo del sesto. Il 
rapporto lineare dei diversi articoli è così indicato: 


tf. 1 2 3 4 db i 6 a 
4 6 5 37 21 17 15 35 





nelle quali espressioni il primo termine si riferisce al tubercolo 
frontale, quelli dall’ 1 al 6 ai diversi articoli dell’ antenna e l’ ultimo 
all’appendice del sesto articolo. 

Il rostro è lungo come nelle femmine attere. 

Il torace è nero come il capo e porta ali pallido giallognole a 
pterostigma giallo, stretto ed allungato, nel resto con la nervatura 
assai sottile e bruniccia. 

Le zampe sono lunghe e robuste, a femori gialli nel terzo basi- 
lare soltanto, e con non molta differenza in lunghezza da quelli 
del primo al terzo paio. Le tibie però sono molto più sottili e più 
lunghe dei femori, nere per brevissimo tratto alla base, per un 
quarto della loro lunghezza nelle due prime paia, e per un terzo 
circa nell’ ultimo. 

L’ addome è giallo castaneo, ornato di una serie di macchioline 
nere premarginali, e una serie di grosse macchie orbicolari sul 
margine parallelo a quello precedente. 

I sifoni sono neri, lunghi, cilindrici, appena più larghi alla base, 
e pel resto come nella femmina attera. 

La codetta è alquanto ricurva all’ insù ed appena più corta della 
metà dei sifoni. 

La piega genitale è bruna, come quella anale. 

Le forme ninfali presentano tre linee brune dalla parte infe- 
riore dell’ addome. 

Le larve sono di color giallo castaneo chiaro. 

Insieme alle forme descritte la specie ne presenta altre, che va- 
riano pel colore, e fra le quali alcune femmine attere sono dal 
capo al primo somite addominale di color bruno nerastro, con una 
grande zona ferruginosa seura sul dorso dell’addome, la quale va 
poco oltre la base dei sifoni, mentre la codetta è nera; in altre fem- 
mine attere ed alate il corpo è nero fatta eccezione pel margine 
posteriore dell’addome, che volge al castaneo rossastro. Per queste 
ultime forme assegniamo il nome di Macrosiphon sonchi var. flavo- 
marginata. 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 227 


Ora, queste variazioni a parte, l’ insieme dei caratteri posti in 
evidenza, portano ad assimilare le varie forme descritte alla Sipho- 
nophora sonchi (Linné) Pass. o Macrosiphon sonchi (L.) ed a riunire, 
in modo non dubbio, sotto la detta specie, tanto la Siphonophora 
achilleae Koch, quanto la Siphonophora alliariae, dello stesso autore, 
e lAphis serratulae L. Si conferma così, anche per materiali rae- 
colti assai lontani dalla nostra fauna, quanto il Passerini aveva 
opinato prima, il Buckton e lo scrivente asseveravano più tardi. 

Con 1 accertamento nuovo, sicuro, della sinonimia indicata, fino 


a prova in contrario, bisogna revocare in dubbio Y altra relativa 


alla Siphonophora lactucae Koch, che non abbiamo riscontrata 
con alcuna delle sue forme nel numeroso materiale eritreo esa- 
minato. 

Ma ciò che va posto ancora in vista è la stazione nuova occu- 
pata dall’ insetto in esame, le cui forme erano state raccolte fin 
ora esclusivamente sui Sonehus, sui Cichorium, sui Sysimbrium, 
sulle Achillea e sui Cirsium. 

Non occorre, dopo quanto è stato osservato, avvertire alle dif- 
ferenze fra questo Macrosifonino e il comune Afide del Carciofo 
(Aphis cardui). Giova rilevare invece che quest’ultima specie non mi 
è stata mai comunicata dall’ Eritrea, dove essa si troverebbe com- 
pletamente sostituita, almeno sul Carciofo, dal Macrosifonino de- 
seritto. 

Quanto alla difesa non vi è bisogno di ripetere qui ciò che in 
numerose altre pubblicazioni è stato indicato al riguardo. 


13. Toxoptera aurantii var. limonii v. n. 
(Tav. III, figg. 38-43; @ 44-47). 


Questo afidide è stato trovato assai numeroso sulle poche piante 
di Limone introdotte da qualche tempo in Abissinia, tanto da 
provocare sulle foglie alterazioni che di rado si riscontrano sul 
continente europeo. 

Esso nei materiali in esame è rappresentato solo dalle femmine 
partenogeniche attere, che sono ovali, di color verdognolo o giallo 
verdastro, olivastro più intenso nel mezzo del dorso, ed ivi anche 
alquanto lucente. 


srliia de AIAR 





228 GIACOMO DEL GUERCIO 


Il capo è piccolo, superiormente a contorno quasi semicircolare, 
col margine frontale compreso fra le antenne leggiermente convesso. - 
I tubercoli frontali sono evidenti, ma tanto piccoli da raggiun- 
gere appena con il loro lato interno la metà del margine sopra 
ricordato. 

Le antenne sono scabre, alquanto più lunghe della metà del 
corpo e di color verdognolo chiaro, brunastre nel primo articolo 
ed infoscate dall’ apice del quinto articolo alla estremità dell’ ap- 
pendice. I due primi articoli, poi, sono quasi della stessa lunghezza, 
ma, come si sa, di larghezza differente, maggiore nel primo di 
essi, pure essendo entrambi cilindroidi ; il terzo è per ‘/, più corto 
della somma dei due seguenti, ma uguale a quella del quinto e 
del sesto ; il quarto è uguale ai °/, del terzo, al pari del quale è 
arrotondato, come globulare alla sommità ; il quinto è quasi uguale 
al sesto articolo, dal quale differisce per '/,, e per un’area senso- 
ria posta nella strozzatura solita, praticata presso la sommità ; il 
sesto articolo è clavato ed uguale ai °/, della lunghezza del quarto 
e porta un’ appendice, che supera per */,, la somma del quinto e 
del sesto articolo, per cui resulta più lunga del terzo. Sicchè si ha : 


1 2 3 4 5 a 
o Fbi 50 BARMAN eso 





Gli occhi sono alquanto depressi, di color vinoso scuro. 

Il rostro è corto, nerastro, con l’ apice nerastro arrivante poco 
oltre la base del secondo paio di zampe. 

Le zampe sono robuste, di mediocre lunghezza, di color pallido 
verdognolo, nella estremità delle tibie soltanto e nei tarsi nerastre ; 
le tibie resultano per un terzo circa più lunghe dei femori. 

I sifoni sono neri, distinti, quasi conici, essendo molto più lar- 
ghi verso la base, ed arrivano con l’ apice a quello della codetta. 

La codetta è distintamente conica, molto robusta, del colore 
del corpo, appena più lunga della metà dei sifoni, mentre la sua 
larghezza alla base è la stessa dei sifoni. 

Delle ninfe trovate fra le femmine attere, raccolte di ottobre, 
alcune sono più grandi ed altre più piccole; e di esse mentre 
queste ultime hanno tubercoli frontali più manifesti, rostro e sifoni 
come quelli delle femmine attere, le altre hanno il rostro parti- 
colarmente così corto che oltrepassa di poco il primo paio di 








CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 229 


zampe, ed i sifoni tanto piccoli e cilindrici che, se l’alato che ne 
deriva, conserverà tali caratteri, si troveranno differenze notevoli 
per questo, sia rispetto alle specie congeneri, sia a quella stessa 
degli agrumi, che si conosce nel continente europeo. 

Non ostante a noi pare ora di vedere negli atteri descritti’ le 
forme analoghe della Toroptera aurantii Koch, trovata, come si sa, 
sulle Camelie, sugli Aranci, sui Limoni, sui Manderini, sui Pom- 
pelmi, sebbene, paragonando la serie delle espressioni relative ai 
rapporti fra i diversi articoli delle antenne della Toroptera aurantii, 

1 e e ; 
ie° 38 6 48 45 19. 78° CON quella della specie ora descritta, 
si vede che una certa differenza esiste. Il primo articolo è 
per ‘/, circa più lungo del secondo nella 7. aurantiù mentre è 
uguale o quasi uguale al secondo nella specie dei Limoni di Eri- 
trea; e così sonovi altre discordanze, per le quali le due specie 
non si possono considerare perfettamente le stesse. Altre difte- 
renze si riscontrano nei caratteri dei sifoni rispetto alla codetta, 
la quale è nera nella 7. aurantii e sta ai sifoni come 30 a 40, 
mentre nella specie ora descritta la codetta è verdognola e sta ai 
sifoni come 30 a 53; e perciò formiamo con gli insetti in esame 





la varietà, che indichiamo col nome di Toroptera aurantii var. 
limonti, riservandoci di ritornare su questa sistemazione non ap- 
pena avremo le forme alate, che ci mancano. 

Quanto poi alle altre specie di Toxoptera, per mostrare come 
queste siano diverse, basterà ricordare che quella delle Grami- 
nacee è verde, come la specie descritta; ma ha i sifoni cilindrici 
e la codetta alquanto più lunga e stretta, così che il rapporto è 
di 35 a 50, mentre per le forme attere degli Agrumi è relativa- 
mente di 30 a 40, e di 30 a 53; il terzo articolo è molto più corto 
della somma del quarto e del quinto, e altre differenze si possono 
rilevare dalla serie dei rapporti lineari fra i diversi articoli, che 

Poe : de 
si riporta per le attere della Towoptera graminum Rond., 7 -ir 
3 4 5 6 a 

RICA (83 20 8° 

La Toxoptera clematidis Del Guere. poi è nera, a sifoni succes- 
sivamente più sottili dalla base alla sommità, dove appariscono 
come arrotondati, mentre dalla serie dei rapporti degli articoli 

È 2 3 4 5 6 a i , S 
iellewantenno: = ee 4” SI vede, fral altro, 
come, in nessuna delle specie ricordate, il secondo articolo sia 











IR Nn "gr CIR AN 





230 GIACOMO DEL GUERCIO 


uguale al sesto, è però assai diversa dalla forma del Limone di 
Eritrea, ora descritta. 

La Toxoptera scirpi Pass. ha le femmine attere di colore rubi- 
ginoso lucente, col margine addominale soltanto irto di piccoli 
tubercoli ; sicchè anche per questa non vi può essere ragione di 
assimilazione di sorta. 

Mettendo ora a confronto le varie specie ricordate con quella 
in esame, si ha: 


1. Femmina attera col margine addominale irto di piccoli tubercoli. | 
Toxoptera scirpi Pass. 
— Margine addominale della femmina attera non tubercolato. 3. 


. Sifoni cilindrici così larghi alla base che alla sommità . 
Toxoptera graminum Pong 


W 


— Sifoni quasi conici, due volte più larghi alla base che alla 
samanitàe Lo na Valea E li AT 


4. Sesto articolo delle antenne uguale al secondo . È 
«+ x, «+ +. + Toxoptera clematidis Del Gale 


—- Sesto articolo delle antenne notevolmente più lungo del secondo. 


. Primo articolo delle antenne notevolmente più lungo del secondo ; 
sifoni una volta e un terzo circa la lunghezza della codetta 
sifer oei ein Lei ate UToxopiera:anrantii Kos, 


(tub) | 


— Primo articolo delle antenne subeguale al secondo; sifoni 
due volte circa la lunghezza della codetta 
T. aurantii var. limonii Del senti 


V. — Una nuova specie di Afide per la flora 
delle Graminacee nostrali. 


In una precedente nota (1) abbiamo fatto osservare che la flora 
italica delle Graminacee ospita una serie considerevole di A fidi, 


(1) Specie nuove di Afidini per le Graminacee in Italia (« Redia » vol. IX, 
fasc. 2, pag. 197), Firenze 1913. 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 231 


e pel gruppo strettamente indicato, facemmo notare le seguenti 
specie : 

Aphis avenae Fabr. ; 

Aphis maydis Fitch. : 

Aphis maydi-radicis Forb. ; 

Aphis hordei Del Guere. ; 

Aphis vulpiae Del Guere. ; 

Aphis papaveris Fab. 


Da noi sempre, poi, vi sono varie specie di Sipha e qualche 
Myzocallis, che non si definiscono specificamente, perchè sono fuori 
di questione rispetto alla nuova specie di Afide, che dobbiamo 
ricordare. 


14. Anuraphis poae n. sp. 
(Tav. III, fig. 48). 


Di questa specie si conosce soltanto la femmina vivipara attera 
ipogea, che vive sulle radici della pianta ospite. 

Essa è piriforme, ma notevolmente allungata, poco più di due 
volte la sua massima larghezza. Appare anche poco rigonfia e non 
assai rilevata, o poco meno che depressa. 

Ha capo largo, quasi dune volte più della sua lunghezza, col 
margine frontale tra le antenne quasi piano e senza neppure l’ac- 
cenno di tubercoli antenniferi. 

Le antenne sono brevissime, più corte della metà della lun- 
ghezza del corpo, ed appariscono scabre, con radi peluzzi setolosi. 
I loro due primi articoli sono grossi, quasi globulari, il primo 
appena più voluminoso del secondo, e tutti e due oltre il doppio 
più spessi dei rimanenti articoli delle antenne. Il terzo articolo è 
alquanto fusiforme, appena più lungo del quarto; questo è cla- 
vato ed appena più lungo del quinto, che è della stessa forma ; 
il sesto è anche più clavato dei due precedenti, per un terzo 
circa più corto del quinto, e poco meno della metà della sua ap- 
pendice, che è assai robusta. 

Gli occhi sono grandi, con distinto tubercolo posteriore. 

Il pronoto è a contorno trapezoidale, a lati esterni posterior- 





v. 


IO PI e RZ A UA 
- À LA 4a 


232 GIACOMO DEL GUERCIO 


mente assai convessi quasi arrotondati e senza il Mtuetonioto, 
che generalmente si incontra su di essi. 

Le zampe sono ben robuste, ma di mediocre lunghezza, con tarsi 
distinti ed alquanti piccoli peli corti, setolosi, sulle tibie. 

I sifoni sono corti, quasi uguali, se non poco più corti dei tarsi 
posteriori; e sono due volte più lunghi che larghi. 

La codetta manca quasi affatto, perchè appare come una ver- 
ruca alla estremità dell’ addome. 

Questa specie appartiene per ciò sicuramente al genere Anura- 
phis e al gruppo di quelle specie in esso, che hanno antenne assai 
corte e sifoni brevissimi, subeguali o più corti della lunghezza dei 
tarsi posteriori, come ad esempio l Anuraphis ranthii Del Guerec., 
VAnuraphis filaginea Del Guere. e, fino ad un certo punto, l’ Anu- 
raphis myosotidis (Koch), ete. 

Di queste specie ricordate, che sono anche le più prossime a 
quella descritta, escluso VA. myosotidis, che ha il quarto articolo 
delle antenne più corto del quinto ed i sifoni molto più lunghi 
dei tarsi; e l’Anuraphis xanthii, per i sifoni molto più corti dei 
tarsi posteriori ed il terzo articolo delle antenne due volte almeno, 
o quasi, più lungo del quarto, non resta, pel confronto, che 1’ Anw- 
raphis filaginea. Questa specie però, indipendentemente dalla sua 
forma del corpo, che è a contorno ellittico, ha il terzo articolo 
delle antenne eguale alla lunghezza dei due seguenti, e 1’ appen- 
dice del sesto articolo della Inunghezza dell’ articolo, che la porta. 
Sicchè la forma descritta non si può confondere nemmeno con 
essa e va distinta nel modo seguente: 


Femmina partenogenica attera a contorno ellittico, col terzo articolo 
delle antenne eguale alla somma dei due seguenti e l appendice 
del sesto della lunghezza di questo . . . Lita pal 

si Ae E Anna filaginea Del Guerc. 


Femmina partenogenica attera piriforme allungata, col terzo articolo 
delle antenne appena più lungo del quarto e Vappendice del sesto 
due volte la lunghezza del medesimo . Anuraphis poae sp. n. 


La forma attera della specie descritta, come è stato premesso, 
è radicicola, e si trova di primavera e nell’ estate sulle radici 








i gpedia) n stà hai ie a iii ue dA lei 
È 





CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 233 


della Poa annua, in compagnia degli atteri della nota Schizo- 
neura corni. 

È rara, o tale almeno è stata per noi in Toscana, dove 1’ ab- 
biamo rinvenuta. 


VI. — Forme nuove per gli Afidi degli Agrumi di Sicilia. 


Fino a poco tempo fa la sola specie di Afidide che si ricordasse 
per le piante degli Agrumi, era la Towoptera aurantii 0 Aphis 
camelliae Kalt. (1). 

Gli Entomologi americani ricordavano per il loro paese una St- 
phonophora citrifolii Ashm., che non essendo stata sufficientemente 
descritta fu ritenuta dagli Afidologi nostri come un sinonimo 
della specie precedente, o non venne considerata affatto nè in un 
genere, nè nell’altro (2); ma in realtà essa esiste ed è certamente 
un Macrosiphon (M. citrifolii). 

Di recente l’Essig ha descritto e figurato per gli Agrumi, l Aphis 
cookii, così come noi avevamo indicato per le stesse piante VD Aphis 
tavaresi. Sicchè Vl elenco delle specie fin ora ricordate sarebbe il 
seguente : 


1. Macrosiphon citrifolii Ashm.; 

2. Toxoptera aurantii Koch. ; 

3. Aphis tavaresi Del Guere. ; 

4. Aphis cookîi Essig.; 
e a queste specie noi desideriamo che vengano ora aggiunte quelle 
appresso figurate e descritte. 


15. Anuraphis erratica sp. n. 
(Tav III figg. 49-51), 


Femmina vivipara alata due volte circa più lunga che larga e 
però tozza, all’aspetto, ed ampia. 
Il suo colore è atro giallastro, e verdognolo nell’ addome. 


(1) I. LICHTENSTEIN, Le pucerons, catal. pag. 87 (vedi: Citrus). 
(2) IDEM, Op. cit., pag. 49-52, pag. 55. 


“iii sei 


234 GIACOMO DEL GUERCIO 


Il capo è atro giallastro, un terzo circa più corto che largo, 
piuttosto ampio, col margine frontale compreso fra le antenne con- 
vesso ; i tubercoli antenniferi appena accennati dal lato interno ; 
e le antenne quasi della lunghezza del corpo. 

Delle antenne i primi due articoli sono del colore del capo ; il 
terzo è pallido verdognolo, appena infoscato ; il quarto è pallido 
verdognolo, come la prima metà del quinto, il resto del quale ed 
il rimanente dell’antenna sono appena infoscati. Quanto invece al 
rapporto lineare fra i diversi articoli, il primo è appena più lungo 
e poco più largo del secondo, che è cilindrico e presso a poco due 
volte più lungo che largo ; il terzo è tre volte più lungo del primo, 
scabro, con una distinta strozzatura preapicale, e fornito di una 
linea di cinque aree sensorie di cui due nella prima metà e tre 


nella seconda; il quarto è per # soltanto più corto del prece- 


. . x 1 inia . x PIES 
dente; il quinto è per - più corto del quarto, ed il sesto è più 


l LA 
= mentre la sua appendice è lunga tanto 
da uguagliare quasi la somma del sesto e del quinto articolo. 


Sicchè si ha: 


corto del quinto per 





12 101. 00597 03109> 0870 


Il rostro è del colore del capo, alquanto più chiaro, col primo 
articolo più lungo del terzo, e questo più lungo del secondo, men- 
tre con l’apice si estende alla linea del terzo paio di zampe. 

Gli occhi sono neri, depressi, ma ampî, e distinti sono anche 
gli ocelli, di cui due trovansi addossati agli occhi composti. 

Le zampe sono quasi giallognole, gracili e relativamente lunghe, 
ispidule, con l’apice delle tibie soltanto, per un tratto poco più 
lungo del tarso, di color atro, nel primo e nel secondo paio; nel 
terzo paio di zampe sono bruno scuri anche i femori nel loro 
terzo terminale. Quanto alla lunghezza delle loro diverse parti 
basterà ricordare che le tibie del primo paio misurano 35 divisioni 
micerometriche (È Koristka) laddove ne misurano 32 quelle del se- 
condo, e 44 nel terzo. 

Le ali sono relativamente lunghissime ed ampie, perchè supe- 
rano d’ un terzo circa la lunghezza del corpo, e quelle superiori 
sono molto più larghe dell’ addome, che è la parte più larga del 





Je 
ia 








CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 235 


corpo. Lo pterostigma è giallognolo, la nervatura è sottilissima € 
quasi dello stesso colore infoscato. Per il rapporto fra il primo ed 
il secondo paio d’ali vedasi quanto resulta dalla figura riportata. 

L’addome appare quasi orbicolare, con sifoni del colore del capo 
e del torace, e la codetta del colore dell’addome. 

I sifoni sono brevi, notevolmente più larghi alla base, essendo 
ivi il doppio che alla sommità; la loro lunghezza è doppia di quella 
del secondo articolo del tarso posteriore. 

La codetta è verdognolo brunastra, alquanto più chiara dei si- 





foni, dei quali è i 3 : è poco più che verruciforme essendo un 
terzo circa più corta che larga, ed uniformemente ispidula, men- 
tre l’ opercolo anale sottostante presenta una distinta linea di 
setole arcuate. 

L’alato descritto è certamente di un Anuraphis, di cui non si 
conosce l’eguale da noi. Esso inoltre si trova sopra una pianta i 
cui Afidi sono rari e ben conosciuti, così da non potersi confon- 
dere con quello ora descritto, per il quale proponiamo il nome di 
Anuraphis erratica, perchè è pensiero nostro che esso sia arrivato 
sugli Agrumi da altre piante e non si sa se e per quanto tempo 
nell’anno vi prenda sede definitiva. 

Ad ogni modo, data la natura della codetta ed il suo rapporto 
in lunghezza con i sifoni, la specie in esame non si può parago- 
nare e confondere con nessuno degli Afidi viventi sugli agrumi, 
non dico con i Macrosiphon (M. citrifoliiù Ashdm.) e con le 7oxo- 
ptera (T.aurantii Koch.), ma con le Ceylonia e con gli Aphis. Tra 
le specie di quest’ultimo genere vi è 1’ Aphis tavaresi Del Guere. ; 
ma appartiene al genere Aphis propriamente detto, secondo le ri- 
duzioni strettamente necessarie, che abbiamo dovuto fargli subire, e 
l’alato, descritto ora, non si può in alcun modo confondere con esso. 


16. Aphis citricola sp. n. 
(Tav. III, figg. 52-57). 


La forma attera raccolta ha contorno ellittico raccorciato, perchè 
assai rigonfia nella parte media, tanto da raggiungere i sette de- 
cimi della lunghezza dell’ animale, esclusa la metà sporgente della 
codetta, così come è indicato nella figura riportata. 


fl 





236 GIACOMO DEL GUERCIO 


Il suo colore è nerastro, opaco, alquanto meno intenso verso i 
margini laterali, per brevissimo tratto e particolarmente fra le 
congiunture dei diversi anelli, che molto male, o non si distinguono 
sempre fra loro, neppure alle estremità-laterali indicate. 

Il capo è piccolo, due volte più corto che largo, col margine fra 
le antenne convesso, scabrosetto, ornato di due peluzzi appena ben 
distinti a forti ingrandimenti, come si rileva dalla figura, che è 
stata riportata. 

I tubercoli antenniferi sono piccoli, ma evidenti, col lato ante- 
riore od interno due volte più lungo di quello esterno ed uguale 
alla quarta parte del margine frontale compreso fra essi. 

Le antenne sono presso che i quattro quinti della lunghezza del 
corpo, 0 poco meno che uguali e di color giallo legno chiaro fino 
all’apice del quarto articolo, dopo del quale sono nerastre, o bruno 
scure, quasi come il primo ed il secondo articolo. 

Il primo articolo è più largo, ma della stessa lunghezza del se- 
condo, che è più cilindrico del primo; il terzo è oltre quattro 
volte la lunghezza del secondo, e per un quarto circa più lungo 
dell’articolo seguente; questo è uguale al quinto, che supera per 
cinque noni il sesto articolo, di cui l appendice è due volte più 
lunga. Sicchè si hanno i rapporti lineari seguenti : 


1 2 Se 1 5 5 a 
15 15 65 46 45 25 50 





Oltre a questo gli articoli delle antenne sono arrotondati al- 
l’apice, e per tutto, dal terzo in poi, tanto scabri per rilievi tra- 
sversali, che appariscono denticolati ai lati. 

Il rostro è del colore del corpo ed arriva con Vapice fra la base 
delle seconde e quella del terzo paio di zampe. 

Gli occhi sono piuttosto poco rilevati. 

Il protorace termina con gli angoli posteriori in un tubercolo 
rivolto in basso, ma distinto come quello sul settimo articolo ad- 
dominale, che segue l’attacco dei sifoni. 

Le zampe sono molto robuste, di color giallognolo, ma con il 
terzo terminale dei femori anteriori e mediani, bruno scuro, poco 
meno del tratto terminale delle tibie, e per una lunghezza eguale 
a quella dei tarsi, che sono dello stesso colore; mentre la metà 








iantinrite AAA eti d a 





CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 237 


quasi dei femori posteriori è nera. Esse poi sono ispidule, per peli 
brevi per tutto, anche sui femori, e appena notevoli sui tarsi. 

I sifoni sono lunghi, neri, poco più larghi alla base e da que- 
sta gradatamente più stretti verso il terzo apicale. La loro lun- 
ghezza è uguale a quella dei femori posteriori. 

La codetta è nera come i sifoni, assai ispida, e con qualche 
pelo lungo. È uguale a poco più di un terzo o ad un terzo circa 
della lunghezza dei sifoni, essendone gli 11 ai 12 trentesimi. 

La femmina vivipara alata è uniformemente nerastra, poco meno 
tozza dell’attero precedentemente descritto, di cui ha presso a poco 
le dimensioni di 75 Xx 40 mier. (È Kor.). 

Il capo però ha il margine frontale, compreso fra le antenne, 
piano o quasi, ed i tubercoli antenniferi non sono neppure ae- 
cennati. 

Delle antenne, che sono poco più corte del corpo, i primi due 
articoli sono nerastri; il terzo è giallognolo bruniecio nel mezzo, 
e dal quarto articolo in poi il colore è giallognolo, appena info- 
seato. Il primo articolo è poi notevolmente più lungo e più largo 
del secondo; il terzo presenta una fila di 7 aree sensorie ed è 
quattro volte più lungo del secondo, e per 11 quarantesimi più 
lungo del quarto ; il quinto è uguale o appena più lungo del pre- 
cedente ; il sesto è quasi i due terzi del quinto, mentre la sua 
appendice è poco più lunga della somma del quinto e del sesto 
articolo. Sicchè si ha: 

iure ale 


pi Ian an egli a 


Il rostro è lungo, giallognolo, appena infoscato nel terzo arti- 
colo, che si estende al terzo paio di zampe; il suo primo articolo 
è quattro volte più lungo del secondo e poco più di due volte il 
terzo (40, 10, 18), e tutti provvisti di qualche setola abbastanza 
lunga e rigida. 

Le zampe sono ispidule, sia nei femori che nelle tibie, dove le 
spinole sono più allungate. Esse sono giallognole, quasi straminee 
nelle tibie, che presentano un lungo tratto terminale bruno scuro 
come i tarsi, mentre dei femori, solo quelli del terzo paio sono 
‘nerastri. Per la lunghezza, le tibie anteriori misurano 35, le se- 
conde 33, e quelle posteriori 45 divisioni micrometriche (4 Kor.). 





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Pa È e) h "6 CAPITO PESA 





238 GIACOMO DEL GUERCIO 


Le ali sono ampie e lunghe, ma con lo pterostigma piuttosto 
stretto e corto, le prime tre vene oblique diversamente dirette, e le 
ali posteriori assai più strette, come si può vedere dalla figura ri- 
portata pel confronto. 

L’addome è posteriormente conico, con un piccolissimo pelo sui i 
lati dei segmenti, dei quali il settimo porta un tubercolo conico I 
assai distinto, come si vede dalla figura, che ne è stata riportata. 

Dalla figura stessa si rileva la forma dei sifoni, che sono alla 
base quasi due volte più larghi che alla sommità. Essi sono nera- / 
stri, come il corpo, scabrosi ed uguali alla metà della lunghezza | 
dei femori posteriori e due volte più lunghi del secondo articolo del | 
tarso posteriore, come nella specie precedente. | 

La codetta però è qui verdognola, non nera, e bene conica al- 
lungata, e raggiunge la metà precisa dei sifoni, dei quali ba presso 
a poco anche la larghezza. 

Questa specie è diversa dall’ Aphis tavaresi, precedentemente in- 
dicato, anzi tutto perchè ha femmine attere ellittiche, non piri- 
formi raccorciate e arrotondate alla estremità posteriore, come 
nella specie ricordata. La quale oltre all’essere, poi, assai rigonfia, 
ha i sifoni molto corti e molto rigonfi nella maggior parte di essi 
cominciando dalla base, mentre sono cilindrici e lunghi nella spe- 
cie degli agrumi ora in esame, che per tanto si deve distinguere 
dall’altra e la indichiamo col nome di Aphis citricola da quello 
del genere delle piante sulle quali fu rinvenuta. 

Quanto poi al confronto con le altre forme degli Afidi, che fre- 
quentano le stesse piante, non vi può certo essere confusione con 
i Macrosifonini del genere Toroptera e Macrosiphon, già ricordati. 

Forme affini di Afidi, che si approssimano a quella descritta, ma 
che frequentano piante diverse dalle Auranziacee se ne conoscono 
diverse e sono quelle a corpo nero, nitido, od opaco, a sifoni neri 
lunghi, più lunghi del doppio della codetta, come 1 Aphis hederae 
Kalt., Pass., V A. intybîì Koch, e VA. sambuci L. 

Di queste specie però la prima ha le antenne più lunghe del 
corpo, nei tipici raccolti dal Passerini e nei nostri; la seconda 
non ha i sifoni della lunghezza dei femori posteriori, ma della 
metà più corti e col quinto articolo delle antenne più lungo del 
quarto; e la terza, VA. sambuci, se ne distingue sia per la tinta 








CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 239 


volgente all’olivastro, sul dorso, tanto nelle femmine attere quanto 
nelle alate, sia perchè il terzo e quarto articolo delle antenne 
sono neri, come i femori delle zampe medie e posteriori; ma so- 
pratutto se ne distingue per la brevità delle antenne, che sono 
soltanto la metà della lunghezza del corpo; per le zampe più 
corte, e per la codetta, che è più corta e tozza, e non sottile, come 
nella specie descritta, come si potrà vedere dalle figure riportate 
pel confronto. 


17. Aphis papaveris Fab. 
(Tav. IV, fig. 58). 


La sua forma attera. è distintamente piriforme raccorciata, 
posteriormente arrotondata, o alquanto retratta, come appare dalla 
figura riportata. 

Il suo colore è nero intenso, opaco, uniforme fino verso i mar- 
gini, dove appare meno scuro, ed ornato di un pelo distinto ai lati 
dei varî somiti. 

Il capo è due volte più corto che largo, ma alquanto più grande 
e con peli due o tre volte più lunghi di quelli della specie pre- 
cedentemente indicata, come si vede nella figura riportata pel 
confronto. I tubercoli frontali sono ugualmente evidenti; ma le 
antenne presentano il primo articolo per un quarto più lungo del 
secondo ; il terzo è quasi cinque volte più lungo del secondo ; il 
quarto è uguale ai 25 trentunesimi del terzo ; il quinto è per un 
quarto più corto del precedente ; il sesto è uguale alla metà del 
quarto, e l’ appendice è uguale a quasi due volte la lunghezza 
del sesto. Sicchè si hanno i rapporti lineari seguenti: 


1 2 3) 4 5 6 a 
20 15 72 652 4l 26 50 





Le antenne per altro sono giallo brunicce, nerastre quasi nei 
due primi articoli, nere dall’apice del quinto in poi, e nei sei arti. 
coli provviste di rari peli, ma bene distinti, e scabre dal terzo 
articolo alla sommità. 

Il rostro per la lunghezza è come nella forma precedentemente 
descritta, ma in quella il terzo articolo è assai sottile ed in que- 
sta è poco meno largo del primo e del secondo. 


e atei 


240 GIACOMO DEL GUERCIO 


Le zampe sono anche più robuste, più pelose ed ispide, con i 
femori provvisti di peluria allungata, che non si riscontra nel- 
l’altra femmina attera già descritta. In oltre di questi femori, 
quelli posteriori resultano assai più lunghi di quello che sì è detto 
precedentemente rispetto ai sifoni. 

I sifoni sono neri, mediocri in lunghezza, non lunghi, ed uguali 
alla metà dei femori posteriori. 

La codetta è più lunga della metà dei sifoni, ed è oltre che 
ispida assai fornita di lunghi peli, avendone una dozzina per lato. 

Per tanto questa specie si approssima all’ A. tavaresi, nel quale 
però le antenne sono della lunghezza del corpo, e ad ogni modo 
sempre col rapporto lineare fra i diversi articoli diverso, giac- 


chè si ha: 


1 2 
15 


20 Tia “60. 5I e 000 100) 


e d’onde si vede che laddove il terzo articolo è qui notevolmente 
più lungo del quarto, e l’appendice molto più lunga della somma 
del quinto e del sesto articolo, nella specie nuova descritta essa 
è molto minore della somma dei due articoli indicati. 

Quanto poi alle specie, che vivono sopra piante diverse dagli 
agrumi, bisogna paragonare con lA. viburni Scop., sebbene anche 
da questo quello descritto si differenzi, a causa del rapporto fr: 
la codetta ed i sifoni, che sono poco più lunghi di quella; men- 
tre nell’Aphis viburni sono due volte più lunghi. 

Lo stesso rapporto fra sifoni e codetta distingue la specie in 
esame dall’ Aphis medicaginis Koch, che non vive sull’ Erba medica, 
sulla Liquirizia ed altre leguminose erbacee, soltanto, ma sulle 
piante di Acacia; mentre la natura delle antenne ed il rapporto 
fra codetta e sifoni avvicinano all’ Aphis papaveris. Il quale non 
vive neppure esso solo sulle piante erbacee fin ora ricordate, ma 
sopra varie piante legnose. Dalle quali, ritorna nuovamente, dopo 
la primavera, col mezzo degli alati, sulle piante erbacee, assumendo 
nelle stazioni arboree talvolta variazioni notevoli nel colore e nel 
rostro, il quale nella specie tipica presenta la serie dei rapporti 
lineari seguenti : 














Ri da LR POI, Pola aci E 17 RU UT AVRO I RO n dai x PRINT 
CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 241 


mentre in quelle forme, che stazionano sugli agrumi la serie dei 
rapporti indicati è per alcuni rappresentata da 





ed in altre si approssima fino a coincidere con i termini della 
serie tipica indicata. Per ciò riteniamo di dover concludere, per 
ora, che l Aphis papaveris si estenda anche sugli agrumi. 


18. Aphis symphyti Schrank e A. symphyti Koch. 
(Tav. IV, figz. 59.62, 63-C6,. 


Si era generalmente ritenuto fino a qualche anno fa che 1’ afide 
peste delle Cocomeraie e delle altre cucurbitacee coltivate, de- 
seritto come Aphis symphyti Schrank fosse identico a quello de- 
scritto e figurato sotto lo stesso nome da Koch. 

Noi ritornando sui caratteri assegnati dal Kaltenbach e dal Koch 
per le forme da essi descritte, e descrivendo sufficientemente quelle 
rinvenute da noi, osserviamo che in queste le femmine attere sono 
piriformi raccorciate, alquanto retratte posteriormente, a deposi- 
zione inoltrata (fig. 59, 60, 61). 

Il colore è nero olivastro, col mezzo del dorso nero lucente 
quasi bluastro, e nei lati con un largo margine verde olivastro 
bene evidente. 

Il capo è piecolo, del colore del corpo, con occhi nerissimi, 
molto rilevati e margine frontale distintamente convesso fra i 
tubercoli antenniferi. Questi sono piccoli, ma bene evidenti. 

Le antenne sono poco più corte della lunghezza del corpo, arri- 
vando alla base dei sifoni. Hanno il primo articolo bruno seurò, 
come la seconda metà del quinto articolo e fino ad un certo punto 
anche come nell’ appendice che lo segue, mentre negli altri articoli 
sono chiare. Il primo articolo è cilindrico, poco più del doppio del 
tubercolo antennifero. Il secondo articolo è alquanto più sottile 
del primo, ma è cilindrico anch’esso e della medesima lunghezza. 
Il terzo articolo è poco più lungo del quarto e questo è appena 
più lungo del quinto. Il sesto resulta poco più della metà del pre- 


« Redia n, 1916. 16 





Pe he ©. LAP. "ie. ei det 2 


242 GIACOMO DEL GUERCIO 


cedente e porta un’ appendice, che è poco più della lunghezza del 
terzo articolo. Siechè si hanno i rapporti lineari seguenti : 
fini a VR RN Gicuha 


5 
5 HI. AB. ARL ca Ro sp) 


Le zampe sono piuttosto lunghe e robuste, con i femori appena 
infoscati, specie nel terzo paio, e le estremità delle tibie, per un 
tratto appena più lungo dei tarsi, di color nerastro. La lunghezza 
dei femori e delle tibie cresce in proporzione dal primo all’ ultimo 
paio, mentre è la stessa quella dei tarsi, che resultano appena 
più corti del sesto articolo delle antenne; mentre di queste il 
terzo, il quarto ed il quinto articolo, sommati insieme, superano di 
poco la lunghezza delle tibie anteriori, ed eguagliano quella delle 
tibie mediane. 

L’addome è olivastro scuro sul dorso, con i margini laterali ap- 
pena più chiari, e verdastri nelle femmine non ancora retratte. 
Nelle altre il dorso è nero olivastro, lucente nel mezzo, e olivastro 
chiaro nei margini nel modo come nelle figure relative è stato 
designato. 

I sifoni sono sempre neri, cilindrici, abbastanza più larghi alla 
base e di media lunghezza, con la quale essi ora superano note- 
volmente quella del terzo articolo delle antenne, ora sono poco 
più lunghi o quasi la uguagliano, secondo lo stato più o meno 
inoltrato delle femmine, che si prendono in esame. Perciò sarà 
sempre bene di prendere in esame femmine che depongono o che 
abbiano già deposto i loro figli, per uscire da ogni causa di errore ; 
e la retrazione posteriore dell’ addome serve bene allo scopo in- 
dicato. 

La codetta è verdastra o giallo verdognola, molto corta e però 
subeguale o poco più corta della metà della lunghezza dei sifoni. 

Le femmine alate sono assai più strette ed eleganti delle attere. 
Hanno il capo nero, il pronoto olivastro ; il meso ed il metanoto del 
colore del capo; e Vaddome come il torace, nel mezzo, intorno ai 
sifoni alquanto più chiaro, e quasi lo stesso nei margini laterali, 
dove si scorgono bene in principio soltanto le macchie scure, che 
più tardi vengono a fondersi con la tinta generale del dorso. 

A differenza delle forme partenogeniche attere, quelle alate hanno 
tubercoli frontali meno bene accennati, evidenti dal lato interno 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 245 


dl 


soltanto, mentre il margine frontale compreso fra essi è più corto 
e tutto il capo è notevolmente più corto dell’ altro. 

Le antenne hanno presso a poco la stessa lunghezza, ma sono 
bruno scure, col terzo articolo fornito di una fila di aree sensorie, 
le quali possono essere anche non bene allineate, come si può ve- 
dere dalle figure riportate riferentisi alle antenne della stessa 
femmina. 

Quanto al rapporto lineare fra i diversi articoli, esso è in mas- 
sima come nelle femmine attere, come si può scorgere dalla serie 
seguente : 








Il rostro è verdognolo e tende ad oltrepassare il secondo paio 
di zampe. Esso è robusto, col primo segmento poco più lungo 
della somma dei due rimanenti; dei quali il secondo è poco più 
corto del terzo. Sicchè. si ha: 

ATENEA III 
40 10 15 

Le ali sono lunghe, le anteriori poco più di un terzo più lun- 
ghe del corpo, con lo pterostigma giallo, e la lunghezza del piede 
e dei rami delle forche cubitali gradatamente più corti. 

Le zampe sono robuste come nelle femmine attere, non più lun- 
ghe e neanche più intensamente colorate, giacchè i femori sono 
più neri nelle femmine attere. 

I sifoni sono neri, ma alquanto più corti e però un quinto od 
un quarto meno lunghi di quelli delle femmine attere. 

La codetta è dello stesso colore verdastro, ed uguale alla metà 
della lunghezza dei sifoni. 

Con questi caratteri la specie si deve riportare all’ Aphis sym- 
phiti Schr. descritto dal Kaltenbach (1) e dal Passerini. 

TL) Aphis symphiti Schrank descritto e figurato nella tav. XII a 
fig. 98, 94, dal Koch, non è stato menomamente ricordato dal 
Passerini, probabilmente perchè, sia negli atteri, sia negli alati 
non corrisponde a quanto della specie ha detto il Kaltenbach. 
Secondo Koch l’alato ha una piccola macchia nera mediana, avanti 
i sifoni, dietro questi tre linee nere, e tutto il resto del dorso 
verde intenso fino nei margini, dove si trovano le solite macchiette 


* da 





244 GIACOMO DEL GUERCIO 


orbicolari nere. E questo non è quello, che si trova negli esem- 
plari da noi esaminati. 

La femmina attera, secondo la figura 94, ha il capo ed il torace 
verde, tre linee nere su quest’ultimo, e addome dello stesso colore, 
coperto quasi del tutto da una grande macchia dorsale nera fin die- 
tro i sifoni, seguita da tre linee trasversali dello stesso colore: la 
qual cosa non si riscontra neppure nella femmina attera in esame. 

Bisogna, per altro, rilevare che anche noi abbiamo trovato alati, 
nei quali i margini laterali del dorso sono larghi e dietro i sifoni 
la tinta scura, che in altri alati è quasi uniforme, dirada così da 
mostrare una fasciazione più o meno notevole, che avvicina a quella 
disegnata da Koch. Mai però la macchia dorsale, che copre quasi 
tutto l’addome, l’abbiamo trovata ridotta alle meschine proporzioni 
indicate da Koch. 

Parimenti, nelle femmine attere vi sono individui, che non pre- 
sentano divisione verde, fra il capo ed i diversi somiti del torace ; 
ed altri invece che presentano queste divisioni ben distinte, per 
quanto sottili; mentre altrettanto non si trova accennato nelle 
ultime divisioni dell'addome, neppure nelle femmine ad addome più 
retratto, come nel tipo da una delle figure indicato. 

Per ciò è da ritenersi che le forme descritte da Koch si appros- 
simino realmente alla specie a cui dal dotto afidologo furono ri- 
portate. Però siccome le stesse antenne si trovano in dette figure 
assai più corte di quelle che dal Kaltenbach, dal Passerini e da 
noi sono state indicate, ne formiamo una varietà, che dal nome 
dell'A. che Vha descritta, la indicheremo col nome di Aphis sym- 
phiti var. kochiella. 


VII. — Sopra nuove forme di afidi radicicoli. 


(RICERCHE PRELIMINARI). 
IL PIDOCCHIO RADICICOLO DELL’ OLMO. 


19. Neorhizobius ulmiphilus sp. n. 
(Tav. IV, figg. 67-63). 


Tanto l’Olmo campestre, quanto quello americano, più volte ri- 
cordati, portano sulle loro radicelle più sottili e più superficiali un 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 245 


piccolissimo pidocchio ravvolto: in un distinto grovigliolo di so- 
stanza cerosa bianca. 

Della specie fin ora non conosciamo che la feramina attera par- 
tenogenica, che alla fine della primavera è notevolmente vescico- 
losa, piriforme, piuttosto racecorciata anteriormente e dalla parte 
posteriore poco meno che arrotondata. Alla fine dell’estate è orbi- 
colare e notevolmente rilevata. 

Il suo colore è bianchiecio pallido polverulento, col capo appena 
infoscato nel mezzo, ed ivi fornito di ghiandole ciripare, come se 
ne trovano sul dorso e in altre parti dei somiti del torace e del- 
l’addome. 

Gli occhi sono rudimentali, almeno nelle forme dell’ insetto esa- 
minate. 

Le antenne sono quasi cilindriche, brevissime, eguali alla lun- 
ghezza dei femori posteriori. Il loro colore è quello del corpo, ap- 
pena più intensamente colorite e leggierissimamente infoscate. Sì 
compongono di 4, o di 5 articoli: il primo è poco più lungo che 
largo, e poco più corto del secondo, che è cilindroide, appena più 
di due volte più lungo della sua larghezza ; il terzo, quando le 
antenne sono di quattro articoli, è quasi clavato e appena più 
lungo, o uguale in lunghezza al terzo; quando le antenne sono di 
5 articoli, il terzo è più corto del secondo ed il quarto è quasi 
globulare ; il quinto ha la larghezza del secondo, o del primo, ed è 
il più lungo di tutti. Quando le antenne accennano alla divisione 
nel quarto articolo, e questo si è allungato per dividersi, esso al- 
lora è quasi uguale alla somma del secondo e del terzo, presi in- 
sieme; diversamente l ultimo è alquanto più lungo del secondo 
soltanto ; e però i primi quattro articoli si possono considerare 
come quasi uguali fra loro. Sicchè si ha: 


1 2 3 4 5 (È 


TO E CN 





Nelle antenne di 4 articoli, delle piccole setole sono bene evi- 
denti quelle alla estremità degli articoli medesimi; e in quelle di 
5 articoli sono evidenti anche le altre situate nel dorso del se- 
condo articolo. 

Il rostro è assai robusto, stramineo alla base, nel secondo arti- 
colo del colore delle antenne e nel terzo scuro alla sommità sol- 


246 GIACOMO DEL GUERCIO 


tanto. Presenta rare e piccole setole, delle quali le più distinte si 
trovano nella seconda metà del terzo articolo. Dei tre articoli in- 
tanto il primo è due volte e mezzo più lungo del terzo, mentre 
il secondo è quasi uguale ai "/, della lunghezza del terzo articolo, 
che raggiunge con lapice la base del secondo paio di zampe. 
Sicchè si ha: 


| e o: 
130 40 50 (For). 

In altre forme non più voluminose, ma col terzo articolo delle 
antenne ben diviso, e però con 5 articoli nelle antenne, il rapporto 
fra i diversi articoli del rostro è così rappresentato : 


Così che il terzo resulta l'articolo più lungo e raggiunge con 
l’apice la metà della distanza, che è fra la base del primo e del 
secondo paio di zampe. 

Le zampe sono corte, tanto che, piegate, possono restare quasi 
del tutto nascoste sotto il corpo. Sono però assai robuste, giallo- 
gnolo pallide, con anca brevissima, con pochissima differenza dal 
paio anteriore a quello posteriore; femori successivamente più 
grossi dal primo al terzo paio, così che stanno fra loro come 5 
a 6, a 7, mentre per la lunghezza stanno come 12 .a 15, a 20. 
Delle tibie, quelle del primo paio sono lunghe come quelle del se- 
condo, e tutte e due più corte di un terzo di quelle posteriori, che 
sono anch’esse della lunghezza del femore. I tarsi sono del colore 
delle tibie e dei femori, e nel primo paio sono come nel secondo; 


Li] 


. 


ma nel terzo sono per —- più lunghi, sebbene non siano più ro- 
busti. Le unghie sono due, piuttosto sottili, dopo la base robusta, 
e, per lunghezza subeguali alla metà di quella dei tarsi. 

Le zampe sono provviste di rare setole brevissime e rigide, di- 
sposte quasi a corona all’estremo terminale della tibia e del tarso. 

Sifoni nulla. Codetta verruciforme. Piega anale volgente al bru- 
niccio ; piega genitale giallognola. 

Le forme assai giovani, a differenza di quelle descritte, sono più 
piriformi allungate, con le antenne di quattro articoli, ma con i 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 247 


primi tre quasi della stessa lunghezza, e l’ultimo poco meno del 
doppio di uno dei precedenti; sicchè si ha: 


9 9 
En mm we) 

Il primo articolo però è anche alquanto vescicoloso, mentre il 
secondo è a lati concorrenti, ma verso la base, che è più stretta 
che alla sommità; il terzo articolo è assai più vescicoloso del 
primo, perchè appare quasi sferoidale nella seconda metà, mentre 
si restringe notevolmente alla base; il quarto ed ultimo articolo 
è fortemente clavato, così che all’apice è due volte più largo che 
alla base e la sua area sensoria è trasversale, ovale, mentre quella 
del terzo articolo è circolare. 

Gli occhi, che nelle forme adulte, o quasi adulte, non si scor- 
gono che a stento, perchè non sono bene sensibili, sono distinti 
nelle giovani larve e formati di tre corneole di colore rosso fra- 
gola, ravvicinate strettamente fra loro. 

Il rostro raggiunge con l’apice la base del terzo paio di zampe. 

La forma in esame non si può confondere con quella analoga 
della Tetraneura graminis, perchè in questa il 1.° articolo delle 
antenne è uguale al 2.°, il 3.° uguaglia la somma dei due prece- 
denti ed è molto più lungo del 4.°. Si distingue dalla radicicola della 
Colopha ulmicola, delle graminacee, perchè in questa il 3.° articolo 
è cilindrico e quasi subeguale al quarto ed ultimo. 

La presenza di questo pidocchio pare che passi apparentemente 
inosservata sulle radici delle grosse piante, ma su quelle delle 
piantine dell’anno si manifesta con l’intristimento del giovanissimo 
vegetale. 


PIDOCCHIO LANIGERO DELLE POA. 


20. Neorhizobius poae sp. n. 
(Tav. IV, figg. 70-72). 


. È un insettino ovale, alla fine della primavera, e di colore stra- 
mineo uniforme, a solchi appena sensibili fra i diversi somiti spe- 
cialmente nell’addome. 

Le antenne sono brevissime, volgenti al pallido giallognolo e 
quasi così lunghe quanto è largo il capo, che a forti ingrandi- 


"Ta CI 


ar i a et ce EQ RETE 





248 GIACOMO DEL GUERCIO 


menti si presenta rugoso nella fronte. Delle antenne il primo arti- 
colo è appena più largo che lungo, con una serie ben rada di setole 
brevissime nella sua metà; il secondo è arrotondato alla sommità 
ed è quasi così lungo che largo; il terzo è claviforme, per quanto 
raccorciato, ma più sottile e anche alquanto più lungo del secondo. 
Questo articolo nella temmina partenogenica in esame accenna 
nettamente a dividersi in due e però si hanno come dne articoli, 
È che, pel momento sono alquanto più minuti dei due precedenti e 
per altrettanto più corti. Il secondo segmento di detto articolo, che 
corrisponderebbe al quarto, presenta un’area sensoria circolare, con 
nel mezzo una papilla bianca, lucente, più lunga del diametro del- 
l’area sensoria che la porta. Il quarto o quinto articolo è poco più 
lungo del terzo (3.° e 4.°), è clavato, e. porta un’ appendice, che 
termina con cinque a sei setole rigide, ed è presso a poco della 
lunghezza di uno dei due segmenti del terzo articolo. 
È L'area sensoria del quinto articolo è ornata di una corona di 
| brevi setole curve. 

Il rostro è assai, quasi per un terzo, più robusto delle antenne, 
e raggiunge con l’ apice seuro il solco fra il secondo ed il terzo 
paio di zampe. 

Le zampe hanno la robustezza del rostro, alquanto più giallo- 
gnole e provviste di due unghie nei tarsi. 

i Gli occhi sono, al solito, rudimentali ; dei sifoni non si scorgono 
neppure le aperture e la codetta è meno che verruciforme. 

In questo piccolissimo pidocchio, lungo poco più di un millimetro, 
par di vedere una specie dell’antico genere Rhizobius Burm., per 
. quanto il tarso sia armato di due e non di una sola unghia, secondo 
ì le notizie del Passerini e, successivamente, anche di altri autori. 
Delle note specie, però, essa non si può confondere con quelle 
tipiche descritte troppo sommariamente dal Burmeister, perchè il 
Rh. pilosellae è luteo, non stramineo, e con zampe ed ‘antenne 
, fosche, e queste ultime col quinto articolo, fra gli altri, cilindrico, 
mentre nella specie in esame è clavato, e l’appendice è della lun- 
ghezza di uno dei segmenti del 3.° articolo (diviso in 2) conica e 
non lunga, nè clavata. 

Il Rh. pini Burm. poi è fosco, ornato di peluria bianca, con 
antenne e zampe del colore del corpo. 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 249 


Bruno è pure.il R%. subterraneus Kalt., di cui Vantenna è dise- 
gnata col sesto articolo cilindrico e con gli altri come nella fig. 35 
della PAanzenliuse del Kaltenbach. 

Le differenze con le due specie descritte dal Passerini sareb- 
bero anche più evidenti: il A. sonchi, per le antenne pelose, dal 
sesto articolo clavato, ed i tarsi con unghia semplice; ed il R%. 
menthae, per le antenne con tutti gli articoli quasi della stessa 
lunghezza e l unghia semplice come nella specie precedente ; per 
quanto realmente le forme giovani dei Rizobii rinvenute da noi 
sulle due piante indicate abbiano le unghie bifide, non semplici ; 
sicchè la differenza sostanziale esisterebbe solo per le antenne. 

Sulle radici delle Graminacee piccolissime dei prati, intanto, come 
Loiesse, Poe e simili, Thomas e Buckten (« Brit. aphis », vol. IV, 
pag. 93, tav. 129, fig. 9) hanno descritto un Rhizobius graminis Thm., 
che si presenta con le antenne come quello trovato da noi sul me- 
desimo gruppo di piante; ma senza la papilla descritta per la 
specie in esame, e giallo, con due linee longitudinali nere sul capo, 
con le divisioni fra gli anelli del torace e dell’addome dello stesso 
colore e le antenne e le zampe nere, fra le quali ultime, quelle 
anteriori, col tarso armato di una sola unghia, e non di due. 

Siamo costretti per ciò a nominare la forma descritta indican- 
dola col nome di Neorkizobius poae. Questo nome specifico fu adot- 
tato dal Buckton, per descrivere la specie di KhQizobius indicata ; 
ma poi vi rinunziò, correggendolo in quello di graminis del Thomas. 


PIDOCCHIO LANIGERO DELL’ ORZO MURINO. 


21. Neorhizobius stramineus sp. n. 
(Tav. IV, figg. 73-74). 


Questo pidocchio radicicolo è della metà più grande di quello delle 
Poe, del quale appare più vescicoloso e rigonfio e molto più rac- 
corciato. Da quello precedente però si distingue subito per le 
antenne e le zampe, che sono più lunghe e robuste e di colore 
stramineo al pari del corpo. 

Le antenne si compongono di cinque articoli, distinti, di cui il 
primo è quasi così lungo che largo e alquanto più corto del se- 





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250 GIACOMO DEL GUERCIO 


condo ; questo è cilindroide, più sottile; il terzo è appena più 
corto del secondo, intaccato leggiermente dal lato posteriore, più 
che da quello anteriore ; il quarto è alquanto più stretto alla base 
e per altrettanto più largo, rigonfio ed arrotondato alla sommità, 
dove l’area sensoria non porta la lunga papilla descritta per la 
specie delle Poe; il quinto articolo è clavato, alquanto più lungo 
del secondo, con area sensoria piccola alla sommità e munito di 
appendice più corta che larga, appena rilevata rispetto all’ area 
sensoria che sovrasta. 

Gli occhi sono rudimentali, composti di tre corneole visive sol- 
tanto. 

Il rostro è stramineo al pari delle antenne, arrivante con l’apice 
sul secondo somite addominale; il suo articolo più lungo è il 
primo, il secondo brevissimo, e corto anche il terzo, il cui apice 
non è aftatto neppure infoscato. 

Delle zampe i tarsi sono forniti di due unghie robuste; dei si- 
foni non si scorgono neppure le aperture; la codetta è rudimentale, 
e le pieghe anale e genitale del colore del corpo. 

La forma descritta si trova di Giugno entro un mucchietto di 
cera bianca sulle radici sottilissime dell’Orzo murino. 

Il suo corpo appare ripieno di uova incolori; sicchè noi ab- 
biamo trovato nella primavera quello che per altra specie il Pas- 
serini aveva ricordato per l’autunno. 

Passerini dubitò che si trattasse di forme sessuate. Noi rite- 
niamo invece che si tratti di femmine partenogeniche arrestate 
nello sviluppo ; e che per ciò è necessario veder meglio nella evo- 
luzione di questo gruppo di Afidi, che sono i meno conosciuti fra 
tutti. Ed è quello che ci ripromettiamo di fare. 

Intanto per distinguere questa dalle altre specie indicate le 
diamo il nome di Neorhizobius stramineus. 

A questo punto delle nostre ricerche giova ricordare che sono 
state descritte varie specie di Rhizobius, fra le quali oltre alle 
sopra rammentate giova aggiungere un Rhizobius jujubae Bukt, delle 
radici del Zizyphus Jujubae, e un Rhizobius spicatus Hart. 

Ora di queste specie, che Passerini desiderava di comprendere 
nel genere KRhizoicus, sostituendo questo nome al noto AkQizobius, 
preoccupato per specie di Coleotteri, talune sono provviste real- 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 251 


mente di un’ unghia sola nei loro tarsi, e queste si possono e si 
devono raccogliere sotto una delle denominazioni generiche indi- 
cate, giacchè quale che sia la natura degli alati il carattere attri- 
buito alle loro forme radicicole attere è ben sufficiente per dar 
ragione della istituzione operata. Le altre specie, che presentano 
due unghie nei tarsi, e che col tempo sono destinate a trovar 
posto fra le Colopha, le Tetraneura ed i Pemphigus, si devono 
separare e considerarle a parte sotto altra designazione generica, 
che sarebbe provvisoriamente quella di Neorhizobius, che noi pre- 
ghiamo di accettare fino a che la designazione generica precisa 
d’ogni specie non sarà volta a volta indicata. 

È con questo intento che, separando i due gruppi di specie 
sì ha: 


Femmine radicicole ad antenne brevissime, dal primo al penultimo, 
o all’ultimo, subeguali ; Vultimo più lungo di tutti. 

Tarsi terminati tutti 0 in parte da unghia semplice ; 

eg a ei Alzo uS: Pass; 

(sp. tipica E. jujubae Buckt.). 

Tarsi terminati tutti da due unghie. . . ...... 0 

Mita sia die ay Gen, Neorhizobius. Del, Guere. 


Ciò posto, raccogliendo sotto quest’ultimo genere le nuove spe- 
cie ora descritte e paragonando quelle delle graminacee con l’altra 
d’ Inghilterra e d’ America descritta dal Buckton e dal Thomas, 
per le stesse piante si ha: 


Gen. NEORHIZOBIUS Del Guercio. 


A. Dorso trasversalmente striato e punteggiato di mero ; due linee 
longitudinali occipitali, antenne e zampe brune . . . . . - 
E RO te Se Tai “graminis Thomas. 


B. Dorso senza strie trasversali e punti neri ; occipite non lineato 
di bruno. 

C. Quarto o terzo articolo delle antenne con area sensoria 

papillifera + . . . . . Neorh. poae Del Guere. 





“ 
2 
; 





252 GIACOMO DEL GUERCIO 


CO. Quarto o terzo articolo delle antenne con area sensoria 
senza papilla centrale. 


D. Antenne e zampe perfettamente del colore del 
corpo ; rostro dello stesso colore arrivante con 
l'apice sul secondo somite addominale. è 

. Neorh. stramineus Del Guere. 


DD. Antenne e zampe volgenti al paglierino, legger- 
mente infoscate; rostro oltrepassante la base del 
secondo paio di zampe, non quella del terzo ; 
pieghe anale e genitale del colore del rostro e 
delle zampe . .Neorh. ulmiphilus Del Guere. 


PIDOCCHIO LANIGERO DEL RIBES. 


22. Schizoneura Ulmi L. 
(Tav. IV, figg. 75-77). 


Visitando le radici dell’ Uva spina e del Ribes a frutto rosso 
non è difficile scoprirvi dei mucchiettini di sostanza cerosa bianca, 
più o meno scarsi o abbondanti, nei quali si scorgono dei piccoli 
pidocchi, ora rotondeggianti, ora più o meno allungati, conforme 
si vede dalle figure che ne sono state riportate. 

L'una forma e l’ altra non erano state mai ricordate da noi e 
rappresentano per ciò un’ aggiunta alle conoscenze della fauna 
italiana. 

Negli altri paesi d’ Europa, G. B. Buckton ha figurato e de- 
scritto la forma, che corrisponde a quella allungata, indicandola 
col nome di Schizoneura fodiens. 

Essa da noi non è di color giallo ferruginoso, come quella tro- 
vata in Inghilterra, ma di un giallo citrino chiaro, reso quasi 
stramineo da un sottilissimo velo di sostanza cerosa, per la quale 
l’insetto appare secondo il disegno, che si riscontra nella figura 77, 
tav. IV. 

Ma indipendentemente dalla differenza del colore, che varia no- 
tevolmente con l’ età, e dallo stato vivente a quello morto del- 
l’ insetto, un’ altra assai notevole e più sostanziale differenza 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 258 


starebbe nella lunghezza delle antenne, che nella forma descritta 
da Buckton, avrebbero quasi i tre quarti della lunghezza del 
corpo <«..... about three quarters the length of the body » mentre 
in quella in esame esse sono quasi eguali alla larghezza del capo 
e non più; sicchè sono brevissime. 

Gli occhi sono piccoli, ma evidenti. Il rostro è robusto e rag- 
giunge con la estremità scura il secondo paio di zampe. 

Le zampe sono brune come le antenne, con peli setolosi partico- 
larmente nelle tibie; primo articolo tarsale brevissimo, quasi rudi- 
mentale, e secondo articolo conico allungato, terminato con due 
unghie piuttosto sottili e lunghe. Sui tarsi non vi sono peli 
capitati. 

I sifoni sono ridotti quasi alle aperture soltanto, e la codetta 
è verruciforme. 

Questa forma della specie non corrisponde a quella che real. 
mente è quando ha raggiunto il massimo sviluppo, perchè un’ altra 
ne abbiamo trovata, che qui presentiamo. e che è affatto diversa 
dalla precedente descritta. 

La vera radicicola adulta della Schizoneura del Ribes è globosa, 
molto rilevata, e tanto rigonfia che gli ultimi tre somiti addomi- 
nali restano completamente nascosti. 

Esaminando i caratteri di questa forma, che non era stata de- 
scritta, neppure dal Buckton, sopra ricordato, diciamo che essa ha 
contorno quasi circolare e nell’ insieme è di color giallo legno 
intenso. 

Il capo è piccolissimo, brunastro, poco più corto che largo, col 
margine frontale compreso fra le antenne appena prominente nel 
mezzo ed ornato di sei peli, quattro lunghetti nel imezzo e due più 
corti, uno per parte sull’ estremo margine delle fossette antenni- 
fere, che sono grandi quanto i lati del capo, o quasi. 

Le antenne sono del colore del capo, notevolmente più lunghe 
della larghezza di quello e composte di sei articoli distinti. Il 
primo articolo è appena più corto che largo e poco discoidale, 
cilindrico, più scuro del resto delle antenne; il secondo è poco 
più corto e più stretto e meno senro del primo, del quale non 
ha neppure la forma, perchè è assai più ristretto alla base; il 
terzo è più lungo di tutti, notevolmente allungato, grado a grado 


A IRE RIA RIE la 
"Re CISTI AE CRETA 


254 GIACOMO DEL GUERCIO 


sempre più ingrossato dalla base all’apice e subeguale alla somma 
dei tre articoli seguenti, presi insieme; il quarto è pressochè della 
lunghezza del secondo, sebbene più sottile, del quale ha presso 
a poco anche la forma; il quinto è più lungo del precedente, e 
anche del seguente, che non è clavato, ma cilindrico, con un’ap- 
pendice tozza, per lunghezza eguale o appena più lunga del tratto 
basale. 

Pochi peli setolosi sono sulle antenne, delle quali il terzo arti- 
colo ne è il più fornito. Nel sesto articolo si trova un’ area sen- 
soria resa assai distinta da una vera siepe di peli setolosi, che la 
contornano. Un’ altra area sensoria si trova sul quinto articolo, 
ornata precisamente come la precedente. Serie trasversali lineari 
di piccolissime spine si trovano a ricoprire gran parte del sesto 
articolo. Nel quinto queste stesse produzioni sono disposte in linee 
ondulate, più distanti fra loro. Nel quarto articolo ed in quelli 
precedenti queste produzioni mancano, e si trovano delle strie sol- 
tanto, appena sensibili a forti ingrandimenti. 

Gli occhi sono piccoli, ma distinti. 

Il rostro è assai robusto, del colore del corpo, alquanto info- 
scato e formato di tre articoli, dei quali il primo, basilare, è quasi 
della nghezza del terzo, ed il secondo è così lungo che largo ; 
l apice del terzo articolo raggiunge la base del secondo paio di 
zampe, 0 la oltrepassa di poco. 

Il protorace è molto più largo del capo, che vi è parzialmente 
incastrato. 

Più larghi ancora sono successivamente gli altri somiti del to- 
race e quelli successivi dell’ addome, fino al secondo, che segna 
la massima larghezza del corpo, perchè dal terzo al quarto quello 
decresce sensibilmente fino alla estremità, che resta completa- 
mente nascosta. 

Le zampe sono assai robuste, ma corte. 

I sifoni sono mamellari, abbastanza rilevati, pelosetti, con le 
aperture piccole alla sommità contornate da sottile margine nero. 

La codetta è rudimentale, verruciforme, e la piega, od opercolo 
genitale è bruna. 

Lunghezza della parte visibile dal dorso mier. 73 _ Kor). Lar- 
ghezza micr. 63. 





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CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 


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Larghezza del capo fra le fosse antennifere mier. 11, 

Antenne : 1°, 2,7; 2°,.2,5,; 3°, 6; 49,2,3; 59, 3,3; 6°, 3; com: 
presa l’appendice. Rostro micr. 16. 

Paragonando ora l’ ultima forma descritta con quella omologa 
della specie del Melo, si vede che quest’ultima è rossiccio scura, 
coperta di un lungo fascio di fiocchi cerosi; laddove Y altra è 
gialla e senza il vistoso fascio ceroso indicato. Nella specie del 
Melo il capo in oltre è grande e molto più largo, quasi della lar- 
ghezza del protorace; e gli occhi, per quanto piccoli, sono rilevati, 
mentre si assomigliano invece nelle proporzioni i diversi articoli 
delle antenne, sebbene il sesto articolo presenti linee trasversali 
di piccole spine, come nel quinto di quella del Ribes e le due aree 
sensorie siano ornate di peli corti e non lunghi come nell’ altra 
ora ricordata. Diversa è pure la natura dei peli che guerniscono 
le antenne, giacchè sono più sottili e corti ed impiantati sopra 
basi meno rilevate e più piccole nella specie del Melo. 

‘ome per le antenne, pochissima o non notevole differenza vi 
è pure nel rostro. Ma per contrario esistono notevoli differenze 
nelle zampe, che sono più robuste nella specie del melo, per un 
quinto circa più lunghe, e nelle loro parti diversamente propor- 
zionate. Nelle zampe anteriori, ad esempio, il femore è uguale ai due 
terzi della lunghezza della tibia, nella specie del Melo, mentre è 
quasi della stessa lunghezza in quella del Ribes, nella quale la tibia 
anteriore è uguale ai sa di quella posteriore, mentre nella specie 
del Melo il rapporto fra le due tibie è di È) cioè più lunghe della 
metà, nella prima specie e più corte di altrettanto nella seconda, 
del Melo, nella quale le tibie tutte appariscono appena ispide, 
mentre in quella del Ribes sono distintamente setolose. E questo 
carattere della produzione pilifera si estende a tutto il corpo del 
pidocchio, che mostra peli radi e brevissimi nella specie del Melo, 
laddove sono notevolmente lunghi ed abbondanti nella specie del 
Ribes. 

Siechè anche a lasciare da parte le varie altre differenze che 
esistono fra le due radicicole delle specie indicate, quelle ricordate 
sono più che sufficienti per distinguerle. 

Questi rilievi sono stati fatti su femmine raccolte negli stessi 
mesi di Maggio e di Giugno, su femmine perfettamente sviluppate 





256 GIACOMO DEL GUERCIO 


ed in moltiplicazione inoltrata; e poichè la radicicola del Ribes, 
deseritta col nome di Schizoneura fodiens Buckton appartiene alla 
serie biologica della Schizoneura ulmi (Linné) Kalt. questa è di- 
versa dalla Sehizoneura lanigera Hausm., oltre che nelle forme 
alate considerate, anche per le forme radicicole attere qui poste 
a confronto. 

Quanto ora a porre in relazione la generazione gallogena della 
specie, sulle foglie piegate dell’Olmo, e quella delle radicicole 
descritte, dopo quanto ne hanno detto A. OC. Baker nel Rapporto 
n. 101 del Dipartimento dell’ Agricoltura degli Stati Uniti, nel 1915, 
ed altri, basterà accennare come da noi la infezione colpisca le 
radici delle piante di Ribes dal mese di Maggio in poi. A metà 
di Giugno le forme attere della prima generazione sono già com- 
plete e si sgravano di numerose piccole larve, che si distribui- 
scono variamente sulle radici delle piante; vi si ricoprono di un 
notevole fiocco ceroso bianco bluastro e sotto di quello pun- 
gono, succhiano e mutano la pelle al pari delle altre Schizoneure 
radicicole. 

Il loro accrescimento però non è più rapido di quello notato 
per.lo sviluppo delle forme della prima generazione, perchè solo 
ai primi di Luglio, o poco di poi, si vedono le nuove femmine ra- 
dicicole, che, come è stato detto, sono meno corpulenti delle fon- 
datrici. 

Le generazioni si susseguono così fino ad autunno inoltrato, 
ma già dalla fine dell’ estate e al principio della stagione succes- 
siva, fra le radicicole appariscono forme ninfali ed alati, corri- 
spondenti a quelle descritte da Buekton. 

Sono queste le forme sessupare, che dalle radici del Ribes, ap- 
pena uscite dal terreno, prendono il volo in cerca delle piante 
dell’ Olmo, sul quale vanno nell’ Ottobre particolarmente a sgra- 
rarsi delle forme sessuate. 

Secondo è stato già visto in altri, gli accoppiamenti e la' depo- 
sizione successiva delle uova ibernanti ha luogo quasi subito nei 
crepacci numerosi della scorza dell’Olmo, dove allo stato di uovo 
la infezione permane fino all’ inizio della primavera. Allora le larve 
che ne derivano vanno a pungere le laminette foliari tenerissime 
dell’Olmo, nella loro pagina ventrale, ed ivi crescono, assumendo 














CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 257 


la forma ricordata per la femmina radicicola deseritta. La madre 
fondatrice prolifera dà numerose larve, che pungendo per largo 
tratto presso il nervo mediano della foglia, il lembo di questa fini- 
sce col formar doccia o canale, dalla parte interna del quale restano 
nascoste le famiglie degli Afidi fino a che non raggiungono lo 
stato di insetto alato. È la forma migrante della specie, che dalle 
foglie dell’Olmo, dalla fine di Maggio ai primi di Giugno, trasporta 
la infezione sulle piante del Ribes. 

Le radici del Ribes infette presentano qua e là dei fiocchi di 
cera, che servono a mettere assai bene in vista la infezione ; 
ma nei punti occupati dall’ Afide non si scorgono le produzioni 
nodicole o tubercolari, che sono tanto evidenti invece e numerose 
sulle radici del Melo colpite dalla Schizoneura relativa ; e le alte- 


‘razioni che non di rado vi si trovano non sono da riferirsi alla 


presenza del pidocchio, sibbene a quella di un verme Nematode, 
noto col nome di Heterodera radicicola Greef. 

Pur quando lAfide è assai numeroso, le piante difficilmente 0 
non fioriscono, 0 i fiori cadono e non abboniscono il frutto, come 
è accaduto per le piante in esperimento negli anni 1915 e 1916. 
Quando la infezione è quella abituale, contenuta nei suoi limiti 


ordinari, il danno è insensibile, o nullo. 


PIDOCCHIO LANIGERO DEL MELO. 
(Tav. IV, figg. 78-85). 


Diremo prossimamente con maggiore larghezza su quest’ Afide. 
Ora desideriamo di accennare ad alcuni fatti della sua vita, che 
ci sembrano di qualche interesse. 

Giova anzi tutto affermare che nel mese di Ottobre, mentre la 
specie provvede alla produzione, davvero prodigiosa, delle sessupare 
alate, quella delle moltiplicatrici attere si arresta quasi del tutto 
e non riprende che a Novembre inoltrato. 

Quando nel mese di Dicembre spira il vento ‘aldo di scirocco, 
e la migrazione degli alati è già un fatto compiuto, si avvantaggia 
notevolmente invece la ripresa delle forme attere, la cui prolifera- 
zione non si arresta neppure durante l’ inverno, quando ha luogo 


« Redia n 1916. 17 





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i DA 
te, eda 





258 GIACOMO DEL GUERCIO 


uno spostamento evidente della infezione da un posto all’ altro 
della pianta. 

Come per tutti gli Afidi radicicoli del gruppo, anche per questa 
specie, delle forme restate sul Melo, quelle che si vedono peregri- 
nare sui rami e sul fusto sono le giovanissime, da poco nate, 
che ora ascendono, ora discendono verso le parti più basse della 
pianta. 

Questo movimento, che è costante nelle ore più calde del giorno, 
sì ripete con maggiore frequenza nelle giornate più soleggiate. 

Non occorre dire come e quanto ciò accada durante la bella 
stagione. Tornerà opportuno rilevare invece che, in questo tempo, 
alla maniera indicata di diffusione dell’ Afide ne corrisponde un’al- 
tra, che non mi pare ricordata e che consiste nel trasporto delle 
giovanissime larve col mezzo della cera emessa dalle madri dell’ in- 
setto, le quali ne producono in tale abbondanza da formare strati 
diverse volte più alti del corpo del pidocchio. 

Questi strati di cera sono accidentati alla loro superficie così 
che in molte parti di essi formano emergenze, che poco alla volta 
si staccano e cadono. I mucchi di cera più disposti a cosiffatta 
finalità sono quelli della parte dei rami meglio rivolti verso terra, e 
siccome sono quelle anche le zone dove più brulicano le larvettine 
del pidocchio, si può quasi dire che non cada mucchio di cera che 
non contenga larve e non faccia per questo come apparecchio aereo- 
nautico, col quale il vento trasporta lontano le larve, che altrimenti 
non riuscirebbero a scostarsi notevolmente dalla pianta nutrice. 

Quando si noti poi come ogni larva si ricopra costantemente 
di cera, dovunque: sì trovi, sì comprende che tale sostanza le serve 
contemporaneamente a proteggerla dalle azioni nocive esterne, 
mentre il potere di adesione alle varie parti delle piante giova 
immensamente a fermarle sui vegetali, invece di farle cadere per 
terra, dove più facilmente andrebbero perdute. 

Sarà inutile dire ora che, per cosiffatte ragioni i venti forti 
della primavera e quelli dell’autunno trasportano con grande faci- 
lità la infezione da un pomario all’altro; e si spiegano pure così 
le apparizioni improvvise della Schizoneura nei pomari serbatisi 
per lungo tempo immuni. 

Ma un altra causa della comparsa improvvisa della Schizoneura 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 259 


bisogna vederla negli Uccelli, nelle Lucertole, nei Roditori ed in 
alcuni insetti, e secondo il Prof. Patch, degli Stati Uniti d’ Ame- 
rica, nella migrazione degli alati primaverili dell’ Afide stesso, che 
dalle foglie dell’Olmo passano su quelle del Melo. 

Ci è stato possibile di fare più volte la constatazione della diffu- 
sione dell’insetto a mezzo delle cause prima indicate; ma ancora non 
abbiamo potuto avere la prova per quello che si riferisce al passag- 
gio del pidocchio stesso dall’Olmo al Melo, e viceversa; e però, senza 
pregiudizio per quelli che potranno essere i resultati delle nuove 
osservazioni in corso, riteniamo opportuno esporre quanto ab- 
biamo visto al riguardo negli ultimi tre anni. 

Traendo profitto dalla presenza piuttosto numerosa delle piante 
di Ulmus americana, U. campestris, U. suberosa, U. montana, dei 
dintorni di Firenze, particolarmente, e delle località circostanti, nei 
mesi di Ottobre e Novembre, abbiamo effettuato una ispezione attiva 
e ripetuta a queste diverse piante, mentre aveva luogo la grande 
evoluzione delle forme sessupare del pidocchio lanigero. Ma in 
tutte le gite fatte pochissime volte fu dato di rinvenire gli alati 
della forma suddetta sulle piante di Olmo; quelle volte le ab- 
biamo trovate sempre sotto le foglie della pianta, ma sui fusti 
e sui loro rami nè allora, nè poi abbiamo potuto trovare i ses- 
suati o il loro uovo d’ inverno. 

Nel dubbio che la infezione ci potesse essere sfuggita. nella 
primavera di ogni anno ci siamo fatti daccapo ad esaminare i 
teneri germogli, e ne abbiamo seguitato lo sviluppo. 

Contemporaneamente presso a due piante di Melo, completa- 
mente coperte di Schizoneura sulla chioma di 6 metri di diame- 
tro, abbiamo situato due piantine di Olmo americano, dell’altezza 
di un metro e mezzo a due metri circa. 

Dalle due piante di Melo infette, dalla fine dell’estate al No- 
vembre del 1915, partirono a volo milioni di sessupare alate; ma 
di esse qualcuna soltanto si fermò sotto le foglie dei due Olmi, 
che poi abbandonarono senza affidarvi i discendenti sessuati, che 
avrebbero dovuto continuarvi il ciclo vitale dell’ insetto. 

Nella primavera seguente, conforme ai resultati delle ispezioni 
alle lenti, compiute sui rametti e sul fusto, non comparve neppure 
l’accenno di una galla sulle nuove foglie. 





260 GIACOMO DEL GUERCIO 





I e 


In oltre, allo scopo di accrescere ancora, se era possibile, le 
probabilità della riuscita dell’esperimento, in prossimità delle due 
piante di Melo infette, ponemmo tre altre piante pure di Olmo 
americano, in grossi vasi, e tre di Melo, perfettamente immuni 
di Schizoneura. 

Intorno ad una delle piante di Olmo in vaso e di Melo limi- 
tammo un numero straordinario di sessupari di Schizoneura, nella 
speranza che vi operassero la deposizione desiderata, ma 1’ attesa 
ed il lavoro fatto furono vani. 

AI fusto delle altre due piantine di Olmo furono affidati rami 
infetti di Melo carichi di ninfe di sessupare, ma il resultato del- 
l esperimento non fu diverso , da quello ricordato per le prime 
piante in terra. 

Le due altre piante di Melo in vaso furono collocate sulla via 
seguita dagli alati sessupari per diffondersi, ma senza nessun re- 
sultato, perchè le due piante restarono perfettamente immuni. 

Durante queste ricerche, vedendo gli alati stazionare per qual- 
che tempo nel luogo stesso di loro sviluppo, sorse il dubbio che una 
parte potesse deporre sui rami, che li avevano precedentemente 
alimentati. Tagliammo allora tanti rami infetti da raggiungere 
una lunghezza di 10 metri e li esaminammo minutamente: gli alati 
se ne andarono tutti, e neppure un sessuato, nè un selo uovo 
ibernante fu rinvenuto su questi rami. 

Nella primavera di quest’ anno abbiamo proceduto ad altre ricer- 
che, intese pur esse ad effettuare il passaggio della infezione, con 
gli alati delle galle delle Schizoneure dell’Olmo sui rami di Melo. 

A questo scopo dalla prima quindicina di Giugno in poi ci 
siamo fatti a raccogliere le galle delle foglie dell’Olmo americano, 
conformate come quelle attribuite alle fondatrici della Schizoneura 
del Melo, e quando in esse si iniziava la formazione e 1 uscita 
degli alati migranti, le abbiamo raccolte ancora attaccate ai loro 
rami e le abbiamo portate sui giovani rami dei piecoli meli, adibiti 
per Vesperimento. 

Gli alati sono venuti fuori in gran numero dalle galle e si sono 
sgravati anche dei loro piccoli sulle foglie e sui rami del Melo, 
ma sono tutti morti. 

L’esperimento fu ripetuto ancora con modalità diverse, fino a 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 261 


fermare le femmine con la estremità delle ali ai rami della pianta, 
e alle foglie, perchè tutte le giovani larve restassero sulle parti 
degli organi prescelti. Ma i resultati non furono diversi da quelli 
indicati. 

Ora, da tutto questo, a malgrado dei resultati ottenuti, noi non 
vogliamo dedurre ancora che nessuna forma di Sehizoneura del- 
P Olmo americano derivi da sessuati portativi dalla specie del 
Melo; e neppure che i migranti delle specie stesse non siano ca- 
paci di trasportare, nella primavera, la infezione dalle foglie del- 
Olmo al fusto e alle radici del Melo. E ci piace di attendere 
per un giudizio definitivo, perchè quello che abbiamo osservato 
è bensì qualche cosa, che ha il suo valore, ma non potrebbe ser- 
vire a spiegarci la molteplicità dei fenomeni, che han luogo nei 
rapporti fra gli insetti e la natura delle piante nutrici, con tutte 
le modificazioni, che sugli Olmi americani potrebbero essere inter- 
venute da noi. 

Ripeteremo per tanto le ricerche fatte, variandole ancora, se 
è possibile, col mettere a portata di infezione anche i soggetti del 
Melo selvatico e del Pero di macchia, per vedere se per caso il 
ciclo evolutivo dell’ insetto, che non si è chiuso col mezzo del- 
l Olmo americano, si ripeta senza effetto con questa pianta, e 
si completi invece col mezzo del Melo e del Pero selvatici. E 
ciò è necessario, non pure agli effetti pratici della importante 
questione, ma dal punto di vista speculativo, giacchè su certe 
piantine di Melo piccolissime (Pyrus pumila paradisiaca), che sì 
sopraccaricano quasi ogni anno di frutti non più grossi di una 
castagna o di una noce, abbiamo rinvenute forme ibernanti di 
Schizoneura, che fin ora, che mi sappia, meno una figurata dal 
Baker (1), nessuno avrebbe da noi ‘ed altrove posto in vista e 
deseritto. 

Queste forme, che non abbiamo riscontrato ancora sulle piante 
di Melo più gentili, qui coltivate, sono di due serie: una pallida, 
ed un’ altra volgente al bruno cioccolata. 


(1) A. C, Baker, The Woolly Apple Aphis (Unit. Stat. Depart. of Agric., 
Rep. 101, pag. 23, 1915). 








262 GIACOMO DEL GUERCIO 


La serie pallida, trovata dalla fine di Gennaio ai primi di Feb- 
braio, è rappresentata da forme allungate od ovali, e da forme race- 
corciate, o piriformi. 

La figura 78, Tav. IV, che presentiamo per prima all’ osserva- 
zione è quella di una larva di femmina pallida, allungata, quasi 
ugualmente larga alle due estremità e cosparsa di piccoli peli nel 
contorno e sul dorso del torace e dell’addome. Essa, come si 
scorge dalla figura, è fornita di rostro abbastanza lungo e robusto, 
che sporge da uno dei lati del torace. 

Le antenne (fig. 79, Tav. IV) sono brevissime, poco più della 
larghezza del capo e fornite di brevi peluzzi sparsi. Si compon- 
gono di cinque articoli, dei quali i primi due sono quasi globulari 
e appena più corti uno dell’altro ; il terzo ed il quarto sono pres- 
sochè della stessa lunghezza, ugualmente scabrosetti ed ornati di 
una rada corona di peli alla sommità, che è alquanto ingrossata, 
ma più specialmente nel quarto, che porta una notevole area sen- 
soria alla estremità del lato posteriore ; il quinto articolo non è 
scabro, come i due precedenti, dei quali è anche abbastanza più 
corto, e porta un’appendice conica eguale alla sua metà ed ornata 
di setole, che sono lunghe quanto la larghezza dell’appendice che 
le porta. 

Le zampe di questa larva sono ben provviste di setole corte, 
e robuste ben più delle antenne, ma in esse quello che merita di 
rilevare, oltre quanto si può scorgere dalla figura, è la presenza 
di quattro digituli, due corti dal lato interno e due da quello 
esterno alla estremità dei robusti tarsi. 

Il capo di questa larva, ingrandito, per mostrare le sue antenne, 
è come nella figura che si riporta. 

Le femmine adulte pallide, allungate (fig. 80, Tav. IV) sono 
vescicolose come nella figura della femmina, che presentiamo al- 
l’osservazione. Essa è vista dalla faccia ventrale, per mostrare il 
rostro e la posizione delle zampe, nonchè il contorno degli embrioni 
che lascia scorgere per trasparenza dal suo addome. 

Gli occhi sono rudimentali, quasi come nella larva; ma sono 
assai diverse le antenne, che sono distintamente setolose. I due 
primi articoli però sono presso che nelle stesse proporzioni fra 
loro; muta molto il terzo che è quasi claviforme ed è più lungo 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 265 


di tutti; il quarto è due volte più corto del precedente e  al- 
quanto più corto anche del seguente, del quale ha la forma; il 
quinto è clavato; il sesto è il più sottile, quasi lungo quanto il 
quarto, ed è il solo, che presenti su di esso delle serie trasver- 
sali di piccolissime punte. 

Il rostro è robustissimo, arrivante con l’apice sul secondo somite 
addominale, e composto di quattro articoli nel labbro inferiore: il 
primo subeguale al quarto, il terzo due volte quasi la lunghezza 
del primo, ed il terzo subeguale alla metà dell’ultimo. 

Robustissime sono anche le zampe, che hanno i tarsi forniti di 
peli capitati, come nelle larve. 

Ecco ora la figura S1, Tav. IV, di una ibernante di Schizoneura 
pallida, ma raccorciata, pel confronto con quella dello stesso colore, 
ed allungata. 

A differenza della forma precedente, descritta, essa è piriforme 
piuttosto corta, largamente arrotondata alla estremità posteriore. 
In oltre le sue antenne, fig. 82, Tav. IV, sono relativamente più 
lunghe e non come nella larva, alla quale pure appartengono, ma 
quasi come nella forma perfetta, giacchè il terzo articolo è il più 
lungo di tutti; i due primi sono globulari ; il quarto è raecorciato 
più del quinto, ed il sesto è quasi della lunghezza del quarto, 
senza contare la sua appendice. 

I caratteri del rostro sono presso a poco gli stessi. 

Le zampe al pari delle antenne, sono in questa giovane larva 
più robuste che nell’ altra, mentre i tarsi sono ugualmente digi- 
tulati. 

Quanto ora alle forme della seconda serie, raccolte contempo- 
raneamente a quelle della prima indicate, esse, come è stato detto, 
volgono al colore bruno cioccolata. Ma non è questo soltanto il 
carattere che le distingue dalle altre, sebbene la forma, che è a 
pera allungata, ed il rostro, non della lunghezza, che eguaglia poco 
meno quella del capo e del torace sommati insieme, ma che oltre- 
passa la estremità dell’addome. 

La figura della giovane Schizoneura, che presentiamo all’osserva- 
zione (fig. 83, Tav. IV), ha le antenne lunghe come nelle forme 
giallo pallide raccorciate, ma con gli articoli proporzionati come 
nelle larve, per il rapporto del terzo al quarto articolo; mentre le 





264 GIACOMO DEL GUERCIO 


zampe si presentano relativamente più robuste e gli stessi digituli 
tarsali notevolmente più allungati. 

Le ulteriori ricerche sperimentali diranno quale sia la missione 
differente delle diverse radicicole ora appena accennate. 

Osserviamo invece che di Marzo, sulle radici dello stesso Melo 
nano sopra ricordato, compariscono delle femmine giallo bruna- 
stre fortemente raccorciate, pronte a proliferare. Esse, come dalla 
figura $4, Tav. IV, che ne diamo, ricordano le forme raccorciate 
della serie pallida, mentre pel colore ci richiamano alla mente quelle 
della serie color cioccolata. Ma differiscono dalle une e dalle altre 
per la natura dei tarsi, che sono sprovvisti di peli capitati o 
digituli. 

I discendenti di questa forma si ristrettiscono notevolmente nel 
corpo, che assume il contorno ovoidale, vescicoloso, ricordato per 
la femmina pallida a tarsi digitulati del Febbraio. 

Sarà inutile aggiungere che detti discendenti sono anch’ essi 
senza digituli nei tarsi. Occorre osservare invece come nel mese 
di Maggio appariscano fra le forme di color cioccolata degli indi- 
vidui piriformi allungati corrispondenti a quanto è designato per 
tutto nella figura 85 della Tav. IV, riportata. In essi è Vinsieme 
dell’ abbozzo delle forme preninfali, con le antenne di femmina 
attera, ma col capo soleato largamente nella fronte e più raccolto 
nel contorno, con poca differenza fra margine anteriore e poste- 
riore, ed occhi già prominenti come negli alati. 

Il protorace è corto; molto più lungo, bene sporgente ed arro- 
tondato sui lati è il mesotorace, che col metatorace accenna anche 
meglio alla natura e alla finalità di questa forma, che anche con 
l'addome ricorda quella del futuro alato. 

Se ne deduce, per tanto, che da noi, indipendentemente dagli alati 
delle forme gallogene primaverili, migranti dall’Olmo, ricordati ne- 
gli Stati Uniti d’ America, e dagli alati sessupari, per lo più auntun- 
nali, che si riscontrano per tutto, avremmo sul Melo gentile per 
lo meno delle forme intermedie di alati primaverili, che si pre- 
sumono derivati da forme attere a tarsi digitulati, trovate in 
Febbraio. 

Dopo quanto è stato esposto tornerebbe opportuno qualche no- 
tizia comparativa fra le forme radicicole estive, che si incontrano 








CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 265 


sul Pero e sul Melo; così come sarebbe necessario accennare alla 
natura delle altre, che si rinvengono sull’Azeruolo e sulle forme 
prettamente selvatiche del Pero e del Melo. Ma di ciò si dirà 
nella memoria generale, in preparazione, di tutti i nostri Afidi ra- 
dicicoli. 

Venendo ora a dire una parola sul modo di avversare gli Afidi 
a vita sotterranea o ipogea, giova premettere che fra essi quello 
più resistente all’azione degli insetticidi è la Schizoneura delle ra- 
dici del Melo; a fronte della quale, per questo, la stessa Fillossera 
della Vite, per quanto temibile e dannosa, passa sicuramente del 
tutto in seconda linea, perchè è più vulnerabile degli stessi 
radicicoli dei Pemphigus e delle Tetraneura. Ed ecco perchè qui 
si insiste sulla distruzione principalmente della forma radicicola 
del Pidocchio lanigero del Melo, perchè 1’ insetticida a eni esso 
cede distrugge con più forte ragione tutti gli altri della serie qui 
ed altrove volta a volta ricordati. 

Per ciò, nell’ avversare la diffusione degli insetti radicicoli, non 
sarà mai abbastanza ricordata la valida protezione, che essi tro- 
vano nel fiocco di cera entro il quale si trovano avvolti. La quale, 
per la infezione fuori terra, induce alla necessità di adoprare so- 
stanze capaci di vincere la repulsione, che la cera oppone, e di ba- 
gnarla per modo da pervenire sieuramente con esse al corpo del pi- 
docchio, che se ne ricopre. 

In base a cosiffatto criterio, in Germania particolarmente, furono 
preparati liquidi insetticidi, in alcuni dei quali fu introdotto per- 
fino V alcool, perchè, quale solvente della cera, avrebbe dovuto 
contribuire a darci più facile ragione di tutti questi temibili in- 
setti e più particolarmente della Schizoneura del Melo. Ma, non 
ostante, dei liquidi preparati, i più efficaci sono quelli a base di 
olio di catrame, preso questo, ora, a dose non interiore al 5 °/,(1) 
perchè possa attraversare lo strato superiore od esterno degli in- 
setti e colpire gli altri che si trovano nascosti di sotto. 

Nelle evenienze, poi, di infezioni trascurate, sopra rami profon- 
damente alterati e fenduti, anche a queste dosi di materia attiva 
possono sfuggire individui, che rinnovano la infezione. La quale 


(1) « Entomologia agraria », pag. 360. Firenze, 1915. 


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266 GIACOMO DEL GUERCIO 


sfugge anche nelle profondità delle altre lesioni del fusto. agli 
abitatori delle quali, dopo qualche tempo, si deve il rifiorire della 
diffusione dell’ Afide. Da ciò ancora deriva l altra necessità di 
unire all’olio di catrame sostanze che emanano per lungo tempo 
effluvî deleterî per l’insetto, e che contribuiscano a consolidare per 
modo lo strato di cera esterno, sui pidocchi, da impedire l uscita 
agli altri non tocchi di sotto, che sono nascosti nel fondo delle 
lesioni dei tubercoli, o degli altri spacchi indicati. 

Anche nelle evenienze di infezioni ancora iniziali bisogna che 
le soluzioni insetticide abbiano tutti i requisiti indicati, assicuran- 
dosene prima di operare in grande, con prove preliminari, condotte 
nelle condizioni stesse, nelle quali occorre poi operare nel campo. 
Si eviterà per tanto il metodo, più comodo, di immergere i rami 
nella soluzione, giacchè, per cosiftatta via, agli affidamenti mag- 
giori, che si conseguono nelle prove, corrispondono i meno inco- 
raggianti resultati sulle piante. E affinchè poi le difficoltà di ope- 
rare siano le stesse, i rami da sottoporre alle esperienze di prova, 
non si devono staccare dalla pianta, procurando, invece, di operare 
su rami verticali, obliqui ed orizzontali, giacchè la posizione, che 
la infezione serba su di essi, contribuisce a ridurre o ad accre- 
scere gli effetti degli insetticidi. 

Non occorre dire della utilità di questa maniera di controllo 
sulla efficacia dei liquidi indicati, per evitare quelli a base di olio 
di catrame privato del grasso minerale e di quanto altro ne 
accresce la efficacia. 

Spendiamo invece una parola per affermare contro gli afidi la- 
nigeri la grande efficacia e la superiorità dei liquidi al creosoto 
del commercio, non depurato, che, a parità di altre condizioni, rie- 
sce più efficace dell’ olio di catrame. Del quale esso eleva il potere 
mortifero, che permane a danno degli insetti per lungo tempo, de- 
primendo fino alla morte anche le forze di quelli, che non si tro- 
rarono ad immediato contatto con gli insetticidi. È perciò che ci 
siamo serviti, da molti anni, dell’aggiunta del creosoto grezzo agli 
altri insetticidi, per distruggere insetti internati sia nel corpo del 
legno, sia. nel terreno. E gli effetti sono stati sempre tali che, 
sopra oltre tremila piante (del pomario della R. Scuola di Pomo- 
logia, delle Cascine), difese dalla Zeuzera, prima della potatura, 





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durante questa operazione non fu possibile di trovare una sola 
larva viva. Lo stesso è accaduto nel grande parco delle RR. Terme' ‘ 
di Montecatini, contro Cossidi e Cerambici, mentre Afidi radicicoli 

d’ogni genere hanno trovato costantemente la morte sulle radici 

delle piante, il cui terreno era stato impregnato del liquido catra- 

moso al ereosoto, 0 di solo creosoto grezzo, variamente condizionato 

allo scopo desiderato. 

Eccellenti sono i resultati che si ottengono, nel terreno special- à 
mente, unendo al ereosoto del commercio ed al fenolo i polisolfuri : 
alcalini ed alcalini terrosi, presi a parti uguali o quasi, nel rap- 
porto del 2 al 5 °/, ricordato. 

I liquidi così composti, e quelli sullo stesso tipo, che abbiamo 
potuto preparare, servendoci dell’acqua ammoniacale del gas, si 
sono addimostrati superiori negli effetti, tanto al solfuro di car- 
bonio, quanto ai solfocarbonati alcalini ed ai solfocarbonati misti, 
ottenuti con calce e potassa. 

Sono quest’ultimi liquidi, di cui conosciamo da anni gli effetti, 
perfino sulle uova della Fillossera, che si devono disciplinare op- 
portunamente (nella economia delle operazioni), per distruggere gli 
afidi radicicoli, che infestano piante legnose, Vite, Melo, Pero, È: 
Ribes, Olmo, ecc., come la Fillossera, la Schizoneura, e gli altri 
pidocchi lanigeri, e non lanigeri molesti alle piante coltivate. 

Le prime ricerche al riguardo furono fatte molti anni or sono 
sopra radici di piante infette introdotte direttamente, o in appo- 
site piccolissime gabbie prismatiche, ed a profondità diversa entro 
cubi di terreno isolati con casse di 0,80 ad 1 metro di spigolo. 

L’operazione veniva fatta alla superficie del terreno, ed. entro 
terra, introducendo nella cassa rami e radici di Melo con Schizo- 
neura, radici di Vite con Fillossera, radici di Lattuca con Pen- 
figo, rami d’Olmo con Schizoneure e Tetraneure, chiuse nelle galle; 
ed altre parti di piante differenti impidocchiate. 

Per operare a diverse profondità con l’ apparecchio indicato, le 
cassettine con le radici infette si collocavano in corrispondenza 
di sportellini varì, applicati ad. aperture praticate nelle quattro 
pareti verticali della cassa, così da scendere dalla profondità di 7, 

a 35 cm. Gli sportellini si tenevano chiusi nelle esperienze fuori 
terra, e si aprivano nelle altre entro terra, perchè il movimento 








268 GIACOMO DEL GUERCIO 


d’aria nell’apparecchio non fosse eccessivo nel primo caso, e non 
scarseggiasse nel secondo; ed abbiamo potuto vedere così che 
nessuna differenza si riscontrava fra ricerche con cassettine im- 
merse direttamente nel terreno, e ricerche con cassettine poste 
nell’ apparecchio descritto. 

In oltre il solfuro ed il tetracloruro di carbonio riescono ad ef- 
fetti molto variabili in ragione della natura fisico meccanica del 
terreno, della temperatura e della quantità di umidità contenuta 
nel terreno arabile. 

Sono assai più costanti e più efficaci gli effetti, che si otten- 
gono con gli stessi liquidi variamente sciolti, divisi e sospesi nel- 
l’acqua, particolarmente se la stessa quantità di solfuro di carbonio 
si somministra allo stato di solfocarbonato. 

A. parità di altre condizioni, le soluzioni di solfuro di carbonio, 
o le sue emulsioni, addizionate di olio di catrame e di creosoto, si 
addimostrano più attive delle altre, nelle quali queste due ultime 
sostanze non siano state aggiunte. 

Tutte queste soluzioni introdotte, per iniezione, in fori determinati 
nel terreno, riescono sempre ad effetti parziali, a meno che i fori 
non si pratichino a distanza di un decimetro ad un decimetro e 
mezzo fra loro. 

Questa constatazione fatta, pur troppo, anche nel pomario delie 
Cascine di Firenze, contro la Schizoneura del Melo, in Liguria e 
all Isola dell’ Elba, contro la Fillossera della Vite, ci ha inse- 
gnato che, nella distruzione degli insetti sotterranei delle piante 
legnose indicate bisogna scalzar le piante, per scoprirne le radici 
e irrorarle abbondantemente con le stesse soluzioni adoprate per 
la difesa della chioma, come da tempo abbiamo insegnato, e con- 
sigliamo di fare contro la Schizoneura del Melo, e contro lo stesso 
afide radicicolo nero del Pesco, introdotto in Italia con le piantine 
infette di Peschi americani. 

Tutto il segreto della riuscita di queste operazioni, qualunque 
sia la pianta e la specie di atidide da combattervi, sta nell’allar- 
gare la conca, intorno al ceppo della pianta, in proporzione del- 
l allungamento dei palchi superiori, o più estesi delle radici; e 
bagnare così, tanto il terreno in posto, sul quale poggiano le radici 
scoperchiate, quanto la terra posta fuori della conca, e che subito 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 269 


dopo la irrorazione deve essere portata al suo posto. La conca per 
ciò potrà avere un diametro di m. 0,30, o più, secondo la natura 
delle piante e la estensione delle radici secondarie, che si dipar- 
tono dal fittone, o dal disotto del colletto o nodo vitale. 

Per siffatta guisa il terreno non costituisce più solo un ostacolo 
alle operazioni della difesa, perchè viene ad essere opportuna- 
mente utilizzato nell’effettuarla ; e le radici infette, quando l’ope- 
razione è bene eseguita, si trovano, così, circondate da ogni parte 
dall’ insetticida, gli eftluvî soffocanti del quale involgono comple- 
tamente gli insetti. I quali non possono così sfuggire alla morte, 
che avviene, sia per l’azione diretta del liquido, sia per le ema- 
nazioni sue, che si protraggono per diverse settimane nell’ aria, 
che li involge. 

I liquidi al creosoto, col fenolo, e agli olii di catrame solfurati, 
infatti, permangono lungamente nel terreno, che ne è impregnato, 
e operando dopo le piogge del settembre e dell’ottobre, od a 
terreno umido, la emanazione gassosa perdura anche dopo cinque 
o sei settimane; mentre con le iniezioni di solfuro e di tetra- 
cloruro di carbonio, generalmente, dopo qualche giorno non ne 
resta più traccia. 

È per ciò che, per avere la massima sicurezza di effetti, totali, più 
che generali di distruzione, giova indicare quello che chiamiamo 
metodo a rincalzo, che consiste nel ripetere il lavoro per la distru- 
zione dell’ insetto, mentre le emanazioni gassose dell’ operazione 
precedente gravano ancora in modo sensibile sul pidocchio, che si 
desidera di eliminare. E così, ove si proceda sul serio, non vi 
può essere via di scampo per la infezione, che deve senza. fallo 
soccombere. 

Trattandosi di alberelli e di arbusti, o di cespugli piuttosto vi- 
cini ed in filari, Vl applicazione dell’ insetticida si può effettuare 
aprendo un solco più o meno largo, nel fondo del quale si trovino 
le piante; ed ove questi filari fossero vicini fra loro, e le radici 
delle varie piante si incontrassero, fino ad oltrepassarsi, la difesa 
si effettuerà irrorando d’ insetticida il solco della testata del la- 
voro, a mano a mano che si avanza, zappando, o si retrocede van- 
gando, nella esecuzione della generale lavorazione del terreno. 
Tanto nella vangatura che nella zappatura bisogna por sempre 


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9270 GIACOMO DEL GUERCIO 


mente ad aprire il terreno intorno alle piante, per colpirle bene 
anche al piede, con il getto insetticida. 

Le pompe a carrello, con doppia presa di liquido e con funghi 
di distribuzione a ventaglio, dovunque la posizione del terreno lo 
permetta, parrebbero meglio indicate. Diversamente si adoprino 
le pompe a zaino, situando i due operai con gli insetticidi alle 
due estremità della riga dei vangatori, o degli zappatori. 

La quantità di liquido necessaria per la difesa contro gli Afidi 
radicicoli indicati varia con le dimensioni delle piante e più par- 
ticolarmente con la lunghezza delle radici laterali ricordate. Per- 
ciò un mezzo ad un litro di soluzione può essere ben sufficiente per 
alberelli, arbusti e cespugli di tre a quattro anni. Per piante più 
annose detto liquido aumenta in proporzione. 

Le soluzioni indicate, adoprate dalla fine dell’ autunno in poi, 
quando le piante entrano, o sono già entrate in riposo, non por- 
tano danno alle radici. 

Abbiamo già detto altra volta che le barbatelle delle viti ba- 
gnate abbondantemente con i liquidi catramosi in esame vegetarono 
meglio delle altre, che non avevano subìto il trattamento indicato. 

Lo stesso abbiamo visto che si verifica per le piantine del- 
l’Olivo, per il Melo, per il Pero e per gli Agrumi durante il  ri- 
poso relativo o assoluto delle piante. 

Nel 1891, a Barcellona di Sicilia, numerose piante di Limone 
furono così abbondantemente irrorate sulla chioma, con soluzioni 
saponose e gelatinose di olio di catrame al 10 °/,, che il terreno 
sottostante ne restò impregnato per uno strato considerevole. 

La primavera dello stesso anno, a distanza di quattro mesi da 
quello delle operazioni indicate, i semi delle leguminose non vi 
germinarono; ma la vegetazione degli agrumi era lussureggiante 
e la successiva coltivazione erbacea fu qualche cosa di meravi- 
glioso, per vegetazione e prodotto. La qual cosa dimostra che le 
sostanze catramose opportunamente emulsionate, o disciolte nel- 
l’acqua, adoprate nelle quantità necessarie per la distruzione dei 
pidocchi radicicoli, non nuoceciono al regolare andamento vegeta- 
tivo e produttivo delle piante legnose, che si vogliono difendere. 
Esse, in principio, alla dose molto elevata suddetta e nella grande 
quantità adoperata, ostacolano la vegetazione delle piante erbacee; 














CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 271 


ma diluite dal 2 al 5°/, di materia attiva, secondo le corrispon- 
denti necessità della difesa, ed adoprate per tempo, non arrestano 
neppure le coltivazioni erbacee; e ad ogni modo, poi, esse si di- 
sperdono sempre piuttosto facilmente nel terreno e le stesse colti- 
vazioni annuali prosperano meglio che per Vaddietro. Ciò ha avuto 
luogo pur dove non furono somministrate sostanze concimanti al 
terreno; la qual cosa porterebbe a pensare che le sostanze indi- 
cate ostacolino i microbî avversi alla buona vegetazione delle 
piante nel terreno, così come par dimostrato che abbia luogo per 
l’impiego del solfuro di carbonio. 

Ma nella difesa delle piante contro gli afidi radicicoli bisogna 
ricordarsi che questi, in momenti determinati della bella stagione, 
dalla fine dell’inverno cioè, alla fine dell'autunno, lasciano posto a 
formazioni numerose, talvolta straordinarie, di alati, che ora cer- 
cano ospitalità sopra piante erbacee, simili e per lo più della 
stessa naturà; ora vanno a riparare sopra piante legnose; e tal’al- 
tra, in fine, da una pianta legnosa passano sopra un’ altra della 
stessa consistenza, come avviene per la Schiconeura del Melo, del 
Pero, del Ribes, dell Olmo; come ha luogo dei Lemphigus, delle 
Tetraneura, dei Chermes o degli Adelges, relativamente dell’ Olmo, 
del Pioppo, delle Conifere, e delle stesse Fillossere delle Querci, 
delle Viti, e di altre piante. 

Ora, in cosiffatte evenienze, e nell’ altra di migrazioni dalla 
chioma delle stesse piante, alle radici loro, e viceversa, la difesa 
o deve mirare a sopprimere dalle coltivazioni e dalle loro adia- 
cenze i soggetti destinati a rinfocolare ed a rinvigorire la inva- 
sione sulle piante, che si coltivano ; o deve servirsene per distrug- 
gervi le forme dell’insetto, che vi si ricoverano; e quando i rapporti 
biologici indicati, fra le varie forme della specie e le diverse piante, 
che le ospitano, non fossero ben noti allo scopo indicato, necessità 
vuole che si prendano contro le forme rizotile delle piante  colti- 
rate le misure che sono indispensabili per tagliar corto alla for- 
mazione dei sessupari, la distruzione dei quali, implica la impos- 
sibilità del ritorno della infezione. 

Nella difesa contro la Schizoneura del Ribes, ad esempio, il 
miglior metodo sarebbe quello di allontanare gli Olmi dove si im- 
prendesse la coltivazione della pianta indicata; perchè senza del. 





272 GIACOMO DEL GUERCIO 


Olmo manca sicuramente la forma gallogena, che si trova su di 
esso e manca pure il passaggio dell’insetto da esso al Ribes, che 
si vuole difendere. 

A malgrado della loro affinità procedono in maniera assai più 
complicate le cose nella Schizoneura del Melo, sia perchè mancano 
sul Ribes le alterazioni profonde, che si riscontrano sulle radici 
del Melo; sia perchè la evoluzione di questo radicicolo dirige i 
suoi alati sessupari sopra piante di natura diversa, fra le quali, 
come abbiamo detto, certamente da noi le varietà di Melo, che più 
sì approssimano alla forma selvatica di questa pianta, come le 
rarietà fruticose del Pyrus malus, del P. pumila e del P. sylre- 
stris. Le quali, per la ragione di sopra indicata, non dovrebbero 
trovar posto nei pomariî, e neppure nelle loro adiacenze; od ove, 
come all’ estero, ora, e da noi, poi, esse si dovessero coltivare 
per la preparazione del sidro, o per industrie meno importanti, 
bisognerebbe necessariamente estendere ad esse le azioni reite- 
rate di difesa indicate per le piante di Melo a frutto per tavola. 

Non accenniamo più largamente a considerazioni sulla pianta 
dell’ Olmo, per la Schizoneura del Melo, perchè per essa non è 
ancora opportuno l’ocenparsi. Ma 1 Olmo, a malgrado il lodevole 
pensiero di diffonderlo pei campi, ne dovrebbe essere allontanato, 
perchè è ricettacolo e fomite di infezioni gravi, per varie piante 
coltivate, e più intollerabile ancora sarebbe la sua presenza ove le 
nuove ricerche avessero a designarlo, come ora in America, quale 
focolare di infezione a danno delle Pomacee. 

Con Olmo, ad ogni modo, dovrebbe sparire dai campi anche il 
Frassino, che rappresenta un triste vicino per 1 Olivo, sul quale 
manda le sue legioni d’Ilesini. 

Questo porta a pensare alla grande responsabilità di coloro che 
hanno introdotto e diffondono le Viti americane nelle zone ancora 
immuni. Queste viti hanno introdotto e diffuso la Fillossera, la 
quale non esiste ancora dove esse non sono ancora arrivate, 
se eccezionalmente non vi è stata importata con barbatelle di viti 
nostrali, o con terra ed altro materiale asportato da vigne infette. 

’arimente è avvenuto per la Schizoneura del Melo, la quale ha 
camminato attraverso l’Italia con le diverse varietà di Melo e con i 
soggetti infetti spediti dall’estero e diftusi dalle varie istituzioni agri- 











CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 273 


cole nelle zone pomifere più progredite, o che tendevano ad esten- 
dere la coltivazione del Melo nel nostro Paese. Avendo seguito 
passo passo, per 25 anni, questo movimento degli insetti indicati a 
danno della nostra agricoltura, possiamo essere e siamo garanti di 
quanto a questo riguardo osiamo affermare ; così come assicuriamo 
che per evitare di introdurre la infezione nei pomariî e nei vigneti 
ancora immuni, il meglio che si possa fare è di immunizzare le 
piantine di Pero, o di Melo, e le barbatelle o le talee delle Viti 
con la immersione nelle soluzioni degli idrocarburi indicati. Con i 
quali, in oltre, si può evitare il deperimento delle piante stesse, 
già infette, nel campo, e rimetterle economicamente in piena pro- 
duzione. 

Per il resto attendiamo di conoscere gli alati dei radicicoli del- 
POlmo, per occuparcene con migliore ragione; e lo stesso dob- 
biamo dire per gli altri trovati sulle Graminacee spontanee dei 
luoghi incolti, in attesa di porre in vista rapporti meno dubbi fra 
essi ed i gallicoli di piante legnose. 

Nella memoria generale, in preparazione, su tutti gli Afidi radi- 
cicoli della fauna italiana, daremo non solo generalità e dettagli 
di biologia, ma precise indicazioni intorno alla economia dei varì 
trattamenti di difesa, che qui sono stati solo in parte accennati, 
ed esporremo gli altri lavori, che contribuiscono a completarli. 


Firenze, Giugno 1916. 


« Redia *, 1916. 18 








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274 
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GIACOMO DEL GUERCIO 


SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 


TA 90 <TR 


Femmina partenogenica attera di Francoa elegans, sp. n., notevolmente 
ingrandita. 

Margine frontale con tubercoli antenniferi ingranditi e sporgenza ret- 
tangolare compresa fra essi. 

Femmina partonogenica attera di Hayhurstia deformans, sp. n., note- 
volmente ingrandita. 

Testa della medesima, dal dorso, col rostro sporgente posteriormente e 
l’altro collocato di fianco, per mostrarne le differenze, ugualmente 
ingranditi. 

Parte posteriore dell’ addome, per mostrare sifoni e codetta relativa- 
mente fra loro e porre in vista la caratteristica del genere. 

Femmina partenogenica attera di Macchiatiella trifolii sp. n., ingrandita. 

Capo della stessa ingrandito, dal dorso, per mostrare i tubercoli an- 
tenniferi, i primi articoli delle antenne ed il rostro, che sporge dalla 
parte posteriore. 

Parte posteriore dell’ addome, dello stesso insetto, per mostrarne la 
terminazione assai caratteristica ed i molto lunghi sifoni. 

Femmina partenogenica attera di Aphis isabellina sp. n., ingrandita. 

Femmina partenogenica attera di Aphis helianthi sp. n., ingrandita. 

Terminazione addominale della medesima, molto ingrandita. 

Femmina partenogenica attera di Aphis deccarii sp. n., ingrandita. 

Antenna della medesima, molto ingrandita. 

Terminazione addominale della stessa, molto ingrandita. 

Femmina partenogenica attera di Aphis andreinii sp. n., ingrandita, 

Terminazione addominale della stessa, molto ingrandita. 

Femmina partenogenica alata, ingrandita, 

Capo della medesima, ingrandito. 

Antenna della stessa, ingrandita, per mostrare gli organi sensorî del 
3.° articolo. 

Ala anteriore della stessa, ingrandita, 

Ala posteriore, ugualmente ingrandita. 

Femmina partenogenica attera di Aphis tavaresi Del Guercio, ingrandita. 

Sua antenna ingrandita, per le proporzioni fra î diversi articoli. 

Femmina alata della stessa specie, ingrandita. 

Capo della medesima, con antenna fino al 3,° articolo. 

Ali, molto ingrandite. 

Estremità dell’ addome, molto ingrandita. 





Fig. 


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Fig. 


» 


» 





CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DEGLI AFIDI 275 


TAV: CITE 


28. Femmina partenogenica attera di Uraphis sorghi (Theob.), ingrandita. 

29. Sifoni della medesima e codetta, per mostrarne le proporzioni relative, 

30. Femmina partenogenica alata, ingrandita. 

31. Capo, ingrandito. 

32. Antenna, dal 4.° al 6.° articolo, per mostrarne gli organi sensorii. 

33. Ala anteriore, ingrandita, 

34. Ala posteriore, ugualmente ingrandita. 

35. Sifoni, ingranditi, e codetta ugualmente ingrandita, per mostrarne le 
proporzioni relative. 

36. Femmina partenogenica attera di Macrosiphon sonchi var. flavomarginata, 
ingrandita. i 

37. Femmina alata, della medesima specie e varietà, ugualmente ingrandita. 

38. Femmina partenogenica attera di oroptera aurantii v. limonii, in- 
grandita, 

39. Antenna della stessa, ingrandita. 

40. Rostro della stessa, ingrandito. 

41. Parte posteriore dell’ addome pel confronto con quello della forma tipica 
della specie vivente in Europa. 


42. Capo ingrandito della Toxoptera aurantii Koch. 


43. Terminazione addominale della stessa forma, pel confronto con la tig. 41. 

44, Capo ingrandito di Toxroptera graminum Rnd. 

45. Terminazione addominale della stessa specie, molto ingrandita. 

46. Capo molto ingrandito di Towoptera clematidis Del Guerc. 

47. Terminazione addominale della stessa, ingrandita. 

48. Femmina vivipara attera di Anuraphis poae sp. n., molto ingrandita. 

49. Femmina vivipara alata di Anuraphis erratica sp. n., notevolmente in- 
grandita. 

50. Antenna della stessa, abbastanza ingrandita, 

51. Terminazione addominale della stessa, ingrandita. 

52. Aphis citricola sp. n., attera, partenogenica, notevolmente ingrandita. 

58. Capo dello stesso insetto ingrandito, per mostrare i piccoli tubercoli 
antenniferi e la base dell’ antenna. 

54. Terminazione addominale. 

55. Femmina partenogenica alata, ingrandita. 

56. Antenna della medesima, molto più ingrandita. 

57. Terminazione addominale, assai più ingrandita. 


IARVARTIEVA 


58. Femmina partenogenica attera di Aphis papaveris Fab. 

59. Femmina partenogenica attera di Aphis symphyti Schr. var. Kochiella n. v., 
molto ingrandita. 

60. Capo della stessa, ingrandito. 











Fig. 61. 
»: ‘02, 
» 63, 
» 64, 
» 65, 
» 66. 
» 67. 
» 68. 
» 69. 
DLTO, 
PS GP 
» 72. 
PSN (56 
» T4. 
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I RRLET (1) 
PUTTI 
» 78. 
» 79. 
» 80. 
81 
» 82. 
» 83, 
» 84, 
» 85, 


GIACOMO DEL GUERCIO 


“stremità addominale, notevolmente ingrandita, 

Femmina partenogenica diversa dalla precedente, pel confronto, molto 
ingrandita, 

Femmina partenogenica alata, ingrandita, per mostrarne il dorso ad- 
dominale, 

Antenna della stessa presa nei suoi primi tre articoli. 

Ale anteriori e posteriori, ingrandite. 

l'erminazione addominale dell’ alato, ingrandita. 

Femmina partenogenica attera, non ancora del tutto evoluta di Neorhki- 
zobius ulmiphila sp. n., ingrandita, 

Antenna della stessa, al tempo della divisione del terzo articolo ; in- 
grandita. 

Antenna a divisione completa del terzo articolo, ornata delle setole ri- 
portate ; ingrandita, 

Femmina partenogenica attera di Neorhizobius poae, sp. n., ingrandita. 

Antenna della stessa, ingrandita, per mostrare la lunga papilla infissa 
nel mezzo dell’ area sensoria del terzo articolo, e | ornamento di 
quella dell’ articolo terminale, 

Zampa della stessa notevolmente ingrandita, per mostrare le due unghie 
del tarso, 

Femmina partenogenica attera di Neorhicobius stramineus, sp. n., in- 
grandita, 

Antenna della medesima notevolmente ingrandita. 

Femmina partenogenica attera radicicola di Schisoneura ulmi, notevol- 
mente ingrandita. 

Antenna della stessa radieicola, ancora più ingrandita, 

Femmina radicicola dello stesso insetto non ancora matura, per il con- 
fronto con la forma adulta indicata nella fig. 75, 

Giovane femmina pallida, invernale, a tarsi digitulati, della Schizoneura 
del Melo, ingrandita. 

Metà sinistra del capo, con 1} antenna relativa della medesima forma, 
maggiormente ingrandita. 

Femmina partenogenica della stessa serie allo stato perfetto, molto in- 
grandita. 

lF'emmina giovane partenogenica di Schizoneura della serie pallida, ma 
piriforme raccorciata, ingrandita. 

Metà sinistra del capo con 1’ antenna relativa, maggiormente ingrandita. 

Femmina giovane della serie di colore bruno cioccolata, piriforme al- 
lungata. 

Femmina adulta invernale di Schizoneura di color giallo brunastro, 
ma a tarsi non digitulati. 

Forma intermediaria della stessa specie, quale rappresentante della 
serie alata, raccolta di Maggio. 











DAIADIICTAE NH 


10 f 19. 






INDICE DELLE SPECIE DESCRITTE 


. Francoa elegans Del Guercio . 


Anuraphis persicae niger (Smith) . 


. Hayhurstia deformans Del Guercio . 
. Macchiatiella trifolii Del Guercio 


Aphis isabellina Del Guercio. 


» 
» 
» 
» 


helianthi Del Guercio . 
beccarii Del Guercio 
andreiniù Del Guercio . 
tavaresi Del Guercio 


Uraphis sorghi (Theob,) 
Macrosiphon sonchi v. flavoma dà Del Gato 
Toxoptera aurantii v. limonii Del Guercio , 


» 
» 


Anuraphis poae Del Guercio . 
» erratica Del Guercio . 
. Aphis citricola Del Guercio 


papareris Fab. 
symphyti vani Vi Kochiella Del unta 


. Neorhizobius ulmiphilus Del Guercio. 


» poae Del Guercio 
» stramineus Del Guercio 


. Schizoneura ulmi Linné } 
Pidocchio lanigero del Melo (forme nuove "PORSI VC 


eau 


. Pag. 197 


202 
206 
210 
211 
212 
214 
215 
217 
221 
224 
227 
231 
233 
235 
239 
241 
244 
247 
249 
252 
257 


e —_ —_ i is —@que 
Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 23 Dicembre 1916. 


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Dott. Prof. ERMANNO GIGLIO-TOS 


Ortotteri raccolti nella Somalia italiana meridionale 


Il Dott. Guido Paoli, ha voluto affidarmi lo studio di una pie- 
cola collezione di Ortotteri da lui raccolti nella Somalia. Io lo rin- 
grazio vivamente e ne porgo qui i risultati. 

Sono in tutto 52 le specie raccolte e qui menzionate. 

Di queste 3 solamente sono nuove. 

Fra i Mantidi ho trovato il maschio di Oharieis Peeli du che 
non era ancora conosciuto. 

Per la nomenclatura mi sono attenuto al Catalogo di Kirby. 


BLATTIDI. 


Gen. Anaplecta Burm. 


A. lateralis Burm. Tre esemplari da Burbisciaara. 

Questa specie è finora conosciuta solamente come propria della 
Columbia e del Brasile. Confesso perciò che sono veramente per- 
plesso nell’attribuirvi gli esemplari da me esaminati. Eppure non 
ho trovato che i loro caratteri si appropriassero meglio a nessuna 
delle altre specie, nemmeno a Anapleeta africana Saus., una delle 
pochissime specie africane di questo genere prevalentemente ame- 
ricano. 

Il colore generale, i margini laterali del pronoto bianco, il mar- 
gine anteriore bianco delle elitre e persino il colore biancastro 





per 


ai rh CMANLLI 


Ma 





280 ERMANNO GIGLIO-1'OS 


delle ali ed il grande sviluppo del campo apicale, il colore testa- 
ceo dei piedi tutto concorda con la descrizione finora nota di A. 
lateralis Burm. 


Gen. Loboptera Br. 


L. duplovittata Saus. Una femmina da Ferdadale. 


Gen. Phyllodromia Serv. 


Ph. germanica Lin. Due maschi, uno da Allengo, 1’ altro da 
Sahauén. 


Gen. Periplaneta Burm. 


P. americana L. Due maschi da Bardera. 


Gen. Stylopyga Fisch. 


S. rhombifolia Stoll. Una femmina senza indicazione di località. 


Gen. Deropeltis Burm. 


D. stefaniniana n. sp. g': Nigra, pronoto flavo cirenmeirca nigro 
limbato. Caput flavum, summo vertice ferrugineo, fascia V-formi 
interoculari nigra. Antennae nigrae, valde incrassatae, apice ful- 
vescente. Pronotum subtrapezoideum, disco flavo, marginibus omni- 
bus nigro limbatis, margine antico truncato, postico arcuato, mar- 
ginibus lateralibus nonnihil deflexis arcuatis, angulis rotundatis. 
Elytra nigra, abdomen valde superantia, angusta. Abdomen pi- 
ceum, lamina supraanali triangulari, medio depressa, cerci brevi. 
bus conicis, nigris. Pedes testacei, coxis 4 posticis basi infusca- 
tis. Femora omnia, praesertim antica spinosa. Long. corp. mm. 15. 
Long. pron. mm. 4. Lat. pron. mm. 5,5. Long. elyt. mm. 18. 

Un solo maschio da Burbisciaara. 

Distinta fra tutte le specie finora note per il color giallo del 
pronoto e per le zampe interamente gialliccie. 











ORTOTTERI RACCOLTI NELLA SOMALIA ITALIANA 281 


Gen. Gyna Br. 


G. scripta n. sp. Y. Testacea. Caput testaceum ocellis magnis 
pallidioribus, spatio frontali inter ocellos fusco-ferrugineo. An- 
tennae fuscae, basi testaceae. Ocnuli inter se valde appropinquati, 
spatio interoculari articulo primo antennarum angustiore. Prono- 
tum testaceum, margine antico regulariter arcuato ciliis nonnullis 
remotis fulvis instrueto, angulo postico late rotundato, disco in 
medio strigis duabus nigris parallelis et contiguis, nec non pun- 
ctis minutis nigris et linea nigra arcuata postica ornato, parte 
inter hane lineam et angulo postico tenuiter transversim rugulosa. 
Elytra abdomine multo longiora, luride testacea area costali basi 
pallidiore. Alae luridae hyalinae. Corpus subtus cum pedibus 
omnino flavo-testaceum. Long. corp. mm. 10. Long. pron. mm. 4. 
Lat. pron. mm. 5. Long. elytr. mm. 13. 

Un solo maschio da Mallable. 


Gen. Nauphoeta Burm. 


N. paolina n. sp. J' 9. Pallide testacea undique punctis minimis 
fuscis irrorata. Antennae fusciores. Oculi ut ocelli inter se remoti. 
Pronotum totum fusco punetatum nec non ad marginem postienm 
strigis minimis nigris remotis radiatis ornatum. Elytra abdomine 
multo longiora, pone medium angustata et margine antico sinuato, 
undique punctis et maculis minimis fuscis irrorata. Corpus subtus 
testaceum fusco punctatum, ventre fusco striolatum et marmora- 
tum. Pedes luride testacei. Long. corp. J' 14, 9 17. Long. pron. 
dg 3,5, g 4,5. Lat. pron. g' 5, 2 6,5. Long. elyt. J' 16, 2 19. 

Due maschi e tre femmine da Lugh e El Ure. 

Il corpo testaceo uniformemente punteggiato di bruno dà a que- 
sta specie l’aspetto di una Epilampra. I femori sono però affatto 
inermi e gli altri caratteri pure coincidono con quelli del gen. 
Nauphoeta. 


POT ROSEO NR OLI TSONT III) VA SRO IE APPORRE 





252 ERMANNO GIGLIO-TOS 


Gen. Homalodemas Stal. 


H. punctata Saus. et Zehnt. Una femmina da Aden Cabòba. 


Gen. Polyphaga Brullé. 


P. ?. Una piccola larva indeterminabile da Mogadiscio. 


MANTIDI. 


Gen. Charieis Burr. 


C. Peeli Burr. (Proc. Zool. Soc. London. 1900, p. 37, t. 2, f. 4). 

Di questa interessante specie, di cui BURR descrisse solo la 
femmina, e che non fu più ritrovata da nessun altro dopo di lui, 
trovai un maschio raccolto a Matagoi il 22 luglio 1915. Esso so- 
miglia in tutto alla femmina, anche nelle dimensioni e nello svi- 
luppo e struttura delle elitre e delle ali, ma gli occhi portano alla 
sommità un piccolo granulo ottuso che non è accennato nè nella 
figura nè nella descrizione dataci da Burr. 


Gen. Tarachodula Gigl.-Tos. 


T. pantherina Gerst. Un maschio da Matagoi. 


Gen. Tarachodes Burm. 


T. Alluaudi Chop. Un maschio da Allengo. 


Gen. Galepsus Stal. 


G. capitatus Saus. Due maschi da Magdèse. 


Gen. Hoplocorypha Stal. 


H. Bottegoi Saus. Due femmine da Salagle. 








ORTOTTERI RACCOLTI NELLA SOMALIA ITALIANA 233 


Gen. Parasphendale Schulth. 
P. costalis Kirby. Un maschio raccolto fra Anole Issa e Matagoi. 
P. africana Gigl.-Tos. Un maschio senza indicazione di località. 
Gen. Mantis L. 


M. religiosa L. Un maschio ed una femmina senza indicazione 
di località. 


Gen. Sigerpes Wood.-Mas. 


S. brunnerianus Saus. Un maschio, da Avàile, lungo il Giuba. 


Gen. Heterochaeta Westw. 


H. orientalis Kirby. Di questa specie non si conosceva finora 
che la femmina. Il maschio raccolto a Bur Acàba somiglia in tutto 
alla femmina salvo le dimensioni assai minori. Lung. del corpo 
mm. 90. Lung. del pron. mm. 35. Lung. delle elitre mm. 52. 


Gen. Popa Stal. 


P. Stuhlmanni Rehn. Un maschio da Matagoi. 


Gen. Empusa Ill. 


E. guttula Thunb. Tre femmine da Bardera. 


FASMIDI. 
Gen. Palophus Westw. 


P. Phillipsi Kirby. Una sola femmina da Uenèio presso Bardera. 


LOCUSTIDI o ACRIDIDI. 


Gen. Acrida Linn. 


A. turrita L. Una femmina da Bardera. 





284 ERMANNO GIGLIO-TOS 


Gen. Acridella Bol. 


A. nasuta L. Un maschio da Lugh. 


Gen. Phymateus Thunb. 


Ph. aegrotus Gerst. Due femmine da Eghèrta. 


Gen. Paracinema Fisch. 
P. superba? Bol. 


Gen. Stauroderus Bol. 


S. xanthus Karny. Un maschio da Lugh. 


Gen. Aeolopus Fieb. 


Ae. strepens Fab. Alcune femmine da Lugh e El Ure. 


Gen. Acrotylus Fieb. 


A. longipes Charp. Alcuni individui da Lugh. 


Gen. Cyrtacanthacris Walk. 


C. lineata Stoll. Tre femmine da Gorièi, Salàgle e Matagdi. 

Quest’ ultima corrisponde esattamente alla figura data da Stoll 
avendo la macchia bianca sui lobi laterali del pronoto ben distinta, 
l’area esterna dei femori posteriori bianca e la cresta che limita 
superiormente quest’area listata di nero. Nelle altre questa linea 
nera manca, e le macchie bianche del pronoto e dei femori poste- 
riori sono meno distinte. 


Gen. Schistocerca Stal. 


S. tatarica L. Una femmina da Lugh. 


Gen. Heteracris Walk. 
H. somali Schulth. Due femmine da Salagle. 








ORTOTTERI RACCOLTI NELLA SOMALIA ITALIANA 285 


Gen. Tylotropidius Stal. 


T. Brunni Gigl.-Tos. Una femmina da El Ure. 


Gen. Lamarkiana Kirby. 


L. cristata Saus. Tre femmine senza indicazione di località. 


Gen. Paratettix Bol. 
P. scaber Thunb. Una femmina da Lugh. 


FASGONURIDI o LOCUSTIDI. 


Gen. Phaneroptera Serv. 


Ph. nana Fieb. Una femmina senza indicazione di località. 


Gen. Eurycorypha Stal. 


E. varia? Br. Una femmina da Bardera. 


Gen. Letana Walk. 


L. zanzibarica Br. Un maschio da Matagoi. 


Gen. Conocephaloides Perk. 


C. nitidulus Scop. Una femmina da Bur Eibi. 


Gen. Eugaster Serv. 


E. loricatus Gerst. Una grande femmina di Mogadiscio. 


Gen. Spalacomimus Karsck. 
S. talpa Gerst. Una femmina da Bur Acàba. 


Gen. Eremus Brun. 


E nigrifacies Sjòst. Una femmina da Mausur. 


EPIARORiE SR 7 PI 


Bur 





ERMANNO GIGLIO-TOS "% 


ACHETIDI o GRILLIDI. 


Gen. Curtilla Oken. 


. africana Beauv. Un maschio senza indicazione di località. 


Gen. Acheta Fab. 


. bimaculata De Geer. Due femmine da Mansùr e Bardera. 


Gen. Gryllus Lin. 


. domesticus Lin. Parecchi individui di ambo i sessi da Lugh, 


Acàba, El Ure, Bardera ecc. 


. desertus? Pall. Una femmina da Bur Acàba. 


Gen. Nemobius Serv. 


. aethyops Saus. Una femmina da Lugh. 
. Heidenii? Fisch. Una femmina da Hàcacca. 


Gen. Scapsipedus Saus. 


. africanus Saus. Un maschio da Bar Acàba. 


Gen. Madasumma Walk. 


. Petersi Saus. Un maschio da El Ure. 


Gen. Cyrtoxipha Br. 


. longipennis Serv. Un maschio di Sàlagle nel Jubaland. 


Gen. Trigonidium Ramb. 


. madecassum ? Saus. Un maschio ed una femmina di Ànole 


Issa. 











RE NES ORTOTTERI RACCOLTI NELLA SOMALIA ITALIANA 287 È 
pe RR vi. 
E” Gli esemplari da me esaminati concordano bene con la deseri- 700 
d fà zione di 7. madecassum per quanto si riferisce alla colorazione a 
delle varie parti del corpo; però le tibie anteriori portano un cd 
timpano ovale da ambedue le parti e le ali sono caudate e la Bi 

parte sporgente è almeno lunga quanto le elitre. di, 

Questi due caratteri mi farebbero ascrivere questi esemplari al i x. 

È gen. Metioche meglio che al gen. Trigonidium, ma siccome sono Di: 
caratteri variabili in questi gruppi, non sono in grado di risolvere 3 

la questione senza un conveniente materiale di confronto. % 

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Gli estratti di questa Nota furono pubblicati il 23 Dicembre 1916. 





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ANTONIO BERLESE 
ViA ROMANA, 19 — Firenze 


Centuria terza di Acari nuovi 


PROSTIGMATA. 


201. Caeculus bruchi Berl. n. sp. — Testaceus fuliginens, non 
granulis terreis in dorso indutus, Seutum cephalithoracis antiee 
valde deorsus inflexum, in medio impressione profundiori, ferri 
equini elongatioris instar arenata impressum, ita ut in parte sun 
dimidia posteriori trigibbosum sit. Seutum abdominis medium per- 
fecte et elongate reetangulum. Senta omnia sunt rugis erassis, 
praecipue obliquis profunde exarata, Papillae dorsi perpaneae sunt 
et brevissimae, clavatae, albidae, vix conspienae ; in sento cepha- 
lothoracis sunt dune verticales, dune in parte transversa sulei, 
ferri equini more conformati, supradieti; dune utrinque in quoque 
gibbere laterali, In sceuto abdominis medio, papillae. sex tantum 
sunt, aequedissitae, in seriebus longitudinalibus, sat linene longi- 
tud, mediae approximatis, In quoque seuto laterali tres sunt, 
quaeque in eadem linea transversa  papillaram senti medii, In 
quoque seuto abdominali sequenti duae sunt huiusmodi papillae 
et quinque in quoque acuto abdominali postico, Corpus grossum 
et sat latum est. Pedes papillis. perparvulis, iisdem trunei con 
formibus, passim dissitis ornati. Primi paris sie sunt armati: Ar- 
ticulus 1." (coxa) interne spinis validissimis duabus, post. quas 
papilla elaviformis super tubereulum est; art, 2," (trochanter) spina 
una magna; art. 3," (femur) pariter una spina armatum ; 4," (gent) 
tantum spinis conformibus duabus; 5," (tibia) spinis consimilibus 


u Rodia n 1916, 19 





290 ANTONIO BERLESE 


quatuor numero. Formula spinaram pedum primi paris est ergo : 
1.9 2.0 3.0 495.810,02 - ” 
Ti i @ da 2900 | 10nNg-; da e Ae 

Habitat ad «La Plata ». Vidi plura exempla quae videntur 
collecta esse in nidis formicarum. Mihi misit Cl. Bruch, cui spe- 
ciem perpulehram dicatam volui. 

NoTA. Ho un esemplare di un Caeculus della Somalia, raccolto fra i legni 
putrescenti, alle foci del Giuba dal Ch. Prof. Paoli. Esso corrisponde abbastanza 
al Caeculus spathuliger del Michael (Algeria), ma ne differisce (secondo quanto 
si rileva dal confronto colla figura del detto Autore (1890), per le papille ri- 
vestenti il corpo alquanto più corte e per la spina prima della tibia 1.° paio, 
più lunga anzichè più corta delle altre. Può essere si tratti di una varietà di- 
stinta (var. calidior ?), ma non sono certo se non potrò vedere altri esemplari 
della forma e confrontarli con quella del Michael. 


202. Allothrombium cursorium Berl. n. sp. — Ruber, concolor. 
Facies et statura A. fuliginosi sed corpore crassiore et parum 
latiore, pedibus palpisque longioribus. Tarsi antici triplo ed dimi- 
dio longiores quam latiores. Crista metopica parte anteriore percon- 
spicua, elongate elliptica; parte media valde elongata, areis sen- 
silligeris elongate trigonis; ad latera seuto chitineo sat stricto 
ornata. Oculi pedunculo sat brevi et percrasso sustenti. Palpi 
elongatiores quam in A. fuliginoso, articulo secundo exiliori, sub- 
cylindrico. Pili corporis sat breves et densi, multo breviores et 
densiores quam in A. fuliginoso, barbulis multis, arcuatim basi 
saepins inflexis vestiti, sat erassi (ad 60-70 p.. long.). Ad 3 mill. 
long.; 1800 p.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Plura vidi exempla collecta a Cl. 
Alluaud et Jeannel. 


203. Allothrombium succinctum Berl. n. sp. — Rubrum, 
facie A. fuliginosi, sed agilius, elongatius, post humeros magis 
costrietum. Ab omnibus hucusque notis speciebus differt  valde 
propter cristae metopicae fabricam nec non papillarum corpus in- 
duentium. Crista metopica tantum elongate T-forme est, pede 
longiori, pilo sensoriali in medio ramulo supradictae figurae T-for- 
mis insito. Setulae corporis variae magnitudinis et fabricae, sive 
majores ad 160 p.. long., eylindricae, robustae, basi barbula lon- 
giori, caeterum curtiori dense vestitae ; minores circiter 70 p.. long.; 





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CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 291 


‘amulis ad basim longioribus, deinde gradatim decrescentibus, exi- 
les. In regione humerali et in abdomine postico setulae omnes longio- 
res sunt. Papilla palporum clavata, longa. sursum ineurva. Pedum 
primi paris tibia tarsum longitudine subaequans. Tarsus elonga- 
tus, leniter clavatus, apice rotundatus, fere triplo longior quam la- 
tior (vere 2,7, e. g. 380 p.. long. ; 140 p.. lat.). Ad 4 mill. long. ; 2 mill. 
lat. (in quo exemplo pili humerales majores 200 p. long.). 

Habitat. Plura vidi exempla colleeta ad « La Plata » et ad 
« Buenos Aires » a CI. Bruch. 


204. Sericothrombium tenuiclavatum Berl. n. sp. — Cin- 
nabarinum, latum. Papillae corporis longo tuberculo eylindrico 
sustentae, ceylindricae vel lenissime clavatae, totae barbulis densis 
indutae, sub apicem et apice barbulis curtioribus et minus laete 
depietis, (cum tuberculo ad 60 p. longae), densius super corpus 
dissitae. Tarsi antiei sat erassi, cylindrico-ovati, sub apicem eras- 
siores, circiter duplo et dimidio longiores quam latiores, tibia vix 
longiores. Ad 2450 u. long. ; 2000 n. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt C11. Alluaud et Jeannel. 


205. Trombidium trispilum Berl. n. sp. — Cinnabarinum, 
maculis magnis tribus (duae anticae, una in quoque humero, ter- 
tia postica) albis in dorso signatum. Abdomen latus, supra cephalo- 
thoracem sat extensus, postice subineisus. Pili corporis omnes 
intersese conformes et statura pares, sive elongate conici, alte et 
sat dense barbulati, cinnabarini (vel albicantes, in maculis), ad 
40 p. long. Tarsi antici eylindrici et elongatissimi, sive ultra 
triplo (circiter triplo et dimidio; 3,6) longiores quam latiores et 
tibia sesqui longiores. Ad 2500 p. long.; 1600 p. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CII. Alluaud et Jeannel. 


206. Trombidium tarsale Berl. n. sp. — ©Cinnabarinum, 
concolor, sat latum, postice vix subineisum. Tarsi antici elonga- 
tiores, quod ultra quadruplo (4,25) sint longiores quam latiores, 
elongate trunco-conici. Pili corporis sat exiliter conici, mediocres 
(35 p. long.); densis barbulis, robustis, aueti. Ad 2000 p. long.; 
1650 n. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CI. Alluaud et Jeannel. 


292 ANTONIO BERLESE 


SUBGEN. PTILOLOPHUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Erythraeus. Pedes quarti paris tibia tarsoque pilis rigi- 
dis, longioribus, erectis, simplicibus, minus tamen densis quam in 
Lucasiella Banks., altum penicillum fere conficientibus, ornatis. 
Typus E. P. claviger Berl. 


207. Erythraeus (Ptilolophus) claviger Berl. n. sp. — Rubro- 
fuscus, brevis. Corpus totum papillis claviformibus, fuscis, elongatis, 
longitudinaliter pluribus costulis linearibus, serrulatis, elevatis 
dense indutum. Papillae haec variae magnitudinis sunt et omnes 
simul commixtae. Sunt enim minimae, vix incurvae, 40 p.. long. 
(5 p.. crassae), aliae mediae magnitudinis 110 p.. longae (15 p.. latae); 
demum maximae sunt 210 p.. longae; 20 p.. apice crassae. Capi. 
tulum valde prominens est, vere pyriforme, basi constriectum, de- 
nique subglobosum et papillis cylindricis eadem fabrica quam 
corporis, sed longioribus, exilioribus, et cylindricis totum hirtum. 
Papillae istae sunt 300 p.. long.; 13 p.. crassae. Pedes longissimi 
et perexiles. Primi paris tarsus spathuliformis fere triplo longior 
quam latior (520 p.. long.; 200 p.. lat.). Pedes postremi caeteris 
multo longiores. Omnes pedes (praeter tibia et tarsus quarti paris), 
setis crassis, aciculatis, nigris (non ultra 110 p.. long.) sunt dense 
induti. In tarso et tibia quarti paris sunt tantum setae molles, 
nudae, perpendiculariter erectae, sat densae et usque ad 550 p. 
longae. Exemplum, cuius dedimus supradictas mensuras est 2200 p.. 
long.; 1300 p.. lat.; pes 1.' paris 5 mill. circiter longus est; 4. pa- 
ris circiter $ mill. Exempla, tamen sunt majora, circiter 3 mill. 
longa; 2,2 mill. lata, pede postico 9 mill. longo. 

Habitat. Plura exempla vidi collecta ad « La Plata » a Cl. Bruch. 


208. Hybalicus piliger Berl. n. sp. — Albidus?.Setae omnes 
dorsi simplices, minime barbulatae, mediocres, incurvae. Derma 
totum papillis ovalibus densius ornatum, quae tantum , papillae 
striis minutissimis sunt exaratae, caetero dermate circa papillas 
laevi. Mandibulae chela digitis curtis, sat crassis, intersese ma- 
gnitudine subequalibus, obsolete dentatis. Palporum articulus po- 
stremus conicus, circiter triplo longior quam latior, apice seta 





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CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 295 


sat longa, runcata, exilioris unci more incurva terminatus. Ad 
260 p.. long. ; 150 p. lat. 
Habitat communis in humo, in Columbia (N. A.). 


209. Eupalus sternalis Berl. n. sp. — ©Croceus, sterno inte- 
gro. Scutum dorsuale bene postiece productum ibique truncatum, 
dermate punctis minimis, aequedissitis impresso. Rostri basis in- 
ferne areolis obsoletis signata. Mandibulae basi subito inflatae 
(180 p.. long. ; 40 p.. lat., sive cireiter 4,5 longiores quam latiores). 
Palpi breves et robusti, pilis curtis (non dimidiam palpi latitudi- 
nem aequantes) ornati, ungue apicali robusto et runciformi, den- 
tibus nullis ad unci basim inferam; 100 p.. long.; 280 p.. lat. (ad 
basim articuli primi, e latere visi), sive amplius quadruplo lon- 
giores (vere 3,5) quam latiores. Sternum integram, dermate longi- 
tudinaliter striato. Ad 380 p. long.; 230 p. lat. 

Habitat in agro Panormitano, in muscis, nec non in Columbia 
(N. A.), inter folia emortua. 

OssERVAZIONE. Gli individui della Columbia sono appena diversi pel palpo 
alquanto più breve e grosso (circa 2,7 volte più lungo che largo) e per statura 
appena minore (320 X 220). Nel resto convengono esattamente nei caratteri 


della forma siciliana. 


210. Eupalus subterraneus Berl. n. sp. — (Croceus, sterno 
in medio longitudinaliter interrupto. Scutum dorsuale posterius 
truncatum, usque ad extremum dorsum productum, dermate pun- 
etulis minutissimis, aequedissitis seulpto. Rostri basis inferne areo- 
lis elongatis, in seriem duplicem transverse dispositis, intersese con- 
tiguis elegantissime sculpta; caetera parte antica minutissime 
transverse striata. Scutum sternale (sive primos et secundos pe- 
des basi amplexans) in medio stricta fissura in partes duas lon- 
gitudinales divisum, dermate longitudinaliter tenuissime striato. 
Mandibulae conicae, sensim (non subito) attennatae. Palpi sat 
crassi, 70 p.. long., 23 p.. lat. (sive circiter triplo longiores quam 
latiores, maxima latitudine ad basim primi articuli mensa), pilis 
curtissimis, vix difficilius conspicuis ornati, ungue parvo, basi tan- 
tum brevissime bipilo, non denticulis armato. Ad 300 p. long.; 
190 p. lat. 

Habitat in nidis Arvicolae arvalis, ad Ferrariam. 





TAM TE," 


294 ANTONIO BERLESE 


211. Penthaleus illustris Berl. n. sp. — Niger, rubro varie- 
gatus. Facies et statura Chromotydaei egregii, sed corpore ut in 
caeteris Penthaleis conformato, longiseto, pedibus longissimis. Pili 
in corpore dissiti longi, numerosi quamvis non ut in P. longipili. 
Pedes mira longitudine, quod antici et postici fere duplo corpore 
sint longiores; omnes pilis longis induti. Mandibulae ungue sat 
valido (30 tu. long.), digito molli subacuto laciniato. Palpi curti, 
articulo postremo subsphaerico, pilis-multis, brevibus ornato. Ad 
1000 p.. long.; 620 p.. lat. (Pes primus 1840 p.. long. ; postremus 
1750 p.. long.). 

Habitat, haud raro, in herbis, in horto « Boboli, Firenze ». 


212. Linopodes agitatorius Berl. n. sp. — Facies et sta- 
tura L. motatorii, sed pili corporis (dorsi et ventris) et pedum 
saltem duplo longiores quam in supradieta specie europaea. Pili 
dorsi medii sunt longi 90 p.; postici 100 p. Pedum posticorum 
setulae nonnullae sunt longae 120 pu. Pedes omnes longiores 
quam in L. motatorio. Ad 520 p.. long.; 270 p.. lat. Pes primi 
paris ad 2350 p.. long. i 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CI. Alluaud et Jeannel. 


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MESOSTIGMATA. 


SUBGEN. DIPOLYASPIS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Polyaspis Berl. Characteres generis Polyaspis, sed dor- 
sum scutis duobus obtecto (secundum est sat magnum, in tertia 
parte postica dorsi dispositum, subsemicireulare). Typus: P. D. 
sansonei n. Sp. 


215. Polyaspis (Dipolyaspis) sansonei Berl. n. sp. — Facies 
Polyaspidis patavini, sed laetius rubescens. Saturate testaceo-badius. 
Pedes, ut in supradicta specie, lamina utrinque marginato-fimbriati. 
Foem. area genitalis ovato-exagona, tamen antice rotundato-an- 
gulata, scuto duriori medio ovato, ad latera arcuatim excavato— 
impresso, anterius transverse rugoloso, caeterum nitido (tenuissime 
puncetulato), in angulo postico-laterali pilo breviori, crasso, conico 














CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 295 


ornato. Sternum crasse areolatum, caetera scuta areolato—reticulata. 
Post foramen genitale linea durior et crassa, chitinea figuram tra- 
peziformem sistit, quae ventrem totum occupat et cuius in medio 
latere superno margo posterior ‘angulatus scutuli genitalis est 
insitus latusque idem interrumpit. Pili marginales corporis conici, 
robusti, mediocres. Scutum dorsuale posticum erasse areolatum. 
Ad 850 p. long.; 480 p. lat. 

Mas scuto sterno-ventrali post quartos pedes valde producto, 
demum transverse recte truncato, sculptura areolari figuram elon- 
gate rhombicam circum foramen genitale sistens nec non juxta pe- 
dum 2-4 foveas (interne) et post quartos pedes insignito; a scuto 
anali, caeterum ventrem extremum occupanti, fissura sat lata, trans- 
versa separato. Foramen genitale rotundum, inter coxas tertias 
et quartas apertum. Abdomen angulis latero-posticis subrectis; 
margo posticus abdominis leniter excavatus. Ad 830 p. long.; 
480 p.. lat. 

Habitat raro in humo, in nemore Sila, prope Cosentiam. Speciem 
hane perpulchram libenter dico Cl. Doct. Sansone, silvarum gene- 
rali Directori, qui muscos humumque ex nemoribus variis Italiae 
ad me mitti curavit studiisque meis maxime favit. 


SUBGEN. DITHINOZERCON BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Thinozercon Halbert, a quo differt praecipue propter 
scutum dorsuale duplex (seuto dorsuali postico sat magno, tran- 
sverso, in parte postica dorsi insito). Typus: 7. D. halderti n. sp. 


OSSERVAZIONE. Ho avuto torto di considerare (« Redia », vol. XII, fasc. 1.°, 
p. 67) il gen. Thinozercon Halb. come sinonimo di Iphydinichus Berl, I due ge- 
neri differiscono non fosse altro che per avere, il primo, un ambulaero, composto 
di due unghie ben visibili, al 1.° paio di zampe. Per questo carattere il sottoge- 
nere attuale si differenzia esso pure dai Polyaspis e dagli Iphydinychus.. 


214. Thinozercon (Dithinozercon) halberti Berl. n. sp. — 
Mas testaceus, polyaspidiformis. Pedes omnes nulla lacinia mem-' 
branacea, laterali ornati. Corpus leniter bursiforme, posterius trun- 
cato-rotundatum, anterius conicum, in mucronem acutum desinens, 
qui muero et humeri lacinia membranacea sunt ornati. Dorsum 


296 ANTONIO BERLESE 


planum, dermate sublaevi, pilis simplicibus, sat longis indutum. 
Margines laterales pilis simplicibus pluribus, rancatim introrsus et 
deorsus inflexis ornati; margo posticus tantum pilis conformibus 
duobus prope lineam mediam margini eidem valde adpressi. Venter 
scuto magno, post quartos pedes late extenso, cum sternali confuso 
obtectus. Scutum anale a ventrali sat remotum, trigono-semicir- 
culare. Foramen genitale subrotundum, parvum, inter tertias et 
quartas coxas apertum. Sternum summum, inter secundos pedes, 
linea antico-marginali duriori est robustius factum, quae linea, 


| postice pontiformis, ad coxas secundas areas subcirculares occlu- 


dit ita ut fere litteram x latiorem simulet. Mentum ut in Palyaspis. 
Pedes mediocres, setis curtis, simplicibus ornati. Ad 540 p.. long. ; 
380 p.. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.). 


GEN. PARADINYCHUS BERL. N. GEN. 


Ex fam. Uropodidae, subfam. Polyaspidini. Characteres gen. Pro- 
dinychus, sed pedes antici ambulacro destituti. Typus: P. venu- 
stus n. sp. (Genus hoc per subgen. Dipolyaspis in Polyaspides 
incurrit, a quo subgenere tamen differt praecipue propter pedes 
non laciniatos). 


215. Paradinychus venustus Berl. n. sp. — Badius, sat elon- 
gate ellipticus, antice in conum productus, postice rotundato— 
truncatus. Scuta dorsualia sunt: Marginale, late vittiforme, usque 
ad angulos postero-laterales productum; medium anterius, majus, 
ovale, postice truncatum et linea transversa cum medio postico late 
trigono-semicirculari concretum. Scutum hoc in medio carinula lon- 
gitudinali gaudet, quae vix post medium dorsum in mucronem sat 
altum desinit. Derma scuti huius, praecipue ad latera carinae, sca- 
brum, foveolatum et pseudoforaminibus rotundis, magnis, sculptum, 
nec non appendicibus pluribus, curtis, laminosis, substyliformibus, 
latis, ornatum. Appendiculae conformes sunt, aequedissitae, in mar- 
gine laterali corporis, extrorsus sat prominentes. Duae conformes 
appendiculae sunt in summo mmuerone supradieto insitae. Post 














CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 297 


scutum dorsuale posterius sunt scutula aliquot stricta, cuins me- 
dium, latius, appendiculis sex supradictae fabricae ornatur, late- 
ralia, minora, ovalia, duabus appendiculis conformibus gaudent. 
In ventre, juxta pedum 2.4." foveas coxales, sunt pseudoforamina 
plura, rotunda, sat magna, quae seriem interiorem, foveolis dictis 
adpressam et parallelam conficiunt. Mas foemina minor, fora- 
mine genitali rotundo, vix post tertias coxas aperto. Foem. scuto 
genitali trigono-rotundato, vix ultra tertias coxas producto, po- 
stice truncato. Derma ventris punetulatum in utroque sexu. Mas 
ad 380 p.. long.; 200 p.. lat. Foem. ad 420 p.. long.; 230 p.. lat. 

Habitat in ligno putri. Collectus est prope Pisas (« S. Vin: 
cenzo »), in nidis Camponoti ligniperdae et in nemore « Sila », 
prope Cosentiam, in truncis arborum putrescentibus. 


216. Zercon quadricrinus Berl. n. sp. — Badius. Scutum 
dorsuale antiecum in medio tuberculis duobus, parum elevatis. Seu- 
tum dorsuale posticum anterins areolis signatum, in dimidia parte 
posteriore punctulis minimis, haud crebris sculptum. Setae corporis 
omnes simplices; marginales (quaeque ad axillam dentis serrulae) 
mediocres, apice attennatissimae, retrorsus incurvae. Setae dorsui- 
les scuti posterioris lateralibus duplo vel triplo longiores. Quatuor 
sunt setae in margine postico (minime crenulato) aequedissitae, 
longissimae, sive : externae, ad angulum postico-lateralem, vix inte- 
rioribus curtiores; interiores autem, in margine postico insitae, di- 
midiam corporis latitudinem aequant, quod 150 p.. sint longae, eri- 
niformes, apicem versus attenuatissimae. Ad 430 wu. long.; 330 
u. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.) 


Zercon radiatus Berl. (Berlese « Redia », vol. VI, fase. 2.°, 1910, p. 245). 
La forma descritta al luogo indicato è una ninfa. Ho trovato ora l adulto di 
questa specie, che mi era sfuggito la prima volta, sebbene fosse assieme alle sue 
forme ninfali, che io ho avuto torto di considerare per femmine mature. Ecco 
la descrizione breve della femmina adulta. — Testacea, facie Z. triangularis, 
sed latior et melius rotundata. Scuta dorsualia aeque et tenuiter reticulata et 
in angulis areolarum parvo pseudoforamine sculpta, ita ut tota punctata adpa- 
reant. Pili serrulae marginales breves, vix apice dilatato-ciliati, omnes retror- 
sus directi. Pili partis posticae scuti posterioris duplo longiores, exiles, incurvi, 
apice vix barbula minuta ornati, vel nudi, cylindrici, Pili duo (utrinque unus) 








Mie I 


298 ANTONIO BERLESE 


simplices sunt in angulo latero—-postico abdominis, curti, exiliores, attenuatis- 
simi et molles, vix lateralibus longiores. Scutum ventrale sublaeve. Ad 520 yu. 
long. ; 430 p. lat. 


GEN. HOLASPINA. BERL. N. GEN. 


Ex trib. Holostaspini. Characteres gen. Holostaspis (Macrocheles 
aliorum auct.), sed scutum genitale cum anale omnino confusum 
(et a scutis parapodicis longe discretum, quo charactere a gen. 
Holaspulus est diversum); adsunt scutula metasternalia (pilifera) 
minima rotunda. Species typica: Holaspina pulchella n. sp. 


217. Holaspina pulchella Berl. n. sp. — (Foem.) Testaceo- 
badia, elongatius cordiformis, sat bene humerata, postice angulato— 
rotundata. Scutum dorsuale eadem forma ac corpus, setis medio- 
cribus ad margines aequedissitis ornatum, postice longioribus, sunt 
etiam setulae aliquot, sat longae in parte postica abdominis. Ster- 
num magnum, amphorae latioris modo delineatum, sive ad secun- 
das coxas sat constrictàm, deinde dilatato-rotundatum, postice 
truncato-excavatum. Scutum genito-ventro-anale elongate ellipti- 
cum (240x180 p..), nulla impressione vel signo, regiones varias li- 
mitanti, manifesto. Scuta parapodica post quartos pedes sat angu- 
latim producta. Senta omnia nitidissima. Setae omnes simplices, 
mediocres, exiles. Mandibularum chela robusta et longa (185 p. 
long.). Pedes mediocres ; antici tarso perlongo (140 p..), exili, cylin- 
drico. Corniculi labiales perlongi, acutiores, recti. Ad 470 p.. long., 
230 p. lat. (ad humeros). 

Habitat in humo, in Columbia (N. A.) 


218. Cyrtolaelaps grandipes Berl. n. sp. — Foem. Saturate 
ochraceo—badia, corporis fabrica C. nemorensi subsimilis. Seuta 
dorsualia, in medio, intersese coniuncta; ad latera, fissuris extrorsus 
dilatatis, (non tamen lineam retrorsus arcuatam delineantibus) bene 
sejuncta. Setulae corporis mediocres, cylindricae ; humerales et qua- 
tuor in dorso, nec non verticales caeteris duplo robustiores. Epi- 
stoma profunde in medio excavatum et ibi appendicula setiformi, 
vix aciculato-barbata, non nimis longa auctum, laminulis latera- 





iti r, 





teli 





CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 299 


libus antice oblique truncatis, in margine anteriori denticulis ali- 
quot ornatis, dente interiori caeteris maiori et acuto. Appendicula 
palporum (tertii articuli) superne spinis sat longis 8-10 serrulata. 
Sternum subrectangulum, margine postico subevanido. Epigynium 
° nullo signo circulari sculptum; inter pedes tertios latius quam inter 
quartos et totum striis longitudinalibus, quasi plicis irregulariter 
signatum. Scutum ventrale breve, sed latius, certe triplo latius quam 
longius, obtrapezinum, postice truncato-arcuatum, ad latera valde 
productum, pilis longis quatuor ornatum et valde a precedenti 
disecretum. Scutum anale multo spatio a ventrali remotum, parvum, 
transverse ovato-obtrigonum. Pedes maximi et robustiores. Primi 
paris multo eorporis longitudinem superantes, sive 1300 p.. circiter 
longi, tarsis cylindricis, 320 p.. longis. In tibia pedis postici sunt 
setae tres magnae, postica maxima, ad 260 p.. long. Tarsus huius 
pedis est 440 p.. long. Mandibulae mediocres, chela (120 p.. long.) 
terminatae ; digito mobili bidenti (dentibus in parte subapicali) 
fixo bidenti (dente posteriori fere in medio digito). Ad 900 p.. long. ; 
550 n. lat. 
Habitat in humo, in Columbia (N. A.). 


219. Cyrtolaelaps agilis Berl. n. sp. — (Foem.) Testaceus, 
elongate cordatus, subhumeratus, postice rotundato-angulatus. Seuta 
dorsualia intersese in medio conjuncta, ad latera tamen fissura sat 
lata intersese separata. Margo scuti posterioris posticus rotunda- 
tus. Pili omnes dorsi sat breves, intersese statura subpares. Pedes 
sat longi; postici caeteris crassiores; antici exiliores, corpus totum 
longitudine aequantes. Epistoma fere ut in C. planicola, sed lobulis 
lateralibus margine externo valde oblique truncato, ita ut dens in- 


Ùi ternus sit peracutus et valde prominens et margo idem totus ser- 
a rulato-denticulatus est. Chelae magnae, ad 110 y.. long. sternum 
Ù crasse T-forme, quod ante secundos pedes valde altum et dilata- 


tum sit, postice vix excavatum. Epigynium inter quartas coxas 
modice constrietum, figura 8-forme signatum et, prope coxarum 
quarti paris marginem internum, figura obscura rostriformi nota- 
tum, satis post quartos pedes productum, sed parum lateraliter, 
nec pseudoforamina seriata comprehendens. Scutum ventrale sat 
breve, sed duplo latius quam longum, minime ad latera 4.' paris 





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PARA ETA 





ANTONIO BERLESE 


pedum productum, obtrapezinum, angulis posticis rotundatis. Sunt 
in margine postico seuti huius pili quatuor sat. parvi, intersese 
subaequales, aequedissiti; in antieo quatuor conformes. Scutum 
hoc parum ab epigynio et vix amplius a scuto anali, transverse 
ovato, est remotum. Ad 470 p. long.; 230 p.. lat. 

Habitat in muscis ad « Vallombrosa », prope Florentiam. 


220. Cyrtolaelaps mitis Berl. n. sp. — Foem. Testaceo-flavi- 
dus, sat latus, postice rotundatus. Scuta dorsualia in medio inter- 
sese conjuncta, ad latera tamen stricta fissura intersese sejuncta. 
Setulae dorsi percurtae et sat cerassae. Humerales, quatuor scuti 
antici verticalesque tamen duplo longiores. Epistoma peculiaris figu- 
rae, quia lobuli laminiformes pares in dentem acutum, longiorem 
desinent, cuius in margine externo, prope basim, dens sat validus 
est; appendicula impar inter lobulos istos brevis est, Y-formis, 
‘amulis longioribus, extrorsum arcuatis. Sternum margine poste- 
riori subrecto. Epigynium late spathuliforme, signo medio obsoleto, 
rugula quadam, strietius pontiformi, inter quartas coxas signatum, 
angulis posticis bene circa foramen quartae coxae arcuatis. Scu- 
tum ventrale magnum, longum, epigynio contiguum, ultra quartas 
coxas lateraliter bene produetum, ita ut stigma attingat, obtrape- 
zino-rotundatum, usque ad seutum anale productum ibique leniter 
excavatum et pilis duobus longis auetam. Sunt etiam pili duo in 
medio scuto sat longi, unus utrinque minimus ad angulum (rotun- 
datum) postico-lateralem, duoque utrinque post quartos pedes, 
parum supra lineam medianam transversam insiti, mediocres. Scu- 
tum anale obpyriforme, parvum. Adsunt pseudo—foramina seriata 
post quartas coxas, in epigynii angulis postero-externis. Pedes 
mediocres et sat debiles. Trochanteres quarti paris inferne, apice, 
tuberculis aliquot parvis ornati. Mandibulae chela mediocri (ad 
160 p.. long.). Ad 550 p.. long.; 310 uv. lat. 

Habitat inter folia putria, in « Columbia » (N. A.) 


221. Cyrtolaelaps exiguus Berl. n. sp. — Pallide terreus, 
chelis tantum badio-fuscis, sat brevis. Scuta dorsualia, in medio, 
late intersese conjuncta, fissura non nimis profunda ad latera 
sejuneta. Setae omnes dorsi breves, conicae, robustae. Epistoma 














CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 5301 


fere ut in ©. planicola, sed spina media curtiori, apice lanceolata 
ibique villosula. Sternum trapeziforme, margine postico rotundato 
et leniter inciso, subbilobo. Epigynium signo reniformi-cireulari 
ut in C. nemorensi notatum, brevius, sive vix post quartos pedes 
productum. Pseudoforamina post quartos pedes nulla. Seutum ven- 
trale praecedenti omnino contiguum, subrectangulum (vix obtrape- 
zinum), octopilum, sive pilis in margine postico 4, totidem in an- 
tico, minime post quartos pedes et ad latera productum, valde 
curtum, sive triplo latius quam longius (70 p. long. ; 210 p.. lat.). 
Scutum anale a precedenti sat remotum, vix latins quam longius, 
rotundato-obtrigonum. Mandibulae magnae, chela magna, 185 Dv. 
longa. Pedes mediocres; antici exiles. Ad 400-650 p. long.; 
230-320 p. lat. 

Habitat, rarus, in muscis, ad « Vallombrosa », prope Florentiam. 


222. Cyrtolaelaps pusillus Berl. n. sp. — Pallide terreus, 
chelis badiis, sat longus, subeylindricus, postice rotundatus. Scuta 
dorsualia, nisi fallor (quia propter tenuem colorem difficilins con- 
spicua) in medio intersese conjuncta, pilis curtis et gracilibus, 
intersese omnibus statura paribus vestita. Epistoma fere ut in 
C. planicola, sed spina media curtiori et apice crassiori. Chela sat 
longa (100 p..). Sternum late T-forme, parte antica latiori alta, 
lateribus subparallelis, postice rotundatum. Epigynium inter pedes 
subrectangulum, vix ad quartas coxas sinuato-excavatum, signo 
transverse et sat alte reniformi in. medio notatum, postice sat 
dilatatum, nullo pseudoforamine post quartas coxas seulpto. Sceu- 
tum ventrale difficilius conspicuum, parvum, subrectangulum, non 
lateraliter productum, pilis mediocribus quatuor (ad angulos) prae- 
ditum, sat epigynio adpressum. Scutum anale sat late ovato— 
trigonum. Pedes mediocres et  exiles; antici corporis longitud. 
aequantes. Ad 430 p.. long. ; 220 p.. lat. Ovum, in ventre, 200140. 


T 


Habitat inter folia emortua, in Columbia (N. A.) 


GEN. OOCARPAIS BERL. N. GEN. 


(Foem.). Corpus. oboviforme, totum dense pilis obsitum etiam 
super scutum hypogastricum. Dorsum seuto uno totum obtectum. 





302 ANTONIO BERLESE 


Epistoma sat chitineum, dentatum. Chela robusta, digitis denticu- 
latis, corona piloruam barbatulorum plurimorum ad basim digiti 
mobilis. Pedes antici ambulacro (minimo) aucti, caeteri unguibus 
et membranula bursiformi (gamasorum more) praediti. Scutum ster- 
nale, paragynia et epigynium (antrorsus in dentem desinens) ut in 
gen. Gamasus, Eugamasus ecc., inter Gamasinos. Scutum hypoga- 
stricum triangulare, magnum a marginibus et a scuto anali per- 
parvulo sat remotum. Scuta peritrematica exiliora; peritremata 
usque ad basim primi paris in dorso producta. Scuta parapodica 
obsoleta. Species typica 0. donisthorpei n. sp. 


223. Oocarpais donisthorpei Berl. n. sp. — (Foem.). Terrea, 
tota dense pilis magnis, longis et crassis nec non tenui barbula 
indutis, retrorsus directis vestita. Scutum hypogastricum sat stricte 
obtrigonum, postice angulo subtruncato-rotundato, pilis utrinque 
decem (fabrica supradicta) ornatum. Scutum anale parvum, subovale, 
anterius strictius et incisum. Sternum pilis longis quatuor; para- 
gynia uno conformi; epyginio duobus pilis conformibus ad angulos 
posticos armato, margine antico in spinam acutiorem attenuato. 
Mentum ad basim setarum apicalium longarum et  penicillatarum 
utrinque curta seta spinuliformi armatum. Setae laciniam formantes 
ad basim digiti mobilis chelae numero decem. Epistoma in spinam 
unam, acutiorem desinens. Ad 1050 p.. long.; 600 p. lat. 

Habitat super Dorylus sp. in « Madras ». Collegit Cl. Doni- 
sthorpe et mecum benignissime communicavit, cui summa reve- 
rentia speciem dicatam volui. 


SUBGEN. EPIPHIS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Gamasiphis. Characteres subgen. Periphis (typus: G. P. hae- 
misphaericus K.), sed scutum peritrematicum non postice cum dor- 
suali coneretum. Adsunt scuta metasternalia a scudo endopodico 
bene distineta, sive sternum non ad angulos posticos cum scuto 
endopodico (integro, sive cum parapodico concreto) confunditur, sed 
ab endopodio est distinetum et inter endopodium et angulum 
sterni stat utrinque scutum metasternale parvum, Lasioseiorum 
more. Caetera ut in subgen. Periphis. Typus: G. E. rarior n. sp. 











CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 305 


224. Gamasiphis (Epiphis) rarior Berl. n. sp. — Foem. Ba- 
dius. Facies omnino Gamasiphidis (Periphidis) hemisphaerici, per- 
convexus, postice acutus. Iugularia duo (utrinque unum). Sternum 
trapezinum, antice, in medio, profunde incisum, postice profunde 
areuatim excavatum. Epigynium anterius perfecte circulare, postice 
truncatum. Derma seuti ventralis areolis polygonalibus, latis scul- 
ptum. Stigmata tantum ad tertias coxas aperta. Scutum peritre- 
maticum elongatius triangulare, valde post quartas coxas in an- 
gulum acutiorem productum. Pilus postanalis parvus; caeteri dorsi 
et ventris minimi, sex, tamen, sterni robustiores. Ad 1 mill. long.; 
750 n. lat. 

Habitat, rarus, inter folia putria, in Columbia (N. A.) 


225. Ololaelaps hemisphaera Berl. n. sp. — Foem. Saturate 
badia, perfecte hemisphaerica, pilis curtioribus et raris in dorso 
et in marginibus corporis aucta. Sat O. formidabili Berl. Jabae 
similis, sed convexior et rotundatior nec non aliis characteribus 
diversus sive: Sternum dimidia tantum parte antica areolis latis 
et curtis obsolete sculptum, caeterum subnitidam. Scuta peritre- 
matica exili vitta chitinea bene scuto genito ventrali adnexa. Vitta 
haec scutum parapodicum juxta decurrit et in angulo antico—laterali 
scuti genito-ventralis desinit, ubi cum scuto eodem confunditur. 
Ad 580 p.. long.; 450 p.. lat. 

Habitat in Columbia (N. A.), inter folia putrescentia. 


GEN. ANMNTENNOSEIUS BERL. N. GEN. 


Ex fam. Laelaptidae. Facies generis Lasioseius, sed scutum dor- 
suale duplex (e. g. ut in gen. Gamasellus) et pedes antici ambu- 
lacro destituti. Seuta ventralia sat iisdem gen. Lastoseius, vel gen. 
Hypoaspis similia, scutis metasternalibus nullis. Mas pedibus secundi 
paris inermibus; mandibulis ut in Lasioseiis armatis. Species ty- 
pica: A. delicatus n. sp. 


226. Antennoseius delicatus Berl. n. sp. — Testaceus, bene 
humeratus, post humeros sensim attenuatus, subacute postice de- 


A O RS LI 
de PNL 


ae ai Vi | A NR i ALII * 





304 ANTONIO BERLESE 


sinens. Pedes antici corpore multo longiores, antenniformes. Scuta 
dorsualia reticulo exili seulpta, pilis curtis, subspiniformibus, in 
seriebus sex longitudinalibus dispositis et aequedissitis, in margine 
vix densioribus, duobus posticis caeteris duplo longioribus. Margo 
corporis anticus rotundato-truncatus, in medio curte quadripilus. 
Rostrum exile et longum, palpis elongatioribus. Foemina sterno 
subpentagono, ad secundos pedes utrinque profnnde excavato— | 
rotundato ; longiori quam latiori; post secundos pedes subito con- 
strieto, postice subtruncato, antice arcuatim producto et in medio | 
inciso, post quam incisuram signum est obscurius, transversum, 
arcuatim vittiforme, breve. Scutum genito-ventrale ampulliforme, 
sive inter quartos pedes (sensim inter sese basi adproximatos) 
valde attenuatum, antrorsus denique subito expansum, post quartos 
pedes sat late rotundatum. Scutum anale a precedenti valde re- 
motum, sat latum, obtrigono-rotundatum. Seuta parapodica post 
quartos pedes valde spathulatim dilatata, linea obscuriori, e sti- 
gmate procedenti, longitudinali in medio signata, interne truncata 
et sub apicem marginis interioris profunda incisione angulari im- 
pressa. Metapodia parvula, ovato-subtrigona. Ad 520 p.. long.; 
270 p. lat. Pes anticus 650 p.. long. 

Mas foemina vix minor et robustior, pedibus omnibus inermibus. 
Scutum sternale cum. anali, parapodicis et metapodis confuso, to- 
tum ventrem occupans, reticulatum. Mandibulae calcar vix digitum 
mobilem superans, subrectum, cultriforme, apice obtusum. Ad 430p.. 
long.; 240 p.. lat. Pes primi paris 620 p.. long. 

Habitat. Plura exempla inveni in muscis ad « S' Germain, Maison 
Laffitte » collectis a CI, Bouvier et mecum benignissime cummu- 
nicatis. 


227. Ameroseius tuberculiger Berl. n. sp. — Foem. pallidius 
testacea, consuetae figurae.. Derma dorsi. tantum reticulatum, in 
dimidio dorso postico minutissime punetulato-tuberculatum. Margo 
corporis posticus, inter. pilos duos extremos, tuberculis conicis, 
ralidis, numero 10 ad 12, totus armatus. Setae corporis medio- 
cres, posticae sat magnae (60), omnes e brevi tuberculo exortae, 
remiformes, apice subbarbatulae. Setae verticales (quatuor) sim- 
plices, exiliores, curtae. Scutum anale maximum, totum wventrem 








ci n 


CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 305 


post quartos pedes occupans, subemidiscoidale, vix longius quam 
latius, sive 280 p.. long. ; 260 p.. lat. Ad 470 p.. long.; 320 p.. lat. 
Habitat in Columbia (N. Am.), in muscis. 


228. Amblyseius setatus Berl. n. sp. (Foem.). — Testaceus, 
pallide hyalinus, mediocriter elongatus, sat ampulliformis, ali 
quando rufo (propter intestina repleta), consueto specierum huius 
generis more, depictus. Epigynium ad angulos posticos margine 
laterali profunde inciso, ex incisuris Jineae utrinque procedunt, in 
medio epigynio et antrorsus concurrentes, denique in striis pluri- 
bus, radiatim expansis desinentes. Scutum ano-ventrale valde 
elongate cordiforme, sive 120 p.. long.; 110 p.. lat.. Scuta para- 
podico-stigmatica vix post quartas coxas dilatata, easque partim 
amplexantia. Seuta metapodica utrinque duo, posterius sat ma- 
gnum, ovale; anterius minimum, bacilliforme. Setae P perlongae, 
sive corporis latitudinem multo superantes (270 p..); setae A, 
58 p.. long.; £, 150 p.. long. Ad 390 p.. long.; 240 p. lat. 

Habitat. Plura inveni exempla in muscis nemorum circa Lute- 
tiam Parisiorum collectis. 


CRYPTOSTIGMATA II. 


229. Oribates (Stictozetes ?) stupendus Berl. n. sp. — Nigro- 
castaneus, rotundatus, subnitidus ceurtipilus, obsolete dimidiatus. 
Notogastrum in dorso miris et inconsuetis depressionibus signa- 
tus, quod duo sint sulci lati, longitudinales, profundi, per totum 
notogastrum excurrentes, qui tres longitudinales altas carinas 
conficiunt; marginibus lateralibus notogastri depressis: Derma no- 
togastri scabratum, nulla tamen peculiari scultpura insignitum. 
Margo abdominis posticus rotundatus, in medio tenui impressione 
vix excavatus. Areae porosae adalares ovales, maximae; notoga- 
stricae anteriores ovales, magnae, posteriores minores. In medio 
notogastro, derma areolis aliquot (pseudoporis), intersese sat ap- 
pressis est sculptum. Margo anticus notogastri in medio eva- 
nescens, ad latera, in linea eadem arearum porosarum anterio- 
rum sat conspicuus, utrinque antrorsus producto-arcuatus. Sunt 


« Redia r, 1916. 20 


ft 4 aa Pi re 





306 ANTONIO BERLESE 


areae duae porosae, obsoletae etiam inter curtissimos (vix con- 
spicuos) pilos interlamellares. Organa pseudostigmatica longiora, 
sub apicem fusiformia, apice attenuatissima. Lamellarum apex in 
dlentem valde prominentem desinens. Vertex obtuso-rotundatus. 
Pteromorphae sulcis et lineis chitineis valde asperatae. Pedes 
primi et secundi paris in tibia et genu longissima seta praediti. 
Ad 780 u. long.; 530 p.. lat. 

Habitat. Mirae huius speciei plura collegi exempla in humo, ad 
« Tiarno », in agro Tridentino. 


230. Oribates cribriger Berl. n. sp. — Inter curtipilos. Obso- 
lete dimidiatus, nigerrimus, tantum notogastro antico et cephalo- 
thorace, praecipue ad basim, castaneo-fuscis; globosus, nitidissi- 
mus. Sulcus cephalothoracem ab abdomine sejungens obsoletior, 
subnullus. Organa pseudostigmatica in filum subtilissimum, nudum, 
attenuata, arcuatim retrorsus incurva, apice perexilia, sat longa. 
Pteromorphae saturate castaneae, rugulis transversis, undulatis, 
exilioribus totae signatae. Vertex in angulum rotundatum desi- 
nens ; lamellarum apices ne dente quidem significati. Areae porosae 
adalares magnae, transverse ovales, valde (sive saltem diametro 
suo maiori) ab alaram basi remotae; areae mesonoticae anterio- 
res magnae, transverse ovales; mesonoticae posteriores magnae, 
rotundae. Tres sunt ergo tantum utrinque areae porosae, omnes 
magnae. Circa areas et ad latera derma pseudoforaminibus plurimis, 
gergariis et densioribus est signatum. Ad 780 p.. long. ; 590 p.. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.). 


231. Oribates emarginatus Banks, var. columbianus Berl. 
(Vedi « Redia », vol. X, fasc. 1, p. 125, 0. emarginatus var. euro- 
paeus — Osservazione). 

Ho trovato moltissimi altri esemplari di questa forma nella stessa località ; 
essi sono tutti assolutamente eguali fra di loro e distinti coi caratteri indicati 


al luogo citato. Perciò mi pare il caso di slabilire una varietà distinta, a cui 
do il nome surriferito. 


232. Oribatella gigantea Berl. n. sp. — Nigra, macula antica 
notogastri lamellisque saturate castaneo-fuscis; rotunda, dermate 








CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 507 


nitido, triunguis. Notogastrum margine antico edentato, areolis poro- 
sis utrinque quatuor, postica tamen duplex vel triplex. Pili notoga- 
stri magni, longi, crassiusculi, asperuli; tertii seriei mediae intersese 
valde appressi; seriei marginalis primus nullus, tertius secundo 
proximus et non in extremo margine notogastri insitus. Lamellae 
magnae, dentibus magnis, intersese statura paribus, externus basi 
denticulatus (margo externus tamen deorsum deflexus est ita ut den- 


‘tes laterales minus bene conspiciantur. Pons interlamellaris squa- 


mam conficit semicircularis, retrorsus prominens, sat magna, obseu- 
rior, cuius margo posticus durior et magis obscurus est et valde 
margini antico notogastri appressus. Organa pseudostigmatica fu- 
siformia, sat crassa, non ultra dimidias lamellas producta. Vertex 
peracutus, in mucronem spiniformem sat productus. Tectopedia 
primi paris (apice denticulis multis ornata) valde ultra verticem 
extensa. Ad 620 |. long.; 380 p. lat. (Inter congeneres hucus- 
que notas species maxima). 

Habitat sat communis, inter folia putria, in Columbia (N. A.). 

233. Oribatella sexdentata Berl. n. sp. — Castanea, notogastro 
antico, lamellis etc. ochraceo-badiis, ovata, subglabra, sive pilis 
minutissimis et exilioribus in notogastro ornata. Pedes ungue uno, 
sed maiori armati, longiores; primi paris fere corporis totius lon- 
gitudinem aequant. Lamellae sat magnae, dente interno duplo 
curtiori quam externus, qui bene longus est et ad marginem 
externum dente valido est praeditus, ita ut lamella bene triden- 
tata adpareat (unde nomen speciei). Lamellae basi intersese conjun- 
ctae. Margo anterior notogastri dentibus tribus parvis, mollibus 
auctus. Setae interlamellares exiles. Organa pseudostigmatica in 
clavam longam producta. Derma notagastri minutissimae puncetu- 
latum. Ad 300 p.. long.; 210 p.. lat. 

Habitat in muscis, ad « Filettino (Lazio)», prope Romam. 


234. Oribatella mediocris Berl. n. sp. — Saturate castaneo— 
fusca, macnla notogastri vix pallidiore ; ovata, longepilosa, triun- 
guiculata. Setae notogastri omnino ut in 0. gigantea. Lamellae 
sinu inter dentes acuto, dentibusque perlongis, verticem superan- 
tibus. Vertex obtusus, rotundatus. Tectopedia primi paris apice 


Ri pe TRGAIAaIA MENTORE ha) RA MIA TIE SO FTLÀ MI pata ani Mv 
n 3 ui "i * Pi ù n a 


‘ 





305 ANTONIO BERLESE 


denticulata, vix verticem superantia. Organa pseudostigmatica elon- 
gate clavata, laevia, subrecta, fere sinus inter dentes lamellarum 
lineam attingentia. Setae interlamellares perlongae, apice exilio- 
res, sat verticem et lamellas superantes. Pons interlamellaris 
strictior. Nullus punetus pseudoforaminiformis est in medii noto- 
gastri parte subpostica. Areae porosae ut in O. gigantea, sed po- 
stremas duas videre nequeo. Ad 440 p.. long.; 300 p. lat. 
Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.) 


235. Oribatella reticulata Berl. n. sp. — Saturate fuliginea, 
macula antica notogastri badia. Derma notogastri totum reticulo 
perconspicuo, polygonali optime sculptum, tantum in parte antica 
super maculam reticulum evanescit. Pteromorphae in parte antica 
transverse striolatae, caeterum reticulo notogastri subsimili scul- 
ptae. Unei pedum terni. Organa pseudostigmatica elongate clavata, 
apice rotundata. Lamellae in dentes perlongos, intersese statura 
subaequales desinentes, dente laterali in margine externo, basi 
serrulato. Pons chitineus interlamellaris simplex, perconspicuus, a 
margine antico notogastri sat remotus. Ad 370 p.. long.; 285 p. lat. 

Habitat. Aliquot vidi exempla inter folia emortua collecta, in 
Columbia (N. A.). 


OssERVAZIONE, Il Bancks descrive la sua 0. quadridentata (che è tipo del 
genere) così imperfettamente (nè la figura), che non si può in alcun modo di- 
stinguerla da tante altre specie congeneri. Colla presente la specie del Banks 
converrebbe per le pteromorfe reticolate e per l’orlo anteriore finamente dentato, 
ma esse non sono terminate (nella O. reticulata, come in nessun altra specie a 
me nota) in sottile spina. La differenza di statura poi (0. quadridentata 600 p.) 
è tale da non lasciare alcun dubbio sulla diversità delle due specie. 


236. Oribatella pusilla Berl. n. sp. — Pallide castanea, vix 
antico notogastro pallidiori. Notogastram dermate nitido, pilis 
curtissimis et exilioribus ornatum. Unci pedum terni, medius 
crassus, laterales nimia exilitate vix conspicui. Organa pseudo- 
stigmatica clavato-fusiformia, spinulosula. Lamellae magnae, den- 
tibus intersese statura paribus, magnis, externo utrinque basi 
denticulato-serrulato. Pons inter lamellas bene chitineus, brevis, 
retrorsus angulatim inflexus, sat a margine antico notogastri remo- 














CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 309 


tus et latus inferius cuiusdam strictae figurae rectangularis confi- 
ciens, cuius latus anticum margo idem est incisurae rotundatae, 
quae lamellas seiungit. Ad 320 p. long.; 250 p. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.) 


OSSERVAZIONE, Differisce questa specie dalla O. tessellata della stessa località 
sia per le unghie tridattili, sia pei denti delle lamelle eguali fra di loro; per 
statura, come pure per la mancanza della figura rettangolare, che sta dietro al 
ponte, nella O. tessellata, dalla quale figura questa ultima specie prende il nome. 


SUBGEN. COGGIELLA BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Sphaerozetes Berl. (Ungue pedum singulo). Typus: Ori- 
bates fioriî Coggi. 


237. Achipteria molecula Berl. n. sp. — Testacea, minima, 
nuda. Lamellae magnae, intersese anterius late approximatae, an- 
gulo apicali interno rotundato, externo in dentem acutum bene 
productae. Organa pseudostigmatica in clavam perlongam et apice 
bene incrassatam sursum et antrorsus prominentia, cephalithora- 
cis fere longitudinem aequantia. Setae lamellares e medio margine 
antico lamellae exortae, rectae, longae, scabratulae, antrorsus dire- 
ctae. Setae interlamellares longiores, lamellas easdem superantes. 
Pteromorphae margine antico profundius excavato, ita ut angulus 
proximalis et distalis dentiformes sint, proximalis verum peracutus 
et exilis. Abdomen perfecte ovatus, glaberrimus etiam in dorso. Ad 
290 p.. long.; 180 n. lat. 

Habitat inter ligna putria, ad fauces Jubae, in « Somalia ita- 
liana ». Collegit CI. Paoli. 


OssERVAZIONE. Non possiedo che un esemplare di questa specie ed ha i piedi 
completamente retratti. Così non posso sapere se appartenga o meno al sotto- 
genere Achipterina, come sembrerebbe per altri caratteri. Neppure vedo bene le 
pteromorfe, se non per quanto ne ho detto, 


238. Podoribates rectus Berl. n. sp. — Castaneo-fuligineus, 
abdomine globoso. Lamellae magnae, marginales, apice truncatae 
et intersese vitta chitinea exili, perfecte rectilinea, dimidiam fere 
lamellae longitudinem aequanti intersese conjunetae. Organa pseudo- 


x 


510 ANTONIO BERLESE 


stigmatica claviformia, sat longa, retrorsus incurva, apice obscuro. 
Notogastrum fere aeque longum ac latum, margine postico rotun- 
dato, glabro, nitido, perconvexo; margine antico subevanido, dif- 
ficilius conspicuo. Areae porosae adalares mediocres, ovatae, eadem 
statura et forma ac notogastricae, quae a margine laterali sunt 
bene remotae; ceterae subevanidae. Pedes mediocres. Ad 740-840 p.. 
long.; 510-600 p.. lat. 

Habitat. Plura collegit exempla in humo ad « Montevideo » CI. 
Spegazzini et mecum benignissime communicavit. 


239. Oripoda australis Berl. n. sp. — Testacea, cylindrico—- 
ovalis. Cephalothorax pyramidalis, abdomine duplo (et ultra) stri- 
ctior, basi vix latior quam ad verticem, qui rotundatus, vix angu- 
latus est. Dorsum cephalothoracis planum. Lamellae lineares, sat 
robustae, omnino marginales, non ultra dimidiam longitudinem 
cephalithoracis productae, apice attenuatae et, sensim, runcatim 
introrsus inflexae lineaque transversa intersese conjunetae, colore 
badio-brunneo perconspicuae. Organa pseudostigmatica brevissime 
et crassius pyriformia, fere tota sub notogastro abscondita, tamen 
summo apice vix ultra notogastri marginem anticum manifesta. 
Pedes 1.' et 2.' paris magni, femoribus crassioribus. Tarsi secundi 
paris aequae longi ac lati. Femora secunda inferne latiori squama 
dilatata. Pili notogastri simplices, mediocres. Margo notogastri ante- 
rior in parte media, super cephalothoracem, rectilineus, vel tenuis- 
sime excavatus, deinde, latera versus, subito profunde retrorsus 
inflexus, ita ut pars eius media valde productior sit antrorsus 
quam pteromorpharum margines (rectilinei) anteriores. Ad 420 p. 
long.; 230 p.. lat. 

Habitat. Collegit ad « La Plata » CI. Spegazzini. 


240. Oripoda moderata Berl. n. sp. — Testaceo-terreo-fusca, 
ovalis. Margo anterior notogastri ut in 0. australi, quamvis minus 
ad humeros depressus, tamen organa pseudostigmatica pyriformia, 
tota parte globosa ultra marginem adparent. Cephalothorax coni- 
cus, apice acutus. Lamellae mediocres, sat intersese diseretae, apice 
haud inflexae, ne linea ulla intersese conjunetae. Pedes parvi; 
primi et secundi paris femora parva, vix incrassata. Notogastrum 











CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI ulel 


pilis curtis et subtilioribus ornatum. Venter, praecipue ad sternum, 
dermate punctulato (lineolis minimis crebris sculpto) ornatus. Abdo- 
men sat latus. Ad 370 p.. long.; 240 p. lat. 

Habitat in humo, in Columbia (N. A.) 


OSSERVAZIONE. Questa specie è molto diversa dalla O. elongata B. et P. soprat- 
tutto per la ondulazione del margine anteriore del capotorace ; gli organi pseudo- 
stigmatici con tutta la parte globosa libera ece. È quasi simile alla O. austratis, 
dalla quale i caratteri qui indicati la distinguono bene. 


241. Oripoda incurva Berl. n. sp. — Testacea, ovata, gla- 
bra, facie Protoribatis, quod abdomine obovato gaudeat. Cephalo- 
thorax valde deorsum inflexus (ita ut gibbum animal adpareat), 
late conicus. Lamellae mediocres, maiorem partem marginis cepha- 
lithoracis occupantes. Organa pseudostigmatica curte et sat crasse 
clavato-pyriformia, introrsum et sursum incurva, tota manifesta, 
sive sub marginem anteriorem notogastri minime celata. Abscon- 
dita sunt tamen foramina pseudostigmatica. Abdomen obovatus, sive 
ad pteromorphorum basim latior ut in speciebus gen. Protoribates. 
Margo anticus notogastri in media parte, sive super cephalotho- 
racem parum ultra marginem anteriorem pteromorpharum produ- 
ctus, recte truncatus, super organa pseudostigmatica gradatim 
declivis, denique (pteromorpharum margo anterior) rectus. Notoga- 
strum glabrum nitidum, perconvexum, areis porosis minimis, fis- 
suris mesonoticis et posticis optime conspicuis, sat magnis; mar- 
gine postico rotundato et, denique, subtruncato. Pedes debiles ut 
in speciebus subgen. Protoribates. Ad 370 p.. long.; 255 p. lat. 

Habitat in « Somalia italiana », in lignis putribus, ad fauces 
Jubae. Collegit Cl. Paoli. 


242. Protoribates (Scheloribates) praestantissimus Berl. 
n. sp. — Saturate castaneus, grandis, latus, abdomine subgloboso. 
Lamellae robustae, apice sat bene angulatae et in angulo longi- 
setae. Margo anticus notogastri leniter arcuatus (antrorsus). Organa 
pseudostigmatica sat elongate clavata, apice sat incrassata (nigra). 
Notogastrum omnino glabrum. Inter species maiores haec est in- 
cludenda. Ad 580-600 p.. long.; 430-600 wp. lat. 





312 ANTONIO BERLESE 


Habitat. Cl. Paoli plura collegit exempla in lignis putribus, ad 
fauces Jubae, in « Somalia italiana ». 


OSSERVAZIONE. Attribuisco a questa specie esemplari molti, raccolti nel- 
l’Africa orientale dai Chiar. sigg. Alluaud ed Jeannel. Essi differiscono poco 
dai tipici della Somalia, ma sono molto più grandi, perchè i più piccoli misu- 
rano 670 XxX 450, mentre i maggiori raggiungono 870 p. di lunghezza. Forse si 
tratta di una varietà (major ?). 


243. Protoribates (Scheloribates) incisura Berl. n. sp. — 
Castaneo-badius, ovalis. Cephalothorax sat magnus, antice acutus. 
Lamellae ultra dimidium marginem cephalithoracis produetae, apice 
introrsus inflexae, initium translamellae significantes. Organa pseu- 
dostigmatica longissima, filiformia, externe barbulis aequedissitis 
ornata, retrorsus inflexa. Notogastrum margine antico angulatim 
antrorsus sat inflexo; margine posteriori chitineo, subundulato. 
Margo anterior pteromorpharum in medio profunda incisura, angu- 
lata impressus. Pili notogastri omnes longi (60 p. circiter), recti, 
cylindrici, robustuli. Adsunt tres pili seriei marginalis. Areae po- 
rosae minimae. Ad 640 p.. long.; 400 p.. lat. (Exemplum minus et 
pallidius est 530 X 320). 

Habitat in lignis putribus, in « Somalia italiana », ad fauces 
Jubae. Collegit CI. Paoli. 


244. Protoribates (Scheloribates) megalonyx Berl. —- Ca- 
staneo-fuligeneus, ovatus, facie P. monodactyli propter abdomen 
ovatum, pteromorphis haud e margine prominulis. Lamellae exiles. 
sed longae et ultra dimidium cephalothoracem productae. Cepha- 
lothorax sat magnus, parum deorsum inflexus. Organa pseudostig- 
matica longa (fere duplo longiora quam in P. latipede), sub api- 
cem leniter incrassata, fusiformia, apice acutissima, retrorsus et 
extrorsus directa. Unguis medius pedum maior quam in caeteris 
speciebus ; laterales perexiles. Abdomen ovatus, postice perfecte 
rotundatus, margine antico notogastri cum pteromorpharum lineam 
antrorsus arcuatam sistens, vix ad organa pseudostigmatica undu- 
lato-impressam. Margo lateralis notogastri perfecte arcuatus, nulla 
ìmpressione post pteromorphis signatus. Pteromorphae parvae. 
Derma notogastri nitidissimum. Areae porosae obsoletae ; pili noto- 





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CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI olo 


gastri minimi, subnulli, certe iisdem P. latipedis duplo curtiores. 
Ad 530-580 p. long.; 350-380 w. lat. 

Habitat. Plurima collegerunt exempla ad « La Plata » CII. Bruch 
et Spegazzini mecumque benignissime communicaverunt. 


245. Protoribates (Scheloribates) longilamellatus Berl. n. sp. 
— Castaneo-fuligineus, ovalis. Cephalothorax magnus, vix deor- 
sum inflexus, apice acutus. Lamellae magnae, altae, cum linea 
tectopedii primi, bene chitinea, continuae, quae linea a margine 
cephalothoracis est apice remota. Ergo lamellae longiores adparent 
et fere totum cephalithoracis dorsum occupantes, intersese concur- 
rentes. Seta lamellaris parva prope lamellae apicem oritur, ubi 
lamella eadem in lineam tectopedii ineurrit, qua re non e lamella 
sed eam iuxta, prope eius marginem internum, est insita. Setas 
interlamellares non video, certe praeparationis causa avulsas. 
Organa pseudostigmatica perlonga, tenuissima, vix apicem versus 
latiora, margine externo barbulato, qua re iisdem P. monodactyli 
subsimilia, sed multo longiora et exiliora. Abdomen postice rotun- 
datus, glaber et nitidus. Notogastrum margine antico leniter an- 
trorsus arcuato, areae porosae sat magnae, rotundae vel ovales; 
adalares vix caeteris maiores; mesonoticae valde a margine late- 
rali remotae, sive a margine et intersese pariter distantes. Ptero- 
morphae magnae, antice parum prominulae. Ad 840 n. long.; 
540 p. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CI. Alluaud et Jeannel. 
Exempla vidi minora (680 X 460) ad « Samarang, Giava » collecta 
a CI. Jacobson. 


246. Protoribates (Scheloribates) artifex Berl. n. sp. — Sa- 
turate badio-niger, pedibus badiis, inter congeneres maxime fu- 
scus, ovatus. P. latipedi primo visu similis, quamvis maior et multo 
obsenrior, sed bene diversus. Lamellae fere ut in P.latipede, sed 
magis intersese distantes. Organa pseudostigmatica duplo longiora 
quam in P. latipede, robusta, sub apice sat inflata, apice attenua- 
tissima, in margine externo baàrbulis ornata. Femura secundi paris 
mire fabricata, quia squama inferior, robustior est et in dentes 
validos, peracutos septem est incisa, ex quibus penultimus caeteris 


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9 


914 ANTONIO BERLESE 


validior et longior est. Dentes supradieti triangulares sunt et la- 
mina faciem serrae praebet. Notogastrum nitidissimum, margine 
antico antrorsus arcuato-truncato. Areae porosae mediocres, sed 
bene conspicuae, iisdem P. latipedis majores. Pili corporis minimi, 
vix conspicui. Ad 740 X 540 p.. long. (forma latior); 720 X< 520 
(forma ovalis et frequentior). 

Habitat communis in nidis Muris sylvatici, ad « Asuni », in 
Sardinia. 


247. Protoribates (Scheloribates) hystrix Berl. n. sp. — 
Saturate ochraceus, subbadius, ovatus. Cephalothorax ceurtus et 
valde deorsus inflexus, lamellis tenuibus, dimidiam cephalothoracis 
longitudinem aequantibus. Organa pseudostigmatica sat breviter 
et crasse claviformia. Pteromorphae deorsum, valde trianguli in- 
star expansae. Notogastrum margine anteriori vix antrorsus ar- 
cuato. Sunt in notogastro pili longiores (postiei 35 p.. long.) eylin- 
drici, asperuli, obseuri, erecti, ex quibus quinque in serie mediana, 
totidem in laterali, tres in marginali. Areae porosae minimae, 
rotundae, adalaris vix caeteris conspicuior; mesonotica inter pi- 
lum quartum seriei mediae et tertinm lateralis. Ad 420 p.. long. ; 
290 p. lat. 

Habitat in muscis, in Columbia (N. A.). 


248. Protoribates (Scheloribates) tenuifusus Berl. n. sp. — 
Ochraceus, sat late ovalis, P. S. fusifero sat similis, sed diversus 
propter organorum pseudostigmaticorum fabrieam, quae sunt valde 
longiora et tenuissima, vix sub apicem fusi more inerassata, nec 
non pilis notogastri parvis et exilibus, sed bene conspicuis (P. S. 
fusifer omnino glaber est). Statura quoque est parum maior, et 
latior. Ad 460-490 p. long.; 310-360 p.. lat. 

Habitat in humo, ad Pisas (« S. Vineenzo »), et in Umbria 
(« Bevagna »). 


OssERVAZIONE. Forse si tratta di una semplice varietà del P. S. fusifer Berl., 
che si trova nel terriccio delle serre calde alle Cascine. Con questa specie con- 
viene sopratutto per lo sviluppo dei tettopiedi del 1.° paio, che terminano con 
un dente molto ben visibile, quasi come nei Ceratozetes e che si vede molto in 
giù, sui lati del capotorace, tanto che la setola genale sorge molto bassa. Però 














CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI vilb 


le differenze, quanto alla forma e dimensioni degli organi pseudostigmatici e la 
villosità del notogastro sono pure rilevanti. Per ciò che riguarda la statura os- 
servo che nel P. S. fusifer, più correttamente misurato, essa è di 410 a 420 
per 280 a 290, mentre nella forma, che qui descrivo, essa è alquanto maggiore. 


249. Protoribates (Scheloribates) ponticuliger Berl. n. sp. — 
Testaceus, sat. P. S. tenuifuso affinis, cuius forsan varietas est. Differt 
tamen propter characteres plures, sive: Abdomen bursiformis, po- 
stice rotundatus, g'aber. Cephalothorax lamellis sat magnis, apice 
obtuso sed sat elevato, ibique seta lamellari aucto. Inter lamel- 
larum apices est linea subrecta quadam, quasi plica, translamellam 
obsoletam simulans. Organa pseudostigmatica iisdem P. S. tenni- 
fusi subsimilia, sed longiora apiceque attenuato magis producto. 
Ad 420 u. long.; 270 p.. lat. 

Habitat in lignis putribus, in « Somalia italiana » 
Jubae. Collegit CI. Paoli. 


, ad fauces 


250. Protoribates (Scheloribates) exilior Berl. n. sp. — Badius, 
perlongus, sive plus duplo longior quam latior, subglaber. Cepha- 
lothorax sat magnus, quod dimidiam circiter abdominis longitudi- 
nem aequet, lamellis non ultra dimidium dorsi cephalothoracis 
productae, prope basim pili lamellaris desinentes. Organa pseudo- 
stigmatica mediocria, sat crasse fusiformia, barbulis aliquot sca- 
brata. Abdomen perlongus, cylindricus, pilis minimis (ita ut diffi- 
cilius sint conspicui), auctus, areis porosis minimis. Notogastrum 
margine antico leniter antrorsus arcuato. Ad 410 p.. long.; 195 p. lat. 

Habitat in muscis, in Sardinia (« Bosa »). 


251. Protoribates (Scheloribates) praeincisus Berl. var. in- 
terruptus Berl. n. var. — Differt a typico, cum quo occaurrit, 
praecipue propter lineam interlamellarem exiliorem, fissuriformen 
et in medio evanidam. Organa pseudostigmatica aliquanto typico 
longiora, minus apice incrassata, basi robustiora et deorsum, an- 
gulo rotundato, inflexa. Exempla sunt perparvula, dilute badia, ad 
340 p.. long.; 230 p.. lat., aliaque majora etiam typicum statura 
superantia, saturate badio-castanea, ad 500 p.. long.; 350 p.. lat. 

Habitat in humo, ad « Samarang, Giava ». Collegit CI. Jacobson. 


5316 ANTONIO BERLESE 


252. Protoribates (Scheloribates) parvulus Berl. n. sp. — 
Testaceo-badius, sat elongate ovalis, glaberrimus. Cephalothorax 
vix deorsus inflexus, magnus, apice acutus. Lamellae ultra dimi- 
dium cephalothoracem longae, apice obtuso pilum lamellarem ge- 
rentes, non nimis altae. Organa pseudostigmatica sat elongate 
clavata, apice incrassato-rotundata. Notogastrum margine anteriori 
valde ultra marginem anticum pteromorpharum arcuatim antrorsus 
producto. Areae porosae minimae. Ad 290 p. long.; 180 p.. lat. 

Habitat in lignis putribus, ad fauces Jubae, in « Somalia italiana ». 
Coll. plura exempla Cl. ‘Paoli. 


253. Protoribates (Protoribates) principalis Berl. n. sp. — 
Castaneo-fuligineus, ovalis. Cephalothorax magnus, antice acute 
desinens, bene productus, parum inflexus. Lamellae valde ultra 
dimidium marginem ceephalothoracis antrorsus productae, seta 
lamellari perlonga. Setae interlamellares fere totum cephalothora- 
cem longitudine aequantes. Organa pseudostigmatica exiliora et 
perlonga, apice vix fusiformiter, tenuissime incrassata, demum 
in pilum tenuissimun desinentia, vix in margine externo barbu- 
lata, extrorsus et retrorsus incurva. Pteromorphae magnae, valde 
postice productae. Notogastrum glabrum, margine antico subrecti- 
lineo (nec ad organa pseudostigmatica impresso). Areae porosae ma- 
gnae, perconspicuae (subhyalinae) et peculiaris fabricae, sive adala- 
res stricte rectangulares (in medio strictiores), transversae, magnae; 
mesonoticae rotundae, sat magnae et a margine laterali remotae, sat 
lineae longitudinali media adproximatae ; posteriores 1." et 2.* elon- 
gate rectangulares, subfissuriformes, magnae, ante quas area porosa 
parva, rotunda stat. Tarsi primi et secundi paris circiter triplo lon- 
giores quam lati. Ad 720 p.. long.; 490 p. lat. 

Habitat. Plura collegit exempla Cl. Paoli ad fauces Jubae, inter 
ligna putria, in « Somalia italiana ». 


254. Protoribates (Protoribates) quadripilus Berl. n. sp. — 
Castaneo-fuligineus, sat breviter ovalis. Facies P. P. lophotrichi, 
sed lamellis robustioribus, organis pseudostigmaticis ut in P. P. 
capucino (circiter 100 yu. long.), pilisque posticis (sive 2.° et 3.° 








CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI SUI 


seriei marginalis) magnis, usque ad 60 p.. longis, caeteris abdominis 
subinconspicuis. Ad 500-550 p.. long.; 340-400 p.. lat. 
Habitat in humo, in insula Jaba. Collegit CI. Jacobson. 


255. Oribatula tibialis (Nic.) var. sardoa Berl. n. var. — 
Differt a typico praecipue organis pseudostigmaticis bene clavi- 
formibus, mediocribus et apice valde inflato, nec non pilis inter- 
lamellaribus curtioribus, quod lamellae eiusdem vix dimidiam 
aequent longitudinem, areolisque porosis adalaribus parvis, vix 
caeteris maioribus. Ad 470 p.. long.; 330 p. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla, in muscis, ad « Iglesias », in 
Sardinia. 


256. Oribatula amblyptera Berl. n. sp. — Testaceo-auran- 
tiaca. Forsitan varietas tantum est O. exilis, sed satis diversa. 
O. exili minus postice acuta, subrotundata et aliquanto elongatior, 
cephalothoraceque minori; ad humeros minus lata. Lamellae sat ut 
in O. exili, pilis lamellaribus tamen longioribus. Organa pseudo- 
stigmatica vix brevius et crassius claviformia, apice subglobeoso. 
Pteromorpharum rudimenta subnulla, vix margine humerali, sensim 
undulato, significata. Ad 360 p.. long.; 215 p. lat. 

Habitat. Plura collegi exempla in muscis ad « Bergamo », nec 
non Florentiae (« Boboli »). 


SUBGEN. ZYGORIBATULA BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Oribatula. Lamellae apice vitta chitinea intersese co- 
njunctae. Typus Oribatula connexra Berl.; adde 0. variabilis Berl. ete. 


OSssERVAZIONE. A questo sottogenere appartiene certamente la NMotaspis bisi- 
gnata Coggi. 


Oribatula (Zygoribatula) connexa Berl. (Berlese, « Redia », vol. I.°, 
fasc. 2.°, p. 273). — Descriptioni ibi praelatae adde : Lamellae in angulum obtuso- 
rotundatum anterius desinentes, ita ut pons ad latera leniter rotundatus adpareat. 
Lamellae autem intersese sat discretae, qua re pons dimidiam superat lamella- 
rum longitudinem, Margo lateralis cephalithoracis ad insertionem setarum ge- 
nalium, minime dente vel tubere ullo auctus. Margo anticus notogastri rotun- 
datus, minime productus. Derma notogastri utrinque lineolis longis et densis, 





518 ANTONIO BERLESE 


obliquis totum striolatum. Areae porosae adalares parvae, sat elongate ovales. 
Sunt areae porosae spuriae etiam inter adalares, in medio notogastro, utrinque 
tres, oblique seriatae. Prope areolam porosam extremam conspicitur bene fissura 
obliqua (praeter mesonoticam). 


257. Oribatula (Zygoribatula) exarata Berl. n. sp. — Satu- 
‘ate castaneo-badia, elongate obovata, postice subacuta. Lamellae 
altae, antice in dentem obtusum (et piliferum) desinentes. Inter 
dentes istos pons subtilis, valde antrorsus arcuatus est. Area in- 
ter lamellas tota carinulis longitudinalibus altis et perconspicuis 
ornata, sive in parte infera, prope marginem notogastri anteriorem 
series est transversa carinularum brevium, numero 4-6, longitudi- 
nalium, ante quas sunt carinulae sex (-octo) longitudinales, sub- 
parallelae, usque ad pontem productae. Spatium caeterum dorsi 
cephalithoracis, ante pontem, rugis transversis validis est exaratum. 
Organa pseudostigmatica sat elongate claviformia et mediocriter 
inecrassata. Notogastrum elongate obovatum, margine anteriori valde 
arcuato, pteromorpharum rudimentis sat magnis, antice et magis 
postice angulatis. Dorsum notogastri totum striis, in medio longi- 
tudinalibus, ad latera obliquis dense et optime exaratum. Pili no- 
togastri mediocres. Areae porosae rotundae, parvae, anteriores vix 
caeteris maiores. Fissura postica nulla. Ad 470 p.. long.; 240 p.. lat. 

Habitat in muscis Sardiniae (« Asuni »). Exempla collegi etiam 
inter folia emortua prope Pisas (« Rosignano »), aliquanto minora 
(430 X 340) et striis dermatis notogastri minus conspicuis. 


258. Oribatula (Zygoribatula) excavata Berl. n. sp. — Sa- 
turate castanea, obovata, facie O. arcuatissimae. Margo cephalotho- 
racis ad basim setae genalis angulo perconspicuo signatus. Organa 
pseudostigmatica mediocria, cylindrico-clavata, sub apicem vix 
crassiora. Lamellae robustae et longae, apice intersese appressae, 
ibique ponte, sat retrorsus excavato, conjunctae, qua re anguli 
acuti et prominentes sunt. Pteromorpharum rudimenta ut in O. ar- 
cuatissima. Setulae notogastri parvae et exiliores. Areae porosae 
adalares utrinque duae, rotundatae, anterior minor, posterior sat 
magna, eurte ovalis, caeteris major. Fissura postica nulla. Areae 
porosae spuriae nullae. Derma notogastri nulla impressione signa- 
tum. Abdomen postice sat angulatus. Ad 540 L. long. ; 325 p. lat. 





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CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 319 


Habitat communis in nidis Arvicolae arvalis, ad Ferrariam nec 
non in humo, ad Gennam (paulo minor, sive 500 X 295). 


259. Oribatula (Zygoribatula) angulata Berl. n. sp. — Te- 
staceo-badia, obovata. Vertex acuto-angulatus. Margo cephalitho- 
racis ad setarum genalium basim angulatus. Lamellae magnae, sat 
intersese apice remotae et ponte vittiformi, retrorsus leniter ar- 
cuato, ita ut anguli lamellarum perfecte recti sint, conjunetae. Or- 
gana pseudostigmatica clavato-flabelliformia, lata. Pteromorpharum 
rudimenta obsoletiora, vix margine sensim arcuato significata. No- 
togastrum dermate laevissimo, pilis curtioribus et exilioribus or- 
natum. Areae porosae minimae, rotundae, omnes intersese statura 
pares. Fissuram posticam non video. Ad 340 p.. long.; 180 p. lat. 

Habitat, in humo et sub cortice platanorum in Agro Panormi- 
tano, sat communis. Inveni etiam exempla super ligna exiccata 
et in humo Florentiae, omnino typicis panormitanis conformia, nec 
non Pisis, in humo. 


260. Oribatula (Zygoribatula) undulata Berl. n. sp. — Ca- 
stanea, abdomine antico et ceephalothorace pallidiori. Abdomen 
breviter ovatus, postice rotundatus. Lamellae intersese sat discre- 
tae, ponte angulato-rotundato, anterius intersese conjunctae. Ad 
angulos adest seta lamellaris, in foveola curtissime bidenti insita. 
Vertex in dentem acutum sat productus. Organa pseudostigmatic: 
claviformia, nigrescentia, sat longa, apice vix tenuissime scabrato- 
barbulata. Margo anticus notogastri undulatus, quod in medio sit 
sat arcuatim productus, deinde sensim utrinque excavatus, ptero- 
morpharum rudimentis leniter arcuato-rotundatis. Pili notogastri 
sat longi et robusti. Derma notogastri obsolete puncetulato-sca- 
bratum, in parte postica obsolete areolato-variolosum. Area po- 
rosa adalaris elongatius rectangularis, magna, oblique extrorsus 
vix directa. Area mesonotica mediocris, ovalis ; posteriores rotun- 
datae, sat parvae. Fissuram posteriorem non video. Ad 500 pw. 
long.; 320 p.. lat. 

Habitat in humo calidariorum, ad Florentiam. 


261. Oribatula (Zygoribatula) socia Berl. n. sp. — Saturate 
badia, valde O. connexae similis, a qua tamen differt propter cha- 


RR EOS SPERA PGE NIRO 0" PRIN I 1 © o ON 


020 ANTONIO BERLESE 


racteres plures, sive: Margo cephalithoracis ad setas genales den- 
ticulo minimo post basim setae eiusdem auctus. Lamellae fere ut 
in O. connexa, quamvis angulis pontis rectangulis. Supra pontem, 
ponti eidem perproxima et parallela est plica transversa chitinea, 
leniter antrorsus arcuata. Organa pseudostigmatica claviformia, 
non apiculata. Margo notogastri anterius vix arcuatior. Area po- 
rosa adalaris rotunda; areae porosae spuriae interadalares, in me- 
dio notogastro nullae. Derma notogasteris nulla lineola vel scul- 
ptura signatum. Fissura postica (ad aream porosam posticam) nulla. 
Ad 415 p.. long.; 240 p. lat. 

Habitat in humo, in calidariis, nec non inter folia putria Flo- 
rentiae et Pistorii. 


262. Oribatula (Zygoribatula) arcuatissima. Berl. n. sp. — 
Saturate badia, ovalis. Margo cephalithoracis nullo denticulo ad 
basim setarum genalium. Organa pseudostigmatica longa, clavato— 
fusiformia, mediocriter inflata. Lamellae robustae, apice sat inter- 
sese appressae, ibique ponte valde arcuato conjunctae, qua re 
anguli omnino rotundati, semicirculariter sunt. Pteromorpharum 
rudimenta vix tenui squama arenata et parum elevata (tamen, 
‘aliquando angulo postico sensibili) significata. Setulae notogastri 
sat longae. Areae porosae adalares vix ovales, subrotundae, cae- 
teris vix majores. Areae porosae spuriae nullae. Fissura postica 
nulla. Derma notogastri ad latera striis obliquis, parallelis sat 
conspicue exaratum. Abdomen postice obtuso-rotundatus. Ad 500 p.. 
long.; 290 p. lat. 

Habitat ad littora maris, sub saxis, ad Tarantum. 


263. Oribatula (Zygoribatula) lineola Berl. n. sp. — Testa- 
ceo-aurantiaca. Facies et statura O. exilis, lamellis vix altioribus 
et organis pseudostigmaticis vix apice crassioribus. Lamellae apice 
in dentem externum (piligerum) bene productae. Adest linea exi- 
lior, quasi ineisura (non vittiformis) inter dentes intimos apicales 
lamellarum, quo charactere in hoc subgenere species est inserenda. 
Differt ab O. Z. variabili pluribus characteribus, sive: Setis la- 
mellaribus, interlamellaribusque fere dimidio eurtioribus; organis 
pseudostigmaticis apice non globosis (quamvis valde sint inflata), 





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CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI SZL 


linea interlamellari non vittiformi, sed tantum incisuram simulanti; 
pteromorpharum rudimentis bene evolutis, iisdem O. exilis confor- 
mibus. Ad 390 p.. long.; 230 p.. lat. (exempla abdomine crassiori 
sunt 380 X 250). 

Habitat. Plurima collegi exemplain muscis montium «della Verna» 
et « delle Forche », in Etruria, nec non Florentiae (« Boboli »), 
inter folia putria. 


264. Oribatula (Zygoribatula) transitans Berl. n. sp. — 
Testaceo-ochracea, O. exili primo visu similis, sed translamella 
vittiformi, quamvis perstrieta et difficilius conspicua, quod pallida 
sit, in subgenere Zygoribatula est inserenda. Ab O. Z. lineola dif: 
fert propter translamellam vittiformem, non incisura lineari signi- 
ficatam sed vere chitineam, aliisque characteribus. Ab O. Z. an- 
gulata differt propter translamellam valde tenuiorenì et a lamellis 
distincetam aliisque characteribus pluribus. Caeteris Zygoribatulis 
minus affinis est. Lamellae magnae, altae et vix tertiam summam 
cephalithoracis partem non occupantes, apice in corniculum (pilige- 
rum) desinentes, intersese sub apicem conjunctae translamella vit- 
tiformi, sed colore vix caetero dorso cephalithoracis obscuriori 
non nimis facile distinguenda. Setae interlamellares, lamellares 
et genales, curtae. Organa pseudostigmatiea longa, claviformia, 
mediocriter apice incrassata et subspinulosa. Abdomen obovatus, 
postice rotundato-angulatus. Margo notogastri anticus antrorsus 
arcuatus, minime ad foramina pseudostigmatica excavatus, ita ut 
cum margine antico pteromorpharum lineam arcuatam continuam, 
nec undulatam conficiat. Pteromorpharum rudimenta ergo tantum 
margine suo postico sunt bene manifesta, quod postice, angulo 
recto-rotundato « valde prominentia sint. Pili dorsi notogastri mi- 
nimi, iisdem O. Z. lineolae, sat similes, sed curtissimi, vix con- 
spicui et areae porosae quoque iisdem speciei supradictae confor- 
mes. Ad 350 p.. long.; 210 p. lat. 

Habitat in America septentrionali. Plura vidi exempla collecta 
in muscis ad « Lake City, Florida » et ad « Washington ». 


« Redia », 1916. 21 








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ANTONIO BERLESE 


SUBGEN. HEMILEIUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Oribatula. Pteromorpharum rudimenta lamina exiliori, 
in regione humerali notogastri, notogastrum vix marginanti, signi- 
ficata. Tectopedia prima, linea chitinea de summo apice lamellae, 
oblique in latera verticis deeurrenti significata. Areae porosae ob- 
soletae, non poris minutis, sed pseudoforamine in quo figura reni- 
formis stat, constitutae. Caeteri characteres ut in gen. Protoriba- 
tes, subgen. Scheloribates. Typus Protoribates (Scheloribates) initialis 
Berl. Adde: Notaspis similis Mich. 


Oribatula (Hemileius) sicula Berl. (A. Berlese, A. M. Se. it. fase. 
LXIV, N. 1, Oppia tibalis var. sicula). Soltanto più tardi ho proposto il nome 
di 0, plantivaga (colla var. sicula) per la specie illustrata prima (loc. cit.) sotto 
il nome di O. tibialis var. sicula. Perciò la specie prende il nome di Oribatula 
sicula (Palermo, sulle piante di Agrumi) ed il nome di O. plantivaga si deve 
riserbare alla forma illustrata per la prima volta sotto il nome di 0. tibialis 
tipica (loc. cit.), riferendola al Notaspis tibialis del Nicolet, da cui però è 
certo distinta secondo i caratteri che indico più innanzi. Intanto ecco i carat- 
teri della O. sicula, che ora introduco nel sottogenere Hemileius. — Abdomen 
(plerumque) obovatus, saltem duplo longior quam latior. Notogastrum mar- 
gine antico rectilineo, Organa pseudostigmatica brevissime clavata, parte apicali 
globosa, quae partim sub squama marginis antico-lateralis notogastri abscon- 
dita est. Fissura mesonotica tantum manifesta. Setae seriei lateralis notoga- 
stri minores, exiliores, sed tamen conspicuae. Lamellae lineares, exiles, recti- 
lineae, vix ultra dimidium dorsum cephalithoracis productae, a seta lamellari 
apice vix remotae. Vertex angulato-acutus. Margines cephalithoracis, ad setarum 

genalium basim, robusto angulo denticuliformi praediti. Ad 410-430 p. long. ; 
— 240-250 p. lat. (Exemplum ventricorum est 430 X 290). 
Habitat numerosissima super aurantiaceas, in agro Panormitano, aestate, 


265. Oribatula (Hemileius) sicula Berl. var. platensis Berl. 
n. var. — Differt a typico praecipue organorum stigmaticorum 
fabrica, quae sunt paulo elongatiora et minus inflata nec non tota 
e margine laterali notogastri exerta, vix basi abscondita. Margo 
notogastri humeralis leniter excavato-arcuatus. Ad 500 . long. ; 
320 p.. lat. (Typico aliquanto maior). 
° Habitat. Collegit plura exempla CI. Spegazzini, ad « La Plata ». 


Oribatula (Hemileius) plantivaga Berl. (A. M. Sc. it. fase. XLIV, 
N. 1, Oppia tibialis). — Testaceo-ochracea, abdomine rotundato vel curte ovali. 





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CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 329 


Cephalothorax latus, angulis ad basim setarum genalium obsoletis, antice angu- 
lato-rotundatus. Lamellae basi intersese valde discretae, oblique antrorsus con- 
currentes, sed apice lato spatio sejunctae. Organa pseudostigmatica curte clavata, 
apice in globum incerassata, nec basi margine notogastri abscondita, sed tota 
manifesta. Notogastrum margine laminari humerali perstrieto, vix manifesto ; 
margine antico late recte truncato. Pili dorsuales parvi, sed non minimi, exi- 
liores. Sat O. H. siculae proxima, sed bene diversa et prima facie quoque di- 
stineta propter latitudinem corporis ete. Ad 430 u. long. ; 300 u. lat. Exem- 
plum minus inflatum possideo, sive 440 w. long.; 280 p. lat. 
Habitat. Veneto; Firenze ecc. 


266. Oribatula (Hemileius) sternalis Berl. n. sp. — Saturate 
badia, sat elongate ovalis. Lamellae basi intersese valde remotae, 
et antrorsus valde productae, longae, quartam tantum partem anti- 
cam cephalithoracis non occupantes. Organa pseudostigmatica elon- 
gate claviformia, gradatim apicem versus et modice incrassata, 
tota manifesta, sive margine humerali notogastri minime obtecta, 
retrorsus incurva. Notogastrum margine ‘antico sat antrorsus 
arcuato et subevanido. Pili notogastri perexiles et minimi, diffi- 
cilius conspicui. Epimera omnia vitta chitinea lata, cruciformi, 
sternali de rostro ad summum foramen genitale decurrenti inter- 
sese conjuncta. Epimera tertii paris, secunda prope foramen ge- 
nitale attingentia. Ad 340 p.. long.; 200 p.. lat. 

Habitat in humo, ad « Filettino (Lazio) » prope Romam. 


267. Oribatula (Hemileius) scrobina Berl. n. sp. — Saturate 
badio-castanea, Protoribati cuidam primo visu similis, abdomine 
obovato, postice sat acuto. Lamellae robustae (non tamen altae), 
fere totum cephalothoracem ad latera marginantes, pili lamellaris 
basim attingentes, denique in lineam rudimentum tectopedii primi 
significantem continuatae. Setulae interlamellares perlongae. Organa 
pseudostigmatica valde longa, vix apice inerassata, aciculato—-aspe- 
rata. Epimera vitta latiori chitinea, de rostri foraminis margine in- 
fero ad summum genitale procedenti, intersese conjunceta. Vitta haec 
subtrapezina est, ramulis latis ad epimera directis aucta. Notoga- 
strum margine antico bene arcuato, nulla depressione humerali 
signato, rudimentis pteromorpharum nullis, vix margine hume- 
rali pallidiori significatis. Pili in dorso et ad margines notogastri 
nulli, certe etiam maximarum amplificationum ope non conspicni. 





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324 ANTONIO BERLESE 


Derma notogastri totum verruculis minimis, conicis, densissimis 
asperatum. Ad 480 p. long.; 320 p.. lat. 
Habitat in muscis, ad Bergamum. 


OssERVAZIONE. Può essere che le piccolissime verrucche, le quali rivestono 
il notogastro appartengano ad una esilissima pellicola trasparente, che, in que- 
sta specie sarebbe più resistente e più aderente che non nelle altre. Intanto 
io ascrivo, con molto dubbio, a questa specie individui trovati nel musco di 
Tiarno (Trentino) e di Pontedera, che diversificano dalla 0. serobina sopratutto 
per avere il notogastro liscio e con peli piccolissimi, ma visibili. Se non fosse 
differente anche la statura (che pegli individui ‘suddetti è minore che non per 
la tipica 0. serobina di Bergamo (cioè : 480) potrei ammettere, senza più, che si 
trattasse di individui denudati di questa specie. 


268. Oribatula (Hemileius) infilata Berl. n. sp. — Ocraceo- 
badia, ampulliformis, sive abdomine globoso. Lamellae rectilineae, 
exiliores, vere lineiformes, usque in medio cephalothorace productae, 
valde intersese remotae. Linea chitinea conspicua de summa la- 
mella ad basim setae genalis oblique decurrit, ubi margo cephalo- 
thoracis denticulo est auetus. Vertex acutior. Organa pseudostig- 
matica brevius claviformia, apice subito in globulum inflato, tota 
manifesta. Abdomen perfecte globosus. Notogastram margine an- 
teriori recte truncato, marginibus humeralibus minime in squamam 
ullam expansis, neque ibi piligeris (quantum video). Pili dorsi no- 
togastri parvuli, perexiles. Sternum linea chitinea de foraminis 
oralis margine postico ad summum genitalis, obscuriori signa- 
tum, quae vitta sat exili, cruciformi epimera omnia sunt intersese 
colligata. Ad 570 p.. long.; 400 p.. lat. 

Habitat inter folia emortua, in humo etc. Americae Australis, 
sive: « Olavaria » et « Pergamino », prov. « Buenos Aires », (coll. 
CI. Bruch plura exempla); « La Plata », (coll. Cl. Spegazzini). 


269. Oribatula (Hemileius) proxima Berl. n. sp. — Ochracea, 
vix badia, abdomine curte ovato, postice rotundato. Vertex non 
nimis acutus. Lamellae vix ultra dimidium capitisthoracis dorsum 
productae, robustulae, lenissime ad S inflexae, linea exiliori obliqua 
cum dente ad basim setulae genalis conjunetae. Organa pseudo- 
stigmatica sat elongate claviformia, apice mediocriter incrassata, 
non tamen globulosa. Abdomen perfecte ovalis, posterius minime 











CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 325 


angulatus, margine anteriori subrecto, tamen ad foramina pseu- 
dostigmatica sat excavato, deinde ad humeros undulato, squama 
marginali, humerali subnulla. Pili dorsi minimi, tantum in postico 
abdomine aliquot sunt difficilius manifesti. Ad 380 p. long.; 
255 p. lat. Differt ab O. H. infilata praecipue statura minori, 
lamellis robustioribus, organis, pseudostigm. elongatioribus, abdo- 
mine non globoso, sed ovali. Ab O. H. sternali differt praecipue 
lamellis robustioribus et curtioribus, abdomine valde curtiori ete. 

Habitat inter folia emortua, ad « La Plata ». Collegerunt CI. 
Spegazzini et Bruch, nec non, ibidem, in nidis formicae: Atta lun- 
dii (Bruch). 


270. Lucoppia ornata Berl. n. sp. — Badia, consuetae formae 
e. g. L. lucorum (qua specie minor est), ponte interlamellari aucta, 
validiori, lamellis iisdem robustiori. Adest etiam linea arcuata, 
undulata, inter setarum interlamellarium basim. Organa pseudo- 
stigmatica breviter et crasse clavato-pyriformia. Notogastrum pilis 
curtissimis et exilioribus ornatum, quo charactere. species haec 
valde a L. lucorum est diversa. Vertex in dentem robustum desi- 
nens. Ad 560 p.. long.; 330 p.. lat. 

Habitat. Collegerunt in Africa orientali C1. Alluaud et Jeannel. 


271. Lucoppia (Phauloppia) nemoralis Berl. n. sp. — Badia, 
sat elongate ovalis. Derma totum nitidissimum. Lamellae ne linea 
quidem ulla significatae. Organa pseudostigmatica mediocria, apice 
in clavam globulariter inflata. Notogastri margo anticus etiam in 
medio bene a cephalothoracis dorso distinetus. Areae porosae 
omnes subrotundae; adalaris vix caeteris maior (subrotunda). Linea 
epimeralis quarta nulla, nullo modo significata. Setae notogastri 
sat longae. Ova continet duo in ventre, maiora, sive dimidiam cir- 
citer totius corporis longitudinem aequantia, 220 p.. long. ; 185 |. 
lata. Foramen genitale rotundum, vix anale minus. Adest fissura 
linearis fere in medio dorso, prope marginem (qui character spe- 
ciem hanc Oribatulis pontigeris adpropinquat). Ad 550 w. long.; 
290 p.. lat. (Foem.). Exemplum minus, quod marem puto, est vix 
pallidior, strietior, 450 p.. long.; 250 p. lat. 

Habitat in nemore « Sila », (Cosentia), in muscis. 





326 ANTONIO BERLESE 


272. Lucoppia (Phauloppia) asperula Berl. n. sp. — Satu- 
rate badio-castanea, valde L. Ph. conformi affinis sed tamen di- 
versa. Vix elongatior. Organa pseudostigmatica valde breviora et 
apice in globum melius inflata. Derma notogastri totum granulis 
minimis, elevatis, densis, perconspicuis, obscurioribus dense orna- 
tum ita ut margines abdominis minute erenulati adpareant. Area 
porosa adalaris strictior quam in L. Ph. conformi, qua re subli- 
nearis est. Ova ut in L. Ph. conformi, sive plura utrinque in 
ventre et 180 p.. longa; 60 up. lata. Epimera postrema valde re- 
trorsus arcuatim inflexa, lineam marginis postici foraminis geni- 
talis attingentia, perconspicua. Ad 670-700 w.. long.; 410-450 
wu. lat. (Minor ergo est quam L. Ph. conformis, quae, rursus mensa, 
est longa 780-800 p.. et lata 520-550). 

Habitat. Inveni in nemore « Cansiglio », in muscis, (exempla 
maiora), nec non (typus) in nidis Arvicolae arvalis, ad « Ferrara ». 

273. Serrarius connexus Berl. n. sp. —- Saturate badio—fu- 
scus, consuetae corporis formae. Lamellae magnae, intersese late 
anterius conjunetae, in cornua parum elevata vix prominulae. 
Cephalithoracis derma inter lamellas tenuissime longitudinaliter 
striolatum. Organa pseudostigmatica clavae longae, vix apice acu- 
tae, instar configurata. Vertex acutus. Propter lamellarum intersese 
late anterius connexarum fabricam, omnibus, hucusque notis, con- 
generibus diversus. Ad 540 p. long.; 410 p. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.). 

274. Damoeosoma denticulatum Can. var. subuligerum Berl. 
n. var. — Typico minus et pallidius denticuloque inter tertios et 
quartos pedes minori, obsoleto. Differt a typico praecipue statura, 
organorum pseudostigmaticarum fabrica aliisque characteribus. Or- 
gana pseudostigmatica exiliora et longiora sunt, vix sensim fu- 
siformia, apice attenuatissima. Ad 560 v.. long.; 330 p. lat. 

Habitat inter folia putria, ad « La Plata ». Collegit CI. Bruck. 

275. Damoeosoma crinitum Berl. n. sp. — Saturate badium, 
inflatum, pedibus sat longis. Cephalothorax carinulis lamelliformi- 
bus, linearibus, reetis, vix oblique antrorsus concurrentibus, lon- 














CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 921 


gis ultra dimidium dorsi cephalothoracis, apice intersese late 
discretis, e foraminibus pseudostigmaticis recte procedentibus. 
In medio cephalothorace, basi, vittula brevior impar, obscurior 
est, fere e margine antico notogastri procedens. Organa pseudo- 
stigmatica longiora, tenuissime fusiformia, demum in setas duas 
subplumiformes, rectas, exiliores desinentia, tota vix barbulata. 
Abdomen obovatus, postice subacutus, tectopediis quarti paris 
obsolete dentiformibus. Notogastrum pilis longissimis, exilioribus, 
tenuissime barbulatis ornatum. Ex pilis istis longissimi tertiam 
partem abdominis latitudinis superant. Pedes sat longi, femoribus 
tibiisque vix inflatis. Ad 390 p.. long.; 220 p.. lat. 

Habitat in nidis Arvicolae arvalis," ad Ferrariam. 


276. Damoeosoma capilligerum Berl. n. sp. — Badius. Fa- 
cies et statura D. denticulati nostratis, sed, praecipue setis corporis 
et organis pseudostigmaticis, valde diversum. Denticulus lateralis 
ante quartorum pedum basim percurtus, obsoletus. Organa pseu- 
dostigmatica attenuatissima, setiformia, recta, cephalothoracis eius- 
dem longitudinem multo superantia (sunt longa 320 p..; cepha- 
lothorax est longus 220 ..). Setae notogastri omnes longissimae 
et exiliores (nonnullae 100 p.. sunt longae; aliae 200 p..). Etiam 
cephalothoracis setae perlongae. Pedes longi, praecipue tibiis elon- 
gatioribus, setis longioribus aucti. Ad 740 p.. long. ; 450 p.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CIl. Alluaud et Jeannel. 


277. Carabodes femoralis (Nic.) var. rugosior Berl. n. var. — 
Nigerrimus. Differt a typico quia elongatior est nec non rugis no- 
togastri minoribus et numerosioribus, qua re densiores sunt. In 
specie typica (vidimus exempla prope Parisios collecta, nec non 
alia in agro Tridentino et in Italia septentrionali) plicae maiores 
notogastri sunt media (postice bifurca) nec non utrinque duae, 
antrorsus concurrentes. In hac varietate, in Etruria obvia, plicae 
longitudinales utrinque quinque sunt, exiles. Proximalis in medio 
notogastro bifurca ad marginem posticum decurrit ; tertia et quarta 
distinetae, summum notogastrum non attingunt et oblique, sub- 
paralleliter, ad marginem postico-lateralem vergunt, quarta brevior 
subhumeralis est et valde obliqua, quinta, minima humeralis. La- 


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328 ANTONIO BERLESE 


minae humerales multo minus expansae quam in specie typica, 
non in laminam rectangularem dilatatae, postice in marginem no- 
togastri sensim incurrunt. Ad 520 p.. long.; 290 w.. lat. (vel 
490 Xx 280), sive fere duplo longior quam latior. (C. femoralis veri, 
exempla maxima sunt 680 X 440, sive circiter sesqui longiora 
quam latiora). 

Habitat communis in Etruria (« Firenze, Vallombrosa, Mugello »), 
in muscis et in lignis putribus. 


278. Carabodes radiatus Berl. n. sp. — Castaneus, immar- 
ginatus, sat elongatus, cephalothorace nullo gibbere aucto; fe- 
moribus laevibus. Cephalothorax valde elongatus, lamellis bene 
expansis, subhyalinis, reticulatis. Pili interlamellares ensiformes, 
magni, introrsus, arcuatim valde incurvi. Organa pseudostigmatiea 
elongate claviformia, recta, apice globulosa, ibique obscura et le- 
nissime barbulata. Derma cephalitoracis reticulo sat lato sculptum, 
foveolis pallidioribus. Notogastrum ovato-elongatum, in medio con- 
vexum, vix depressione marginibus parallelam impressum, totum 
foveolis subrotundis, caetero dermate vix pallidioribus, valde inter- 
sese remotis signatum. Pili notogastri ut in C. penicillato dispositi, 
sed omnes longiores (usque ad 80 p.. long.), sensim apice dilatatuli 
et subpenicillati, recti, incoloresque ; marginales radiatim producti. 
Pedes elongati. Ad 470 p.. long.; 270 p. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.). 


279. Carabodes penicillatus Berl. n. sp. -— Non saturate casta- 
neus, ovalis. Cephalothorax planus, nullo gibbere ornatus, totus 
rugis obscurioribus, longitudinalibus, quasi plicis, signatus. Noto- 
gastrum nullo margine insignitum, bene convexum, appendicibus 
omnibus brevioribus, intersese fabrica et statura paribus, quae 
fabrica peculiaris est. Sunt enim appendices supradictae clavato— 
penicilliformes, basi attenuatae et pallidae, denique gradatim in- 
crassatae, nigrescentes, sive costulis longitudinalibus nigerrimis et 
ciliatis ornatae. Huiusmodi appendices sunt duae in summo mar- 
gine antico notogastri (humerales deficiunt) quae primae sunt se- 
rieram mediarum ex appendicibus conformibus utrinque quatuor 


constitutarum (cum supradictis marginis antici); series lateralis ex 











CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 329 


duabus appendicibus conformibus constituta (postrema vix ultr: 
dimidium notogastrum est insita); marginales quatuor, aequedis- 
sitae (prima non ultra dimidium notogastrum est insita); radiatim 
porrectae. Cephalithoracis medii appendices, inter organa pseudo- 
stigmatica, supradictis notogastri fabrica similes. Organa pseudo- 
stigmatica mediocriter elongata, claviformia, apice ampulliformia, 
nigricantia, et ampulla apicali costulis nigris, longitudinalibus or- 
nata, basi hyalina. Derma notogastri granulis rotundis, aequedissitis 
totum praeditum; qui granuli obscuri sunt, caetero dermate circum 
pallidiori. Femura non sculpta. Ad 380 p. long.; 220 p. lat. 

Habitat. Nonnulla vidi exempla collecta a CI. Paoli in « Somalia 
italiana », ad fauces Jubae, in lignis putribus. 


280. Carabodes obsoletus Berl. n. sp. — Fuligineus. Noto- 
gastrum nullo margine circumdatum sed sulcus linearis adest 
margini parallelus e humeris procedens, totum dorsum (non tamen 
antice) cireundans. Cylindricus, humeris haud prominulis. Notoga- 
strum nulla sculptura insignitum. Sunt tamen plicae obsoletae 
plures, in medio angulos peracutos, postice directos, conficientes 
et parallelae, denique varie directae. Plicae haec difficilius  con- 
spicuae, lineola exiliori subundulata manifestae, caetero dermate 
toto punctis, sive aciculis minimis obtecto. Structura haec est 
etiam in cephalithoracis dorso. Cephalothorax gibbere inter organa 
pseudostigmatica nullo, tamen in medio, basi, valde convexus. 
Setae notogastri sat longae, arcuatae, subsimplices, quamvis vix 
cultriformes sint; in medio notogastro nulla seta est, nisi duae 
anticae; deinde quinque utrinque sunt in lineam margini laterali 
parallelam dispositae, margini eidem sat appressam. Sunt autem 
setae conformes utrinque quatuor in quarta parte postica margi- 
nis latero-postici, unaque subhumeralis retrorsus directa. Setae 
vix scabrosae, sat longae duae sunt in medio cephalothorace. Or- 
gana pseudostigmatica setiformia, externe bene ciliata, runcata, 
primitus extrorsus, deinde introrsus direeta. Adest appendicula 
foliiformis, parva, in genubus primi secundique paris. Femora der- 
mate laevi. Ad 580 p. long.; 380 p. lat. 

Habitat in lignis putribus, ad fauces Jubae, in « Somalia ita- 
liana ». (Paoli). 





330 ANTONIO BERLESE 
281. Carabodes vermiculatus Berl. n. sp. — (Inter granuli- 


geros). Niger, sat elongate ovalis, margine notogastri obsoleto. 
Cephalothorax dorso in medio, ad basim, gibbere trigono, sat alto 
auctus, qui gibber postice in dentes obsoletos duos (utrinque 
unus) desinit. Derma cephalithoracis areolis excavatum, in medio 
gibbere longitudinaliter, tenuiter rugulosum. Organa pseudostigma- 
tica clavata, mediocria, retrorsus incurva, apice vix spinulis ancta. 
Dentes humerales obsoleti. Notogastrum convexum, granulis to- 
tum obsitum, ex quibus granulis plures confluentes sunt, ita ut 
figuras vermiculiformes, scabratas sistant. Pili notogastri medio- 
cres, simplices, recti, acuti. Ad 530 p. long.; 320 p.. lat. 
Habitat communis in muscis agri Tridentini (« Tiarno ») et ne- 
moris <« Sila », ad Cosentiam. 


282. Carabodes gibbiceps Berl. n. sp. — Niger, latus, margina- 
tus, humeris in squamam rectangulam lateraliter prominulis, cepha- 
lothorace in medio alte gibboso ; femoribus areolatis. Cephalothorax 
dermate sublaevi tantum basi, ad dorsum, areolis obsoletis vix 
impressus. In medio dorso cephalothoracis adest altus gibber, 
transverse totam latitudinem occupans, late subrhombicus, po- 
stero margine alte et in medio inciso, antico in planum decurrenti. 
Derma gibberis pontiformis isti est omnino laeve. Pars antica 
abdominis, ante gibberem, dermate subnitido. Appendices interla- 
mellares ensiformes, latae, incurvae, introrsus transverse directae. 
Organa pseudostigmatica subeylindrica, vix apicem versus ineras- 
sata, truncata, primitus extrorsus directa deinde rancatim sursum 
et introrsum ineurva. Notogastrum bene humeratum, sive squama 
subrectangula ad latera humeri extrorsus expansa, submarginatum, 
quod pars media depressione bene conspicua, marginibus paralle- 
lis sit a lata vitta marginali (cuius derma scabratum est) distineta. 
Partis mediae derma areolis magnis, polygonalibus, statura et 
forma diversis, sculptum, reticulo inter areolas crasso et obscuro. 
In parte media notogastri sunt appendices (quatuor seriei mediae, 
duae utrinque lateralis) late spathuliformes, incurvae, costatae, 
hyalinae. In margine postico-laterali sunt utrinque pili quatuor 
crassi, conici, simplices, introrsus incurvi, valde margini eidem ap- 
pressi et magni. Ergo species haec in dorso appendicibus diffor- 
mibus gaudet. Ad 560 p. long.; 370 p. lat. 














CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI dell 


Habitat in foliis putribus, in Columbia (N. A.) cum C. florido, 
cuius aftinis. 


283. Carabodes areolatus Berl. n. sp. — (Inter areolatos). 
Fuligineus, elongate ovalis. Facies C. palmiferi, sed multo diver- 
sus. Cephalothorax elongate conicus, in medio, ad basim, gibbere 
sat alto, transverso, subtrapezino, postice arcuatim excavato, an- 
tice in prominentiam subtrigonam ineurrenti ornatus. Derma ce- 
phalithoracis, ad dorsum, totum foveolatum. Setae interstigmaticae 
apicales et lamellares magnae, cylindricae, incurvae. Organa pseu- 
dostigmatica sursum et antrorsum valde incurva, apicem versus 
incrassata et aciculata. Notogastrum depressione marginibus pa- 
rallela subnulla, convexum, totum reticulo areolas rotundatim poly- 
gonales, intersese statura et forma diversiores, pallidiores sistenti 
auctum. Pili notogastri breviter penicillato-flabelliformes; margina- 
les radiatim extensi, ut in C. palmifero. Dentes humerales subnulli. 
Squama humeralis parum lateraliter expansa, sed retrorsus valde 
producta et sensim in marginem ceterum diffluens. Ad 440 p. 
long. ; 235 p. lat. 

Habitat, communior, in muscis agri Tridentini (« Tiarno »). 


Hermanniella clavigera Berl. — Nella descrizione della H. clavigera 
(« Redia », vol. V, fasc. I, p. 11) ed anche nella figura (« Redia », vol. VI, 
fasc. II, tav. XX, fig. 56) si è indicato il derma dell’addome come granulato. 
Ma la granulazione spetta invece alla pellicola rivestente. Levando questa, esso 
apparisce tutto areolato di areole rotondeggianti, larghette, e quasi contigue. 
Esse sono maggiori che non nelle altre specie, più regolari e non poligonali 
come nella H. granulata. Noto che ciascun granulo, che si mostra come un pie- 
colo tubercolo rotondeggiante, sorge dal centro di ciascuna delle aree, nella 
quale sembra aprirsi una ghiandoletta cutanea, che probabilmente segrega dap- 
primo la pellicola uniforme ed ialina che ricopre tutto il corpo e di poi i 
singoli granuli, a ridosso della stessa. 


284. Eremaeus proximus Berl. n. sp. — E. columbiano 
sat similis propter dermatis sculpturam et abdominis villosita- 
tem ete., sed maior et latior nec non nonnullis characteribus di 
versus, sive: Pili interstigmatici brevissimi et robusti, subspini- 
formes. Plicae in dorso cephalothoracis omnino ut in nostrati E. 


. 


= ICI 


vi} 


iene ea e iii 


332 ANTONIO BERLESE 


hepatico fabricatae, sive longae, ad basim intersese adproximatae 
et valde crenulatae. Ad 550 p. long.; 310 p.. lat. 
Habitat in foliis putribus, in Columbia (N. A.). 


285. Tricheremaeus conspicuus Berl. n. sp. — T. serrato 
Mich. (Notaspis serrata Mich.) multo maior et dermatis sculptura 
valde diversa, quod pseudoforaminibus dimidio minoribus sit scul- 
ptum et intersese quadruplo diametro suo diseretis. Corpus totum 
(et pedes) pellicula densius et alte spinulis longis (duplo longio- 
ribus quam in T. serrato) indutum. Abdomen latum. Caetera sat 
ut in T. serrato. Color non saturate fuligineus. Ad 700 p.. long.; 
450 p. lat. (T. serratus est 560 p. X 370 p..). 

Habitat in muscis nemoris « Sila », (Cosentia). 


SUBGEN. EPIEREMULUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Eremulus. Characteres generis, sed. tectopedia tertii 
paris maiora, perconspiena, ut in gen. Hremaeus conformata et 
prominentia. Species typica: E. E. geometricus n. sp. 


286. Eremulus (Epieremulus) geometricus Berl. n. sp. — 
Saturate castaneus, sat elongatus, corporis figura Eremaeo oblongo 
similis. Notogastrum a cephalothorace non bene sejunetum. Abdo- 
men ovalis, in dorso totus granulis et plicis dense ornatus, pilisque 
clavato-spathulatis et penicillatis, mediocribus auctus. Cephalo- 
thorax carinulis longitudinalibus quatuor erenulatis, mediis lon- 
gioribus e foramine pseudostigmatico procedentibus, deinde concur- 
rentibus, denique parallelis, fere ad verticem productis; lateralibus 
curtioribus. Ceterum dorsi cephalothoracis plicis multis ornatum. 
Organa pseudostigmatica in clavam sat longam, apice villosulam 
et nigricantem producta. Vertex peracutus. Pedes mediocres, fe- 
mure inflato, ungue validiori terminati. Ad 450 p.. long.; 230 n. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.) 


287. Amerobelba setata Berl. n. sp. — Badio-fusca, sat curta, 
abdomine rotundato, carinula nulla in cephalothoracis dorso signata. 
Derma nitidum, nulla pellicula indutum. Notogastrum ad humeros 











CRT 





CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI 398 


lato tuberculo fusco, marginato, ad margines laterales utrinque 
setis tribus longis, sive fere abdominis dimidiam latitudinem 
aequantibus, simplicibus, robustis, introrsus deflexis ornatum; in 
margine postico setis quatuor longis, deorsum deflexis, aequedis- 
sitis praeditum. Organa pseudostigmatica setiformia, robusta, late- 
raliter arcuatim (retrorsum) inflexa, dimidiam abdominis latitudi- 
nem aequantia. Setae interlamellares longae et robustae, subspini- 
formes, rectae; etiam praelamellares robustae et sat longae sunt. 
Pedum articuli in medio inflati, ibique pilis robustis verticillatis or- 
nati. Summus vertex apice tridens. Ad 620 p.. long.; 400 p.. lat. 
Habitat, sat frequens, inter folia putria, in Columbia (N. A.). 


SUBGEN. PLATYLIODES BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Neoliodes. Dorsum abdominis non convexum, sed pla- 
num, vel leniter excavatum. Margines abdominis, ubi exuviae, non 
sunt extensae, haud striis transversis parallelis exarati. Pedes laci- 
niati. Typus Nothrus doderleini Berl. Adde: Neoliodes hoodi Ewing. 


288. Neoliodes squamiger Berl. n. sp. — Niger, tamen exu- 
viis dorsualibus terreo-brunneis. Cephalothorax eminentia inter 
foramina pseudostigmatica vix elevata, lineari; eminentia media 
obtriangulari, subplana. Abdomen pyriformis, dorsum (notogastrum) 
anterius recte truncatum (qua re humeri angulati); posterius in 
mucronem sat longum produetum, gibbere medio valde elevato et 
postice in tuberculum prominenti (hoc in animaleulo denudato). 
Derma medii notogastri nitidum, lucidum. Striae transversae non 
vel vix ultra dimidinum dorsum conspicuae, caetero dorso, ad la- 
tera, tenuiter punctulato. Exuviae acervulum valde altum sistentes 
et postice bene in mucronem productum. Femora omnia inferne 
lata squama rotundata armata. Ungues subincolores. Ad 1350 p. 
long.; 330 p. lat. 

Habitat in « Somalia italiana », in lignis putribus nemorum ad 
flumen Juba. Collegit plura exempla Cl. Paoli. 


289. Neoliodes squamiger Berl. var. modestior Berl. n. var. 
— Typico dorso multo minus alto. Abdomen magis ovatus, ante- 





- SR 


ci» DA Tai 





334 ANTONIO BERLESE 


rius rotundatus, latior quam in typico et postice minus mucro- 
natus, tantum angulatus. Eminentia media capitisthoracis obtra- 
pezina, lata, non bene ab eminentia antica distineta. Sculpturam 
dorsi nudi non video, quia exempla, quae possideo, vel nondum 
adulta, vel exuviis obtecta sunt. Caetera sat ut in typico, cum 
quo convenit praecipue propter femora inferne squamata. Ad 
1350 p.. long.; 830 p.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Nonnulla collegerunt exempla (adulta 
et pullos) CI. Alluaud et Jeannel. 


290. Neoliodes longipes Berl. n. sp. — Piceus. Cephalotho- 
racis eminentia media obtrapezina, in medio depressione lineari 
longitudinali signata; eminentia inter foramina pseudostigmatica 
tuberculis ornata, ex quibus medius carinulam longitudinalem si- 
mulat, quae in eminentia media ineurrit. Organa pseudostigma- 
tica breviora quam in caeteris congeneribus speciebus et bene 
claviformia, albida, apice nigro. Suleus profundus et expolitus est 
inter eminentiam mediam et anteriorem. Abdomen ovatus, margine 
antico subrecto, margine laterali, ad humeros, leniter excavato ; 
postice bene mucronatus. Dorsum (in animalculo adulto, exuviis 
denudato) parte media ovali valde elevata et tota foveolis sat ma- 
gnis, rotundis, sculpta, in parte anteriori, tamen, striis longitudi- 
nalibus vel leniter obliquis profunde exarata. Striae in parte late- 
rali dorsi (transversae) parum ultra dimidium dorsum anterius 
conspicuae. Dorsum exuviis obtectum non nimis altum, sive paulo 
amplius quam in N. thelepocto. Pedes longi, postici fere totius 
corporis longitudinem aequantes, femoribus omnibus nulla squama 
inferne auctis: Unci pedum incolores. Ad 750-1050 p. long. ; 
530-680 u.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt Cl. Alluaud et Jeannel. 


291. Nothrus (Heminothrus) princeps Berl. n. sp. — Casta- 
neo-fuligineus, N. H. paoliano sat similis, sed multo major et 
robustior, corniculo postico-intimo pariter discreto ab adanali et 
ab angulari infero, ita ut in margine abdominis postico sit corona 
tuberculoraum, qui sat alti et aeque dissiti sunt, saltem duplo 
longiores quam lati, conici et pilum longum, runcatum, crassum 











CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI V09 


gerunt. Caeteri corniculi notogastri multo minores sunt; late- 
rales ct marginis anterioris vix elevati. Corniculi subverticales 
magni, certe triplo longiores quam lati. Derma notogastri obsolete 
areolatum. Ad 900 p.. long.; 460 p.. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.). 


292. Angelia pulchella Berl. var. crinita Berl. n. var. — 
Differt a typico praecipue propter organa pseudostigmatica valde 
longiora (190 u.. sunt longa, sive ultra dimidiam abdominis longitu- 
dinem aequant) et exiliora, apice attenuata; nec non propter an- 
gulos postero-Jaterales dorsi abdominis aliquanto magis productos ; 
| pilis unciformibus periungealibus tarsorum nullis. Statura vix 
majore. Ad 800 p.. long. ; 370 p.. lat. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt Cl. Alluaud et Jeannel. 


293. Nanhermannia comitalis Berl. n. sp. — Saturate fuligi- 
nea, sat grossa, valde convexa, facie Hermanniae, sed multo minor. 
Cephalothorax latus, postice utrinque carina elevata, tuberculis 
seriatim dispositis aucta, transversa, fere ut in N. coronata Berl., 
sed multo crassior, ornatus. Derma cephalithoracis in medio sub- 
laeve, vix tenuissime striolis longitudinalibus exaratum. Organa 
pseudostigmatica ut in congeneribus, hucusque notis speciebus. 
Abdomen ovalis, aliquanto latior quam in caeteris huius generis 
speciebus, setisque duplo longioribus auctus in dorso. Derma no- 
togastri ut in N. coronata. Ad 660 p. long.; 340 p.. lat. 

Habitat. Nonnulla inveni exempla in muscis mihi missis a Cl. 
Cordier, ad « Longny, (Orne), Francia » collectis. 


294. Epilohmannia gigantea Berl. n. sp. — Saturate san- 
guineo—-badia. Organa pseudostigmatica longiora, setiformia, vix 
barbulata. Abdomen impressione laterali sinuata ad pedum quar- 
torum basim valde conspicua, deinde ovato-cylindricus, in dorso 
setis ensiformibus (margine infero attenuato-serrulato), sat longis 
ornatus. Area epimeralis quarta saltem triplo longior quam tertia. 
Scutum perigenitale omnino a perianale sejunctum. Foramen geni- 
tale triplo latius quam longius. Ad 300 p. long. ; 340 p.. lat. Inter 
congeneres, hucusque notas species, maxima. 

Habitat, rara, in humo horti « Boboli », Florentiae. 


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556 ANTONIO BERLESE 


295. Epilohmannia praetritia Berl. n. sp. — Saturate sangui- 
neo-badia, nigro infuscata, elongate ovalis, abdomine ovali. Epimera 
primi paris intersese in medio pectore contigua. Epimera quarti 
paris parum longa et linea postica vix angulata, subrecta. Valvae 
genitales simul figuram rotundato-ovalem delineantes. Valvae anales 
sat bene ultra marginem posticum produetae. Derma totum niti- 
dum, ne punctulis quidem impressum. Setulae corporis omnes 
longae. Organa pseudostigmatica longiora, sensim fusiformia, tenui 
barbula, curtiori ornata. Ad 770 p.. long.; 380 p. lat. 

Habitat inter folia putria, in Columbia (N. A.) 


SUBGEN. TRIMALACONOTHRUS BERL. N. SUBGEN. 


Ex gen. Malaconothrus Berl. Characteres generis, sed pedes 
unguibus ternis terminati. Species typica M. 7. indusiatus n. sp. 
Adde: Nothrus tardus Mich.; Malaconothrus major Berl.; M. opta- 
tus Berl. 


296. Malaconothrus (Trimalaconothrus) indusiatus Berl. 
n. sp. — Carneo-fuscus, abdomine bursiforme, tunica pertenui, 
hyalina induto. Cephalothorax durior, obscurior et dermate minu- 
tissime granulato. Organa pseudostigmatica tenuissime setiformia, 
longa. Abdomen postice latior quam antice, margine postico un- 
dulato-rotundato, anteriori recte truncato. Dorsum complanatum, 
tamen in medio longitudinaliter depressum, setis mediocribus, exi- 
lioribus ad latera auctum; dermate subnitido obtectum. Pedes curti 
et robusti, spinis validis ut in Malaconothris (s. str.) apice ornati. 
Epimera omnia bene robusta et vitta chitinea longitudinali in 
medio sterno intersese conjuneta. Ad 650 p.. long.; 370 p.. lat. 

Habitat in muscis nemoris « La Sila », ad Cosentiam. 

OssERVAZIONE, La specie è vivipara, perchè gli individui, che ho sott'occhio, 
mostrano, nel ventre, da tre a quattro embrioni esapodi, perfettamente maturi, 
colle dimensioni 290 X 140. Difterisce dal M. T. optatus, di cui ha la statura, 


non solo pel dorso non impresso da linee segnanti larghi poligoni, ma ancora 


per la linea longitudinale sternale, pei peli del corpo più corti e le zampe molto 
più brevi. 


Cosmochthonius (Pterochthonius) angelus Berl. (A. Berlese in « Re- 
dia », vol. VI, fasc. 2.°, p. 388; — et ibidem, vol. IX, fase. 1.°, p. 104, 











CENTURIA TERZA DI ACARI NUOVI GOT 


tab. VIII, fig.. 93). Ho trovato molti esemplari di questa bellissima specie nei 
detriti di foglie marcie, raccolti in Columbia (N. A.) dal Sig. Crosby e gentil- 
mente inviatimi. Quasi tutti contengono un bell’ uovo di 130 p. 100. Ciò 
dimostra che si tratta certamente di una forma adulta. Non ho trovato però 
differenza apprezzabile tra questi e quelli italiani raccolti nei muschi di Val- 
lombrosa (tipici) e di S. Vincenzo (Pisa). 


297. Sphaerochthonius elegans Berl. n. sp. — Sat S. splen- 
dido similis, sed notogastro lineis transversis tribus in segmenta 
quatuor diviso. Ad 270 p. long.; 170 p.. lat. 

Habitat. Unum vidi exemplum collectum in insula Jaba a CI. 
Jacobson, duoque in « Somalia italiana », in lignis putribus, ad 
fauces Jubae, quae collegit Cl. Paoli. 


298. Tritia lentula (K.) var. hyeroglyphica Berl. n. var. — 
Testacea. Differt a typico praecipue propter organa pseudostigma- 
tica aliquanto breviora et apice melius (quamvis leniter) inerassata, 
nec non propter dermatis notogastri sculpturam. In typico derma 
est nitidissimum, sed in varietate hac, majoris amplificationis ope, 
areolae sunt conspicuae, rotundato-lobatae, lineis exilioribus limi- 
tatae, non excavatae, inter quas derma minutis figuris rotundatis 
est totum dense conscriptum. Ad 540 p. long.; 340 p. altus. 

Habitat in lignis putribus. ad fauces Jubae, in « Somalia ita- 
liana ». Collegit CI. Paoli. 


299. Hoploderma pardinum Berl. n. sp. — Testaceo-fuscum. 
H. magno nostrati sat proximum, sed valde diversum, quod bre- 
vius, magis convexum aliisque characteris distinetum. Notogastrum 
margine antico sat tecti modo super cephalothoracem productum, 
non tamen ut in H. anomalo, sed valde minus. Cephalothorax 
carina altissima, laminari (e latere visa), arcuata, secundum lineam 
mediam longitudinalem auctus. Derma notogastri peculiariter or- 
natum est, quod scabrum adpareat, sive granulis vel foveolis obso- 
letis asperatum et maculis obscurioribus rotundis pluribus densis 
totum depictum. Nulla seta mihi animal praeditum videtur, tamen 
pili minimi forsitan sunt, quos videre nequeo. Ad 860 p.. long. 
(clausum); 600 p.. altum. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt CI. Alluaud et Jeannel. 


u Redia n, 1916. 22 


NIPOTE TA SATA 


398 ANTONIO BERLESE 


300. Hoploderma rapax Berl. n. sp. — Fuligineum. Color et 
facies nostratis H. magni, sed magis grossum. Pedes unguibus 
maximis armati, certe saltem triplo longioribus quam in caeteris 
mihi notis speciebus. Organa pseudostigmatica sat brevia, elon- 
gate lanceolata, recta. Cephalothorax carina nulla. Derma noto- 
gastri et cephalithoracis in granulis densis, sat elevatis scabratum, 
qui granuli, tamen, dermate in prospeetu visu, non conspiciuntur et 
lucis refractae nec non majoris amplificationi ope, derma idem 
peculiariter conscriptum adparet, sive vittis tenuibus, crebris 
subparallelis, nitidis, marginibus crenulatis, inter quas spatium 
est dense, complicate sculptum. Pili dorsi mediocres, molles, sat 
exiles. Ad 880 p.. long.; 620 p. altum. 

Habitat in Africa orientali. Collegerunt Cl1. Aluaud et Jeannel. 


SYNONIMA ET EMENDANDA. 


1.° L’Oribates dentatus Berl., che ho preso a tipo del sottogenere Proto- 
ribates (s. stricto) caratterizzato dalla unghia unica all’ estremità dei tarsi 
(Sectio 1.2; ungue pedum singulo ; in « Redia », vol. V, fase. 1, p. 1) ha, invece 
tre unghie, quindi rientra nel sottogenere Scheloribates. Per tipo dei Protoribates 
monodattili può esser preso 1’ Oribates monodactylus dell’ Haller. 

2.° Il Protoribates praeincisus Berl. (« Redia », vol. VI, fase. 2, p. 384), 
avendo tre unghie all’apice di ciascun tarso, rientra nel sottogenere Scheloribates. 

Oribatella producta Berl. var. mucronata Berl., 1910 = Oribatella eutricha 
Berl., 1908. 

Damoeus nitens Ewing ex Koch (Bull. Lab. Illinois State etc., vol. VII, 
art. X, p. 372)= Damoeosoma denticulatum G. R. Can. 

L’ individuo comunicatomi gentilmente dall’ Ewing è però un poco più pic- 
colo (520 u. X< 320 wu.) dei nostri comuni in Italia e mostra anche qualche dif- 
ferenza col vero D. denticulatum, sopratutto per l’ orlo anteriore del notogastro 
che sfuma, pressochè insensibilmente, colla sua tinta più bruna, nel dorso del 
capotorace. Mi pare che se ne possa stabilire almeno una varietà, che propongo 
di chiamare : D. denticulatum, var. ewingi. (Urbana, Illinois). Ne possiedo anche 
molti esemplari della Florida. 

Protoribates transitorius Berl. (« Redia », vol. V, fasc. 1.°, p. 1) appartiene 
al gen. Oribella. 





Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 31 Dicembre 1916. 











Dort. ETTORE MALENOTTI 


Assistente nella R.Stazione di Entomologia Agraria 
\VIA ROMANA, 19 — Firenze) 


METALAPTUS TORQUATUS 


N. GEN. E N. SPECIE DI CALCIDITE 


Da foglie di arancio affette da « Bianca-Rossa », provenienti 
dalla Sicilia, ottenni tempo fa, insieme ad alcuni parassiti della 
Cocciniglia, alcuni minutissimi individui di un Imenottero calci- 
dite, i cui caratteri concordano in gran parte con quelli del ge- 
nere Alaptus Haliday della famiglia Mymaridae. 

Senonchè, consultando i principali lavori, anche recentissimi, 
degli entomologi, su questo gruppo d’ Insetti, e le poche figure 
che si hanno al riguardo, mi accorsi che nessuno di questi autori 
accenna ad un carattere, che pure più d’ ogni altro colpisce 1’ 0s- 
servatore. 

Alla presenza, cioè, sulla testa, tanto del yJ' che della 9, di 
un lungo cordone fusiforme, risultante di parecchi segmenti in- 
grossati e neri, divisi tra loro da leggiere strozzature pallide. Que- 
sto singolare cordone comprende tre zone distinte: Una mediana, 
anteriore, fatta da un solo segmento diritto e cilindrico, tre volte 
più lungo dei prossimi e disposto trasversalmente, un poco al- 
innanzi, sopra la fronte; e due laterali, posteriori. Ciascuna zona 
laterale risulta di nove segmenti successivamente decrescenti in 
ispessore ed appena decrescenti in lunghezza, il primo essendo 











340 ETTORE MALENOTTI 


grosso quanto il segmento mediano, ossia quanto il diametro mi- 
nore dell’ ocello anteriore, e 1’ ultimo sottile e conico. Questi 
segmenti formano angolo alla giuntura col segmento mediano e si 
dirigono, nel primo tratto, obliquamente all’ indietro divaricandosi 
verso l’esterno, e poi si abbassano verso l’ occipite, seguendo per 
quasi tutto il loro decorso il margine superiore e posteriore degli 
occhi. 

I rimanenti caratteri coincidono, del resto, in massima parte, 
come è stato detto, con quelli del genere Alaptus (antenne, ali, 
zampe) senonchè la frangia delle ali posteriori manca sui due terzi 
basali dell’ orlo anteriore. 

Ritengo, perciò, trattarsi di un genere e di una specie nuova 
della famiglia Mymaridae e propongo quindi di distinguerla col 
nome di Metalaptus torquatus Malen. 

Basterà per ora, con questa nota preventiva, avere accennato 
al carattere più saliente della specie in parola; e mi riserbo d’il- 
lustrarla quanto prima più diffusamente. 


Firenze, dalla R. Stazione di Entomologia Agraria, 
Marzo 1917. 

















% ri 
| METALAPTUS TORQUATUS 





SPIEGAZIONE” DELLA TAVOLA V 


METALAPTUS TORQUATUS Malen. 


Fig. 1. Femmina, vista di fianco. Il cordone sottoepidermico del vertice appa- 


risce come il margine di una cuffia (7) 


» 2. Maschio, visto dal dorso, Si distinguono tutti i diciannove segmenti 


del cordone sottoepidermico (58). 


» 3. Testa, vista di sopra, un po’ anteriormente : , r, radicule antennali ; 
_0, 0, occhi; 0a, ocello anteriore ; 0p, 0p, ocelli posteriori ; cm, cor- 
done nella sua parte mediana ; cl, cl, id, nelle zone laterali. Sui 
segmenti si vedono i fasci di bastoncini che formano le porzioni 
nere. Gli ultimi segmenti non sono qui visibili; ma presso gli ocelli 
laterali, la curva del cordone mette in evidenza la sezione circolare 


del medesimo, la sua parete nera e l'interno ialino (1). 





» 4. Antenne: 4, della femmina; 5, del maschio (È): 


» 5. Particolari delle ali: 4, base dell’ ala anteriore (0): B, l’ ala poste- 


È 5 È o 437 
riore, intorno alla regione del pterostigma (7). 


» 6. Estremo addome, visto dal ventre: 4, della femmina; 5, del ma- 


schio (FT) - 


Gli estratti di questa Nota furono pubblicati il 19 Marzo 1917. 





feta Lee 
% ’ 4, 











Dott. LEOPOLDO CHINAGLIA 


Revisione del gen. “ Hydrozetes ,, Berl.® 


Fin dal 1781 lo Schrank descrisse, con il nome di Acarus con- 
fervae, un Oribatide, interessante soprattutto per le sue abitudini 
acquaiole. Dopo questa, altre specie, con analogo habitat  ven- 
nero, via via, scoperte e così, nel 1882 il Michael, ne descriveva 
una, raccolta nelle acque dolci dell’ Inghilterra e la chiamava Nota- 
spis lacustris; un N. speciosus Piersig veniva riportato da questo 
autore, nel 1894, e nuovamente ricordato nel 1895. L’Oudemans, 
nel 1896, identificava VAcarus confervae Schrank, ascrivendolo al 
gen. Oppia Grube e ridescrivendolo minutamente. Tre anni dopo, 
il Coggi ha descritto, con grande accuratezza, una terza specie 
acquaiola, N. lemnae, molto vicina a quelle sopracitate e prove- 
niente da Bologna. Una quarta, americana, veniva descritta nel 1902 
dal Berlese, il quale fondava, contemporaneamente, un nuovo genere, 
assumendo come tipo il Notaspis lacustris Mich.; al genere impo- 
neva il nome di Hydrozetes ed alla nuova specie americana quello 
di H. platensis, perchè raccolta nel Rio della Plata. 

Il nuovo genere del Berlese veniva a comprendere tutte le 
specie ora ricordate. Il Coggi, il Michael ed il Piersig, avevano 
attribuito le loro al genere Notaspis Hermann, l’Oudemans, invece, 
non accettò tali vedute e dapprima (1896) credette meglio riferirle 
al gen. Oppia Grube, poi, tutt’ affatto recentemente (1914), sosti. 


(1) La presente nota è postuma. Il compianto Dott. Chinaglia me la aveva 
consegnata per la stampa, prima di partire per quella guerra, nella quale egli 
ha incontrato una morte gloriosa. E mia pietosa cura il pubblicare oggi questo 
suo ultimo scritto, colle figure che egli stesso aveva disegnate. — A. Berlese. 


944 LEOPOLDO CHINAGLIA 


tuì questo nome generico con quello di XeniWus Robineau-Desvoidy, 
rimettendo in onore la denominazione usata da questo autore per 
descrivere un acaro, che egli ritenne un. coleottero, lo XeniWlus 
clypeator (1). 

Come si vedrà più innanzi, di queste sei specie, e cioè: Oppia 
confervae (Schrank) Oudems., Notaspis lacustris Mich., N. speciosus 
Piersig., N. lemnae Coggi, Hydrozetes platensis Berl., H. terrestris 
Berl., tre soltanto resistono all’ esame e possono essere conservate 
_ come buone, e cioè: H. confervae (Schrank) Oudems. (cui sono 
sinonimi Notaspîs lacustris Mich., N. speciosus Piersig, e N. lemmnae 
Coggi), H. platensis Berl. ed H. terrestris Berl. Questa riduzione 
nel numero delle specie porta a dover cambiare quella tipica del 
gen. Hydrozetes, poichè N. lacustris Mich., scelta da Berlese, ca- 
dendo in sinonimia V antico Acarus confervae di Schrank, dovrà ad 
esso cedere il suo posto. 


Gen. HYDROZETES Berl. 


1902. Gen. Hydrozetes Berlese in: Zool. Anz., 25, n. 683-684 p. 648. 


Convexi, eremaeiformes ; tectopediis primi paris bene evolutis, 
caeteris obsoletis; cephalothorace lamellis destituto, lineis tamen 
duabus e foraminibus pseudostigmaticis procedentibus, plus mi- 
nusve convergentibus, usque in medio cephalothorace productis. 
Organa pseudostigmatica brevissime pyriformia (aliquando nulla?) 
Pedes mediocres, ungue singulo, magno, terminati. Sp. typ. Acarus 
confervae Schranck (= Notaspis lacustris Mich.). 

Plerumque aquatiles. 

Europa-America. 


(1) « Ann. Soc. Ent. France », t. 8, p. 455-462, 1893. — L’errore del Robineau- 
Desvoidy fu poi rilevato dal Demans, negli Annali citati, pag. 463-472, ma il 
Xenillus clypeatus è stato giudicato dal Demans e da altri, sulla scorta del cat- 
tivo esemplare (secco) del Robineau-Desvoidy pel Notaspis castaneus dell’ Hermann 
che è forma terrestre e che si potrebbe ritenere dei generi Oribatula, Lucoppia 
o qualche altro simile se avesse tre unghie ai tarsi. La riesumazione dell’ Oude- 
mans non è giustificata. 














REVISIONE DEL GEN. « HYDROZETES » BERL. 345 


OSSERVAZIONI. — Colore castagno-bruno. Derma liscio o fina- 
mente puntulato. Apice del capotorace, sopra al rostro, non troppo 
appuntito, con due setole rostrali, una per lato. 

Non esistono vere lamelle, si vedono, invece, due rilievi lineari 
carinuliformi, assottigliati all’ apice, i quali si originano in prossi- 
mità dei pseudostigmi e raggiungono, concorrendo all’ innanzi, 
circa la metà del capotorace. Presso Vl apice di ciascuno di essi 
esiste una piccola setola lamellare. 

Gli organi pseudostigmatici, di regola, sono presenti, qualche 
volta assenti (?) (1). Quando esistono, hanno forma di clava breve 
o brevissima fino a piriforme. 

Tre paia di tectopiedi; quelli del primo bene sviluppati, gli 
altri meno visibili; quelli dopo i piedi del secondo paio (auricule) 
sottili, laminari. 

Zampe mediocremente sviluppate; la loro lunghezza è minore, 
uguale o poco maggiore della metà della lunghezza totale del 
corpo; gli articoli sono alquanto ingrossati nel terzo distale. Quelle 
del quarto paio più lunghe, quelle del terzo generalmente più 
brevi delle altre. Setole varie si trovano su tutti gli articoli, e 
particolarmente numerose sui tarsi. Costante è una lunga setola 
tattile presso l apice della tibia, al dorso. 

Tarsi monodattili, con unghia semplice, robusta. 

Notogastro segnato nella parte mediana, presso Vl’ orlo anteriore, 
da una macchia più chiara. Sul notogastro stesso si trovano, poi, 
setole semplici, non molto numerose, disposte su quattro linee 
parallele, longitudinali. Presso 1’ orlo latero-posteriore esistono 
ancora alcune setole, due. delle quali, quelle più interne, spor- 
gono oltre l orlo e sono sufficientemente sviluppate. 

Epimeri distinti. Quelli del secondo paiono, talora, distanti fra 
loro, talora combacianti, per breve tratto, lungo la linea mediana 
longitudinale dello sterno. 

L’apertura anale e quella genitale sono più discoste fra loro nella 
femmina che non nel maschio. La valva genitale è munita, lungo 
il margine libero, di aleuni piccoli peli equidistanti e disposti se- 


(1) A proposito di tali organi si veda quanto è detto più innanzi per V’ H. 
confervae e per l’ H. platensis. 


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946 LEOPOLDO CHINAGLIA 


condo una linea longitudinale parallela al labbro. La valva anale 
ha due setole, disposte negli angoli, presso il margine libero. 

Specie note tre; due viventi fra le lemne e le conferve. nelle 
acque dolci; una terragnola. 

Europa, America. 

I generi, con i quali il gen. Hydrozetes Berl. presenta maggior 
affinità, sono quelli che appartengono alla famiglia degli Eremaei- 
dae, cioè: Eremaeus Koch, nel senso ristretto assegnatogli da 
Berlese (tip. E. oblongus Koch), Eremobelba Berl., Amerobelba Berl., 
Tricheremaeus Berl., Plateremaeus Berl., Micreremaeus Berl., Cym- 
baeremeus Berl., Licneremaeus Paoli, caratterizzati da mancanza 
di lamelle, da auricule grandi, zampe mediocri, tarsi triungui. 
Quest’ ultimo carattere basterebbe da solo a differenziare il genere 
Hydrozetes che ha una sola unghia, da quelli or ora indicati; 
ma altri caratteri differenziali consistono nel derma rugoso 0 
scabro od altrimenti lavorato, nel piccolo sviluppo dei tarsi, 
nella grandezza e nella forma delle auricole, molto più sviluppate 
che non nel gen. Hydrozetes. È bensì vero che nel gen. Licnere- 
maeus Paoli mancano i tectopiedi del terzo paio, ma questo genere 
si differenzia protondamente dagli Hydrozetes, per il derma areolato 
o minutamente tubercolato, per la forma e le dimensioni delle 
zampe, la grandezza degli organi pseudostigmatici, tipicamente 
flabelliformi, e soprattutto per il carattere, già ricordato, dei tarsi 
triungui (1). 


SPECIERUM CLAVIS ANALYTICA. 


A) Epimera secundi paris intersese discreta. 
a) Organa pseudostigmatica difticilius conspicua (aliquando 
nulla) breviter pyriformia. Sub aqua degens. . . H. confervae. 
b) Organa pseudostigmatica maiora, clavata. Terricola .. . . 
Tria o ri Tel alba e Te EA I 
B) Epimera secundi paris intersese secundum lineam longitu- 
dinalem, longiuseulam, conereta . . . . . . . H. platensis. 


(1) Il gen. più vicino è il gen. Halozetes, che ho istituito affatto recente- 
mente, cioè il 12 Giugno 1916, quando ormai il compianto amico, Autore di 
questa nota, non era più, — A. Berlese. 

. 











REVISIONE DEL GEN. « HYDROZETES » BERL. 947 


1. Hydrozetes confervae (Schrank) Oudems. 


1781. Acarus confervae Schrank in: Enumeratio Insectorum Austriae indigeno- 
rum, n. 1054, tab. III, fig. 5. 

1790. A. e. Gmelin in: Systema naturae, n. 59. 

1844. A. c. Gervais in: Hist. naturelle des Insectes, Aptères, III, p. 253. 

1882. Notaspis lacustris Michael in: Journ. Roy. Mier. Soc., ser. II, vol. III, p. 12. 

1884. N.l. Michael in: British Oribatidae, London, Roy Society, vol. I, p. 57. 

1888. N. l. Michael in: British Oribatidae, London, Roy Society, vol. II, 
p. 399, tab. XXX, fig. 12, tab. XXXIII, figg. 1-9. 

1894. Notaspis speciosus Piersig in: Zool. Anz., n. 449, p. 215 (nomen nudum). 

1895. N. s. Piersig in: Zool. Anz., n. 466, p, 25. 

1896. Scutovertex lacustris Berlese in: Acari Myriopoda Scorpiones ete. Crypt. II, 
p. 46. 

1896. Cepheus (Carabodes) coriaceus Oudemans in: Tijdschr. voor Entomolo- 
gie XXXIX, p. 54, n. 24. 

1896. Oppia confervae, Qudemans in : Tijdschr. voor Entomplogie XXX1X, p. 175, 
tab. 10, fig. 1-8. 

1898. Notaspis lacustris Michael in: Das Tierreich, Lief. 3, Oribatidae, p. 49. 

1899. Notaspis lemnae Coggi in: Prospetto Acarofauna Italiana, Padova, 1899, 
part. VIII, p. 916, tab. 95. 

1900. Eremaeus confervae, Oudemans in: Tijdschr. voor Entomologie XLIII, 
pidbo, VD. 59. 

1900. E. e. Oudemans in: Tijdschr. voor Entomologie XLIII, p. 163. 


1901. E. e. Oudemans in : Tijdschr. d. Ned. Dierk. Vereen., ser. 2, vol. VII, p. 77. 
1903. E. e. Oudemans in: Tijdschr. voor Entomologie, XLV, p. 124. 
1905. E. e. nympha Oudemans in: Entomol. Berichten, v. I, p. 102. 
1905. E. ec. nympha QOudemans in: Tijdschr. voor Entomologie, XLVII, p. 125, 


tab. 7, figg. 46, 47. 

1911. Notaspis lacustris Koenike in: Abh. Wat, Ver. Brem., XX, n. 2, p. 233, 
figg. 1-5. 

1913. Xenillus confervae Oudemans in: Archiv. fiir Naturgeschichte, Jahrg. 79, 
Hft. 10, p. 44. 


Brunneo-badius, ovalis. Derma notogastri foveolis punctiformi- 
bus minimis signatum. Organa pseudostigmatica nonnumquam defi- 
cere videntur, saepius tamen adsunt, quamvis difficilius conspicua, 
pyriformia, paulisper incurva. Epimera secundi paris intersese di- 
secreta; quarti paris lata, margine postico valde incurvo. 

Ad p.. 540-500 long.; p.. 340-300 lat. 

Habitat sub aquis dulcibus Europae. 












348 LEOPOLDO CHINAGLIA 


è 


Adulto. — Colore castaneo, più o meno tendente al bruno. Per 
lo più l animale è mascherato da detriti vegetali: alghe, diato- 
mee ecc. 

Cuticola non lucente, finamente impressa da puntolini eguali, ab- 
bastanza distanti fra loro, visibili solo a forte ingrandimento. 

Capotorace lungo un po’ meno della metà dell’. addome, a con- 
torno triangolare, presso che equilatero. La linea, che lo separa 
dall’ addome non è visibile nel tratto mediano. 

I rilievi carinuliformi si originano in corrispondenza dei pseu-. 


dostigmi e si dirigono in avanti, concorrendo verso la linea lon- 


" 





























Fig. 1. — Hydrozetes confervae, prono. (Ingr. 95 diam.). 


gitudinale mediana. Hanno lunghezza eguale circa a metà di 
quella del capotorace. Le setole interstigmatiche sono spostate 
all’ innanzi e si trovano circa a metà del capotorace, cioè in vici- 
nanza dell’ apice dei rilievi carinuliformi, dal lato esterno. Esse 
sono piccole, difticili da scorgere. 

Organi pseudostigmatiei di regola presenti, talora mancanti "d 
(forse perchè caduchi ?). Quando esistono sono brevi (25-30 p.. di 
lunghezza), piriformi, il picciuolo è lungo più che non la parte 
dilatata, che è globosa, con apice largo, arrotondato. 


























REVISIONE DEL GEN. « HYDROZETES » BERL. 349 


Zampe delle due paia anteriori quasi eguali fra loro; hanno 
lunghezza pari circa a metà di quella del corpo ; di regola tale 
limite è raggiunto od anche un poco superato. Le proporzioni fra 
i diversi articoli variano a seconda del paio, a cui le zampe appar- 
tengono. Nel primo e nel secondo paio 1’ articolo più lungo è il 
femore, il più breve il ginocchio, e la tibia è più lunga del tarso. 
Nel terzo paio la lunghezza del femore e quella della tibia sono 
presso a poco eguali ed il tarso, quantunque più breve della tibia, 
lo è però meno che nelle zampe precedenti. Nel quarto paio il 
femore è pochissimo o niente affatto più lungo del tarso, il quale 
è soltanto leggermente più breve della tibia. Da tutto ciò risulta 
che le zampe del quarto sono più lunghe di quelle delle altre tre 
paia e ciò in causa del maggior sviluppo del tarso e soprattutto 
della tibia, mentre il femore del quarto è invece più breve di 
quello delle due prime paia di zampe. 

Tutti gli articoli sono provvisti di appendice, alquanto variabile 
per forma e posizione. Dal margine superiore dell’ anca, presso 
all’ apice, sporge una setola abbastanza robusta, curva, con l’orlo 
convesso seghettato. Setole simili, più sottili, talora soltanto indi- 
stintamente seghettate, esistono pure sul fe- 
more, nella sua metà distale e nel ginocchio, 
a metà circa dalla base. La tibia, all’ apice, 
presso all’ articolazione con il tarso è mu- 
nita della setola tattile lunghissima, semplice, 
flagelliforme. Superiormente ad essa, ad un 
terzo circa dall’ apice, le tibie delle due 
prime paia di zampe hanno due setole, una 
per lato, leggermente curve, le quali pos- 
sono avere lunghezza quasi eguale oppure 
no, possono essere tutte e due manifesta- 
mente pelose sul lato convesso, oppure ap- 
pena debolmente seghettate, oppure ancora 
una può essere del tutto semplice e l’ altra Fig. 2. — H. confervae, su- 
seghettata. Nelle tibie delle due ultime paia Lan 
di zampe la setola dell’ orlo interno è, invece, breve e grossa, a 
forma di aculeo ottuso o di spatola, talora più, talvolta meno 
profondamente seghettata. Una setola di forma eguale esiste, 





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350 I LEOPOLDO CHINAGLIA 


circa a metà del loro lato interno, nei tarsi, i quali sono provvisti 
di numerose altre setole, che a forte ingrandimento rivelano forme 
diverse; in parte sono allungate, semplici, affilate all’ apice, in 
parte serrulate, in parte ancora lanceolate. 

L’ unghia ha lunghezza eguale in tutte e quattro le paia di 
zampe e pari a quella dei tarsi anteriori. 

Epimeri del secondo paio subrettangolari.. Si arrestano prima 
di raggiungere lo sterno, per cui rimangono separati. Quelli del 
terzo, triangolari, sono i più piccoli e si insinuano fra quelli del 
secondo e quelli del quarto. Questi ultimi sono larghi, col margine 
posteriore curvo, 

Addome ovale-ellittico, convesso. La macchia chiara del noto- 
gastro è giallo-paglierina nel centro ed ai lati di colore carmino. 
Il resto del notogastro è ornato da setole semplici, mediocremente 
sviluppate, più abbondanti verso i lati e soprattutto all’ indietro, 
ove ne esistono due maggiori delle altre, le quali oltrepassano 
l’ orlo posteriore del corpo e sono perciò facilmente visibili. 

Le setole delle valve genitali sono sei, egualmente distanti ed 
allineate. 

Dimensioni massime : 


Lunghezza totale, 0/4. at ORE Le VEE 


» del. capotorace VSTi. e NRE VOI O 20000012 DIS 
Larghezza dell’ addome. VT ERO TAO 5 OZ 
Lunghezza delle zampe del 1.° paio (escluse l’anca e l'unghia) » 285 250 240 


» » » ST » » » » 260 250 230 

» » » NIN ZIOE5 » » » d: 245 ‘230022530 

» » » SSR RSS SIE » » » ‘300/10 S1L5 270 
Larva (1). — Lungh. mass. p. 230-250. 


« Corpo quasi trasparente, con la parte anteriore e le zampe 
« leggermente colorate in rosso pallido. Organi boccali (mandibole 
« e mascelle) già simili per la. forma a quelli dell’ adulto. Sul 
« dorso, anteriormente, c'è una cresta trasversale poco estesa, con 
« due tubercoli, ciascuno dei quali porta una setola ricurva e 


(1) Riporto dal Coggi (loc. cit. p. 918) questa descrizione della larva, non 
avendone io stesso trovato esemplari. 


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REVISIONE DEL GEN. « HYDROZETES » BERL. SL 


« minutamente pelosa ; indietro, un poco più discoste fra loro, ci 
« sono altre due setole simili; ed, esternamente a quest’ ultime, 
« le pseudostigme con gli organi pseudostigmatici filiformi, esilis- 
« simi. Sul resto del dorso si osservano cinque serie trasversali 
« di setole, tutte più o meno pelose; quelle che partono dal con- 
« torno posteriore dell’ addome lo sono più chiaramente delle altre. 
« La tibia di ciascuna delle tre paia di zampe porta la setola 
« semplice e lunga, che si osserva, nello stesso posto, nell’ adulto ». 


Ninfa. — Lunghezza mass. p. 400. 

Colore giallastro, tendente al rosso nella parte anteriore del 
corpo e nelle zampe. 

Capotorace triangolare con rostro arrotondato, e quattro inca- 
vature laterali, in cui articolano le zampe. Una piega, curva in 
avanti, porta due setole pelose, dietro ad essa stanno gli organi 
pseudostigmatici, che sono filiformi e munghi circa metà del capo- 
torace. 

Zampe rossiecie provviste di setole varie e numerose, special- 
mente sul tarso. Alcune di tali setole sono semplici, brevi ed 
esili, altre sono, invece, più robuste e piumose. All’ apice delle 
tibie si trova, come nell’ adulto, una lunga setola flessibile. Essa 
compare nelle zampe del quarto paio, soltanto dopo la prima muta 
ninfale (Coggi, loc. cit.). 

Addome ampiamente ovale, arrotondato posteriormente, ante- 
riormente tronco e separato dal capotorace per mezzo di una linea 
concava in avanti. Il notogastro presenta una trentina di pieghe 
trasversali, alternate da serie pure trasversali di piccoli tubercoli. 
Ai suoi margini laterali si vedono quattro setole per parte, tra- 
sparenti, seghettate ; altre due se ne trovano all’ estremità poste- 
riore, ed un paio lungo il margine anteriore del notogastro. Sim- 
metricamente, presso la linea mediana longitudinale del corpo, 
stanno disposte quattro paia di setole brevi. semplici, esilissime. 
Infine, dal margine posteriore dell’addome partono sei lunghissime 
setole nere, grosse, flagelliformi. 

L’H. confervae vive nelle acque dolci d’ Europa. Fu citato del 
VP Inghilterra, della Germania, della Finlandia, dell'Olanda, ecc. 

Da noi è probabile che sia ovunque frequente, ma, tinora, fu rac- 


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colto soltanto in queste località: Modena, Bologna (race. Coggi), 

Castions di Strada [Udine] (racc. Prof. Berlese), Firenze (race. Chi- 
naglia), Lucca (racc. dott. Paoli). 

Circa alle sue abitudini ecco quanto ne dice il Coggi (loc. cit., 

i p. 919): « Io ho tenuto e allevato in laboratorio un grande numero 

« di esemplari. Credo che le foglie e le radici delle lemne costi- 

i « tuiscano l’ esclusivo alimento degli individui di questa specie, 

« perocchè sono stati sempre lasciati intatti le conferve ed il 

: « ranuncolo acquatico, onde li provvedevo in acquari separati. In 

« pochi giorni la superficie di un acquario verdeggiante di lemne 

« imbianchisce, s’ esso è abitato da un discreto numero di indivi- 

« dui. Molti di questi appariscono poi come piccoli punti neri 

È « sul fondo dell’acquario : sono gli individui, che hanno troncato 

« la radice delle lemne e sono calati sul fondo insieme con la 


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parte apicale di essa.... 
« Non saprei dire dove precisamente la femmina deponga le 


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È « uova. Quello ch’ è certo è che larve più giovani si osservano 
« esclusivamente entro alle porzioni apicali delle radici di lemne 
Ho « calate al fondo dell'acquario e ridotte allora ad un breve tubo, 
Y « fatto di cellule, sprovviste di clorofilla. Esse vi abitano proprio 
È « il fondo cieco, a volte sole, a volte in numero di due. Le larve 
: « più vecchie e le ninfe, invece, stanno aggrappate o camminano 
% « all’ esterno delle radici, o anche sopra alle foglie, od entro al 
« parenchima di esse, fattevi bianche per la perdita totale o par- 
È « ziale della clorofilla ». 

x Debbo aggiungere che gli allevamenti fatti da me mi hanno 
È provato che anche le conferve vengono facilmente attaccate da 
questo oribatide ; ciò avviene anche in natura e così nella fon- 
È; tana del giardino della R. Stazione di Entomologia agraria in 
E Firenze, dove l’acaro abbonda ed esistono ambedue i vegetali, si 
H è certi di trovarlo numeroso, anche fra i filamenti della conferva. 
$ 

3 OssERVAZIONI. — Ho già accennato da principio alla storia di 
4 questa specie; non mi resta ora che discutere brevemente la sua 
» sinonimia. 

Io non conosco il Notaspis speciosus Piersig, di cui non mi è 
ì stato possibile ottenere i preparati; ho però esaminato un esem- 
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3 } REVISIONE DEL GEN. « HYDROZETES » BERL. 353 


plare (cotipo) di N. lacustris Mich., parecchi di N. lemnae Coggi 
e numerosi individui di H. confervae genuino, raccolti in Italia 

; e nell’ Europa settentrionale. Ho potuto così convincermi che si 
tratta, senza alcun dubbio, di una sola specie. 

Il N. lacustris Mich., infatti, se ne scosta soltanto per la ordina- 
ria assenza degli organi pseudostigmatici, ma come il Michael dice 
nella sua descrizione di questa specie, non tutti gli individui sono 
sprovvisti di tali organi. Quando esistono, essi sono perfettamente 
identici a quelli di H. confervae, come si rileva bene dalla figura 
che il Michael stesso ne dà (1). Tutti gli altri caratteri coinci- 
dono perfettamente. È interessante, però, notare il fatto che, in Ita- 
lia ed in altre regioni dell’ Europa, non furono osservati esemplari 
di H. confervae privi di organi pseudostigmatici od almeno nessuno 
ne parla. Se questi organi non sono caduchi, gli individui che ne 
sono privi si potrebberc considerare come una forma locale di 
H. confervae, propria dell’ Inghilterra, la quale, in questa regione, 
predominerebbe sul tipo. Si potrebbe così, volendo, anche conser- 
vare la denominazione lacustris, per contradistinguere tale varietà 
locale, quantunque, secondo il mio modo di vedere, questa varia- 
zione ricada piuttosto nel campo della variabilità di un’ unica 
entità sistematica. 

In quanto alla N. lemnae Coggi, essa fu descritta e contraddi- 
stinta dall’ H. confervae in base alla descrizione che di quest’ ul 
tima specie diede l’ Oudemans nel 1896, ove è detto che gli organi 
pseudostigmatici sono lunghi, ingrossati nella porzione mediana e 
filiformi all’ apice, mentre invece essi sono piriformi. L’ unica diffe- 
.renza sicura, per distinguere le due specie, cade dunque da sè e il 
N. lemnae Coggi deve essere considerato come sinonimo di H. con- 
fervae (Schrank). 

Finalmente, riguardo a N. speciosus Piersig, di cui non si ebbe, 
per quanto ne so io, una descrizione completa, l Oudemans, che 
ne vide i disegni fatti dall’autore, lo considera identico ad H. con- 
fervae, come egli mi scrisse recentemente. Il fatto che finora tutti 
gli individui di Oribatidi acquatici trovati in Europa appartengono 


N, Brit. Orib., vol. II, tav. XK, fig. 12. 


« Redia », 1916. 23 





aci 
» 


354 LEOPOLDO CHINAGLIA 


pp 





ciosus costringono a passare questa seconda specie in sinonimia 
con la prima, a cui è senza dubbio da riferire. 


2. Hydrozetes terrestris Berl. 


; 


1910. H. terrestris Berlese in: Redia, vol. VI, fase. 2.°, p. 266. 


Castaneus, ovalis, sat elongatus, postice subtruncatulus. Derma 
notogastri laeviter punctulatum. Organa pseudostigmatica sat con- 
spicua, magis elongata quam in H. lacustri, clavata. Epimerorum 
fabrica ut in H. lacustri, epimera quarti paris tamen magis lata. 

Ad p. 570-540 long.; p.. 350-330 lat. 

Habitat communis inter folia putria « Sicilia, Palermo ». 


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Fig. 3. — H. terrestris, prono. (95 d.). 


Adulto. — Colore come quello dell’ 77. confervae. 
Cuticola tersa, ma non lucente; finamente punteggiata. La pun- 


ad H. confervae e la mancanza di un’ esatta definizione di N. spe- 

















REVISIONE DEL GEN. « HYDROZETES » BERL. 355 


teggiatura, visibile solo a forte ingrandimento, è maggiore e più 
vistosa lungo i margini del notogastro. 

Capotorace un po’ più lungo di un quarto della lunghezza totale 

del corpo. Ha irregolarmente il contorno di un triangolo isoscele, 

con la base appena più breve del lato. L’ apice rostrale è smus- 

sato, più ottuso che nella specie seguente .(H. platensis Berl.). 

I rilievi caniculiformi si originano in prossimità dei pseudo- 
stigmi, fra i pseudostigmi stessi e la linea mediana longitudinale, 
mentre in H. confervae tale origine coincide coi pseudostigmi. 
Proseguono obliquamente, concorrendo  se- 
condo un angolo molto acuto, e si esauri- 
scono presso a poco alla metà della langhezza L 
del capotorace. Presso il loro estremo distale 4 B 
sta la solita setola interstigmatica, picco- F n i 
lissima. strîìs; Bdi H. confervae, 

Esistono gli organi pseudostigmatici, che = °8%Slmente ingranditi. 
sono più facili da vedere che in H. confervae, poichè hanno di- 
mensioni maggiori (45-50 p.. di lunghezza). La loro forma è quella 
di clava slanciata, per lo più un poco 
incurvata. 

Le zampe del primo e del secondo paio 
sono, presso a poco, parimente lunghe; 
quelle del terzo sono più brevi e quelle 
del quarto più lunghe di tutte. General- 
mente, la lunghezza delle zampe delle 
prime due paia è inferiore alla metà di 
quella totale del corpo. Riguardo ai rap- 
porti fra le dimensioni dei vari articoli 
costituenti le zampe, non si hanno grandi 
differenze da quanto si verifica in H. con- 
fervae. Ciò si dica pure riguardo alle setole 
che li ornano, le quali, come in H. confer- 
vae, presentano una certa variabilità. 

IL’ addome è ovale, più largo posteriormente che anterior- 
mente. Sul notogastro esiste la macchia gialla mediana, di forma 
sub-ovale. 

Setole del notogastro come in H. confervae. 





Fig. 5. — H. terrestris, supino. 








356 LEOPOLDO CHINAGLIA 


Epimeri del secondo paio come in H. confervae; quelli del quarto 


più larghi, col margine posteriore più curvo. 
Le setole delle valve genitali sono sei. 
Dimensioni massime : 


Lunghezza totale. 150 ua mire AR 
d. 0 «del-capotorace tt cc. CLASE NO, e 0 
Larghezza dell’ addome. . . . » 340 
Lunghezza delle zampe del 1.° paio Ciauz asa e l'imsuia) » 275 
» » » Paes » » » » 260 
» » » DINO c» » » » » 250 
» » » Pri AO » » » » 320 


560 
140 
350 
270 
260 
245 
285 


540 
140 
330 
265 
265 
240 
300 


IL’ H. terrestris Berl. è V unica specie del genere terragnola. Fu 


raccolta presso Palermo, tra le foglie putride. . 


3. Hydrozetes platensis Berl. 


1902. H. platensis Berlese in: Zool. Anz., Bd. XXV, N. 633-634, pag. 698. 


Brunneo-badius, ovalis, longiusculus. Derma notogastri omnino 
nitidum. Organa pseudostigmatica occulta (?). Pedes longiores et 
exiliores quam in H. confervae, articulis, ergo, magis elongatis ; 
setulis, praecipue tactilibus, longioribus, ungueque tarsali maiore. 
Epimera secundi paris, secundum lineam longitudinalem, fissuram 
sexualem fere longitudine aequantem, intersese concreta; qui exi- 


mius speciei character est. 
Ad p.. 540-520 long.; p.. 330-320 lat. 


Habitat in aquis dulcibus Americae « Rio della Plata, Chile ». 


Adulto. — Colore come nelle specie precedenti. 
Cuticola liscia, non lucente. 


Capotorace triangolare, lungo poco meno di un terzo della lun- 
ghezza totale del corpo; un po’ più slanciato che nelle specie 


precedenti. Apice rostrale abbastanza acuto. 
Rilievi carinuliformi come in H. terrestris. 


Gli organi pseudostigmatici, nei quattro esemplari da me esa- 
minati e che sono gli unici fino ad ora raccolti, non sono visibili. 





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REVISIONE DEL GEN. « HYDROZETES » BERL. 357 


. Le zampe sono abbastanza snelle. Gli articoli sono un po’ meno 
rigonfi di che non avviene in H. confervae ed in H. terrestris. Le 
zampe sono più lunghe, le altre quasi eguali, quantunque quelle 
del primo siano, di regola, un po’ maggiori di quelle del terzo, le 
quali, a lor volta, sono un po’ maggiori di quelle del secondo, che 
perciò risultano essere le più brevi; ma si tratta di differenze 
piccole, non facilmente apprezzabili ad occhio. Ciò che importa 
notare è che la lunghezza delle zampe in rapporto con quella del 
corpo, è sempre maggiore in questa specie di ciò che non sia 
in quelle precedenti. Infatti, mentre le zampe del primo paio, in 
H. confervae; sono eguali od al massimo appena superiori, ed in 
H. terrestris sono inferiori a metà della lunghezza totale del corpo, 
in H. platensis, invece, esse oltrepassano sempre tale misura. 





Fig. 6. — H. platensis, prono. (25 d.). 


Anche le proporzioni tra gli articoli che costituiscono la zampa 
presentano differenze spiccate con le specie precedenti. Nel primo 
e nel secondo paio, infatti, si ha che l articolo più lungo è il 








A Re ne 


358 LEOPOLDO CHINAGLIA 


femore, a cui seguono il tarso e la tibia, la quale è uguale od un 
poco più breve del tarso. Nel terzo e quarto paio il tarso è, invece, 
l’ articolo più lungo e la tibia ed il femore sono presso a poco 
uguali, o quest’ ultimo è appena più lungo della prima. Si ha, 
quindi, che in tutte e quattro le paia di zampe il tarso è più 
lungo od almeno eguale alla tibia (primo paio, talora) e nelle due 
ultime è anche più Jungo del femore, mentre nelle due specie, che 
precedono, il tarso è sempre più breve della tibia e, nelle zampe 
del quarto paio soltanto, arriva talora ad eguagliare il femore. 

Le setole, di cui questi articoli sono provvisti, hanno le stesse 
forme e la stessa disposizione che si è descritta per H. confervae. 
Si noti però che, tanto le une quanto l’altra, sono variabili e che 
in H. platensis le setole del femore e del ginocchio non si presentano 
serrulate in modo evidente. Quelle tattili, che sorgono dalle tibie, 
presso l’apice, sono più lunghe ‘di quello 
che non siano in H. confervae. 

L’ unghia è maggiore che non nelle spe- 
cie precedenti, diritta nel tratto basale, 
curva in quello distale. 

Gli epimeri del secondo paio sono quasi 
rettangolari, coi margini anteriore e po- 
steriore paralleli. Si toccano lungo la linea 
mediana del corpo ed aderiscono fra di 
loro per un tratto lungo circa quanto la 
rima genitale. Quelli del terzo paio, trian- 
golari, sono i più piccoli, si incurvano 
fra quelli del secondo e quelli del quarto 
paio. Questi ultimi sono più larghi di quelli 
del secondo, col lato inferiore curvo. 

L’addome è ovale, posteriormente più largo che anteriormente. 
Esiste la macchia nella porzione anteriore mediana del notogastro. 
Essa ha forma subrettangolare, con lati curvi ed angoli smussati 
ed è di colore giallo—paglierino ; V orlo è più chiaro e posterior- 
mente presenta una leggera incavatura mediana. 





Fig. 7 — H. platensiîs, supino, 


Setole sul notogastro come nelle specie precedenti. 
La valva genitale è munita, presso il margine libero, di quattro 
brevi setoline, allineate ed equidistanti. 





— Dimensioni massime : 


La Lunghezza totale 


SA CSR TON NAT fee «n i DAT AZO 
» del capotorace . n e E COSE. 140 160 


Larghezza dell’ addome . . DE ile e prado320 
Lunghezza delle zampe del 1.° paio ve l’anca e l’unghia) » 310 300 
» » » DESIO » » 970270 

DIN OM » » 298 280 

VIA ON » » 340 310 


H. platensis Berl. è specie americana. Fu raccolta dal Prof. Sil. 
vestri nel Rio della Plata. Nella collezione del Prof. Berlese ne 
‘esiste un altro esemplare proveniente dal Chile. 


Firenze, Maggio 1915. 


Gli estratti di questa Nota furono pubblicati il 20 Aprile 1917. 





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D.' LEOPOLDO CHINAGLIA 


NATO A TORINO IL 20 SETTEMBRE 1890 


MORTO GLORIOSAMENTE NEL TRENTINO 
COMBATTENDO PER LA GRANDEZZA D’ITALIA 


21 MAGGIO 1916. 








LEOPOLDO CHINAGLIA 


Il primo Assistente di questa R. Stazione di Entomologia agra- 
ria, Dott. Leopoldo Chinaglia, appena venticinquenne, è morto sul 
campo dell’onore, combattendo da valoroso per la grandezza d’Italia. 
Questo è, tra i fasti del nostro Istituto, il più glorioso. Ne sia eter- 
nata a lettere d’oro la ricordanza; ma la nostra scienza ha per- 
duto uno dei suoi più entusiasti cultori; noi un caro e buono amico 
e male sappiamo frenare le lagrime. 

Leopoldo Chinaglia nacque a Torino il 20 settembre 1890, da 
Marcello Chinaglia, allora capitano (1), e da Benedetta Reycend. 
Studiò nella città nativa e fu allievo prediletto dell’ illustre se- 
natore Prof. Camerano Lorenzo, sotto la cui sapiente direzione 
Egli seguì il corso di scienze naturali e fu laureato nel 1911 ot- 
tenendo i voti assoluti e la lode, come ebbe poco di poi a pieni 
voti il diploma di magistero. 

Nel Laboratorio di Zoologia ed Anatomia comparata della R. Uni- 
versità di Torino sono appunto stati condotti quasi tutti i lavori 
del Chinaglia e si riferiscono ai Lombrichi, alla sistematica e mor- 
fologia degli Insetti, sopratutto Coleotteri, ed ancora a questioni 
di Fisiologia comparata e di Psicologia, alla quale scienza si sen- 
tiva fortemente inclinato, tantochè frequentava anche assiduamente 
il Laboratorio del Ch."° Prof. Kiesow. 

Appunto in questo campo il Dott. Chinaglia ebbe occasione di 
pubblicare due scritti, che incontrarono lode, e si riferiscono alla 
influenza della temperatura sull’apprezzamento del peso di oggetti 
posti su difterenti parti del corpo; sulla influenza esercitata dalla 
temperatura sulla sensibilità gustativa ecc., per le quali ricerche 


(1) Il Tenente Colonnello Marcello Chinaglia soccombette esso pure, di ferite 
al fronte, qualche giorno dopo la morte del figlio. 


FRE IE SIAE REA eV, RIVA PITTI 
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362 LEOPOLDO CHINAGLIA 


Egli confermò in parte il reperto di altri, in parte giunse a con- 
clusioni nuove e talora originali. 

Nel campo della Zoologia sono lodati i lavori del Chinaglia sugli 
Oligocheti e più specialmente sui Lombrichi. Sopratutto lo scritto: 
« Catalogo sinonimico degli Oligocheti d’Italia », pubblicato nel Bol- 
lettino dei Laboratorì di Zoologia ed Anatomia comparata della 
R. Università di Torino, è giudicato come lavoro diligente, nel 
quale l'Autore ebbe a superare non poche difficoltà e che riescì 
interessante ed utile. 

Anche una nuova specie italiana di Lombricide, cioè V Helodrilus 
(Eophila) laurentii è stata scoperta dal Dott. Chinaglia ed è illu- 
strata nel sullodato periodico. 

Si devono al Dott. Chinaglia numerose ed interessanti notizie 
sulla fauna alpina del Piemonte e della provincia di Brescia e della 
Sardegna, per ciò che riguarda i Lombrichi. 

Quanto agli studi entomologici, che sono stati sempre in così 
grande onore e fortuna presso il Laboratorio di Zoologia diretto 
dal ch. Prof. Camerano, il Dott. Chinaglia aveva messa insieme 
una discreta collezioncina di Coleotteri, benissimo conservati ed 
assai diligentemente classificati. Egli volle regalarla a questa R. Sta- 
zione ed essa è qui e rimarrà a memoria del troppo breve pas- 
saggio del caro amico per questo Istituto. 

Speciale competenza aveva acquistato il Dott. Chinaglia nello 
studio delle anomalie degli Insetti, particolarmente dei Coleotteri 
e su questo argomento si debbono a Lui parecchi scritti, con no- 
tizie e considerazioni molto interessanti, e sono tutte pubblicate, 
in epoche differenti, nell’ottima « Rivista Coleotterologica italiana ». 

Anche la bella ed interessantissima collezione di Insetti anor- 
mali (sopratutto Coleotteri) benissimo ordinata, che il compianto 
amico aveva raccolto con tanta pazienza e cura, è conservata 
presso questa R. Stazione, alla quale fu donata dalla gentile siì- 
gnora Reycend, la madre dolorosa colpita così gravemente nei 
suoi affetti di sposa e di madre. 

Fu nel 1913 che io chiamai il Dott. Chinaglia, il quale cono- 
scevo già ed apprezzavo pei suoi scritti, all’ufficio di primo Assi- 
stente di questa R. Stazione di Entomologia agraria e qui ho po- 
tuto riconoscere in Lui non solo un giovane buono e squisitamente 





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I] 
l 








LEOPOLDO CHINAGLIA 965 


gentile, ma per Vl alta mente, i forti studi compiuti con tanto pro- 
fitto e l’amore vivissimo alla scienza mi si rivelava una delle più 
belle speranze pel lustro del nome italiano, anche nel campo della 
entomologia dove gli studiosi nostri hanno pur raccolto tanto e 
così meritato plauso. Ma la sua permanenza qui tra noi fu assai 
breve, non oltre, cioè, undici mesi, poichè, dapprima pei suoi do- 
veri di soldato volontario, fra gii allievi ufficiali, di poi perchè 
chiamato ad impugnare le armi in difesa del diritto d’Italia, la 
maggior parte del tempo fu così trascorso dal Chinaglia lungi dai 
suoi studi favoriti. 

Pure, nel troppo breve tempo in cui egli potè dedicarsi, qui, a 
ricerche di entomologia aveva già messo mano a lavori di polso, 
i quali io mi auguravo che avesse potuto presto pubblieare, trat- 
tando essi di argomenti, sui quali notizie ed osservazioni sono tut- 
tavia desiderate. Questi lavori, pur troppo, sono dunque rimasti 
interrotti, ma intanto, il Dott. Chinaglia ha reso di pubblica ra- 
gione un breve scritto sulla specialissima struttura dei peli, che si 
trovano riuniti, in ammassi più o meno vistosi, sull’estremo addome 
delle femmine di taluni Limantridi, come, ad es., Huproctis chrysor- 
raea L. e Lymantria dispar L., mercè i quali, come ognuno sa, 
queste farfalle ricoprono di uno strato feltrato le loro uova. La 
particolare conformazione dei peli permette una vera e propria 
filatura della massa, che se ne viene come la stoppa dalla co- 
nocchia. 

Una breve memoria, fatta con molta diligenza e cura, su un 
genere di Acari poco noto (Hydrozetes) mi fu lasciata, dal com. 
pianto amico, per la stampa nel « Redia », ed ora questo scritto 
è pubblicato. 

Anche nella compilazione del « Manuale di Entomologia agraria » 
edito da questa R. Stazione il Dott. Chinaglia collaborò con molta 
attività e diligenza, e ciò nel troppo breve intervallo tra la prima 
e la seconda volta in che fu chiamato alle armi, dapprima sui con- 
fini di Francia, di poi sulle tanto aspramente combattute balze del 
Trentino. 

E quivi Egli insistette con ogni sua possa per recarsi, mentre 
era stato dapprima destinato alla istruzione degli allievi ufficiali 
a Torino ed in Lombardia. 








53604 LEOPOLDO CHINAGLIA 


Ma nel tempo in cui si moriva, in faccia al nemico, mentre suo 
padre ed i suoi fratelli erano al fronte e combattevano, pareva al 
nostro caro amico di non dare abbastanza di sè alla patria e non 
ebbe pace nè lasciò tregua altrui finchè non ottenne di essere 
mandato nel maggior pericolo. 

Quivi cadde, dopo lunghi mesi di trincea, di combattimenti, di 
lotta continua, di esempio e di incoraggiamento ai suoi soldati. 
Cadde guardando in faccia il nemico; fu colpito da una palla in 
fronte. i 

Così è troncata, con tante altre questa giovane esistenza, que- 
sta promessa, lasciando intorno a sè così grande rimpianto. E noi, 
che nei nostri padri abbiamo conosciuto i superstiti di quelle lun- 
ghe guerre collo stesso nemico per cui Italia si è costituita, noi 
che vediamo nei nostri figli e nei loro coetanei ripetersi quelle 
gesta gloriose, noi, che siamo vissuti per la maggior parte della 
nostra esistenza al di fuori di ogni rumore d’armi, ci chiediamo se 
abbiamo fatto abbastanza pel nostro paese. Ma questi giovani che 
partono e vanno al fronte e cantano inni patriottici e danno tutto, 
salute, vita, sogni, speranze e le lagrime della madre, alla patria, 
non avranno questo dubbio angoscioso. Oh tre e. quattro volte 
beati, noi vi benediciamo e benedetta colei che in voi si incinse! 


ANTONIO BERLESE. 


Direttore della R. Stazione di Entomologia Agraria 
Firenze, 1916. 


Sgr - 

Al Tenente Dott. Leopoldo Chinaglia è stata concessa la me- 
daglia d’ argento al valor militare con questa motivazione : 

« Alla testa della sua Compagnia resisteva ai ripetuti assalti 
« nemici senza cedere un palmo di terreno, malgrado il furioso 
« bombardamento. Cadeva ucciso sul campo mentre, in piedi, calmo 
« e sereno sotto il grandinare dei proiettili, incitava con l'esempio 
« e con la voce i suoi soldati a compiere sino all’ ultimo il loro 
« dovere. (Costesin Val d’ Assa) 21 maggio 1916 ». 


(Dal « Bollettino delle ricompense »). 





- 
i 
E 
1) 









LEOPOLDO CHINAGLIA 





BEENCO DELLE PUBBLICAZIONI 
DEL Dott. LEOPOLDO CHINAGLIA 










1. Osservazioni intorno alla variabilità di colorazione dell’« Apoderus coryli, Linn. », 
« Riv. Coleott. Ital. », Anno VI, n.° 2, 1908. 


2. Di alcuni coleotteri mostruosi, « Riv. Coleott. Ital. », Anno VI, n.° 5, 1908. 








3. Di alcuni altri coleotteri mostruosi, « Riv. Coleott. Ital. », Anno VI, n.° 8-11, 
1908. 

4. Dell’ influenza esercitata dalla temperatura sull’ apprezzamento di oggetti posti 
sopra la mostra pelle, « Atti R. Ace. delle Sc. Torino », Vol. XLV, 1910. 

5. Coleotteri con anomalie di struttura, « Riv. Coleott. Ital. », Anno VIII, 
n.i 1-3, 1910. 

6. « Helodrilus (Eophila) Laurentii », n. sp. Nuovo lumbricoide italiano, « Boll. 
Mus. Zool. Anat. comp. Torino », Vol. XXV, n.° 620, 1910. 

7. Materiali per la fauna della provincia di Brescia. I. Alcuni Lombrichi raccolti 
nel Bresciano, « Commentari dell'Ateneo di Brescia », 1911. 












8. Materiali per la fauna alpina del Piemonte. II. Lombrichi della valle del Roja, 
« Boll. Mus, Zool. Anat. comp. Torino », Vol. XXVI, n.° 635, 1911. 
— 9. Descrizione di alcuni Coleotteri anormali, « Boll, Mus. Zool. Anat. comp. To- 
inni Vol, XOCVI,. n.° 637, 1911. 
10. Materiali per la fauna della provincia di Brescia. III. Altri Lombrichi raccolti 
nel Bresciano, « Commentari Ateneo di Brescia », 1912. 










11. Le più importanti anomalie dei Coleotteri descritte fino ad ora in Italia, « Riv. ‘ 

È Coleott. Ital. », Anno X, n.° 1, 1911. | 

d 12. Materiali per la fauna alpina del Piemonte. IV. Lombrichi della Valle del Maira, 
« Boll. Mus. Zool. Anat. comp. Torino », Vol. XXVII, n.° 651, 1912. 

13. fiempimento soggettivo di spazi vuoti nel campo delle sensazioni cutanee, « Riv. 
di Psicologia », Anno VIII, n.° 2, 1912. 

14. Ueber subjektive Ausfilllung von Raumteilen im gebiete der Hautempfindungen. 
« Arch. fiir die ges. Psychologie », Bd. XXXIII, Hft. 3-4, 1912. 

15. Catalogo sinonimico degli Oligocheti d’ Italia, « Boll. Mus. Zool. Anat. comp. 

Torino », Vol. XXVII, n.° 655, 1913. 

16. Escursioni zoologiche in Sardegna del Dott. Enrico Festa. III. Lombrichi, 

« Boll. Mus. Zool. Anat. Comp. Torino », Vol. XXVIII, n.° 667, 1913. 













LEOPOLDO CHINAGLIA 


' vw : È sr i x % 4 
17. Contributo allo studio delle anomalie dei Lumbricidi, Estr. dagli « Atti della 
R. Ace. delle Sc. di Torino », Vol. 49, 1913-914, Torino (Ad. 14 die. 1913). 


«+ DR 


18. Anomalia toracale in un coleottero (« Timarcha metallica Foli »), « Boll. Mus. 
Zool. Anat. comp. di Torino », Vol. XXVIII, n.° 676, 1913. _ Sa 


19. Osservazioni intorno alla struttura dei peli addominali (peli copritori delle uova) | 
della « Euproctis Chrysorrhoea L.», (con due figure nel testo). Estr. dal 
« Redia », Vol. X, p. 1-6, Firenze, 1914. 

20. Descrizione di alcuni insetti anomali (con 3 figg. nel testo), Estr. dal « Redia », 
Vol. X, p. 7-13, Firenze, 1914. 


21. La « Prospaltella Berlesei, How. », contro la « Diaspis pentagona, Targ. », 
Prem. Tip. Agraria, Milano, 1914. 

22. Ricerche intorno all’ influenza esercitata dalla temperatura sulla sensibilità gu- 
stativa, « Rivista di psicologia », n. 3, Anno IV, Nov. 1915, e « Annales 
de Biologie frangaise », Genn. 1916. 


23. Revisione del gen. « Hydrozetes Berl. », « Redia », 1916, Firenze. 


































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Il giornale « Redia » è destinato a comprendere lavori 
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Artropodi, lavori di Anatomia, Biologia, Sistematica, Entomologia 
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circa 24 fogli di stampa, e delle tavole necessarie alla buona 
intelligenza dei lavori. 

Prezzo d'abbonamento al periodico L. 25,00, anticipate per 
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Prof. ANTONIO BERLESE. 


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II. Grandezza degli Insetti; III. Piano di organizza» 
zione degli Insetti; IV. Embriologia generale; V. Mor- 
fologia generale; VI. Esoscheletro; VII. Endoscheletro; 
VIII. Sistema muscolare; IX. Tegumento; X. Ghiandole; 
XI. Sistema nervoso ed organi del senso; XII; ‘Organi 
‘musicali e luminosi; XIII. Tubo digerente; XIV. Si- 
stema circolatorio e fluido circolante; xV. Organi e 


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